
GIORNALE DI SICILIA
AD AGRIGENTO LE TARIFFE PIÙ ALTE IN ITALIA PER L'EROGAZIONE IDRICA
Acqua "salata" e rifiuti "d'oro". In Sicilia bollette da salasso
Le tariffe per la raccolta dei rifiuti in Sicilia è in linea con la media nazionale ma il servizio non è efficiente dappertutto. Così come per l'acqua.
PALERMO. Dall'acqua ai rifiuti, dall'energia elettrica al gas:
A Palermo le tariffe salgono alle stelle. Un recente studio di Confartigianato ha certificato per le sole bollette energetiche un costo complessivo del 3,4 per cento in più rispetto alla media nazionale. Un dato che piazza il capoluogo siciliano al primo posto in assoluto con una spesa di 1.673 euro annui pro capite, parecchio lontana dai 1.497 euro della ben più conveniente Venezia. La situazione non è migliore per le tariffe dell'acqua: i palermitani pagano una media di 236 euro annui. Una quota in linea con le altre grandi città siciliane, se è vero che a Catania siamo a 231 euro e a Messina si arriva a 233.
Sul versante tassa rifiuti - la tanto temuta Tarsu - è Napoli la città più cara d'Italia, mentre Palermo si piazza all'ottavo posto, preceduta anche da Catania, Cagliari, Roma, Venezia, Genova e Milano. All'ombra della Conca d'oro la tariffa è di circa 209 euro pro capite (per un'abitazione di 80 metri quadrati) e risente naturalmente del tanto chiacchierato aumento del 75% deciso dal Comune nel 2006 e poi confermato anche negli anni successivi, nonostante il pronunciamento del Tar, che ha ritenuto illegittime le procedure di quel rincaro. Non per nulla, il Comune ha avviato i rimborsi -tuttora in corso - a circa 180 mila contribuenti per la tassa del 2006. A conferma del fatto che Palermo resta una delle città con le bollette più «salate», un ulteriore dato: al primo posto assoluto nella classifica delle sole spese per luce e gas si aggiunge infatti il secondo posto assoluto nella graduatoria che mette insieme anche acqua e rifiuti: si arriva così 2.633 euro a testa all'anno, contro i 3.108 della poco invidiabile capolista Cagliari.
Agrigento. Con una media di 445 euro per famiglia Agrigento ha la tariffa dell'acqua più alta d'Italia. Un costo elevato che non significa però efficienza del servizio visto che ancora oggi, nonostante la situazione sia migliorata rispetto agli anni passati, si registrano casi di quartieri a secco per diversi giorni. Attualmente, nella città dei Templi, vige il regolamento per il servizio di distribuzione dell'acqua potabile approvato dal consiglio comunale ed entrato in vigore il primo gennaio del 2006. Con il nuovo regola mento - assicurano da Girgenti Acque che si occupa della gestione della distribuzione idrica - le tariffe saranno ridotte. Le tariffe della raccolta dei rifiuti invece, sono nella media nazionale anche se sono lievitate dopo che il servizio è statyo trasferito all'Ato.
Messina. Pìù acqua si consuma e più si paga. A Messina, l'ultimo aumento risale al 2009 con una impennata delle tariffe del 6 per cento che l'Azienda meridionale acque ha dovuto applicare ai propri utenti per il recupero dell'incremento Istat verificatosi nel biennio 2007-08. Gli incrementi subiti dall'Istat nel periodo compreso tra il 1999 ed il 2006 erano stati recuperati in precedenza, lasciando quest'anno i costi invariati. Il tariffario attuale dei consumi per uso domestico è suddiviso in fasce. La più agevolata ha un costo di 0,416 euro a m3 per i consumi minimi che non superano i 120 m3 su base annua. La spesa però può lievitare fino a 0,966/m3, passando alla prima fascia, se il consumo annuo di acqua oscilla dai 121 ai 180 m3. Nei casi di consumi eccessivi dai 181 ai 240/m3 si raggiunge la seconda fascia con un costo pari a 1,285 euro. Dai 240/m3 in su viene applicata un'unica tariffa di 1,918 euro valida per qualunque consumo. Nessun scaglione di differenza è previsto per la spesa dei servizi di fognatura e di depurazione rispettivamente pari a 0,128 euro e 0,358 euro per ogni m3.
Catania. Secono i calcoli di Confartigianato a Catania la spesa media per l'acqua è di 231 euro, un po' di meno di Palermo ma nella città etnea sono più alte le tariffe per la raccolta dei rifiuti.
FAVARA. Il sindaco ha incontrato gli esponenti dei partiti vincitori delle ultime elezioni: "Vogliamo tenere unita la coalizione"
Nuova giunta, si allontana l'ipotesi PD: "Per ora si punta solo al centrodestra"
Si lavora anche per ricucire lo strappo con una parte dell'Udc. Restano da sciogliere i nodi sul bilancio
Presenti MpA, Udc, An, Pdl-Cimino, indipendenti (ex Forza Azzurri), Fdl-Favara, Nuovo Psi. Intanto Gargano chiede garanzie su eolico e crisi idrica. Ancora un incontro, nella tarda mattinata di ieri, dei partiti che hanno vinto le elezioni amministrative del 2007 per cercare di trovare una via di uscita alla crisi comunale apertasi ufficialmente con la sentenza del Tar di Palermo che ha azzerato là giunta perla mancata presenza delle quote rosa nell'esecutivo. Hanno risposto all'appello MpA, Udc, An, Pdl-Cimino, indipendenti (ex Forza Azzurri), Pdl-Favara, Nuovo Psi. In alcuni casi, però, si è trattato di una presenza parziale visto che si sono tirati fuori da eventuali responsabilità amministrative i consiglieri Ignazio Bosco e Gaetano Agliata (che si riconoscono nel capogruppo Udc al consiglio provinciale Salvatore Montaperto) e i consiglieri Pdl Santo Pitruzzella, Enzo Biancucci, Antonio Fallea, Leonardo Pitruzzella e Aldo Zambito vicini alle posizioni dell'on, Nino Bosco. Il venir meno di 7 consiglieri dí centrodestra sta mettendo in crisi la possibilità di far nascere il Russello- 3.1ater anche perché punterebbe i piedi anche il presidente del consiglio Luca Gargano che, prima di affrontare nei dettagli la crisi, vuole delle garanzie in ordine ai problemi di estrem attualità come quelli dell'eolico e* dell'approvvigionamento idrico. "La volontà è di tenere unita la coalizione che è uscita vincente oi ultime elezioni amministrative - riferisce il sindaco Russello - e in tal senso si sta lavorando". E la possibilità di aprire al Pd? "Se n'è pure discusso - aggiunge il primo cittadino - ma riteniamo di privilegiare la strada che possa portare alla nascita di una giunta in cui siano presenti solo i partiti del cartello di centrodestra". Ma in tal caso bisognerà lavorare sodo perché mancherebbero i numeri per costituire anche una risicata maggioranza. Sarà necessario fare opera di convincimento per cercare di recuperare l'altra metà dell'Udc convincendo della bontà dell'iniziativa lo stesso Gargano e il suo compagno di gruppo Carmelo Vassallo Todaro. Operazioni che potrebbero essere portate a termine solo dopo Ferragosto.
Quali ritardi può subire l'approvazione del bilancio già avviato alle commissioni consiliari perché esprimano il parere senza una giunta in carica?
"Non credo che il consiglio comunale possa fare ostruzionismo davanti ad un punto così importante per la città - risponde il componente della commissione Finanze Peppe Signorino -. Anche senza assessori ci corre l'obbligo di approvarlo senza distinzione di partito e di colori".
IL PRESIDENTE DELLA PROViNCIA
D'Orsi: «Ora tocca agli altri latitanti»
«Un successo, una conquista. Un traguardo per lo Stato». È questo il commento a caldo del presidente della Provincia Eugenio D'Orsi alla estradizione concessa dalla Francia nei confronti di Giuseppe Falsane. «Credo che oggi sia una giornata storica per la nostra provincia. Ma non ci si fermerà qui. Sono certo che le forze dell'ordine presto cattureranno gli altri latitanti».
Protesta in spiaggia dei bagnanti della zona lido. La Girgenti acque però «rassicura»
Ieri mare sporco a San Leone: «Ma la condotta non è guasta»
Non è per niente risolto il problema del mare sporco e forse inquinato a San Leone. Riaffiorano di continuo chiazze schiumose puzzolenti di colore giallastro o marrone spesso a ridosso della battigia in varie parti del litorale. A molti turisti in alcuni casi è toccato fare il bagno tra le feci mentre ieri si sono fatti vedere anche i topi che hanno preoccupato non pochi i bagnanti. Alcuni turisti ne hanno approfittato per una "foto-ricordo" che certo non darà una bella immagine del mare agrigentino. Subito si è pensato a una nuova rottura dei pennelli a mare come già avvenuto l'anno scorso ma sembra che si tratti di scarichi fognari abuivi di privati e incivili cittadini.
Ma Girgenti Acque rassicura: «I nostri impianti - spiega l'amministratore delegato di Girgenti Acque Giuseppe Giuffrida - non hanno subito nessuna rottura, la notizia è infondata. I nostri operai controllano tutti i giorni i pennelli a mare e possiamo assicurare che funzionano perfettamente. Il problema del mare sanleonino - aggiunge Giuffrida - sono invece gli scarichi fognari illegali e indecenti». Impegnati nei giorni scorsi a tranquillizzare turisti e bagnanti sulla balneabilità del mare di San Leone e sulla correttezza degli scarichi dei famosi pennelli a il sindaco Marco Zambuto e il consigliere comunale ecologista Giuseppe Arnone che ha pure bevuto davanti alla telecamere un bicchiere d'acqua di mare sanleonino impegnandosi anche ad individuare e denunciare le fognature dei residenti che sono allacciate abusivamente e che scaricano illegalmente sporcando le acque. «Il mare è sporco ma non inquinato», ha rasserenato il sindaco Zambuto illustrando i risultati delle analisi dell'Asp di Agrigento che certificano come il mare di San Leone sia ancora balneabile.
REPLICA AD ARNONE
Presidente accentratore? Gli assessori: non ci risulta
Gli assessori provinciali Luca Salvato, Stefano Castellinci, Gaetano Cani e Mariano Ragusa intervengono in seguito alle dichiarazioni dell'exAssessore Giuseppe Arnone: «Arnone definisce il presidente D'Orsi un accentratore: noi, nominati da D'Orsi dopo il suo insediamento e riconfermati, possiamo affermare di avere lavorato nella massima autonomia e in sinergia con il Presidente, nel pieno rispetto del programma elettorale».- «La polemica ci sembra inopportuna e comunque sterile: se D'Orsi è un accentratore, come mai il dr. Amone ha così insistito sino all'ultimo per essere confermato in Giunta? E in ogni caso, si è accorto solo adesso, dopo due anni, di un Presidente accentratore?». «Possiamo comprendere l'amarezza di Arnone, tuttavia -conclude la nota - sarebbe stata opportuna una maggiore coerenza, altrimenti non si spiegherebbe il ritardo con cui è pervenuto alla constatazione di situazioni, di fatto, inesistenti». Ieri Arnone, intanto, ha annunciato l'adesione a Democratici ed Autonomisti di Giuseppe Arnone (suo omonimo) consigliere comunale di Castrofilippo, eletto nelle liste del Pdl lealista.
LA SICILIA
Il mare è sporco, gli interessi pure
C'è chi segnala perdite fognarie dal pennello, ma chi lo gestisce ne accerta la regolarità. Procura informata
Il mare di San Leone si tinge di «giallo». La melma che emerge dai fondali però questa volta non c'entra o almeno così pare, perché in questa estate ormai agli sgoccioli, anche l'avvistamento di feci o altro viene messa in discussione. Il «giallo» si arricchisce ogni giorno di nuovi capitoli, per certi versi inquietanti per le dinamiche in cui si snodano. Ieri ne è accaduto uno di questi. Intorno alle 12 in redazione giunge la telefonata di una persona molto nota in città per il proprio impegno politico e non solo. Costui palesemente inferocito, ma dai modi come sempre garbati, ci informava che alcuni amici diportisti gli avevano appena segnalato una chiazza di cacca o qualcosa del genere, intenta a galleggiare a circa 50 metri dal porticciolo sanleonino. «Si è rotto il pennello a mare, ne siamo convinti, abbiamo informato la Capitaneria di Porto Empedocle che, mi risulta ha già inviato un'informativa di reato alla Procura della Repubblica». Raccolta la segnalazione, ritenendola credibile per la serietà dell'interlocutore che l'ha offerta, scattano le verifiche del caso. Con una telefonata alla Capitaneria di porto è stato accertato che in effetti, qualcuno ha segnalato qualcosa in acqua, nei pressi del porticciolo, caricando sul «povero» pennello a mare fresco di sistemazione una presunta colpa di malfunzionamento. La Guardia costiera ha immediatamente inviato sul luogo della segnalazione personale sia via terra, che nel corso del pomeriggio via mare, ma non essendo in possesso di personale subacqueo l'accertamento sulla condotta sottomarina non è stato possibile effettuarlo. Intanto però, da fonti della guardia costiera si è appreso che alla Procura della Repubblica del capoluogo è stata inviata un'informativa di reato per quanto sareb be accaduto ieri, ma anche nei giorni scorsi al largo di San Leone. Il giallo diventa sempre più giallo, quasi arancione. Prima che possa diventare rosso è stato fatto squillare il telefono cellulare di Marco Campione, ovvero il presidente di Girgenti Acque, il «padrone del pennello». Campione era appena sceso da uno dei tanti aerei che prende per motivi di lavoro e della «storiaccia» di San Leone non sapeva nulla.
«E' stato risolto il caso del dissalatore» ha esordito l'imprenditore ignaro del presunto fa-taccio segnalato da una fonte ritenuta attendibile. Resosi conto della situazione, Campione ha chiesto 10 minuti per informarsi su quanto sarebbe avvenuto al largo del porticciolo, prima di commentare. A farne le spese sono stati alcuni dipendenti di Girgenti Acque i quali per l'ennesima volta sono stati «costretti» a salire su un gommone per farsi una giro fino a due chilometri dalla costa. L'obiettivo era verificare se fossero vere le «visioni» di una perdita di liquami dal pennello. Intorno alle 15 Campione incassa il verdetto della task force inviata in mare e dice: «Sono nelle condizioni di dire che non c'è alcuna falla, anzi il pennello è più efficiente che mai, essendo stati ultimati ulteriori interventi proprio di recente. Non capisco dunque da dove e perché vengano messe in giro certe notizie».
In sintesi: L'Asp, analisi alla mano, ha detto che il mare non è inquinato; il sindaco raccoglie e dice che è «solo sporco» e intanto si vedono galleggiare feci, un topo morto e qualche chiazza schiumosa; il pennello a mare all'altezza dei Padri Vocazionisti è ritenuto efficiente da chi lo gestisce, ma intanto alla Procura si segnala un presunto reato compiuto da ignoti. Meno male che l'estate sta finendo, ma resta la sgradevole sensazione che sul mare di San Leone galleggiano anche interessi sporchi.
SCOPERTA DI CAPITANERIA E GIRGENTI
Un pericoloso incrocio di acque
La condotta idrica e quella fognaria unite da una falla
Acque bianche e acque nere fluivano tranquillamente sotto i piedi dei residenti di San Leone - sgorgando nel ma‑ re antistante la villetta del Ragno D'Oro. Tanti lo sospettavano, alla luce degli squallidi rinvenimenti di feci e altro «materiale» avvenuto nelle ultime settimane, ma adesso si è avuta la prova. Grazie alla collaborazione tra Capitaneria di porto e Girgenti Acque è stato scoperto che in una delle traverse del Viale dei Pini si era creata una pericolosa promiscuità tra la condotta idrica e la rete fognaria. I due tubi, non si sa come, forse per una rottura si sono di fatto «fusi», creando un «matrimonio» sotterraneo dal quale è nata acqua lurida, destinata a sgorgare nella zona dove tanti agrigentini fanno il bagno. Anzi, facevano il bagno, visto che in molti dopo essersi imbattuti in feci e altre sostanze hanno preferito transumare verso altri lidi. Mentre la gente scappava, Girgenti Acque con il coordinamento della Capitaneria empedoclina poneva fine a questo incrocio pericoloso, sistemando la falla. Da alcuni giorni dunque, la condotta idrica e quella fognaria sono tornate a scorrere indipendenti, sotto i piedi dei residenti di San Leone. O almeno così pare, visto che al momento non sono segnalate altre rotture oggetto di preoccupazione. Quanto accertato nei giorni scorsi dagli organi competenti in materia conferma quello che tanti hanno da sempre sospettato, ovvero che la presenza in mare di sostanze poco gradevoli - e secondo l'Asp non inquinanti -si possa far risalire allo scarico indiscriminato dalle condotte. Sul banco degli imputati sono ancora saldamente seduti coloro i quali scaricano illegalmente in mare i liquami domestici, come stanno accertando i solerti vigili urbani agli ordini del comandante Cosimo Antonica, ma anche la vetustà delle condotte idriche e fognarie stanno facendo la loro pessima parte. Il fatto che acque bianche e nere riescano a «sposarsi» è un fatto inconcepibile per una città civile, ma ad Agrigento il problema di tali reti troppo malandate è vecchio di anni. Ma questo è un problema che dovrà essere risolto magari in autunno o in inverno, non certo in piena estate, tra migliaia di persone in vacanza, quasi alla vigilia di Ferragosto.
Sì alla stabilità, no alle scuole
La Provincia non ha i soldi per costruire la nuova sede dell'Ipia e dell'Agrario
Gli studenti dell'Istituto professionale " Guglielmo Marconi" e quelli dell'Agrario Rosario Livatino dovranno attendere ancora per avere una nuova sede.
La Provincia, infatti, ad oggi, nonostante la gara d'appalto sia stata espletata ormai qualche anno addietro non ha consegnato i lavori alla ditta vincitrice per problemi che riguardano il patto di stabilità dell'ente che deve finanziare la somma necessaria alla realizzazione della scuola ormai attesa da tempo. L'importo complessivo della gara era stato di circa 8 milioni di euro. Il nuovo istituto che in un primo momento doveva essere consegnato entro il 2010 verrà realizzato in contrada Carlino e sarà composto da 25 aule, più aule speciali e laboratori per gli studenti oltre agli uffici per il personale scolastico e per i docenti.
Il nuovo edificio sarà di tre piani mentre nel seminterrato saranno realizzati i lavoratori ed i depositi. In particolare al piano terra ci saranno 7 aule normali ed una per l'informatica, 2 laboratori, gli uffici di presidenza, la segreteria ed un aula per gli insegnanti. Al primo piano, invece saranno costruite 9 classi, una speciale, una di disegno ed altri uffici. Al secondo piano verranno realizzate 9 aule normali, una speciale e tre laboratori. Al terzo piano, infine ci saranno gli archivi e la sala informatica. Complessivamente la nuova scuola potrà contenere oltre 500 studenti. Attualmente gli studenti del Marconi sono sistemati in alcuni magazzini che si trovano nel complesso "Pantalena" di proprietà del comune di Canicattì al quale viene versato l'affitto. Si tratta di una sistemazione molto precaria poiché i magazzini sono bui, strutturalmente carenti e non permettono di svolgere regolarmente le lezioni. Inoltre gli spazi dove sono sistemate le aule ed i laboratori sono molto esigui. Anche gli alunni del professionale per l'agricoltura, intitolato al giudice Rosario Livatino, hanno sofferto non pochi disagi a causa della carenza di aule. Attualmente la scuola è ubicata in una vecchia struttura sanitaria ma non è sicuramente idonea alle esigenze degli studenti che la frequentano. Si tratta di ambienti in pessime condizioni logistiche dovute a locali frammentati, senza unitaria continuità, con presenza di dislivelli interni ed ambienti sotterranei parzialmente privi di adeguata luce naturale ed aerazione. Il professionale è balzato agli onori della cronaca nazionale qualche anno addietro perché da una indagine condotta da "Cittadinanzattiva" è risultato tra gli istituti più insicuri di tutta Italia.
Si tratta di una sistemazione molto precaria poiché i magazzini sono bui, strutturalmente carenti e non permettono di svolgere regolarmente le lezioni. Inoltre gli spazi dove sono sistemate le aule ed i laboratori sono molto esigui. Anche gli alunni del professionale per l'agricoltura, intitolato al giudice Rosario Livatino, hanno sofferto non pochi disagi a causa della carenza di aule. Attualmente la scuola è ubicata in una vecchia struttura sanitaria ma non è sicuramente idonea alle esigenze degli studenti che la frequentano. Si tratta di ambienti in pessime condizioni logistiche dovute a locali frammentati, senza unitaria continuità, con presenza di dislivelli interni ed ambienti sotterranei parzialmente privi di adeguata luce naturale ed aerazione. Il professionale è balzato agli onori della cronaca nazionale qualche anno addietro perché da una indagine condotta da "Cittadinanzattiva" è risultato tra gli istituti più insicuri di tutta Italia.
SOLE 24 ORE
Patto "blindato" alla fonte
Trasferimenti ridotti in misura pari al contributo chiesto agli enti
Un sacrificio aggiuntivo a carico di comuni e province per il 2011-2013, e un mini "bonus" per il 2010 , sono i due temi più importanti al centro della manovra correttiva alla voce «patto di stabilità». Il quadro si completa con le novità a favore degli enti che si trovano in situazioni particolare con l'inasprimento del sistema sanzionatorio (si veda l'articolo in basso). Rinviate, invece, alla nuova legge di stabilità (sostituisce la vecchia finanziaria), che verrà presentata entro il 15 ottobre, le modifiche del meccanismo di calcolo che sarà chiamato a tradurre a livello locale i sacrifici chiesti al comparto. Attese le modifiche della base di calcolo, con il triennio 2006/2008 al posto del solo 2007, e il superamento dei tormentati saliscendi delle entrate da alienazioni.
Entità e meccanismo. La manovra chiede ai comuni con popolazione oltre 5mila abitanti 1,5 miliardi di euro per il 2011 e 2,5 miliardi dal 2012. Alle province la stretta costa 300 milioni di euro per il 2011 e 500 milioni dal 2012 (articolo 14, comma i). I risultati del "nuovo" sacrificio sono blindati in anticipo, attraverso un taglio preventivo dei trasferimenti statali per un valore pari all'importo della manovra. Il taglio sarà effettuato, sugli importi comprensivi della compartecipazione Irpef, secondo criteri e modalità che saranno stabiliti dalla conferenza stato-città e recepiti in un decreto del ministero dell'Interno. I criteri, finalizzati a premiare gli enti più virtuosi, dovranno tener conto del rispetto del patto di stabilità, della bassa incidenza percentuale della spesa di personale sulla spesa corrente complessiva e del raggiungimento di adeguati indici di autonomia finanziaria (articolo 14, comma 2). La conferenza dovrà provvedere anche all'adeguamento degli obiettivi finanziari assegnati ai comuni, necessario per la compensazione finanziaria delle agevolazioni concesse ai comuni dissestati della provincia dell'Aquila e ai comuni commissariati per infiltrazioni di tipo mafioso. Già assegnato il termine per il decreto, 29 ottobre 2010 per il primo anno e 3o settembre per i successivi, decorso il quale il Viminale effettuerà comunque la ripartizione applicando il criterio proporzionale (già proposto nella versione originaria del decreto correttivo). I tagli, precisa il testo, saranno neutrali ai fini dell'attuazione della delega sul federalismo fiscale.
Mini "bonus" per il 2010
Per dare una boccata d'ossigeno sulle risorse bloccate nelle casse degli enti locali, torna la possibilità di liberare lo 0,75% dei residui passivi in conto capitale registrati nei rendiconti 2008, che, secondo i dati forniti dal governo, ammontano a 51 miliardi di euro. Per beneficiare del bonus, da consumare entro il 31 dicembre 2010, gli enti devono però essere in regola con il patto per il 2009. Lo sblocco - meno significativo del 4% concesso lo scorso anno - consentirà di saldare, soltanto una minima parte dei conti sui lavori appaltati negli anni passati imprigionati nelle casse locali. Cambiano anche i premi: nel 2010 gli enti locali non potranno beneficiare del meccanismo di premialità, mentre spunta un contributo di 200 milioni da ripartire fra gli enti virtuosi in regola con il patto 2009, sulla base della popolazione (articolo 14, comma 13). Il contributo non è conteggiato fra le entrate rilevanti ai fini del patto.
Ulteriori novità. I comuni dissestati della provincia dell'Aquila potranno escludere dal patto per il 2010-2012 gli investimenti in conto capitale deliberati entro il 2010, per un importo di 2,5 milioni di euro annui complessivi; agli stessi enti è destinato un contributo aggiuntivo di 2 milioni per il 2010 per il pagamento dei debiti (articolo 14, comma14-ter).
Con la legge di conversione arrivano anche criteri agevolati per i comuni commissariati per fenomeni di infiltrazioni di tipo mafioso (articolo 14, comma 33-bis). Mentre Roma, dopo due anni di esclusione, dal 2 non dovrà rientrare nel patto, ma per importi e secondo modalità che saranno concordate dal comune con l'Economia entro il 31 dicembre; se salta l'accordo si applicheranno le regole in vigore per gli altri enti locali.
Infine, è stata ampliata dal senato la clausola per il censimento: gli enti territoriali potranno escludere dal patto le spese di progettazione ed esecuzione delle rilevazioni censuarie relative sia alla popolazione sia all'agricoltura (articolo 50, comma 3). Mentre cresce l'attesa per la nuova struttura del patto, insomma, aumenta la tensione per il blocco dei pagamenti dei residui passivi. Al riguardo i comuni chiedono un incremento del bonus, per dare una risposta al problema. Non basta, infatti, la norma della certificazione dei debiti (articolo 9, comma 3-bis Dl 78/2009), che grazie al sistema bancario consente di smobilizzare il credito-e di dare liquidità immediata alle imprese, ma con costi aggiuntivi.
Premi proporzionali alla popolazione
Viene sospesa per il 2010 l'erogazione di contributi agli enti locali virtuosi previsti nel caso in cui il comparto dei comuni e delle province rispetterà complessivamente i vincoli derivanti dal patto di stabilità. Si provvede sempre per il 2010 alla erogazione di un contributo straordinario di 200 milioni di curo per i comuni. In tal modo il legislatore garantisce che il volume di risorse destinato alle amministrazioni locali sia sostanzialmente uguale, ma evita le critiche a cui è stato sottoposto per la erogazione dei contributi agli enti locali virtuosi sulla base del decreto del ministro dell'Economia del 22 dicembre 2009. Tra i comuni che hanno ricevuto tali contributivi erano anche quelli di Catania e Palermo. Le cifre erogate in quella occasione sono state pari a oltre 173 milioni di euro, mentre la stima del fabbisogno necessario per il 2010 è pari a 390 milioni di euro. Da evidenziare che la disposizione non è abrogata: viene semplicemente sospesa per il 2010. Nel corso di quest'anno sarà distribuito tra i comuni un bonus di zoo milioni di curo. Le principali differenze rispetto al vecchio premio sono soprattutto le seguenti: l'erogazione non è subordinata al raggiungimento degli obiettivi complessivi fissati per il comparto dal patto di stabilità e riguarderà solo i comuni, escludendo quindi le province. Il dettato legislativo sembra andare nella direzione della sua limitazione ai soli municipi soggetti al patto di stabilità, visto che i beneficiari dovranno aver rispettato tale vincolo. Ma non vi è una esclusione formale dei comuni più piccoli. Per cui la scelta concreta viene rimessa al decreto attuativo che dovrà essere adottato dal ministro dell'Interno, sentito quello della Economia. Ovviamente tale provvedimento dovrà essere adottato sulla base di un'intesa con la conferenza stato-città. Il legislatore si limita a precisare che i criteri di suddivisione saranno la popolazione e il rispetto del patto. Le somme che i comuni riceveranno non saranno comprese tra quelle utili ai fini del rispetto dei vincoli posti dallo stesso patto, il che risulta particolarmente appetibile per i municipi.
Sanzioni più severe per chi sfora i limiti
La manovra punta all'inasprimento delle sanzioni per chi sfora il patto di stabilità interno dal 2010. Lo fa cambiando il taglio dei trasferimenti statali, che diventa pari allo scostamento registrato tr ail risultato e l'obiettivo programmatico assegnato al singolo ente (articolo 14, comma 3, leggera/2010). E il decreto aggiusta il tiro rispetto alla norma già in vigore, cancellando la clausola di salvaguardia che imponeva il tetto del 5 per cento.
La falce del Viminale agirà sui trasferimenti, sulla base dei dati comunicati dal ministero dell'Economia per ogni ente entro 60 giorni dal termine per l'invio della certificazione relativa al rispetto del patto; sono fatti salvi i contributi destinati all'onere per l'ammortamento dei mutui. Super sanzionato anche il mancato invio della certificazione entro il termine perentorio stabilito dal legislatore - ora è 31 marzo dell'anno successivo - con l'azzeramento automatico dei trasferimenti. In caso di insufficienza dei fondi da trasferire, o in presenza di erogazioni già effettuate, la riduzione sarà recuperata sui trasferimenti degli anni successivi. Le novità non cancellano le altre penalità, che restano pertanto in vigore. Gli enti non virtuosi saranno ulteriormente puniti con: il taglio del 30% delle indennità , degli amministratori (articolo 61, comma 10, del Dl 112/2008); lo stop alle assunzioni di personale a qualsiasi titolo, comprese le stabilizzazioni, il tempo determinato, i co.co.co., i contratti di somministrazione di lavoro temporaneo, le mobilità e i contratti di servizio con privati che si configurino come elusivi del blocco (articolo 76, comma 4, del Dl 112/2008); il divieto di ricorrere all'indebitamento (articolo 77-bis, comma 20, lettera b), del Dl 112/2008). Ancora, gli enti inadempienti saranno soggetti al limite degli impegni di spesa corrente pari all'importo minimo assunto in uno degli ultimi tre anni (articolo 77-bis, comma 20, lettera a), del Dl 112/2008). Infine, il divieto di destinare risorse aggiuntive alla contrattazione integrativa (articolo 40, comma 3-quinquies, del Dlgs 165/2001) e l'esclusione dalle misure premiali, che sempre più diffusamente sono ancorate al rispetto dei vincoli di finanza pubblica.
Spese da diminuire in valore assoluto
Confermati gli obiettivi di contenimento della spesa di personale di regioni ed enti locali basata su calcoli in valore assoluto. La manovra non abbandona la regola dell'incidenza percentuale tra spese di personale e spese correnti introdotta dal Dl 112/2008 e mai attuata per mancanza del Dpcm, ma la relega a uno degli strumenti per garantire la riduzione dei costi a cui le amministrazioni potranno fare riferimento.
La legge 122 rinsalda quindi le disposizioni contenute nei commi 557 e 562 della Finanziaria 2007 destinate, rispettivamente, agli enti soggetti e a quelli non soggetti al patto di stabilità.
L'occasione per rendere più armoniche e correlate le varie regole non è stata colta fino a fondo, ma di fatto, oggi, i due commi sono più completi rispetto al passato. Gli enti soggetti al patto non potranno spendere più per il personale rispetto all'anno precedente. Rientrano sicuramente tra le spese di personale quelle dei lavoratori a tempo determinato e con ogni forma di lavoro flessibile: a termine, con contratto di formazione e lavoro, con contratto di somministrazione e le attività remunerate con i voucher dell'Inps. Sono da includere nel calcolo anche i dipendenti di cui all'articolo 90 e all'articolo 110 del Tuel, nonché di tutti quei soggetti utilizzati da soggetti terzi all'ente senza estinzione del rapporto di lavoro pubblico. Non vanno invece inclusi i costi relativi agli oneri derivanti dai rinnovi contrattuali. Nella riscrittura del comma 557 il legislatore non si è dimenticato della sanzione: gli enti non in regola con il contenimento non potranno assumere nell'anno successivo al mancato raggiungimento degli obiettivi. Regole diverse per gli enti non soggetti a patto, a partire dall'obiettivo. Le piccole amministrazioni non dovranno infatti mai superare la spesa dell'anno 2004 e inoltre, almeno fino al 31 dicembre 20i0, potranno assumere solamente nel limite delle cessazioni a tempo indeterminato avvenute nell'anno precedente. Dal 2011 dovrebbe scattare, come per tutti gli enti locali, il limite del turn over del 20% della spesa dell'anno precedente. Novità assoluta per tutti: dal 31 maggio 2010 non esiste più nessuna possibilità di deroga
La gestione catastale in mano ai municipi
I comuni devono attivamente concorrere con l'agenzia del Territorio nella gestione del catasto, a cominciare dalla attivazione dell'Anagrafe immobiliare integrata e dal recepimento delle denunce per l'accatastamento degli immobili. In questo modo la legge 122/2010 sembra mettere la parola fine a un lungo confronto sulle modalità di gestione del catasto, confronto aperto dalla scelta contenuta nel decreto legislativo 112/1998, nell'ambito della leggi Bassanini, per l'assegnazione ai comuni di un ruolo centrale nella sua gestione e che fino a oggi è rimasta sostanzialmente inattuata. La soluzione ipotizzata dal legislatore va nella direzione della assegnazione all'agenzia del Territorio dei compiti di gestione delle infrastrutture e di sorveglianza, mentre ai comuni spettano i compiti di implementazione e la possibilità di utilizzo. Rimane fermo che i contenuti concreti del modello di gestione dovranno essere definiti in un accordo da raggiungere in sede di conferenza stato-città ed essere recepiti con un Dpcm. Da sottolineare - altro elemento di novità - l'istituzione presso la Conferenza di un organismo tecnico paritetico tra i comuni e l'Agenzia, che è chiamato a svolgere compiti di indirizzo e di verifica della qualità dei servizi erogati tanto dai municipi che dalla Agenzia, al fine di adottare gli eventuali interventi correttivi e/o sostitutivi.
In particolare ai comuni è garantito un canale preferenziale, a titolo gratuito, per l'accesso alle informazioni contenute in tutte le banche dati, cioè terreni, censuaria, cartografica, edilizia urbana eccetera. La gestione delle informazioni deve consentire l'interoperabilità, cioè la possibilità di inserire dati e variazioni sia da parte dei comuni che della Agenzia. I comuni potranno svolgere, soprattutto nella prima fase e allo scopo di recuperare i ritardi accumulati, i compiti di accettazione e registrazione degli atti di aggiornamento. L'Agenzia deve svolgere le funzioni di controllo e di verifica e soprattutto quelle di governo delle infrastrutture tecnologiche, dalla strutturazione delle banche dati alle modalità di accesso.
ANCI RISPONDE
1. Intesa cercasi sulle richieste
Secondo quali criteri sarà effettuato il taglio ai trasferimenti statali in relazione al patto 2011?
I tagli dipendono dalla distribuzione del contributo alla manovra all'interno del compatto, secondo modalità che devono essere stabilite in conferenza stato-città entro ottobre. In caso di mancato accordo entro i termini stabiliti, il ministero dell'Economia procederà in modo unilaterale, effettuando tagli proporzionali ai trasferimenti che ogni ente riceve. Questa eventualità è già stata criticata dalla Corte dei conti, che ha evidenziato come la procedura finirebbe per penalizzare gli enti più dipendenti dai trasferimenti, a prescindere dalla condizione effettiva del loro saldo di bilancio ai fini del patto di stabilità e dunque del contributo alla manovra che dovrebbero fornire.
2. Un extra dalle regioni
Sono previste anche quest'anno delle agevolazioni per aiutare gli enti a raggiungere gli obiettivi?
Sì. Continua a essere in vigore la possibilità per le regioni di rimodulare gli obiettivi del patto e di offrire dei «premi» extra ai comuni virtuosi, prima di tutto quelli che hanno rispettato i vincoli dell'anno scorso. Le misure sono già in atto in alcune regioni per esempio il Piemonte o la Toscana. In prospettiva, però, lo spazio di manovra dei governatori potrebbe essere ridotto dai tagli da 10 miliardi imposti loro dalli( manovra. Ancora in vigore lo sblocco di una quota di residui passivi in conto capitale, che per quest'anno libera però solo 300 milioni di euro (lo 0,75% dei residui 2008), contro gli 1,6 miliardi sbloccati nel 2009. Previsto, infine, un fondo da 200 milioni per chi rispetta il patto.
3. Gettoni light in due tappe
Il taglio ulteriore ai trasferimenti per chi non rispetta il patto sostituisce le sanzioni sulle indennità?
No. Il taglio extra ai trasferimenti, pari alla quota di sforamento oppure complessivo per chi non presenta le certificazioni, si aggiunge alle vecchie sanzioni. . Rimane in vigore, quindi, anche la penalità che chiede di tagliare del 30% le indennità e i gettoni degli amministratori rispetto all'ammontare risultante al 30 giugno 2008. Il riferimento al 30 giugno fa sì che questo taglio sia in parte assorbito dalle misure sulle indennità previste dalla legge 122/2010, che riduce i compensi degli amministratori dal 3% al 10% a seconda della fascia demografica dell'amministrazione locale. Rimangono in vigore anche lo stop alle assunzioni e all'indebitamento e la riduzione obbligatoria della spesa corrente.
4. Il turn over dei «piccoli»
Il limite del 20% di spesa e di «teste» al turn over si applica anche agli enti più piccoli?
La norma non specifica alcuna esclusione. L'articolo 9, comma 11, della legge 122/2010 precisa anzi che «qualora per ciascun ente le assunzioni effettuabili in riferimento alle cessazioni
intervenute nell'anno precedente, riferite a ciascun anno, siano inferiori all'unità, le quote non utilizzate possono essere cumulate con quelle derivanti dalle cessazioni relative agli anni successivi». La previsione determinerebbe evidenti problemi applicativi, ma i nodi maggiori riguardano la costituzionalità stessa della norma che, secondo la legge 122, trova applicazione diretta anche negli enti locali, secondo modalità in passato censurate dalla Consulta.
Agrigentonotizie.it
Firmato protocollo d'intesa
Firmato questa mattina al Comune di Agrigento il protocollo d'intesa dei comuni che dicono "no" alla realizzazione di parchi eolici off shore lungo la costa centro sud della Sicilia. Presenti questa mattina l'assessore provinciale di Agrigento Contino, l'assessore comunale Passarello, l'assessore provinciale di Caltanissetta Francesco Giudice, l'assessore comunale di Burgio Silvio Schichilone, l'assessore comunale di Gela Orazio Maganico, il sindaco di Licata Angelo Graci e il vicesindaco di Palma di Montechiaro Angelo Cottitto. Nel documento le amministrazioni unitamente ribadiscono la loro contrarietà alla possibilità di realizzazione dell'impianto impegnandosi a fare fronte comune anche dal punto di vista legale con un unico rappresentante. Il protocollo dovrà poi essere approvato dai singoli Consigli e sarà seguito da una lettera aperta ai Ministeri e alla deputazione agrigentina e nissena. Tra le novità, rispetto al protocollo preparato con gli incontri dei giorni scorsi, le amministrazioni si avvarranno della consulenza gratuita del rappresentate dell'associazione civica licatese "No al parco eolico Off shore" ed è prevista la possibilità di allargare il protocollo anche ad altre amministrazioni non costiere. Il concetto di base è quello che gli impianti possano arrecare un danno economico all'interno territorio sud siciliano.
Agrigentoweb.it
Comuni e province contro l'installazione di parchi eolici nel mare tra Agrigento e Gela
Questa mattina, rappresentanti delle province di Agrigento e Caltanissetta e dei comuni di Agrigento, Butera, Gela, Licata e Palma di Montechiaro hanno sottoscritto un protocollo d'intesa per svolgere una comune azione contro le proposte di realizzazione di parchi eolici nel mare tra Agrigento e Gela. Gli stessi, a conclusione, hanno deciso di inviare una lettera al Presidente del Consiglio dei ministri, ai ministri dei beni ed attività culturali e della giustizia, agli assessori regionali dell'energia e dei servizi di pubblica utilità, del territorio ed ambiente e dei beni culturali e dell'identità siciliana che di seguito si riporta: "Si porta a conoscenza delle autorità in indirizzo che è stato costituito un coordinamento delle province di Agrigento e Caltanissetta, e dei comuni di Agrigento, Butera, Gela, Licata e Palma di Montechiaro, per esprimere il proprio diniego assoluto alla realizzazione di parchi eolici off shore lungo il tratto di costa che da Agrigento si estende a Gela. I sopraindicati enti, in data odierna, hanno sottoscritto un protocollo d'intesa a seguito del quale avviare tutte le azioni pre-giudiziali e giudiziali necessarie finalizzate all'adozione di atti tesi ad avversare la realizzazione dei predetti impianti off shore a salvaguardia delle proprie coste ed a tutela dell'economia costiera e turistica. E' stato stabilito, inoltre, di conferire ad un unico legale apposito mandato affinché vengano adottati, in riferimento alle richieste presentate, tutti gli atti di cui sopra. Si comunica, altresì, che in data 6/8/2010 il coordinamento de quo, con separate lettere, ha chiesto al Ministro dell'ambiente e tutela del territorio e del mare ed al Presidente della Regione incontri separati, immediati ed urgenti, per trattare l'argomento in oggetto. Riservandoci di comunicare date e luoghi degli incontri sopra richiesti e di informare su ogni ulteriore sviluppo della vicenda, si inviano distinti saluti."
Gli Assessori Salvato, Castellino, Cani e Ragusa replicano alle dichiarazioni di Giuseppe Arnone: "Con D'Orsi Piena autonomia".
Gli Assessori provinciali Luca Salvato, Stefano Castellino, Gaetano Cani e Mariano Ragusa intervengono in seguito alle dichiarazioni dell'ex Assessore Giuseppe Arnone: "Il dr. Arnone definisce il Presidente D'Orsi un accentratore: noi, nominati da D'Orsi dopo il suo insediamento e riconfermati, possiamo affermare di avere lavorato nella massima autonomia e in sinergia con il Presidente, nel pieno rispetto del programma elettorale. La polemica ci sembra inopportuna e comunque sterile: se D'Orsi è un accentratore, come mai il dr. Arnone ha così insistito sino all'ultimo per essere confermato in Giunta? E in ogni caso, si è accorto solo adesso, dopo due anni, di un Presidente accentratore? Possiamo comprendere l'amarezza di Arnone, tuttavia sarebbe stata opportuna una maggiore coerenza, altrimenti non si spiegherebbe il ritardo con cui è pervenuto alla constatazione di situazioni, di fatto, inesistenti".
Grandangolo.it
D'Orsi-Arnone: polemica a distanza
Gli assessori provinciali Luca Salvato, Stefano Castellino, Gaetano Cani e Mariano Ragusa intervengono in seguito alle dichiarazioni dell'ex assessore Giuseppe Arnone: "Arnone definisce il presidente D'Orsi un accentratore: noi, nominati da D'Orsi dopo il suo insediamento e riconfermati, possiamo affermare di avere lavorato nella massima autonomia e in sinergia con il presidente, nel pieno rispetto del programma elettorale. La polemica ci sembra inopportuna e comunque sterile: se D'Orsi è un accentratore, come mai Arnone ha così insistito sino all'ultimo per essere confermato in Giunta? E in ogni caso, si è accorto solo adesso, dopo due anni, di un presidente accentratore? Possiamo comprendere l'amarezza di Arnone, tuttavia sarebbe stata opportuna una maggiore coerenza, altrimenti non si spiegherebbe il ritardo con cui è pervenuto alla constatazione di situazioni, di fatto, inesistenti".
Perlacittà.it
Comuni e Province contro i parchi eolici nel mare tra Agrigento e Gela
I rappresentanti delle province di Agrigento e Caltanissetta e dei comuni di Agrigento, Butera, Gela, Licata e Palma di Montechiaro hanno sottoscritto un protocollo d'intesa per svolgere una comune azione contro le proposte di realizzazione di parchi eolici nel mare tra Agrigento e Gela.
A conclusione dell'incontro, hanno deciso di inviare una lettera al Presidente del Consiglio dei ministri, ai ministri dei Beni ed Attività Culturali e della Giustizia, agli assessori regionali dell'Energia e dei servizi di Pubblica Utilità, del Territorio ed Ambiente e dei Beni Culturali e dell'Identità siciliana che di seguito si riporta: "Si porta a conoscenza delle autorità in indirizzo che è stato costituito un coordinamento delle province di Agrigento e Caltanissetta, e dei comuni di Agrigento, Butera, Gela, Licata e Palma di Montechiaro, per esprimere il proprio diniego assoluto alla realizzazione di parchi eolici off shore lungo il tratto di costa che da Agrigento si estende a Gela. I sopraindicati enti, in data odierna, hanno sottoscritto un protocollo d'intesa a seguito del quale avviare tutte le azioni pre-giudiziali e giudiziali necessarie finalizzate all'adozione di atti tesi ad avversare la realizzazione dei predetti impianti off shore a salvaguardia delle proprie coste ed a tutela dell'economia costiera e turistica. E' stato stabilito, inoltre, di conferire ad un unico legale apposito mandato affinché vengano adottati, in riferimento alle richieste presentate, tutti gli atti di cui sopra. Si comunica, altresì, che in data 6/8/2010 il coordinamento de quo, con separate lettere, ha chiesto al Ministro dell'ambiente e tutela del territorio e del mare ed al Presidente della Regione incontri separati, immediati ed urgenti, per trattare l'argomento in oggetto. Riservandoci di comunicare date e luoghi degli incontri sopra richiesti e di informare su ogni ulteriore sviluppo della vicenda, si inviano distinti saluti."
Sicilia24h.it
Provincia, quattro assessori attaccano Arnone
Ad una settimana dal varo della nuova giunta provinciale non si spengono le polemiche. A prendere posizione in difesa del presidente, Eugenio D'Orsi sono oggi gli Assessori provinciali Luca Salvato, Stefano Castellino, Gaetano Cani e Mariano Ragusa che in una nota stigmatizzano le dichiarazioni dell'ex Assessore Giuseppe Arnone: "Arnone definisce - si legge nella nota - il Presidente D'Orsi un accentratore: noi, nominati da D'Orsi dopo il suo insediamento e riconfermati, possiamo affermare di avere lavorato nella massima autonomia e in sinergia con il Presidente, nel pieno rispetto del programma elettorale. La polemica ci sembra inopportuna e comunque sterile: se D'Orsi è un accentratore, come mai il Arnone ha così insistito sino all'ultimo per essere confermato in Giunta? E in ogni caso, si è accorto solo adesso, dopo due anni, di un Presidente accentratore? Possiamo comprendere l'amarezza di Arnone, tuttavia sarebbe stata opportuna una maggiore coerenza, altrimenti non si spiegherebbe il ritardo con cui è pervenuto alla constatazione di situazioni, di fatto, inesistenti".
Impianto eolico tra Agrigento e Gela, coro di "no" da Comuni e province
I rappresentanti delle province di Agrigento e Caltanissetta e dei comuni di Agrigento, Butera, Gela, Licata e Palma di Montechiaro hanno sottoscritto un protocollo d'intesa per svolgere una comune azione contro le proposte di realizzazione di parchi eolici nel mare tra Agrigento e Gela. Gli stessi, a conclusione, hanno deciso di inviare una lettera al Presidente del Consiglio dei ministri, ai ministri dei beni ed attività culturali e della giustizia, agli assessori regionali dell'energia e dei servizi di pubblica utilità, del territorio ed ambiente e dei beni culturali e dell'identità siciliana che di seguito si riporta: "Si porta a conoscenza delle autorità in indirizzo che è stato costituito un coordinamento delle province di Agrigento e Caltanissetta, e dei comuni di Agrigento, Butera, Gela, Licata e Palma di Montechiaro, per esprimere il proprio diniego assoluto alla realizzazione di parchi eolici off shore lungo il tratto di costa che da Agrigento si estende a Gela. I sopraindicati enti, in data odierna, hanno sottoscritto un protocollo d'intesa a seguito del quale avviare tutte le azioni pre-giudiziali e giudiziali necessarie finalizzate all'adozione di atti tesi ad avversare la realizzazione dei predetti impianti off shore a salvaguardia delle proprie coste ed a tutela dell'economia costiera e turistica. E' stato stabilito, inoltre, di conferire ad un unico legale apposito mandato affinché vengano adottati, in riferimento alle richieste presentate, tutti gli atti di cui sopra. Si comunica, altresì, che in data 6/8/2010 il coordinamento de quo, con separate lettere, ha chiesto al Ministro dell'ambiente e tutela del territorio e del mare ed al Presidente della Regione incontri separati, immediati ed urgenti, per trattare l'argomento in oggetto. Riservandoci di comunicare date e luoghi degli incontri sopra richiesti e di informare su ogni ulteriore sviluppo della vicenda, si inviano distinti saluti."
Agrigentooggi.it
Assessori ad Arnone: "Con D'Orsi piena autonomia"
Gli Assessori provinciali Luca Salvato, Stefano Castellino, Gaetano Cani e Mariano Ragusa intervengono in seguito alle dichiarazioni dell'ex Assessore Giuseppe Arnone: "Arnone definisce il Presidente D'Orsi un accentratore: noi, nominati da D'Orsi dopo il suo insediamento e riconfermati, possiamo affermare di avere lavorato nella massima autonomia e in sinergia con il Presidente, nel pieno rispetto del programma elettorale. La polemica ci sembra inopportuna e comunque sterile: se D'Orsi è un accentratore, come mai il dr. Arnone ha così insistito sino all'ultimo per essere confermato in Giunta? E in ogni caso, si è accorto solo adesso, dopo due anni, di un Presidente accentratore? Possiamo comprendere l'amarezza di Arnone, tuttavia sarebbe stata opportuna una maggiore coerenza, altrimenti non si spiegherebbe il ritardo con cui è pervenuto alla constatazione di situazioni, di fatto, inesistenti".
Comuni e province contro parchi eolici a mare
I rappresentanti delle province di Agrigento e Caltanissetta e dei comuni di Agrigento, Butera, Gela, Licata e Palma di Montechiaro hanno sottoscritto un protocollo d'intesa per svolgere una comune azione contro le proposte di realizzazione di parchi eolici nel mare tra Agrigento e Gela.
Gli stessi, a conclusione, hanno deciso di inviare una lettera al Presidente del Consiglio dei ministri, ai ministri dei beni ed attività culturali e della giustizia, agli assessori regionali dell'energia e dei servizi di pubblica utilità, del territorio ed ambiente e dei beni culturali e dell'identità siciliana che di seguito si riporta: "Si porta a conoscenza delle autorità in indirizzo che è stato costituito un coordinamento delle province di Agrigento e Caltanissetta, e dei comuni di Agrigento, Butera, Gela, Licata e Palma di Montechiaro, per esprimere il proprio diniego assoluto alla realizzazione di parchi eolici off shore lungo il tratto di costa che da Agrigento si estende a Gela. I sopraindicati enti, in data odierna, hanno sottoscritto un protocollo d'intesa a seguito del quale avviare tutte le azioni pre-giudiziali e giudiziali necessarie finalizzate all'adozione di atti tesi ad avversare la realizzazione dei predetti impianti off shore a salvaguardia delle proprie coste ed a tutela dell'economia costiera e turistica. E' stato stabilito, inoltre, di conferire ad un unico legale apposito mandato affinché vengano adottati, in riferimento alle richieste presentate, tutti gli atti di cui sopra. Si comunica, altresì, che in data 6/8/2010 il coordinamento de quo, con separate lettere, ha chiesto al Ministro dell'ambiente e tutela del territorio e del mare ed al Presidente della Regione incontri separati, immediati ed urgenti, per trattare l'argomento in oggetto. Riservandoci di comunicare date e luoghi degli incontri sopra richiesti e di informare su ogni ulteriore sviluppo della vicenda, si inviano distinti saluti".