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Agrigento, Il Libero Consorzio organizza un momento formativo in materia di strutture ricettive
Il Libero Consorzio Comunale di Agrigento ha organizzato un incontro formativo in materia di avvio e gestione di strutture ricettive. L'incontro si svolgerà martedì 14 maggio , in orario antimeridiano, nella sala Pellegrino della Sede dell'Ente in via Acrone n. 27. La partecipazione al corso è gratuita e comprende anche il materiale didattico. Questo momento formativo è indirizzato prioritariamente ai responsabili di strutture ricettive del settore extra-alberghiero che si occupano di amministrazione ed accoglienza e rappresentanti delle Associazioni di categoria, ma anche agli altri operatori del settore privato che intendono avviare una struttura ricettiva. Servirà per arricchire ed uniformare le conoscenze in materia ed offrire agli operatori del settore turistico competenze ed informazioni per la migliore e più produttiva gestione delle strutture ricettive. Questo momento formativo richiama la normativa che prevede l'avvio di nuove strutture attraverso segnalazione certificata di inizio attività e tiene conto dell'importanza che l'accoglienza riveste in un settore strategico per la nostra economia del turismo. Gli operatori del settore e i soggetti interessati a partecipare possono compilare il format pubblicato direttamente nel sito della provincia www.provincia.agrigento.it nella sezione primo piano della homepage, oppure possono compilare la scheda di iscrizione e trasmetterla alla email turismo@provincia.agrigento.it, entro il 10 maggio. La scheda di partecipazione può anche essere consegnata personalmente negli uffici del settore turismo in via Esseneto, 66 Agrigento alla Dott.ssa Giuseppina Miccichè. Per eventuali informazioni è possibile rivolgersi allo 0922/593661.
AGRIGENTONOTIZIE
Cronaca / Favara
NUOVO FURTO AI DISTRIBUTORI DELLA
SCUOLA, È IL QUARTO O IL QUINTO COLPO?
All'inizio del mese, nello stesso
istituto erano stati portati via ben 20 pc portatili e due fissi
Redazione
E' successo di nuovo. A neanche un
mese dall'ultimo colpo - quello che aveva fatto portare via ben
20 pc portatili e 2 fissi - i ladri sono tornati
all'istituto"Enrico Fermi" di via Che Guevara, a Favara. E
ancora una volta - forse la quarta o quinta - hanno preso di mira
i distributori automatici di snack e bevande. I malviventi sono
riusciti ad intrufolarsi dopo aver forzato una porta dell'istituto
scolastico e una volta dentro lo stabile, a quanto pare, si sono
immediatamente diretti verso i distributori automatici. Uno, in
maniera particolare, sarebbe stato scassinato e i malviventi
sarebbero riusciti ad appropriarsi di tutte le monete che c'erano
all'interno
Fatta la scoperta, al momento della
riapertura della scuola, è stato subito lanciato l'allarme e in
via Che Guevara si sono portati i carabinieri della tenenza
cittadina. I militari dell'Arma hanno avviato le indagini per
cercare, laddove possibile, di dare un nome e cognome a questa banda
di ladri. Non c'è, naturalmente, nessuna certezza, ma non è
escluso che la "mano" possa sempre essere la stessa.
Cronaca
SERVIZIO IDRICO, I COMUNI "RIBELLI"
CHIAMATI A RAPPORTO ALL'ATI
Oggi giornata di incontri tecnici con
coloro che non hanno consegnato gli impianti o vogliono gestire in
proprio per valutare la presenza dei requisiti di legge
Redazione
Incidente sull'autostrada
Palermo-Mazara del Vallo, ferita una famiglia di Cattolica Eraclea:
gravi i due figli
Servizio idrico, l'Ati "riceve"
i comuni ribelli per iniziare a valutare la loro richiesta di
mantenimento della gestione diretta o, in alcuni casi, per concederla
a chi è tra i "consegnatari" ma vuole tentare una via
solitaria.
A partire da stamattina e per tutta la
giornata gli uffici dell'ex Ato si confronteranno con le
amministrazioni comunali e gli uffici tecnici attendendo da loro
delle relazioni di accompagnamento - e giustificazione - delle
richieste di gestione del servizio idrico ai sensi dell'articolo
147 della legge regionale sull'acqua del 2015.
Questo prevede, come noto, che i comuni
che gestivano già in proprio potevano continuare a farlo a patto del
rispetto di 4 condizioni, tra le quali ricadere dentro un parco
naturalistico (condizione che rispettano letteralmente solo 6 centri
su 16), il possesso di "fonti di pregio", l'applicare un
sistema di pagamento dell'acqua a contatore (quindi niente forfait)
e avere dei sistemi di depurazione pienamente efficienti (e anche in
questo caso sono pochi quelli che lo possono certificare).
Tutto deve essere messo nero su bianco
e trasferito appunto agli uffici dell'Ambito, i quali avranno poi da
valutare le segnalazioni fatte e respingere o accogliere le proposte.
Nel secondo caso, evidentemente, si dovrebbe poi agire per recuperare
gli impianti e le risorse gestite in modo diretto, come del resto più
volte auspicato dagli stessi commissari prefettizi che oggi guidano
la Girgenti Acque.
REPUBBLICA
PROVINCE, ANCORA SCONTRO NEL
GOVERNO. SALVINI: "I 5S SI METTANO D'ACCORDO CON SE STESSI".
DI MAIO: "LE COSE SI FANNO IN DUE"
(ansa)
Botta e risposta fra i due vicepremier
divisi sull'opportunità o meno di lasciare in vita questi enti
Il M5s vuole abolire le province, la
Lega cancellarne l'abolizione, o meglio la riduzione prevista dal
disegno di legge Delrio approvato nel 2014. Su questo ennesimo
terreno di scontro nel governo gialloverde va in scena oggi il
secondo atto della polemica, con il botta e risposta a distanza tra i
due vicepremier. Matteo Salvini, in tour elettorale nell'hinterland
milanese, afferma senza mezzi termini: "Se Luigi Di Maio mi
spiega chi sistema le scuole e le strade andiamo d'amore e d'accordo.
Poi i Cinque Stelle si mettano d'accordo con se stessi, perché altri
viceministri dei 5 Stelle stanno lavorando per dare forza alle
province". Il riferimento è alla viceministra dell'Economia M5s
Laura Castelli, seduta al tavolo per la riforma degli enti locali,
quando nella bozza è entrata la riesumazione delle province, e
convinta che così come sono oggi questi enti non funzionano. Quella
sulle province, continua il leader leghista, "è un'ennesima
situazione in cui i 5 Stelle devono decidere tra sì no e forse".
IL SOLE 24H
VERSO LE EUROPEE
Ddl autonomie, «salva Roma» e
Province: cortocircuito M5S-Lega sugli enti locali
di Andrea Carli|
Il cortocircuito sempre più continuo
tra M5S e Lega, azionisti di maggioranza del governo Conte, chiama in
causa anche i rapporti tra Stato ed enti locali. E in questi giorni
di accesa campagna elettorale, con le Europee che sono oramai alle
porte, i dossier, in questo ambito che più o meno indirettamente
rimanda al tema scivoloso dei costi della politica, si moltiplicano.
Tre quelli all'ordine del giorno:
l'autonomia di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, il «salva
Roma» - uscito fortemente depotenziato dall'ultimo consiglio dei
ministri che ha dato il via libera definitivo al decreto Crescita (la
partita si riaccenderà nella conversione parlamentare) -, fino al
ritorno delle Province, previsto nell'ultima bozza delle Linee
guida per la riforma degli enti locali. Nei tre casi la sensazione è
che si attendano le Europee, che potrebbero delineare nuovi equilibri
all'interno del governo. Un riscontro positivo alle urne per il
Carroccio potrebbe premere sull'acceleratore dell'autonomia
differenziata.
Il «salva Roma» azzoppato e il
buco per il comune di Roma
Secondo dossier: il «Salva Roma». È
la norma prevista nel decreto crescita che il 4 aprile ottiene un via
libera «salvo intese» e che prevede la chiusura nel 2021 della
struttura commissariale dipendente da Palazzo Chigi, che gestisce da
anni tutti i debiti accumulati dalla Capitale fino al 2008 (un
fardello giunto al momento a quota 12 miliardi). Questa stessa norma
viene fortemente depotenziata nel testo uscito dal burrascoso
consiglio dei ministri del 23 aprile. È l'ennesima prova di forza
all'interno della maggioranza tra pentastellati e leghisti, con i
primi a favore della disposizione e i leghisti contrari. Alla fine lo
stralcio di gran parte dei commi, e il Carroccio che si aggiudica il
primo tempo della partita. Il secondo si giocherà nella conversione
del decreto crescita in parlamento: i Cinque Stelle hanno già
annunciato che daranno battaglia e si rifaranno avanti sugli
emendamenti. Salvini sostiene invece che la norma salva Roma
rientrerà in un provvedimento ad hoc assieme alle misure per altri
Comuni in difficoltà, come Catania, Alessandria e Savona. La
sforbiciata della norma crea per il comune di Roma un problema di
liquidità. Allo stato attuale, dopo lo stralcio di gran parte dei
commi, il Campidoglio erediterebbe il problema oggi previsto nei
conti del commissario straordinario al vecchio debito: problema che
la rinegoziazione del bond comunale 2003-4 da 1,4 miliardi (costo 3,6
con gli interessi) puntava a evitare. Ma proprio la rinegoziazione è
finita sotto le forbici del governo.
Il dietrofront sulle Province
Il dossier più recente è, infine,
quello che riguarda il ritorno delle Province. L'ultima bozza delle
Linee guida per la riforma degli enti locali, uscita dal tavolo
tecnico-politico in conferenza Stato-città al quale hanno
partecipato i Cinque Stelle e la Lega, fa risorgere le Province e
riaccende la corsa a circa 2.500 posti fra consiglieri, assessori e
presidenti. I Cinque Stelle fanno presente che sono a favore
dell'abolizione delle Province e, con riferimento ai contenuti del
documento anticipato da Il Sole 24 Ore, suggeriscono di «chiedere
alla Lega». Il Carroccio, tramite lo stesso Salvini, replica che, se
i Comuni non riescono a fornire i servizi ai cittadini, servono le
province. «L'abolizione delle province - continua il vicepremier -
è una buffonata di Renzi, che ha portato disastri soprattutto nelle
scuole e alle strade. Io voglio che in tutta Italia ritornino
condizioni normali». Se sull'autonomia differenziata Di Maio apre,
lo stesso non accade per quest'ultimo dossier. «Quello che non si
rifarà - sottolinea - sono le Province, ve lo assicuro. Bisogna
andare avanti, non indietro». E avanti, tra 27 giorni, ci sono le
Europee.
LA SICILIA
CAMMARATA/SAN GIOVANNI GEMINI
. Gli
abitanti non hanno voluto sentirne di cambiare nome.
REFERENDUM, NIENTE QUORUM FALLISCE
L'UNIONE DEI DUE COMUNI.
. Non ci
sarà un Cammarata Gemini ma continueranno ad esistere due Comuni
ciascuno con il proprio nome ovvero Cammarata e San Giovanni Gemini.
Gli abitanti dei due paesi non hanno voluto sentirne di cambiare
anzitutto il nome. L'astensionismo di fatto ha dato forza ai
sostenitori del No alla Fusione. E già c'è chi parla di occasione
mancata per creare il più grande Comune dei Monti Sicani. Forse
l'occasione non si è saputa sfruttare al meglio lasciando che a
vincere la partita fossero gli anziani dei due Comuni i quali da
sempre si sono rifiutati persino di parlare di Fusione affermando
apertamente di voler restare cammaratesi e sangiovannesi. Anche
perché c'era una storia, quella di Cammarata in primo luogo, che
andava salvaguardata. Gli elettori erano stati chiamati a rispondere
al quesito "Volete che i territori comunali corrispondenti al
territorio dei Comuni di Cammarata e di San Giovanni Gemini subiscano
una Fusione degli stessi Comuni e che venga costituito il nuovo
Comune autonomo con la denominazione di Cammarata Gemini?". La
risposta è stata l'astensionismo che ha impedito di raggiungere il
quorum necessario. Discorso chiuso. Anche se apparentemente il
Referendum non ha mobilitato la politica, sarà la politica a volerei
vedere chiaro. Intanto si registra l'opinione del sindaco di
Cammarata Vincenzo Giambrone che prende atto del risultato con
soddisfazione visto che non ha fatto mai mistero della propria
contrarietà alla Fusione. "Sono stato contrario - dice - in
maniera silenziosa non partecipando attivamente. La mia contrarietà
nasce dal fatto che non ho mai creduto ai benefici che avrebbe dovuto
portare l'eventuale nuovo Comune". "Mi è sembrato giusto
favorire il Referendum - aggiunge il sindaco di Cammarata - come
strumento di democrazia". Per il promotore della Fusione
Antonino Margagliotta "demolire è stato un lavoro più
semplice". "Per noi - dice - è stata comunque una grande
conquista con i giovani che hanno avvertito la necessità di
cambiamento e sono contento di aver dato voce a questi giovani che
rappresentano il nostro futuro". Il prossimo anno quando a
Cammarata si voterà per le comunali, Antonino Margagliotta auspica
che ci sia almeno un ricambio generazionale riconoscendo alle nuove
generazioni l'impegno dimostrato in occasione del Referendum.
EUGENIO CAIRONE
Percorso di verifica per proseguire la
gestione diretta in sedici Comuni
Servizio idrico, i sindaci ribelli
chiamati a "rapporto" dall'Ati
GIOACCHINO SCHICCHI
Gestione del servizio idrico diretta da
parte dei Comuni "ribelli", oggi giornata di incontri
all'Ati per valutare il rispetto delle condizioni imposte dalla
norma. Per tutta la giornata, infatti, agli uffici del centro
direzionale Asi si susseguiranno i rappresentanti degli uffici
tecnici e delle amministrazioni dei 16 Comuni che hanno fatto
formalmente richiesta all'Assemblea territoriale idrica di poter
gestire, o continuare a gestire, il sistema idrico integrato in modo
diretto sfruttando le possibilità concesse dall'articolo 147 della
legge regionale sull'acqua del 2015. Un appuntamento cruciale, per
molti versi, che segue una lunga interlocuzione avuta fino ad oggi
con i Comuni per avere da questi le dovute certificazioni necessarie
che comprovassero il rispetto delle 4 condizioni imposte dalla norma
che si sta in un paio di casi anche di sfruttare per consentire la
gestione in house di comuni che all'epoca consegnarono gli impianti
al gestore. Tra queste, come più volte detto, il ricadere dentro un
parto naturalistico (condizione che rispettano letteralmente solo 6
centri su 16), il possesso di "fonti di pregio",
l'applicare un sistema di pagamento dell'acqua a contatore (quindi
niente forfait) e avere dei sistemi di depurazione pienamente
efficienti (e anche in questo caso sono pochi quelli che lo possono
certificare).
L'Ati, comunque, sembra interessata a
chiudere la faccenda nel più breve tempo possibile - pur garantendo
a tutti il diritto di chiedere l'applicazione della norma - in modo
da sanare di fatti una ferita che oggi avvelena il dibattito interno
e rende più difficile pensare al dopo Girgenti Acque.
In tal senso è stato completato nei
giorni scorsi il lavoro condotto dal gruppo di studio fondato per
l'individuazione della forma digestione del servizio idrico da
applicare una volta che sarà definitivamente chiuso il contratto con
il privato. I componenti' avrebbero individuato due ipotesi: la
creazione di una Spa controllata dal pubblico e un'azienda
consortile, tesi la seconda sostenuta da alcuni sindaci ma anche da
associazioni dei consumatori e sigle per l'acqua pubblica. Una forma
di gestione che è tra l'altro già stata individuata dal Governo
nazionale come l'unica utilizzabile in caso di società speciali
destinate a gestire risorse come quelle idriche, anche se questo non
è stato ancora tradotto in obbligo normativo. Insomma, il quadro è
in evoluzione ed è questo il momento in cui si scoprirà se c'è
davvero un interesse a dare una decisiva svolta al settore della
gestione del servizio idrico ose qualcuno vorrà continuare a fare
"melina", spingendo alla fine l'Ati a dover mettere a gara
d'appalto il servizio individuando una nuova società privata.
PORTO EMPEDOCLE
Da Roma a Palermo
giungono voci per eliminare gli impianti
Forse c'è una ipotesi dell'Anas
«Togliere semafori sul Salsetto»
Se fosse vero, sarebbe
incredibile. Da Roma e Palermo giungono voci molto ben accreditati
che narrano di Anas intenzionata a eliminare presto, molto presto i
semafori che dallo scorso novembre impongono il senso unico alternato
sul viadotto Salsetto. Quello vicino contrada Ciuccafa. Viadotto che
a novembre si disse essere bisognoso di urgenti interventi di
consolidamento, che da cinque mesi Anas non ha svolto, essendo ancora
in fase di redazione del progetto. Così scrisse Anas:"Considerato
che è in esecuzione il progetto di ripristino del viadotto
"Salsetto" a Porto Empedocle, nelle more dell'esecuzione di
tali interventi, è disposto il divieto di transito al mezzi
eccedenti le 19 tonnellate sulla strada statale 115 "Sud
Occidentale Sicula", tra il km 180,620 e il km 180,820. Gli
autocarri in direzione Agrigento-Trapani lasciano la statale 115 al
km 186,350 e percorrono la SS640 e le strade comunali via Bagni, via
Platone, via Empedocle, Via Crispi,la SS115ter e rientrare sulla
state 115 al km 178,800". E dopo cinque mesi improperi rivolti
dagli automobilisti incolonnati nelle ore di punta e in vista della
stagione estiva ormai alle porte, cosa fa Anas? Deciderebbe di
togliere i semafori senza ave messo in sicurezza il viadotto, durante
gli l timi cinque mesi. Sempre secondo le indiscrezioni accreditate,
Anas confermerebbe divieto di transito ai mezzi pesanti, i qu,
continuerebbero a essere deviati all'interno del tessuto urbano
empedoclino, con i disastri per la viabilità che tutti gli
empedoclini conoscono. Una soluzione che avrebbe da vero
dell'incredibile. Ripristinare il norma transito sul viadotto avrebbe
certamente delle ricadute positive per l'intero territori ma così
sarebbe davvero discutibile. E siccome di avviare gli interventi
promessi non se ne parla, e siccome lo spettro di una estate con
code chilometriche lungo questo tratto di Statale spaventa la stessa
Anas, ecco la scelta più "facile": togliere i semafori
montati a novembre.