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rassegna stampa del 14 gennaio 2026


AGRIGENTOOGGI

Asacom, Regione finanzia 40 milioni: al Libero Consorzio di Agrigento un milione e mezzo.

La Regione siciliana ha finanziato 40 milioni di euro per l’assistenza specialistica all’autonomia e alla comunicazione (Asacom) per gli alunni con disabilità. La somma verrà liquidata alle Città metropolitane e ai Liberi consorzi comunali in due fasi. «Il governo regionale – afferma il presidente della Regione e assessore alle Politiche sociali ad interim Renato Schifani – ha mantenuto la promessa di individuare con l’ultima legge finanziaria le somme necessarie a garantire questi servizi fondamentali per gli alunni con disabilità. Adesso passiamo all’azione concreta con l’effettiva erogazione della prima tranche di fondi. Il dipartimento regionale della Famiglia ha già disposto il pagamento dei primi 20 milioni per coprire i mesi da gennaio a giugno ed evitare interruzioni nell’assistenza».
Il 50 per cento dell’impegno finanziario sarà così erogato: per le Città metropolitane, a Palermo andranno 5.275.318 euro, a Catania 4.927.231 euro e a Messina 2.376.594 euro; mentre il Libero Consorzio di Agrigento riceverà 1.584.396 euro, quello di Caltanissetta 1.119.279euro, a Enna 408.102 euro, a Ragusa 1.308.327 euro, a Siracusa 1.764.441 euro e a Trapani 1.236.309 euro. In tutta la Sicilia gli alunni che usufruiscono dei servizi di assistenza per l’anno scolastico 2025-2026 sono 6.665, così suddivisi: 1.758 nel Palermitano, 1.642 nel Catanese, 792 nel Messinese, 528 nell’Agrigentino, 373 nel Nisseno, 136 nell’Ennese, 436 nel Ragusano, 588 nel Siracusano e 412 nel Trapanese.



LA SICILIA

Legittima la nomina del nuovo segretario generale del Libero Consorzio comunale di Agrigento

Il giudice del lavoro ha respinto il ricorso d’urgenza presentato da Pietro Amorosia
Si chiude con una conferma la disputa giudiziaria sulla guida amministrativa del Libero Consorzio comunale di Agrigento.
Il giudice del lavoro, Alessandra Di Cataldo, ha respinto il ricorso d’urgenza presentato da Pietro Amorosia, confermando così la nomina di Melania La Spina come nuovo segretario generale dell’ente.
Tutto era cominciato quando il presidente del Libero Consorzio, Giuseppe Pendolino, non aveva rinnovato l’incarico ad Amorosia, una decisione contestata dall’ex segretario, che aveva denunciato presunte irregolarità nella procedura e chiesto la sospensione immediata della nomina della collega subentrante.
L’ente ha affidato la difesa all'avvocato Girolamo Rubino, che ha sostenuto la piena correttezza dell’operato amministrativo, sollevando anche un rilievo procedurale sulla notifica del ricorso al ministero dell’Interno, inviata via Pec direttamente e non tramite l’Avvocatura dello Stato.
Un vizio che aveva portato il giudice a ordinare la rinnovazione della notifica e il rinvio dell’udienza.
Nell’ordinanza di rigetto, Di Cataldo ha accolto integralmente le tesi della difesa: la pubblicazione dell’atto nel protocollo interno è stata ritenuta conforme alla normativa, e il fatto che Amorosia fosse in ferie al momento della comunicazione non incide sulla legittimità della procedura.
Il tribunale ha così ribadito che la scelta del segretario generale rientra nelle prerogative del presidente, purché l’iter sia rispettato.
La Spina rimane dunque alla guida della segreteria generale.



GRANDANGOLO

La Regione finanzia 40 milioni di euro per gli Asacom: via ai pagamenti

Al Libero consorzio di Agrigento andranno 1.584.396 euro
La Regione Siciliana finanzia con 40 milioni di euro l’assistenza specialistica all’autonomia e alla comunicazione (Asacom) per gli alunni con disabilità. La somma verrà liquidata alle Città metropolitane e ai Liberi consorzi comunali in due fasi, per garantire il mantenimento del livello qualitativo e quantitativo dei servizi.
“Il governo regionale – afferma il presidente della Regione e assessore alle Politiche sociali ad interim Renato Schifani – ha mantenuto la promessa di individuare con l’ultima legge finanziaria le somme necessarie a garantire questi servizi fondamentali per gli alunni con disabilità. Abbiamo accolto, infatti, la richiesta di un sostegno economico da parte di Città metropolitane e Liberi consorzi, che altrimenti non avrebbero potuto coprire i costi con risorse proprie. Adesso passiamo all’azione concreta con l’effettiva erogazione della prima tranche di fondi. Il dipartimento regionale della Famiglia ha già disposto il pagamento dei primi 20 milioni per coprire i mesi da gennaio a giugno ed evitare interruzioni nell’assistenza”.
Il 50 per cento dell’impegno finanziario sarà così erogato: per le Città metropolitane, a Palermo andranno 5.275.318 euro, a Catania 4.927.231 euro e a Messina 2.376.594 euro; mentre il Libero consorzio di Agrigento riceverà 1.584.396 euro, quello di Caltanissetta 1.119.279euro, a Enna 408.102 euro, a Ragusa 1.308.327 euro, a Siracusa 1.764.441 euro e a Trapani 1.236.309 euro. In tutta la Sicilia gli alunni che usufruiscono dei servizi di assistenza per l’anno scolastico 2025-2026 sono 6.665, così suddivisi: 1.758 nel Palermitano, 1.642 nel Catanese, 792 nel Messinese, 528 nell’Agrigentino, 373 nel Nisseno, 136 nell’Ennese, 436 nel Ragusano, 588 nel Siracusano e 412 nel Trapanese.





LENTEPUBBLICA

Rinnovo del CCNL Enti Locali 2022-2024: le novità in materia di orari di lavoro

Nuovi orari di lavoro negli Enti Locali: ecco cosa cambia dopo la firma sull’ipotesi di rinnovo del CCNL 2022-2024 e quali saranno le ripercussioni sui dipendenti del comparto.
Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro degli Enti Locali per il triennio 2022-2024 segna un passaggio rilevante per l’organizzazione del lavoro pubblico territoriale. Tra le innovazioni più significative introdotte dall’intesa, un ruolo centrale è occupato dalla revisione delle modalità di gestione dell’orario di lavoro, pensata per rendere più flessibile il rapporto tra amministrazioni e dipendenti, senza compromettere la qualità dei servizi offerti ai cittadini.
Le nuove disposizioni mirano a coniugare efficienza organizzativa, tutela dei lavoratori e migliore equilibrio tra vita professionale e privata, introducendo strumenti sperimentali e soluzioni già sperimentate in altri settori, ma finora poco diffuse nel comparto pubblico locale.
La settimana lavorativa su quattro giorni: una sperimentazione possibile
Una delle novità più discusse riguarda la possibilità di articolare l’orario settimanale di 36 ore su quattro giornate lavorative, anziché cinque. Si tratta di una misura sperimentale, che le amministrazioni possono adottare solo dopo un confronto con le rappresentanze sindacali e a condizione che sia garantito il livello dei servizi all’utenza.
L’adesione a questo modello di “settimana corta” non è automatica: la scelta resta volontaria per il dipendente, che può decidere se aderire o mantenere l’articolazione tradizionale. È importante sottolineare che la concentrazione delle ore su quattro giorni comporta un adeguamento proporzionale delle ferie annuali e delle altre assenze giornaliere previste dal contratto o dalla legge, con l’unica eccezione del permesso per matrimonio, che rimane invariato.
Questa opzione si inserisce in un più ampio dibattito sulla riduzione dei giorni lavorativi, con l’obiettivo di migliorare il benessere dei lavoratori e, al tempo stesso, aumentare la produttività.
Orario multiperiodale: più elasticità nei carichi di lavoro
Accanto alla settimana corta, il contratto redatto dall’Aran introduce una regolamentazione più articolata dell’orario multiperiodale, uno strumento che consente di distribuire l’orario ordinario su più settimane, adattandolo ai picchi e ai cali di attività.
La programmazione avviene in base a esigenze prevedibili di specifici uffici o servizi, come ad esempio periodi dell’anno caratterizzati da un maggiore afflusso di utenza o da scadenze amministrative concentrate. I periodi di maggiore e minore intensità lavorativa devono essere stabiliti annualmente e, di norma, non possono superare le 13 settimane ciascuno.
Durante le fasi di minore carico, il recupero delle ore lavorate in eccedenza può avvenire in due modalità: attraverso una riduzione dell’orario giornaliero oppure mediante la diminuzione delle giornate lavorative. Questo sistema permette una gestione più razionale delle risorse umane, favorendo al contempo la conciliazione tra tempi di vita e lavoro.
Con questa nuova disciplina viene definitivamente superata la precedente normativa contrattuale, rendendo il quadro regolatorio più coerente e aggiornato.
Orario flessibile: entrata e uscita più adattabili alle esigenze personali
Un altro pilastro della riforma riguarda l’orario di lavoro flessibile, pensato per rispondere alle esigenze quotidiane dei dipendenti senza compromettere il funzionamento degli uffici. Il principio alla base è semplice: vengono individuate fasce di flessibilità in entrata e in uscita, utilizzabili anche nella stessa giornata, compatibilmente con le necessità di servizio.
Nella definizione di queste fasce, le amministrazioni devono tenere conto sia dell’organizzazione interna sia delle caratteristiche del contesto territoriale, come le dimensioni del centro urbano o le difficoltà di spostamento.
Eventuali debiti orari maturati a seguito dell’utilizzo della flessibilità devono essere recuperati entro due mesi, secondo modalità concordate con il dirigente responsabile.
Tutele rafforzate per situazioni familiari e sociali particolari
Il contratto dedica particolare attenzione ai lavoratori che si trovano in condizioni personali o familiari meritevoli di tutela. Per queste categorie è prevista una priorità nell’accesso all’orario flessibile, anche con soluzioni più ampie rispetto a quelle normalmente adottate dall’ufficio.
Rientrano tra i beneficiari, ad esempio, i genitori che usufruiscono delle tutele legate alla maternità o paternità, chi assiste familiari con disabilità, i dipendenti coinvolti in percorsi terapeutici di recupero, coloro che devono conciliare il lavoro con la frequenza scolastica dei figli più piccoli o con attività di volontariato riconosciute dalla legge. Sono inoltre inclusi i familiari di studenti con disturbi specifici dell’apprendimento impegnati nel supporto allo studio domestico.
Anche in questo caso, la nuova disciplina sostituisce integralmente quella precedente, semplificando il quadro normativo.
Turnazioni: regole più chiare e compensi definiti
Il rinnovo contrattuale interviene in modo dettagliato anche sulla turnazione, uno strumento essenziale per garantire la continuità dei servizi, soprattutto in ambiti come la polizia locale, i servizi sociali o quelli educativi.
I turni prevedono una rotazione effettiva del personale su diverse fasce orarie, con una distribuzione equilibrata tra mattino, pomeriggio ed eventuale notte. La programmazione mensile deve assicurare un’equa alternanza, nel rispetto delle professionalità richieste in ciascun turno.
Tra le regole fondamentali figurano il riposo minimo di 11 ore consecutive nell’arco delle 24 ore e il limite massimo di 10 turni notturni al mese, salvo deroghe concordate a livello decentrato o situazioni eccezionali come calamità naturali.
Indennità economiche per il lavoro su turni
Per compensare il disagio legato alla particolare articolazione dell’orario, il personale turnista ha diritto a specifiche maggiorazioni economiche, calcolate sulla retribuzione oraria di riferimento. Le percentuali variano in base alla tipologia di turno: si va da un incremento del 10% per i turni diurni, fino al 50% per quelli notturni festivi, arrivando al 100% per il lavoro svolto in giornata festiva infrasettimanale.
Le indennità sono riconosciute esclusivamente per le ore di effettiva prestazione e sono finanziate attraverso le risorse del fondo per la contrattazione decentrata.
Esclusioni e tutele per i turni notturni
Il contratto prevede anche importanti clausole di salvaguardia. I dipendenti che si trovano in particolari condizioni personali o familiari possono richiedere l’esclusione dai turni notturni. Sono in ogni caso tutelate le lavoratrici in gravidanza e nel periodo di allattamento fino al compimento di un anno di vita del bambino.
Infine, nelle festività infrasettimanali, gli enti possono ridurre il numero di lavoratori in turno. Chi non viene chiamato a prestare servizio in queste giornate non accumula debiti orari e non percepisce l’indennità.
Un nuovo equilibrio tra organizzazione e qualità della vita
Nel complesso, le novità introdotte dal CCNL 2022-2024 delineano un modello di lavoro pubblico più moderno, attento sia alle esigenze delle amministrazioni sia al benessere dei dipendenti. La sfida ora passa alla fase applicativa: molto dipenderà dalla capacità degli enti locali di utilizzare questi strumenti in modo efficace, trasparente e coerente con i bisogni dei territori.
Se ben attuate, le nuove regole sugli orari potrebbero rappresentare un passo concreto verso una pubblica amministrazione più flessibile, efficiente e vicina alle persone.




LENTEPUBBLICA.IT 

Quali sono i termini per impugnare gli esiti di un concorso pubblico?

Con la sentenza n. 607 del 27 dicembre 2025, della sez. I del TAR Friuli Venezia Giulia, si evidenziano aspetti rilevanti (dirimenti) della procedura concorsuale per accedere al “posto” pubblico, dove l’esito viene cristallizzato al momento dell’approvazione della graduatoria con la pubblicazione: il dies a quo della decorrenza del termine processuale per impugnare gli atti, salvo il caso di una incolpevole mancata conoscenza (aspetto raro). Focus dell’Avv. Maurizio Lucca.

Le FAQ del Garante privacyIn effetti, anche il Garante per la protezione dei dati personali, recentemente si è cimentato nel formulare alcune indicazioni (c.d. FAQ) sugli obblighi di pubblicità legale e trasparenza in relazione alle graduatorie concorsuali da inserire nel portale unico del reclutamento (ex art. 35 – ter del d.lgs. n. 165/2001), oggetto di diverse segnalazioni, osservando che la pubblicazione on line consente la decorrenza del termine per l’impugnativa, permettendo agli interessati, partecipanti alle procedure concorsuali o selettive, l’attivazione delle forme di tutela dei propri diritti e di controllo della legittimità dell’azione amministrativa, nonché ad assicurare la trasparenza amministrativa (FAQ 1): la pubblicazione sul Portale InPa dell’apposito avviso di avvenuta pubblicazione della graduatoria finale del concorso a cura dell’Amministrazione procedente nel proprio sito istituzionale fa decorrere i termini per l’impugnativa (FAQ 2)[1].Apparirebbe inspiegabile la mancata conoscenza del risultato delle prove concorsuali, una volta accreditati nel portale e acquisita la piena conoscenza delle modalità di comunicazione degli esiti, avendo un dovere di collaborazione e diligenza che impone la consultazione nel cit. portale, ossia un onere di verifica (c.d. autoresponsabilità).La graduatoriaL’approvazione della graduatoria è, ad un tempo, provvedimento terminale del procedimento concorsuale e atto negoziale di individuazione del contraente, da ciò discendendo, per il partecipante collocatosi in posizione utile, il diritto all’assunzione e, per l’Amministrazione che ha indetto il concorso, l’obbligo correlato, soggetto al regime di cui all’art. 1218 c.c., sicché, in caso di ritardata assunzione, spetta al vincitore del concorso il risarcimento del danno, salvo che l’ente pubblico dimostri che il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione, derivante da causa ad esso non imputabile [2].L’approdo inevitabile di una procedura selettiva pubblica si rinviene nella conclusione del procedimento con la compilazione della graduatoria finale e la sua approvazione, spettando allora alla giurisdizione ordinaria il sindacato, da esplicare con la gamma dei poteri cognitori del giudice civile, sui comportamenti successivi, riconducibili alla fase di esecuzione, in senso lato, dell’atto amministrativo presupposto, da ciò derivando che il profilo della legittimità o meno degli atti conseguenti ben possono essere affrontati e valutati dal giudice ordinario, eventualmente anche disapplicando l’atto amministrativo ove si fosse rilevato che lo stesso veniva a ledere la posizione di diritto soggettivo del vincitore di concorso.I termini per l’impugnativaIl ricorso viene ritenuto manifestamente irricevibile per tardività della notificazione nei confronti del controinteressato, appuntando che le doglianze inerenti ad una procedura concorsuale trovano il loro confine temporale nell’atto di approvazione della graduatoria finale, salvo se ne dimostri la mancata conoscenza per causa incolpevole.In questo senso, il dies a quo della decorrenza del termine processuale di impugnativa coincide con quello in cui è stato portato a conoscenza degli interessati l’esito della prova concorsuale non superata, mediante pubblicazione (affissione all’albo dell’Amministrazione o altra modalità, ivi compresa la pubblicazione sul sito internet) dei risultati della stessa e dell’elenco dei candidati ammessi alla successiva, ove prevista, fermo restando che – all’esito dell’avvenuto accesso agli atti – i medesimi candidati ben potrebbero implementare le proprie doglianze con la proposizione di motivi aggiunti [3].A ben vedere, il concetto di «piena conoscenza» dell’atto amministrativo, enunciato dall’art. 41, comma 2, cpa ai fini della decorrenza del termine, ex art. 29 cpa, per proporre in sede giurisdizionale amministrativa l’azione di annullamento, viene inteso come conoscenza non necessariamente integrale dell’atto medesimo, ma anche solo della sua esistenza e del suo carattere lesivo per la propria sfera giuridica; decorso il termine, previsto sotto comminatoria di «decadenza», il provvedimento si consolida, per ragioni di stabilità dell’azione amministrativa e di certezza delle situazioni giuridiche soggettive da essa coinvolte [4].Si comprende che il diritto di azione, oggetto di tutela a livello costituzionale (ex artt. 24 e 113 Cost.), è nondimeno assicurato:per un verso, perché solo quando sia acquisita la conoscenza del provvedimento amministrativa e della sua lesività della sfera giuridica dell’interessato questo è posto nelle condizioni di agire in giudizio, e dunque si concretizza per lo stesso l’onere di attivarsi per evitare il consolidamento degli effetti in suo danno;per altro verso, ragioni di certezza giuridica postula che il termine per ricorrere inizia a decorrere anche in caso di conoscenza non integrale del provvedimento.Il precipitato dell’esegesi comporta che la pubblicazione della graduatoria finale assolve una funzione di pubblicità legale e imprime certezza all’esito del giudizio valutativo della Commissione di concorso [5], rispondendo all’esigenza pratica e concreta di consolidare i rapporti di diritto pubblico in tempi certi e definitivi, anche in relazione al principio inevitabile del risultato (la copertura del posto bandito) [6], circostanza che verrebbe compromessa ove si dovesse far risorgere la possibilità di ricorrere per il semplice fatto di una successiva acquisizione delle ragioni di eventuale illegittimità del provvedimento [7].In termini diversi, la decorrenza del termine di decadenza coincide con il momento in cui il concorrente conosce la lesione inferta dall’atto e gli elementi essenziali del medesimo, ferma restando la facoltà, all’esito dell’avvenuto accesso agli atti, di procedere con motivi aggiunti.Nel caso di specie, una volta pubblicata la graduatoria di merito decorrono i termini, scaduti i quali la notifica oltre il termine decadenziale di sessanta giorni, di cui all’art. 29 cpa, rende il ricorso irricevibile a norma dell’art. 35, comma 1, lett. a), cpa, per tardività della notificazione.Cancellazione delle frasi offensivePrima di chiudere la sentenza, il Tribunale dispone (nell’esercizio della discrezionalità di valutazione, con carattere non decisorio) la cancellazione di alcune frasi contenute nella nota difensiva («là dove si allude ad “assicurazioni” dell’Amministrazione sull’esito della procedura concorsuale ricevute dal controinteressato prima di partecipare al concorso»), esercitando il potere in presenza di espressioni offensive o sconvenienti, ex art. 89 cpc. applicabile al giudizio amministrativo in virtù del rinvio esterno operato dall’art. 39 cpa, con trasmissione della sentenza al Consiglio dell’Ordine degli avvocati competente (sorte similare, anche se diversa, per la costruzione del ricorso con l’IA, citando sentenze non pertinenti, ovvero massime giurisprudenziali riferibili ad orientamenti giurisprudenziali non noti, violando il dovere di comportarsi in giudizio con lealtà e probità) [8].Sotto questo profilo, il GA tiene a precisare che l’intervento tiene ad assicurare che l’esercizio del diritto di critica non ecceda le esigenze richieste dalla garanzia del contraddittorio e non vulneri il prestigio e il decoro dei soggetti del processo: le espressioni sconvenienti od offensive consistono in tutte quelle frasi, attinenti o meno all’oggetto della controversia, che superino il limite della correttezza e della convenienza processuale, ovvero che siano espresse nei riguardi dei soggetti presenti nel processo al fine di ledere il loro valore e i loro meriti, ovvero, ancora, che violino i principi a tutela del rispetto e della dignità della persona umana e del decoro del procedimento [9].



GRANDANGOLOAGRIGENTO.IT 

Rinnovo vertici Ecua, tutto rinviato a “data da destinarsi”: a rischio la nomina di Mangiacavallo?A motivare lo stop sarebbe una lettera dell'assessore regionale alla Formazione: a sua volta avrebbe ricevuto una segnalazione dell'ex presidente Perino

Nè fumata nera, nè bianca, come quando avviene – rispettivamente – se il conclave non ha raggiunto un verdetto o se invece la Chiesa festeggia un nuovo papa, ma un’ampia e profonda fumata grigia, di indeterminazione.L’assemblea dei soci di Ecua, il consorzio universitario Empedocle, che si sarebbe dovuta svolgere domani alle 14 per la “presa d’atto” (che pure non esiste nello statuto) del nuovo presidente, Nené Mangiacavallo e del nuovo vicepresidente, Raffaele Sanzo, non si terrà.Tutto si è svolto in poche ore, nella giornata di oggi. Prima ai futuri nuovi componenti del Cda era giunta una richiesta di fornire gli atti necessari alla nomina. Poi, poco dopo, una nuova pec a firma del presidente uscente Giovanni Perino, con la quale si revoca la convocazione e la si rinvia a “data da destinarsi”.La motivazione è inserita nel documento inviato ai soci che però non è stato allegato (succede) nell’avviso reperibile sul sito on line di Ecua. Perino fa riferimento infatti ad una nota a firma dello stesso ex presidente con la data di oggi che è stata trasmessa dall’Assessore Regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale (non allegata) e che ha spinto i vertici di Ecua ad uno stop.Cosa contenga la lettera non è noto, ma si vocifera che a monte vi sia una missiva dello stesso Perino rivolta proprio all’assessore regionale che ha fatto scattare da parte del componente della Giunta Schifani la necessità di chiarire quanto sta avvenendo ad Agrigento.Tutto quindi “congelato” in attesa di chiarimenti e – molto probabilmente – di un commissariamento regionale dell’Università agrigentina, con un’impellente (per alcuni) necessità di dichiarazione del dissesto finanziario.

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