Provincia di Agrigento

Rassegna stampa del 13/14/15 marzo 10

 

SABATO 13 MARZO

 

GIORNALE DI SICILIA

 

PALERMO. La Procura chiude l'inchiesta e scagiona oltre al governatore anche venti giornalisti

Ufficio stampa della Regione: «Archiviazione per Lombardo»

Archiviazione per Raffaele Lom­bardo e 20 giornalisti e possibi­le rinvio a giudizio per Salvato­re Cuffaro: le richieste della Pro­cura a chiusura dell'inchiesta

PALERMO. La Procura chiude l'inchie­sta sulle assunzioni nell'ufficio stampa della Regione e la divide in due: da una parte deposita la richiesta di archiviazione per il presidente della Regione, Raffae­le Lombardo, e i venti giornalisti sotto inchiesta; dall'altra si pre­para all'avviso di conclusione delle indagini preliminari e alla possibile richiesta di rinvio a giu­dizio per il predecessore di Lombardo, Totò Cuffaro, e per l'ex ca­po dell'Ufficio legislativo e lega­le dell'amministrazione di Palaz­zo d'Orleans, Franco Castaldi. Abuso d'ufficio è il reato con­testato ai 23 sott'accusa: a viola­re le regole, secondo la ricostru­zione dei pm di Palermo Ennio Petrigni e Laura Vaccaro, sareb­bero stati però Cuffaro, difeso dagli avvocati Nino Caleca e Ni­no Mormino, sotto il cui gover­no furono decise le assunzioni, e Castaldi, che avallò la decisio­ne. Difetta invece l'elemento psi­cologico del reato, il dolo, da par­te di Lombardo, assistito dall'avvocato Francesca Romana De Vi­ta, che non ebbe ruoli nella deci­sione originaria e si ritrovò a ge­stire una situazione creata da al­tri. Non sono emersi invece ele­menti a carico dei giornalisti: non è stato dimostrato cioè, han­no concluso i pm, che gli indaga­ti furono assunti grazie alla loro vicinanza ai politici o che essi «istigarono» i pubblici ufficiali ad inserirli senza concorso nei ranghi della pubblica amministrazione.

Proprio questa forma di reclu­tamento in un ente pubblico è però alla base del procedimento aperto in parallelo dalla Procura della Corte dei conti, che ha chie­sto il risarcimento del danno era­riale, per quella che è vista come un'assunzione senza titolo. Quattro milioni complessivi è la spesa ingiustificata che Cuffaro, oggi senatore dell'Udc, Castaldi ma anche Lombardo, leader del Mpa, dovrebbero rifondere alle casse pubbliche. Mentre i venti giornalisti rischiano il posto di la­voro. È cioè l'indagine della Cor­te dei conti a poter creare le con­seguenze più significative. Le assunzioni dei giornalisti avvennero all'inizio del 2004 e fi­nirono presto nel mirino degli in­quirenti della magistratura con tabile, che trasmisero gli atti an­che alla Procura presso il Tribu­nale. I pm Petrigni e Vaccaro, co­ordinati dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci, iscrissero ..nel registro degli indagati i due presidenti e l'alto funzionario e Poi i giornalisti. Agli atti dell'in­chiesta anche le testimonianze di altri colleghi, che avevano chiesto di essere pure loro assun­ti, presentando i propri titoli, ma che non avevano mai ricevu­to risposta alcuna. Il metodo di reclutamento fu la chiamata diretta, grazie alla legge regionale 2 del 2002, la pri­ma Finanziaria del governo Cuf­faro, che si ricollegava a sua vol­ta alla legge nazionale 150 del 2000. Quest'ultima normativa stabiliva che le amministrazioni pubbliche debbono individua­re, «nell'ambito delle proprie do­tazioni organiche, il personale da adibire all'attività di informa­zione». Il ricorso a esterni sareb­be previsto solo con contratti a termine. Alle assunzioni fece su­bito seguito una violenta polemi­ca politica. Secondo gli inquiren­ti, anche se la Sicilia è una Regio­ne a Statuto speciale, non si può derogare a un principio essen­ziale: per essere assunti, a tem­po determinato o indetermina­to, nella pubblica amministra­zione, ci vuole un concorso.

 

SANITÀ. Dopo la revoca dello sgombero non c'è più il rischio di dover abbandonare il nosocomio

S. Giovanni, il ministro Alfano oggi sarà in visita all'ospedale

Il sindaco Zambuto: «Ricordo con gioia la manifestazione degli agrigentini dell'estate scorsa che costrinse subito le istituzioni ad operare».

La notizia ha fatto il giro d'Italia in un battibaleno ed ha fatto tirare un sospiro di sollie­vo a degenti e dirigenti del­l'ospedale San Giovanni di Dio. Non esiste più il pericolo di do­vere evacuare la struttura per ri­schio sismico. E questa mattina alle ore dieci il ministro agrigen­tino Angelino Alfano sarà in cit­tà presso la struttura sanitaria di contrada San benedetto per incontrare i vertici della locale Asp alla luce della decisione del Gip del Tribunale di Agrigento, Alberto Davico, su richiesta del­la Procura, che ha disposto la re­voca del provvedimento di sgombero della struttura. Dopo una visita all'interno del noso­comio da parte del Guardasigil­li, è anche previsto un incontro con la stampa nella sala confe­renze dell'ospedale.

La struttura resta comunque sotto sequestro, mentre cam­bia il custode giudiziario che da ieri è il direttore generale Salva­tore Olivieri che sostituisce Gui­do Bertolaso, il capo della Prote­zione civile. Dopo i lavori di con­solidamento immediatamente avviati in agosto adesso restano da fare lavori di manutenzione straordinaria. Agrigento per il momento quindi non rischiapiù di rimanere senza ospeda­le. «La revoca dell'ordinanza di sgombero, dice il presidente della Provincia Eugenio D'Orsi, restituisce serenità ad un'inte­ra provincia».

Il sindaco Zambuto sottoli­nea l'importanza degli interven­ti di messa in sicurezza avviati dalla Protezione Civile con l'in­tervento finanziario della Regio­ne Siciliana. «È una notizia, di­ce, che ci riempie di gioia. A se­guito di una azione sinergica di tutte le istituzioni si è riusciti a garantire la permanenza del­l'assistenza sanitaria nel territo­rio. Adesso ricordo con emozio­ne la grande ed inusuale mani­festazione degli agrigentini del­l'estate scorsa che portò in mol­ti a rivendicare un diritto essen­ziale, costringendo le istituzio­ni ad operare con tempestività e concretezza». Per i consiglieri comunali del Pdl Callari, Alfano, Putrone, Sollano, Calì, Amato e Vaiana «Oggi, dicono, pur continuan­do l'azione della magistratura inquirente sul caso, viene assi­curato il diritto alla salute a tutti gli abitanti che a migliaia acce­dono al nosocomio. Un segno efficace dell'opera del Guardasi­gilli per la sua città e della soler­zia del prefetto Postiglione».

Infine per il capogruppo del Pdl alla Provincia, Ivan Paci, la nomina di custode giudiziario del manager dell 'Asp Salvatore Olivieri al posto del capo della Protezione Civile Bertolaso con­ferma la bontà del percorso tracciato dal governo».

 

EMERGENZA SPAZZATURA. «Astensione selvaggia non motivata perché ci sono già i soldi per gli stipendi». Sindacati: «Non prendersela con i lavoratori»

Sciopero, Zambuto: «Non ci piegheremo alla mafia dei rifiuti»

Appello di Cgil, Cisl ed Uil al prefetto:«Chi ha sfiduciato Truglio, non si ferma di fron­te al disastro che si sta deter­minando per la mancanza di una guida esperta».

«La mia città non può affon­dare nella spazzatura per colpa della mafia de rifiuti. Non ci pie­gheremo». Non si placa la rabbia del sindaco Marco Zambuto, di fronte allo sciopero del personale affetto alla raccolta dei rifiuti cha ha ormai messo in ginocchio un'intera città. Una denuncia grave, quella lanciata dal sindaco, che va ad aggiungersi a quelle dell'altro ieri quando ha parlato di «strane ed inquietanti coincidenze che si sono verificate, vedi caso, a pochi giorni dalla nuova gara da oltre cento milioni di euro e dalle dimis­sione dell'amministratore delega­to Francesco Truglio». E la Procu­ra non ha perso tempo, subito un inchiesta, con il capo della Digos, che ha già sentito, per tre ore, su delega dei Pm, lo stesso Zambuto. «Non posso ancora oggi, dice, non evidenziare la stranezza di questa astensione selvaggia, che non si motiva soprattutto a fronte dei tra­sferimenti i finanziari già effituati dai comuni e dalla Sogesa».

«Sì, lo sciopero, aggiunge, pote­va già essere sospeso da alcuni giorni, visto che sono stati già ver­sati, in due trance, complessiva­mente un milione e 300 mila euro e un altro milione arriverà lunedì. Quasi, quasi, l'altro ieri quando c'è stata la riunione, presenti an­che i rappresentanti delle impre­se, nell'apprendere a queste noti­ zie sicuramente buone, ci sono ri­masti male. Ed allora ben venga l'indagine della Procura per fare chiarezza su tutto. Sappiano che non ci piegheremo, in una vicen­da che ha ancora una volta ha san­cito il fallimento degli Ato rifiuti, con alcuni sindaci, che pur essen­do a posto come noi con i pagamenti, che si ritrovano sommersi dai rifiuti. Gli agrigentini dal 2005 ad per i rifiuti hanno tirato fuori ben 35 milioni di euro: 21 con le bollette, i restanti 14 con il conferi­mento diretto delle somme da par­te del Comune». «In questa terra di Sicilia, l'ho già detto e lo ripeto, conclude Zambuto, è possibile che dobbiamo essere tutti fessi? Che non dobbiamo parlare, che bi­sogna guardare dall'altra parte? Ebbene io non ci sto». I sindacati:appello al Prefetto. Le tre segreterie di Cgil, Cisl ed Uil, con Buscemi, Stella e Manganella, se la prendono con chi dopo avere sfiduciato ha sfiduciato Truglio, non si ferma di fronte al disastro che si sta determinando per la mancanza di una guida esperta. L'astensione dal lavoro in questa forma che non rispetta le regole è stata da noi non condivisa. Ma alle nostre richieste di cercare una so­luzione, non sono seguiti atti di di­stensione e ricerca di percorsi con­divisi per dare una speranza ai la­voratori che due mesi senza stipen­dio. La scadenza, il 16 marzo, del contratto di appalto, senza che sia pronto il nuovo, aiuta solo al di­spiegarsi di proroghe infinite. Invitiamo tutti quanti a non prenderse­la con i lavoratori che pur sbaglian­do non sono i responsabili di que­sto stato di cose»

Confcommercio. Auspica solu­zioni immediate della vertenza, che sta creando tanti disagi alla cit­tadinanza ed agli operatori com­merciali.

 

STATISTICHE UFFICIALI. I dati forniti dal Servizio turistico regionale n. 2 fanno ben sperare per il futuro della stagione 2010

Turismo, parte bene la stagione in gennaio. Presenze in aumento

Presenze in alberghi e b&b in aumento grazie a italiani ed in primo luogo di molti siciliani nei fine settimana. In tutto sono quasi 4 mila.

Per il turismo agrigentino il 2010 parte bene ed i dati uffi­ciali di arrivi e presenze, forniti dagli uffici del Servizio turistico regionale 2, fanno ben sperare in vista dell'avvio della stagione vera e propria a partire dalla prossima festività pasquale. In attesa delle statistiche relative al febbraio scorso, si possono analizzare quelle del primo me­se dell'anno. Ebbene nonostan­te il calo sempre costante degli stranieri nei mesi di bassa sta­gione, le presenze e gli arrivi nel­le camere di alberghi e b&b, so­no aumentate grazie agli italia­ni ma soprattutto, ai movimenti dei fine settimana dei nostri conterranei provenienti dalle al­tre provincie siciliane, che in tut­to sommano quasi quattromila pernottamenti. Cifre irrisorie si dirà ma che possono dare il per­corso sulla via dello sfruttamento di tutte le possibilità che il mercato offre agli operatori. Complessivamente nel mese di gennaio gli arrivi sono stati 4524 rispetto ai 4260 del 2009 con una percentuale in positivo di 6.1. Le presenze, cioè i giorni di effettiva permanenza in città, invece sono di gran lunga mag­giori con un positivo 8221 rispetto ai 7003 dell'anno precedente. La percentuale è di un più 17,3 percento. Se il buon giorno si ve de dal mattino...Adesso occhi puntati sull'avvio vero e proprio della stagione turistica. Tra tre settimane c'è la Pasqua e già fioccano le prenotazioni di sco­laresche, viaggi organizzati e ti­midamente i primi turisti che cominciano ad arrivare nel sud Italia. E proprio sul turismo stra­niero sempre più in calo da alcu­ni anni a questa parte dovrebbe­ro puntare tutti gli interventi a ' favore dell'industria turistica re­gionale. Nei giorni scorsi alla Borsa Internazionale del Turi­smo tedesco sono state spese parole di elogio per la nostra of­ferta turistica che negli anni è di gran lunga migliorata ma che deve fare ulteriori passi in avan­ti per rendersi appetibile al mag­giore bacino di provenienza di viaggiatori dall'Europa. Intanto in città fioccano le iniziative pro­mo pubblicitarie per i titolari di b&b che, dopo avere dato vita alla Associazione dei gestori ex­tralberghieri riuniti, stanno rea­lizzando una pensilina pubblici­taria a proprie spese in Piazza Marconi contenente l'elenco di tutte le strutture ed i rispettivi reca­piti.

CENTRO STORICO

«In prestito la tenda di D'Orsi per protestare»

«Chiediamo in prestito dal presidente della Provincia regio­nale Eugenio D'Orsi la tenda che ha utilizzato per la sua lotta di protesta a favore della realiz­zazione dell'aeroporto». Sono i residenti del quartiere San Ger­lando, rappresentati da Carme­lo Terrasi, che con una lettera hanno fatto la richiesta al verti­ce dell'ente. «Rivendichiamo il diritto di mostrare a tutti le enor­mi problematiche sulla sicurez­za che il nostro quartiere attra­versa. Siamo riusciti ad ottene­re la messa in sicurezza del mu­ro lungo la via Duomo, i lavori per la messa in sicurezza del pa­lazzo Lo Iacono con il conse­guente sgombero delle vicine abitazioni, ma sono ancora tan­ti i rischi che corriamo quotidia­namente in tutto il quartiere a ridosso della cattedrale, con antiche chiese, mura secolari e vecchi immobili che ogni giorno rischiano di crollare a causa delle condizioni pessime e delle abbondanti piogge delle ultime settimane».

 

LA SICILIA

 

Da mercoledì non c'è più l'impresa

Oltre al problema degli stipendi e del vertice dell'Ato, la prossima settimana scade anche l'appalto

A prescindere dallo sciope­ro degli operai, da merco­ledì la città non avrà più il servizio di raccolta e smal­timento dei rifiuti solidi ur­bani. Martedì 16 marzo infat­ti scadrà l'affidamento al raggruppamento di impre­se che fino ad ora lo ha ge­stito ed allo stato attuale non é intervenuta alcuna proroga, né c'é ai vertici di Gesa Agrigento due qualcuno che, prima di quella data, può disporla. La situazione dunque si va facendo sempre più drammatica. Il personale del suddetto raggruppa­mento di imprese ieri era ormai al quinto giorno di sciopero, la città é invasa dalla spazzatura e tra poco si rischierà l'emergenza sanitaria, ma non si intrave­dono spiragli per un miglioramento della situazione. Oggi dovrebbe esserci l'assemblea dei sindaci ade­renti all'Ambito, ma é probabile che tutto slitti alla se­conda convocazione prevista per lunedì alla stessa ora. E' augurabile che non sia così e che invece si tengano realmente i lavori e che venga eletto un ammi­nistratore in grado di gestire l'emergenza e di adotta­re i provvedimenti necessari a garantire la continuità del servizio, altrimenti da mercoledì le ditte si ferme­ranno: in assenza di un incarico formale non potran­no più, infatti, andare oltre. Intanto non si fanno attendere le reazioni politiche. Il consigliere provinciale di Rifondazione comunista Nino Spoto, considerato che «le colpe per i ritardi nel­la predisposizione del nuovo bando di gara vengono fatte ricadere sui Comuni da parte dell'Amministra­tore di Gesa», che «le giustificazioni fornite dall'Am­ministratore sembrano non solo molto debli, ma va­lide e giuste solo in appa­renza» e che «L'Ato gesa Ag 2 si é dotato di un piano delle comunicazioni mol­to costoso», egli chiede di sapere «le vere ragioni per le quali il vero bando di ga­ra non é stato ancora predi­sposto e se gli atti ammini­strativi collegati con il pia­no delle comunicazioni sia­no regolari». Secondo Vincenzo D'A­mato dell'Associazione Ci­vile Raffadalese «L'improvviso "siluramento" di Francesco Truglio e le sue inevitabili dimissioni hanno provocato non poco sconcerto, anche perché le motivazioni riporta­te dalla stampa non ci hanno convinto per la loro ge­nericità e in qualche caso per la loro infondatezza». Egli aggiunge che «siamo convinti che per la compe­tenza, per la professionalità, per gli ottimi risultati conseguiti a Belice-Ambiente, ma anche per quanto stava attuando in loco, il dottor Francesco Truglio debba essere riconfermato». Per i rappresentanti sindacali Alfonso Buscemi del­la Cgil, Nino Stella della Cisl e Giovanni Manganella della Uil, «la mancanza di senso di responsabilità da parte di chi ha sfiduciato l'Amministratore unico di Gesa e lo ha costretto alle dimissioni non si ferma neanche di fronte al disastro che sta determinandosi per la mancanza di una guida esperta». I sindacati in­vitano tutti «a non prendersela con i lavoratori che, pur sbagliando, non son i respnsabili di questo stato di cose» ed invitano il prefetto «a chiamare tutti gli at­tori di questa tragica rappresentazione ad un tavolo per trovare velocemente una soluzione a questa crisi».

 

L'ESASPERAZIONE DELLA GENTE

«La nostra città ci fa vergognare»

L'indecoroso spettacolo di rifiuti si apre alla vista dei cittadini e dei malcapitati turisti. Accanto agli operatori della nettezza urbana gli agrigentini protestano per un servizio assai costoso ma che nei risultati si rivela spesso inefficiente. Abbiamo raccolto lo sfogo e la rabbia di gente che abita in zone diverse della città, accomunate dalla presenza di cassonetti ricolmi di immondizia, di cui qualcuno già dato alle fiamme, come accaduto in via Imera. Francesco Maraventano risiede in via Gioeni: «la zona in cui abito è come tutte le altre, invase da spazzatura. L'altra sera, passeggiando in via Atenea ho provato una gran vergogna per le montagne di spazzatura accatastata davanti ai bar, ai ristoranti, ai negozi». La situazione non è diversa in via Manzoni. Questa la testimonianza si uno dei residenti Salvatore Volpe: «non possiamo colpevolizzare dei lavoratori che protestano per ottenere arretrati che gli spettano. In questi giorni ci stiamo limitando nel

conferimento della spazzatura, per non aggravare il già diffuso degrado ambientale». I sacchetti all'interno e fuori i contenitori aumentano di ora in ora, di giorno in giorno anche nella frazione di San Leone. A riferirci è la signora Maria Stella Di Fede: «Paghiamo tanto per un ser­vizio svolto in modo pessimo. Siamo tra le città più care della Sicilia in fatto di bollet­te e Viale dei Giardini, adiacente alla nostra abitazione, è un immondezzaio». Stessa rabbia in Susy Affatigato, residente al Vil­laggio Peruzzo: «Sono indignata per due motivi: il primo è il mancato pagamento a lavoratori che svolgono quotidianamente il loro mestiere e che di certo non vivono si­tuazioni economiche agevoli. Nella mag­gior parte dei casi queste famiglie non rie­scono ad arrivare alla fine del mese con lo stipendio. L'altro disagio, evidente, è lo scempio visivo che di certo non aiuta Agri­gento nella risalita della classifica di vivibi­lità». Spazzatura ovunque, lungo le strade e le piazze di Fontanelle. Getanina Proto, abitante del popoloso quartiere è sdegnata per la mancata corrispondenza tra le bollet­te puntualmente corrisposte ed un servizio che lascia molto a desiderare. «Non vengo­no a ritirare la spazzatura da almeno 4 gior­ni - dice la signora - siamo costretti a non conferirla ogni giorno, se non vogliamo ag­gradare ancor più la situazione». Dure le pa­role di Giuseppina Cutaia, residente nella zona del campo sportivo; «E' evidente come il servizio sia deficitario. Ma è altrettanto chiaro che troppi sono gli interessi in gioco che prevalgono sui diritti dei cittadini. Mi sconvolgono le dichiarazioni sostenute da chi, rappresentando la classe dirigente del­la Città, non sa dove siano finiti i 35.000.000 di euro stanziati dal Comune di Agrigento, con la consapevolezza che, se l'ATO ha un amministratore unico ed un c.d.a, chiamati di diritto ad esercitare il con­trollo sul buon funzionamento del servizio, i comuni ricoprono comunque un loro ruo­lo». Intanto l' ANVA (Associazione naziona­le venditori ambulanti) aderente alla Con­fesercenti, a causa dello sciopero dei net­turbini lamenta la sospensione in alcuni comuni come Agrigento, Favara, Palma di Montechiaro, Porto Empedocle del merca­to settimanale creando, non pochi disagi economici alla categoria. Il presidente del­l'ANVA Rampello chiede al prefetto di inter­venire tempestivamente così come un in­contro con le più alte istituzioni è stato ri­chiesto da Calogero Speciale, coordinatore provinciale della Uil. Pa. Speciale denuncia che il carcere è stracolmo di rifiuti poichè dallo scorso 8 marzo non viene effettuato il prelievo. Anche Confcommercio interviene per auspicare una rapida soluzione all'indeco­roso problema.

 

IL SINDACO MARCO ZAMBUTO

«Usciremo presto da questo ricatto»

«Usciremo da questo grande ricatto ma chie­do alla città i pazientare». Sono le parole del sindaco Marco Zambuto rispetto allo sciope­ro dei netturbini e al degrado in cui si presen­ta la città e tutti i suoi quartieri. «Usciremo perché a fronte dei 35 milioni di euro che gli agrigentini hanno versato nelle casse dell'A­to rifiuti non è possibile che la città versi in queste condizioni. E' la dimostrazione del fallimento del sistema Ato, per cui basta che qualche comune non paghi perché salti tut­to per aria. Per quanto riguarda l'astensione selvaggia dei lavoratori, ai quali va la mia so­lidarietà, la vicenda si fa ancora più grottesca e inquietante. Sono stati trasferiti ad oggi 1 milione e 200 mila euro e questo lunedì sarà erogato un altro milione di euro. Mi doman­do allora il perché di questo sciopero, visto che le garanzie salariali ci sono. Ad ogni mo­do metto a disposizione l'ufficio legale per i cittadini ed ho già dato mandato di studiare il contratto che lega l'Ato Gesa alle imprese per accertare le responsabilità contrattuali che oggi stanno danneggiando la città».

 

DOMENICA 14 MARZO

 

GIORNALE DI SICILIA

 

IGIENE PUBBLICA. Riunione ieri pomeriggio nella sede dell'Ente: defenestrato il manager trapanese Francesco Truglio, al suo posto Teresa Restivo.

Rifiuti, trovata in extremis una soluzione - Stamattina riprende la raccolta dei rifiuti

Agli operai sarà pagato un acconto di duemila euro sulle due mensilità di cui sono creditori dall'Ato

Ieri mattina Zambuto aveva scritto una lettera al presiden­te della Repubblica, per de­nunciare la grave emergenza che la città stava vivendo.
La soluzione è stata trova­ta. Dopo sei giorni di sciopero da parte degli operatori ecologi­ci, proprio quando Agrigento e i Comuni limitrofi rischiavano di sprofondare nell'emergenza igienico-sanitaria, durante un vertice tenutosi ieri pomeriggio all'Ato, è stato trovato l'accor­do. La vertenza rientra. Da que­sta mattina gli operatori ecologi­ci torneranno al lavoro e rimuo­veranno i cumuli di rifiuti che avevano sepolto ormai i casso­netti per la raccolta. "Pagheremo agli operai un ac­conto di due mila euro a testa sulle due mensilità di cui sono creditori nei confronti dell'Ato -ha annunciato ieri sera, subito dopo il vertice, il sindaco Marco Zambuto - La linea Zambuto -D'Orsi - spiega, poi, - è passata anche per quanto riguarda la no­mina del nuovo amministratore unico della società. All'unani­mità è stata eletta, infatti, Tere­sa Restivo che era già stata nomi­nata dalla Regione quale com­missario straordinario per l'aspetto contabile della socie­tà". Teresa Restivo prende dun­que il posto che era stato del ma­nager trapanese Francesco Tru­glio. Alcuni dei sindaci presenti durante il vertice di ieri avevano avanzato la proposta di rieleggere Truglio, il quale avrebbe però chiesto l'unanimità dei consensi. Zambuto si è però astenuto dal voto e Truglio non ha accettato la nomina. La scelta, a questo punto, si è spostata, con successo, sul commissario Teresa Restivo "che ben conosce - ha spiegato Zambuto - la situazio­ne in cui si trova l'ambito territo­riale ottimale". La rabbia del sin­daco Marco Zambuto, contro sei giorni di sciopero che hanno ridotto la città ad un cumulo enorme di spazzatura, si era estrinsecata in una lettera scrit­ta al presidente della Repubbli­ca Giorgio Napolitano, a quello del consiglio dei ministri Silvio Berlusconi e al presidente della Regione Raffaele Lombardo. "Quanto sta accadendo ad Agri­gento, sul fronte dell'emergen­za dei rifiuti, - scriveva Zambu­to poco prima del vertice all'Ato - è la rappresentazione di ciò che ha dichiarato Confindu­stria: gli Ato sono soltanto un si­stema affaristico, clientelare e' mafioso. Gli agrigentini assistia­mo impotenti ad un'astensione selvaggia dal lavoro, dopo aver trasferito, negli anni, alla socie­tà di gestione più di 35 milioni di euro. Ma gli Ato non erano sorti per ottimizzare il servizio e diminuire i costi?". La tensione dei cittadini, nelle ore preceden­ti al vertice dell'Ato, nel frattem­po, era divenuta sempre più for­te. Numerose le telefonate alle centrali operative di polizia e ca­rabinieri, soprattutto da parte dei più anziani, per far spostare di qualche metro il contenitore i stracolmo di pattume da sotto la finestra della loro abitazione. La paura, fortissima, era che qualche piromane, tentando di I far "pulizia", finisse con il dan­neggiare auto o prospetti ester­ni di abitazioni.

 

Montesano direttore del Toscanini

Con Decreto del Ministro Mariastella Gelmini il professore Claudio Montesano è stato nomi­nato direttore dell'Istituto Supe­riore di Studi Musicali "Toscani­ni" che dalla sua istituzione ha se­de a Ribera e costituisce il "fiore al­l'occhiello" nel campo musicale in provincia. Il provvedimento del ministro ratifica il risultato eletto­rale espresso dal corpo accademi­co. Montesano ha assicurato la sua azione per potenziare l'istitu­to musicale riberese.

 

«Aviopista, Matteoli convocherà un vertice con D'Orsi e l'Enac»

TRASPORTI. Il ministro della Giustizia interviene sulla vicenda: ci sono quattro condizioni da risolvere

«Quattro punti essenziali per il via libera all'aeroporto: fi­nanziamento dei partners priva­ti, gestione, manutenzione e vin­coli militari». Sono i quattro pun­ti ritenuti essenziali dal governo nazionale per il via libera alla co­struzione del tanto atteso e di­scusso aeroporto nell'agrigenti­no, in territorio di Licata. «Se ci sa­ranno le adeguate e dettagliate rassicurazioni - ha affermato il ministro Angelino Alfano - l'iter per realizzare l'infrastruttura potrà procedere». Il Guardasigilli nei giorni scorsi ha incontrato il Presidente dell' Enac, Vito Riggio, ed il ministro delle Infrastruttu­re, Altero Matteoli. Da entrambi nulla in contrario alla costruzio­ne dello scalo. «Per Riggio - ha evi­denziato Alfano - la condizione essenziale è che la pista di atter­raggio non superi i 1.500 metri di lunghezza. Il ministro Matteoli è favorevole ma a patto che ci sia in­nanzitutto certezza delle risorse finanziarie dei privati per la costruzione, per la manutenzione la gestione e sia ben definita la questione legata ai vincoli milita­ri». Il ministro Alfano ha annunciato che, prodotti i richiesti chiarimenti, è intenzione del mini­stro Matteoli convocare una con­ferenza di servizi con le parti inte­ressate per definire quanto neces­sario per procedere alla realizza­zione dell'opera. «Credo sia la vol­ta buona - ha dichiarato l'espo­nente del Governo Berlusconi -. Ho sempre creduto e lo ribadisco ancora adesso nell'importanza strategica dell'aeroporto ‑ per il nostro territorio provinciale, per la crescita e lo sviluppo economi­co, e da agrigentino continuerò ad adoperarmi per la mia terra. Ho lavorato molto spesso in silen­zio, senza riverberi mediatici, perché ritengo che proprio il lavo­ro silenzioso sia quello più utile e produttivo. Per la mia città ci so­no sempre stato e sempre ci sarò».

 

«Sagra, tanti soldi spesi ma con un magro ritorno»

CONSORZIO VALLE DEI TEMPLI: negli alberghi appena 606 turisti in più

«Molti alberghi, che da qualche anno chiudono per la bassa stagione, hanno deciso di non riaprire nemmeno in occa­sione della sagra del mandorlo in fiore e questo significa che non sono arrivati i grandi flussi turistici annunciati. Le tariffe ac­cettate dagli albergatori per al­loggiare i gruppi folk farebbero scandalizzare anche il più eco­nomico dei bed & breakfast». Il consorzio turistico valle dei Templi, di cui è presidente Gae­tano Pendolino, ad un mese dal­la fine della kermesse traccia il bilancio dell'incremento o me­no delle presenze turistiche in città in occasione della manife­stazione. Ed è un bilancio allar­mante. «Nei 9 alberghi cittadini più grossi - dice Pendolino - nella settimana della sagra si è avu­to un incremento di presenze, esclusi i gruppi folk, di 606 perso­ne, di cui il 57 per cento concen­trato nei giorni di venerdì e saba­to. Ne è valsa la pena? - si chiede il consorzio - . Spendere quasi mezzo milione di euro per sole 606 persone in una settimana? Il solo concerto di Zucchero, ad esempio, ha portato in città mil­le presenze alberghiere. Se que­sta sagra deve continuare ad es­sere organizzata - conclude Pen­dolino - si pensi a dare spazio ai privati attraverso la creazione di una fondazione».

 

PRESENTATA IERI

Le imprese querelano il sindaco Zambuto

L'avvocato Giuseppe Scoz­zari su mandato di Pietro Alon­gi, amministratore delegato del­la Iseda srl con sede nella Zona Industriale, e legale rappresen­tante del Raggruppamento Tem­poraneo di Imprese informa di aver presentato formale querela i contro il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, a seguito delle dichiarazioni rese alla stampa «e ritenute gravissime, infaman­ti, diffamatorie e calunniose nei confronti delle imprese». «Si tratta di dichiarazioni che - si legge in una nota - creano una pesante sovraesposizione, sotto l'aspetto della incolumità personale e familiare, dei titolari i delle imprese, con particolare ri­ferimento all'ultima dichiarazio­ne relativa al pagamento di euro duemilioni alle imprese, circostanza palesemente infondata».

 

LA SICILIA

 

La promessa di Birritteri

«Il ministero sistemerà l'edificio del Tribunale»

«Gli uffici giudiziari della sezione di­staccata del tribunale di Licata non chiuderanno, ma anzi verranno po­tenziati». Lo ha assicurato ieri mattina Luigi Birritteri, consigliere del ministro del­la Giustizia Angelino Alfano, al consi­gliere provinciale del Pdl licatese An­gelo Bennici. Alla fine della conferenza stampa Luigi Birritteri ha incontrato la delegazione licatese guidata dal consigliere provinciale Angelo Bennici e composta anche dagli avvocati Nico Lombardo e Angelo Balsamo. Alla fine la volontà del presidente del Tribuna­le Luigi D'Angelo e le iniziative del pre­sidente dell'ordine degli avvocati di Agrigento Antonio Gaziano e del con­sigliere dello stesso Ordine Giuseppe Peritore è riuscito ad ottenere l'avviodei lavori al palazzo di giustizia. «Eravamo sicuri che il ministro Alfano sarebbe intervenuto dopo le richie­ste del presidente del tribunale di Agri­gento Luigi D'Angelo - ha spiegato An­gelo Bennici -. Un impegno che con­sentirà a breve termine l'avvio dei la­vori di adeguamento alle normative di sicurezza dell'edificio di via Giarret­ta». L'Amministrazione comunale do­vrà ora inoltrare al Ministero della Giu­stizia la richiesta per ottenere il rim­borso delle spese di gestione degli uf­fici giudiziari della sezione di Licata. Domani intanto giungerà in città per una visita, dottor Alfonso Malato, fun­zionario responsabile del patrimonio del Ministero della Giustizia, che pren­derà visione della situazione.

 

Politici uniti per l'ex convento S. Domenico

Provincia Regionale. 4 consiglieri di diversi partiti si attivano per salvare la preziosa struttura semiabbandonata

Un'altra iniziativa bipartisan in favore della città dalla Provincia Regionale di Agrigento. I consiglieri provinciali Ezio Di Prima e Ste­fano Girasole (Pd), Mario Lazzano (Pdl) e Nicola Testone (Indipendente), hanno unito le forze per puntare diritto alla ristruttura­zione e riuso di uno dei tanti complessi mo­numentali presenti nel centro storico della città, l'ex convento San Domenico. I quattro da alcuni giorni sollecitano il Co­mune e la Provincia per definire le istanze di finanziamento di un progetto predisposto a suo tempo dalla locale sezione della Lega Navale Italiana, con cui si destina l'immobi­le a centro di aggregazione sociale. Provincia e Comune sono i due enti proprietari dell'e­dificio, ma nessuno dei due nel corso degli anni ha voluto prestare attenzione all'avvio delle procedure per renderlo fruibile. Oggi l'immobile in parte è in stato di abbandono e in parte viene utilizzato come sede del co­mando di Polizia municipale e dell'Ufficio re­lazioni con il pubblico della Provincia. Ma il degrado del complesso Monumenta­le è abbastanza evidente, tanto fiche nei gior­ni scorsi sono state segnalate infiltrazioni di acqua nei locali al servizio della Polizia municipale. Chiedono alla Provincia ed al Co­mune di decidere se accogliere o meno il progetto elaborato da tempo dalla Lega Navale e messo a disposizione gratuitamente, accedendo così ai finanziamenti di un ban­do europeo che scade il 31 marzo prossimo. La questione vede in prima linea il presiden­te della Lega Navale Gaspare Falautano, che tre anni fa fu promotore di un protocollo d'intesa che impegnava i due enti ad attivar­si per la salvaguardia e la ristrutturazione dell'immobile. Quell'accordo non ebbe però seguito, fino ai giorni nostri ed all'impegno dei quattro consiglieri provinciali, protagonisti di un pressing anche piuttosto"asfissiante" nei confronti del presidente Eugenio D'Orsi per quanto riguarda la competenza provinciale, mentre Falautano tenta di incidere sulla par­te comunale. Il progetto prevede che l'ex convento sia adibito a centro polifunzionale di aggregazione sociale, culturale e giovani­le. Oggi c'è la concreta possibilità di accede­re ad un finanziamento europeo, ma il primo incontrò alla Provincia è saltato ed il tempo stringe.

 

Alberghiero Ambrosini sempre sulla ribalta

Favara. Visita ieri dell'assessore provinciale Arnone

FAVARA. Continuano gli interventi all'istituto Alberghiero "Gaspare Ambrosi" da diversi giorni agli onori della cronaca a causa del grave gesto commes­so da un gruppetto di alunni in danno di una Voltante, contro i qua­li hanno lanciato pez­zetti di gesso e carta, gesto aggravato dagli insultato che gli incivi­li hanno indirizzato ai poliziotti, guidati da Stefania Marino che si erano reati alla scuola di via Che Gue­vara per tenere un'incontro sulla legalità. Dopo l'incontro con i carabinieri di sabato scorso, la riunione del Consiglio d'istituto di lunedì scorso, la conferenza stampa di metà settimana da parte del dirigente scolastico Pippo Salamone, e la lettera inviata al questore Girolamo Di Fazio dalla stesso preside, ieri alla scuo­la alberghiera si è recato in visita l'asses­sore provinciale alle Politiche Comunita­rie, dell'Ufficio Europa e della Program­mazione Negoziata, Giuseppe Arnone. Esponente politico fa­varese si era fatto sen­tire con una forte pre­sa di posizione, dopo aver appreso con ama­rezza e stupore la noti­zia secondo cui il tito­lare di un albergo del­la Valtellina avrebbe deciso di rifiutare la ri­chiesta lavorativa, per la prossima stagione estiva, di un giovane studente dell'Istituto alberghiero Am­brosini di Favara. Secondo l'assessore Arnone, l'effetto domino che, tale decisione potrebbe ave­re, rischiava di creare un incalcolabile danno di immagine alla città Favara ma soprattutto di vanificare lo sforzo di tan­ti giovani studenti, non solo di Favara ma dell'intera provincia, poiché l'alber­ghiero favarese è frequentato da nume­rosi studenti provenienti dall'hinterland Agrigentino.

 

Rifiuti, no stop per risolvere il problema

Teresa Restivo eletta Au dell'Ato Gesa, acconto ai lavoratori che oggi riprendono la raccolta. Querelato Zambuto

Zambuto scrive a Napolitano, Berlusconi e Lombardo
Il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, ha inviato al Presi­dente della Repubblica, al Pre­sidente del Consiglio dei mi­nistri ed al Presidente della Regione Siciliana: «Quanto sta accadendo ad Agrigento sul fronte dell'emer­genza dei rifiuti è la rappresenta­zione di ciò che ha dichiarato Confindustria: "gli Ato sono un sistema affaristi­co, clientelare e mafioso». E infatti gli agrigentini assi­stiamo impotenti ad un'asten­sione selvaggia dal lavoro, do­po aver trasferito, negli anni, alla società di gestione più di 35 milioni di euro. Ma gli Ato non erano sorti per ottimizzare il servizio e dimi­nuire i costi? E' tollerabile subire il ricatto continuo di un meccanismo che si ferma a seguito dell'ina­dempienza anche di un solo comune? Perché quest'astensione sel­vaggia continua, nonostante siano stati trasferiti alle ditte appaltatrici del servizio più di due milioni di euro? E' solo una coincidenza con la scadenza del contratto in es­sere, prevista il prossimo 16 marzo, e la nuova gara d'ap­palto per 140 milioni di euro? In tale occasione, in questo lembo di terra, è in gioco l'af­fermazione dello Stato di di­ritto: dall'esito della vicenda i cittadini sapranno se ad Agri­gento dovranno ancora conti­nuare a credere in esso».

Lo sciopero dei dipendenti del raggrup­pamento di imprese che si occupa del prelievo e smaltimento dei rifiuti solidi urbani è terminato: stamattina torne­ranno al lavoro per rimuovere le monta­gne di spazzatura accumulatesi in sei giorni di astensione. Ma non è l'unica novità di ieri: infatti l'assemblea dei sin­daci dopo una lunga e, a tratti concitata, seduta ha eletto Teresa Restivo nuovo amministratore unico di Gesa, mentre le imprese che svolgono il servizio, assi­stite dall'avv. Giuseppe Scozzari, hanno deciso di querelare il sindaco di Agri­gento Marco Zambuto per le affermazioni degli ultimi giorni. Ma andiamo con ordine, partendo dal­l'assemblea. In un primo momento, alla fine della mattinata, era emerso l'orienta­mento di rieleggere Francesco Truglio. La quasi totalità dei sindaci si era detta d'ac­cordo e così l'ex amministratore è stato immediatamente contattato per capire se fosse ancora disponibile. A questo punto le versioni sono contrastanti: fon­ti vicine a Truglio affermano che l'ex amministratore avrebbe accettato nuo­vamente l'incarico se, oltre alla sua ele­zione, fosse stato riapprovato anche il suo piano industriale, il tutto in modo unanime. Appreso, poco dopo, che il pre­sidente della Provincia Eugenio D'Orsi ed il sindaco di Agrigento Marco Zambuto si sarebbero astenuti, allora l'ex ammini­stratore avrebbe rinunciato definitiva­mente all'incarico. D'Orsi e Zambuto in­vece affermano che Truglio avrebbe fat­to sapere di non essere comunque più interessato alla guida di Gesa, anche di fronte ad un voto unanime.

Tutto è tornato dunque in alto mare.A questo punto D'Orsi, Zambuto ed altri sindaci hanno avuto l'idea di trovare un'altra soluzione al di fuori della politi­ca e si è pensato a Teresa Restivo, una persona che ha ben lavorato a Gesa come commissario per i pagamenti, che quin­di conosce abbastanza bene ormai tutti i meccanismi e le dinamiche della stessa società. L'elezione della Restivo è avve­nuta in modo unanime nel tardo pome­riggio. «Abbiamo anche deciso - hanno co­municato a fine assemblea D'Orsi e Zam­buto - di provvedere al pagamento di un anticipo di duemila euro ciascuno ai dipendenti del raggruppamento di im­prese. In base all'art. 24 del capitolato d'appalto lo faremo direttamente, senza fra passare i soldi dalle imprese. Utilizze­remo la somma di un milione e 160 mi­la euro che già sono in cassa più il milio­ne che lunedì dovrebbe versare Aipa. L'abbiamo comunicato ai rappresentan­ti dei lavoratori i quali hanno immedia­tamente deciso di tornare in servizio. Sin da domani (stamattina per chi legge, ndr) saranno sulle strade per raccogliere i rifiuti».

 

CONFINDUSTRIA

Le imprese avanzano dall'Ato Gesa 15 milioni di euro

Il presidente di Confindustria Agrigento in or­dine al fermo della raccolta nei rifiuti in diver­si Comuni ha dichiarato «le società aderenti a Confindustria a diverso titolo interessate van­tano crediti nei confronti dell'Ato Gesa Ag2 per quasi 15 milioni di euro. E' un fatto, quello dei debiti dell'Ato Gesa che necessita che tutti conoscano: "le ditte interessate hanno percepi­to pagamenti solo e soltanto per le prestazioni effettuate fino al mese di settembre 2009". In pratica le ditte vantano crediti per prestazioni rese da ottobre 2009 fino a febbraio 2010 e mai liquidate. A fronte di ciò dichiarare di aver pagato le imprese deve fare riflettere perché vuol dire tacere un dato oggettivo. Le singole imprese vantano ben trenta miliardi di lire con la conseguenza che si sono indebitate al massimo delle loro possibilità (vendita di be­ni,ipoteche, cessioni di crediti, ecc ) . Ciò deve far riflettere. Spero ha continuato Catanzaro che una volta per tutte le società d'ambito rendano pubbliche le liquidazioni che adotta­no che auspico siano precedute dal rispetto dell'ordine cronologico di arrivo delle fatture e non frutto di mediazioni di alcuno politico o altro che sia. Catanzaro ha altresì approfitta­to per dichiarare : che l'aver denunciato alla Polizia di Stato come rileviamo dalla stampa da parte del Sindaco Zambuto presunte inti­midazioni operate dalla "mafia dei rifiuti" è un gesto di città che apprezziamo sapendo che Confindustria conserva l'interesse a conoscere in esito alle verifiche se esistono mafiosi coinvolti e se tra questi vi sono politici, funzio­nari o imprenditori. Mi auguro che chi deve scegliere come su­perare la grave emergenza non scordi che an­che la Sogeir non paga e che - giusto per ripren­dere le affermazioni di Zambuto - si rende ne­cessario rendere pubblico nel complesso a quale rubrica mafiosa è da ascrivere la condot­ta posta in essere da parte di chi omette di pa­gare prestazioni dovute in nome e per conto della pubblica amministrazione.

 

Riunione con Alfano e Postiglione per cercare una soluzione

Ospedale, rifiuti, aeroporto. Sono stati gli argomenti trattati dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in visita nella mattina di ieri all'ospedale San Giovanni di Dio, dopo il provvedimento di sgombero disposto dal Tribunale di Agrigento. Cordiale l'incontro con il manager dell'Asp, Salvatore Olivieri. Sull'emergenza rifiuti, il Guardasigilli ha spiegato di aver parlato con il prefetto Umberto Postiglione, il quale ha garantito il suo impegno per trovare un "accordo ponte" tra i soggetti interessati e fare rientrare l'emergenza. Infine è stato toccato il tasto sulla vicenda aeroporto. Alfa no ha riferito di avere incontrato il presidente dell'Enac Vito Riggio e il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, ricevendo la disponibilità ad organizzare una conferenza di servizi.

 

IL GIORNO PIÙ LUNGO

Tutto in un giorno: sono bastate infatti poche ore di serrato con­fronto fra il presidente della Pro­vincia e i sindaci che compon­gono la società che gestisce l'A­to Ag2, per superare un proble­ma che in pochi giorni ha messo in ginocchio la città. Ma, si badi bene, superare, non risolvere.

Certo, stamattina riprende la raccolta dei rifiuti e si ripulisce la città. I lavoratori riceveranno un acconto di 2.000 euro che gli permetterà di affrontare le pri­me spese per vivere. C'è di nuo­vo l'amministratore unico an­che se non è più Francesco Tru­glio ma Teresa Restivo, funzio­nario regionale di provata ca­pacità che però ha ricevuto un mandato in seconda battuta e in un momento contingente. Ge­stirà certamente l'emergenza al meglio, compresa la proroga dell'incarico al raggruppamento d'imprese che svolge il servizio al momento. Ma per la gara d'appalto da 140 milioni di euro per cinque anni di servizio si dovrà procedere con attenzione nelle prossime settimane e bi­sognerà vedere chi e come la gestirà. E anche le imprese che rice­veranno la proroga continue­ranno a lavorare fino al nuovo bando o...allo scioglimento degli ato, se dovesse passare la linea che sono dei carrozzoni inutili e costosi. Ma, dicevamo, così si supera l'emergenza, non il pro­blema. Non dimentichiamo, infatti, che l'ato Ag2 ha in atto un debi­to con le imprese di 15 milioni di euro. Che ha già fatto ricorso al fondo di rotazione della Re­gione e i comuni hanno già ottenuto delle anticipazioni dalla Regione sui fondi che questa gli da ogni anno. E' come una fami­glia che paga i debitori facendo dei nuovi e sempre maggiori de­biti che comunque si dovranno pagare. E al momento, il come non è nemmeno messo in discussio­ne. per questo esultiamo del su­peramento dell'emergenza, ma cominciamo a pensare in tern­po, e non all'ultimo giorno come abbiamo fatto oggi, a come usci­re da questa situazione.

 

LUNEDI 15 MARZO

 

GIORNALE DI SICILIA

 

LO SCIOPERO REVOCATO. Gli operatori ecologici hanno assicurato lo smaltimento della spazzatura solo all'ospedale S. Giovanni di Dio e al carcere

Rifiuti, ieri garantiti i servizi essenziali - La raccolta riprenderà solo stamattina

Zambuto:«Ci vorrà almeno una settimana prima che l'emergenza rientri e strade e cortili vengano ripuliti»

Nella notte fra sabato e dome­nica sono stati incendiati una decina di cassonetti, in diver­si quartieri della città. I conte­nitori sono stati ridotti in ce­nere.

Sono stati garantiti soltanto i servizi essenziali. Così come nei sei giorni di sciopero, anche ieri, giorno festivo, gli operatori ecolo­gici hanno assicurato soltanto la raccolta dei rifiuti all'ospedale e al carcere. I cassonetti sono rimasti sepolti dai sacchetti. I cumuli di immondizie, accatastati ad ogni angolo di via, sono diventati sem­pre più alti e lunghi. Ma da oggi tut­to dovrebbe cambiare. Il servizio di raccolta riprenderà, anche se -per come hanno spiegato ieri po­meriggio il sindaco Marco Zambu­to e l'assessore comunale alla Sani­tà Rosalda Passarello - ci vorrà al­meno una settimana prima che l'emergenza rientri del tutto e stra­de e cortili vengano completamente ripuliti. Il neo amministratore unico dell'Ato Gesa Ag 2, Teresa Restivo, eletta all'unanimità nella serata di sabato, da questa matti­na dovrà poi mettersi al lavoro per firmare gli atti necessari a far sì che siano messi in pagamento gli acconti di duemila euro a testa sul­le due mensilità di cui gli operatori' ecologici sono creditori. «Si tratta chiaramente di una pura formali­tà - dicono Zambuto e Passarello ­visto che l'accordo è stato trovato e sancito». A Teresa Restivo che era già stata nominata dalla Regio­ne quale commissario straordina­rio per l'aspetto contabile della so­cietà, toccherà poi, nei prossimi giorni, occuparsi della nuova gara d'appalto per il servizio. L'emer­genza igienico-sanitaria, che ha anche provocato dei danni all'im­magine di tutti i paesi "sommersi" dai rifiuti, è dunque destinata a rientrare, anche se ci vorrà qual­che giorno e un super sforzo da parte degli stessi operatori ecologi­ci. «Per quanto riguarda Agrigento - hanno tenuto a sottolineare i due amministratori - indicheremo delle priorità, ossia i luoghi da dove l'immondizia dovrà scompa­rire immediatamente. Si tratta chiaramente della via Atenea, ma anche del viale Leonardo Sciascia dove ci sono le attività commercia­li che non possono continuare a la­vorare con accanto i cassonetti stracolmi. Poi anche il viale della Vittoria e la zona della valle dei Templi che ci rappresenta in tutto il mondo e la cui immagine non può continuare ad essere deturpa­ta dagli enormi cumuli di immon­dizie. Una settimana, massimo dieci giorni e questi scenari che si vedono in giro per la città dovreb­bero essere soltanto un ricordo lontano». Intanto, anche nella not­te fra sabato e domenica e ieri mat­tina, qualche agrigentino ha conti­nuato nella sua opera di pulizia "autonoma", incendiando i casso­netti per la raccolta dei rifiuti e i cu­muli di spazzatura. Una decina, nella sola città di Agrigento, i con­tenitori ridotti in cenere. Nel quar­tiere commerciale del Villaggio Mosè dove di cassonetti ne sono stati incendiati sei.

 

LA SICILIA

 

La diga Gibbesi alla «ragusana» ma è gia rivolta

RAVANUSA. Diga Gibbesi: la gestione potrebbe passare a Ragusa. Convoca­to per oggi nella sede della biblioteca "Zagarrio" il consiglio comunale straordinario. «Intendiamo parlare della questione con tutti i cittadini e con i tecnici interessati» ha detto il presidente del consiglio Salvatore Gri­fasi. Forte è la preoccupazione che l'in­vaso possa essere accorpato al na­scente consorzio di Ragusa che inclu­derà anche la vicina Gela. «La gestione rimanga al consorzio di Agrigento, massima disponibilità per sostenere la vertenza a fianco dei no­stri agricoltori» aveva già detto il pre­sidente D'Orsi in occasione della riu­nione tenutasi il 1 marzo in tenda; in presenza del senatore Giuseppe Ruvo­lo, del deputato Vincenzo Giambrone, del direttore generale del Consorzio di Bonifica di Agrigento, dell'assessore provinciale Stefano Castellino, del consigliere provinciale Carmelo Ava­rello e degli assessori Lillo Gattuso di Ravanusa, Giuseppe Mulè di Licata e Salvatore Tannorella di Palma di Mon­techiaro. La soluzione non verrebbe vista di buon grado dagli amministratori di Licata e dagli agricoltori, che coltivano circa 46 mila ettari di terreno, e che -pare - vogliano restare legati al con­sorzio Agrigento «che bene sta ope­rando - da quanto dicono - in favore della nostra provincia e che meglio si può spendere per gli agricoltori del comprensorio». Gli amministratori locali hanno as­sicurato al presidente D'Orsi la mobi­litazione dei rispettivi Consigli comu­nali: si riuniranno per dare mandato al presidente D'Orsi di chiedere un incontro con il presidente della Regio­ne Lombardo e con l'assessore all'A­gricoltura Bufardeci. La diga Gibbesi - studiata per col mare le lacune di un territorio affetto da siccità e carenza di risorse idriche - non è stata mai sfruttata appieno. Negli anni quella che avrebbe dovu­to essere un'importantissima risorsa per gli agricoltori del comprensorio di Licata, zona a spiccata vocazione agri­cola, si è più volte rilevata il punto nevralgico di campagne elettorali clientelari, mai approdate ad una con­creta operatività dell'invaso, «luogo privilegiato» di promesse mai mante­nute.

A peggiorare il quadro già critico, si è aggiunta nel tempo la frammenta­zione della gestione. Denuncia Umberto Santino, fonda­tore del Centro Siciliano Documenta­zione "Peppino Impastato", nel suo rapporto sulla sete nell'isola: «In Sici­lia si dovrebbero occupare di acqua 3 enti regionali, 3 aziende municipaliz­zate, 2 società miste, 19 società priva­te, 11 consorzi di bonifica, 284 gestio­ni comunali, e 400 consorzi. Una dispersione di energie, oltre che una moltiplicazione di centri di potere, di punti di controllo sul dena­ro, sul lavoro, sulle persone e sui voti». Ad oggi poi manca ancora la canaliz­zazione a monte. Tutte problematiche che si trascina­no da anni e che la creazione degli Ato sembrava potesse annullare, creando efficienza e anche economi­cità di gestione, a tutto vantaggio esclusivo dell'utenza. Ovvero della gente.

 

DISAGI NEL TRATTO ALTERNATIVO ALLA STRADA STATALE 640 AGRIGENTO - CALTANISSETTA

Cede l'asfalto sulla SP 3 ridotta a colabrodo

FAVARA. Piove sul bagnato. A rendere ancor più fastidioso e pericoloso il transito lungo il tratto alternativo del­la strada statale 640 Agrigento - Calta­nissetta interessato dai lavori di rad­doppio, nei pressi di contrada Petrusa, ovvero la Provinciale 3, ci si è messa una frana. Venerdì scorso, a causa delle inten­se piogge di queste ultime settimane, il manto stradale si è improvvisamente abbassato, creando un avvallamento che ha reso indifferibile la delimitazio­ne dello spazio. Sul posto sono interve­nuti i poliziotti provinciali per regola­re il traffico e gli uomini dell'Anas per sistemare la segnaletica del caso. An­che il semaforo, decisamente indi­spensabile, visto che lo smottamento ha danneggiato il selciato fino al centro della strada. Impossibile dunque con­sentire il normale doppio senso di cir­colazione, facendo scattare il doppio senso alternato dal semaforo mobile. Una situazione che aggrava note­volmente le già precarie condizioni di un tratto di viabilità provinciale che giorno dopo giorno fa registrare un preoccupante deterioramento. Tutti coloro i quali vi hanno transitato peralmeno una volta negli ultimi giorni hanno già avuto a che fare con buche da guinnes dei primati, capaci di fra­cassare ogni tipo di sospensione o pneumatico anche di mezzi grandi, come camion o suv. Se una di queste voragini venisse centrata da un motociclista o ciclista la morte sarebbe in agguato. Ci si chiede come mai nessuno dalle parti dell'A­nas regionale e provinciale non abbia provveduto già da alcuni giorni quan­to meno a riempire di bitume queste voragini, in attesa di una posa di asfal­to degna di questo nome. A difesa del­l'Anas vanno certamente addotte le scusanti derivanti dal maltempo che non da tregua e impedisce alle mae­stranze di intervenire. Ma la strada alternativa al tratto in­terrotto da mesi per il raddoppio all'al­tezza di contrada Petrusa è ormai im­praticabile. Sta accadendo la stessa si­tuazione di un anno e mezzo fa circa. Quando l'Anas dovette chiudere per un anno ( ! ) il viadotto Rocca Daniele per sostituire una trave di sostegno, il traffico venne deviato lungo un'altra impervia strada provinciale che in po­chi giorni divenne impraticabile e pe­ricolosa. Adesso cambia la strada, ma i pericoli restano.

 

La spazzatura è rimasta

Gli operatori ecologici non si sono fidati delle promesse di ricevere un acconto

Contrariamente a quanto anticipato al termine dell'assemblea dei soci di Gesa Agrigento due nella serata di sa­bato, l'astensione dal lavoro dei di­pendenti del raggruppamento di im­prese che svolge il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani è proseguita anche ieri mattina. Gli operai infatti non si sono accontenta­ti della semplice parola dei sindaci ed hanno deciso di aspettare che stamat­tina arrivi ad Agrigento il nuovo am­ministratore unico della società, Tere­sa Restivo. Chiederanno che, alla pre­senza dei rappresentanti delle orga­nizzazioni sindacali, gli impegni as­sunti vengano messi a verbale in mo­do che assumano la dovuta solennità. Soltanto dopo che si sarà adempiuto a tutto questo essi torneranno al lavoro e rimuoveranno le montagne di spaz­zatura che si sono accumulate agli an­goli delle strade cittadine. Stamattina comunque il neo am­ministratore ha già fatto sapere che sarà ad Agrigento per affrontare subi­to l'emergenza in corso e cercare di fare in modo che il servizio possa riprendere anche nel corso della stessa mattinata. Come si sa, nel corso dell'assemblea di sabato, i sindaci hanno delibe­rato di pagare a questo personale un anticipo di 2 mila euro ciascuno sulle spettanze di gennaio e febbraio, utiliz­zando le somme di 1 milione e 160 mila euro che già sono in cassa e di un milione che sarà versato a titolo di anticipazione (su sollecitazione fatta la scorsa settimana dalla Restivo nella qualità di commissario ai pagamenti) dall'Aipa. Queste spettanze sa­ranno liquidate direttamente da Gesa senza passare dal raggruppamento d; imprese dal quale gli operai dipendono. L'eventualità è prevista dall'art. 24 del capitolato d'appalto. Tutto questo però, reclamano i lavoratori, dovrà es­sere ufficializzato con apposita con­trattazione sindacale. Ed a proposito dell'affidamento del servizio, un'altra emergenza che Tere­sa Restivo dovrà affrontare è quella relativa alla scadenza del vecchio con­tratto. Domani è l'ultimo giorno di va­lidità e quindi, senza l'intervento di una proroga, da dopodomani la città resterebbe priva di tale servizio. Il tut­to in attesa della definizione della ga­ra d'appalto per il nuovo affidamento. Gli operai della Nu, come si sa, han­no incrociato le braccia - senza alcun avallo da parte dei sindacati - lo scor­so 8 marzo. Oggi dunque sarebbe l'ot­tavo giorno che la spazzatura non vie­ne raccolta, ma si spera, come detto, che nel corso della giornata tutto possa tornare alla normalità.

 

SOLE 24 ORE

 

INTERVENTO

Per i segretari la convenzione batte l'unione

Le ipotesi di riforma collegate al Codice delle autoInomie che per i segretari comunali prevedono l'artico­lazione della categoria in tre li­velli e la previsione di costitui­re, nei piccoli comuni, forme associative obbligatorie per lo svolgimento delle funzioni di segreteria in capo alle unioni, esaminate anche in alcuni arti­coli pubblicati negli ultimi me­si sul Sole 24 Ore, impongono alcune riflessioni.

Innanzitutto si tratta di ipo­tesi che vanno controcorrente rispetto all'attuale orienta­mento normativo, che è quel­lo di ridurre gli enti intermedi (comunità montane, autorità d'ambito, consorzi). Queste proposte, avanzate anche dal­l'Anci, intendono invece rego­lamentare i servizi di segreta­ria per i piccoli comuni crean­do, o meglio imponendo, un ul­teriore ente, l'unione, che ha propria gestione, proprie strutture, propri organi (consi­glio o assemblea, giunta, ecce­tera). In tal modo si assistereb­be a una duplicazione di spesa per un servizio che oggi viene spesso gestito senza costi ag­giuntivi da più comuni trami­te le ordinarie convenzioni. A questo si deve aggiungere la fa­coltà di nomina dei segretari transiterebbe dai sindaci ai vertici dell'unione; in più si obbligherebbero i comuni a costi­tuirsi in unione per servizi che già assolvono mediante stru­menti ottimali, il tutto senza al­cun beneficio economico e di ottimizzazione ma anzi crean­do nuovi costi. È invece la convenzione tra più comuni lo strumento per gestire in forma ottimale il ser­vizio di segreteria, e in genere i servizi tra più piccoli comu­ni, anche perché la convenzio­ne è una figura giuridica che non comporta la necessità di una organizzazione stabile, con tutti i costi che ne derive­rebbero. Questo è un dato di fatto, che può essere confer­mato dalle centinaia di con­venzioni esistenti sul territo­rio nazionale, e che spesso han­no durata ultradecennale. È sulla figura della conven­zione che allora bisogna punta­re per la regolamentazione dei servizi di segreteria comuna­le, individuando il numero mi­nimo e massimo di enti che ne devono far parte (evitando co­sì le situazioni di anomalia) e dei meccanismi premiali che favoriscano la stabilità delle convenzioni nel tempo.

È poi nell'ambito di questa figura organizzativa che il ruo­lo del segretario nei piccoli co­muni deve essere meglio defi­nito, facendogli assolvere una funzione di coordinamento e programmazione dei servizi dei diversi comuni, di raccor­do tra organi politici e burocra­zia dei comuni convenzionati, di assistenza e consulenza giu­ridica agli organi dei comuni; questo ruolo va svolto con il supporto di altre figure profes­sionali tra cui il responsabile dei servizi finanziari, al quale andrà assegnata una funzione specifica nell'ambito dei con­trolli economico-finanziari sia preventivi (pareri e attesta­zioni di copertura finanziaria) sia successivi (controlli di ge­stione), evitando confusioni di ruoli e di competenze.

Segretario in convenzione tra i comunidi Valle Lomellina, Frascarolo, Semiana eTorreberetti Castellaro

 

L'incentivo è al 2%

Gli incentivi per la progetta­zione interna tornano al 2% sempre al lordo degli oneri pre­videnziali e assistenziali

A mettere la parola fine alla tormentata vicenda del taglio del 75% dell'incentivo dei dipeny denti degli uffici tecnici della Pa è il collegato lavoro, che all'articolo 37, comma 3, cancel­la la norma incriminata e molto contestata dall'Unione dei tec­nici degli enti locali (Unitel). Una vicenda così intricata, però, rischia di lasciare nodi ap­plicativi di difficile soluzione. Nell'estate del 2008 l'incentivo, all'interno di una serie di tagli al­la spesa, è stato abbassato dal 2% allo 0,5 per cento. Parallela­mente, nasceva l'obbligo di ver­sare la differenza dell'1,5% in un apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato.

Dopo un tentativo di riporta­re gli incentivi alla misura origi­naria (comma 1, articolo 10-qua­ter, Dl 162/2008), a partire dal 1° gennaio 2009, i compensi scendono allo 0,5% del valore dell'opera pubblica (comma 4-sexies, articolo 18 del DIl185/2008). Viene anche chiari­to che gli enti territoriali e del servizio sanitario, in virtù del­la loro autonomia, non devono versare i risparmi allo stato, ma li trattengono a favore dei propri bilanci.

Il balletto di modifiche ripro­pone i nodi legati alla decorren­za e alla retroattività o meno del­la nuova misura, già vissuti lo scorso anno per le attività pre­cedenti al 1° gennaio 2009 che non erano ancora entrate nella voce incentivi della busta paga. Dopo la lettura dell'Economia costruita sulla piena retroattivi­tà della norma (circolare 10/2009), è scesa in campo la Corte dei conti (delibera 40/2009 sezione Lombardia e poi delibera 7/2009 sezione Au tonomie) con un'interpretazio­ne opposta, che riconosce il di­ritto di assoggettare i compensi alla disciplina vigente al mo­mento in cui è sorto il diritto al beneficio, ossia al compimento delle attività incentivate. All'en­te viene affidato il compito di procedere alle liquidazioni cor­rispondenti al regime d'incenti­vo vigente all'epoca dell'effetti­va prestazione.

Nella nuova fase che si apre ora, i compensi relativi alle ope­re approvate dopo il 1° gennaio 2009 e non ancora liquidati do­vrebbero seguire lo stesso crite­rio applicativo e fare riferimen­to alla normativa vigente al mo­mento dello svolgimento del­l'attività incentivata. Da tener presente le novità in tema di distribuzione delle gra­tifiche. Deve essere effettuata dal dirigente a capo della strut­tura, dopo aver riscontrato le at­tività svolte dal personale; le quote di incentivo corrispon­denti a prestazioni prive di ac­certamento positivo diventano economie. Introdotto anche un limite al compenso per ogni sin­golo dipendente, pari all'impor­to del trattamento economico complessivo annuale lordo. La quota d'incentivo maturata dal dipendente ma non ancora erogata per il raggiungimento del limite di legge nell'anno di riferimento confluisce nel bi­lancio dell'ente quale econo­mia di spesa e non potrà essere liquidata in anni successivi a favore del dipendente che ab­bia raggiunto il limite (delibe­ra 604/2009, sezione Lombar­dia della Corte dei conti). Le spese per incentivi, dopo il chiarimento della sezione Au­tonomie della Corte dei conti (delibera 2/2010), sono fuori dai conteggi effettuati per il ri­spetto del principio di riduzio­ne delle spese di personale.

 

Personale. L'applicazione della stretta prevista dal «collegato» lavoro

Su permessi e part time controlli toccano all'ente

Sull'assistenza il lavoratore può verificare solo i documenti

La stretta sui permessi per assistere persone portatrici di handicap non attende i tempi della delega e già l'articolo 24 del collegato lavoro approvato in via definitiva dieci giorni fa restringe la gamma dei soggetti che possono usufruire di que­sto diritto, previsto dall'artico­lo 33, comma 3 della legge 104/1992. I permessi spettano sempre per i dipendenti che as­sistono il coniuge, il parente o l'affine entro il secondo grado, mentre per il terzo grado si do­vrà ora verificare che il coniuge o i genitori siano deceduti o mancanti, o ultra65enni oppu­re loro stessi affetti da patolo­gie invalidanti. Altra novità: a fronte di un soggetto portatore di handicap grave solo un di­pendente può usufruire dei per­messi, ad eccezione dei genito­ri, i quali possono usufruirne entrambi ma alternativamente. In passato, invece, giurispru­denza e dottrina ammettevano sempre che vi potessero essere più persone titolari di permessi a fronte di un solo disabile. Ma chi vigilerà sull'applicazione delle nuove norme e di quelle che saranno introdotte in virtù della delega? In primis, il dato­re di lavoro, il quale, venuto a conoscenza della mancanza dei presupposti, fa decadere il dipendente dal diritto alla frui­zione dei permessi in commen­to. In pratica, il datore di lavo­ro ha diritto di accertare che, effettivamente: - il dipendente assista un por­tatore di handicap; - il portatore di handicap si tro­vi in situazione di gravità e non sia ricoverato a tempo pieno; - fra il dipendente e il portato­re di handicap sussista un rap­porto di coniugio o di parentela o affinità come sopra descritte; - non vi sia altro lavoratore di­pendente che assista il medesi­mo portatore di handicap. Il raggio d'azione effettivo del datore di lavoro risulta però decisamente limitato, e circo­scritto a una verifica formale sulla documentazione (certifi­cato della commissione medi­ca attestante lo stato di handi­cap grave e autocertificazione sugli altri requisiti) che il lavo­ratore presenta per la fruizione dei permessi. E evidente infat­ti, che il datore di lavoro non ha gli strumenti per verificare nel­la sostanza i presupposti per la fruizione dei permessi; solo per caso fortuito, ad esempio, il da­tore potrà venire a sapere che altri dipendenti assistono lo stesso portatore di handicap. In tal caso, oltre alla revoca dei benefici, dovrà prontamente aprire il procedimento discipli­nare a carico del dipendente. Anche l'Inps è coinvolto nel­le verifiche, ma non è chiaro quale ruolo possa giocare nei confronti dei dipendenti pub­blici. Anche la banca dati istitui­ta presso la Funzione Pubblica, a cui tutte le amministrazioni comunicheranno in via telema­tica, entro il 31 marzo di ogni an­no, i nominativi dei dipendenti che usufruiscono dei permes­si, quelli dei loro assistiti e la sussistenza dei requisiti, non sembra poter essere di suppor­to all'attività di verifica del da­tore di lavoro. In primo luogo perché non potrà consultarla, considerati i vincoli imposti dalle norme sulla privacy, e poi perché conterrà solo i dati comunicati dalle Pa e non da­gli altri datori di lavoro. Entro i8o giorni dall'entrata in vigore del collegato lavoro, il datore potrà mettere in discus­sione i part time concessi pri­ma del Dl 112/2008. La revisio­ne dei part time deve essere effettuata applicando in modo scrupoloso i principi di corret­tezza e buona fede, perché il ri­schio di contenzioso con il lavo­ratore che si vedesse revocato il part time è molto elevato. Il datore di lavoro deve dun­que procedere a un'attenta analisi dei fabbisogni di perso­nale, ai sensi dell'articolo 6 del Dlgs 165/2001, identificando con criteri oggettivi gli even­tuali rapporti a tempo parziale da revocare per evitare com­portamenti discriminatori o, peggio ancora, mobbizzanti, potenzialmente censurabili da parte del giudice del lavoro.

 

Contributi. Nuovo orientamento dell'Authority

Il Durc nelle gare d'appalto estende là validità a tre mesi

Il Durc ha validità trime­strale e la stazione appaltante può valutare la gravità dell'irre­golarità contributiva. L'Autori­tà sui contratti pubblici ha effet­tuato nella determinazione n. 1/2010 (punto n. u) nuove valu­tazioni sull'efficacia del Dure aderendo all'orientamento del Tar Puglia-Lecce (sezione III, sentenza 2304/2009) e modifi­cando il proprio (parere 31/2009, nel quale riconosceva al Durc validità mensile).

L'Authority punta ora sulla validità trimestrale in un'otti­ca di semplificazione delle procedure di gara, aderendo a quanto disposto dall'artico­lo 39-septies della legge 51/2006 in riferimento al solo settore degli appalti privati nell'edilizia.

La validità trimestrale del Durc consente alle ammini­strazioni appaltanti di avere ga­ranzie sulla regolarità contri­butiva per periodi che posso­no comprendere anche più fa­si. Rimane però irrisolto il no­do della valenza generale o par­ticolare del Durc. Secondo le interpretazioni degli istituti previdenziali, il documento de­ve essere richiesto per ogni ap­palto e per ognuna delle fasi es­senziali (verifica gara, aggiudi­cazione, stipula, pagamenti), e ciò esclude la possibilità di uti­lizzare un Dure acquisito nel­l'ambito di un appalto come strumento di attestazione del­la regolarità contributiva del medesimo appaltatore in un al­tro appalto. Il documento, però, ha una oggettiva valenza generale, perché sancisce la regolarità contributiva dell'azienda in ri­ferimento all'intero territorio nazionale e a tutti gli appalti in corso. Questo profilo è stato evidenziato dal Cgia Sicilia (sentenza 67/2010), il quale precisa che il Durc utile per l'ammissione alle gare d'appal­to deve essere tale da fotografa­re la situazione globale dell'im­presa, indipendentemente da dove essa abbia attivato i pro­pri singoli cantieri. Proprio tale configurazione permette di ipotizzare, insieme alla validità trimestrale, la possibilità di utilizzo del Durc in relazione a più rapporti in­trattenuti dall'impresa con la stazione appaltante (in forza di vari contratti di appalto con­temporanei), quantomeno per facilitare l'avvio di determinati procedimenti, non escludendo l'acquisizione specifica volta per volta. Una gestione di que­sto tipo consentirebbe di velo­cizzare i pagamenti, permetten­do la formazione dell'atto di li­quidazione in tempi rapidi e di monitorare la situazione anche al momento dell'emissione del mandato di pagamento. La possibilità di sottoporre a verifica ulteriore le risultan­ze del Durc, soprattutto quan­do irregolare, è invece ogget­to di due controverse linee in­terpretative. L'Authority ha aderito alla posizione espressa dal Consi­glio di Stato, precisando che quando dal documento emer­ga un'irregolarità grave le sta­zioni appaltanti sono tenute a prendere atto della certificazio­ne senza poterne in alcun mo­do sindacare le risultanze. Il Tar Campania - Napoli, se­zione I (sentenza 51/2010) ha invece previsto più ampie possi­bilità di indagine per le ammini­strazioni, sostenendo che una volta acquisito il documento spetta alla stazione appaltante decidere se le risultanze siano sufficienti anche a giustificare un giudizio in termini di gravi­tà di una violazione emersa dal­lo stesso Dure.

 

La regolarità conta anche nei piccoli affidi

Procedure in economia. Cottimo fiduciario

La regolarità contributiva deve essere verificata anche nei rapporti di cottimo fiduciario, de­rivanti da affidamenti a terzi con procedure in economia. L'analisi delle faq sul docu­mento unico di regolarità contri­butiva pubblicate sul sito del mi­nistero del Lavoro evidenzia un orientamento che comporta la verifica ad ampio spettro, assu­mendo a riferimento una nozio­ne di appalto pubblico che com­prende qualsiasi opera o servizio o fornitura di beni e che non pre­vede deroghe neppure peri servi­zi in economia al disotto della so­glia prevista dall'articolo 125 del Codice dei contratti pubblici. L'interpretazione del ministe­ro del Lavoro, sintetizzata nell'in­terpelloW2009, si lega all'artico­lo 125, comma 12, del Dlgs 163/2006, in cui si dispone che l'affidatario di lavori, servizi, for­niture in economia deve essere in possesso dei requisiti di ido­neità morale, capacità tecnico-professionale ed economico-fi­nanziaria prescritta per presta­zioni di pari importo affidate con le procedure ordinarie. La richiesta del Durc va quin­di effettuata anche per cottimi fi­duciari di limitato valore, ri­spondendo all'esigenza di esten­dere la responsabilizzazione delle imprese affidatarie in ordi­ne agli adempimenti contributi­vi e previdenziali. Il Ministero individua però un'eccezione, quando si faccia ri­corso all'amministrazione diret­ta, attraverso la quale le acquisi­zioni sono effettuate con mate­riali e mezzi propri o apposita­mente acquistati o noleggiati e con personale proprio delle sta­zioni appaltanti, o eventualmen­te assunto per l'occasione (arti­colo 125, comma 3 del Dlgs 163).

La soglia di utilizzo dell'am­ministrazione diretta è stabili­ta dal comma 5 per i lavori nel valore di 5omila euro, mentre per le acquisizioni di beni e ser­vizi va raccordata ai limiti fissa­ti dal comma 9 e all'individua­zione delle tipologie acquisibi­li (e dei relativi valori massimi) richiesta come presupposto ne­cessario dal comma 10. Possono essere comprese in questo quadro tutte le attività di fornitura o servizio derivanti da acquisizioni nelle quali la stazione appaltante è assimilabile a un consumatore, in riferimento a beni o servizi già pronti e disponibili per offerta al pubblico a un numero indeterminato di soggetti.

Procedure. Le semplificazioni

La comunicazione di assunzione diventa successiva

Il collegato lavoro regala agli enti pubblici una forte sem­plificazione degli adempimen­ti nei confronti dei centri per l'impiego. Le comunicazioni per assunzione, proroga, tra­sformazione e cessazione dei rapporti di lavoro potranno es­sere effettuati entro il giorno 20 del mese successivo, e non più entro il giorno precedente. Si tratta di un'importante innova­zione rispetto alla disciplina precedente, che obbligava alla comunicazione dell'assunzio­ne il giorno precedente per con­trastare l'instaurazione di rap­porti di lavoro in nero. Nel set­tore pubblico la norma costitui­va solamente un inutile appe­santimento procedurale, per­ché è assai improbabile il for­marsi di lavoro nero nella Pa. La semplificazione sarà operati­va dall'entrata in vigore del col­legato lavoro senza la necessità di ulteriori provvedimenti at­tuativi, ed è applicabile a tutte le Pa elencate all'articolo 1, com­ma 2 del Dlgs 165/2001; conti­nuano a seguire le vecchie rego­le gli enti pubblici economici.

La proroga al giorno 20 del mese successivo riguarda an­che tutti gli adempimenti che prima andavano effettuati en­tro 5 giorni (articolo 4-bis, com­ma 5, del Dlgs 181/2000) come la proroga del termine per i con­tratti a tempo determinato, la trasformazione da tempo deter­minato a tempo indeterminato, i contratti di formazione e lavo­ro, la modifica da part time a full time, i trasferimenti anche per effetto di cessione d'azien­da odiramo d'azienda, le modi­fiche della ragione sociale e il di­stacco. Anche se non espressa­mente indicato, sempre entro lo stesso termine dovranno es­sere comunicate eventuali pro­gressioni di carriera, in quan­to novazione del rapporto di la­voro. Viste le incertezze inter­pretative è consigliabile comu­nicare anche le vicende con­trattuali dei segretari comuna­li e provinciali, comprese le supplenze e le reggenze.

Sempre entro il giorno 20 del mese successivo alla data di assunzione il datore di lavo­ro pubblico, invece di sottoscri­vere il contratto individuale con cui assolve agli obblighi im­posti dal Dlgs 152/1997, potrà consegnare al lavoratore una copia della comunicazione di instaurazione del rapporto in­viata al centro per l'impiego.

Le regole di maggior favore previste per la pubblica ammini­strazione non devono però far abbassare la guardia nei confron­ti degli obblighi di comunicazio­ne ai centri per l'impiego perché continuano ad applicarsi, in ca­so di omissione, le pesanti san­zioni già previste in materia

Si prospettano poi all'oriz­zonte nuovi adempimenti rela­tivi alla trasparenza su retribu­zioni annuali, curricula, indiriz­zi di posta elettronica e numeri telefonici a uso professionale dei dirigenti e dei segretari de­gli enti locali, nonché sui tassi di assenza del personale. L'arti­colo comma 1, della legge 69/2009 ne aveva imposto la pubblicazione sul sito istituzio­nale dell'ente. Con l'aggiunta del comma 1-bis, gli stessi dati dovranno essere comunicati in via telematica anche alla Fun­zione pubblica con le modalità che saranno indicate in una cir­colare dal ministro della Pubbli­ca amministrazione. Il ministe­ro li pubblicherà sul proprio si­to istituzionale e il mancato adempimento sarà valutato ne­gativamente ai fini della perfor­mance individuale.

 

Entrate eccezionali al centro dei controlli

Verifiche. Verso i preventivi

Accanto alle classiche gravi irregolarità contabili, so­no altri i sintomi di criticità che, pur non generando rica­dute pericolose immediate su­gli equilibri del bilancio di pre­visione, meritano attenzione potendo alterarne la stabilità. La lettura delle pronunce emesse dalle sezioni regionali della Corte dei conti sugli ulti­mi preventivi approvati offre, al riguardo, interessanti chia­vi di lettura sui parametri da ri­spettare. Parametri che diven­tano di stretta attualità in que­sti giorni in cui gli enti stanno varando i preventivi 2010. Sugli equilibri di bilancio en­trano nel mirino della magistra­tura contabile la destinazione dei permessi di costruire in mi­sura prossima o corrisponden­te alla percentuale massima consentita dalla legge e la loro contabilizzazione, in parte tra le entrate correnti al Titolo I e in parte tra le entrate in conto capitale al Titolo IV; in base al la destinazione; la mancata adozione della delibera di de­stinazione dei proventi delle sanzioni per violazione al Codi­ce della strada (articolo 208 del Dlgs 285/1992); la previsione di utilizzo di plusvalenze patri­moniali a copertura delle spe­se correnti in percentuale supe­riore al 5% delle entrate correnti; l'utilizzo delle entrate in con­to capitale per il riequilibrio di parte corrente, in misura supe­riore al 10%; la chiusura degli ultimi esercizi in disavanzo. Le sezioni territoriali della corte si concentrano sulle en­trate straordinarie ecceziona­li: sono giudicate eccessive le poste che sono incrementate in misura superiore al 10% ri­spetto alle previsioni definiti­ve dell'esercizio precedente; oggetto di segnalazione anche l'utilizzo di queste risorse a fi­ni della copertura di spese cor­renti ripetitive. È irregolare l'inserimento in bilancio, in se­de originaria, dell'avanzo pre­sunto dell'esercizio immedia­tamente precedente, per il fi­nanziamento sia della spesa corrente sia di parte capitale. Sulle partecipate è sempre la perdita al centro dell'atten­zione della magistratura. Il monito arriva anche per la cre­scita della percentuale di inde­bitamento e per la previsione di aumento dello stock del de­bito nel bilancio pluriennale. Per quel che riguarda il per­sonale sono sotto osservazio­ne la mancata riduzione della spesa per la contrattazione in­tegrativa, il mancato compu­to, nell'aggregato di spesa, del personale che senza estinzio­ne del rapporto di pubblico im­piego è utilizzato in organismi partecipati e la mancata consi­derazione, per gli enti facenti parte di unioni o di comunità montane, della quota parte degli oneri. Segnalate anche le violazio­ni di legge per mancata appro­vazione del piano triennale per la razionalizzazione (arti­colo 2, comma 594, legge 244/2907), che può essere indi­ce di una insufficiente atten­zione alle misure organizzati­ve per il contenimento delle spese di funzionamento; stes­so discorso per la mancata ap­provazione come allegato al bilancio preventivo del piano delle alienazioni e valorizza­zione degli immobili (articolo 58, Dl 112/2008) e per la manca­ta previsione nel bilancio del limite di spesa per incarichi di collaborazione (articolo 46, comma 3, Dl 112/2008).

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