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rassegna stampa dal 30 al 31 dicembre 2025


LIVESICILIA

Pensioni, Irpef, rottamazione: approvata la manovra 2026, cosa cambia

La Camera dei deputati ha approvato la Legge di bilancio 2026 con 216 voti a favore, 126 contrari e tre astenuti. Si tratta del via libera definitivo. La Manovra vale 22 miliardi.
Manovra 2026 e fisco
Una delle principali novità riguarda il fisco e il taglio dell’Irpef: scende dal 35% al 33% l’aliquota applicata al secondo scaglione, per i redditi fino a 50 mila euro. Il risultato è un aumento della retribuzione fino a 440 euro all’anno.
Cartelle esattoriali
C’è il via libera ad una nuova rottamazione: potranno essere estinte le cartelle emesse tra il primo gennaio 2000 e il 2023 che riguardano il mancato versamento di imposte o contributi previdenziali. Per mettersi in regola si può scegliere di pagare in 54 rate bimestrali per nove anni con interessi al 3%.
Riformulata la norma sui pagamenti da parte della pubblica amministrazione ai professionisti con debiti con il fisco: per i morosi saranno bloccati i versamenti entro il limite dell’importo effettivamente iscritto a ruolo quando il debito non supera i 5 mila euro.
Pensioni
Sul fronte pensioni la Manovra l’aumento di tre mesi dell’età pensionabile: un mese in più nel 2027, altri due mesi nel 2028.
Un provvedimento “serio e responsabile in un contesto di risorse limitate”, lo definisce Giorgia Meloni. Il ministro Giorgetti spiega che il governo ha “aumentato i salari”, e accende lo scontro con le opposizioni. Schlein parla di una legge “sbagliata” che “aiuta i più ricchi”. 




ENTILOCALIonline

Con la Circolare n. 1310/2025, diffusa il 22 dicembre 2025, CDP ha avviato un’operazione di rinegoziazione dei prestiti rivolta a Comuni, Province e Città metropolitane, attivabile nel primo semestre 2026. L’iniziativa mira a rimodulare i 
Con la Circolare n. 1310/2025, diffusa in data 22 dicembre 2025, Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ha avviato un’operazione di rinegoziazione dei prestiti rivolta a Comuni, Province e Città metropolitane, attivabile nel primo semestre 2026. L’iniziativa mira a rimodulare i Piani di ammortamento, offrendo un alleggerimento temporaneo dei flussi finanziari, a parità di scadenza finale del debito.
Prestiti rinegoziabili
Possono accedere alla rinegoziazione i prestiti ordinari o flessibili, a tasso fisso o variabile, con oneri integralmente a carico del bilancio dell’Ente, in ammortamento al 1° gennaio 2026, con debito residuo ≥ 10.000 Euro e scadenza oltre il 31 dicembre 2033. 



LENTEPUBBLICA

Dal 1° gennaio 2026 arrivano i permessi legge 104 "extra"

Novità in arrivo per la gestione delle assenze dal lavoro per motivi di salute. A partire dal 1° gennaio 2026 entrano in vigore i permessi legge 104 extra, un istituto che amplia il perimetro delle assenze retribuite consentite ai lavoratori dipendenti quando sono chiamati a sottoporsi a visite mediche, accertamenti diagnostici o cure sanitarie legate a condizioni particolarmente complesse.
Dopo l’approvazione della legge 18 luglio 2025, n. 106, l’INPS, con la circolare n. 152 del 19 dicembre 2025, fornisce alcuni chiarimenti sulle relative modalità applicative, fornendo istruzioni operative a lavoratori, aziende e uffici del personale.
Dal 1° gennaio 2026 i permessi legge 104 “extra”: cosa sono?
La misura nasce con l’obiettivo di rafforzare le tutele già esistenti, affiancandosi alla disciplina della legge 104 e alla contrattazione collettiva, ma senza sovrapporsi ad esse. I permessi 104 extra sono infatti concepiti come un pacchetto aggiuntivo, pensato per rispondere a esigenze sanitarie che richiedono continuità nel tempo e che difficilmente possono essere gestite con gli strumenti ordinari. Il beneficio riguarda i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato che devono affrontare patologie oncologiche in fase attiva, situazioni di follow-up oncologico precoce oppure malattie croniche o invalidanti, incluse le patologie rare, a condizione che sia stato riconosciuto un grado di invalidità pari o superiore al 74%.
Un profilo di particolare rilievo riguarda i genitori-lavoratori. La tutela, infatti, non si limita ai casi in cui il lavoratore sia direttamente interessato dalla patologia, ma si estende anche a chi ha un figlio minorenne affetto dalle stesse condizioni sanitarie. Su questo punto l’INPS precisa che il diritto ai permessi 104 extra non dipende dalle scelte dell’altro genitore, ma può essere utilizzato indipendentemente dal fatto che l’altro genitore usufruisca o meno di strumenti analoghi. Restano invece esclusi dall’ambito di applicazione i lavoratori autonomi e gli iscritti alla Gestione separata, per i quali la normativa non prevede questa specifica estensione delle tutele.
10 ore annue aggiuntive di permesso retribuito
Dal punto di vista pratico, la novità più immediata è rappresentata dall’introduzione di 10 ore annue aggiuntive di permesso retribuito, che si sommano alle assenze già previste dalla disciplina vigente. La scelta del legislatore è quella di una fruizione esclusivamente oraria, una soluzione che rende la misura particolarmente flessibile e aderente alle esigenze reali dei lavoratori. In questo modo, l’assenza può essere calibrata sulla durata effettiva della visita o della prestazione sanitaria, evitando il ricorso a giornate intere quando non strettamente necessario. Proprio su questo aspetto si concentra gran parte delle indicazioni operative contenute nella circolare INPS, che fornisce chiarimenti utili per la corretta gestione dei permessi orari e per la loro registrazione nei flussi contributivi.
Per quanto riguarda il trattamento economico, nel settore privato le ore di permesso danno diritto a un’indennità calcolata secondo criteri analoghi a quelli previsti per la malattia comune. L’importo corrisponde al 66,66% della retribuzione media globale giornaliera, riproporzionato alle ore di assenza effettivamente utilizzate. Anche il meccanismo di pagamento segue uno schema già noto, per cui l’indennità viene anticipata dal datore di lavoro in busta paga, che provvede poi a recuperare le somme attraverso il conguaglio contributivo, secondo le istruzioni fornite dall’INPS.
Come si fruiscono?
La fruizione dei permessi legge 104 extra è però strettamente collegata al rispetto di specifici adempimenti. Il lavoratore è tenuto a comunicare preventivamente al datore di lavoro la volontà di utilizzare il permesso e a dimostrare il possesso dei requisiti richiesti, sia sotto il profilo sanitario sia sotto quello amministrativo. È inoltre necessario poter documentare lo svolgimento delle visite, degli esami o delle cure, perché la tutela è pensata per coprire prestazioni sanitarie concrete e verificabili. L’impostazione complessiva mira a garantire un equilibrio tra l’ampliamento dei diritti e l’esigenza di una gestione ordinata e controllabile.
Sul fronte delle aziende, la circolare INPS entra nel dettaglio della gestione dei flussi Uniemens, introducendo specifici codici evento e di conguaglio necessari per identificare correttamente le ore di assenza e recuperare le indennità anticipate. Le modalità operative variano in base ai settori e alle diverse gestioni previdenziali, proprio per adattare la procedura alle peculiarità dei vari contesti lavorativi. Vengono inoltre fornite indicazioni contabili e chiarimenti sulla contribuzione figurativa riconosciuta per le ore di permesso, insieme all’annuncio di un monitoraggio periodico della spesa, coerente con i limiti di finanziamento fissati dalla legge.





LENTEPUBBLICA

Botti di Capodanno 2026: le linee guida per la sicurezza dei cittadini

Con l’avvicinarsi delle festività di fine anno, l’uso dei fuochi d’artificio torna sotto i riflettori, non solo per la bellezza degli spettacoli che illuminano il cielo, ma anche per i rischi legati a un impiego scorretto o all’acquisto di prodotti illegali: ecco le linee guida per la sicurezza dei cittadini in materia di botti di Capodanno 2026.
Incidenti legati a petardi, “botti” e altre tipologie di artifizi continuano purtroppo a essere segnalati ogni anno, evidenziando l’importanza di una corretta informazione e di un utilizzo responsabile.
In questo contesto, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) ha nuovamente sollecitato i Comuni a sensibilizzare i cittadini, rafforzando le misure di contrasto al commercio abusivo di articoli pirotecnici e promuovendo la cultura del divertimento sicuro.
Un impegno costante contro il mercato illegale
Ogni anno, in prossimità del periodo festivo, gli organi di stampa e le istituzioni evidenziano i rischi legati ai fuochi d’artificio. Tuttavia, non sempre le informazioni diffuse risultano complete o corrette. Spesso, la carenza di indicazioni chiare favorisce l’acquisto di prodotti non conformi alle normative, potenzialmente pericolosi per chi li utilizza e per chi si trova nelle vicinanze.
Per contrastare questo fenomeno, ANCI ha inviato ai Comuni una comunicazione ufficiale firmata da Vito Leccese, delegato alla Sicurezza e alla Polizia municipale. L’obiettivo è duplice: proteggere i cittadini dai rischi connessi all’uso improprio dei fuochi d’artificio e ridurre la diffusione di prodotti contraffatti o venduti senza autorizzazioni.
All’interno dei regolamenti comunali, molti Comuni hanno previsto disposizioni specifiche, soprattutto per impedire l’uso dei botti da parte di minori e di chi non possiede le competenze necessarie per maneggiare articoli potenzialmente pericolosi.
La normativa di riferimento
Il punto di partenza per comprendere la regolamentazione dei fuochi d’artificio in Italia è il Decreto Legislativo n. 123 del 2015, recepimento della Direttiva Europea 2013/29/UE. Il decreto stabilisce:
La libera circolazione degli articoli pirotecnici sul mercato interno.
La protezione dell’ordine e della sicurezza pubblica.
La tutela dei consumatori e dell’ambiente.
I requisiti di sicurezza che gli articoli devono rispettare per essere commercializzati.
I prodotti marcati CE rispettano queste norme, garantendo un elevato livello di sicurezza per chi li utilizza. Tuttavia, è fondamentale conoscere le categorie di fuochi d’artificio e le limitazioni alla vendita, così come le regole per un utilizzo corretto.
Categorie di fuochi d’artificio
La normativa distingue quattro principali categorie di fuochi d’artificio:
F1: rischio minimo e rumore trascurabile, destinati all’uso in spazi ristretti o interni. Età minima di utilizzo: 14 anni.
F2: basso rischio e livello sonoro ridotto, da usare all’aperto in aree controllate. Età minima: 18 anni.
F3: rischio medio, per spazi ampi all’aperto. Acquisto consentito solo a maggiorenni in possesso di porto d’armi o nulla osta del questore.
F4: destinati esclusivamente a professionisti con conoscenze specifiche e autorizzazioni ufficiali.
Accanto a queste categorie, il decreto distingue tra fuochi d’artificio da spettacolo, teatrali (T1 e T2) e altri articoli pirotecnici (P1 e P2), con regolamentazioni analoghe in termini di sicurezza e autorizzazioni.
Come usare i fuochi d’artificio in sicurezza
Per garantire la sicurezza di tutti, è fondamentale seguire alcune regole essenziali:
Acquistare solo prodotti legali, muniti di marcatura CE e di etichetta leggibile con informazioni sul fabbricante, nome, categoria, NEC (contenuto esplosivo netto), limitazioni di vendita e istruzioni d’uso.
Rispettare la distanza di sicurezza: varia da 1 metro per i F1 fino a 15 metri per i F3, secondo le indicazioni riportate sulle confezioni.
Non utilizzare fuochi d’artificio vicino a edifici, ospedali, allevamenti di animali, aree boschive o in luoghi affollati.
Seguire le istruzioni del produttore in ogni fase, dall’accensione all’allontanamento.
Non usare mai prodotti professionali senza autorizzazioni: F4, T2 o P2 richiedono licenze specifiche.
Gli articoli più comuni tra i consumatori includono fontane, batterie di tubi di lancio, candele magiche, girelle al suolo, razzi e petardi. Ognuno ha caratteristiche diverse in termini di rischio, effetto sonoro e spazio necessario.
Limitazioni specifiche
La legge vieta la vendita di petardi e razzi a minori di 18 anni. Inoltre, esistono limiti precisi per il contenuto esplosivo netto (NEC):
Petardi F2: massimo 6 g di polvere nera o 1 g di miscela nitrato/metallo.
Petardi F3: massimo 10 g di polvere nera o 10 g di miscela nitrato/metallo.
Razzi: limiti differenziati fino a 35 g o 75 g di NEC, a seconda dell’autorizzazione del consumatore.
Chiunque violi queste regole può incorrere in sanzioni penali o amministrative, con arresti fino a tre anni e multe fino a 300.000 euro, a seconda della gravità dell’infrazione.
Educazione e rispetto per tutti
Oltre alla normativa, la sicurezza passa per la consapevolezza. È fondamentale rispettare i diritti di chi ci circonda, inclusi gli animali e l’ambiente. Gli eventi pirotecnici possono rappresentare un rischio per cani, gatti, animali da allevamento e per l’ecosistema se non gestiti correttamente.
ANCI, insieme agli operatori del settore e alle associazioni animaliste, promuove l’uso di prodotti legali e sicuri, con un occhio di riguardo per la convivenza civile.



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Trasferimenti nel pubblico impiego, per la Cassazione stop ai “benefici a vita”  

Nel pubblico impiego, il passaggio di funzioni e personale da un’amministrazione a un’altra rappresenta una questione delicata, soprattutto quando viene in rilievo la tutela del trattamento economico dei lavoratori coinvolti.Con una recente pronuncia, la Corte di Cassazione ha fatto chiarezza sul limite verso cui possono spingersi le Regioni, la contrattazione locale e le determinazioni delle singole amministrazioni nel garantire la continuità retributiva in caso di trasferimento di attività e personale ai sensi dell’art. 31 del d.lgs. n. 165/2001.
Il casoLa vicenda nasce dal ricorso di alcuni dipendenti transitati dalla Regione Lombardia alla Provincia di Milano, oggi Città Metropolitana, a seguito della riorganizzazione delle competenze in materia di formazione professionale. I lavoratori rivendicavano il diritto a conservare integralmente, senza alcun meccanismo di riassorbimento, alcune voci retributive percepite presso l’ente di provenienza, facendo leva su una norma regionale, su protocolli d’intesa e su accordi sindacali stipulati a livello locale. Tali emolumenti erano stati inizialmente riconosciuti anche dopo il trasferimento, ma successivamente eliminati quando erano cessate le funzioni che ne giustificavano l’attribuzione.L’iter giuridicoLa Corte d’Appello di Milano aveva respinto le domande, sottolineando come il fondamento della pretesa fosse rinvenibile in accordi sindacali locali non sottoscritti dall’ARAN e, dunque, privi di efficacia nel sistema della contrattazione del pubblico impiego. La controversia è così approdata in Cassazione.Secondo la Suprema Corte, il passaggio di lavoratori da un’amministrazione a un’altra non può tradursi in un peggioramento complessivo della retribuzione, se si considerano tutte le voci corrisposte con carattere di stabilità dal precedente datore di lavoro. Questo principio, che trova fondamento sia nella giurisprudenza nazionale sia in quella europea, impone di eliminare eventuali effetti penalizzanti derivanti dal mutamento dell’ente di appartenenza.
Proprio per garantire l’equilibrio tra continuità economica e uguaglianza tra dipendenti, l’ordinamento prevede lo strumento dell’assegno ad personam, che consente di colmare eventuali differenze iniziali, ma resta soggetto a riassorbimento.
Disciplina economica dei rapporti di lavoro alle dipendenze delle PALa disciplina economica dei rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni rientra nell’ordinamento civile ed è riservata allo Stato. Il d.lgs. n. 165/2001 affida in via esclusiva alla contrattazione collettiva nazionale e, nei limiti da essa fissati, a quella integrativa, la regolazione dei trattamenti economici. Ne consegue che né le Regioni né la contrattazione decentrata possono prevedere soluzioni difformi o benefici permanenti non contemplati dal sistema delle fonti.Tanto premesso, anche la clausola di salvaguardia contenuta nell’art. 31 del Testo Unico sul pubblico impiego, che fa riferimento alla “diversa disciplina” dei trasferimenti, non può essere interpretata come un’apertura alla legislazione regionale, ma esclusivamente come un rinvio a eventuali disposizioni statali speciali. Attribuire alle Regioni il potere di incidere stabilmente sui trattamenti economici dei dipendenti pubblici significherebbe violare il riparto costituzionale delle competenze e mettere in discussione l’unitarietà del sistema.
Trasferimenti nel pubblico impiego, per la Cassazione stop ai “benefici a vita”La Cassazione ha quindi fornito una lettura costituzionalmente orientata della normativa lombarda richiamata dai ricorrenti. La previsione secondo cui il personale trasferito conserva la posizione giuridica ed economica in godimento al momento del passaggio va intesa come una garanzia contro la riduzione immediata della retribuzione complessiva, non come il riconoscimento di un diritto intangibile a conservare per sempre singole voci stipendiali. Il richiamo agli effetti del nuovo ordinamento professionale rende necessario riallineare progressivamente il trattamento del personale trasferito a quello dei dipendenti dell’ente di destinazione.Analogo discorso vale per protocolli d’intesa, accordi sindacali locali e determinazioni unilaterali dell’amministrazione. Tali strumenti possono avere una funzione attuativa e perequativa nella fase iniziale del trasferimento, ma non sono idonei a creare diritti economici ulteriori o a sottrarre gli assegni ad personam alla regola del riassorbimento. Né rilevano eventuali dichiarazioni di dirigenti o prassi amministrative che prospettino benefici “a vita”, trattandosi di affermazioni prive di fondamento normativo.Un ulteriore profilo sottolineato dalla Corte riguarda la funzione stessa degli assegni ad personam. Se tali emolumenti sono collegati allo svolgimento di specifiche funzioni, essi perdono fondamento nel momento in cui quelle funzioni cessano. In tal caso, viene meno anche la finalità perequativa che ne giustificava l’attribuzione, rendendo legittima la loro eliminazione.

































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