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/ Comunicati stampa » 2010 » Settembre » Il Presidente D'Orsi scrive al Presidente Napolitano sulla vicenda dell'aeroporto

Il Presidente D'Orsi scrive al Presidente Napolitano sulla vicenda dell'aeroporto

 
 

Il Presidente della Provincia Eugenio D'Orsi scrive al Presidente Napolitano sulla vicenda dell'aeroporto di Agrigento, chiedendo l'intervento della più alta carica dello Stato per dare una concreta speranza ai cittadini di questa provincia.

Il Presidente D'Orsi, nonostante il suo incessante impegno e la predisposizione di tutti gli adempimenti di legge previsti per la costruzione dello scalo aeroportuale, stancato dai continui rinvii e delle contrastanti dichiarazioni fatte a vari livelli dagli attori del trasporto aereo, si rivolge ora direttamente alle più alte cariche dello Stato e della Regione.

L'appello del Presidente D'Orsi è stato inviato anche al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al ministro della Giustizia Angelino Alfano, al Ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli, al Presidente della Regione Raffaele Lombardo, al Deputato Europeo Salvatore Iacolino e alla deputazione nazionale e regionale.

Scrive il Presidente D'Orsi: "Signor Presidente della Repubblica, Onorevoli rappresentanti delle massime Istituzioni Europee, Nazionali e Regionali, siamo stanchi di aspettare: reclamiamo il nostro diritto ad essere "uguali" a tutti gli altri Italiani, come prescrive l'art. 3 della Costituzione Repubblicana, che fu scritta anche da Gaspare Ambrosini figlio illustre di questa generosa terra.

"A nome dei Cittadini della Provincia di Agrigento, anche dei quali siete rappresentanti, - prosegue D'Orsi - Vi chiedo di voler porre in essere ogni utile intervento per consentire a questo martoriato lembo di Italia di non essere più trattato al rango di "colonia" a servizio di interessi elettorali o di gruppi imprenditoriali."

 

Segue testo della nota:

 

"Mi rivolgo all'attenzione dell'Onorevole Presidente della Repubblica, espressione dell'Unità Nazionale e di tutte le Signorie Loro, per segnalare, ancora una volta, la grave ingiustizia che si sta perpetrando ai danni della popolazione della provincia di Agrigento, che ho l'onore di rappresentare.

Da circa quarant'anni gli agrigentini aspirano ad una nuova opportunità di sviluppo, reclamando la realizzazione di uno scalo aeroportuale che li riscatti dall'isolamento economico e geografico nel quale sono relegati.

Tale legittima aspirazione viene, però, quotidianamente frustrata da gruppi economici e politici che hanno, invece, l'interesse a mantenere immutati equilibri imprenditoriali non sempre rispondenti alle effettive aspirazioni generali del territorio e della popolazione.

I ripetuti sforzi compiuti da questa Amministrazione per la realizzazione di uno scalo aeroportuale non hanno sortito, fino ad ora, concreti risultati a causa delle resistenze opposte da quanti continuano a sostenere l'incompatibilità di nuovi insediamenti aeroportuali in ragione della densità del traffico merci-passeggeri e della distanza da analoghe infrastrutture.

Come se, in altre realtà del nostro Paese, non esistessero già ripetuti esempi di strutture aeroportuali, alcune anche di recente realizzazione, distanti tra loro poche decine di chilometri.

Sembra quasi che, dopo centocinquant'anni dall'Unità di Italia, esistano ancora, come ha scritto un nostro illustre concittadino, Luigi Pirandello, "Due Italie: Florida una di Comuni splendida di Signorie ..... l'altra arida, da secoli povera " .

Oppure, in maniera ancora più brutale, come se esistessero Cittadini della Repubblica di serie "A" e cittadini di serie "B" .

Appare, quindi, legittima la domanda che noi agrigentini rivolgiamo, ed alla quale desidereremmo ricevere una risposta: perché qualcuno, in barba ai colori dei vari governi, continua ad occupare lo stesso posto e da là impartisce ordini e decide dove, quando e come costruire un aeroporto?

Noi, non abbiamo chiesto soldi al Governo, vorremo affidarci ai tanti privati, interessati alla realizzazione della importante infrastruttura aeroportuale per eliminare la marginalità che ci soffoca.

Accompagnati timidamente dal Governo Regionale, i cui fondi FAS sono tutt'ora bloccati, in quella che riteniamo una battaglia di civiltà e di promozione umana, sommessamente Le chiediamo Sig. Presidente della Repubblica, di rappresentare e rappresentarci come Cittadini Italiani.

Lei, Sig. Presidente della Repubblica, ha visitato Palma di Montechiaro (la città del Gattopardo dal nome del celebre romanzo di Tomasi di Lampedusa), ha potuto ammirare le bellezze di questo lembo della Sicilia ed i volti dei suoi abitanti, speranzosi di poter vivere una vita "normale", lavorando, sudando, evitando di essere assoldati dalla mafia per diventare spietati killer anche per soli 100 Euro.

Ecco, l'aeroporto che non costerebbe nulla allo Stato, rappresenterebbe una forte molla di sviluppo e di investimento sull'uomo.

Tutto ciò da quarant'anni ci viene negato.

Signor Presidente della Repubblica, Onorevoli rappresentanti delle massime Istituzioni Europee, Nazionali e Regionali, siamo stanchi di aspettare: reclamiamo il nostro diritto ad essere "uguali" a tutti gli altri Italiani, come prescrive l'art. 3 della Costituzione Repubblicana, che fu scritta anche da Gaspare Ambrosini figlio di questa generosa terra.

A nome dei Cittadini della Provincia di Agrigento, anche dei quali siete rappresentanti, Vi chiedo di voler porre in essere ogni utile intervento per consentire a questo martoriato lembo di Italia di non essere più trattato al rango di "colonia" a servizio di interessi elettorali o di gruppi imprenditoriali.

Un secolo e mezzo fa, proprio da questa terra partì l'anelito all'Unità del Paese e le "Due Italie ......... ricomposte per sempre si vollero nell'unità di Roma".

Oggi, Signor Presidente, Le chiediamo di dare concretezza al concetto di Unità Nazionale garantendo anche ai Cittadini di questa provincia le stesse opportunità degli altri Cittadini d'Italia .

Confidiamo nell'autorevole intervento dell'Onorevole Presidente della Repubblica, delle Autorità Istituzionali in indirizzo e di quanti "liberi" da condizionamenti e "forti" nell'animo vorranno battersi per una causa di Giustizia e di Civiltà .

Con i più rispettosi saluti.

Eugenio D'Orsi"

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