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Provincia, approvato il bilancio: oltre 53 milioni di avanzo per strade, scuole e territorio.
Via libera del Consiglio al documento finanziario: priorità a manutenzione straordinaria, sicurezza e sviluppo. Pendolino: “Pronti a dare risposte già dai primi mesi del 2026”
Via libera senza voti contrari al bilancio di previsione 2026-2028. Il Consiglio provinciale, riunito questa mattina, ha approvato il documento finanziario che definisce la programmazione dei prossimi anni confermando la scelta di puntare in modo deciso sulla manutenzione straordinaria della viabilità interna, sulla sicurezza delle scuole e sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare dell’ente. Il bilancio, illustrato dal dirigente dell’ufficio finanze Fabrizio Caruana, rispetta i vincoli di finanza pubblica e certifica uno stato di salute solido dell’ex Provincia regionale.
Elemento centrale è l’avanzo di amministrazione presuntivo, stimato in oltre 53 milioni di euro. Una dotazione importante che, una volta resa effettivamente utilizzabile, sarà indirizzata verso ambiti ritenuti strategici per la crescita del territorio: viabilità, edilizia scolastica, ambiente e turismo. L’obiettivo dichiarato è trasformare queste risorse in interventi concreti e in nuove opportunità per i Comuni della provincia.Soddisfatto il presidente Giuseppe Pendolino che rivendica non solo il risultato amministrativo ma anche il consenso politico registrato in aula: “Ringrazio il Consiglio per la fiducia e per avere consentito l’approvazione del bilancio entro i termini. Contiamo di utilizzare le risorse disponibili sin dai primi mesi del 2026 per dare risposte che il territorio attende, in continuità con gli interventi già avviati nel 2025 sulla viabilità e sulla sicurezza delle scuole”.
Con l’approvazione del bilancio, la Provincia consolida quindi la propria programmazione e si prepara a una nuova fase di interventi che dovranno incidere in modo concreto sulla qualità dei servizi e sulle infrastrutture dell’Agrigentino.Via libera prima di Natale alla manovra approvata dall’Assemblea Regionale Siciliana, con ventinove voti favorevoli e ventitré contrari.
La Legge appena approvata contiene tre norme finalizzate alla crescita occupazionale, per un totale di 221 milioni all’anno per il prossimo triennio.
Nello specifico, la cosiddetta “decontribuzione Sicilia” prevede l’erogazione di fondi alle imprese che realizzano nuove assunzioni in misura pari al 10 per cento del costo del lavoro, con un innalzamento fino al 15 per cento nel caso di operatori economici che assumono donne o personale di età superiore a cinquant’anni, con almeno due anni di disoccupazione.
Il contributo varrà il 15 per cento anche per quelle imprese che introducono welfare aziendale o modelli di sostenibilità ESG (Environmental, Social, Governance), realizzano investimenti per il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul luogo di lavoro o riducono l’orario di lavoro a trentacinque ore settimanali a parità di retribuzione.
La decontribuzione sarà potenziata nel caso di assunzioni connesse a investimenti da parte di imprese in coerenza con la normativa in materia di aiuti di Stato; in questo caso, i contributi potranno salire fino al 60, 50 e 40 per cento, rispettivamente per le piccole, medie e grandi imprese.
Ventuno milioni sono destinati a favore del Sicily working.
Le imprese dell’Unione Europea che assumeranno personale permettendo di lavorare a distanza, potranno ottenere un contributo fino a 30 mila euro.
All’interno di questo stanziamento, 3 milioni di euro sono destinati alla realizzazione di coworking attraverso il riadattamento di immobili pubblici e di enti ecclesiastici in disuso e l’acquisto di arredi e attrezzature.IMPRESE Tra le misure a sostegno delle imprese, l’approvazione della Super Zes siciliana, un’iniziativa della Regione per potenziare la Zona economica speciale unica sul territorio regionale mediante semplificazioni amministrative, procedure più rapide e ulteriori 10 milioni di euro per rafforzare il credito d’imposta a favore degli investimenti produttivi.
Con la manovra, viene inoltre approvato un pacchetto da 15 milioni per stimolare gli investimenti delle famiglie sulla casa, a partire dalle ristrutturazioni e dalle riqualificazioni energetiche, con una particolare attenzione ai centri storici e alle giovani coppie.
Per il settore dell’auto, viene approvata la riduzione della tassa automobilistica per le nuove immatricolazioni da parte delle imprese con più di dieci autovetture nel parco macchine.
Si prevedono esenzioni anche a beneficio dei cittadini che acquistino auto ad alimentazione elettrica, ibrida, plugin Lng e BionLng.
Inoltre, sono esentati tutti i veicoli di nuova immatricolazione degli Enti del terzo settore e di Protezione Civile iscritti al Runts.Tre milioni sono stanziati per l’editoria giornalistica e uno per l’editoria libraria; con l’ok dell’ARS, si istituzionalizza per tutto il triennio il contributo alle imprese editoriali.
Dieci milioni saranno erogati alla CRIAS allo scopo di finanziare con 5 milioni il fondo rotativo per le imprese artigiane e con altri 5 milioni per le imprese agricole; per quest’ultime, anche lo stanziamento di 4 milioni all’anno per cofinanziare la firma di contratti assicurativi per la copertura dei danni catastrofali meteoclimatici alle produzioni agricole causati da alluvione, gelo o brina e siccità.
PRECARIATO E SOCIALE Aumentate, per il 2026, le giornate dei lavoratori forestali stagionali: con uno stanziamento di 40 milioni di euro, tutto il comparto lavorerà ventitré giorni in più.
È stata approvata la stabilizzazione dei duecentosettanta trattoristi dell’ESA.
I contratti part-time dei lavoratori ex Pip vengono livellati tutti a venticinque ore, a differenza dell’attuale valore di diciotto ore per alcuni e venti per altri.
Via libera, inoltre, all’aumento di due ore per gli ex precari stabilizzati degli Enti Locali siciliani.Tra le norme approvate, una mira ad avviare in Sicilia un’esperienza di riqualificazione sociale per il contrasto al disagio attraverso forme di partenariato pubblico-privato.
Stanziati anche 12 milioni di euro per contrastare la povertà energetica.
Le risorse saranno destinate alla concessione di finanziamenti a tasso agevolato, a breve e medio termine, così da consentire che le famiglie con reddito basso possano installare impianti fotovoltaici e di accumulo di energia elettrica, destinati all’autoconsumo.Nel confermare numerosi provvedimenti di spesa in favore del sistema dell’istruzione, la manovra dispone nuovi interventi per 7,5 milioni per la scuola.
ENTI LOCALI Il fondo per i trasferimenti ordinari ai Comuni si assesta complessivamente a 365 milioni di euro, cui si sommano 115 milioni per il fondo investimenti.
Per le ex Province Regionali sono stanziati 108 milioni di euro.
Agli extracosti per il trasporto dei rifiuti all’estero vengono destinati 20 milioni di euro; altri 20 milioni di euro serviranno agli Enti Locali in dissesto e predissesto.Una misura tra quelle votate dall’ARS stanzia 5 milioni come premio agli Enti Locali che adottano strumenti per il miglioramento della performance di riscossione delle tasse comunali.
Ulteriori 5 milioni vengono destinati agli interventi di investimento per progetti di riqualificazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata; i Comuni potranno ricevere un importo non superiore a 300 mila euro.
Altri 12 milioni di euro vengono stanziati per la bonifica e la pulizia straordinaria delle strade extraurbane dei Comuni, dei Liberi Consorzi e delle Città Metropolitane, al fine di eliminare i rifiuti abbandonati a bordo strada.
Per garantire il servizio idrico, la Legge di stabilità dà via libera a una serie di anticipazioni di liquidità ad alcuni gestori: 18 milioni a Siciliacque, 10 milioni ad AICA, 4 milioni a Iblea Acque e 1,3 milioni ai soggetti gestori della provincia di Messina.
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Trasferimenti nel pubblico impiego, per la Cassazione stop ai “benefici a vita”
Nel pubblico impiego, il passaggio di funzioni e personale da un’amministrazione a un’altra rappresenta una questione delicata, soprattutto quando viene in rilievo la tutela del trattamento economico dei lavoratori coinvolti.Con una recente pronuncia, la Corte di Cassazione ha fatto chiarezza sul limite verso cui possono spingersi le Regioni, la contrattazione locale e le determinazioni delle singole amministrazioni nel garantire la continuità retributiva in caso di trasferimento di attività e personale ai sensi dell’art. 31 del d.lgs. n. 165/2001.
Il caso
La vicenda nasce dal ricorso di alcuni dipendenti transitati dalla Regione Lombardia alla Provincia di Milano, oggi Città Metropolitana, a seguito della riorganizzazione delle competenze in materia di formazione professionale. I lavoratori rivendicavano il diritto a conservare integralmente, senza alcun meccanismo di riassorbimento, alcune voci retributive percepite presso l’ente di provenienza, facendo leva su una norma regionale, su protocolli d’intesa e su accordi sindacali stipulati a livello locale. Tali emolumenti erano stati inizialmente riconosciuti anche dopo il trasferimento, ma successivamente eliminati quando erano cessate le funzioni che ne giustificavano l’attribuzione.L’iter giuridicoLa Corte d’Appello di Milano aveva respinto le domande, sottolineando come il fondamento della pretesa fosse rinvenibile in accordi sindacali locali non sottoscritti dall’ARAN e, dunque, privi di efficacia nel sistema della contrattazione del pubblico impiego. La controversia è così approdata in Cassazione.Secondo la Suprema Corte, il passaggio di lavoratori da un’amministrazione a un’altra non può tradursi in un peggioramento complessivo della retribuzione, se si considerano tutte le voci corrisposte con carattere di stabilità dal precedente datore di lavoro. Questo principio, che trova fondamento sia nella giurisprudenza nazionale sia in quella europea, impone di eliminare eventuali effetti penalizzanti derivanti dal mutamento dell’ente di appartenenza.Proprio per garantire l’equilibrio tra continuità economica e uguaglianza tra dipendenti, l’ordinamento prevede lo strumento dell’assegno ad personam, che consente di colmare eventuali differenze iniziali, ma resta soggetto a riassorbimento.Disciplina economica dei rapporti di lavoro alle dipendenze delle PALa disciplina economica dei rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni rientra nell’ordinamento civile ed è riservata allo Stato. Il d.lgs. n. 165/2001 affida in via esclusiva alla contrattazione collettiva nazionale e, nei limiti da essa fissati, a quella integrativa, la regolazione dei trattamenti economici. Ne consegue che né le Regioni né la contrattazione decentrata possono prevedere soluzioni difformi o benefici permanenti non contemplati dal sistema delle fonti.Tanto premesso, anche la clausola di salvaguardia contenuta nell’art. 31 del Testo Unico sul pubblico impiego, che fa riferimento alla “diversa disciplina” dei trasferimenti, non può essere interpretata come un’apertura alla legislazione regionale, ma esclusivamente come un rinvio a eventuali disposizioni statali speciali. Attribuire alle Regioni il potere di incidere stabilmente sui trattamenti economici dei dipendenti pubblici significherebbe violare il riparto costituzionale delle competenze e mettere in discussione l’unitarietà del sistema.Trasferimenti nel pubblico impiego, per la Cassazione stop ai “benefici a vita”La Cassazione ha quindi fornito una lettura costituzionalmente orientata della normativa lombarda richiamata dai ricorrenti. La previsione secondo cui il personale trasferito conserva la posizione giuridica ed economica in godimento al momento del passaggio va intesa come una garanzia contro la riduzione immediata della retribuzione complessiva, non come il riconoscimento di un diritto intangibile a conservare per sempre singole voci stipendiali. Il richiamo agli effetti del nuovo ordinamento professionale rende necessario riallineare progressivamente il trattamento del personale trasferito a quello dei dipendenti dell’ente di destinazione.Analogo discorso vale per protocolli d’intesa, accordi sindacali locali e determinazioni unilaterali dell’amministrazione. Tali strumenti possono avere una funzione attuativa e perequativa nella fase iniziale del trasferimento, ma non sono idonei a creare diritti economici ulteriori o a sottrarre gli assegni ad personam alla regola del riassorbimento. Né rilevano eventuali dichiarazioni di dirigenti o prassi amministrative che prospettino benefici “a vita”, trattandosi di affermazioni prive di fondamento normativo.Un ulteriore profilo sottolineato dalla Corte riguarda la funzione stessa degli assegni ad personam. Se tali emolumenti sono collegati allo svolgimento di specifiche funzioni, essi perdono fondamento nel momento in cui quelle funzioni cessano. In tal caso, viene meno anche la finalità perequativa che ne giustificava l’attribuzione, rendendo legittima la loro eliminazione.