
GIORNALE DI SICILIA
Il PdL al Senato aumenta di quasi sette punti il risultato conseguito nel 2006 da An e Forza Italia, mentre il Pd raggiunge il 6% ma resta al di sotto dei livelli raggiunti nel resto d'Italia. Exploit dell'Udc, cresce pure l'Mpa. Crolla la Sinistra Arcobaleno
La Sicilia resta fortino del centrodestra
PALERMO. La Sicilia resta roccaforte del centrodestra, col Pdl che al Senato - unico dato certo al momento di andare in ampa - aumenta di quasi sette punti il sultato conseguito nel 2006 da An e Forza Italia. Il Pd, sempre al Senato, raggiunge il 26% (che sommato ai voti di Italia dei Valori consente di oltrepassare il 29%) e supera anch'esso il 23% che due ottennero Margherita e Ds: ma nell'Isola l'equilibrio di forze è sostanzialmente invariato rispetto alle ultime politiche. Anche perchè l'Udc tiene, e anzi si porta 9,7 al Senato, e l'Mpa si attesta sul 7%. Crolla anche in Sicilia la Sinistra Arcobaleno, che al Senato si ferma al 2,6% ben al di sotto della soglia dell'8% che assicura l'ingresso a Palazzo Madama. Nel dettaglio, alla Camera, in base ai dati disponibili alle 22, il Pdl nel collegio occidentale si attesta sul 43% contro il 39,2 del 2006 di An e Forza Italia. Nel collegio orientale il nuovo partito di Berlusconi e Fini supera il 46% contro il 40,7 di due anni fa. Cifre che fanno dire ad Angelino Alfano che «nonostante la forte presenza in Sicilia di formazioni centriste, e malgrado la candidatura alla Regione di un esponente dell'Mpa, il Pdl va ben oltre la somma dei singoli partiti che lo compongono. Significa che gli elettori hanno capito e apprezzato il progetto del Cavaliere». Il Pd, invece, pur superando la somma di Ds e Margherita al Senato, non riesce ad attestarsi sui livelli nazionali (a Palazzo Madama i veltroniani sono in tutta Italia sul 33,8% mentre in Sicilia si fermano al 26). Alla Camera il Pd cresce in Sicilia occidentale (27,5% contro il 24 di due anni fa) e si conferma al 26,3% nella parte orientale. Per il segretario siciliano, Francantonio Genovese «è un risultato significativo che da' la misura di un partito che in pochi mesi ha messo radici, come dimostra il risultato di Ragusa e Siracusa, dove non c'erano candidati in posizioni eleggibili». L'Mpa di Lombardo al Senato sale dal 4,1% al 7,8% mentre alla Camera fa registrare il 6,4% a occidente (contro il 2,1 del 2006) e a oriente l'8,8 (contro il 6,5 di due anni fa). Ma maliziosamente Genovese fa notare che per i lombardiani poteva anche andare meglio: «C'è stata una prevedibile cortesia dell'Mpa verso l'Udc», lasciando intendere che fra i cugini centristi c'è stato un passaggio di voti per aiutare Cuffaro e Casini. E a proposito dell'Udc, va registrato l'exploit siciliano. Al Senato il partito fa segnare il 9,7% (+ 0,2% rispetto a due anni fa): segnale che ancora una volta è il granaio di voti siciliano ad assicurare un ruolo al partito anche a livello nazionale. Non a caso alla viglia del voto Cuffaro, primo degli eletti al Senato, aveva dato un significato particolare a queste elezioni: «Sono un referendum su di me», aveva detto. Alla Camera i centristi ottengono il 12% in Sicilia Occidentale (+ 0,9 rispetto al 2006) e frenano leggeremente a oriente (-0,5). Ma il partito ha sostanzialmente tenuto. Il crollo, per certi aspetti inatteso, è quello della Sinistra Arcobalenoil cartello che vede insieme Pdci, Prc, Verdi e Sinistra democratica si ferma al Senato al 2,6% e alla Camera al 2,6 a occidente e al 2,7 a oriente. Per capire la portata del dato basta dire che la sola Rifondazione net 2006 superava il 4%. Italia dei valori conferma sostanzialmente i livelli del 2006.
Uno su tre ha votato Pdl - L'Udc difende il consenso
In provincia di Agrigento aumentano i votanti alle regionali, alla Camera dei Deputati, ma subiscono una flessione di oltre il due per cento al Senato della Repubblica. Sono questi i dati percentuali di maggiore rilievo che emergono nelle statistiche dira¬mate nel tardo pomeriggio alla sala stampa della Prefettura. E precisamente sono stati in totale 235 mila e 467 i votanti al Senato con una percentuale di ben 72,85 per cento, ben al di sotto della media nazionale. La differenza rispetto alle elezioni di due anni fa è di quasi due punti percentuali considerato che nel 2006 votarono il 74,9 per cento degli aventi diritto. Per la Camera dei Deputati la tendenza si inverte in modo lievissimo. Tra domenica e ieri mattina hanno espresso la preferenza ben 265 mila e 209 elettori rispetto ai 362.817 degli aventi diritto. Il dato quindi si assesta sulla percentuale di votanti del 73,10. Solo due anni fa votarono in 263.417 con una percentuale quindi del 72,58. Uno scarto in positivo quindi di appena lo 0,6 in soli due anni. Regione. È stato di oltre il 3,5 per cento invece la differenza in positivo di votanti tra le regionali del 2006 e queste ultime. Ad esprimere la loro preferenza sono stati complessivamente 266 mila e 268 elettori con una percentuale definitiva del 56,36 per cento contro il dato definitivo del 2006 che segnava un 52,98 per cento. Uno scarto elevatissimo se si considera il poco tempo trascorso tra il rinnovo del parlamento regionale di due anni fa. Comune per comune. Nel dettaglio infine vanno
considerati anche le differenze riscontrate singolarmente nei vari comuni del territorio provinciale. Per il Senato il paese che ha espresso il numero maggiori di votanti in percentuale è stato Sambuca di Sicilia. Nel capoluogo agrigentino dei 41 mila 593 aventi diritto, «solo» in 30.109 hanno votato regolarmente con la percentuale del 72,39. Il dato più basso di tutta la provincia al Senato viene registrato nelle isole Pelagie con solo il 51,58 per cento degli aventi diritto. In pratica un elettore su due non ha votato a Lampedusa e Linosa. Molto differenziate infine le percentuali dei vari comuni per il voto regionale. Il capoluogo agrigentino ha uno degli scarti maggiori. Nel 2006 votarono il 61,87 per cento degli elettori mentre ieri il dato arrivava al 66,53. Quasi chiunque punti di differenza. A Canicattì si passa dal 56,18 del 2006 al 62,50 delle elezioni 2008. A Lampedusa e Linosa addirittura dal 38,96 al 48,41. Prendendo in considerazione i singoli partiti e le preferenze attribuite «spicca» su tutte il tributo dato da Raffadali all'ex governatore Totò Cuffaro con oltre tremila voti. Quasi la metà dei suoi concittadini hanno espresso la preferenza per l'Udc e soli 673 voti al partito di Berlusconi. Nel capoluogo su oltre 30 mila votanti più di 12 mila hanno preferito il partito di Berlusconi. Un voto su tre quindi è stato del Pdl, uno su sei è andato al Pd che si è fermato a quasi 7 mila voti, mentre per l'Udc «soli» 2 mila e 900 preferenze.
Strade provinciali interrogazione di Lazzano
Il consigliere provinciale Mario Lazzano ha inviato una nota al dirigente del settore Viabilità, Gaetano Gucciardo, chiedendo informazioni relative alla manutenzione delle strade provinciali del versante occidentale della provincia agrigentino, ed in particolare, alle opere in corso e in itinere delle arterie che collegano la città di Sciacca alla cittadina di Bivona. Lazzano invita il dirigente delle provincia a comunicare se vi sono gare d'appalto aggiudicate o in via di aggiudicazione che prevedono l'ammodernamento e la manutenzione generale di tutte le strade provinciali ricadenti nel Collegio di Sciacca.
Nonostante l'exploit di Italia dei Valori non è scattato il seggio a Salvatore Petrotto. Un successo per Roberto Di Mauro. La Savarino punta tutto sul «listino». Pippo Scalia (Pdl): «Risultato straordinario»
Successi e stroncature degli agrigentini - In bilico le posizioni di Miccichè e Ruvolo
In attesa dei risultati delle elezioni che nel loro dettaglio defini¬tivo arriveranno solo oggi, i commenti si concentrano essenzialmente sui dati delle Politiche che hanno visto protagonisti molti agrigentini alcuni riconfermati come Cuffaro, Scalia e Di Mauro e altri in forse. Molto soddisfatto nonostante la mancata elezione per un soffio, il candidato di Italia dei Valori Salvatore Petrotto. «Il partito - commenta il sindaco di Racalmuto - ha triplicato i propri consensi. Non possiamo che ritenerlo un dato storico -che contribuisce a una nuova fase della politica italiana. Questione etica, costi della politica, lotta contro i condannati nelle liste, coerente opposizione contro ogni conflitto di interessi e una strategia politica incentrata sul fare senza ideologie di sorta, sono questioni che stanno alla base di un simile premio elettorale».
Per Lillo Miccichè di Sinistra Arcobaleno ha prevalso il voto utile nei confronti dei grandi partiti e del Pd che ha drenato i voti della sinistra verso il Pd. «Veltroni - dice Miccichè - ci ha trascinati nella sconfitta mentre hanno funzionato l'astensione e il voto utile che dalla sinistra si è spostato verso il Pd per lo spauracchio di Berlusconi e compagni finendo con il danneggiare i partiti minori e quindi anche i candidati di sinistra democratica». Diverso il commento dell'ex governatore. «Sapevo che la mia terra non mi avrebbe abbandonato - ha commentato l'ex governatore Salvatore Cuffaro eletto senatore - ma questa volta festeggio offrendo ai giornalisti caramelle alla carruba. Un prodotto siciliano. Vedremo se piacerà tanto e avrà lo stesso effetto dei cannoli». Pippo Scalia definisce straordinario il dato elettorale. «Il risultato - dice Scalia - era nelle previsioni e i risultati a nostro avviso sono in linea con quello che ci aspettavamo. Lo stesso andamento che è stato realizzato in linea nazionale e di cui non siamo sorpresi». Per Giacomo Di Benedetto il dato generale che emerge è che si va verso un li sistema nazionale caratterizzato dal bipolarismo con la scomparsa dei piccoli partiti. «Per quanto riguarda il Pd - aggiunge - veniamo da una buona un campagna elettorale con un dato di partenza che vedeva posizionati male venendo da un governo comunque sfiduciato. In Sicilia invece ha prevalso un voto di sistema forte che ha trascinato anche il presidente». Molto soddisfano dei risultati raggiunti il parlamentare agrigentino Roberto Di Mauro. «Per la provincia di Agrigento - commenta - il dato elettorale nazionale del Movimento per l'Autonomia è stato largamento positivo. Rispetto a due anni fa raddoppiamo i nostri consensi, a testimonianza del consolidamento e radicamento nel territorio del nostro partito. Siamo passati dal quasi tre per cento delle politiche del 2006 a più del 6 per cento di quest'anno. È indubbio il successo conseguito, anche se l'abbinamento tra elezioni politiche e regionali ha comportato qualche sacrificio». Infine una curiosità. La candidata dell'Udc Giusi Savarino, ha votato nel seggio 11 a Ravanusa, sistemato nei locali del liceo pedagogico e scientifico "Giudice Saetta e Livatino". La Savarino, pur essendo residente a Palermo si è avvalsa della facoltà che hanno i candidati di votare in uno dei Comuni della stessa circoscrizione per la quale concorrono. Dopo alcune perplessità da parte del presidente di seggio la Savarino è entrata in cabina ed ha potuto esprimere la sua preferenza per le nazionali e per le regionali.
Il Popolo della libertà supera il 45% dei voti e nel capoluogo si avvicina al so per cento. Il Pd resta indietro di 14 punti ma
rispetto al 2006 guadagna voti avvicinandosi al 32 per cento. Tiene l'Udc che riesce a raggiungere il 15% delle preferenze
Agrigento resta una roccaforte del Pdl
Buona affermazione al Senato dell'Mpa che sfiora il 6% e raddoppia i propri consensi
AGRIGENTO. Come due anni alle «politiche» e alle «regionali», la provincia di Agrigento sinconferma roccaforte della coalizione di centrodestra. Il «Popolo della libertà» che tocca quasi il 45% dei voti, addirittura.« sbanca» nel capoluogo dove si avvicina al 50 per cento, distanziando, nel dato complessivo provinciale, di quasi 13 punti percentuali, il Pd che a sua volta, rispetto al 2006, guadagna voti avvicinandosi al 33%. E tra i due schieramenti, sgomitando per non farsi tagliare fuori, tiene l'Udc, che riesce a raggiungere quasi il 15% delle preferenze, qualcosa in più rispetto alle politiche di due anni fa. E con l'ex governatore
Totò Cuffaro, capolista al Senato, che nella sua Raffadali, con oltre tremila preferenze, è riuscito a catturare quasi la metà dei voti. Buona anche l'affermazione dell'Mpa, che sfiorando il 6% dei voti raddoppia i consensi. Per il resto, dei partiti in lizza, solo la «Sinistra l'Arcobaleno» e la «Destra Fiamma tricolore», sono riusciti a superare l'uno per cento delle presenze. Di «grande successo» parla il coordinatore regionale di Forza Italia, l' agrigentino Angelino Alfano. Due anni fa Fi ed An, al Senato, riportarono rispettivamente il 22,4 ed il 7,7 per cento. Poco più del 30%, rispetto al «quasi» 39% di ora, che sommato al 6 per cento dell'Mpa portano il Pdl, quasi a toccare, coni dati quasi definitivi al Senato, la soglia del 45. «Nella città di Agrigento», dice Alfano, «abbiamo raggiunto, un risultato percentuale che si avvicina al 50%. La città e la provincia, hanno premiato il nostro progetto di governo e sono convinto che a questo punto sia nostra responsabilità dare soddisfazione a questa terra che tanto ha puntato su di noi. Ad Agrigento città il risultato è davvero esaltante: un elettore su due ha votato per il Pdl». «E da quel che sembra», aggiunge Alfano, «dalle sezioni fin qui scrutinate, ci consegna anche Lombardo presidente della Regione. Si tratta di due successi straordinari che si sposano con quello riscosso del Pdl». Gli fa eco il coordinatore regionale di An, anche lui agrigentino, Pippo Scalia: «Sì, ci aspettavamo un successo del Pdl, ma sinceramente non di queste proporzioni. Un successo che premia il lavoro svolto in tutta la Sicilia ed in provincia di Agrigento la classe dirigente del neonato partito che ha dimostrato coesione e voglia di continuare in questa grande ed entusiasmante avventura. Ora non abbiamo più alibi».
È ancora un agrigentino uno dei leader dell'Mpa, l'ex capogruppo all'Ars, Roberto di Mauro. «Per la provincia di Agrigento il dato elettorale nazionale è stato largamente positivo. Rispetto a due anni fa raddoppiamo i nostri consensi, a testimonianza del consolidamento e radicamento nel territorio del nostro partito. Siamo passati dal quasi 3 per cento delle politiche del 2006 a più del 6 per cento di quest'anno. È indubbio il successo conseguito, anche se l'abbinamento tra elezioni politiche e regionali ha comportato qualche sacrificio.
Ma c'è anche soddisfazione sul fronte contrapposto. Il Partito democratico da solo ha quasi raggiunto il 30 per cento dei voti, con quasi il 5 per cento in più rispetto ai voti riportati due anni fa dai Ds e Margherita. Con «Italia dei valori» che supera il 3%, guadagnando voti rispetto al 2006. «I primi dati», dice il segretario provinciale del Pd, Emilio Messana, «confermano questa tendenza al bipolarismo, anche se in Sicilia debbano ancora registrare il forte radicamento dell'Udc che a quanto pare, stando ai primi risultati riesce ad eleggere proprio qui due tre senatori conquistati su scala nazionale. Siano soddisfatti perché anche in provincia di Agrigento ci siamo attestati sul dato nazionale con l'elettorato del centrosinistra che si è riconosciuto nel Pd».
LA SICILIA
Tutto secondo le previsioni
Il centrodestra ha stravinto confermando la tendenza moderata degli agrigentini. Bene comunque il Pd
Chi si aspettava una rivoluzione in Sicilia, anche parziale, è rimasto deluso. Nonostante il drastico cambiamento imposto alla politica nazionale, e le nuove coalizioni, che hanno visto a livello nazionale l'Udc correre da sola quasi contro il Pdl, in provincia di Agrigento l'elettorato ha complessivamente mantenuto le sue preferenze. Con piccoli spostamenti, i grandi hanno mantenuto il controllo della situazione. Così Forza Italia, con Alfano, Cimino e Fontana sono riusciti a dare al partito in provincia un grande risultato, aiutati dall'Alleanza Nazionale di Pippo Scalia, Carmelo Cantone e Luigi Gentile, che hanno complessivamente mantenuto. Buona, ma attesa, la prova del Movimento per l'Autonomia trascinato dalla candidatura a Governatore del catanese Salvatore Lombardo e che in provincia di Agrigento può contare sull'apporto sostanziale di Roberto Di Mauro. Buoni i risultati del Partito Democratico. Ma anche questi secondo le previsioni, se non addirittura al di sotto. In molti si aspettavano infatti che la figura carismatica di Walter Veltroni e l'indiscussa capacità di Anna Finocchiaro potessero spostare anche glí indecisi verso il centrosinistra. Ma la rivoluzione non c'è stata. L'elettore Agrigentino, da sempre moderato di centro, solo una volta l'anno scorso con Zambuto si è spostato dalle sue posizioni per la scelta del sindaco, ma non dei consiglieri. Nell'aula Sollano del Comune restano infattui ancora quasi tutti i consiglieri di centrodestra, ora maggioranza bulgara del sindaco Zambuto. Quest'ultimo, infatti, aveva già mostrato di volersi spostare nel centrodestra, schieramento dal quale proveniva, e in particolare nel Pdl. E ora, come ha confermato ieri, è pronto a trattare con il nuovo presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e col nuovo Governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, che gli hanno promesso aiuti I per la città dei templi.
I RISULTATI ELETTORALI. Straripante vittoria del Pdl, buona affermazione dell'Udc, resiste il Pd
Valanga «azzurra» al Senato
Il Popolo della Libertà stravince anche la sfida al Senato (da solo ha il 30,7 per cento) e con l'MpA (che si attesta intorno al sei per cento) fa man bassa di voti. E se si pensa che l'Udc ha sfondato in provincia il muro del 15 per cento il dato del complessivo del centro-destra dice che siamo più a meno al 60 per cento. Fatti salvi i raffronti rispetto alle ultime politiche dove An e Forza Italia correvano da soli, così come Ds e Margherita, Agrigento e la sua provincia confermano insomma di essere una roccaforte «azzurra». E proprio il Popolo della Libertà ha messo a segno nel capoluogo una performance quasi da record: il 47,2 per cento (con 12.156 voti). E rispetto alla tradizione anche il Patrito democratico si è «difeso» toccando il 26,5 per cento con l'Udc che si è attestato sull'11 percento. Ma il Popolo della Libertà ha sbancato Licata con il 60,5 per cento e il Partito democratico fermo al 18,3. Se al risultato del Pdl si aggiunge il 9,3 per cento dell'Udc e il 5 per cento dell'MpA si può dire che l'area del centrodestra, che si misurerà tra due mesi con le amministrative, supera il 70 per cento. A riconfermare grande fiducia all'ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro è stata la sua Raffadali, dove l'Udc ha ottenuto il 45,3 per cento (quattro volte più del Pdl fermo al 9,9 per cento). Si difende il Partito democratico che sfiora il 30 per cento ma siamo nella ex roccaforte rossa dell'Agrigentino (dove peraltro anche la Sinistra Arcobaleno non ha ottenuto un grande risultato). Negli altri grandi Comuni della provincia da segnalare che a Canicattì l'MpA è al 6 per cento, il Pdl al 42 per cento e il Pd al 31 per cento. A Sciacca il Pdl sfonda il muro del 41 per cento con il Pd che non arriva al 30 per cento. Tra gli «altri» va detto che al disastro nazionale della Sinistra Arcobaleno ha contribuito Agrigento (siamo al 2,1 per cento), Di Pietro arriva al 3 per cento, la destra sfiora l'uno e mezzo , per cento. Anche all'ombra dei templi insomma vi è stata la polverizzazione del voto.
ALTRI INTERVENTI SUL TERMINALE PROPOSTO DA ENEL
Via libera al rigassificatore da Confindustria e Cgil
Sul tema relativo al rigassificatore Confindustria Agrigento prende atto del favorevole parere di compatibilità ambientale rilasciato dal Ministero dell'Ambiente. Il Presidente Giuseppe Catanzaro ha altresì rilevato che «i commenti al riguardo anche quelli critici, da par re di diversi attori Istituzionali, del Sindacati e di Associazioni rispetto agli effetti sociali prodotti dal rigassificatore vanno letti ed apprezzati quali azioni di stimolo per sostenere lo sviluppa economico connesso all'iniziativa».
Secondo Catanzaro «Confindustria è pronta a confrontarsi con gli attori sociali per sviluppare iniziative in ordine alla questione socio-economica che può e deve diventare occasione di sviluppo della nostra realtà. Gli interessi diffusi che rappresentiamo ci impongono di metterci responsabilmente a servizio delle nostre Comunità perché nel rispetto delle regole», ha puntualizzato il Presidente Catanzaro, sempre secondo il quale «produrre benessere e ricchezza sociale sono il fine dell'impresa che è chiamata a svilupparsi nel territorio in cui opera e quindi responsabilmente a impedire che si possano ripetere pregresse negative esperienze di processi di sviluppo non adeguatamente supportati». Secondo il segretario provinciale della Cgil Piero Mangione «l'approvazione romana del progetto ENEL di impiantare un rigassificatore a Porto Empedocle chiude una fase legata alla fattibilità dello stabilimento industriale ed al suo insediamento certo nell'area prescelta. Fa giustizia sulle tante strumentalizzazioni e terrorismi messi in atto da chi ha la vocazione a stoppare ogni iniziativa imprenditoriale e dovrebbe l'approvazione ministeriale rassicurare quella parte di opinione pubblica che, invece, in perfetta buona fede e per intima convinzione ha manifestato obiezioni, riserve e paure».
SOLE 24 ORE
La Ragioneria conferma che la Finanziaria non prevede l'ingresso diretto
Assunzioni co.co.co. in due fasi
Il primo passo è il concorso per posti a tempo determinato
MILANO. Anche il ministero dell'Economia interviene per cancellare l'ipotesi diuna stabilizzazione diretta per i co.co.co. impiegati nelle pubbliche amministrazioni, alimentata dall'articolo 3, comma 94, lettera b) della Finanziaria 2008 (legge 244 del 2007).
La legge include infatti tra le figure candidabili al posto fisso anche i collaboratori che abbiano maturato tre anni di servizio nel quinquennio antecedente il 28 settembre 2007. In una nota indirizzata a Viminale e Funzione pubblica la Ragioneria generale, richiamando le tante incertezze determinate da questa previsione che «non si caratterizza per chiarezza espositiva e per inappuntabile tecnica normativa», esclude senza esitazioni che si possa trasformare direttamente per questa via una collaborazione in un contratto a tempo indeterminato. Non è possibile infatti «parificare» i co.co.co. à contratti a tempo determinato; solo questi ultimi sono candidati diretti all'assunzione definitiva, mentre ai primi si apre un percorso in due tempi: la «prestabilizzazione», attraverso la riserva del 60% nei concorsi per i posti a tempo determinato (prevista dai commi 529 e 560 della Finanziaria 2007) e, solo dopo tre anni, la stabilizzazione definitiva. Senza questo doppio passaggio sarebbe impossibile inquadrare gli ex co.co.co. stabilizzati in profili professionali specifici; i collaboratori, infatti, sono titolari di un rapporto di lavoro autonomo (come ribadito dalla circolare 2 del 2008 della Funzione pubblica). Dall'avvio del contratto a tempo determinato, in linea con quanto indicato in alcuni pareri della Funzione pubblica (si veda, da ultimo, «Il Sole 24 Ore» del 5 aprile) parte la maturazione del requisito triennale necessario per ottenere l'assunzione definitiva. Il cardine di questa procedura in due fasi è la riserva del 60% dei posti destinata ai co.co. co. nei concorsi per il tempo determinato, introdotta appunto dai commi 529 e 560 della Finanziaria 2007. Ma proprio contro questo meccanismo, almeno per quel che riguarda le Regioni, si è pronunciata venerdì scorso la Corte costituzionale nella sentenza 95/2008, in cui la Consulta ha bollato come illegittimo l'obbligo di riserva del 60% dei posti perché la materia riguarda «l'organizzazione amministrativa delle Regioni», e rientra quindi nelle competenze regionali residuali previste dall'articolo 117, quarto comma della Costituzione.
La bocciatura della Consulta si appunta solo sull'obbligo imposto alle Regioni e alle Province autonome, che sono libere die organizzare come meglio credono i propri concorsi (come già stabilito dalla stessa Corte nella sentenza 380 del 2004). Ma l'analisi alla base della pronuncia, che si sofferma sul fatto che la norma impone precetti dettagliati su quale personale assumere e dunque non può essere ritenuta un «principio di coordinamento della finanza pubblica», ricalca da vicino analoghe prese di posizione assunte in passato dalla Corte (ad esempio contro le prescrizioni contenute nel Dl taglia spese del 2004) anche nei confronti degli obblighi imposti agli enti locali. La stabilizzazione, conclude comunque la Ragioneria, è una facoltà e non un obbligo delle amministrazioni, che devono effettuare le proprie scelte senza sviare dai vincoli relativi a spesa di personale e Patto di stabilità.