
Giornale di Sicilia
Teatro, parte la rassegna alla libreria Capalunga
Iniziano domani pomeriggio nei locali della libreria Capalunga.com di via Atenea, i nuovi appuntamenti della ressegna «L'arte di vedere con altriocchi», organizzati di concerto con l'assessorato provinciale alla cultura. Dalle 16 in poi, il filosofo Alfonso Maurizio Iacono parlerà di «Don Chisciotte, il teatro e lo spettatore». L'incontro si ripeterà martedì 31 e poi a settimane alterne nei mesi di febbraio, marzo, aprile e maggio.
La Sicilia
Aeroporto e Statale 640 le scommesse di Fontana
L'obiettivo è innanzitutto quello di rendere più «concrete» le grandi opere sin qui annunciate. Il presidente Enzo Fontana sta infatti seguendo passo dopo passo l'iter relativo al progetto per il raddoppio della Strada Statale 640. Nelle prossime settimane la Gazzetta dovrebbe pubblicare il bando per individuare il General Contractor, cioè la figura che dovrà farsi carico di redigere il progetto esecutivo, farlo approvare un'altra volta dall'Anas e successivamente procedere ai lavori. Una materia che comunque esula dalla sua competenza specifica, visto che la Provincia, da questo punto vista, ha esaurito il suo ruolo. La rincorsa è invece legata alla questione aeroporto. Entro pochi giorni la Regione, in conferenza di servizi, dovrà «accettare» il progetto definitivo che l'Aavt ha approvato nelle scorse settimane e soprattutto il presidente Salvatore Cuffaro, dando seguito alle sue promesse, dovrà rendere disponibili i 35 milioni di euro necessari per avviare il project financing. Con queste due importanti opere il presidente Fontana potrebbe giungere alla fine dei suo secondo e ultimo mandato in una posizione di forza e con la certezza che la sua lunga avventura politica non finirà.
Sì al Pri in Giunta ma nessuno cede il posto: l'ipotesi è quella di «congelare» il rimpasto al dopo elezioni
Provincia, l'accordo è lontano
La Casa delle libertà si è aggiornata al prossimo 6 febbraio per una «pausa di riflessione» ma la sostanza è che l'accordo non solo non c'è ma è pure piuttosto lontano.
Lo scenario che si profila - e si desume dalle impressioni degli stessi protagonisti - è che il 6 febbraio ci sarà un altro nulla di fatto rinviando tutto al dopo elezioni, come del resto auspicato da autorevoli ambienti di Alleanza nazionale.
Una soluzione possibile l'ha data del resto Pippo Scalia, il deputato che ha imposto il vertice di venerdì: «Per blindare la maggioranza è necessario rivedere gli assetti complessivi e dunque i partiti maggiori devono farsi carico di agevolare il coinvolgimento delle altre forze politiche nell'Amministrazione Fontana, e mi riferisco al Patto per la Sicilia, ma anche all'MpA. Alleanza nazionale, a suo tempo, ha già fatto il suo sacrificio rinunciando ad un assessorato. Sarebbe bene che lo facessero anche gli altri partiti maggiori». Una richiesta che, presumibilmente, cadrà nel vuoto perché con le elezioni alle porte, i partiti pretendono una maggiore visibilità. E si sa già - perché lo hanno dichiarato sia Giuseppe Marinello che Marco Zambuto - che Forza Italia e l'Udc non intendono cedere nulla, men che meno un assessorato.
I socialisti hanno fatto invece le barricate e sono riusciti a fare passare il principio secondo cui prima «bisogna stabilire delle regole che siano valide per tutti». Un concetto che Santino Lo Presti, assessore provinciale e vero leader dei Nuovo Psi di De Michelis in provincia, aveva già spiegato da tempo. Significa che se ai socialisti verrà tolto un assessore perché la rappresentanza in Consiglio provinciale si è dimezzata, lo stesso principio dovrà essere applicato anche alle forze poli tiche (per dire: l'Udc ha cinque assessori più il presidente dei Consiglio e «soltanto» sei consiglieri).
Almeno fino a ieri, comunque, nessuno ha mostrato la volontà di farsi carico di dare spazio ai Repubblicani e non si è andati al di là del mero riconoscimento della scelta del Pri di sostenere Enzo Fontana tanto da meritare un posto in Giunta. Carmelo Picarella dovrà dunque attendere - forse a lungo - prima di diventare assessore.
E' del Senegal il couscous più gustoso
Mediterraneo senza frontiere. Battute le agguerrite concorrenti del Marocco. Dopo la degustazione la musica africana
Il cous cous preparato dalla comunità del Senegal è stato giudicato il più buono e si è aggiudicato il primo premio nel "Secondo Concorso del cous cous" inserito nel contesto di "Mediterraneo senza frontiere".
Nel salone dell'Opera Pia "Barone Mendola" di Favara si sono ritrovati in centinaia tra tunisini, marocchini, senegalesi, eritrei ed extracomunitari di altre nazioni che unitamente a diverse famiglie siciliane, agli scout dell'Agesci di Agrigento e agli anziani del Centro sociale di Favara, hanno dato vita all"'Incontro tra i popoli del Mediterraneo", un momento di confronto, di scambio interculturale e di socializzazione tra gente appartenente a diverse etnie e culture. La serata ha avuto come filo conduttore la gastronomia e la musica con la preparazione e degustazione di Piatti tipici del Nord Africa e siciliani e con il "I concorso cous cous" che è stato cucinato secondo la tradizione dei paesi d'origine.
Una giuria di "buon gustati" presieduta da Tiziana Salerno ha assaggiato le tre varietà del tipico piatto nord africano, giurato d'eccezione il sindaco di Favara Lorenzo Airò che ha plaudito all'iniziativa promossa dall'assessorato provinciale ai servizi sociali. 'Tutti ottimi e gustosi - ha detto la presidente - e tutti meritevoli di essere menzionati. Ognuno ha una particolare caratteristica, agrodolce il marocchino, con carne di vitello, peperone e olive quello senegalese e speziato e profumato quello tunisino".
Ma essendo una gara doveva essere proclamato un vincitore. Al primo posto con 102 punti il cous cosu senegalese, al secondo posto distanziato di un solo punto quello marocchino e quindi il tunisino che si era aggiudicata la scorsa edizione.
La comunità eritrea si è prenotata per partecipare alla prossima edizione.
Dopo la gara tutti a degustare non solo il cous cous ma anche gli altri piatti nord africani e siciliani preparati a casa dalle famiglie maghrebine e siciliane.
«E' un momento importante del nostro progetto - ci dice Peppe Sorce, direttore artistico di Mediterraneo senza frontiere - che vede il contatto diretto con gli extracomunitari, con la loro cucina, con i loro forti sapori, le loro tradizioni gastronomiche, che poi sono quelle mediterranee molto vicine alle nostre tradizioni siciliane».
La serata è proseguita con un concerto di musica etnica e popolare ed infine con una tombolata riservata ai ragazzi che ha aggiudicato ricchi premi. Anche quest'anno è stata una manifestazione ben riuscita e questo sicuramente è un merito dello staff organizzativo che ha lavorato sodo proprio per la riuscita dell'evento. E alla fine naturalmente tutti i presenti hanno avuto la possibilità di degustare il cous cous.
Fra sette giorni c'è la Sagra del mandorlo in fiore
E' la sessantunesima edizione e promette numerosi appuntamenti di grande interesse. Previste «finestre» sulle televisioni nazionali
Racconta il professor Enzo Lauretta, uno dei padri storici della Sagra del mandorlo in fiore, dall'alto dei suoi ottant'anni, di come in passato la manifestazione fosse un evento particolarmente atteso per la città.
«Proprio in questo periodo - ricorda Lauretta - giungeva l'eco lontana, proveniente dai vari quartieri, delle musiche popolari, provate e riprovate per ore dai gruppi folcloristici nelle loro sedi di fortuna, prima di partecipare, con orgoglio, alle sfilate ufficiali». Ora le cose sono un po' cambiate e forse c'è anche meno attenzione di un tempo, ma la Sagra continua a essere l'evento clou dell'agrigentino. Una kermesse che in sostanza, da oltre sessant'anni, serve per festeggiare l'arrivo della precoce primavera che fa imbiancare i mandorli nella millenaria valle dei templi e richiama i popoli della terra ai valori della pace e dell'armonia.
Il via alla Sagra numero 61 lo darà un artista di colore, Jean Paul Samputu, originario del Ruanda che, attraverso il primo dei tre concerti in programma nell'Etnofestival (giovedì 2 febbraio, palacongressi, ore 21, ingresso libero) sul tema del genocidio avvenuto anni fa nel suo Paese tra le due maggiori etnie, aprirà musiche e danze.
C'è da dire che la Sagra si inizia in un clima incerto (e non solo meteorologicamente parlando) visto che l'ente organizzatore, l'Azienda autonoma di soggiorno e turismo, è ormai stata sciolta dalla Regione, anche se non sono ancora stati ben definiti i contorni in cui andrà ad operare il nuovo organismo chiamato a sostituirla. In ogni modo anche quest'anno sono stati assicurati i 400 mila euro necessari per organizzare l'evento, in gran parte finanziato dalla Regione attraverso il Por Sicilia, anche se continuano a essere indispensabili i contributi economici del Comune, che provvede per circa 90 mila euro a sostenere i costi dell'ospitalità, e della Provincia e dell'Azienda provinciale per l'incremento turistico che sostengono invece i costi per la promozione. Che per l'edizione 2006 sarà solo a carattere regionale a eccezione di qualche «finestra» in alcuni programmi televisivi nazionali.
Domenica prossima, in occasione dell'apertura della Sagra, uno dei 19 gruppi partecipanti al «51^ Festival del folclore», quello di Budapest, prima dì raggiungere Agrigento in pullman, si fermerà a Roma dove sarà ospite dei programma pomeridiano di Licia Colò «Alle falde del Kilimangiaro» con alcuni collegamenti in diretta con la città dei templi.
Le vere novità sembrano essere i tre concerti gratuiti dell'Etnofestival che, a parte quello di apertura al palacongressi, si svolgeranno in piazza Cavour con inizio alle 19. Dopo Samputu, infatti, sarà la volta di un gruppo francese (lunedì 6) e dei «Sun» che chiuderanno la rassegna musicale venerdì 10 febbraio.
Per il resto tutto confermato come da programma, a partire dal Festival dei bambini, fino alle sfilate per le vie e le piazze della città e alle serate di gala al teatro Pirandello.
La prima di queste serate verrà presentata da Patrizia Pellegrino, l'ultima (e l'evento conclusivo nella Valle) da Michele Cocuzza. Senza dimenticare l'arrivo della banda turca di Bursa che si esibisce per la prima volta e il «caravan dei popoli» che attraverserà la città. Confermati anche tutti i tradizionali eventi, dalla fiaccolata all'accensione del tripode.
In attesa di veder finalmente comparire i manifesti pubblicitari sui muri o dì entrare in possesso del programma completo della Sagra, chi è interessato può iniziare a sbirciare qualcosa sulla manifestazione attraverso Internet, consultando il sito www.mandorloinfiore.com.
Giornale di Sicilia
PARTITI. Era presente l'eurodeputato Raffaele Lombardo
Congresso provinciale dell'Mpa, Di Mauro sarà il primo segretario
Il deputato regionale ed ex sindaco di Agrigento Roberto Di Mauro, è il primo segretario provinciale dell'Mpa, il Movimento per l'autonomia, fondato da Raffaele Lombardo. Ed è stato proprio il segretario nazionale a sancire l'elezione del parlamentare Di Mauro alla guida del nuovo partito, al termine di un congresso che si è svolto ieri mattina e che ha visto la presenza di migliaia di persone, molti consiglieri comunali, provenienti dai più svariati comuni dell'Agrigentino. «Sono stato lontano dalla politica per problemi di salute - ha detto Di Mauro al termine del congresso - e per una vicenda giudiziaria che ho superato con l'assoluzione. Poi c'è stato il fatto giudiziario di Lo Giudice che mi ha consentito di riprendere il ruolo all'Assemblea regionale ed il fatto di avere avuto per le mani un idea, un progetto molto forte che viene dall'onorevole Lombardo, ha consentito in Provincia di Agrigento di muovermi per constatare che c'è molta gente che aveva voglia, desiderio e interesse a cimentarsi in un'iniziativa politica ed a dimenticare le esperienze del passato con altri paesi». Nella sala dell'albergo di San Leone dove si è svolto il congresso non c'erano rappresentanti di altri partiti, né di centrodestra, né di centrosinistra. E' stato un "congresso in famiglia", dove gli iscritti e i simpatizzanti hanno detto la propria opinione. «Non abbiamo invitato il centrodestra per una ragione specifica - ha continuato Di Mauro - perché alla Provincia si sono verificati fatti che sul piano politico sono spiacevoli e le risposte oggi sono queste. Se questo atteggiamento dovesse persistere noi prenderemo le nostre decisioni. Sul piano delle alleanze politiche regionali e nazionali è una faccenda, sul piano provinciale è un'altra storia: io mi siederò con i partner che riterrò opportuno assieme al mio partito cercando di stilare programmi e organigrammi e stabilendo un codice di comportamento politico. Nel momento in cui si pensa di rilanciare l'azione dell'amministrazione provinciale - conclude il segretario dell'Mpa - è ovvio che ci debbano essere consultazioni solo sul piano politico e non sulla sostituzione di un assessore come se il problema fosse Tizio o Caio, si può anche amministrare senza un assessore. La differenza sono i programmi. Quindi il Presidente della Provincia Fontana è avvisato». Ma sulle alleanze per le elezioni Politiche ieri ad Agrigento sia Di Mauro che Lombardo non hanno voluto svelare nulla.
Sole 24ore
Vanno indicati gli incarichi incompatibili per i dipendenti
Lavori extra "flessibili" nel part time
Mentre ai dipendenti pubblici full time possono essere assegnati solo gli incarichi extra individuati dalle leggi o da altre fonti normative, per quelli part time vale la regola opposta: è l'ente di appartenenza a stabilire le attività esterne vietate. Laddove tutte le altre sono considerate ammissibili. A precisarlo è un parere, emesso il 15 dicembre scorso dall'Ufficio per il personale delle pubbliche amministrazioni (Uppa) del dipartimento della Funzione pubblica, che fornisce anche l'occasione per rifare il punto sul sistema delle incompatibilità vigenti all'interno delle Pa.
Principi generali. Nella sua risposta a un quesito posto dal Comune di Carate Brianza, in provincia di Milano, l'ufficio guidato da Francesco Verbaro parte dal ricordare i principi costituzionali in materia. In particolare gli articoli 97 e 98 della Costituzione, da cui si desume l'esistenza, in capo al dipendente pubblico, di un dovere di esclusività delle sue prestazioni. Nel senso che chi lavora presso una Pa non può svolgere altre prestazioni presso altri soggetti, siano essi pubblici e privati. Un principio che è stato trasfuso negli interventi legislativi successivi: dal Dpr 3/1957, contenente i principi generali del pubblico impiego, al più recente Dlgs 165/2001.
Dipendenti a tempo pieno. A fissare la regola generale per i lavoratori full time è l'articolo 53, comma 2, del citato Dlgs 165/2001 che stabilisce, tra l'altro, che le Pa non possono conferire ai propri dipendenti «incarichi, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, che non siano espressamente previsti o disciplinati da leggi o altre fonti normative, o che non siano espressamente autorizzati».
Diretto corollario di questa disposizione è quella, fissata al successivo comma 6, secondo la quale anche gli incarichi legittimamente conferiti devono essere corrisposti dagli organi competenti «secondo criteri oggettivi e predeterminati, che tengano conto della specifica professionalità, tali da escludere casi di incompatibilità, sia di diritto che di fatto, nell'interesse del buon andamento della pubblica amministrazione».
Lavoratori part time. Come ogni regola, anche il principio di esclusività contiene una o più eccezioni. Ed è il caso della diversa regolamentazione prevista dall'articolo 1, commi 56 e seguenti, della legge 662/1996 (Finanziaria 1997) per i lavoratori con rapporto part time non superiore al 50% di quello a tempo pieno. Oltre a non poter stipulare un rapporto di lavoro subordinato con un'altra amministrazione, questi soggetti, stando al parere della Funzione pubblica, non possono svolgere le specifiche attività (siano di lavoro autonomo o subordinato) che le amministrazioni di appartenenza hanno individuato con propri atti come interferenti con i compiti istituzionali. Tutte le altre fattispecie, invece, sono consentite, purché l'interessato ne dia comunicazione al proprio ente entro 15 giorni.
Per i lavoratori che sono iscritti ad albi professionali e esercitano un'attività collegata alla professione vigono due divieti in più: non poter ottenere il conferimento di incarichi professionali a opera delle amministrazioni pubbliche; non poter assumere il patrocinio nelle cause in cui sia coinvolta una Pa.
Un limite ulteriore riguarda la possibilità per l'ente pubblico di trasformare il rapporto di lavoro part time del dipendente. Ebbene, tale facoltà può essere esercitata solo quando l'attività di lavoro autonomo o subordinato, che il dipendente è intenzionato a svolgere, non comporti un conflitto di interessi con i compiti istituzionali. Al di là dei casi di conflitto d'interesse, la stessa Pa può individuare alcune categorie di incarichi comunque non consentiti. Limitatamente ai dipendenti degli enti locali sussiste un vincolo aggiuntivo. E cioè: per svolgere prestazioni per conto di un altro ente locale occorre l'autorizzazione rilasciata dall'amministrazione di appartenenza.
Lavori pubblici. Nel parere della Funzione pubblica si fa notare che una distinzione tra lavoratori full time e part time si trova nell'articolo 17 della legge quadro sui lavori pubblici (legge 109/1994). Mentre i primi non possono assumere incarichi di progettazione o direzione lavori, a favore di soggetti terzi rispetto all'ente di appartenenza (sia privati sia Pa), i secondi sono liberi di farlo. Agli stessi, infine, è consentito lo svolgimento della libera professione, purché fuori dell'ambito territoriale dell'ufficio a cui fanno capo.
Recupero rifiuti
Dalla Provincia controlli solo sugli standard
Il recupero agevolato dei rifiuti trova le sue linee guida nei Decreti 5 febbraio 1998 (rifiuti non pericolosi) e 161/2002 (rifiuti pericolosi). Essi integrano gli estremi classici dello standard, cioè della norma tecnica che incide sul modo di esercizio dei vari processi produttivi.
Lo standard è connotato da una precisa natura giuridica: strumento idoneo a costituire limiti alla discrezionalità del pubblico potere al quale è attribuita la competenza di autorizzare o meno l'esercizio di un determinato impianto produttivo. Quindi, a fronte della esistenza di uno standard la Pubblica amministrazione non hapiù il potere discrezionale posto in essere in funzione di prevenzione, tipico di ogni autorizzazione, poiché autorizzazione non c'è. Quindi, un impianto che opera nel rispetto dello standard non può subire limitazione alcuna, a meno di un provvedimento legislativo (e non della ordinaria attività della Pa) il quale può imporre limitazioni alla produzione industriale. È questo un principio di carattere generale che vale la pena di ricordare a fronte dell'operato di alcune Province che, negli ultimi tempi, pretendono di inibire la messa in riserva agevolata in quanto ritengono che le norme tecniche contenute nei Dm 5 febbraio 1998 e 161/2005 non siano sufficientemente tutelanti per l'ambiente; quindi revocano le iscrizioni al registro del recupero. Esse dimenticano, in tal modo, che a fronte dei cennati decreti è completamente venuta meno la loro funzione di prevenzione mediante l'emanazione di un provvedimento discrezionale, contenente un altrettanto discrezionale
apprezzamento. Infatti, l'iscrizione al registro provinciale del recupero non è un atto negoziale di volontà ma un semplice accertamento costitutivo cioè un atto vincolato dal rispetto - da parte della impresa - dei requisiti oggettivi e soggettivi imposti dai Decreti sul recupero (alla stregua, ad esempio, di esenzioni e sovvenzioni). In virtù della esistenza dei citati standards, dunque, le Province non devono più stabilire se dallo svolgimento di una determinata attività possa derivare un pregiudizio per l'interesse pubblico. Questo perché l'interesse pubblico generale e collettivo è già tutelato - a monte - proprio da quegli standards dotati della suindicata natura giuridica.
La Provincia deve solo accertarsi del rispetto degli standards da partedi una determinata impresa senza scendere nel merito se una determinata metodica individuata dagli standards medesimi possa essere o meno effettivamente dannosa per l'ambiente. A nulla vale eccepire che nei Dm sul recupero agevolato non via sia l'indicazione tassativa di determinati impianti o tecnologie; ciò è perfettamente legittimo. Infatti, ogni indicazione tassativa di determinati impianti o tecnologie per effettuare il trattamento sarebbe stata fuorviante per il mercato, poiché avrebbe privilegiato o detratto quanto già esistente e avrebbe indirizzato il futuro. Gli standards, infatti, non stabiliscono le tecnologie bensì le tecniche (cioè attività e suoi metodi di esercizio), esattamente al pari della disciplina sull'Ippc, dove figurano le migliori tecniche (e non tecnologie) disponibili da seguire per ottenere un determinato risultato, prefissato dal Legislatore tramite, appunto, lo standard.