1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
Provincia di Agrigento
Sei in: Home » URP e Stampa » Rassegna stampa » 2019 » Novembre » rassegna stampa del 6 novembre 2019

Contenuto della pagina

 

rassegna stampa del 6 novembre 2019

Giornale di Sicilia

Aggiornato l'Albo, riconosciute dalla Regione 33 Pro loco
Entro il 20 novembre le dovranno riconfermare di possedere i requisiti

Sono 33 le Pro Loco agrigentine iscritte nell'albo regionale delle associazioni turistiche. Lo speciale albo è annualmente aggiornato dall'Assessorato Regionale del Turismo sport e spettacolo dietro verifica della vigenza dei requisiti che riguardano le attività svolte nel corso del precedente anno, della programmazione prevista per l'anno successivo e alcuni aspetti economici e contabili. Dal 2017 ad occuparsi dell'attività di vigilanza e controllo annuale delle Pro Loco sono gli uffici ai Servizi turistici del dipartimento del turismo sport e spettacolo dislocate nelle varie provincie. Ai primi di ottobre è stato pubblicato nella Gazzetta Regionale l'elenco delle associazioni Pro Loco del libero Consorzio comunale di Agrigento. Ecco le 33 associazioni:  Pro Loco Agrigento, ProLoco Alessandria della Rocca, Pro Loco Bivona, Pro Loco Sikania di Burgio, Pro Loco Calamonaci, Pro Loco Caltabellotta, Pro Loco Cammarata, Proloco Baronia di Campobello  di Licata, Pro Loco "Chiuddia"di Casteltermini, Pro Loco città  di Cianciana, Pro Loco "Terra dello Zolfo" di Comitini, Pro Loco "Castello di Favara", Pro Loco "Herbessus" Grotte, Ioppolese - Petra Iancasii di Ioppolo Giancaxio, Pro Loco Licata, Pro Loco di Lucca Sicula, Pro Loco Menfi, Pro Loco "Rutilio Scirotta" di Montevago, Pro Loco "La Fulgentissima" di Naro, Pro Loco Palma di Montechiaro, Pro Loco "Torre Carlo V" di Porto Empedocle, Pro Loco "Neapolis di Racalmuto, Pro Loco città di Raffadali, Pro Loco "Scala dei Turchi" Realmonte, Proloco di Ribera, Pro Loco "L'Araba Fenicia" di Sambuca di Sicilia, Pro Loco San Biagio Platani, Pro Loco San Giovanni Gemini, Pro Loco Sant'Angelo Muxaro, Pro Loco "Gattopardo Belìce" di Santa Margherita di Belice, Pro Loco Santo Stefano Quisquina e infine Pro Loco Sciacca Terme. Entro il prossimo 20 novembre le suddette Pro Poco sono chiamati a riconfermare i requisiti per mantenere l'iscrizione nello speciale albo istituito dalla Regione Siciliana. "Quasi tutte queste pro loco aderiscono all'Unpli, Unione Nazionale delle Pro Loco d'Italia organismo di rappresentanza che raccoglie sul territorio nazionale oltre 6300 pro loco e circa 600 mila soci" spiega il presidente provinciale delle Pro  Loco Unpli agrigentine Paolo Savatteriche aggiunge: «Siamo tutti i giorni impegnati alla tutela e alla salvaguardia delle specificità locali, alla potenziamento dei ricchi di valori storici, culturali, ambientali, folcloristici. Grazie ai progetti e ai  risultati ottenuti sul campo con le numerose iniziative per la salvaguardia e la tutela del patrimonio culturale immateriale italiano con la guida di Nino La Spina presidente nazionale delle Pro Loco, - spiega Paolo Savatteri - l'UNPLI è accreditata dal 2012 presso il consulente del Comitato Intergovernativo UNESCO previsto dalla Convenzione per la Salvaguardi Pro Loco Promozione del territorio. L'UNPLI inoltre è iscritta all'Albo nazionale del Servizio Civile Universale. Proprio oggi (ndr ieri) l'Unpli provinciale è impegnata nella selezione di 18 volontari del servizio civile. Volontari che saranno avviati nelle sedi delle Pro Loco agrigentine accreditate a partire dal prossimo anno». (* FGR*)

Riforma degli Ato

I punti della nuova norma

l Nuovi enti di gestione, personale e debiti del sistema. Sono questi i punti fondamentali della riforma.  l Dagli Ato alle Ada. La legge elimina le criticità evidenziate dall'Anac alla Corte dei Conti su Ato ed Srr. Si mette fine all'eccessiva frammentazione territoriale: esistono 18 Srr e più di 200 Aro formate anche da un solo Comune.  Nasceranno 9 Ada, ambiti territoriali che coincideranno con le province. Le Ada avranno natura di enti pubblici come in tutto il resto d'Italia. Le Srr erano invece spa, società di capitali.  l Perché il ritorno al pubblico.A differenza del resto d'Italia , la Regione aveva configurato Ato e in seguito Srr come «società consortili di capitali» che hanno mantenuto la forma privatistica. Questo status ostacolava i compiti di controllo e vigilanza della Regione essendo le Srr disciplinate dal codice civile. Con le Ada, secondo il governo, la Regione potrà svolgere più agevolmente il proprio ruolo. l La gestione del servizio. La riforma propone di separare le funzioni pubbliche  di regolazione e controllo da quella della gestione. Il controllo  spetterà alle Ada, la raccolta  invece sarà affidata a soggetti da individuare: potranno essere pubblici oppure privati o società miste. Ma il privato dovrà essere selezionato facendo sempre ricorso a gara pubblica. l Impianti: decidono le Ada. La Regione eserciterà azione di indirizzo e controllo e dovrà adottare gli atti di pianificazione generale. La pianificazione territoriale, soprattutto la scelta degli impianti da realizzare, sarà decisa e gestita dalle Ada. l Il personale. Gli operai transiteranno nei soggetti gestori. Gli amministrativi invece, che in passato sono transitati dai Comuni agli Ato e dunque avevano già superato una selezione pubblica, entreranno direttamente nelle Ada. Gli amministrativi che invece non avevano mai fatto un concorso per entrare nelle Ada dovranno superare una selezione pubblica. Il concorso sarà per titoli ed esami: il bando dovrà valorizzare l'esperienza lavorativa acquisita nel settore dei rifiuti. Gli 11 mila addetti attuali - rileva l'assessorato - sono salvaguardati in tutte le ipotesi l I vecchi debiti. Gli Ato hanno sommato per debiti per oltre 2 miliardi. La riforma nulla dice su chi dovrà ereditarli perché - è la tesi dell'assessorato - la Regione non può intervenire con norme di natura civilistica visto che questa competenza è riservata in via esclusiva al legislatore statale. GIA. PI.


Agrigentonotizie


Frana a Sant'Angelo Muxaro, attivato il centro operativo per l'emergenza

A seguito del movimento franoso che ha interessato la via Pergole e le vie limitrofe del piccolo borgo sicano, il Sindaco Dott. Angelo Tirrito con propria ordinanza n.20 ha disposto l'attivazione del Centro Operativo Comunale (C.O.C.) al fine di porre in essere ogni azione utile per la gestione dell'emergenza. Il movimento franoso, che si è verificato a seguito del nubifragio abbattutosi sul territorio di Sant'Angelo Muxaro nella notte tra il 24 e 25 ottobre e che si è aggravato a seguito delle piogge del 31 ottobre, ha determinato danni ad infrastrutture ed abitazioni nella via Pergole e nelle vie limitrofe. In data 4 novembre si è svolta presso l'Aula Consiliare del Comune una riunione tecnica tra l'Amministrazione Comunale, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Protezione Civile Regionale e Provinciale e Genio Civile. Si resta in attesa dei risultati delle indagini effettuate sul posto al fine di aver un quadro più chiaro del fenomeno. Restano ad oggi i gravi disagi a cui sono andati incontro le famiglie costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. La speranza è che il fenomeno franoso resti circoscritto ed alcune delle famiglie evacuate possano far rientro nelle proprie abitazioni.


AGRIGENTONOTIZIE
 "Ricchezza prodotta", lanostra provincia è l'ultima in Italia: la prima è Milano

I dati parlano di un pil pro capite cheè un quinto rispetto a quello della città lombarda, in linea peròcon gli altri territori sicilianiIn provincia di Agrigento si produce unquinto del pil della provincia di Milano. Ad aver analizzato i dati èstato il Sole 24, il quale ha appunto calcolato il prodotto internolordo per abitante in tutte le province del Paese, ottenendo chesalvo la città della "Madunina" l'Italia sia complessivamentesotto la media europea, con la Sicilia, ovviamente, a fare dafanalino di coda.Prima una questione terminologica: inmacroeconomia il prodotto interno lordo misura "il valoreaggregato, a prezzi di mercato, di tutti i beni e i servizi finali(cioè destinati al consumo) prodotti sul territorio di un Paese inun dato periodo di tempo", quindi quanto prodotto materialmente suogni territorio, che viene rapportato al numero di residenti inquesto caso. Un'analisi che quindi non misura tanto gli stipendi diognuno, ma quanto piuttosto un territorio sia realmente "produttivo".E il quadro che ne emerge è allarmante.Se, appunto, nelle province di Milano,Bolzano e Bologna, il Pil pro capite si attesta, rispettivamente, in52mila, 41.900 euro e 39.200 euro ad abitante, in provincia diAgrigento si scende fino a quota 14.600 euro. Il dato peggiore inItalia, certo, ma con differenze, nell'Isola, che sonoassolutamente marginali. Poco sopra Agrigento troviamo infatti laprovincia di Caltanissetta a 15.100 euro, poi Enna a 15.200 euro,Trapani a 15.400 euro, Messina e Ragusa a 17.200 euro, Catania a17.500 euro, Palermo a 18.000 euro e Siracusa a 18.800 euro. Inumeri, anche posti così, sono abbastanza facili da decriptare: ildato non può che crescere in base alla "densità" del tessutoimprenditoriale e più in una provincia sono presenti grossi impiantipiù cresce il pil prodotto per abitante. Non può stupire, quindi,né il posizionamento di Palermo e Catania, ma nemmeno quello diSiracusa, che risente della presenza di stabilimenti petrolchimiciche, però, non è chiaro quanto riversino sul territorio in tema diinvestimenti.Il dato che forse andrebbe analizzatoconcretamente non è tanto quello del Pil per abitante, ma piuttostoquale è l'effettivo investimento in ogni singola provincia anchedei grandi gruppi imprenditoriali, quando cioè effettivamente questoporta ricchezza ad un territorio e ai suoi abitanti.

STUDENTI "BRAVISSIMI" ALLAMATURITÀ, LA CITTÀ AL QUARTO POSTO IN SICILIA

Primo tra gli istituti è il liceoclassico "Empedocle", segue il "Linares"Agrigento è la quarta provincia inSicilia per numero di studenti che hanno superato l'esame dellaMaturità con il punteggio di 100 con lode nell'anno scolastico 2018e 2019. A riportare la notizia è il quotidiano La Sicilia.Per loro l'Ufficio scolastico regionaleha destinato un premio di 255 euro. La nostra provincia ha incassatoin tal senso oltre 23.200 euro. In cima alla classifica Catania(oltre 59.100 euro), Messina (33.600 euro) e Palermo (28mila euro)Andando al dato per ogni istituto delterritorio, primo risulta il Liceo classico "Empedocle" (16"bravissimi") e poi il "Fazello" (12), il"Crispi" (10), il "Linares" (7), il "Foscolo"(7) e i licei scientifici "Leonardo" e i"Majorana"(6).


LA SICILIA
PRODOTTO INTERNO LORDO, LA PROVINCIA E' ULTIMA IN ITALIA PER "RICCHEZZA".

Il dato premia i centri più grandidove sono presenti ad esempio i gruppi industriali.In provincia di Agrigento si produce unquinto del pil della provincia di Milano. E, onestamente, statistichea parte, sarebbe strano restarne stupefatti.Ad aver analizzato i dati è stato ilSole 24, il quale ha appunto calcolato il prodotto interno lordo perabitante in tutte le province del Paese, ottenendo che salvo la cittàdella "Madunina" l'Italia sia complessivamente sotto la mediaeuropea, con la Sicilia, ovviamente, a fare da fanalino di coda.Prima una questione terminologica: inmacroeconomia il prodotto interno lordo misura "il valoreaggregato, a prezzi di mercato, di tutti i beni e i servizi finali(cioè destinati al consumo) prodotti sul territorio di un Paese inun dato periodo di tempo", quindi quanto prodotto materialmente suogni territorio, che viene rapportato al numero di residenti inquesto caso"Un'analisi che quindi non misuratanto gli stipendi di ognuno, ma quanto piuttosto un territorio siarealmente "produttivo". E il quadro che ne emerge è allarmante.Se, appunto, nelle province di Milano,Bolzano e Bologna, il Pil pro capite si attesta, rispettivamente, in52mila, 41.900 euro e 39.200 euro ad abitante, in provincia diAgrigento si scende fino a quota 14.600 euro. Il dato peggiore inItalia, certo, ma con differenze, nell'Isola, che sonoassolutamente marginali. Poco sopra Agrigento troviamo infatti laprovincia di Caltanissetta a 15.100 euro, poi Enna a 15.200 euro,Trapani a 15.400 euro, Messina e Ragusa a 17.200 euro, Catania a17.500 euro, Palermo a 18.000 euro e Siracusa a 18.800 euro. I numeri, anche posti così, sonoabbastanza facili da decriptare: il dato non può che crescere inbase alla "densità" del tessuto imprenditoriale e più in unaprovincia sono presenti grossi impianti più cresce il pil prodottoper abitante. Non può stupire, quindi, né il posizionamento diPalermo e Catania, ma nemmeno quello di Siracusa, che risente dellapresenza di stabilimenti petrolchimici che, però, non è chiaroquanto riversino sul territorio in tema di investimenti.Sì perché alla fine il dato che forseandrebbe analizzato concretamente non è tanto quello del Pil perabitante, ma piuttosto quale è l'effettivo investimento in ognisingola provincia anche dei grandi gruppi imprenditoriali. Agrigento è quindi il deserto che sivuol far credere? A guardare i dati sull'emigrazione verrebbe darispondere di si, ma spesso queste classifiche non raccontanorealmente quanto esiste sui territori, perché molto banalmente nonmettono a confronto più informazioni.GIOACCHINO SCHICCHI