
SABATO 13 MARZO
GIORNALE DI SICILIA
PALERMO. La Procura chiude l'inchiesta e scagiona oltre al governatore anche venti giornalisti
Ufficio stampa della Regione: «Archiviazione per Lombardo»
Archiviazione per Raffaele Lombardo e 20 giornalisti e possibile rinvio a giudizio per Salvatore Cuffaro: le richieste della Procura a chiusura dell'inchiesta
PALERMO. La Procura chiude l'inchiesta sulle assunzioni nell'ufficio stampa della Regione e la divide in due: da una parte deposita la richiesta di archiviazione per il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e i venti giornalisti sotto inchiesta; dall'altra si prepara all'avviso di conclusione delle indagini preliminari e alla possibile richiesta di rinvio a giudizio per il predecessore di Lombardo, Totò Cuffaro, e per l'ex capo dell'Ufficio legislativo e legale dell'amministrazione di Palazzo d'Orleans, Franco Castaldi. Abuso d'ufficio è il reato contestato ai 23 sott'accusa: a violare le regole, secondo la ricostruzione dei pm di Palermo Ennio Petrigni e Laura Vaccaro, sarebbero stati però Cuffaro, difeso dagli avvocati Nino Caleca e Nino Mormino, sotto il cui governo furono decise le assunzioni, e Castaldi, che avallò la decisione. Difetta invece l'elemento psicologico del reato, il dolo, da parte di Lombardo, assistito dall'avvocato Francesca Romana De Vita, che non ebbe ruoli nella decisione originaria e si ritrovò a gestire una situazione creata da altri. Non sono emersi invece elementi a carico dei giornalisti: non è stato dimostrato cioè, hanno concluso i pm, che gli indagati furono assunti grazie alla loro vicinanza ai politici o che essi «istigarono» i pubblici ufficiali ad inserirli senza concorso nei ranghi della pubblica amministrazione.
Proprio questa forma di reclutamento in un ente pubblico è però alla base del procedimento aperto in parallelo dalla Procura della Corte dei conti, che ha chiesto il risarcimento del danno erariale, per quella che è vista come un'assunzione senza titolo. Quattro milioni complessivi è la spesa ingiustificata che Cuffaro, oggi senatore dell'Udc, Castaldi ma anche Lombardo, leader del Mpa, dovrebbero rifondere alle casse pubbliche. Mentre i venti giornalisti rischiano il posto di lavoro. È cioè l'indagine della Corte dei conti a poter creare le conseguenze più significative. Le assunzioni dei giornalisti avvennero all'inizio del 2004 e finirono presto nel mirino degli inquirenti della magistratura con tabile, che trasmisero gli atti anche alla Procura presso il Tribunale. I pm Petrigni e Vaccaro, coordinati dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci, iscrissero ..nel registro degli indagati i due presidenti e l'alto funzionario e Poi i giornalisti. Agli atti dell'inchiesta anche le testimonianze di altri colleghi, che avevano chiesto di essere pure loro assunti, presentando i propri titoli, ma che non avevano mai ricevuto risposta alcuna. Il metodo di reclutamento fu la chiamata diretta, grazie alla legge regionale 2 del 2002, la prima Finanziaria del governo Cuffaro, che si ricollegava a sua volta alla legge nazionale 150 del 2000. Quest'ultima normativa stabiliva che le amministrazioni pubbliche debbono individuare, «nell'ambito delle proprie dotazioni organiche, il personale da adibire all'attività di informazione». Il ricorso a esterni sarebbe previsto solo con contratti a termine. Alle assunzioni fece subito seguito una violenta polemica politica. Secondo gli inquirenti, anche se la Sicilia è una Regione a Statuto speciale, non si può derogare a un principio essenziale: per essere assunti, a tempo determinato o indeterminato, nella pubblica amministrazione, ci vuole un concorso.
SANITÀ. Dopo la revoca dello sgombero non c'è più il rischio di dover abbandonare il nosocomio
S. Giovanni, il ministro Alfano oggi sarà in visita all'ospedale
Il sindaco Zambuto: «Ricordo con gioia la manifestazione degli agrigentini dell'estate scorsa che costrinse subito le istituzioni ad operare».
La notizia ha fatto il giro d'Italia in un battibaleno ed ha fatto tirare un sospiro di sollievo a degenti e dirigenti dell'ospedale San Giovanni di Dio. Non esiste più il pericolo di dovere evacuare la struttura per rischio sismico. E questa mattina alle ore dieci il ministro agrigentino Angelino Alfano sarà in città presso la struttura sanitaria di contrada San benedetto per incontrare i vertici della locale Asp alla luce della decisione del Gip del Tribunale di Agrigento, Alberto Davico, su richiesta della Procura, che ha disposto la revoca del provvedimento di sgombero della struttura. Dopo una visita all'interno del nosocomio da parte del Guardasigilli, è anche previsto un incontro con la stampa nella sala conferenze dell'ospedale.
La struttura resta comunque sotto sequestro, mentre cambia il custode giudiziario che da ieri è il direttore generale Salvatore Olivieri che sostituisce Guido Bertolaso, il capo della Protezione civile. Dopo i lavori di consolidamento immediatamente avviati in agosto adesso restano da fare lavori di manutenzione straordinaria. Agrigento per il momento quindi non rischiapiù di rimanere senza ospedale. «La revoca dell'ordinanza di sgombero, dice il presidente della Provincia Eugenio D'Orsi, restituisce serenità ad un'intera provincia».
Il sindaco Zambuto sottolinea l'importanza degli interventi di messa in sicurezza avviati dalla Protezione Civile con l'intervento finanziario della Regione Siciliana. «È una notizia, dice, che ci riempie di gioia. A seguito di una azione sinergica di tutte le istituzioni si è riusciti a garantire la permanenza dell'assistenza sanitaria nel territorio. Adesso ricordo con emozione la grande ed inusuale manifestazione degli agrigentini dell'estate scorsa che portò in molti a rivendicare un diritto essenziale, costringendo le istituzioni ad operare con tempestività e concretezza». Per i consiglieri comunali del Pdl Callari, Alfano, Putrone, Sollano, Calì, Amato e Vaiana «Oggi, dicono, pur continuando l'azione della magistratura inquirente sul caso, viene assicurato il diritto alla salute a tutti gli abitanti che a migliaia accedono al nosocomio. Un segno efficace dell'opera del Guardasigilli per la sua città e della solerzia del prefetto Postiglione».
Infine per il capogruppo del Pdl alla Provincia, Ivan Paci, la nomina di custode giudiziario del manager dell 'Asp Salvatore Olivieri al posto del capo della Protezione Civile Bertolaso conferma la bontà del percorso tracciato dal governo».
EMERGENZA SPAZZATURA. «Astensione selvaggia non motivata perché ci sono già i soldi per gli stipendi». Sindacati: «Non prendersela con i lavoratori»
Sciopero, Zambuto: «Non ci piegheremo alla mafia dei rifiuti»
Appello di Cgil, Cisl ed Uil al prefetto:«Chi ha sfiduciato Truglio, non si ferma di fronte al disastro che si sta determinando per la mancanza di una guida esperta».
«La mia città non può affondare nella spazzatura per colpa della mafia de rifiuti. Non ci piegheremo». Non si placa la rabbia del sindaco Marco Zambuto, di fronte allo sciopero del personale affetto alla raccolta dei rifiuti cha ha ormai messo in ginocchio un'intera città. Una denuncia grave, quella lanciata dal sindaco, che va ad aggiungersi a quelle dell'altro ieri quando ha parlato di «strane ed inquietanti coincidenze che si sono verificate, vedi caso, a pochi giorni dalla nuova gara da oltre cento milioni di euro e dalle dimissione dell'amministratore delegato Francesco Truglio». E la Procura non ha perso tempo, subito un inchiesta, con il capo della Digos, che ha già sentito, per tre ore, su delega dei Pm, lo stesso Zambuto. «Non posso ancora oggi, dice, non evidenziare la stranezza di questa astensione selvaggia, che non si motiva soprattutto a fronte dei trasferimenti i finanziari già effituati dai comuni e dalla Sogesa».
«Sì, lo sciopero, aggiunge, poteva già essere sospeso da alcuni giorni, visto che sono stati già versati, in due trance, complessivamente un milione e 300 mila euro e un altro milione arriverà lunedì. Quasi, quasi, l'altro ieri quando c'è stata la riunione, presenti anche i rappresentanti delle imprese, nell'apprendere a queste noti zie sicuramente buone, ci sono rimasti male. Ed allora ben venga l'indagine della Procura per fare chiarezza su tutto. Sappiano che non ci piegheremo, in una vicenda che ha ancora una volta ha sancito il fallimento degli Ato rifiuti, con alcuni sindaci, che pur essendo a posto come noi con i pagamenti, che si ritrovano sommersi dai rifiuti. Gli agrigentini dal 2005 ad per i rifiuti hanno tirato fuori ben 35 milioni di euro: 21 con le bollette, i restanti 14 con il conferimento diretto delle somme da parte del Comune». «In questa terra di Sicilia, l'ho già detto e lo ripeto, conclude Zambuto, è possibile che dobbiamo essere tutti fessi? Che non dobbiamo parlare, che bisogna guardare dall'altra parte? Ebbene io non ci sto». I sindacati:appello al Prefetto. Le tre segreterie di Cgil, Cisl ed Uil, con Buscemi, Stella e Manganella, se la prendono con chi dopo avere sfiduciato ha sfiduciato Truglio, non si ferma di fronte al disastro che si sta determinando per la mancanza di una guida esperta. L'astensione dal lavoro in questa forma che non rispetta le regole è stata da noi non condivisa. Ma alle nostre richieste di cercare una soluzione, non sono seguiti atti di distensione e ricerca di percorsi condivisi per dare una speranza ai lavoratori che due mesi senza stipendio. La scadenza, il 16 marzo, del contratto di appalto, senza che sia pronto il nuovo, aiuta solo al dispiegarsi di proroghe infinite. Invitiamo tutti quanti a non prendersela con i lavoratori che pur sbagliando non sono i responsabili di questo stato di cose»
Confcommercio. Auspica soluzioni immediate della vertenza, che sta creando tanti disagi alla cittadinanza ed agli operatori commerciali.
STATISTICHE UFFICIALI. I dati forniti dal Servizio turistico regionale n. 2 fanno ben sperare per il futuro della stagione 2010
Turismo, parte bene la stagione in gennaio. Presenze in aumento
Presenze in alberghi e b&b in aumento grazie a italiani ed in primo luogo di molti siciliani nei fine settimana. In tutto sono quasi 4 mila.
Per il turismo agrigentino il 2010 parte bene ed i dati ufficiali di arrivi e presenze, forniti dagli uffici del Servizio turistico regionale 2, fanno ben sperare in vista dell'avvio della stagione vera e propria a partire dalla prossima festività pasquale. In attesa delle statistiche relative al febbraio scorso, si possono analizzare quelle del primo mese dell'anno. Ebbene nonostante il calo sempre costante degli stranieri nei mesi di bassa stagione, le presenze e gli arrivi nelle camere di alberghi e b&b, sono aumentate grazie agli italiani ma soprattutto, ai movimenti dei fine settimana dei nostri conterranei provenienti dalle altre provincie siciliane, che in tutto sommano quasi quattromila pernottamenti. Cifre irrisorie si dirà ma che possono dare il percorso sulla via dello sfruttamento di tutte le possibilità che il mercato offre agli operatori. Complessivamente nel mese di gennaio gli arrivi sono stati 4524 rispetto ai 4260 del 2009 con una percentuale in positivo di 6.1. Le presenze, cioè i giorni di effettiva permanenza in città, invece sono di gran lunga maggiori con un positivo 8221 rispetto ai 7003 dell'anno precedente. La percentuale è di un più 17,3 percento. Se il buon giorno si ve de dal mattino...Adesso occhi puntati sull'avvio vero e proprio della stagione turistica. Tra tre settimane c'è la Pasqua e già fioccano le prenotazioni di scolaresche, viaggi organizzati e timidamente i primi turisti che cominciano ad arrivare nel sud Italia. E proprio sul turismo straniero sempre più in calo da alcuni anni a questa parte dovrebbero puntare tutti gli interventi a ' favore dell'industria turistica regionale. Nei giorni scorsi alla Borsa Internazionale del Turismo tedesco sono state spese parole di elogio per la nostra offerta turistica che negli anni è di gran lunga migliorata ma che deve fare ulteriori passi in avanti per rendersi appetibile al maggiore bacino di provenienza di viaggiatori dall'Europa. Intanto in città fioccano le iniziative promo pubblicitarie per i titolari di b&b che, dopo avere dato vita alla Associazione dei gestori extralberghieri riuniti, stanno realizzando una pensilina pubblicitaria a proprie spese in Piazza Marconi contenente l'elenco di tutte le strutture ed i rispettivi recapiti.
CENTRO STORICO
«In prestito la tenda di D'Orsi per protestare»
«Chiediamo in prestito dal presidente della Provincia regionale Eugenio D'Orsi la tenda che ha utilizzato per la sua lotta di protesta a favore della realizzazione dell'aeroporto». Sono i residenti del quartiere San Gerlando, rappresentati da Carmelo Terrasi, che con una lettera hanno fatto la richiesta al vertice dell'ente. «Rivendichiamo il diritto di mostrare a tutti le enormi problematiche sulla sicurezza che il nostro quartiere attraversa. Siamo riusciti ad ottenere la messa in sicurezza del muro lungo la via Duomo, i lavori per la messa in sicurezza del palazzo Lo Iacono con il conseguente sgombero delle vicine abitazioni, ma sono ancora tanti i rischi che corriamo quotidianamente in tutto il quartiere a ridosso della cattedrale, con antiche chiese, mura secolari e vecchi immobili che ogni giorno rischiano di crollare a causa delle condizioni pessime e delle abbondanti piogge delle ultime settimane».
LA SICILIA
Da mercoledì non c'è più l'impresa
Oltre al problema degli stipendi e del vertice dell'Ato, la prossima settimana scade anche l'appalto
A prescindere dallo sciopero degli operai, da mercoledì la città non avrà più il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Martedì 16 marzo infatti scadrà l'affidamento al raggruppamento di imprese che fino ad ora lo ha gestito ed allo stato attuale non é intervenuta alcuna proroga, né c'é ai vertici di Gesa Agrigento due qualcuno che, prima di quella data, può disporla. La situazione dunque si va facendo sempre più drammatica. Il personale del suddetto raggruppamento di imprese ieri era ormai al quinto giorno di sciopero, la città é invasa dalla spazzatura e tra poco si rischierà l'emergenza sanitaria, ma non si intravedono spiragli per un miglioramento della situazione. Oggi dovrebbe esserci l'assemblea dei sindaci aderenti all'Ambito, ma é probabile che tutto slitti alla seconda convocazione prevista per lunedì alla stessa ora. E' augurabile che non sia così e che invece si tengano realmente i lavori e che venga eletto un amministratore in grado di gestire l'emergenza e di adottare i provvedimenti necessari a garantire la continuità del servizio, altrimenti da mercoledì le ditte si fermeranno: in assenza di un incarico formale non potranno più, infatti, andare oltre. Intanto non si fanno attendere le reazioni politiche. Il consigliere provinciale di Rifondazione comunista Nino Spoto, considerato che «le colpe per i ritardi nella predisposizione del nuovo bando di gara vengono fatte ricadere sui Comuni da parte dell'Amministratore di Gesa», che «le giustificazioni fornite dall'Amministratore sembrano non solo molto debli, ma valide e giuste solo in apparenza» e che «L'Ato gesa Ag 2 si é dotato di un piano delle comunicazioni molto costoso», egli chiede di sapere «le vere ragioni per le quali il vero bando di gara non é stato ancora predisposto e se gli atti amministrativi collegati con il piano delle comunicazioni siano regolari». Secondo Vincenzo D'Amato dell'Associazione Civile Raffadalese «L'improvviso "siluramento" di Francesco Truglio e le sue inevitabili dimissioni hanno provocato non poco sconcerto, anche perché le motivazioni riportate dalla stampa non ci hanno convinto per la loro genericità e in qualche caso per la loro infondatezza». Egli aggiunge che «siamo convinti che per la competenza, per la professionalità, per gli ottimi risultati conseguiti a Belice-Ambiente, ma anche per quanto stava attuando in loco, il dottor Francesco Truglio debba essere riconfermato». Per i rappresentanti sindacali Alfonso Buscemi della Cgil, Nino Stella della Cisl e Giovanni Manganella della Uil, «la mancanza di senso di responsabilità da parte di chi ha sfiduciato l'Amministratore unico di Gesa e lo ha costretto alle dimissioni non si ferma neanche di fronte al disastro che sta determinandosi per la mancanza di una guida esperta». I sindacati invitano tutti «a non prendersela con i lavoratori che, pur sbagliando, non son i respnsabili di questo stato di cose» ed invitano il prefetto «a chiamare tutti gli attori di questa tragica rappresentazione ad un tavolo per trovare velocemente una soluzione a questa crisi».
L'ESASPERAZIONE DELLA GENTE
«La nostra città ci fa vergognare»
L'indecoroso spettacolo di rifiuti si apre alla vista dei cittadini e dei malcapitati turisti. Accanto agli operatori della nettezza urbana gli agrigentini protestano per un servizio assai costoso ma che nei risultati si rivela spesso inefficiente. Abbiamo raccolto lo sfogo e la rabbia di gente che abita in zone diverse della città, accomunate dalla presenza di cassonetti ricolmi di immondizia, di cui qualcuno già dato alle fiamme, come accaduto in via Imera. Francesco Maraventano risiede in via Gioeni: «la zona in cui abito è come tutte le altre, invase da spazzatura. L'altra sera, passeggiando in via Atenea ho provato una gran vergogna per le montagne di spazzatura accatastata davanti ai bar, ai ristoranti, ai negozi». La situazione non è diversa in via Manzoni. Questa la testimonianza si uno dei residenti Salvatore Volpe: «non possiamo colpevolizzare dei lavoratori che protestano per ottenere arretrati che gli spettano. In questi giorni ci stiamo limitando nel
conferimento della spazzatura, per non aggravare il già diffuso degrado ambientale». I sacchetti all'interno e fuori i contenitori aumentano di ora in ora, di giorno in giorno anche nella frazione di San Leone. A riferirci è la signora Maria Stella Di Fede: «Paghiamo tanto per un servizio svolto in modo pessimo. Siamo tra le città più care della Sicilia in fatto di bollette e Viale dei Giardini, adiacente alla nostra abitazione, è un immondezzaio». Stessa rabbia in Susy Affatigato, residente al Villaggio Peruzzo: «Sono indignata per due motivi: il primo è il mancato pagamento a lavoratori che svolgono quotidianamente il loro mestiere e che di certo non vivono situazioni economiche agevoli. Nella maggior parte dei casi queste famiglie non riescono ad arrivare alla fine del mese con lo stipendio. L'altro disagio, evidente, è lo scempio visivo che di certo non aiuta Agrigento nella risalita della classifica di vivibilità». Spazzatura ovunque, lungo le strade e le piazze di Fontanelle. Getanina Proto, abitante del popoloso quartiere è sdegnata per la mancata corrispondenza tra le bollette puntualmente corrisposte ed un servizio che lascia molto a desiderare. «Non vengono a ritirare la spazzatura da almeno 4 giorni - dice la signora - siamo costretti a non conferirla ogni giorno, se non vogliamo aggradare ancor più la situazione». Dure le parole di Giuseppina Cutaia, residente nella zona del campo sportivo; «E' evidente come il servizio sia deficitario. Ma è altrettanto chiaro che troppi sono gli interessi in gioco che prevalgono sui diritti dei cittadini. Mi sconvolgono le dichiarazioni sostenute da chi, rappresentando la classe dirigente della Città, non sa dove siano finiti i 35.000.000 di euro stanziati dal Comune di Agrigento, con la consapevolezza che, se l'ATO ha un amministratore unico ed un c.d.a, chiamati di diritto ad esercitare il controllo sul buon funzionamento del servizio, i comuni ricoprono comunque un loro ruolo». Intanto l' ANVA (Associazione nazionale venditori ambulanti) aderente alla Confesercenti, a causa dello sciopero dei netturbini lamenta la sospensione in alcuni comuni come Agrigento, Favara, Palma di Montechiaro, Porto Empedocle del mercato settimanale creando, non pochi disagi economici alla categoria. Il presidente dell'ANVA Rampello chiede al prefetto di intervenire tempestivamente così come un incontro con le più alte istituzioni è stato richiesto da Calogero Speciale, coordinatore provinciale della Uil. Pa. Speciale denuncia che il carcere è stracolmo di rifiuti poichè dallo scorso 8 marzo non viene effettuato il prelievo. Anche Confcommercio interviene per auspicare una rapida soluzione all'indecoroso problema.
IL SINDACO MARCO ZAMBUTO
«Usciremo presto da questo ricatto»
«Usciremo da questo grande ricatto ma chiedo alla città i pazientare». Sono le parole del sindaco Marco Zambuto rispetto allo sciopero dei netturbini e al degrado in cui si presenta la città e tutti i suoi quartieri. «Usciremo perché a fronte dei 35 milioni di euro che gli agrigentini hanno versato nelle casse dell'Ato rifiuti non è possibile che la città versi in queste condizioni. E' la dimostrazione del fallimento del sistema Ato, per cui basta che qualche comune non paghi perché salti tutto per aria. Per quanto riguarda l'astensione selvaggia dei lavoratori, ai quali va la mia solidarietà, la vicenda si fa ancora più grottesca e inquietante. Sono stati trasferiti ad oggi 1 milione e 200 mila euro e questo lunedì sarà erogato un altro milione di euro. Mi domando allora il perché di questo sciopero, visto che le garanzie salariali ci sono. Ad ogni modo metto a disposizione l'ufficio legale per i cittadini ed ho già dato mandato di studiare il contratto che lega l'Ato Gesa alle imprese per accertare le responsabilità contrattuali che oggi stanno danneggiando la città».
DOMENICA 14 MARZO
GIORNALE DI SICILIA
IGIENE PUBBLICA. Riunione ieri pomeriggio nella sede dell'Ente: defenestrato il manager trapanese Francesco Truglio, al suo posto Teresa Restivo.
Rifiuti, trovata in extremis una soluzione - Stamattina riprende la raccolta dei rifiuti
Agli operai sarà pagato un acconto di duemila euro sulle due mensilità di cui sono creditori dall'Ato
Ieri mattina Zambuto aveva scritto una lettera al presidente della Repubblica, per denunciare la grave emergenza che la città stava vivendo.
La soluzione è stata trovata. Dopo sei giorni di sciopero da parte degli operatori ecologici, proprio quando Agrigento e i Comuni limitrofi rischiavano di sprofondare nell'emergenza igienico-sanitaria, durante un vertice tenutosi ieri pomeriggio all'Ato, è stato trovato l'accordo. La vertenza rientra. Da questa mattina gli operatori ecologici torneranno al lavoro e rimuoveranno i cumuli di rifiuti che avevano sepolto ormai i cassonetti per la raccolta. "Pagheremo agli operai un acconto di due mila euro a testa sulle due mensilità di cui sono creditori nei confronti dell'Ato -ha annunciato ieri sera, subito dopo il vertice, il sindaco Marco Zambuto - La linea Zambuto -D'Orsi - spiega, poi, - è passata anche per quanto riguarda la nomina del nuovo amministratore unico della società. All'unanimità è stata eletta, infatti, Teresa Restivo che era già stata nominata dalla Regione quale commissario straordinario per l'aspetto contabile della società". Teresa Restivo prende dunque il posto che era stato del manager trapanese Francesco Truglio. Alcuni dei sindaci presenti durante il vertice di ieri avevano avanzato la proposta di rieleggere Truglio, il quale avrebbe però chiesto l'unanimità dei consensi. Zambuto si è però astenuto dal voto e Truglio non ha accettato la nomina. La scelta, a questo punto, si è spostata, con successo, sul commissario Teresa Restivo "che ben conosce - ha spiegato Zambuto - la situazione in cui si trova l'ambito territoriale ottimale". La rabbia del sindaco Marco Zambuto, contro sei giorni di sciopero che hanno ridotto la città ad un cumulo enorme di spazzatura, si era estrinsecata in una lettera scritta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a quello del consiglio dei ministri Silvio Berlusconi e al presidente della Regione Raffaele Lombardo. "Quanto sta accadendo ad Agrigento, sul fronte dell'emergenza dei rifiuti, - scriveva Zambuto poco prima del vertice all'Ato - è la rappresentazione di ciò che ha dichiarato Confindustria: gli Ato sono soltanto un sistema affaristico, clientelare e' mafioso. Gli agrigentini assistiamo impotenti ad un'astensione selvaggia dal lavoro, dopo aver trasferito, negli anni, alla società di gestione più di 35 milioni di euro. Ma gli Ato non erano sorti per ottimizzare il servizio e diminuire i costi?". La tensione dei cittadini, nelle ore precedenti al vertice dell'Ato, nel frattempo, era divenuta sempre più forte. Numerose le telefonate alle centrali operative di polizia e carabinieri, soprattutto da parte dei più anziani, per far spostare di qualche metro il contenitore i stracolmo di pattume da sotto la finestra della loro abitazione. La paura, fortissima, era che qualche piromane, tentando di I far "pulizia", finisse con il danneggiare auto o prospetti esterni di abitazioni.
Montesano direttore del Toscanini
Con Decreto del Ministro Mariastella Gelmini il professore Claudio Montesano è stato nominato direttore dell'Istituto Superiore di Studi Musicali "Toscanini" che dalla sua istituzione ha sede a Ribera e costituisce il "fiore all'occhiello" nel campo musicale in provincia. Il provvedimento del ministro ratifica il risultato elettorale espresso dal corpo accademico. Montesano ha assicurato la sua azione per potenziare l'istituto musicale riberese.
«Aviopista, Matteoli convocherà un vertice con D'Orsi e l'Enac»
TRASPORTI. Il ministro della Giustizia interviene sulla vicenda: ci sono quattro condizioni da risolvere
«Quattro punti essenziali per il via libera all'aeroporto: finanziamento dei partners privati, gestione, manutenzione e vincoli militari». Sono i quattro punti ritenuti essenziali dal governo nazionale per il via libera alla costruzione del tanto atteso e discusso aeroporto nell'agrigentino, in territorio di Licata. «Se ci saranno le adeguate e dettagliate rassicurazioni - ha affermato il ministro Angelino Alfano - l'iter per realizzare l'infrastruttura potrà procedere». Il Guardasigilli nei giorni scorsi ha incontrato il Presidente dell' Enac, Vito Riggio, ed il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli. Da entrambi nulla in contrario alla costruzione dello scalo. «Per Riggio - ha evidenziato Alfano - la condizione essenziale è che la pista di atterraggio non superi i 1.500 metri di lunghezza. Il ministro Matteoli è favorevole ma a patto che ci sia innanzitutto certezza delle risorse finanziarie dei privati per la costruzione, per la manutenzione la gestione e sia ben definita la questione legata ai vincoli militari». Il ministro Alfano ha annunciato che, prodotti i richiesti chiarimenti, è intenzione del ministro Matteoli convocare una conferenza di servizi con le parti interessate per definire quanto necessario per procedere alla realizzazione dell'opera. «Credo sia la volta buona - ha dichiarato l'esponente del Governo Berlusconi -. Ho sempre creduto e lo ribadisco ancora adesso nell'importanza strategica dell'aeroporto ‑ per il nostro territorio provinciale, per la crescita e lo sviluppo economico, e da agrigentino continuerò ad adoperarmi per la mia terra. Ho lavorato molto spesso in silenzio, senza riverberi mediatici, perché ritengo che proprio il lavoro silenzioso sia quello più utile e produttivo. Per la mia città ci sono sempre stato e sempre ci sarò».
«Sagra, tanti soldi spesi ma con un magro ritorno»
CONSORZIO VALLE DEI TEMPLI: negli alberghi appena 606 turisti in più
«Molti alberghi, che da qualche anno chiudono per la bassa stagione, hanno deciso di non riaprire nemmeno in occasione della sagra del mandorlo in fiore e questo significa che non sono arrivati i grandi flussi turistici annunciati. Le tariffe accettate dagli albergatori per alloggiare i gruppi folk farebbero scandalizzare anche il più economico dei bed & breakfast». Il consorzio turistico valle dei Templi, di cui è presidente Gaetano Pendolino, ad un mese dalla fine della kermesse traccia il bilancio dell'incremento o meno delle presenze turistiche in città in occasione della manifestazione. Ed è un bilancio allarmante. «Nei 9 alberghi cittadini più grossi - dice Pendolino - nella settimana della sagra si è avuto un incremento di presenze, esclusi i gruppi folk, di 606 persone, di cui il 57 per cento concentrato nei giorni di venerdì e sabato. Ne è valsa la pena? - si chiede il consorzio - . Spendere quasi mezzo milione di euro per sole 606 persone in una settimana? Il solo concerto di Zucchero, ad esempio, ha portato in città mille presenze alberghiere. Se questa sagra deve continuare ad essere organizzata - conclude Pendolino - si pensi a dare spazio ai privati attraverso la creazione di una fondazione».
PRESENTATA IERI
Le imprese querelano il sindaco Zambuto
L'avvocato Giuseppe Scozzari su mandato di Pietro Alongi, amministratore delegato della Iseda srl con sede nella Zona Industriale, e legale rappresentante del Raggruppamento Temporaneo di Imprese informa di aver presentato formale querela i contro il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, a seguito delle dichiarazioni rese alla stampa «e ritenute gravissime, infamanti, diffamatorie e calunniose nei confronti delle imprese». «Si tratta di dichiarazioni che - si legge in una nota - creano una pesante sovraesposizione, sotto l'aspetto della incolumità personale e familiare, dei titolari i delle imprese, con particolare riferimento all'ultima dichiarazione relativa al pagamento di euro duemilioni alle imprese, circostanza palesemente infondata».
LA SICILIA
La promessa di Birritteri
«Il ministero sistemerà l'edificio del Tribunale»
«Gli uffici giudiziari della sezione distaccata del tribunale di Licata non chiuderanno, ma anzi verranno potenziati». Lo ha assicurato ieri mattina Luigi Birritteri, consigliere del ministro della Giustizia Angelino Alfano, al consigliere provinciale del Pdl licatese Angelo Bennici. Alla fine della conferenza stampa Luigi Birritteri ha incontrato la delegazione licatese guidata dal consigliere provinciale Angelo Bennici e composta anche dagli avvocati Nico Lombardo e Angelo Balsamo. Alla fine la volontà del presidente del Tribunale Luigi D'Angelo e le iniziative del presidente dell'ordine degli avvocati di Agrigento Antonio Gaziano e del consigliere dello stesso Ordine Giuseppe Peritore è riuscito ad ottenere l'avviodei lavori al palazzo di giustizia. «Eravamo sicuri che il ministro Alfano sarebbe intervenuto dopo le richieste del presidente del tribunale di Agrigento Luigi D'Angelo - ha spiegato Angelo Bennici -. Un impegno che consentirà a breve termine l'avvio dei lavori di adeguamento alle normative di sicurezza dell'edificio di via Giarretta». L'Amministrazione comunale dovrà ora inoltrare al Ministero della Giustizia la richiesta per ottenere il rimborso delle spese di gestione degli uffici giudiziari della sezione di Licata. Domani intanto giungerà in città per una visita, dottor Alfonso Malato, funzionario responsabile del patrimonio del Ministero della Giustizia, che prenderà visione della situazione.
Politici uniti per l'ex convento S. Domenico
Provincia Regionale. 4 consiglieri di diversi partiti si attivano per salvare la preziosa struttura semiabbandonata
Un'altra iniziativa bipartisan in favore della città dalla Provincia Regionale di Agrigento. I consiglieri provinciali Ezio Di Prima e Stefano Girasole (Pd), Mario Lazzano (Pdl) e Nicola Testone (Indipendente), hanno unito le forze per puntare diritto alla ristrutturazione e riuso di uno dei tanti complessi monumentali presenti nel centro storico della città, l'ex convento San Domenico. I quattro da alcuni giorni sollecitano il Comune e la Provincia per definire le istanze di finanziamento di un progetto predisposto a suo tempo dalla locale sezione della Lega Navale Italiana, con cui si destina l'immobile a centro di aggregazione sociale. Provincia e Comune sono i due enti proprietari dell'edificio, ma nessuno dei due nel corso degli anni ha voluto prestare attenzione all'avvio delle procedure per renderlo fruibile. Oggi l'immobile in parte è in stato di abbandono e in parte viene utilizzato come sede del comando di Polizia municipale e dell'Ufficio relazioni con il pubblico della Provincia. Ma il degrado del complesso Monumentale è abbastanza evidente, tanto fiche nei giorni scorsi sono state segnalate infiltrazioni di acqua nei locali al servizio della Polizia municipale. Chiedono alla Provincia ed al Comune di decidere se accogliere o meno il progetto elaborato da tempo dalla Lega Navale e messo a disposizione gratuitamente, accedendo così ai finanziamenti di un bando europeo che scade il 31 marzo prossimo. La questione vede in prima linea il presidente della Lega Navale Gaspare Falautano, che tre anni fa fu promotore di un protocollo d'intesa che impegnava i due enti ad attivarsi per la salvaguardia e la ristrutturazione dell'immobile. Quell'accordo non ebbe però seguito, fino ai giorni nostri ed all'impegno dei quattro consiglieri provinciali, protagonisti di un pressing anche piuttosto"asfissiante" nei confronti del presidente Eugenio D'Orsi per quanto riguarda la competenza provinciale, mentre Falautano tenta di incidere sulla parte comunale. Il progetto prevede che l'ex convento sia adibito a centro polifunzionale di aggregazione sociale, culturale e giovanile. Oggi c'è la concreta possibilità di accedere ad un finanziamento europeo, ma il primo incontrò alla Provincia è saltato ed il tempo stringe.
Alberghiero Ambrosini sempre sulla ribalta
Favara. Visita ieri dell'assessore provinciale Arnone
FAVARA. Continuano gli interventi all'istituto Alberghiero "Gaspare Ambrosi" da diversi giorni agli onori della cronaca a causa del grave gesto commesso da un gruppetto di alunni in danno di una Voltante, contro i quali hanno lanciato pezzetti di gesso e carta, gesto aggravato dagli insultato che gli incivili hanno indirizzato ai poliziotti, guidati da Stefania Marino che si erano reati alla scuola di via Che Guevara per tenere un'incontro sulla legalità. Dopo l'incontro con i carabinieri di sabato scorso, la riunione del Consiglio d'istituto di lunedì scorso, la conferenza stampa di metà settimana da parte del dirigente scolastico Pippo Salamone, e la lettera inviata al questore Girolamo Di Fazio dalla stesso preside, ieri alla scuola alberghiera si è recato in visita l'assessore provinciale alle Politiche Comunitarie, dell'Ufficio Europa e della Programmazione Negoziata, Giuseppe Arnone. Esponente politico favarese si era fatto sentire con una forte presa di posizione, dopo aver appreso con amarezza e stupore la notizia secondo cui il titolare di un albergo della Valtellina avrebbe deciso di rifiutare la richiesta lavorativa, per la prossima stagione estiva, di un giovane studente dell'Istituto alberghiero Ambrosini di Favara. Secondo l'assessore Arnone, l'effetto domino che, tale decisione potrebbe avere, rischiava di creare un incalcolabile danno di immagine alla città Favara ma soprattutto di vanificare lo sforzo di tanti giovani studenti, non solo di Favara ma dell'intera provincia, poiché l'alberghiero favarese è frequentato da numerosi studenti provenienti dall'hinterland Agrigentino.
Rifiuti, no stop per risolvere il problema
Teresa Restivo eletta Au dell'Ato Gesa, acconto ai lavoratori che oggi riprendono la raccolta. Querelato Zambuto
Zambuto scrive a Napolitano, Berlusconi e Lombardo
Il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, ha inviato al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei ministri ed al Presidente della Regione Siciliana: «Quanto sta accadendo ad Agrigento sul fronte dell'emergenza dei rifiuti è la rappresentazione di ciò che ha dichiarato Confindustria: "gli Ato sono un sistema affaristico, clientelare e mafioso». E infatti gli agrigentini assistiamo impotenti ad un'astensione selvaggia dal lavoro, dopo aver trasferito, negli anni, alla società di gestione più di 35 milioni di euro. Ma gli Ato non erano sorti per ottimizzare il servizio e diminuire i costi? E' tollerabile subire il ricatto continuo di un meccanismo che si ferma a seguito dell'inadempienza anche di un solo comune? Perché quest'astensione selvaggia continua, nonostante siano stati trasferiti alle ditte appaltatrici del servizio più di due milioni di euro? E' solo una coincidenza con la scadenza del contratto in essere, prevista il prossimo 16 marzo, e la nuova gara d'appalto per 140 milioni di euro? In tale occasione, in questo lembo di terra, è in gioco l'affermazione dello Stato di diritto: dall'esito della vicenda i cittadini sapranno se ad Agrigento dovranno ancora continuare a credere in esso».
Lo sciopero dei dipendenti del raggruppamento di imprese che si occupa del prelievo e smaltimento dei rifiuti solidi urbani è terminato: stamattina torneranno al lavoro per rimuovere le montagne di spazzatura accumulatesi in sei giorni di astensione. Ma non è l'unica novità di ieri: infatti l'assemblea dei sindaci dopo una lunga e, a tratti concitata, seduta ha eletto Teresa Restivo nuovo amministratore unico di Gesa, mentre le imprese che svolgono il servizio, assistite dall'avv. Giuseppe Scozzari, hanno deciso di querelare il sindaco di Agrigento Marco Zambuto per le affermazioni degli ultimi giorni. Ma andiamo con ordine, partendo dall'assemblea. In un primo momento, alla fine della mattinata, era emerso l'orientamento di rieleggere Francesco Truglio. La quasi totalità dei sindaci si era detta d'accordo e così l'ex amministratore è stato immediatamente contattato per capire se fosse ancora disponibile. A questo punto le versioni sono contrastanti: fonti vicine a Truglio affermano che l'ex amministratore avrebbe accettato nuovamente l'incarico se, oltre alla sua elezione, fosse stato riapprovato anche il suo piano industriale, il tutto in modo unanime. Appreso, poco dopo, che il presidente della Provincia Eugenio D'Orsi ed il sindaco di Agrigento Marco Zambuto si sarebbero astenuti, allora l'ex amministratore avrebbe rinunciato definitivamente all'incarico. D'Orsi e Zambuto invece affermano che Truglio avrebbe fatto sapere di non essere comunque più interessato alla guida di Gesa, anche di fronte ad un voto unanime.
Tutto è tornato dunque in alto mare.A questo punto D'Orsi, Zambuto ed altri sindaci hanno avuto l'idea di trovare un'altra soluzione al di fuori della politica e si è pensato a Teresa Restivo, una persona che ha ben lavorato a Gesa come commissario per i pagamenti, che quindi conosce abbastanza bene ormai tutti i meccanismi e le dinamiche della stessa società. L'elezione della Restivo è avvenuta in modo unanime nel tardo pomeriggio. «Abbiamo anche deciso - hanno comunicato a fine assemblea D'Orsi e Zambuto - di provvedere al pagamento di un anticipo di duemila euro ciascuno ai dipendenti del raggruppamento di imprese. In base all'art. 24 del capitolato d'appalto lo faremo direttamente, senza fra passare i soldi dalle imprese. Utilizzeremo la somma di un milione e 160 mila euro che già sono in cassa più il milione che lunedì dovrebbe versare Aipa. L'abbiamo comunicato ai rappresentanti dei lavoratori i quali hanno immediatamente deciso di tornare in servizio. Sin da domani (stamattina per chi legge, ndr) saranno sulle strade per raccogliere i rifiuti».
CONFINDUSTRIA
Le imprese avanzano dall'Ato Gesa 15 milioni di euro
Il presidente di Confindustria Agrigento in ordine al fermo della raccolta nei rifiuti in diversi Comuni ha dichiarato «le società aderenti a Confindustria a diverso titolo interessate vantano crediti nei confronti dell'Ato Gesa Ag2 per quasi 15 milioni di euro. E' un fatto, quello dei debiti dell'Ato Gesa che necessita che tutti conoscano: "le ditte interessate hanno percepito pagamenti solo e soltanto per le prestazioni effettuate fino al mese di settembre 2009". In pratica le ditte vantano crediti per prestazioni rese da ottobre 2009 fino a febbraio 2010 e mai liquidate. A fronte di ciò dichiarare di aver pagato le imprese deve fare riflettere perché vuol dire tacere un dato oggettivo. Le singole imprese vantano ben trenta miliardi di lire con la conseguenza che si sono indebitate al massimo delle loro possibilità (vendita di beni,ipoteche, cessioni di crediti, ecc ) . Ciò deve far riflettere. Spero ha continuato Catanzaro che una volta per tutte le società d'ambito rendano pubbliche le liquidazioni che adottano che auspico siano precedute dal rispetto dell'ordine cronologico di arrivo delle fatture e non frutto di mediazioni di alcuno politico o altro che sia. Catanzaro ha altresì approfittato per dichiarare : che l'aver denunciato alla Polizia di Stato come rileviamo dalla stampa da parte del Sindaco Zambuto presunte intimidazioni operate dalla "mafia dei rifiuti" è un gesto di città che apprezziamo sapendo che Confindustria conserva l'interesse a conoscere in esito alle verifiche se esistono mafiosi coinvolti e se tra questi vi sono politici, funzionari o imprenditori. Mi auguro che chi deve scegliere come superare la grave emergenza non scordi che anche la Sogeir non paga e che - giusto per riprendere le affermazioni di Zambuto - si rende necessario rendere pubblico nel complesso a quale rubrica mafiosa è da ascrivere la condotta posta in essere da parte di chi omette di pagare prestazioni dovute in nome e per conto della pubblica amministrazione.
Riunione con Alfano e Postiglione per cercare una soluzione
Ospedale, rifiuti, aeroporto. Sono stati gli argomenti trattati dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in visita nella mattina di ieri all'ospedale San Giovanni di Dio, dopo il provvedimento di sgombero disposto dal Tribunale di Agrigento. Cordiale l'incontro con il manager dell'Asp, Salvatore Olivieri. Sull'emergenza rifiuti, il Guardasigilli ha spiegato di aver parlato con il prefetto Umberto Postiglione, il quale ha garantito il suo impegno per trovare un "accordo ponte" tra i soggetti interessati e fare rientrare l'emergenza. Infine è stato toccato il tasto sulla vicenda aeroporto. Alfa no ha riferito di avere incontrato il presidente dell'Enac Vito Riggio e il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, ricevendo la disponibilità ad organizzare una conferenza di servizi.
IL GIORNO PIÙ LUNGO
Tutto in un giorno: sono bastate infatti poche ore di serrato confronto fra il presidente della Provincia e i sindaci che compongono la società che gestisce l'Ato Ag2, per superare un problema che in pochi giorni ha messo in ginocchio la città. Ma, si badi bene, superare, non risolvere.
Certo, stamattina riprende la raccolta dei rifiuti e si ripulisce la città. I lavoratori riceveranno un acconto di 2.000 euro che gli permetterà di affrontare le prime spese per vivere. C'è di nuovo l'amministratore unico anche se non è più Francesco Truglio ma Teresa Restivo, funzionario regionale di provata capacità che però ha ricevuto un mandato in seconda battuta e in un momento contingente. Gestirà certamente l'emergenza al meglio, compresa la proroga dell'incarico al raggruppamento d'imprese che svolge il servizio al momento. Ma per la gara d'appalto da 140 milioni di euro per cinque anni di servizio si dovrà procedere con attenzione nelle prossime settimane e bisognerà vedere chi e come la gestirà. E anche le imprese che riceveranno la proroga continueranno a lavorare fino al nuovo bando o...allo scioglimento degli ato, se dovesse passare la linea che sono dei carrozzoni inutili e costosi. Ma, dicevamo, così si supera l'emergenza, non il problema. Non dimentichiamo, infatti, che l'ato Ag2 ha in atto un debito con le imprese di 15 milioni di euro. Che ha già fatto ricorso al fondo di rotazione della Regione e i comuni hanno già ottenuto delle anticipazioni dalla Regione sui fondi che questa gli da ogni anno. E' come una famiglia che paga i debitori facendo dei nuovi e sempre maggiori debiti che comunque si dovranno pagare. E al momento, il come non è nemmeno messo in discussione. per questo esultiamo del superamento dell'emergenza, ma cominciamo a pensare in ternpo, e non all'ultimo giorno come abbiamo fatto oggi, a come uscire da questa situazione.
LUNEDI 15 MARZO
GIORNALE DI SICILIA
LO SCIOPERO REVOCATO. Gli operatori ecologici hanno assicurato lo smaltimento della spazzatura solo all'ospedale S. Giovanni di Dio e al carcere
Rifiuti, ieri garantiti i servizi essenziali - La raccolta riprenderà solo stamattina
Zambuto:«Ci vorrà almeno una settimana prima che l'emergenza rientri e strade e cortili vengano ripuliti»
Nella notte fra sabato e domenica sono stati incendiati una decina di cassonetti, in diversi quartieri della città. I contenitori sono stati ridotti in cenere.
Sono stati garantiti soltanto i servizi essenziali. Così come nei sei giorni di sciopero, anche ieri, giorno festivo, gli operatori ecologici hanno assicurato soltanto la raccolta dei rifiuti all'ospedale e al carcere. I cassonetti sono rimasti sepolti dai sacchetti. I cumuli di immondizie, accatastati ad ogni angolo di via, sono diventati sempre più alti e lunghi. Ma da oggi tutto dovrebbe cambiare. Il servizio di raccolta riprenderà, anche se -per come hanno spiegato ieri pomeriggio il sindaco Marco Zambuto e l'assessore comunale alla Sanità Rosalda Passarello - ci vorrà almeno una settimana prima che l'emergenza rientri del tutto e strade e cortili vengano completamente ripuliti. Il neo amministratore unico dell'Ato Gesa Ag 2, Teresa Restivo, eletta all'unanimità nella serata di sabato, da questa mattina dovrà poi mettersi al lavoro per firmare gli atti necessari a far sì che siano messi in pagamento gli acconti di duemila euro a testa sulle due mensilità di cui gli operatori' ecologici sono creditori. «Si tratta chiaramente di una pura formalità - dicono Zambuto e Passarello visto che l'accordo è stato trovato e sancito». A Teresa Restivo che era già stata nominata dalla Regione quale commissario straordinario per l'aspetto contabile della società, toccherà poi, nei prossimi giorni, occuparsi della nuova gara d'appalto per il servizio. L'emergenza igienico-sanitaria, che ha anche provocato dei danni all'immagine di tutti i paesi "sommersi" dai rifiuti, è dunque destinata a rientrare, anche se ci vorrà qualche giorno e un super sforzo da parte degli stessi operatori ecologici. «Per quanto riguarda Agrigento - hanno tenuto a sottolineare i due amministratori - indicheremo delle priorità, ossia i luoghi da dove l'immondizia dovrà scomparire immediatamente. Si tratta chiaramente della via Atenea, ma anche del viale Leonardo Sciascia dove ci sono le attività commerciali che non possono continuare a lavorare con accanto i cassonetti stracolmi. Poi anche il viale della Vittoria e la zona della valle dei Templi che ci rappresenta in tutto il mondo e la cui immagine non può continuare ad essere deturpata dagli enormi cumuli di immondizie. Una settimana, massimo dieci giorni e questi scenari che si vedono in giro per la città dovrebbero essere soltanto un ricordo lontano». Intanto, anche nella notte fra sabato e domenica e ieri mattina, qualche agrigentino ha continuato nella sua opera di pulizia "autonoma", incendiando i cassonetti per la raccolta dei rifiuti e i cumuli di spazzatura. Una decina, nella sola città di Agrigento, i contenitori ridotti in cenere. Nel quartiere commerciale del Villaggio Mosè dove di cassonetti ne sono stati incendiati sei.
LA SICILIA
La diga Gibbesi alla «ragusana» ma è gia rivolta
RAVANUSA. Diga Gibbesi: la gestione potrebbe passare a Ragusa. Convocato per oggi nella sede della biblioteca "Zagarrio" il consiglio comunale straordinario. «Intendiamo parlare della questione con tutti i cittadini e con i tecnici interessati» ha detto il presidente del consiglio Salvatore Grifasi. Forte è la preoccupazione che l'invaso possa essere accorpato al nascente consorzio di Ragusa che includerà anche la vicina Gela. «La gestione rimanga al consorzio di Agrigento, massima disponibilità per sostenere la vertenza a fianco dei nostri agricoltori» aveva già detto il presidente D'Orsi in occasione della riunione tenutasi il 1 marzo in tenda; in presenza del senatore Giuseppe Ruvolo, del deputato Vincenzo Giambrone, del direttore generale del Consorzio di Bonifica di Agrigento, dell'assessore provinciale Stefano Castellino, del consigliere provinciale Carmelo Avarello e degli assessori Lillo Gattuso di Ravanusa, Giuseppe Mulè di Licata e Salvatore Tannorella di Palma di Montechiaro. La soluzione non verrebbe vista di buon grado dagli amministratori di Licata e dagli agricoltori, che coltivano circa 46 mila ettari di terreno, e che -pare - vogliano restare legati al consorzio Agrigento «che bene sta operando - da quanto dicono - in favore della nostra provincia e che meglio si può spendere per gli agricoltori del comprensorio». Gli amministratori locali hanno assicurato al presidente D'Orsi la mobilitazione dei rispettivi Consigli comunali: si riuniranno per dare mandato al presidente D'Orsi di chiedere un incontro con il presidente della Regione Lombardo e con l'assessore all'Agricoltura Bufardeci. La diga Gibbesi - studiata per col mare le lacune di un territorio affetto da siccità e carenza di risorse idriche - non è stata mai sfruttata appieno. Negli anni quella che avrebbe dovuto essere un'importantissima risorsa per gli agricoltori del comprensorio di Licata, zona a spiccata vocazione agricola, si è più volte rilevata il punto nevralgico di campagne elettorali clientelari, mai approdate ad una concreta operatività dell'invaso, «luogo privilegiato» di promesse mai mantenute.
A peggiorare il quadro già critico, si è aggiunta nel tempo la frammentazione della gestione. Denuncia Umberto Santino, fondatore del Centro Siciliano Documentazione "Peppino Impastato", nel suo rapporto sulla sete nell'isola: «In Sicilia si dovrebbero occupare di acqua 3 enti regionali, 3 aziende municipalizzate, 2 società miste, 19 società private, 11 consorzi di bonifica, 284 gestioni comunali, e 400 consorzi. Una dispersione di energie, oltre che una moltiplicazione di centri di potere, di punti di controllo sul denaro, sul lavoro, sulle persone e sui voti». Ad oggi poi manca ancora la canalizzazione a monte. Tutte problematiche che si trascinano da anni e che la creazione degli Ato sembrava potesse annullare, creando efficienza e anche economicità di gestione, a tutto vantaggio esclusivo dell'utenza. Ovvero della gente.
DISAGI NEL TRATTO ALTERNATIVO ALLA STRADA STATALE 640 AGRIGENTO - CALTANISSETTA
Cede l'asfalto sulla SP 3 ridotta a colabrodo
FAVARA. Piove sul bagnato. A rendere ancor più fastidioso e pericoloso il transito lungo il tratto alternativo della strada statale 640 Agrigento - Caltanissetta interessato dai lavori di raddoppio, nei pressi di contrada Petrusa, ovvero la Provinciale 3, ci si è messa una frana. Venerdì scorso, a causa delle intense piogge di queste ultime settimane, il manto stradale si è improvvisamente abbassato, creando un avvallamento che ha reso indifferibile la delimitazione dello spazio. Sul posto sono intervenuti i poliziotti provinciali per regolare il traffico e gli uomini dell'Anas per sistemare la segnaletica del caso. Anche il semaforo, decisamente indispensabile, visto che lo smottamento ha danneggiato il selciato fino al centro della strada. Impossibile dunque consentire il normale doppio senso di circolazione, facendo scattare il doppio senso alternato dal semaforo mobile. Una situazione che aggrava notevolmente le già precarie condizioni di un tratto di viabilità provinciale che giorno dopo giorno fa registrare un preoccupante deterioramento. Tutti coloro i quali vi hanno transitato peralmeno una volta negli ultimi giorni hanno già avuto a che fare con buche da guinnes dei primati, capaci di fracassare ogni tipo di sospensione o pneumatico anche di mezzi grandi, come camion o suv. Se una di queste voragini venisse centrata da un motociclista o ciclista la morte sarebbe in agguato. Ci si chiede come mai nessuno dalle parti dell'Anas regionale e provinciale non abbia provveduto già da alcuni giorni quanto meno a riempire di bitume queste voragini, in attesa di una posa di asfalto degna di questo nome. A difesa dell'Anas vanno certamente addotte le scusanti derivanti dal maltempo che non da tregua e impedisce alle maestranze di intervenire. Ma la strada alternativa al tratto interrotto da mesi per il raddoppio all'altezza di contrada Petrusa è ormai impraticabile. Sta accadendo la stessa situazione di un anno e mezzo fa circa. Quando l'Anas dovette chiudere per un anno ( ! ) il viadotto Rocca Daniele per sostituire una trave di sostegno, il traffico venne deviato lungo un'altra impervia strada provinciale che in pochi giorni divenne impraticabile e pericolosa. Adesso cambia la strada, ma i pericoli restano.
La spazzatura è rimasta
Gli operatori ecologici non si sono fidati delle promesse di ricevere un acconto
Contrariamente a quanto anticipato al termine dell'assemblea dei soci di Gesa Agrigento due nella serata di sabato, l'astensione dal lavoro dei dipendenti del raggruppamento di imprese che svolge il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani è proseguita anche ieri mattina. Gli operai infatti non si sono accontentati della semplice parola dei sindaci ed hanno deciso di aspettare che stamattina arrivi ad Agrigento il nuovo amministratore unico della società, Teresa Restivo. Chiederanno che, alla presenza dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali, gli impegni assunti vengano messi a verbale in modo che assumano la dovuta solennità. Soltanto dopo che si sarà adempiuto a tutto questo essi torneranno al lavoro e rimuoveranno le montagne di spazzatura che si sono accumulate agli angoli delle strade cittadine. Stamattina comunque il neo amministratore ha già fatto sapere che sarà ad Agrigento per affrontare subito l'emergenza in corso e cercare di fare in modo che il servizio possa riprendere anche nel corso della stessa mattinata. Come si sa, nel corso dell'assemblea di sabato, i sindaci hanno deliberato di pagare a questo personale un anticipo di 2 mila euro ciascuno sulle spettanze di gennaio e febbraio, utilizzando le somme di 1 milione e 160 mila euro che già sono in cassa e di un milione che sarà versato a titolo di anticipazione (su sollecitazione fatta la scorsa settimana dalla Restivo nella qualità di commissario ai pagamenti) dall'Aipa. Queste spettanze saranno liquidate direttamente da Gesa senza passare dal raggruppamento d; imprese dal quale gli operai dipendono. L'eventualità è prevista dall'art. 24 del capitolato d'appalto. Tutto questo però, reclamano i lavoratori, dovrà essere ufficializzato con apposita contrattazione sindacale. Ed a proposito dell'affidamento del servizio, un'altra emergenza che Teresa Restivo dovrà affrontare è quella relativa alla scadenza del vecchio contratto. Domani è l'ultimo giorno di validità e quindi, senza l'intervento di una proroga, da dopodomani la città resterebbe priva di tale servizio. Il tutto in attesa della definizione della gara d'appalto per il nuovo affidamento. Gli operai della Nu, come si sa, hanno incrociato le braccia - senza alcun avallo da parte dei sindacati - lo scorso 8 marzo. Oggi dunque sarebbe l'ottavo giorno che la spazzatura non viene raccolta, ma si spera, come detto, che nel corso della giornata tutto possa tornare alla normalità.
SOLE 24 ORE
INTERVENTO
Per i segretari la convenzione batte l'unione
Le ipotesi di riforma collegate al Codice delle autoInomie che per i segretari comunali prevedono l'articolazione della categoria in tre livelli e la previsione di costituire, nei piccoli comuni, forme associative obbligatorie per lo svolgimento delle funzioni di segreteria in capo alle unioni, esaminate anche in alcuni articoli pubblicati negli ultimi mesi sul Sole 24 Ore, impongono alcune riflessioni.
Innanzitutto si tratta di ipotesi che vanno controcorrente rispetto all'attuale orientamento normativo, che è quello di ridurre gli enti intermedi (comunità montane, autorità d'ambito, consorzi). Queste proposte, avanzate anche dall'Anci, intendono invece regolamentare i servizi di segretaria per i piccoli comuni creando, o meglio imponendo, un ulteriore ente, l'unione, che ha propria gestione, proprie strutture, propri organi (consiglio o assemblea, giunta, eccetera). In tal modo si assisterebbe a una duplicazione di spesa per un servizio che oggi viene spesso gestito senza costi aggiuntivi da più comuni tramite le ordinarie convenzioni. A questo si deve aggiungere la facoltà di nomina dei segretari transiterebbe dai sindaci ai vertici dell'unione; in più si obbligherebbero i comuni a costituirsi in unione per servizi che già assolvono mediante strumenti ottimali, il tutto senza alcun beneficio economico e di ottimizzazione ma anzi creando nuovi costi. È invece la convenzione tra più comuni lo strumento per gestire in forma ottimale il servizio di segreteria, e in genere i servizi tra più piccoli comuni, anche perché la convenzione è una figura giuridica che non comporta la necessità di una organizzazione stabile, con tutti i costi che ne deriverebbero. Questo è un dato di fatto, che può essere confermato dalle centinaia di convenzioni esistenti sul territorio nazionale, e che spesso hanno durata ultradecennale. È sulla figura della convenzione che allora bisogna puntare per la regolamentazione dei servizi di segreteria comunale, individuando il numero minimo e massimo di enti che ne devono far parte (evitando così le situazioni di anomalia) e dei meccanismi premiali che favoriscano la stabilità delle convenzioni nel tempo.
È poi nell'ambito di questa figura organizzativa che il ruolo del segretario nei piccoli comuni deve essere meglio definito, facendogli assolvere una funzione di coordinamento e programmazione dei servizi dei diversi comuni, di raccordo tra organi politici e burocrazia dei comuni convenzionati, di assistenza e consulenza giuridica agli organi dei comuni; questo ruolo va svolto con il supporto di altre figure professionali tra cui il responsabile dei servizi finanziari, al quale andrà assegnata una funzione specifica nell'ambito dei controlli economico-finanziari sia preventivi (pareri e attestazioni di copertura finanziaria) sia successivi (controlli di gestione), evitando confusioni di ruoli e di competenze.
Segretario in convenzione tra i comunidi Valle Lomellina, Frascarolo, Semiana eTorreberetti Castellaro
L'incentivo è al 2%
Gli incentivi per la progettazione interna tornano al 2% sempre al lordo degli oneri previdenziali e assistenziali
A mettere la parola fine alla tormentata vicenda del taglio del 75% dell'incentivo dei dipeny denti degli uffici tecnici della Pa è il collegato lavoro, che all'articolo 37, comma 3, cancella la norma incriminata e molto contestata dall'Unione dei tecnici degli enti locali (Unitel). Una vicenda così intricata, però, rischia di lasciare nodi applicativi di difficile soluzione. Nell'estate del 2008 l'incentivo, all'interno di una serie di tagli alla spesa, è stato abbassato dal 2% allo 0,5 per cento. Parallelamente, nasceva l'obbligo di versare la differenza dell'1,5% in un apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato.
Dopo un tentativo di riportare gli incentivi alla misura originaria (comma 1, articolo 10-quater, Dl 162/2008), a partire dal 1° gennaio 2009, i compensi scendono allo 0,5% del valore dell'opera pubblica (comma 4-sexies, articolo 18 del DIl185/2008). Viene anche chiarito che gli enti territoriali e del servizio sanitario, in virtù della loro autonomia, non devono versare i risparmi allo stato, ma li trattengono a favore dei propri bilanci.
Il balletto di modifiche ripropone i nodi legati alla decorrenza e alla retroattività o meno della nuova misura, già vissuti lo scorso anno per le attività precedenti al 1° gennaio 2009 che non erano ancora entrate nella voce incentivi della busta paga. Dopo la lettura dell'Economia costruita sulla piena retroattività della norma (circolare 10/2009), è scesa in campo la Corte dei conti (delibera 40/2009 sezione Lombardia e poi delibera 7/2009 sezione Au tonomie) con un'interpretazione opposta, che riconosce il diritto di assoggettare i compensi alla disciplina vigente al momento in cui è sorto il diritto al beneficio, ossia al compimento delle attività incentivate. All'ente viene affidato il compito di procedere alle liquidazioni corrispondenti al regime d'incentivo vigente all'epoca dell'effettiva prestazione.
Nella nuova fase che si apre ora, i compensi relativi alle opere approvate dopo il 1° gennaio 2009 e non ancora liquidati dovrebbero seguire lo stesso criterio applicativo e fare riferimento alla normativa vigente al momento dello svolgimento dell'attività incentivata. Da tener presente le novità in tema di distribuzione delle gratifiche. Deve essere effettuata dal dirigente a capo della struttura, dopo aver riscontrato le attività svolte dal personale; le quote di incentivo corrispondenti a prestazioni prive di accertamento positivo diventano economie. Introdotto anche un limite al compenso per ogni singolo dipendente, pari all'importo del trattamento economico complessivo annuale lordo. La quota d'incentivo maturata dal dipendente ma non ancora erogata per il raggiungimento del limite di legge nell'anno di riferimento confluisce nel bilancio dell'ente quale economia di spesa e non potrà essere liquidata in anni successivi a favore del dipendente che abbia raggiunto il limite (delibera 604/2009, sezione Lombardia della Corte dei conti). Le spese per incentivi, dopo il chiarimento della sezione Autonomie della Corte dei conti (delibera 2/2010), sono fuori dai conteggi effettuati per il rispetto del principio di riduzione delle spese di personale.
Personale. L'applicazione della stretta prevista dal «collegato» lavoro
Su permessi e part time controlli toccano all'ente
Sull'assistenza il lavoratore può verificare solo i documenti
La stretta sui permessi per assistere persone portatrici di handicap non attende i tempi della delega e già l'articolo 24 del collegato lavoro approvato in via definitiva dieci giorni fa restringe la gamma dei soggetti che possono usufruire di questo diritto, previsto dall'articolo 33, comma 3 della legge 104/1992. I permessi spettano sempre per i dipendenti che assistono il coniuge, il parente o l'affine entro il secondo grado, mentre per il terzo grado si dovrà ora verificare che il coniuge o i genitori siano deceduti o mancanti, o ultra65enni oppure loro stessi affetti da patologie invalidanti. Altra novità: a fronte di un soggetto portatore di handicap grave solo un dipendente può usufruire dei permessi, ad eccezione dei genitori, i quali possono usufruirne entrambi ma alternativamente. In passato, invece, giurisprudenza e dottrina ammettevano sempre che vi potessero essere più persone titolari di permessi a fronte di un solo disabile. Ma chi vigilerà sull'applicazione delle nuove norme e di quelle che saranno introdotte in virtù della delega? In primis, il datore di lavoro, il quale, venuto a conoscenza della mancanza dei presupposti, fa decadere il dipendente dal diritto alla fruizione dei permessi in commento. In pratica, il datore di lavoro ha diritto di accertare che, effettivamente: - il dipendente assista un portatore di handicap; - il portatore di handicap si trovi in situazione di gravità e non sia ricoverato a tempo pieno; - fra il dipendente e il portatore di handicap sussista un rapporto di coniugio o di parentela o affinità come sopra descritte; - non vi sia altro lavoratore dipendente che assista il medesimo portatore di handicap. Il raggio d'azione effettivo del datore di lavoro risulta però decisamente limitato, e circoscritto a una verifica formale sulla documentazione (certificato della commissione medica attestante lo stato di handicap grave e autocertificazione sugli altri requisiti) che il lavoratore presenta per la fruizione dei permessi. E evidente infatti, che il datore di lavoro non ha gli strumenti per verificare nella sostanza i presupposti per la fruizione dei permessi; solo per caso fortuito, ad esempio, il datore potrà venire a sapere che altri dipendenti assistono lo stesso portatore di handicap. In tal caso, oltre alla revoca dei benefici, dovrà prontamente aprire il procedimento disciplinare a carico del dipendente. Anche l'Inps è coinvolto nelle verifiche, ma non è chiaro quale ruolo possa giocare nei confronti dei dipendenti pubblici. Anche la banca dati istituita presso la Funzione Pubblica, a cui tutte le amministrazioni comunicheranno in via telematica, entro il 31 marzo di ogni anno, i nominativi dei dipendenti che usufruiscono dei permessi, quelli dei loro assistiti e la sussistenza dei requisiti, non sembra poter essere di supporto all'attività di verifica del datore di lavoro. In primo luogo perché non potrà consultarla, considerati i vincoli imposti dalle norme sulla privacy, e poi perché conterrà solo i dati comunicati dalle Pa e non dagli altri datori di lavoro. Entro i8o giorni dall'entrata in vigore del collegato lavoro, il datore potrà mettere in discussione i part time concessi prima del Dl 112/2008. La revisione dei part time deve essere effettuata applicando in modo scrupoloso i principi di correttezza e buona fede, perché il rischio di contenzioso con il lavoratore che si vedesse revocato il part time è molto elevato. Il datore di lavoro deve dunque procedere a un'attenta analisi dei fabbisogni di personale, ai sensi dell'articolo 6 del Dlgs 165/2001, identificando con criteri oggettivi gli eventuali rapporti a tempo parziale da revocare per evitare comportamenti discriminatori o, peggio ancora, mobbizzanti, potenzialmente censurabili da parte del giudice del lavoro.
Contributi. Nuovo orientamento dell'Authority
Il Durc nelle gare d'appalto estende là validità a tre mesi
Il Durc ha validità trimestrale e la stazione appaltante può valutare la gravità dell'irregolarità contributiva. L'Autorità sui contratti pubblici ha effettuato nella determinazione n. 1/2010 (punto n. u) nuove valutazioni sull'efficacia del Dure aderendo all'orientamento del Tar Puglia-Lecce (sezione III, sentenza 2304/2009) e modificando il proprio (parere 31/2009, nel quale riconosceva al Durc validità mensile).
L'Authority punta ora sulla validità trimestrale in un'ottica di semplificazione delle procedure di gara, aderendo a quanto disposto dall'articolo 39-septies della legge 51/2006 in riferimento al solo settore degli appalti privati nell'edilizia.
La validità trimestrale del Durc consente alle amministrazioni appaltanti di avere garanzie sulla regolarità contributiva per periodi che possono comprendere anche più fasi. Rimane però irrisolto il nodo della valenza generale o particolare del Durc. Secondo le interpretazioni degli istituti previdenziali, il documento deve essere richiesto per ogni appalto e per ognuna delle fasi essenziali (verifica gara, aggiudicazione, stipula, pagamenti), e ciò esclude la possibilità di utilizzare un Dure acquisito nell'ambito di un appalto come strumento di attestazione della regolarità contributiva del medesimo appaltatore in un altro appalto. Il documento, però, ha una oggettiva valenza generale, perché sancisce la regolarità contributiva dell'azienda in riferimento all'intero territorio nazionale e a tutti gli appalti in corso. Questo profilo è stato evidenziato dal Cgia Sicilia (sentenza 67/2010), il quale precisa che il Durc utile per l'ammissione alle gare d'appalto deve essere tale da fotografare la situazione globale dell'impresa, indipendentemente da dove essa abbia attivato i propri singoli cantieri. Proprio tale configurazione permette di ipotizzare, insieme alla validità trimestrale, la possibilità di utilizzo del Durc in relazione a più rapporti intrattenuti dall'impresa con la stazione appaltante (in forza di vari contratti di appalto contemporanei), quantomeno per facilitare l'avvio di determinati procedimenti, non escludendo l'acquisizione specifica volta per volta. Una gestione di questo tipo consentirebbe di velocizzare i pagamenti, permettendo la formazione dell'atto di liquidazione in tempi rapidi e di monitorare la situazione anche al momento dell'emissione del mandato di pagamento. La possibilità di sottoporre a verifica ulteriore le risultanze del Durc, soprattutto quando irregolare, è invece oggetto di due controverse linee interpretative. L'Authority ha aderito alla posizione espressa dal Consiglio di Stato, precisando che quando dal documento emerga un'irregolarità grave le stazioni appaltanti sono tenute a prendere atto della certificazione senza poterne in alcun modo sindacare le risultanze. Il Tar Campania - Napoli, sezione I (sentenza 51/2010) ha invece previsto più ampie possibilità di indagine per le amministrazioni, sostenendo che una volta acquisito il documento spetta alla stazione appaltante decidere se le risultanze siano sufficienti anche a giustificare un giudizio in termini di gravità di una violazione emersa dallo stesso Dure.
La regolarità conta anche nei piccoli affidi
Procedure in economia. Cottimo fiduciario
La regolarità contributiva deve essere verificata anche nei rapporti di cottimo fiduciario, derivanti da affidamenti a terzi con procedure in economia. L'analisi delle faq sul documento unico di regolarità contributiva pubblicate sul sito del ministero del Lavoro evidenzia un orientamento che comporta la verifica ad ampio spettro, assumendo a riferimento una nozione di appalto pubblico che comprende qualsiasi opera o servizio o fornitura di beni e che non prevede deroghe neppure peri servizi in economia al disotto della soglia prevista dall'articolo 125 del Codice dei contratti pubblici. L'interpretazione del ministero del Lavoro, sintetizzata nell'interpelloW2009, si lega all'articolo 125, comma 12, del Dlgs 163/2006, in cui si dispone che l'affidatario di lavori, servizi, forniture in economia deve essere in possesso dei requisiti di idoneità morale, capacità tecnico-professionale ed economico-finanziaria prescritta per prestazioni di pari importo affidate con le procedure ordinarie. La richiesta del Durc va quindi effettuata anche per cottimi fiduciari di limitato valore, rispondendo all'esigenza di estendere la responsabilizzazione delle imprese affidatarie in ordine agli adempimenti contributivi e previdenziali. Il Ministero individua però un'eccezione, quando si faccia ricorso all'amministrazione diretta, attraverso la quale le acquisizioni sono effettuate con materiali e mezzi propri o appositamente acquistati o noleggiati e con personale proprio delle stazioni appaltanti, o eventualmente assunto per l'occasione (articolo 125, comma 3 del Dlgs 163).
La soglia di utilizzo dell'amministrazione diretta è stabilita dal comma 5 per i lavori nel valore di 5omila euro, mentre per le acquisizioni di beni e servizi va raccordata ai limiti fissati dal comma 9 e all'individuazione delle tipologie acquisibili (e dei relativi valori massimi) richiesta come presupposto necessario dal comma 10. Possono essere comprese in questo quadro tutte le attività di fornitura o servizio derivanti da acquisizioni nelle quali la stazione appaltante è assimilabile a un consumatore, in riferimento a beni o servizi già pronti e disponibili per offerta al pubblico a un numero indeterminato di soggetti.
Procedure. Le semplificazioni
La comunicazione di assunzione diventa successiva
Il collegato lavoro regala agli enti pubblici una forte semplificazione degli adempimenti nei confronti dei centri per l'impiego. Le comunicazioni per assunzione, proroga, trasformazione e cessazione dei rapporti di lavoro potranno essere effettuati entro il giorno 20 del mese successivo, e non più entro il giorno precedente. Si tratta di un'importante innovazione rispetto alla disciplina precedente, che obbligava alla comunicazione dell'assunzione il giorno precedente per contrastare l'instaurazione di rapporti di lavoro in nero. Nel settore pubblico la norma costituiva solamente un inutile appesantimento procedurale, perché è assai improbabile il formarsi di lavoro nero nella Pa. La semplificazione sarà operativa dall'entrata in vigore del collegato lavoro senza la necessità di ulteriori provvedimenti attuativi, ed è applicabile a tutte le Pa elencate all'articolo 1, comma 2 del Dlgs 165/2001; continuano a seguire le vecchie regole gli enti pubblici economici.
La proroga al giorno 20 del mese successivo riguarda anche tutti gli adempimenti che prima andavano effettuati entro 5 giorni (articolo 4-bis, comma 5, del Dlgs 181/2000) come la proroga del termine per i contratti a tempo determinato, la trasformazione da tempo determinato a tempo indeterminato, i contratti di formazione e lavoro, la modifica da part time a full time, i trasferimenti anche per effetto di cessione d'azienda odiramo d'azienda, le modifiche della ragione sociale e il distacco. Anche se non espressamente indicato, sempre entro lo stesso termine dovranno essere comunicate eventuali progressioni di carriera, in quanto novazione del rapporto di lavoro. Viste le incertezze interpretative è consigliabile comunicare anche le vicende contrattuali dei segretari comunali e provinciali, comprese le supplenze e le reggenze.
Sempre entro il giorno 20 del mese successivo alla data di assunzione il datore di lavoro pubblico, invece di sottoscrivere il contratto individuale con cui assolve agli obblighi imposti dal Dlgs 152/1997, potrà consegnare al lavoratore una copia della comunicazione di instaurazione del rapporto inviata al centro per l'impiego.
Le regole di maggior favore previste per la pubblica amministrazione non devono però far abbassare la guardia nei confronti degli obblighi di comunicazione ai centri per l'impiego perché continuano ad applicarsi, in caso di omissione, le pesanti sanzioni già previste in materia
Si prospettano poi all'orizzonte nuovi adempimenti relativi alla trasparenza su retribuzioni annuali, curricula, indirizzi di posta elettronica e numeri telefonici a uso professionale dei dirigenti e dei segretari degli enti locali, nonché sui tassi di assenza del personale. L'articolo comma 1, della legge 69/2009 ne aveva imposto la pubblicazione sul sito istituzionale dell'ente. Con l'aggiunta del comma 1-bis, gli stessi dati dovranno essere comunicati in via telematica anche alla Funzione pubblica con le modalità che saranno indicate in una circolare dal ministro della Pubblica amministrazione. Il ministero li pubblicherà sul proprio sito istituzionale e il mancato adempimento sarà valutato negativamente ai fini della performance individuale.
Entrate eccezionali al centro dei controlli
Verifiche. Verso i preventivi
Accanto alle classiche gravi irregolarità contabili, sono altri i sintomi di criticità che, pur non generando ricadute pericolose immediate sugli equilibri del bilancio di previsione, meritano attenzione potendo alterarne la stabilità. La lettura delle pronunce emesse dalle sezioni regionali della Corte dei conti sugli ultimi preventivi approvati offre, al riguardo, interessanti chiavi di lettura sui parametri da rispettare. Parametri che diventano di stretta attualità in questi giorni in cui gli enti stanno varando i preventivi 2010. Sugli equilibri di bilancio entrano nel mirino della magistratura contabile la destinazione dei permessi di costruire in misura prossima o corrispondente alla percentuale massima consentita dalla legge e la loro contabilizzazione, in parte tra le entrate correnti al Titolo I e in parte tra le entrate in conto capitale al Titolo IV; in base al la destinazione; la mancata adozione della delibera di destinazione dei proventi delle sanzioni per violazione al Codice della strada (articolo 208 del Dlgs 285/1992); la previsione di utilizzo di plusvalenze patrimoniali a copertura delle spese correnti in percentuale superiore al 5% delle entrate correnti; l'utilizzo delle entrate in conto capitale per il riequilibrio di parte corrente, in misura superiore al 10%; la chiusura degli ultimi esercizi in disavanzo. Le sezioni territoriali della corte si concentrano sulle entrate straordinarie eccezionali: sono giudicate eccessive le poste che sono incrementate in misura superiore al 10% rispetto alle previsioni definitive dell'esercizio precedente; oggetto di segnalazione anche l'utilizzo di queste risorse a fini della copertura di spese correnti ripetitive. È irregolare l'inserimento in bilancio, in sede originaria, dell'avanzo presunto dell'esercizio immediatamente precedente, per il finanziamento sia della spesa corrente sia di parte capitale. Sulle partecipate è sempre la perdita al centro dell'attenzione della magistratura. Il monito arriva anche per la crescita della percentuale di indebitamento e per la previsione di aumento dello stock del debito nel bilancio pluriennale. Per quel che riguarda il personale sono sotto osservazione la mancata riduzione della spesa per la contrattazione integrativa, il mancato computo, nell'aggregato di spesa, del personale che senza estinzione del rapporto di pubblico impiego è utilizzato in organismi partecipati e la mancata considerazione, per gli enti facenti parte di unioni o di comunità montane, della quota parte degli oneri. Segnalate anche le violazioni di legge per mancata approvazione del piano triennale per la razionalizzazione (articolo 2, comma 594, legge 244/2907), che può essere indice di una insufficiente attenzione alle misure organizzative per il contenimento delle spese di funzionamento; stesso discorso per la mancata approvazione come allegato al bilancio preventivo del piano delle alienazioni e valorizzazione degli immobili (articolo 58, Dl 112/2008) e per la mancata previsione nel bilancio del limite di spesa per incarichi di collaborazione (articolo 46, comma 3, Dl 112/2008).