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Provincia di Agrigento
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Rassegna stampa

 

Rassegna stampa del 16 Settembre 08

Giornale di Sicilia

I partiti della coalizione non raggiungono l'intesa e Bennici chiede un rinvio
Provincia, il Pdl è senza capogruppo
(*papi*) Nulla di fatto ieri sera per la nomina del capo-gruppo e del vice capogruppo del Pdl al consiglio provinciale. La riunione, fissata per le 17 di ieri, è stata infatti rinviata a stasera, prima dell' inizio dei lavori dell' assemblea provinciale. È stato Angelo Bennici a chiedere il rinvio ai suoi colleghi che hanno accettato la proposta. Da accordi presi in precedenza il capogruppo sarà Ivan Paci mentre il vice capogruppo sarà un esponente di An. Si tratta quindi soltanto di ratificare le nomine. Solo così si potrà riunire la conferenza dei capogruppo al fine di affrontare il discorso sulle Commissioni consiliari permanenti per eleggere a sua volta i presidenti e i suoi vice. Le commissioni permanenti sono dieci, mentre quelle speciali soltanto due. E stasera prima della seduta del consiglio, che dovrà discutere ed approvare il conto consuntivo 2008 si stabiliranno le cariche rappresentative del gruppo del Pdl che sarà unico con l'adesione dei consiglieri eletti in Forza Italia e nella lista di Alleanza azzurra. Anche l'Mpa ha deciso di costituirsi in gruppo unico con l'adesione di tutti i consiglieri eletti nelle liste: Sicilia forte e libera, Democratici ed autonomisti e lista del Movimento per l'autonomia che avranno come capo-gruppo Totò Scozzari di Casteltermini. Anche il Pd, per quanto riguarda l'opposizione ha deciso di nominare Ezio Di Prima capogruppo ed Ettore Di Ventura, vice capogruppo. Intanto nel Pdl Forza Italia continua la polemica sull'assessorato affidato a Vincenzo Giambrone. «Resto al mio posto fino a quando non sarà trovato un equilibrio interno al Pdl - ha spiegato Giambrone». «La mia presenza in giunta», ha detto ancora l'ex parlamentare regionale, «è garanzia per l'equilibrio interno del partito di Forza Italia, davanti ad un momento particolare ho dato la mia disponibilità a far parte del team amministrativo. Ancora non ci sono le condizioni perché io possa farmi da parte. Quindi mettiamo da parte le polemiche, siamo sol-tanto nella fase iniziale» aggiunge Giambrone, «e con senso di responsabilità cerchiamo di portare avanti, ognuno per la propria parte, i progetti di sviluppo per questa nostra provincia. Ai colleghi di giunta», conclude Giambrone - l'invito a mettere da parte le polemiche e a rimboccarsi le maniche per iniziare il lavoro, quello vero, che ci attende per i prossimi mesi».

Scuola, liceo«Linares» Studenti in aula
(*aau*) Al liceo classico, scientifico e psicopedagogico «Vincenzo Linares» gli studenti sono tornati in classe con due giorni di anticipo rispetto a tutti i loro colleghi licatesi. Ieri, infatti, la scuola di via Tripoli ha riaperto i battenti ed è tornata ad accogliere i ragazzi. Ha aperto anche il plesso di contrada Piana Bugiades che ospita una
parte della scolaresca. Pare non sia pronta, invece, l'ex scuola elementare «Profumo», del quartiere San Paolo, che dovrebbe accogliere almeno cinque classi. Come è noto, infatti, le aule a disposizione nel plesso di via Tripoli non bastano per tutti gli studenti del «Linares». La situazione sarà affrontata già nei prossimi giorni. Nello scorso anno scolastico gli studenti hanno protestato a lungo perla carenza di aule e più volte si sono astenuti dalle lezioni. La soluzione del «Profumo», tra l'altro, non va a genio ai ragazzi che chiedono delle alternative.

PROVINCIA. Intervento di Lilly Mazza
Nessuna donna in giunta
La Cisl: «Poco democratico»
NO «I passi in avanti sono stati pochissimi e il potere, salvo rare eccezioni, rimane ancora stabilmente in mani maschili». Così Lilly Mazza, responsabile provinciale del «Coordinamento Donne» della Cisl, a proposito delle recenti vicende politiche, con l'esclusione, dalla giunta e dal consiglio probibnfaoel di una presenza femminile. «Tale esclusione, dice Lilly Mazza, rappresenta «un grave sintomo di mancata democrazia e di un evidente e radicato preconcetto secondo il quale le donne rappresentano solo se stesse mentre gli uomini rappresentano tutti». «La politica, aggiunge, da sempre è rappresentata da uomini, e dunque ha tempi e regole al maschile. Molte donne in politica cambierebbero l'immagine culturale e sociale della propria categoria. Ecco perché la battaglia per la rappresentanza equa è importante: è una lotta culturale». «Bisogna tener presente, per la Cisl, che le donne costituiscono la metà del corpo elettorale, che risultano sulla base di dati statistici più istruite, e quando arrivano all'amministrazione pubblica, soprattutto negli enti locali, dimostrano competenza, concretezza, eccellenza nelle relazioni e riscuotono maggiore fiducia. Però, purtroppo sono ancora poche. Il comune obiettivo presente e futuro, dovrebbe essere quello di raggiungere veramente la tanto sospirata condizione di "pari opportunità", cercando di riequilibrare la rappresentanza di donne e di uomini nelle liste elettorali, in tutti gli organi elettivi e in tutte le nomine. Si chiede una forte attenzione da parte di tutti i partiti, di tutte le coalizioni, di tutti i movimenti e naturalmente del corpo elettorale perché valorizzino le risorse femminili in tutte le istituzioni locali, regionali e nazionali, nelle nomine degli enti pubblici e delle aziende».

SONDAGGI. E' al 30° posto
Qualità della vita, Zambuto figura tra i sindaci più amati
(*amm) Il primo cittadino di Agrigento, il sindaco della città al di sopra dei partiti, è risultato essere, fra gli 8101 sindaci italiani, il trentesimo amministratore più amato dai suoi, concittadini. Il dato arriva da «Monitor città», un sondaggio che ogni sei mesi circa viene realizzato dall'ente per le ricerche "Ekma" peri comuni italiani. Un risultato a sorpresa considerando il momento difficile che la città sta vivendo per la crisi idrica, l'inquinamento marino, le difficoltà a mantenere livelli soddisfacenti da un punto di vista igienico sanitario, scolastici, di viabilità e di infrastrutture.
La classifica è stata realizzata con criteri tecnico scientifici per misurare il livello di soddisfazione dei cittadini rispetto ai servizi erogati dagli enti comunali, nonché il grado di fiducia nei confronti degli amministratori, con delle interviste telefoniche a persone maggiorenni residenti nel capoluogo. Per Zambuto questo risultato non è però una sopresa.«È semplicemente - dice - la conferma scientifica delle simpatie e degli apprezzamenti che ricevo ogni giorno. Nonostante le difficoltà, la gente capisce che stiamo governando nell'interesse degli abitanti e, soprattutto, con poche risorse. È un'ulteriore motivazione per continuare a governare in questa direzione».
ANNAMARIA MARTORANA 


La Sicilia 
 
Strade, c'è  speranza
Proficuo incontro a Palermo del presidente D'Orsi con l'assessore Gentile
Buone prospettive per il miglioramento dei colegamenti stradali. Ieri il presidente della Provincia Eugenio D'Orsi ha incontrato a Palermo l'assessore regionale ai Ll.Pp. Gentile con il quale ha parlato della Ss 189 Agrigento-Palermo, della Ss 640 Porto Empedocle-Agrigento-Caltanissetta e della cosiddetta «Mari e monti« che dovrebbe collegare le zone della montagna con i comuni costieri. «Per quanto attiene la "640" siamo a buon punto dato che - assicura il presidente D'Orsi - i lavori per la realizzazione del raddoppio da Porto Empedocle fino a Grottarossa dovrebbero cominciare a breve, si spera anche prima della fine dell'anno». Ma su questa strada, D'Orsi intende tenere alta la guardia anche per quanto attiene i lavori di consolidamento del viadotto Rocca Daniele.
«Anche sulla Ss 189 - ha detto il presidente della Provincia - ho ricevuto ampie assicurazioni dall'assessore Gentile. Su questa strada esiste già un finanziamento».
- E per la Mari e Monti?
«Anche in questa direzione il rappresentante del governo regionale è stato incoraggiante. Io credo che ci sono buone premesse per giungere alla realizzazione di una strada che sarebbe importantissima per lo sviluppo delle zone montane che allo stato attuale sono scarsamente collegate con il capoluogo e con la zona costiera della nostra provincia».
Del raddoppio della Porto Empedocle-Caltanissetta e della Ag-Palermo si parla da tanti anni. Intanto, a proposito della statale 189 c'è da registrare un'ordinanza del direttore regionale dell'Anas finalizzata, a seguito dell'automento del traffico veicola-re, all'ottimizzazione della funzionalità della segnaletica e della sicurezza. Pertanto è stato disposto l'obbligo di dare la precedenza a tutti i veicoli che da alcune vie pubbliche si immettono nella strada statale. Sono stati anche disposti direzioni obbligatorie, alcuni divieti di sorpasso, divieti di fermata. Inoltre il limite massimo di velocità è stato esteso ad altri tratti della strada, fissato per alcuni a 70, per altri a 60 e per altri ancora a 50 chilometri orari. Nelle rampe dello svincolo per l'abitato di Aragona addirittura a 40.
Sono limitazioni che certamente sono indispensabili per la sicurezza di quanti transitano ogni giorno per la strada, ma che allungano ulteriormente i tempi di percorrenza. L'intervento di raddoppio sull'arteria diviene dunque sempre più improcrastinabile.
S.F. 
 
PRESA DI POSIZIONE 1 LILLY MAZZA DEL COORD!NAMENTO DONNE DELLA C!SL
Scarsa rappresentanza femminile nelle istituzioni
Sulla questione della scarsa rappresentanza delle donne nelle istituzioni pubbliche è intervenuta la responsabile provinciale del Coordina-mento Donne della Cisl Lilly Mazza. «Possiamo constatare - dice - che finora i passi in avanti sono stati pochissimi e il potere, salvo rare eccezioni, rimane ancora stabilmente in mani maschili. Il discorso vale, purtroppo, anche per la nostra provincia e per tentare di stimare con esattezza l'entità di questo fenomeno, basta prendere in considerazione la composizione della giunta e del consiglio della nostra amministrazione provinciale. Da questa analisi purtroppo ne emerge un quadro poco confortante e cioè non vi sono donne presenti nella giunta e nel consiglio provinciale del territorio agrigentino». L'esclusione delle donne dalla politica rappresenta, secondo il Coordinamento Donne, «un grave sintomo di mancata democrazia e di un evidente e radicato preconcetto secondo il quale le donne rappresentano solo se stesse mentre gli uomini rappresentano tutti». «La politica - scrive Lilly Mazza - da sempre è rappresentata da uomini, e dunque ha tempi e regole al maschile. Molte donne in politica cambierebbero l'immagine culturale e sociale della propria categoria. Ecco perché per, me la batta-glia per la rappresentanza equa è importante: - E' una "lotta culturale. Bisogna tener presente che le donne costituiscono la metà del corpo elettorale, che risultano sulla base di dati statistici più istruite, e quando arrivano all'amministrazione pubblica, soprattutto negli enti locali, dimostrano competenza, concretezza, eccellenza nelle relazioni e riscuotono maggiore fiducia. Però, purtroppo sono ancora poche. Il comune obiettivo - conclude - presente e futuro, dovrebbe essere quello di raggiungere veramente la tanto sospirata condizione di "pari opportunità", cercando di riequilibrare la rappresentanza di donne e di uomini nelle liste elettorali, in tutti gli organi elettivi e in tutte le nomine. Si chiede una forte attenzione da parte di tutti i partiti, di tutte le coalizioni, di tutti i movimenti e naturalmente del corpo elettorale perché valorizzino le risorse femminili in tutte le istituzioni locali, regionali e nazionali, nelle nomine degli enti pubblici e delle aziende».


Consiglio provinciale sulle «partecipate»
Questa sera con inizio alle 19, il Consiglio Provinciale di Agrigento tornerà a discutere il rendiconto finanziario 2007 su cui pende una diffida dell'assessorato regionale inviata l'8 agosto, scorso e in cui si stabilisce il termine di 45 giorni per approvare l'atto.
Il Consiglio, che proprio in qquell'occasione aveva eletto presidente e vice presidenti, aveva rinviato i propri lavori nella seduta dell'8 settembre. 12 causa del rinvio è stata spiegata dalla necessità dei Consiglieri provinciali di poter avere maggiori ragguagli e chiarimenti sulla relazione dei Revisori dei Conti e soprattutto per visionare i bilanci delle società collegate all'Ente. Convocato per la prima volta dal neo presidente Dino Buscemi, all'ordine del giorno non prevede altri punti da discutere oltre all'esame delle «partecipate». Una discussione «delicata» perchè metterà sul tavolo il bilancio di società come l'Aavt (aeroporto Valle dei templi) che sono costate parecchi soldi all'Ente per il pagamento di stipendi o sprese, senza avere mai prodotto nulla o quasi. C'è da dire che sarà l'occasione per confermare la formazione di un unico gruppo dell'Mpa composto da 9 consiglieri su 35, e della designazione di tutti i capigruppo.
s.z. 

Palma Montechiaro
Consiglio, s'insedia Salvatore Greco
Nel prossimo Consiglio comunale farà il suo ingresso in consiglio l'esponente politico di Alleanza Nazionale Salvatore Greco (nella foto), ex dipendente della Provincia Regionale di Agrigento e commissario straordinario dimissionario del circolo cittadino del partito di Fini. Greco prenderà il posto di Luca Salvato poiché quest'ultimo è stato chiamato a far parte della giunta provinciale, presieduta dal palmese Eugenio D'Orsi e che quindi ha dovuto lasciare lo scranno dell'aula consiliare di palazzo degli Scolopi, lasciando così il posto al primo dei non eletti della lista di Alleanza nazionale. Appunto Salvatore Greco che nelle elezioni amministrative del maggio fu superato dal neo assessore provinciale di soli 7 voti di preferenza. Una differenza quindi minima, a dimostrazione della consistenza elettorale del prossimo nuovo consigliere comunale, non nuovo a ricoprire tale ruolo politico. Egli infatti a metà degli anni '70 sedette in Consiglio comunale militando nell'ex Psi. Fu eletto nel 2001 nelle fila di An e rimase in carica sino al 30 ottobre del 2003, allorquando cioè firmò una mozione di sfiducia, assieme ad altri 12 consiglieri comunali del centro- destra, per sfiduciare il sindaco di Forza Italia Gaetano Falsone.

La Statale 640 è  una Via Crucis
E stato chiuso un altro ponte

FABIO RUSSELLO
Questa è una storia di ordinario disagio cui ormai siamo cóstretti a convivere e'che la dice lunga sulla qualità dei servizi e della vita di cui possiamo godere nella nostra provincia. Un camion, sabato sera, ha urtato contro il viadotto che attraversa la Strada Statale 640 e che consente di immettersi, per chi proviene da Canicattì, nello svincolo Canicattì Sud in direzione Agrigento. Lo svincolo è stato chiuso e da ieri per recarsi ad Agrigento c'è la deviazione che, percorrendo la Statale 122, obbliga gli automobilisti a recarsi fino a Castrofilippo. Ieri però al danno (svincolo chiuso) e alla beffa (viadotto Rocca San Daniele chiuso da quasi un anno) si è aggiunto un altro disagio perché in Viale Bonsiglio a Castrofilippo c'era il mercato settimanale e dunque per gli automobilisti arrivare ad Agrigento è stata una vera odissea: è stato necessario giungere fino a Favara (sempre seguendo la Statale 122) e immettersi nella deviazione che serve a bypassare il viadotto Rocca San Daniele intransitabile.
I lavori sotto il viadotto chiuso dal novembre scorso sono cominciati da alcuni giorni e dunque presumibilmente in un paio di mesi dovrebbe tornare ad essere percorribile. Ma il vero dramma è un altro: se sul Rocca San Daniele hanno pesato gli imminenti lavori per raddoppiare la Statale (e che hanno di fatto consentito solo una manutenzione straordinaria) che dire di quest'ultimo viadotto intransitabile in un tratto di Statale, quello di Canicattì Sud, che sarà del tutto abbandonato. La preoccupazione è che l'Anas, tra ritardi burocratici, progettazione, lavori e altro, alla fine decida di non intervenire. E così da Canicattì per raggiungere Agrigento sarà necessaria un'ora di macchina. Un'ora di macchina per fare 35 chilometri e non certo per i limiti di velocità ma perché la deviazione - e anche la deviazione della deviazione - ha una carreggiata così stretta che se si incontra un camion, un bus, un tir o un mezzo pesante qualunque, non resta che accodarsi. La qualità della vita si misura con l'efficienza dei servizi e con quella del-le infrastrutture. E se per i servizi basta aprire i rubinetti per giudicare, per le infrastrutture basta percorrere la Statale 640: un serpentone pericolosissimo e ormai abbandonato al suo desti-no in attesa che partano i lavori per il raddoppio previsti, sembra, a gennaio. 

TERME. Nel 1997 gli utenti erano quasi 8.000, nell'anno in corso sono circa 3.000
Presenze dimezzate in tre anni
Negli ultimi tre anni le presenze per le cure termali convenzionate e a paga-mento diretto si sono più che dimezzate. Dalle 7500 del 2006, si arriva giù, in caduta libera, fino alle circa 3000 della stagione in corso. Attualmente sono circa 2400 le presenze del 2008, ma rimane ancora un mese circa e si ritiene che si possa raggiungere quota 3000. Dati che trasformano in concretezza ciò che è stato scritto sul Piano industriale redatto dalla Terme di Sciacca Spa: «l'andamento negativo va ricercato nella carenza di interesse verso un servizio termale agganciato all'esclusivo apporto delle patologie». In parole povere, il vecchio termalismo è roba del passato e certamente non può costituire il core business di una azienda. Dal 1997 ad oggi è stata una emorragia continua di presenze. E a leggere i numeri risaltano talune curiosità. Il numero delle presenze record si è registrato nel 1999 con 7889. Dal 1997 al 2004 le presenze hanno sempre superato quota 7000. Con l'entrata in campo della Terme di Sciacca Spa si assiste ad un ulteriore caduta. Anno 2006, 7500 presenze, anno 2007, 5600 presenze, anno 2008, circa 3000. E il 2008 segna non solo il record negativo delle presenze, ma anche degli introiti derivanti dalle prestazioni sanitarie. Le entrate non dovrebbero superare, infatti, i 350 mila curo. Mentre fino al 2005 i dati sono al centesimo e consulta-bili dal Piano industriale, dal 2006 ad oggi un riserbo quasi militare blinda l'attività della società termale. E' vero che quest'anno fino a tutto giugno gli stabilimenti erano chiusi, ma questo è un argomento che sintetizza bene lo sfogo di Tito Livio: «Mentre Roma discute, Sagunto viene espugnata». Nel caso nostro la città della discussione diventa Palermo, ma nella sostanza il monito non cambia. Tre anni sono passati (mancano tre mesi) dalla costituzione e insediamento della nuova società termale che avrebbe dovuto «rilanciare il termalismo». Ma le terme sono in caduta libera, soprattutto per una politica regionale che ha perso tempo prezioso in discussioni che sono sfociate in due leggi risultate in conflitto con le normative europee in tema di libera concorrenza. Dal 1997 al 2004 le presenze hanno toccato un massimo di 7886 e un minimo di 7036, con una emorragia massima di 850 presenze. Dal 2006 a oggi si passa da 7500 del 2006 alle 5600 del 2007, per precipitare a circa 3000 nella stagione in corso. Nel Piano industriale c'è anche scritto: «Per poter-si posizionare nel mercato occorrono interventi radicali innovativi che differenzino il "prootto terme di Sciacca", da quello offerto da altre stazioni termali». Sì, quasi logico, ma intanto nelle altre stazioni termali si colgono utili, mentre qui è ancora in alto mare il pagamento dei debiti, la liquidazione degli stipendi, il realizzarsi della privatizzazione.
FILIPPO CARDINALE
 
Dipendenti sul piede di guerra
«Probabile un nuovo sciopero»

E' in programma per il pomeriggio di oggi, alle ore 19, presso il salone della chiesa del quartiere Perriera, un'attesa assemblea dei lavoratori delle Terme, promossa dalle organizzazioni sindacali di categoria su diretta sollecitazione del personale dipendente che da quasi tre mesi non percepisce lo stipendio.
La riunione si prevede piuttosto animata, soprattutto alla luce della volontà di molti lavoratori dello stabilimento termale di interrompere l'attività per protestare contro la mancata corresponsione degli stipendi dei mesi di luglio ed agosto. Ad animare ulteriormente il malessere del personale è stata la comunicazione diffusa sabato scorso dal sindaco Mario Turturici circa una convocazione da parte dell'assessore regionale al Turismo, con esclusione dei rappresentanti sindacali dei lavoratori.
All'incontro di oggi parteciperanno le associazioni che stanno portando avanti l'iniziativa «Ridateci le Terme». Toni Russo, rappresentante di questo gruppo di sodalizi, ritiene opportuna una partecipazione dei rappresentanti delle associazioni, dei comitati di quartiere e delle associazioni di categoria.
«E' un'ulteriore occasione - dice Russo - per ribadire le ragioni del Movimento e per sostenere i lavoratori nel-la definizione del ruolo unico e l'immediato pagamento dei tre mesi di stipendio». E' probabile, stando alle dichiarazioni di parecchi dei lavoratori termali, che oggi si possa decidere l'organizzazione di una nuova astensione dal lavoro o quantomeno di un sit in da tenersi a Palermo in occasione della riunione alla quale l'assessore Bufardeci avrebbe convocato solo il sindaco Turturici e il deputato saccense del Popolo della libertà Giuseppe Marinello. A difesa dei lavoratori si sono schierati anche alcune parrocchie presso i cui locali ci sono postazioni per la raccolta delle firme delle petizione popolare. Si può aderire all'iniziativa anche presso le parrocchie Maria Santissima di Loreto nel quartiere Perriera e presso la basilica di San Calogero.
GIUSEPPE RECCA

Sospeso il trasferimento del Ginnasio nella Garibaldi
E' attualmente sospeso il trasferimento degli studenti del Ginnasio di Agrigento alla scuola Garibaldi. Questa mattina, come annunciato sabato scorso, il preside della Garibaldi Natalino Proto ha contattato il collega del liceo classico «Empedocle» Carmelo Vetro, il quale ha precisato i termini della sua richiesta. Per i liceali occorrerebbero: 16 aule, due laboratori, una sala per la presidenza, una sala docenti e uno sgabuzzino. Spazi che la «Garibaldi» non possiede e che di fatto sospendono l'ipotesi di un trasferimento, quantomeno imminente. A questo punto i ragazzi del Ginnasio inizierebbero il nuovo anno nella loro sede di Calcarelle. Proto si dice amareggiato e ribadisce le sue preoccupazioni legate ad una eventuale convivenza tra ragazzi di 16 anni e bambini di 3 anni, entrambi titolari di esigenze incompatibili. Liceali e bambini accompagnati per mano dai loro genitori dovrebbero condividere la scalinata d'ingresso, i laboratori e anche la palestra. E gli effetti negativi di questa vicenda si sono già abbattuti sulla organizzazione logistica della Garibaldi. Se prima i piccoli dell'istituto potevano usufruire di grandi ed attrezzati laboratori di scienze e artistica, adesso si ritrovano in sgabuzzini. Le due attività infatti sono state trasferite in veri e propri ripostigli i cui mezzi e strumenti, comprati nuovi di zecca, si trovano accatastati l'uno sull'altro. Il preside ha dovuto rinunciare anche all'aula di musica, sistemando momentaneamente batterie, chitarra e quant'altro in una sede inappropriata, la biblioteca. Tutte attività ricreative trasferite in spazi sacrificati e angusti. E i disagi ci sarebbero anche per i liceali, privati di quello che la legge chiama «spazio vitale» a causa di aule troppo piccole. Nel frattempo l'istituto scolastico subirebbe un danno patrimoniale, visto che alcuni servizi igienici fatti costruire anni addietro a misura di bambino andrebbero smantellati e ricostruiti ex novo. Un vero scempio economico considerato lo stato di ottima conservazione di lavabi e vasi. Il preside Proto, come più volte ribadito, non è contrario alla concessione e utilizzo delle 15 aule dell'istituto che sono vuote, facendo beneficiare così l'altra utenza scolastica. Il suo atteggiamento diventerebbe inflessibile nel caso in cui si vedano bypassati o intaccati gli spazi didattici e le esigenze primarie dei bambini. Nel frattempo ieri mattina i dirigenti della Provincia e del Comune si sono incontrati per fare il punto sull'eventuale canone di locazione da pagare. Il Ginnasio, infatti, dipende dalla Provincia mentre la Garibaldi dal Comune.
DEBORAH ANNOLINO

le associazioni che stanno portando 
 
Linares, via con i doppi turni
Le sedi periferiche non sono pronte: disagi per gli studenti del Pedagogico
Amaro inizio del nuovo anno scolastico per i liceali del Vincenzo Linares di via Tripoli soprattutto per gli studenti con indirizzo pedagogico costretti ai doppi turni mattutini. Ieri mattina i circa 840 liceali che frequentano il Scientifico e il Pedagogico hanno varcato i cancelli del plesso Linares di via Tripoli e della sede distaccata sita nell'ex scuola materna di piano «Bugiades». «Giovedì prossimo il Comune dovrebbe procedere alla consegna del plesso delle scuole Elementari alla Provincia - ha spiegato la professoressa Anna Maria Ferrara, dirigente scolastico del liceo Linares -. Subito dopo l'espletamento di tale formalità, l'edificio scolastico di piano Mandrie nel quartiere di S. Paolo sarà consegnato al nostro istituto per ospitare nove classi di studenti del Pedagogico. Lunedì prossimo l'edificio scolastico in questione dovrebbe ospitare nove classi del Pedagogico vale a dire 221 alunni. Sino a quando non ci sarà consegnato l'edificio scolastico, i liceali del Pedagogico faranno i doppi turni, dalle 8 ale 11 e dalle 11 alle 14». «Lunedì prossimo inoltre - ha aggiunto la dirigente - in concomitanza con l'apertura del plesso Profumo sarà attivato il servizio navetta per il trasporto urbano dei liceali da via Dalla Chiesa a Salita Santamaria e vice-versa. Cerchiamo di affrontare i problemi venendo incontro alle esigenze dei nostri studenti». Ora si attende che il presidente della Provincia Eugenio D'Orsi sottoscriva con il Comune il contratto di locazione del plesso Profumo e poi bisognerà lavorare per rende-re agibile l'edificio scolastico chiuso ormai da due anni.
ANTONIO CACCIATORE
 
CERIMONIA DI IMMISSIONE IN POSSESSO. Il nuovo capo dell'ufficio requirente viene da Caltanissetta
Procura, insediato Di Natale
DARIO BROCCIO
«Sono qui per lavorare. E per farlo so che potrò contare su un gruppo di giovani e validi colleghi di cui mi ha ampiamente parlato il mio predecessore». Sono state queste le prime parole pronunciate dal nuovo procuratore-della Repubblica di Agrigento, Renato Di Natale, 62 anni, ex aggiunto della Procura di Caltanissetta. Di Natale succede ad Ignazio De Francisci che ha ricoperto l'incarico per 9 anni e che è stato nominato aggiunto alla Procura di Palermo.
Figlio di magistrato, Renato Di Natale, originario di Caltanissetta, ha svolto tutta la sua carriera negli uffici giudiziari del capoluogo nisseno. E' stato pretore, componente di Tribunale, presidente di sezione di Tribunale, presi-dente di Corte d'Assise, capo della Procura Circondariale della Repubblica e infine procuratore aggiunto. Dall'agosto del 2006 è stato, per alcuni mesi, il capo facente funzioni della Procura nissena. In questa qualità ha coordinato le più importanti inchieste giudiziarie su pubblica amministrazione e criminalità organizzata (quella di Caltanissetta è una Procura distrettuale antimafia). Nella qualità di presidente di Corte d'Assise, celebrò il primo processo contro i killer del giudice Rosario Livatino, i palmesi Paolo Amico e Domenico Pace. La cerimonia di immissione in possesso del nuovo incarico - presieduta da Luigi D'Angelo - è stata celebrata ieri mattina àll'interno dell'aula Livatino del palazzo di giustizia. «Il mio insediamento ha un valore particolare - ha aggiunto Di natale - perché tenuto in quest'aula dedicata al mio amico Rosario Livatino che ho avuto come uditore in Procura a Caltanissetta». Un saluto di benvenuto e un augurio di buon lavoro è stato rivolto al nuovo procuratore dai colleghi della Procura, da quelli del Tribunale, dall'Ordine Forense agrigentino, dall'Associazione nazionale magistrati e da numerosi esponenti politici della città dei templi. Alla cerimonia hanno preso parte le massime autorità comunali e provinciali, nonché Luigi Birritteri, capo di gabinetto del ministro della Giustizia, Angelino Alfano.
RENATO DI NATALE


IL RALLY E IN PROGRAMMA NEL PROSSIMO FINE SETTIMANA Fabaria, sono 65 gli equipaggi iscritti
Alla chiusura delle iscrizioni, sono 65 gli equipaggi che hanno perfezionato la propria adesione al secondo più importante rally siciliano, il 18° Fabaria Rally-23° Rally dei Templi, in programma da venerdì 19 e sabato 20 settembre in provincia di Agrigento, valido quale ottava e penultima prova del Trofeo Rally Asfalto, la maggiore serie nazionale riservata a questa specialità dopo il Campionato Italiano. La gara agrigentina potrebbe essere decisiva per l'assegnazione del titolo, come successo nel 2007, con vittoria in gara e nel Trofeo per Marco Silva-Giovanni Pina, che erano però in testa al Trofeo con alcune vittorie mentre quest'anno sono secondi in classifica e non hanno ancora vinto una gara con la Peugeot 307 Wrc; al contrario dei loro concittadini Felice Re Maria Bariani, che vantano tre vittorie nelle ultime quattro corse disputate e con la Citroen Xara Wrc precedono di 11 punti i loro rivali, che dovranno essere tenuti dietro per aggiudicarsi la serie con una gara di anticipo. Chi invece un trofeo se I'è già aggiudicato è Alfonso DI Benedetto, che in coppia con Alessandro Michelet quest'anno ha disputato tutto il Trofeo Asfalto Rally: la rinuncia a partecipare alla gara siciliana da parte del suo rivale in classifica, Dario Bigazzi (staccato di 18 punti) ha permesso al pilota di Canicattì di aggiudicarsi in anticipo la Coppa Csai gruppo N, con una Mitsubishi Lancer Evo IX. Al Fabaria correrà anche suo fratello Davide, con una Renault Clio Super 1600 con la quale potrà puntare ai vertici della classifica.
ANTONINO RAVANÀ 

 
agrigentonotizie.it
 
Rally, al Fabaria iscritti 65 equipaggi
Sport - Favara - 15/09/2008
Alla chiusura delle iscrizioni, sono 65 gli equipaggi che hanno perfezionato la propria adesione al "18º Fabaria Rally-23º Rally dei Templi", secondo per importanza in ambito regionale, in programma da venerdì 19 a sabato 20 settembre in provincia di Agrigento, valido quale ottava e penultima prova del Trofeo Rally Asfalto, la maggiore serie nazionale riservata a questa specialità dopo il Campionato Italiano. La gara agrigentina potrebbe essere decisiva per l'assegnazione del titolo, come successo nel 2007, con vittoria in gara e nel Trofeo per Marco Silva-Giovanni Pina, che erano però in testa al Trofeo con alcune vittorie mentre quest'anno sono secondi in classifica e non hanno ancora vinto una gara con la Peugeot 307 Wrc. Al contrario dei loro concittadini Felice Re-Maria Bariani, che vantano tre vittorie nelle ultime quattro corse disputate e con la Citroen Xsara Wrc precedono di 11 punti i loro rivali, che dovranno essere tenuti dietro per aggiudicarsi la serie con una gara di anticipo. Chi invece un trofeo se l'è già aggiudicato è Alfonso Di Benedetto, che in coppia con Alessandro Michelet quest'anno ha disputato tutto il Trofeo Asfalto Rally. La rinuncia a partecipare alla gara siciliana da parte del suo rivale in classifica, Dario Bigazzi (staccato di 18 punti) ha permesso al pilota di Canicattì di aggiudicarsi in anticipo la Coppa CSAI gruppo N, con una Mitsubishi Lancer Evo IX. Al Fabaria correrà anche suo fratello Davide, con una Renault Clio Super 1600 con la quale potrà puntare ai vertici della classifica. Fra gli altri equipaggi d'oltre Stretto da segnalare Vescovi-Guzzi (Renault Clio Rs3), anche loro già vincitori della Coppa CSAI classe R3 ma in lotta per la corona d'alloro nella Coppa CSAI 2 Ruote Motrici con Amorisco-Porello (Renault Clio Rs); ed ancora Ferrari-Annibaletti, Tosini-Girelli ed i sanmarinesi Broccoli-Cicognini, tutti su Renault Clio Rs3, nonché gli svizzeri Candido-Perrone, su Ford Fiesta gruppo N. Fra i partecipanti ci sarà anche Riccardo Bossi (figlio del Ministro Umberto), alla guida di una Suzuki Swift gruppo N, vettura con la quale si disputerà il trofeo monomarca organizzato dalla Casa giapponese. Riccardo Bossi (che corre per i colori della scuderia palermitana "Island Motorsport") sarà accolto in Sicilia dalla senatrice Angela Maraventano, eletta per la Lega Nord a Lampedusa
 
 
agrigentoweb.it
 
Consiglio Provinciale: si discute il rendiconto finanziario 2007 
Scritto da Redazione, 15-09-2008 13:19
Domani sera, alle 19:00, il Consiglio Provinciale di Agrigento tornerà a discutere il rendiconto finanziario 2007 su cui pende una diffida dell'Assessorato Regionale inviata l'8 Agosto, in cui si stabilisce il termine di 45 giorni per approvare l'atto. Il Consiglio aveva rinviato i propri lavori nella seduta dell'8 settembre. La causa del rinvio è data dalla necessità dei Consiglieri di poter avere maggiori ragguagli e chiarimenti sulla relazione dei Revisori dei Conti e soprattutto per visionare i bilanci delle società collegate all'Ente. L'ordine del giorno non prevede altri punti da discutere. 

 
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Settimio Biondi: "Agrigento non è più una città turistica"
lunedì 15 settembre 2008
Intervista all'assessore al turismo del Comune di Agrigento, Settimio Biondi
AM: Concentriamoci sulla problematica del turismo funzionalmente a quelle che sono le pressioni degli operatori turistici che oggi non trovano delle risposte nell'azione amministrativa.
SETTIMIO BIONDI: Lo studioso, lo studente universitario che volesse dedicare una tesi al turismo in relazione alle amministrazioni pubbliche di Agrigento si troverebbe imbarazzato perché rovistando tra i bilanci comunali dell'ultimo trentennio avrebbe la sorpresa di non imbattersi in alcun stanziamento specifico per il turismo. Il turismo ad Agrigento c'è ma non si vede: ne parliamo tutti ma nessuno sa che cosa sia, dove sia, come si fa per incrementarlo, come si fa per evidenziarlo. Il turismo in un certo senso è probabilmente il sogno di questa città, sogno che poi svanisce non appena ci si sveglia e si guarda alla realtà.
AS: Si parla molto di "vocazione turistica".
SETTIMIO BIONDI: Si parla di "vocazione turistica" e in effetti io credo che esista solo la vocazione a parlare di vocazione turistica. Gli che gli agrigentini siano limitati dal "sentito dire" nelle loro esternazioni, nelle loro utopie e nei loro sogn. Siccome tutti parlano di Agrigento come una città turistica, data l'esistenza dei templi, si pensa che debba esserci quasi meccanicisticamente un movimento turistico. E' stata la facilità del meccanismo mentale a far sì che gli agrigentini non abbiano fatto mai nulla per far diventare Agrigento una città turistica. Un po' come la diceria che il nobile siciliano, quasi a discolpa delle manchevolezze dell'isola, esterna a Goethe: "noi siamo figli di dei, e quindi essendo figli di dei siamo perfetti, ed essendo perfetti non possiamo essere perfettibili e non dobbiamo fare nulla per renderci perfetti in quanto già lo siamo". Questa è la psicologia tautologica del popolo siciliano. Ritornando al discorso di prima: non faccio un discorso che riguarda il bilancio dell'anno scorso, di quest'anno o di due, tre anni fa ma piglio le distanze, creo una prospettiva. Il giovane studioso che volesse dedicare uno studio a questo problema si troverebbe a dover dire: "sto parlando di qualcosa di cui non esiste traccia documentale", almeno per quanto riguarda il movimento di capitali, le risorse finanziarie che non ci sono mai state. Anzi: non si è mai considerato di poterle considerare, imputare, inserire in un bilancio. In questo 2008 non abbiamo avuto nel bilancio neanche una lira per il turismo. Io, nel mio assessorato, ho avuto lo stanziamento di una somma, non certamente cospicua, di centomila euro, per l'attività turistica, un più cospicuo finanziamento è stato previsto in previsione del contributo che ci darà la Regione siciliana per l'attività della stagione teatrale del Teatro Pirandello ma per quanto riguarda invece il turismo, noi abbiamo avuto un finanziamento pari a zero. Se il bilancio rappresenta un documento degli obiettivi della pubblica amministrazione, allora sarebbe anche facile dire che a zero stanziamento per il turismo non può che corrispondere un'attività turistica "zero". Questo lascerebbe supporre che coloro che hanno immaginato il bilancio siano stati irretiti, e io credo che sia stato così, dalla credenza pluri-annuale e generalizzata che dato che il turismo c'è, non è necessario che ci sia. E' un atteggiamento estremamente illusorio perché da diversi anni ci troviamo di fronte ad un decremento continuo delle presenza turistiche ad Agrigento e credo che sommando i diversi decrementi degli ultimi anni noi siamo arrivati ad un abbattimento pari al 50% rispetto al movimento turistico di soli cinque anni fa. Quindi noi nello spazio di cinque anni abbiamo perduto una fetta di mercato del 50%. E siccome il movimento turistico di cinque anni fa non era tale da determinare una svolta epocale in maniera economica per la nostra città, dobbiamo dire che oggi il turismo, con questo abbattimento, è venuto quasi del tutto meno. Possiamo aggiungere che Agrigento non è più una città turistica e che tutti i discorsi che si vanno facendo sul turismo sono immaginari e retorici.
AS: La "vocazione turistica" è quindi una fantasia legata all'eredità che ci hanno lasciato gli avi greci, alla fortunata posizione geografica?
SETTIMIO BIONDI: Quest'anno la Sicilia ha perduto una fetta considerevole di mercato, ci sono state le stazioni turistiche come Sciacca, Taormina, Gioiosa Marea, Cefalù, che sono andate in attivo, hanno incrementato la loro presenza turistica. Ci sono stati dei leggerissimi decrementi che però rientrano nel decremento generalizzato della Regione Sicilia. Il decremento di Agrigento è pari al doppio di quello siciliano. Non possiamo nasconderci dietro un dito dicendo che siccome ci sono stati meno turisti in Sicilia è necessario che ne siano venuti meno ad Agrigento. I giochini di parole non reggono più, perché sì ne sono venuti meno in Sicilia, ma ad Agrigento abbiamo avuto una perdita secca del 50%. Questa perdita si registra da diversi anni ed è ormai una costante, non può non avere delle precise ragioni: non possiamo parlare di contingenze o disfunzione di struttura, arrampicarci su considerazioni geopolitiche o stagionali o di mode. Anzi: segnali di allarme umanitario come lo sbarco di frotte sempre più consistenti di immigrati nordafricani, il verificarsi di commoventi e drammatiche sciagure a mare, sul Canale di Sicilia, hanno incrementato oltremodo il turismo lampedusano. Il che vuol dire che non sono stati dei segnali panici che hanno attenzionato in negativo il potenziale pubblico dei turisti.
AS: Se dovessimo dare un nome alla causa del problema turistico ad Agrigento, sarebbe "scarsa attenzione da parte della pubblica amministrazione"?
SETTIMIO BIONDI: Le cose non sono così semplici. La pubblica amministrazione di Agrigento non vorrei vederla dogmaticamente, al di fuori della cultura imperante ad Agrigento. C'è una serie di fatti culturali, empirici, strutturali, determinati dalla storia, cui partecipano tanto le pubbliche amministrazioni quanto i privati. Io non posso immaginare una pubblica amministrazione avanzata, colta, in una città arretrata; non posso immaginare neanche una città coltissima con un'amministrazione arretrata, perché se immaginassi qualcosa del genere io dovrei rinunziare a quel fondamentale strumento di democrazia che è lo strumento elettorale. Una città colta non può che eleggere un'amministrazione colta. Mi riferisco alla capacità di risolvere i problemi, non una cultura in senso classicista ma alla maniera anglosassone: capacità di dare risposte ai problemi. Quando parlo di cultura parlo di una cultura economica, sociale ma anche materiale. Il problema della pulizia, ad esempio, è un problema di cultura. Partecipiamo ad una realtà di cui fa parte, e poi diventa responsabile, la pubblica amministrazione, che si intesta quel livello, lo riceve come condanna attraverso il fatto elettorale. Se una responsabilità c'è, salvo a vedere come si snoda, traluce, appare, io parlerei di una responsabilità collettiva, degli intellettuali, degli organi finanziari, economici dello Stato, delle gestioni bancarie, delle scuole che forse non hanno seminato sufficientemente su questo terreno. Tutte queste responsabilità vanno istituzionalizzate e la responsabilità è quindi del Comune e mia che sono assessore al turismo. Da assessore al turismo faccio quest'analisi, dico che istituzionalmente sono responsabile, ma è chiaro che senza declinare la mia responsabilità cerco di spiegarmela. Ci sono dei motivi per cui Agrigento ha avuto queste perdite "secche". Il primo credo sia costituito dalla presunzione che essendo Agrigento una città turistica, non occorreva che facesse qualcosa per rimanere tale. Affermazione surrettizia, perché Agrigento avrebbe dovuto fare qualcosa per diventare una città turistica. Ecco svelato il tranello. Ci sono altri motivi: il principale è che il turismo non è più quello vigente fino agli anni settanta. In Sicilia si risolveva con il classico "giro della Sicilia", un giro che si sviluppava lungo le coste.
AS: Dunque il turismo "mordi e fuggi" non è un problema di oggi.
SETTIMIO BIONDI: C'è sempre stato. A volte i viaggiatori preferivano visitare una località a discapito di un'altra ma essendo nobili, facoltosi, rimanevano in Sicilia, spesso con il loro seguito, per lunghi periodi di tempo. Questo tipo di turismo, obbligatoriamente "siciliano" è stato messo in crisi. La Sicilia non è più vista come una regione da visitare interamente. Oggi, fatta l'unità d'Italia, la Sicilia si è sciolta in un contesto turistico "nazionale". Mi spiego: chi organizza una gita a Taormina visita esclusivamente quella città, non prende più in considerazione il classico "giro". Mentre prima la Sicilia sembrava un'unità inscindibile e campavamo di rendita, oggi questo non esiste più. La Sicilia offre oggi diverse mete, l'una delle quali esclude l'altra.
AS: E' anche un problema di collegamenti.
SETTIMIO BIONDI: La gente è costretta a fare delle escursioni giornaliere, più lungo è il viaggio più breve è il tempo da dedicare alle località oggetto di escursione. Questo ha fatto sì che il turismo divenisse "mordi e fuggi".
AS: Questo può anche essere dovuto al fatto che in centro città non ci sono degli itinerari turistici da seguire, bisogna andare un po' a naso.
SETTIMIO BIONDI: Rovesciamo il problema: non ci sono itinerari da seguire perché non c'è un movimento turistico. Non possiamo organizzarci a vuoto. Non possiamo, in un'economia di mercato, prepararci al turismo come la Corea del Nord, che può vantare tutte le strutture necessarie ma ben poche presenze turistiche. I due fenomeni dovrebbero essere congiunti: io, imprenditore, parto quando c'è movimento turistico. C'è anche un problema psicologico: così come molti preferiscono vivere alle periferie delle città e diventano pendolari, anche il turismo ha fatto le stesse scelte. Si parte dalle piccole località per raggiungere quelle più grandi. C'è anche un altro motivo, su cui io ho insistito molto con i rappresentanti degli albergatori, con gli operatori turistici, con il dottore Pendolino, presidente del Consorzio Valle dei Templi: il fatto che stiamo subendo la formidabile concorrenza territoriale di Sciacca. La crisi del turismo agrigentino coincide con l'ascesa, infrenabile ormai, di Sciacca. Se io fossi di Sciacca mi spiegherei questo fenomeno analizzando alcune caratteristiche: la grande tradizione termale ma anche il nostro culto di San Calogero, che portava i pellegrini a depositare gli ex-voto ad Agrigento dopo aver effettuato le cure termali a Sciacca. Sciacca ha un'attrezzatura, mentale, culturale, che Agrigento non ha. Bisogna considerare anche l'integrazione all'economia di Trapani, per cui Sciacca si è arricchita; il fatto che non ha avuto delle ristrutturazioni economiche, a differenza di Porto Empedocle: quand'ero ragazzino la quantità di pescato di Porto Empedocle superava ampiamente quella di Sciacca. Oggi l'attività della marineria di Porto Empedocle è diminuita moltissimo. Ci chiediamo perché? Perché è stato commesso un errore, è stata ristrutturata l'economia piscatoria della città in favore dell'industria. Allora i politici come Sinesio ma anche l'arcivescovo Peruzzo credevano di aver risolto tutti i problemi con la Montedison, che voleva intascare i contributi a fondo perduto della Regione. Quando finì il contratto che la vincolava alla Regione, la Montedison chiuse: migliaia di persone che da pescatori erano diventati operai, si trovarono disoccupati. Porto Empedocle è stata modificata, destrutturata, distrutta nelle sue tradizionali attività. I nostri padri hanno applaudito ad un'industria di concimi, misera, di base. E' chiaro che i paesi nordafricani, non appena si sarebbero riscattati dal feudalismo coloniale, avrebbero aperto industrie "di base" vendendo a prezzi più competitivi dei nostri. Noi avevamo la Keramos, un'industria che era stata fiorente perché vendevamo i forati alla Tunisia. Ma potevamo mai pensare che la Tunisia continuasse a dipendere per un secolo dalla Sicilia per i forati? Dopo qualche anno anche loro avrebbero aperto fabbriche di forati mettendo in crisi quelle di Sciacca ed Agrigento. Se Agrigento si fosse dotata di industrie avanzate, avremmo esportato per cinquecento anni al Nord-Africa. Questi sono gli errori che hanno distrutto la nostra cultura. Sciacca è stata più guardinga, è rimasta quella che era: un centro turistico motivato dalle terme e anche dal punto di vista religioso, il culto di San Calogero; un centro di pesca fiorente. Oggi Sciacca è importante anche grazie alla crisi di Porto Empedocle. Si è economicamente integrata più nella provincia di Trapani che in quella di Agrigento. L'altra città che sta all'altro capo della provincia è Licata, che ci ha dato delle avvisaglie di scontento e di sconforto: la storia dell'aeroporto, la chiusura degli stabilimenti tessili. Nessuno ha mai badato al fatto che Licata occupava una posizione strategica.
AS: Qualche anno fa Licata spingeva per diventare provincia.
SETTIMIO BIONDI: Licata voleva andare con Gela e noi a riderci sopra, anziché chiederci cosa ci fosse sotto. Devono esserci delle motivazioni per le quali una città voglia diventare capoluogo di provincia. Agrigento è stata travolta dallo sviluppo delle altre città. Non sono negativo nel dire questo, se cresce Sciacca vuol dire che cresce anche la Sicilia. Non posso condannare il fatto che gli altri crescono solo perché io non sono cresciuto. La crescita degli altri mi deve dare la possibilità di fare una profonda autocritica.
AM: Quali potrebbero essere, a suo avviso, le soluzioni?
SETTIMIO BIONDI: Consideriamo che il turismo non si può fare solo se si possiede un nome, ed Agrigento ha un grande nome. Noi facciamo propaganda per l'intero turismo siciliano ma non riusciamo a farla per noi. Ad esempio, una delle feste più conosciute della Sicilia è la Sagra del Mandorlo in fiore: non viene più nessuno a vederla. Certi patrimoni sono diventati così importanti che basta il "sentito dire" perché uno se ne senta appagato. Così è per Agrigento. Il problema non è la promozione di facciata, ma la promozione turistica. Cosa fare in concreto: poiché il turismo non può essere di un singolo sito ma di un hinterland, dobbiamo raggiungere un'intesa autocritica e propositiva con i comuni della "terra di Agrigento". Fare un'intesa con Licata, oggi, è del tutto inutile. Fare delle alleanze di facciata quando poi gli interessi divergono equivale, secondo me, a sprecare risorse.
AM: Quanto, considerando un'accezione più ampia di "turismo", dobbiamo concentrarci solo sulle risorse paesaggistiche, artistiche e culturali e quanto non dobbiamo sfruttare, ad esempio, un polo universitario che oggi non decolla.
SETTIMIO BIONDI: Io sono molto perplesso sull'università. Perché credo si sia lasciata prendere da una sorta di sindrome vertiginosa: creazione di facoltà e di spese. Quindi anche svalutazione di alcuni titoli universitari. I migliori corsi di specializzazione li stanno facendo a Sciacca che è Comune non socio del Polo Universitario di Agrigento. Questi corsi di specializzazione a favore del turismo sono su Sciacca con i soldi del Comune e della Provincia di Agrigento. Faccio una considerazione: i giovani che si laureano ad Agrigento, potranno essere occupati qui? No. Molti di questi andranno a lavorare altrove. Agrigento dovrebbe adottare una nuova formula: "è utile adottare questa iniziativa, articolo di bilancio, delibera, atto, ai fini del turismo?". 
 
Andrea Messina
Alessandro Sardone 
 
adnkronos
 
AGRIGENTO: CONSIGLIO PROVINCIALE, DOMANI SARA' DISCUSSO IL RENDICONTO FINANZIARIO 2007

Agrigento, 15 set. (Ufficio Stampa Provincia Regionale di Agrigento) - Domani sera, alle 19:00, il Consiglio provinciale di Agrigento tornerà a discutere il rendiconto finanziario 2007 su cui pende una diffida dell'Assessorato regionale inviata l'8 agosto, in cui si stabilisce il termine di 45 giorni per approvare l'atto. Il Consiglio aveva rinviato i propri lavori nella seduta dell'8 settembre. La causa del rinvio è data dalla necessità dei consiglieri di poter avere maggiori ragguagli e chiarimenti sulla relazione dei Revisori dei Conti e soprattutto per visionare i bilanci delle società collegate all'Ente. L'ordine del giorno non prevede altri punti da discutere.