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rassegna stampa del 30 aprile 2019

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Agrigento, Il Libero Consorzio organizza un momento formativo in materia di strutture ricettive

Il Libero Consorzio Comunale di Agrigento ha organizzato un incontro formativo in materia di avvio e gestione di strutture ricettive. L'incontro si svolgerà martedì 14 maggio , in orario antimeridiano, nella sala Pellegrino della Sede dell'Ente in via Acrone n. 27. La partecipazione al corso è gratuita e comprende anche il materiale didattico. Questo momento formativo è indirizzato prioritariamente ai responsabili di strutture ricettive del settore extra-alberghiero che si occupano di amministrazione ed accoglienza e rappresentanti delle Associazioni di categoria, ma anche agli altri operatori del settore privato che intendono avviare una struttura ricettiva. Servirà per arricchire ed uniformare le conoscenze in materia ed offrire agli operatori del settore turistico competenze ed informazioni per la migliore e più produttiva gestione delle strutture ricettive. Questo momento formativo richiama la normativa che prevede l'avvio di nuove strutture attraverso segnalazione certificata di inizio attività e tiene conto dell'importanza che l'accoglienza riveste in un settore strategico per la nostra economia del turismo. Gli operatori del settore e i soggetti interessati a partecipare possono compilare il format pubblicato direttamente nel sito della provincia www.provincia.agrigento.it nella sezione primo piano della homepage, oppure possono compilare la scheda di iscrizione e trasmetterla alla email turismo@provincia.agrigento.it, entro il 10 maggio. La scheda di partecipazione può anche essere consegnata personalmente negli uffici del settore turismo in via Esseneto, 66 Agrigento alla Dott.ssa Giuseppina Miccichè. Per eventuali informazioni è possibile rivolgersi allo 0922/593661.

AGRIGENTONOTIZIE

Cronaca / Favara NUOVO FURTO AI DISTRIBUTORI DELLA SCUOLA, È IL QUARTO O IL QUINTO COLPO?

All'inizio del mese, nello stesso istituto erano stati portati via ben 20 pc portatili e due fissi Redazione E' successo di nuovo. A neanche un mese dall'ultimo colpo - quello che aveva fatto portare via ben 20 pc portatili e 2 fissi - i ladri sono tornati all'istituto"Enrico Fermi" di via Che Guevara, a Favara. E ancora una volta - forse la quarta o quinta - hanno preso di mira i distributori automatici di snack e bevande. I malviventi sono riusciti ad intrufolarsi dopo aver forzato una porta dell'istituto scolastico e una volta dentro lo stabile, a quanto pare, si sono immediatamente diretti verso i distributori automatici. Uno, in maniera particolare, sarebbe stato scassinato e i malviventi sarebbero riusciti ad appropriarsi di tutte le monete che c'erano all'interno Fatta la scoperta, al momento della riapertura della scuola, è stato subito lanciato l'allarme e in via Che Guevara si sono portati i carabinieri della tenenza cittadina. I militari dell'Arma hanno avviato le indagini per cercare, laddove possibile, di dare un nome e cognome a questa banda di ladri. Non c'è, naturalmente, nessuna certezza, ma non è escluso che la "mano" possa sempre essere la stessa.

Cronaca SERVIZIO IDRICO, I COMUNI "RIBELLI" CHIAMATI A RAPPORTO ALL'ATI Oggi giornata di incontri tecnici con coloro che non hanno consegnato gli impianti o vogliono gestire in proprio per valutare la presenza dei requisiti di legge Redazione Incidente sull'autostrada Palermo-Mazara del Vallo, ferita una famiglia di Cattolica Eraclea: gravi i due figli Servizio idrico, l'Ati "riceve" i comuni ribelli per iniziare a valutare la loro richiesta di mantenimento della gestione diretta o, in alcuni casi, per concederla a chi è tra i "consegnatari" ma vuole tentare una via solitaria. A partire da stamattina e per tutta la giornata gli uffici dell'ex Ato si confronteranno con le amministrazioni comunali e gli uffici tecnici attendendo da loro delle relazioni di accompagnamento - e giustificazione - delle richieste di gestione del servizio idrico ai sensi dell'articolo 147 della legge regionale sull'acqua del 2015. Questo prevede, come noto, che i comuni che gestivano già in proprio potevano continuare a farlo a patto del rispetto di 4 condizioni, tra le quali ricadere dentro un parco naturalistico (condizione che rispettano letteralmente solo 6 centri su 16), il possesso di "fonti di pregio", l'applicare un sistema di pagamento dell'acqua a contatore (quindi niente forfait) e avere dei sistemi di depurazione pienamente efficienti (e anche in questo caso sono pochi quelli che lo possono certificare). Tutto deve essere messo nero su bianco e trasferito appunto agli uffici dell'Ambito, i quali avranno poi da valutare le segnalazioni fatte e respingere o accogliere le proposte. Nel secondo caso, evidentemente, si dovrebbe poi agire per recuperare gli impianti e le risorse gestite in modo diretto, come del resto più volte auspicato dagli stessi commissari prefettizi che oggi guidano la Girgenti Acque.

REPUBBLICA
PROVINCE, ANCORA SCONTRO NEL GOVERNO. SALVINI: "I 5S SI METTANO D'ACCORDO CON SE STESSI". DI MAIO: "LE COSE SI FANNO IN DUE" (ansa)

Botta e risposta fra i due vicepremier divisi sull'opportunità o meno di lasciare in vita questi enti Il M5s vuole abolire le province, la Lega cancellarne l'abolizione, o meglio la riduzione prevista dal disegno di legge Delrio approvato nel 2014. Su questo ennesimo terreno di scontro nel governo gialloverde va in scena oggi il secondo atto della polemica, con il botta e risposta a distanza tra i due vicepremier. Matteo Salvini, in tour elettorale nell'hinterland milanese, afferma senza mezzi termini: "Se Luigi Di Maio mi spiega chi sistema le scuole e le strade andiamo d'amore e d'accordo. Poi i Cinque Stelle si mettano d'accordo con se stessi, perché altri viceministri dei 5 Stelle stanno lavorando per dare forza alle province". Il riferimento è alla viceministra dell'Economia M5s Laura Castelli, seduta al tavolo per la riforma degli enti locali, quando nella bozza è entrata la riesumazione delle province, e convinta che così come sono oggi questi enti non funzionano. Quella sulle province, continua il leader leghista, "è un'ennesima situazione in cui i 5 Stelle devono decidere tra sì no e forse".

IL SOLE 24H VERSO LE EUROPEE

Ddl autonomie, «salva Roma» e Province: cortocircuito M5S-Lega sugli enti locali di Andrea Carli| Il cortocircuito sempre più continuo tra M5S e Lega, azionisti di maggioranza del governo Conte, chiama in causa anche i rapporti tra Stato ed enti locali. E in questi giorni di accesa campagna elettorale, con le Europee che sono oramai alle porte, i dossier, in questo ambito che più o meno indirettamente rimanda al tema scivoloso dei costi della politica, si moltiplicano. Tre quelli all'ordine del giorno: l'autonomia di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, il «salva Roma» - uscito fortemente depotenziato dall'ultimo consiglio dei ministri che ha dato il via libera definitivo al decreto Crescita (la partita si riaccenderà nella conversione parlamentare) -, fino al ritorno delle Province, previsto nell'ultima bozza delle Linee guida per la riforma degli enti locali. Nei tre casi la sensazione è che si attendano le Europee, che potrebbero delineare nuovi equilibri all'interno del governo. Un riscontro positivo alle urne per il Carroccio potrebbe premere sull'acceleratore dell'autonomia differenziata. Il «salva Roma» azzoppato e il buco per il comune di Roma Secondo dossier: il «Salva Roma». È la norma prevista nel decreto crescita che il 4 aprile ottiene un via libera «salvo intese» e che prevede la chiusura nel 2021 della struttura commissariale dipendente da Palazzo Chigi, che gestisce da anni tutti i debiti accumulati dalla Capitale fino al 2008 (un fardello giunto al momento a quota 12 miliardi). Questa stessa norma viene fortemente depotenziata nel testo uscito dal burrascoso consiglio dei ministri del 23 aprile. È l'ennesima prova di forza all'interno della maggioranza tra pentastellati e leghisti, con i primi a favore della disposizione e i leghisti contrari. Alla fine lo stralcio di gran parte dei commi, e il Carroccio che si aggiudica il primo tempo della partita. Il secondo si giocherà nella conversione del decreto crescita in parlamento: i Cinque Stelle hanno già annunciato che daranno battaglia e si rifaranno avanti sugli emendamenti. Salvini sostiene invece che la norma salva Roma rientrerà in un provvedimento ad hoc assieme alle misure per altri Comuni in difficoltà, come Catania, Alessandria e Savona. La sforbiciata della norma crea per il comune di Roma un problema di liquidità. Allo stato attuale, dopo lo stralcio di gran parte dei commi, il Campidoglio erediterebbe il problema oggi previsto nei conti del commissario straordinario al vecchio debito: problema che la rinegoziazione del bond comunale 2003-4 da 1,4 miliardi (costo 3,6 con gli interessi) puntava a evitare. Ma proprio la rinegoziazione è finita sotto le forbici del governo. Il dietrofront sulle Province Il dossier più recente è, infine, quello che riguarda il ritorno delle Province. L'ultima bozza delle Linee guida per la riforma degli enti locali, uscita dal tavolo tecnico-politico in conferenza Stato-città al quale hanno partecipato i Cinque Stelle e la Lega, fa risorgere le Province e riaccende la corsa a circa 2.500 posti fra consiglieri, assessori e presidenti. I Cinque Stelle fanno presente che sono a favore dell'abolizione delle Province e, con riferimento ai contenuti del documento anticipato da Il Sole 24 Ore, suggeriscono di «chiedere alla Lega». Il Carroccio, tramite lo stesso Salvini, replica che, se i Comuni non riescono a fornire i servizi ai cittadini, servono le province. «L'abolizione delle province - continua il vicepremier - è una buffonata di Renzi, che ha portato disastri soprattutto nelle scuole e alle strade. Io voglio che in tutta Italia ritornino condizioni normali». Se sull'autonomia differenziata Di Maio apre, lo stesso non accade per quest'ultimo dossier. «Quello che non si rifarà - sottolinea - sono le Province, ve lo assicuro. Bisogna andare avanti, non indietro». E avanti, tra 27 giorni, ci sono le Europee.
LA SICILIA

CAMMARATA/SAN GIOVANNI GEMINI
. Gli abitanti non hanno voluto sentirne di cambiare nome. REFERENDUM, NIENTE QUORUM FALLISCE L'UNIONE DEI DUE COMUNI.
. Non ci sarà un Cammarata Gemini ma continueranno ad esistere due Comuni ciascuno con il proprio nome ovvero Cammarata e San Giovanni Gemini. Gli abitanti dei due paesi non hanno voluto sentirne di cambiare anzitutto il nome. L'astensionismo di fatto ha dato forza ai sostenitori del No alla Fusione. E già c'è chi parla di occasione mancata per creare il più grande Comune dei Monti Sicani. Forse l'occasione non si è saputa sfruttare al meglio lasciando che a vincere la partita fossero gli anziani dei due Comuni i quali da sempre si sono rifiutati persino di parlare di Fusione affermando apertamente di voler restare cammaratesi e sangiovannesi. Anche perché c'era una storia, quella di Cammarata in primo luogo, che andava salvaguardata. Gli elettori erano stati chiamati a rispondere al quesito "Volete che i territori comunali corrispondenti al territorio dei Comuni di Cammarata e di San Giovanni Gemini subiscano una Fusione degli stessi Comuni e che venga costituito il nuovo Comune autonomo con la denominazione di Cammarata Gemini?". La risposta è stata l'astensionismo che ha impedito di raggiungere il quorum necessario. Discorso chiuso. Anche se apparentemente il Referendum non ha mobilitato la politica, sarà la politica a volerei vedere chiaro. Intanto si registra l'opinione del sindaco di Cammarata Vincenzo Giambrone che prende atto del risultato con soddisfazione visto che non ha fatto mai mistero della propria contrarietà alla Fusione. "Sono stato contrario - dice - in maniera silenziosa non partecipando attivamente. La mia contrarietà nasce dal fatto che non ho mai creduto ai benefici che avrebbe dovuto portare l'eventuale nuovo Comune". "Mi è sembrato giusto favorire il Referendum - aggiunge il sindaco di Cammarata - come strumento di democrazia". Per il promotore della Fusione Antonino Margagliotta "demolire è stato un lavoro più semplice". "Per noi - dice - è stata comunque una grande conquista con i giovani che hanno avvertito la necessità di cambiamento e sono contento di aver dato voce a questi giovani che rappresentano il nostro futuro". Il prossimo anno quando a Cammarata si voterà per le comunali, Antonino Margagliotta auspica che ci sia almeno un ricambio generazionale riconoscendo alle nuove generazioni l'impegno dimostrato in occasione del Referendum. EUGENIO CAIRONE
Percorso di verifica per proseguire la gestione diretta in sedici Comuni Servizio idrico, i sindaci ribelli chiamati a "rapporto" dall'Ati
GIOACCHINO SCHICCHI Gestione del servizio idrico diretta da parte dei Comuni "ribelli", oggi giornata di incontri all'Ati per valutare il rispetto delle condizioni imposte dalla norma. Per tutta la giornata, infatti, agli uffici del centro direzionale Asi si susseguiranno i rappresentanti degli uffici tecnici e delle amministrazioni dei 16 Comuni che hanno fatto formalmente richiesta all'Assemblea territoriale idrica di poter gestire, o continuare a gestire, il sistema idrico integrato in modo diretto sfruttando le possibilità concesse dall'articolo 147 della legge regionale sull'acqua del 2015. Un appuntamento cruciale, per molti versi, che segue una lunga interlocuzione avuta fino ad oggi con i Comuni per avere da questi le dovute certificazioni necessarie che comprovassero il rispetto delle 4 condizioni imposte dalla norma che si sta in un paio di casi anche di sfruttare per consentire la gestione in house di comuni che all'epoca consegnarono gli impianti al gestore. Tra queste, come più volte detto, il ricadere dentro un parto naturalistico (condizione che rispettano letteralmente solo 6 centri su 16), il possesso di "fonti di pregio", l'applicare un sistema di pagamento dell'acqua a contatore (quindi niente forfait) e avere dei sistemi di depurazione pienamente efficienti (e anche in questo caso sono pochi quelli che lo possono certificare). L'Ati, comunque, sembra interessata a chiudere la faccenda nel più breve tempo possibile - pur garantendo a tutti il diritto di chiedere l'applicazione della norma - in modo da sanare di fatti una ferita che oggi avvelena il dibattito interno e rende più difficile pensare al dopo Girgenti Acque. In tal senso è stato completato nei giorni scorsi il lavoro condotto dal gruppo di studio fondato per l'individuazione della forma digestione del servizio idrico da applicare una volta che sarà definitivamente chiuso il contratto con il privato. I componenti' avrebbero individuato due ipotesi: la creazione di una Spa controllata dal pubblico e un'azienda consortile, tesi la seconda sostenuta da alcuni sindaci ma anche da associazioni dei consumatori e sigle per l'acqua pubblica. Una forma di gestione che è tra l'altro già stata individuata dal Governo nazionale come l'unica utilizzabile in caso di società speciali destinate a gestire risorse come quelle idriche, anche se questo non è stato ancora tradotto in obbligo normativo. Insomma, il quadro è in evoluzione ed è questo il momento in cui si scoprirà se c'è davvero un interesse a dare una decisiva svolta al settore della gestione del servizio idrico ose qualcuno vorrà continuare a fare "melina", spingendo alla fine l'Ati a dover mettere a gara d'appalto il servizio individuando una nuova società privata.

PORTO EMPEDOCLE
Da Roma a Palermo giungono voci per eliminare gli impianti Forse c'è una ipotesi dell'Anas «Togliere semafori sul Salsetto»

 Se fosse vero, sarebbe incredibile. Da Roma e Palermo giungono voci molto ben accreditati che narrano di Anas intenzionata a eliminare presto, molto presto i semafori che dallo scorso novembre impongono il senso unico alternato sul viadotto Salsetto. Quello vicino contrada Ciuccafa. Viadotto che a novembre si disse essere bisognoso di urgenti interventi di consolidamento, che da cinque mesi Anas non ha svolto, essendo ancora in fase di redazione del progetto. Così scrisse Anas:"Considerato che è in esecuzione il progetto di ripristino del viadotto "Salsetto" a Porto Empedocle, nelle more dell'esecuzione di tali interventi, è disposto il divieto di transito al mezzi eccedenti le 19 tonnellate sulla strada statale 115 "Sud Occidentale Sicula", tra il km 180,620 e il km 180,820. Gli autocarri in direzione Agrigento-Trapani lasciano la statale 115 al km 186,350 e percorrono la SS640 e le strade comunali via Bagni, via Platone, via Empedocle, Via Crispi,la SS115ter e rientrare sulla state 115 al km 178,800". E dopo cinque mesi improperi rivolti dagli automobilisti incolonnati nelle ore di punta e in vista della stagione estiva ormai alle porte, cosa fa Anas? Deciderebbe di togliere i semafori senza ave messo in sicurezza il viadotto, durante gli l timi cinque mesi. Sempre secondo le indiscrezioni accreditate, Anas confermerebbe divieto di transito ai mezzi pesanti, i qu, continuerebbero a essere deviati all'interno del tessuto urbano empedoclino, con i disastri per la viabilità che tutti gli empedoclini conoscono. Una soluzione che avrebbe da vero dell'incredibile. Ripristinare il norma transito sul viadotto avrebbe certamente delle ricadute positive per l'intero territori ma così sarebbe davvero discutibile. E siccome di avviare gli interventi promessi non se ne parla, e siccome lo spettro di una estate con code chilometriche lungo questo tratto di Statale spaventa la stessa Anas, ecco la scelta più "facile": togliere i semafori montati a novembre.




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