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Dalla Sicilia arriva l'amo salva Tartaruga

Agrigento, 25 maggio 2007 

La notizia sembra un po' paradossale ma effettivamente potrebbero essere proprio gli ami a salvare le migliaia di tartarughe finora vittime di catture accidentali attraverso il palangaro, l'attrezzo da pesca usato prevalentemente per la pesca al pesce spada "armato" finora con ami tradizionali. Ogni anno, infatti, (stime IUCN, Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) almeno 60.000 tartarughe marine vengono catturate accidentalmente ogni anno nel Mediterraneo, e più di 10.000 solo in Italia, con una mortalità degli animali che va dal 10 al 50%.
La buona notizia arriva a seguito di una sperimentazione condotta per la prima volta nel Mediterraneo nell'ambito del progetto Life Natura "Del.Ta - Delfino e Tartaruga Protetti ", promosso dalla Provincia Regionale di Agrigento e dal Settore Conservazione Natura del CTS con la collaborazione del Ministero dell'Ambiente.
L'applicazione di nuovi ami da pesca dalla forma "circolare" i cosiddetti circle hook al posto del classico modello "J" ha convinto anche i pescatori: gli ami circolari applicati ai palangari si sono dimostrati molto più resistenti di quelli usati fino a questo momento ed hanno permesso di ottenere risultati incoraggianti, essendo meno pericolosi e soprattutto difficili da ingoiare dalle tartarughe. In sostanza l'amo circolare si ferma a livello della bocca e questo comporta 2 vantaggi per la sopravvivenza della tartaruga: da un lato il pescatore è in grado di asportare l'amo autonomamente e l'operazione può essere condotta a bordo senza avvalersi del veterinario. Si tratta quindi di un'azione che può incidere sulla sopravvivenza di quelle tartarughe che vengono pescate durante battute di pesca di più giorni. Dall'altro è inferiore il rischio di lacerazione dei tessuti interni legato alla migrazione dell'amo verso la cloaca. Come termine di confronto si pensi che oltre l'80% circa delle tartarughe giunte al Centro Recupero Marine di Linosa dal 2000 al 2004 presentava l'amo classico, ovvero quello attualmente in uso per la pesca al pesca spada, nell'esofago.
L'altro importante vantaggio è che questo amo di nuova generazione non incide sulla quantità del pescato. Insomma il pescespada continua comunque ad abboccare, le tartarughe molto meno e comunque senza danni mortali.
"La Provincia di Agrigento accoglie con soddisfazione i primi incoraggianti risultati del progetto Life Natura Del.Ta. Siamo la provincia delle tartarughe e dei delfini, non solo della Valle dei Templi. L'enorme successo di pubblico di questa iniziativa ci ha aiutato nel diffondere la cultura ambientale che, in misura sempre maggiore, deve essere utilizzata anche per favorire un migliore sviluppo economico" dichiara Stefano Catuara, Assessore all'Ambiente della Provincia di Agrigento.
La sperimentazione degli ami circolari - iniziata in Sicilia con il progetto Life Del.Ta ed allargata ad altre marinerie italiane in stretta collaborazione con le associazioni di AGCI Agrital e Legapesca - è tuttora portata avanti dai pescatori italiani nell'ambito di un altro progetto LIFE denominato Tartanet promosso dal CTS Ambiente. Si tratta del primo progetto per la conservazione delle tartarughe marine Caretta caretta su scala nazionale che intende mettere a sistema le varie realtà operanti sul territorio italiano con interventi coordinati ed unitari. Tra questi l'attivazione di procedure diffuse e condivise su tutto il territorio per la riduzione dell'interazione con le attività di pesca attraverso la diffusione, su scala nazionale, di sistemi di pesca a basso impatto.
Non bisogna però dimenticare che le minacce che mettono a rischio la vita delle tartarughe marine sono anche altre come l'intenso traffico nautico, il turismo nelle spiagge dove avviene la deposizione delle uova, l'erosione delle coste e l'inquinamento delle acque.
"È' importante proseguire sulla strada della ricerca per ridurre il più possibile gli impatti della pesca su una specie protetta così importante per i nostri ecosistemi marini e favorire la conservazione della biodiversità dei mari italiani, intervenendo per ridurre al massimo i danni procurati dalle catture accidentali. Tutte le iniziative, ed in particolare quelle di carattere scientifico, che si pongono questo obiettivo hanno il mio plauso", ha dichiarato il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Alfonso Pecoraro Scanio.
Alla realizzazione del progetto e al conseguimento dei risultati ottenuti, hanno contribuito altri prestigiosi e qualificati partner come l'Agci Agrital, Legambiente Sicilia- Ente gestore della Riserva Naturale Isola di Lampedusa, Telespazio e il Dipartimento di Biologia animale dell'Università di Torino. 

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