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Provincia di Agrigento
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rassegna stampa dal 19 al 21 ottobre 2019

19 ottobre - sabato

LA SICILIA

PREVIDENZA
Quota 100 rimane (per ora)



Dopo un acceso dibattito, che ha visto il Pd invocare l'abolizione di quota 100 e, di contro, Luigi Di Maio difenderne il mantenimento, per consentire l'accesso alla pensione anticipata con 62 anni d'età e 38 di contributi fino alla sua scadenza prevista per il 2021, il governo ha deciso di non cancellare la formula. Lasciando anche immutate le finestre di 3 mesi per i dipendenti privati e di 6 per i pubblici. La decisione del governo ha pertanto tranquillizzato quanti contano di avvalersi di quota 100 entro il biennio 2020­2021. Anche se, di fatto, non sembra che i suoi detrattori si siano arresi. Per quanto riguarda l'accesso a quota 100 con il requisito contributivo di 38 anni, è da notare come le possibilità siano molto ridotte per i lavoratori del Sud e in particolare della Sicilia. Dove, rispetto al Nord, risulta endemico il fenomeno del lavoro precario e del lavoro in nero. Lo stesso problema sussiste anche per tutte le altre tipologie di pensione anticipata, per le quali sono richiesti requisti contributivi intorno ai 40 anni. Un problema, questo, di cui tuttavia nessun governo ha mai ritenuto di dovere tenere conto.
Ma vediamo quali sono i contributi che valgono per il raggiungimento del requisito dei 38 anni. In via generale, vanno considerati quelli obbligatori, figurativi, da riscatto e volontari. Con alcune limitazioni. Non sono ritenuti utili quelli del riscatto agevolato della laurea, essendo esso riservato soltanto agli under 45. Per quanto riguarda i contributi figurativi, la loro utilizzazione è diversa, a seconda che si tratti di dipendente privato o pubblico. La circolare Inps n.11/2019 chiarisce, infatti, che per quota 100 i lavoratori del settore privato devono far valere, in ogni caso, almeno 35 anni di contribuzione effettiva, rimanendo fuori, dunque, i contributi figurativi per malattia e disoccupazione. Soddisfatto questo limite, precisa la circolare, valgono tutti i contributi obbligatori, da riscatto, figurativi e volontari per i dipendenti pubblici aspiranti a quota 100 non è prevista, invece, alcuna esclusione dei predetti contributi figurati. Per lavoratori privati e pubblici, ai fini del traguardo dei 38 anni, è anche previsto il cumulo gratuito dei contributi versati in diverse gestioni previdenziali.
GIOVANNI PAVONE

20 ottobre - domenica

LA SICILIA

"MINISTRO, ASCOLTI LA SUA TERRA"
PER PROVENZANO RITORNO A CASA
GIUSEPPE SCIBETTA



MONTEDORO. Ai sindaci ed agli amministratori locali arrivati da tutta la Sicilia per incontrarlo e parlargli dei problemi che affliggono le loro realtà locali e le loro amministrazioni, ed ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil che gli hanno chiesto interventi adeguati e urgenti per favorire lo sviluppo delle aree interne della Sicilia e contribuire al rilancio ed alla valorizzazione del territorio, il nuovo ministro per il Sud e la Coesione territoriale Giuseppe Provenzano, che dopo la sua nomina a componente del Governo nazionale - accogliendo l'invito del sindaco Renzo Bufalino ritorna per la prima volta "a casa sua" (è nato e cresciuto nel vicino paese di Milena, in provincia di Caltanissetta), usa atteggiamenti garbati ma toni decisi nei confronti dei rappresentanti della "vecchia politica" siciliana, che hanno ridotto molte delle zone dell'isola in uno stato di completo abbandono e di isolamento, determinando così anche lo spopolamento dei Comuni e privandoli di tante "energie giovani" costrette ad emigrare.
«Dobbiamo costruire il diritto di tante persone a restare nel proprio territorio - dice Provenzano in modo perentorio, strappando pure gli applausi - e per realizzare questo obiettivo serve una politica nuova, poiché quelli che l'hanno fatto negli ultimi anni ricoprendo incarichi importanti a livello nazionale non hanno fatto abbastanza politica. La politica ora deve riconquistare credibilità, poiché. nel tempo abbiamo avuto troppi siciliani che non hanno fatto gli interessi del Sud».
E poi, entrando più nella disamina dei problemi, il giovane ministro aggiunge: «E' assurdo che ci ritroviamo con una emergenza solo apparentemente poco credibile, che è quella di dover restituire tanti soldi all'Unione europea per i finanziamenti ottenuti e non utilizzati per anni. Il problema non è solo di livello nazionale, ma anche regionale, poiché anche a Palermo abbiamo avuto Governi troppo spesso distratti, per cui anche lì ci sono tanti tappi di bottiglia da far saltare al fine di creare condizioni di vivibilità tali da consentire a tanti giovani di restare a lavorare qui e di ritornare anche da grandi».
E poi rispondendo più specificatamente alle sollecitazioni dei sindaci che sono intervenuti subito dopo il collega Bufalino, e cioè Roberto Gambino di Caltanissetta, Lucio Greco di Gela, Giuseppe Catania di Mussomeli, Elisa Carbone di Sommatino, Giovanna Bubello di Alessandria Della Rocca, del presi dente del Consiglio comunale di Sinagra Lidia Gaudio, dei segretari inteprovinciali Ignazio Giudice della Cgil, Emanuele Gallo della Cisl ed Enzo Mudaro dell'Uil, del presidente di Confindustria Caltanissetta Gianfranco Cacciamo, il neoministro annuncia che, in occasione della manovra finanziaria approvata nei giorni scorsi dal Governo, è stato previsto il raddoppio delle somme destinate alle aree interne, che sta predisponendo un "Piano per il Sud" che sarà pronto il prossimo mese che prevede nuove prospettive di sviluppo che riguarderanno l'attenuazione dei danni procurati negli ultimi anni da alcuni "buchi neri" che sono venuti a crearsi nel Mezzogiorno, con investimenti destinate alle scuole, alle filiere, alle infrastrutture viarie e ferroviarie della Sicilia, alla bonifica ambientale di alcune zone come quelle di Gela, Milazzo e Priolo.

21 ottobre - lunedì

LA SICILIA

LOTTA ALL'INQUINAMENTO, SEQUESTRATO UN ALTRO IMPIANTO DI DEMOLIZIONE DI AUTOVETTURE

(a.r.) A distanza di una settimana, nuovo sequestro della task force, formata dagli agenti della polizia Ferroviaria di Agrigento, unitamente al personale dell'Arpa e del Libero Consorzio, nell'ambito di controlli per contrastare i reati di inquinamento, e di disastro ambientale, nonché per porre fine a eventuali attività di autodemolizione non autorizzate. E come nel primo caso, anche in quest'ultima attività messa a segno, con il coordinamento della Procura di Agrigento, sono scattati i sigilli per una ditta di rottamazione e demolizione di autoveicoli, e trattamento di materiali ferrosi. Teatro dell'ispezione un'azienda, che si trova lungo la strada provinciale 61, nel tratto che collega i territori di Montallegro, Cattolica Eraclea e Ribera. Dagli accertamenti effettuati, sono state riscontrate delle irregolarità sulla gestione dei materiali, che avrebbe potuto comportare seri rischi per la salute dell'uomo, e la vivibilità dell'ambiente. Inoltre si è configurata una gestione irregolare nello smontaggio dei veicoli, e il successivo trattamento delle carcasse. Infatti l'impianto e la sua gestione non sono risultati assolutamente conformi. Nel perimetro interno dell'azienda è stato rinvenuto uno svariato numero di automezzi, e autovetture, già in fase di demolizione, nonché altre vetture ancora da "trattare". Il titolare dell'attività lavorativa, un quarantenne riberese, è stato denunciata all'Autorità giudiziaria, per diversi articoli di reato, inerenti il codice ambientale. E' ancora al vaglio, invece, l'aspetto della sicurezza dei tre lavoratori presenti, se sono state rispettate o meno i mezzi di protezione.

JOSEPH MIFSUD ERA O NO UN DOCENTE UNIVERSITARIO?
Da Malta e dalla Link Campus dicono che non lavorava per loro: e allora il curriculum presentato al Cupa era corretto?



Il "professor" Ioseph Mifsud, il "Maradona dell'università" già presidente del Consorzio universitario di Agrigento e oggi al centro di uno dei più spinosi scandali internazionali tra Usa e Russia, poteva effettivamente ricoprire il ruolo avuto nella città dei Templi? L'interrogativo, oggi legittimo, risale dalle "nebbie" della storia recente e torna di attualità dopo che alcune testate nazionali hanno approfondito i legami professionali del maltese che, oggi, è irreperibile dal 2018 anche per la giustizia italiana. In particolare lui, che si accreditava come presidente del corso di Relazioni internazionali della Link University di Roma, rappresentante dell'Università di Malta nel Board Esecutivo del Gruppo di Compostela delle Università, Utrecht Network e nel gruppo "Santander" e componente della "Fondazione Clinton", sembra essere stato progressivamente disconosciuto da tutti. A partire dall'ex ministro Enzo Scotti, oggi a capo proprio della "Link University" che, nel smarcarsi dall'ingombrante ricordo del maltese misterioso (per quanto fosse stato indicato lui come uno dei suoi sponsor principali) ha risposto che Mifsud non è mai stato professore  della sua università e che  lui stesso non ne ha notizie da un paio di anni.
Anche da Malta, alle domande dei cronisti, le risposte sono state le stesse: Mifsud non è mai diventato professore.
E allora si pone un interrogativo potenzialmente molto inquietante: il "Maradona" aveva o non aveva i titoli per diventare presidente del Consorzio universitario? In realtà, da statuto, fino ad un certo anno il ruolo di presidente poteva essere ricoperto anche da una persona semplicemente con la terza media e, soprattutto, si tratta di una nomma fiduciaria, non un concorso. Ma se quei curricula non erano veritieri, questo cosa comporta? E questo può avere effetto sugli atti adottati in questi anni, o semplicemente, sulle robuste indennità versate? Tra l'altro c'è poi una seconda questione potenzialmente interessante Mifsud infatti, è ricordato ad Agrigento per gli importanti ristori economici ricevuti per la sua attività di presidente. A parte la semplice indennità il maltese è noto per aver sostenuto somme a tre zeri per le spese di telefonia e di aver, durante il proprio mandato, utilizzato la carta di credito di cui il presidente era dotato per quasi 60mila euro. Tutto per sostenere anche i costi di un'attività freneticamente condotta in giro per l'Europa, senza che però il Consorzio universitario abbia messo in "tasca" nulla in termini di internazionalizzazione nonostante l'annuncio di interlocuzioni di altissimo profilo avviate.     .
Ci sono poi i soldi che Mifsud deve, certamente, al Cua: sono le circa 60mila euro che è stato condannato a pagare dalla Corte dei Conti per aver dato il proprio avallo all'indennità di risultato di un alto dirigente. Il Consorzio lo sta cercando in ogni dove. Così come la stampa di mezzo mondo e le intelligence di Italia, Russia e Usa. Almeno formalmente.



Giornale di Sicilia

Depurazione carente in provincia
Associazioni sul piede di guerra
Su 440 mila residenti nell'agrigentino, 226 mila non sono raggiunti dal servizio. Milioto: i sindaci si occupino del problema

«Su 440.000 residenti in provincia di Agrigento, 226.000 non sono serviti dalla depurazione delle acque reflue, pari a 12 milioni di metri cubi non trattati». Lo sostiene il presidente dell'associazione Etikos, Salvatore Licari che fa parte, assieme ad altre realtà associazionistiche provinciali del coordinamento «Titano» per l'acqua pubblica. Per Licari, questo significa: «inquinamento delle falde acquifere, danni alla catena alimentare, danni tossicologici alla salute dell'uomo, inquinamento mare e coste». Poi si scaglia contro i sindaci: «I Comuni incaricati al controllo ed alla realizzazione delle opere dove sono? Rafforzino l'Ato idrico provinciale quale unica autorità per legge al governo del sistema idrico-depurativo, composto dai comuni e quindi dagli stessi sindaci». Ed ancora: «Abbandonino speculari iniziative fuori da ogni previsione di legge di consorzi comunali già commissariati e pieni di debiti, e si pongano alla gestione con la azienda speciale consortile. Lo Stato, la Regione hanno stanziato dal 2012 oltre un miliardo e 300 milioni di opere per impianti depurazione: perché non li attivano i Comuni». Attualmente sono fermi i finanziamenti per le reti idriche. «Mentre il direttivo dell'Ati continua a praticare il gioco dell'oca, rimane inascoltata e nemmeno presa in considerazione la delibera numero 80 della Regione Sicilia - spiega il portavoce del coordinamento Titano, Gaetano Milioti - che comunica  a tutti gli Enti di Governo del Sistema Idrico che vi sono 1.378.350 euro da poter spendere, solo se le Ati funzionassero. Se l'assemblea idrica non è capace di gestire quelle risorse come stazione appaltante - aggiunge Milioto - potrebbero girarle ai Comuni interessati a spenderli per rimettere in regola i depuratori ed uscire dallo stato di infrazione comminatoci dall'Unione Europea. Si potrebbero rifare le condotte idriche che producono perdite per quasi il 50 %, oppure riefficientare tutto il sistema. Soldi che provengono dalla delibera Cipe 60 del 2012, o dal Patto per il Sud, altri ancora dal programma operativo. Non sta servendo nemmeno la minaccia di commissariamento, da parte della Regione, per far accelerare l'Ati. Intanto - conclude Milioto - nessuno dice ai sindaci dei Comuni non consegnatari che la Regione non potrà assegnare nessuna risorsa per il riefficientamento di linee e serbatoi e per la realizzazione di questi progetti se prima non vi è una loro dichiarazione di ingresso all'interno dell'Ati. Quindi dimettetevi: se il direttivo dell'Ati non se la sente di affrontare e risolvere queste problematiche, rassegni le proprie dimissioni. Si passi la mano a sindaci che conoscono la problematica e che abbiano la voglia di porre rimedio. Fatelo per tutti i cittadini dell'Ambito di Agrigento». (* PAPI*)

Impianti gestiti
da Girgenti acque

Tornano ad essere gestiti da Girgenti acque gli impianti di depurazione, sequestrati nell'agosto del 2017. Il tribunale ha dichiarato chiusa l'amministrazione giudiziaria disposta per alcuni impianti di depurazione all'epoca gestiti dalla società agrigentina e ne ha affidato la gestione agli attuali commissari nominati dal Prefetto per la straordinaria e temporanea gestione del servizio idrico integrato, a seguito della certificazione antimafia di natura interdittiva emessa nei confronti  di Girgenti acque e Hydortecne. Sitratta degli impianti a servizio dei  Comuni di Agrigento - Villaggio Mosè - Contrada Sant'Anna eFontanelle, Canicattì, Licata,  Cattolica Eraclea, Montallegro,Siculiana, Raffadali e Realmonte. (* PAPI*)

Violazioni delle norme ambientali
Ribera, demolizioni di auto
Sequestrato un impianto
I sigilli della polizia ad una ditta lungo la strada per Montallegro


RIBERA
Violazione delle norme ambientali e presunto inquinamento. La polizia ha sequestrato - lungo la strada provinciale fra Montallegro e Ribera, -un impianto di autodemolizioni. Si tratta del secondo provvedimento dello stesso genere messo a segno nell'arco di una settimana. Anche quest'area, sottoposta a sequestro preventivo, è stata messa a disposizione della Procura della Repubblica di Agrigento. Ad effettuare il maxi controllo - nell'ambito dei servizi coordinati e disposti dal compartimento di polizia Ferroviaria di Palermo - sono stati gli agenti della Polfer di Agrigento, assieme al personale dell'Arpa e del Libero consorzio comunale. Quando i poliziotti sono giunti all'impianto di autodemolizioni - fra Montallegro e Ribera - subito hanno riscontrato che non venivano rispettate le norme ambientali con serio pregiudizio per la salute dell'uomo e la vivibilità dell'ambiente. L'impianto e la sua gestione non risultavano,  stando all'accusa, assolutamente conformi ai decreti autorizzativi. Ma non è finita. Gli agenti della Polfer di Agrigento, assieme al personale dell'Arpa e del Libero consorzio comunale continueranno ad effettuare controlli dello stesso genere. Appena una settimana prima, per inquinamento ambientale, gestione illecita delle aree e mancato rispetto delle autorizzazioni, sempre la Polfer ha sequestrato - nella zona industriale fra Agrigento, Aragona e Favara - un impianto di autodemolizioni: ben 5 mila metri quadrati. In quel caso, i poliziotti hanno riscontrato anche «la totale assenza di sicurezza per i lavoratori dell'impianto che erano privi di qualsiasi mezzo di protezione» - aveva, allora, ricostruito la Questura di Agrigento. (*CR*)

Agrigentonotizie

"Violazione delle norme ambientali": sequestrata seconda autodemolizione

Violazione delle norme ambientali e presunto inquinamento. La polizia ha sequestrato - lungo la strada provinciale fra Montallegro e Ribera, - un impianto di autodemolizioni. Si tratta del secondo provvedimento dello stesso genere messo a segno nell'arco di una settimana. Anche quest'area, sottoposta a sequestro preventivo, è stata messa a disposizione della Procura della Repubblica di Agrigento.
Ad effettuare il maxi controllo - nell'ambito dei servizi coordinati e disposti dal compartimento di polizia Ferroviaria di Palermo - sono stati gli agenti della Polfer di Agrigento, assieme al personale dell'Arpa e del Libero consorzio comunale. Quando i poliziotti sono giunti all'impianto di autodemolizioni - fra Montallegro e Ribera - subito hanno riscontrato che non venivano rispettate le norme ambientali con serio pregiudizio per la salute dell'uomo e la vivibilità dell'ambiente. L'impianto e la sua gestione non risultavano, stando all'accusa, assolutamente conformi ai decreti autorizzativi.
Ma non è finita. Gli agenti della Polfer di Agrigento, assieme al personale dell'Arpa e del Libero consorzio comunale continueranno ad effettuare controlli dello stesso genere.

"Russiagate", i riflettori internazionali si accendono anche su Agrigento

Dagli Stati Uniti a Roma, passando per Londra, Mosca e Zurigo, e arrivando anche - ma solo come memoria storica di fatti passati - ad Agrigento. C'è un uomo, ritenuto essere "l'uomo chiave del Russiagate", di cui - a livello internazionale - si continua a parlare con insistenza. E a quanto pare, lo cercano anche dalla Regione Siciliana. E' Joseph Mifsud: ex presidente del Consorzio universitario di Agrigento, nominato nell'aprile del 2009 e il cui mandato è scaduto nel 2012.
L'ex presidente del Cua Joseph Mifsud coinvolto nel "Russiagate"
Mifsud, nel settembre dello scorso anno, è stato condannato - dalla Corte dei Conti - a risarcire al Consorzio universitario di Agrigento, a cui avrebbe cagionato un danno, oltre 49.300 euro. La vicenda, scaturita da un esposto anonimo, riguarda lo stipendio e l'indennità di risultato dell'ex segretario generale Giuseppe Vella. I giudici, allora, tentarono di raggiungere Mifsud in una delle numerose università italiane presso cui lavora, ma sempre senza risultato, tanto da decidere, alla fine, di processarlo e condannarlo in contumacia.
Negli ultimissimi giorni, i media nazionali e internazionali hanno parlato di due cellulari appartenuti proprio a Joseph Mifsud che sarebbero comparsi a Washington, ma fonti qualificate dei servizi segreti italiani hanno fatto sapere di non aver consegnato alle autorità americane alcun cellulare. Mifsud è diventato l'elemento chiave del "Russiagate" perché avrebbe confidato a Papadopoulos, che allora era uno dei consiglieri di Donald Trump, di come la Russia fosse in possesso di molte mail dei Democratici che in qualche modo potevano compromettere Hillary Clinton, la sfidante del tycoon alle elezioni. Quando nel 2017 il professore venne interrogato dall'Fbi, negò di aver parlato di mail con l'americano ma soltanto di averlo introdotto in ambienti moscoviti.

Travelnostop

Oltre 700 strutture e quasi 18 mila posti letto: ecco quanto pesa l'ospitalità agrigentino - Travelnostop

Sono oltre 17.800 i posti letto complessivi e 719 le strutture ricettive a disposizione dei turisti che visitano la provincia agrigentina. Ha tuttavia sfumature diverse, il trend di questa crescita rilevato dal Settore Promozione Turistica del Libero Consorzio di Agrigento, con un aumento della cosiddetta ospitalità diffusa e di contro una certa stagnazione nel numero di posti letto delle strutture alberghiere vere e proprie, considerata anche la chiusura (in alcuni casi temporanea) di alcune di esse.
Guardando il report sulle strutture alberghiere all'interno del Piano di Comunicazione Turistica, si nota come Agrigento sia il comune con il maggior numero di posti letto (5230). Il comune capoluogo può contare, tra gli altri, su 21 alberghi, 15 case vacanze, 27 affittacamere, 2 campeggi, 1 ostello e ben 213 bed&breakfast, in assoluto il dato più alto per questa tipologia di ospitalità diffusa anche in proporzione al numero di abitanti.
A seguire Sciacca, con 3130 posti letto (11 alberghi e 31 B&B), e il comune di Lampedusa e Linosa, che detiene certamente il numero più alto di posti letto (2264) in relazione alla popolazione e sopratutto il numero più alto in assoluto di alberghi (31) e di case vacanza (27).
Oltre 2.000 anche i posti letto a disposizione nel comuni di Licata (2104), anche qui con un forte incremento dei B&B (32 censiti e autorizzati dal Settore Promozione Turistica), mentre a Menfi i posti letto sono in tutto 1173.
Tra i comuni costieri, Porto Empedocle ha a disposizione 756 posti letto, mentre tra quelli con un minor numero di abitanti, spiccano Realmonte, che offre 452 posti letto (e ben 32 B&B), Cattolica Eraclea (485 posti, la maggior parte concentrati nel campeggio di Eraclea Minoa), Siculiana (209) e Montallegro (123).
Trend positivo per l'ospitalità diffusa, sia pure con numeri minori, anche nei comuni delle aree più interne, per esempio Cammarata e S.Stefano Quisquina, che complessivamente offrono 200 posti letto.

CorriereAgrigentino

Sequestrato centro di autodemolizione, denunciato agrigentino - Corriere Agrigentino

Nuovo sequestro della task force, formata dagli agenti della polizia Ferroviaria di Agrigento, unitamente al personale dell'Arpa e del Libero Consorzio comunale di Agrigento, nell'ambito di controlli per contrastare i reati di inquinamento, e di disastro ambientale, nonché per porre fine a eventuali attività di autodemolizione non autorizzate.
E come nel primo caso, anche in quest'ultima attività messa a segno, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Agrigento, sono scattati i sigilli per una ditta di rottamazione e demolizione di autoveicoli, e trattamento di materiali ferrosi. Teatro dell'ispezione un'azienda, che si trova lungo la strada provinciale 61, nel tratto che collega i territori di Montallegro, Cattolica Eraclea e Ribera.
Dagli accertamenti effettuati, sono state riscontrate delle irregolarità sulla gestione dei materiali, che avrebbe potuto comportare seri rischi per la salute dell'uomo, e la vivibilità dell'ambiente. Inoltre si è configurata una gestione irregolare nello smontaggio dei veicoli, e il successivo trattamento delle carcasse. Il titolare dell'attività lavorativa, un quarantenne riberese, è stato denunciato all'Autorità giudiziaria, per diversi articoli di reato, inerenti il codice ambientale.
Nel corso delle operazioni il personale dell'Arpa ha effettuato alcuni prelievi per verificare se tutto quanto ha causato eventuali danni all'ambiente circostante. Da ricordare che appena una settimana fa era stato sequestrato un secondo impianto di demolizioni, di circa 5 mila metri quadrati, nella zona Asi.