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rassegna stampa del 30 ottobre 2018

Giornale di Sicilia

Regione, un esercito di 13.400 persone
Via ai concorsi, ai precari 3 mila posti
Ma i sindacati contestano i bandi
Comuni, partono le stabilizzazioni ma non per chiamata diretta
Gli ultimi bandi sono stati pubblicati venerdì da 8 Comuni e porteranno alla stabilizzazione di 151 precari. Da due mesi i sindaci viaggiano a questiritmi e così il totale dei posti fissi potrebbe raggiungere quota 3 mila, come le amministrazioni hanno già comunicato alla Regione. Primo vero passo verso l'abbattimento  el numero di precari, che all'inizio del 2018 contava ancora 13.400 persone. Condizionale d'ob - bligo perché in realtà proprio sui numeri all'assessorato regionale agli Enti locali vogliono vederci chiaro. Dopo il varo della legge Madia le stabilizzazioni hanno subito un'accelerazione. A settembre l'assessorato guidato da Bernadette Grasso ha chiesto ai sindaci di comunicare i dati: «I Comuni ci hanno comunicato che è in corso la stabilizzazione di 3 mila persone. Sarebbe un gran passo avanti. Ma quando abbiamo chiesto di inviarci le delibere, le risposte sono state molte meno. Appena 128 Comuni hanno già avviato i concorsi per 280 posti», spiega la dirigente Margherita Rizza. Fra la decisione di stabilizzare e l'indizione dei concorsi riservati la strada è lunga: i sindaci devono prima deliberare i posti, i tempi e le procedure. Ecco perché la prospettiva indicata è di 3 mila stabilizzazioni mentre i concorsi sono ancora pochi. Nella Gazzetta ufficiale di venerdì ci sono quelli di Ragalna (10 posti), Sciara (30), Montelepre (30), Palma diMontechiaro (12), Erice (32), Cattolica Eraclea (29), Aci Castello (3) e Naso (1). Un altro ostacolo che sta rallentando la pubblicazione dei bandi per stabilizzare sono i sindacati autonomi. Il Movimento Giovani Lavoratori, la sigla autonoma più rappresentativa, sta pressando sui sindaci per ottenere la stabilizzazione diretta, senza passare da un concorso seppure riservato. Il sindacato contesta «la pubblicazione di bandi tutti diversi, alcuni dei quali prevedono requisiti molto elevati». Ma soprattutto chiede di far valere un decreto del '97 che costituisce il primo atto per l'ingresso dei precari nei Comuni e che varrebbe come una selezione, rendendo una ripetizione il nuovo concorso. È una richiesta che non hanno fatto i sindacati confederali. Ma la Regione indica ai sindaci la via del concorso.

Chiesta all'Anas la rescissione del contratto con l'impresa appaltatrice
Agrigento-Caltanissetta, blitz della Regione: il cantiere è deserto
L'appalto doveva essere ultimato nel 2017. La ditta ha ottenuto una proroga

Quell'appalto doveva essere completato da un anno. E invece recentemente l'impresa ha chiesto e ottenuto di poter proseguire i lavori fino a tutto il 2019.Maieri l'assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, ha mandato gli ispettori fra Canicattì e Caltanissetta, scoprendo che malgrado le rassicurazioni non c'è neanche un operaio al lavoro. E così sul maxi appalto per la Agrigento- Caltanissetta va in scena la prova di forza del governo regionale, che  ora chiede all'Anas di rescindere il contratto con la ditta Cmc e bandire una nuova gara. Il secondo tratto della Agrigento- Caltanissetta, fra Canicattì e lo svincolo autostradale per il capoluogo, è la madre di tutte le incompiute: poco più di 28 km per un valore di oltre 900 milioni. Proprio i ritardi nel completamento hanno fatto rischiare alla Regione di perdere i fondi europei, costringendo il governo a un cambio in corsa delle opere da inserire nella certificazione di spesa di fine anno. Ieri Falcone ha spedito in uno dei punti chiave dell'appalto, una serie di gallerie, gli ispettori dell'assessorato. Che non hanno trovato nessuno. A quel punto l'assessore è esploso. «Dal litz - dice - è emerso un quadro disarmante: il cantiere è in stallo e non si vede nessun progresso rispetto a tre mesi fa». La Cmc, la ditta finita nel mirino della Regione, è una delle ultime coop rosse dell'Emilia. Ma spetta all'Anas la decisione finale sull'azione di responsabilità da intraprendere per arrivare alla rescissione del contratto. Falcone pressa in questa direzione: «La situazione è preoccupante. Malgrado le rassicurazioni avute sino a venerdì scorso a Roma, abbiamo accertato una ingiustificata battuta d'arresto nei lavori che si ripete in maniera inspiegabile. A questo punto l'Anas deve stare al fianco della Regione e dei siciliani. Faccia rispettare un contratto più voltemortificato dalla Cmc, mandando via un'impresa che sta offendendo non solo il proprio prestigio ma anche la dignità dell'intera Isola». Secondoil piano dell'opera la ditta dovrebbe realizzare  ogni mese lavori per almeno 6 milioni ma finora ha viaggiato al ritmo di 300 mila euro. La Agrigento-Caltanisetta avrebbe dovuto essere ultimata già nell'aprile del 2016 ma da allora una serie di rinvii hanno impedito l'apertura, almeno nella direzione Caltanissetta visto che il tratto verso Agrigento ha marciato più speditamente. Il primo lotto della nuova statale 640 (ribattezzata strada degli scrittori), proprio quello che va in direzione Agrigento, aperto il 28 marzo del 2017, ha comportato un investimento complessivo pari a 535 milioni e sono stati realizzati 31,2 chilometri di nuova strada.

AUTOTRASPORTATORE
Al via la seconda sessione d'esami
Si svolgeranno il 5 novembre, con inizio alle 8.15, gli esami della seconda sessione 2018 per lo svolgimento della professione di autotrasportatore di merci su strada, nella Sala «Silvia Pellegrino» in via Acrone ad Agrigento. Quattordici i candidati ammessi agli esami dal Settore «Attività Economiche e Produttive e Trasporti» del Libero Consorzio Comunale di Agrigento. I candidati che supereranno gli esami potranno esercitare la professione in Italia e su tutto il territorio dell'Unione Europea. Due le prove d'esame previste. (* PAPI*)

Nell'aula consiliare
L'Arma incontra studenti liceali
«L'Arma dei carabinieri ed il suo rapporto con i giovani» è il tema dell'incontro con le scuole che si svolgerà oggi alle 10 nell'aula consiliare «Luigi Giglia» del Libero Consorzio Comunale di Agrigento. Si tratta di un momento formativo, che sarà presieduto dal comandante della Compagnia carabinieri di Agrigento, il capitano Luigi Garrì (nella foto), con l'obiettivo di avvicinare le giovani generazioni ai valori di giustizia e legalità. L'evento si inserisce nel contesto della mostra di uniformi e cimeli storici dell'Arma dei carabinieri che durerà fino al 9 novembre nella Galleria della Scala Reale dell'ex Provincia. Partecipano i licei scientifici «Leonardo» e «Majorana». L'evento è organizzato dal Libero Consorzio in collaborazione con il Comando provinciale carabinieri di Agrigento. (*ACAS*)


LIVESICILIA

L'inchiesta
EX PROVINCE SOFFOCATE DALLO STATO
A ROMA RISORSE PER 277 MILIONI


Il prelievo forzoso grava sugli enti. I bilanci di previsione si trasformano in una chimera e restano al palo anche i fondi per scuole e strade
PALERMO - Le ex province stanno collassando strangolate dal contributo di finanza pubblica: 277 milioni annuali di prelievo forzoso operato dallo Stato. Un 'salasso' che rappresenta il 42% delle uscite degli enti d'area vasta. Spese che hanno un valore assoluto di 651 milioni di euro.
Senza il prelievo i nove enti sarebbero, nella maggior parte dei casi, addirittura in avanzo: per raggiungere il pareggio di bilancio occorrerebbero al momento 155 milioni di euro: un disequilibrio che porta all'impossibilità di approvare i bilanci. Un esempio viene offerto da Gioacchino Guarrera, ragioniere generale dell'ex provincia ennese. "Nel libero consorzio di Enna - denuncia - lo Stato chiede una riduzione della spesa corrente di dieci milioni rispetto alle uscite correnti del 2014 che ammontavano a 18 milioni. Questi soldi dovrebbero derivare dalla diminuzione delle competenze provinciali e il risparmio ottenuto dovrebbe, quindi, servire per versare allo Stato il contributo di finanza pubblica. Ma - continua - mentre nel resto d'Italia con la legge Delrio le Province hanno perso delle competenze, così non è accaduto in Sicilia dove le risorse per gli oneri di finanza pubblica si sono sommati alle spese già esistenti".
I dati sono diversi provincia per provincia (clicca qui per leggerli) ma la situazione non cambia. Il Libero consorzio di Agrigento, ad esempio, ha entrate pari a 44 milioni e uscite totali pari a 48 milioni, di cui 19 sono di prelievo forzoso dello Stato senza il quale l'ex Provincia avrebbe il bilancio in attivo di 15 milioni. La Città metropolitana di Palermo, invece, ha spese totali per 136 milioni di euro ed entrate per 121 ma il prelievo forzoso in questo caso è di 61 milioni così, senza il contributo di finanza pubblica, l'ente provinciale avrebbe un avanzo di circa 46 milioni di euro. Situazione nera a Siracusa, dove la ex Provincia è andata in dissesto e ha visto l'arrivo dei commissari ministeriali: i debiti hanno raggiunto quota 160 milioni. A conti fatti, però, a fronte di una voce spese in bilancio pari a 86 milioni di euro e di entrate pari a 51, il contributo di finanza pubblica grava per 30 milioni. Senza il prelievo forzoso da parte di Roma il passivo annuo si ridurrebbe a cinque milioni, piuttosto che 35.
Roma toglie alle ex Province tutti i fondi delle entrate tributarie e lascia gli enti senza le risorse per pagare le spese minime e obbligatorie come il personale, le borse di studio, la manutenzione delle scuole e delle strade. La Regione non ha le risorse per salvare gli enti e mentre tira fuori le tasche per dimostrare che sono vuote non smette di cercare una soluzione alla crisi. L'assessore regionale alle Autonomie locali Bernadette Grasso e il collega titolare dell'Economia Gaetano Armao tengono aperta su più fronti l'interlocuzione con i ministeri studiando una soluzione che arrivi prima della fine dell'anno e che forse è più vicina di quanto si creda. All'orizzonte l'ipotesi di una operazione finanziaria che consenta il salvataggio degli enti. "Negli incontri romani - afferma Armao - abbiamo ribadito le ragioni per cui abbiamo impugnato il bilancio dello Stato: il governo centrale ha applicato negli ultimi anni un prelievo senza precedenti nella storia togliendo agli enti di area vasta oltre 600 milioni di euro. Abbiamo chiesto al ministro Tria - prosegue - di eliminare il contributo di finanza pubblica per le ex province siciliane, nella prossima legge di Stabilità".
Il prelievo forzoso, tuttavia, non è l'unico ostacolo a un cammino sereno per le ex Province. Lo Stato, che nel resto d'Italia toglie risorse con una mano e restituisce con l'altra, in Sicilia toglie solamente. "La situazione paradossale - evidenzia ancora Guarrera - è avvenuta dopo che lo Stato ha iniziato a dare un contributo agli enti di area vasta del resto d'Italia per neutralizzare i danni che il prelievo forzoso causava agli enti. Infatti, a seguito dell'accordo fra Stato e Regione Siciliana avvenuto con il passato governo regionale, Roma ha liquidato delle risorse alla Sicilia a patto che il finanziamento delle ex Province rimanesse di competenza regionale. Adesso quindi- conclude -  agli enti di area vasta il contributo per attutire il prelievo forzoso non spetta mentre lo Stato continua a togliere risorse ai Liberi consorzi e alle Città metropolitane".
E, in questi giorni, forse già oggi, l'Assemblea regionale siciliana scriverà la parola fine sull'annosa vicenda delle ex Province: a Sala d'Ercole, infatti, è in discussione il ddl che mette una pezza al pasticcio degli enti di area vasta e istituisce come nel resto d'Italia l'elezione di secondo livello. Gli esiti potrebbero essere paradossali. Dopo anni di lotta con lo Stato, la Sicilia si adeguerà alla legge Delrio e i Liberi consorzi e le Città metropolitane avranno una elezione che non chiamerà in causa direttamente i cittadini. Ma a febbraio, mese in cui dovrebbero celebrarsi le elezioni, gli enti potrebbero già essere falliti qualora non riuscissero ad approvare i bilanci preventivi 2018. L'epilogo del lungo tira e molla fra Palermo e Roma sulla governance degli enti provinciali forse si concluderà, ma resterà aperto e tutto da scrivere il capitolo risorse.
I danni non finirebbero qui, come evidenzia il ragioniere generale della Città metropolitana di Palermo Massimo Bonomo: "La beffa - sottolinea - è che adesso che si sono resi conto dell'abbandono in cui hanno lasciato le Province e dei danni che la mancanza di risorse ha prodotto al territorio, stanno arrivando degli investimenti per le infrastrutture. Le Città metropolitane e i Liberi consorzi dovrebbero gestire queste risorse su scuole e strade ma - si chiede Bonomo - come possono farlo se non hanno i bilanci approvati?".

Il documento
EX PROVINCE A RISCHIO FALLIMENTO
ECCO QUANTO PESA IL PRELIEVO STATALE

di Andrea Cannizzaro   
PALERMO - Le ex Province sono al collasso per via dell'ammontare del contributo di finanza pubblica: il prelievo forzoso che lo Stato fa sulle entrate tributarie degli enti di area vasta: l'imposta provinciale per le trascrizione e l'imposta di bollo della auto. Senza questo prelievo gli enti sarebbero in molti casi in attivo, infatti, il contributo che i Liberi consorzi e le Città metropolitane sono chiamati a versare a Roma incide per il 42% sul sistema degli enti provinciali siciliani.

Regione    
PROSEGUE LA PULIZIA DEI FIUMI
ECCO LE PROVINCE INTERESSATE

PALERMO - Continua l'attività di pulitura degli alvei di fiumi e torrenti in Sicilia voluta dal governo Musumeci. Attività decisa nel maggio scorso con una proposta diventata legge regionale, che impegnava circa sette milioni di euro per un primo, articolato intervento di somme urgenze nelle nove province dell'Isola, affidato ai progetti predisposti dagli Uffici del Genio civile. Solo gli Uffici di Catania e Palermo non hanno risposto all'appello, il che - come è noto - ha indotto il presidente Nello Musumeci a disporre un'indagine interna, seguita dalle dimissioni dei due dirigenti, rispettivamente Gabriele Ragusa e Manlio Munafò.
Da diversi giorni, mezzi pesanti ed escavatori sono in attività nella rimozione di detriti lungo i letti dei fiumi. Nella provincia di Siracusa si lavora lungo il fiume San Leonardo, nel tratto presso il Ponte dei malati, mentre nel Trapanese si pulisce il letto del Belice, nella zona delle Terme Acqua Pia. Si sta intervenendo anche negli alvei dei torrenti Modica-Scicli in provincia di Ragusa, Fiumedinisi, tra Alì Terme e Nizza di Sicilia nel Messinese e Arenella, all'altezza della regia trazzera tra Caltanissetta ed Enna. E ancora alla foce del fiume Salso a Licata in provincia di Agrigento Altri cantieri saranno avviati, nelle prossime ore, in Provincia di Catania su molti corsi d'acqua, la cui mancata manutenzione di alcuni è stata la causa degli eventi alluvionali della settimana scorsa. In particolare si interverrà ad Acicastello nel torrente Valle grande, a Ramacca nei canali vicini alla base militare di Sigonella, a Maniace nei torrenti Cutó e Saracena e a Vizzini nel fiume Dirillo. Con il risparmio derivante dalle economie dei ribassi nell'aggiudicazione dei lavori, la Regione sta programmando altre somme urgenze per assicurare la pulitura e il ripristino della funzionalità idraulica nel maggior numero possibile di corsi d'acqua.


Diritti e doveri
RIFORMA DELLE PROVINCE
VERSO L'ULTIMO ATTO

di Dario Immordino   
La riforma delle province siciliane nel 2014 è stata concepita e pubblicizzata come una avveniristica opera di ingegneria istituzionale, incentrata sul taglio dei costi della politica e sulla sostituzione di enti di governo dell'area vasta obsoleti ed inefficienti con altri moderni ed efficienti, destinati a fungere da modello per la riforma delle province nel resto del territorio nazionale .
Quattro anni dopo liberi consorzi e città metropolitane non esercitano le nuove competenze, sono amministrati da commissari regionali e da vertici provvisori, non hanno fondi sufficienti per pagare le utenze, la manutenzione ordinaria di scuole e strade, i servizi per gli alunni con handicap, gli stipendi dei dipendenti, le spese per il rimborso di mutui e fitti passivi, la quota di cofinanziamento di importanti progetti per lo sviluppo locale assistiti da contribuzione dell'UE, alcuni enti non sono stati in grado di predisporre il bilancio previsionale, hanno sospeso l'erogazione di servizi fondamentali e segnalato l'imminente dissesto finanziario, ed i cittadini sono spesso "costretti" ad agire in giudizio per ottenere la regolare erogazione di prestazioni e servizi essenziali.
Le responsabilità di questa impasse derivano dai gravi difetti di progettazione della riforma regionale ma anche dal disimpegno finanziario dello Stato.
La riforma regionale ha caricato di nuove ed impegnative funzioni gli enti successori delle province senza attribuire loro le risorse necessarie per finanziarle, e soprattutto senza tener conto del fatto che una consistente mole di risorse di questi enti dipende dal bilancio e dalla legislazione statale. Di conseguenza l'aumento delle competenze e dei relativi costi avrebbe dovuto essere concordato con lo Stato, il quale, posto di fronte ad una riforma non condivisa, si è rifiutato di sostenerne gli oneri. In assenza delle risorse necessarie liberi consorzi e città metropolitane non solo non hanno potuto mai esercitare le nuove funzioni, ma si sono trovati a svolgere le competenze delle vecchie province con meno risorse.
La situazione si è progressivamente aggravata a causa dei consistenti tagli ai trasferimenti statali, che nel triennio 2012/2014, si sono ridotti di quasi il 92 per cento (da 90 a 7 milioni di euro), ed al continuo incremento del contributo alla finanza pubblica richiesto agli enti di area vasta siciliani, cioè delle risorse che devono versare allo Stato, passato, tra il 2014 e il 2017, da 22 a 230 milioni.
Per compensare il disimpegno finanziario dello Stato la Regione ha destinato alle nuove province trasferimenti a carico del proprio bilancio, ma questi interventi straordinari non sono riusciti ad arginare il disavanzo strutturale di circa 200 milioni, e così ha impugnato le disposizioni del bilancio statale che incrementano il contributo alla finanza pubblica a carico degli enti siciliani, e parallelamente ha avviato una trattativa con lo stato per individuare le risorse necessarie a garantire il regolare svolgimento delle funzioni.
Intanto la riforma è stata sottoposta a continue modifiche, la reintroduzione della elezione diretta dei vertici delle nuove province siciliane è stata dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale e si preparano altre iniziative legislative per riscrivere la governance dei "nuovi" enti.
Ma nella situazione attuale qualsiasi progetto di contro riforma deve necessariamente partire dalla ridefinizione delle competenze, in modo da garantire la reale funzionalità delle amministrazioni e la disponibilità di risorse adeguate alle attività istituzionali di pertinenza.
Ciò perché l'eventuale buon esito del contenzioso e della trattativa con lo Stato, per niente scontati, fornirebbe tutt'al più le risorse per esercitare le funzioni attuali, cioè quelle delle vecchie province, ma non consentirebbe di trasferire a liberi consorzi e città metropolitane le nuove funzioni, di cui peraltro non si conosce ancora precisamente il costo.
Il risultato sarebbe la riproposizione delle province con nuovo nome, identiche funzioni, risorse incerte e vertici non eletti dai cittadini.
Per questo la soluzione della complessa vicenda potrebbe derivare dall'adozione di un meccanismo flessibile di assegnazione delle competenze, come quello statale, che preveda l'attribuzione in una prima fase di un numero limitato di funzioni fondamentali coincidenti con quelle delle province del resto del territorio nazionale, l'individuazione di altre funzioni che potrebbero essere svolte efficientemente dagli enti intermedi, la valutazione attenta del fabbisogno di risorse e personale relativo a ciascuna competenza, l'attribuzione di competenze ulteriori e di risorse sufficienti per esercitarle fornendo ai cittadini un livello adeguato di servizi e prestazioni.
Ciò consentirebbe di garantire l'effettiva corrispondenza tra costi delle funzioni e risorse, di salvaguardare l'autonomia siciliana scegliendo le competenze da assegnare alle nuove province e differenziandole dal resto del territorio nazionale, ed al contempo, attraverso il recepimento formale del modello statale, metterebbe al riparo la riforma da possibili impugnazioni e probabilmente faciliterebbe la trattativa con lo stato per l'assegnazione di ulteriori risorse agli enti siciliani.

LA SICILIA

CANTIERI FERMI SULLA CL-AG LA REGIONE INTIMA AD ANAS DI "PUNIRE" LA CMC RAVENNA
Ispezione a sorpresa dell'assessorato alle Infrastrutture Falcone: «Solo parole». Si va verso la rescissione del contratto.

GIUSEPPE BIANCA
PALERMO. È toccato ieri a un'ispezione a sorpresa dell'assessorato regionale a Infrastrutture e mobilità nei cantieri della Cmc di Ravenna della Caltanissetta-Agrigento, il compito di accertare uno stallo, di fatto non più sostenibile, che rende inevitabile la richiesta, messa nero su bianco dalla Regione nei confronti dell'Anas, probabilmente già oggi, di rescindere il contratto. I lavori della Cl-Ag avrebbero dovuto essere completati lo scorso anno, ma poi si è prodotto un ritardo che non è stato foriero di buoni auspici. Ieri su tutte le furie è andato l'assessore a Infrastrutture e mobilità Marco Falcone: «Avevamo raggiunto un accordo dopo che erano state fatte alcune perizie di variante suppletive, sul fatto che entro il 15 novembre sarebbe stato aperto un primo tratto della strada, dopo che lo stesso era slittato prima a luglio dopo al 1 O settembre e poi ancora allO ottobre e invece il cantiere è pressoché abbandonato», sbotta l'assessore. A testimonianza del passo tre misura stentato, portato avanti nei lavori dall'impresa, Falcone aggiunge: «Un cantiere che dovrebbe fatturare in questo momento 6 milioni di euro al mese arriva a 300mila). A preoccupare l'assessorato è dunque l'intera fase di ritardi accumulati che ha inanellato nel tempo l'impresa, più che lo step, pure articolato, delle varie fasi in cui è slittato l'impegno assunto e più volte ribadito: «L'impresa ha più volte e in diverse occasioni violato il Contratto - spiega Falcone, per questo motivo chiediamo che l'Anas lo rescinda». Ad ammorbidire la cosa e renderla meno perentoria non ci sono da parte del governo mezze misure: «Non servono giri di parole - assicura  - già quattro mesi fa' delle precisazioni molto flette a cui non sono seguiti nei fatti gli impegni dovuti».
L'impresa in questione in Sicilia si sta occupando di altre opere pubbliche nel settore della manutenzione e del ripristino della viabilità stradale. A partire dalla Agrigento-Palermo, al cui interno ci sono anche i lavori sul viadotto Scorciavacche, dove non mancano, in questo caso, anche i ritardi. Falcone non nasconde il risentimento per una vicenda che, nell'economia di un progetto di rilancio della viabilità e delle infrastrutture, si col- loca come un'ulteriore pesante macigno da affrontare: «I ritardi che si stanno accumulando sono intollerabili, sta passando un altro anno senza passi avanti considerevoli, bisogna intervenire, non possiamo più attendere. Non ci sono le condizioni per andare oltre. Tutti gli impegni assunti in 10 mesi dalla Cmc sono stati disattesi. Non ne ha rispettato nessuno». A nulla sono valsi, sottolinea con un pizzico di rammarico l'esponente di governo, gli incontri «fatti a decine» per portare avanti un percorso che adesso invece rischia di subire un pesante stop, consegnando nelle mani di nuovi iter burocratici, in caso di rescissione del contratto, il completamento dei lavori in questione: «Abbiamo atteso con pazienza il cambio di guardia del nuovo direttore generale - evidenzia Falcone - che più volte convocato, non si è mai presentato»,
Rimane adesso il rebus da sciogliere nei tempi più rapidi possibili. In assenza di fatti nuovi e improvvisi ravvedimenti operativi all'insegna della reattività da parte dell'impresa, il copione, già visto i casi di questo tipo, si ripeterà riproducendo l'inevitabile; corollario dei ritardi.

CATTOLICA ERACLEA. In attesa dei frangiflutti i danni aumentano a dismisura
Minoa: scompare la spiaggi, inghiottita dalle mareggiate

ENZOMINIO
CATTOLICA ERACLEA. Il mare continua ad inghiottire inesorabilmente la spiaggia di Eraclea Minoa. Le forti mareggiate di questi ultimi giorni, sorrette da un fortissimo vento di scirocco, hanno dato il colpo di grazia finale al litorale cattolicese perché l'acqua è entrata per qualche decina di metri perfino all'interno del bosco del demanio forestale. Gli alberi di eucaliptus, le cui radici sono state scalfite dall'acqua marina, cadono come birilli sul bagnosciuga, mentre la sabbia dorata della spiaggia è scomparsa inghiottita dal mare che negli ultimi due decenni è avanzato tra i 150 e i 200 metri.
Era prevedibile che il moto ondoso della stagione autunnale avrebbe fatto altri danni al litorale in quanto non vi sono più ostacoli naturali che possono fermare le correnti marine. I villeggianti e quanti hanno i villini nella località balneare, quelli a ridosso del bosco, appaiono preoccupati perché le mareggiate invernali potrebbero attraversare l'area boschiva ed arrivare alle abitazioni estive.
Non parliamo dei rischi che corrono quotidianamente alcuni esercizi della ristorazione perché i loro stabilimenti continuano ad arretrare sul terreno per evitare di essere coinvolti dal moto ondoso. Nei giorni scorsi un certo allarme era stato lanciato dall'associazione ambientalista di Agrigento "Mareamico" che va quasi preannunciato il possibile danne in questi giorni viene arrecato ancora spiaggia.
L'amministrazione comunale di Cattolica Eraclea, guidata dal sindaco Santino Borsellino si tiene in contatto periodico con la Regione Siciliana per sollecitare la produzione dei certificati e dei nulla osta da parte degli enti posti al territorio al fine di potere eroga finanziamento di 4 milioni e 95 mila euro il progetto di salvaguardia della spiaggia. che manchi ancora il Vas e qualche altra certificazione. E' chiaro che bisogna fare presto perché diversamente tra breve si assisterà alla scomparsa totale della spiaggia, considerata una tra le più belle e selvagge della provincia.

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