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rassegna stampa del 16 gennaio 2026


LA SICILIA

Spesa del Pnrr, la Sicilia in linea con le altre Regioni: sociale e sanità i settori più “avanti”

I dati, fotografati a novembre del 2025, sono contenuti in una relazione del Servizio bilancio dell'Ars: pagato il 30 per cento, poco meno di Lombardia e Puglia
Accursio Sabella
Sicilia in linea con le altre regioni d'Italia per la spesa dei fondi del Pnrr. Il dato emerge da un dossier del Servizio bilancio dell'Assemblea regionale siciliana, che rappresenta una fotografia, dati alla mano, del livello di avanzamento dei progetti e dei pagamenti. Dati importanti anche per la portata economica: la Regione siciliana, infatti, è stata destinataria di un finanziamento complessivo di oltre 1,8 miliardi, il quarto valore tra le regioni italiane.
Al 10 novembre del 2025, l’avanzamento della spesa si attestava al 29,65 per cento. Un numero che potrebbe preoccupare, considerato l'approssimarsi della scadenza del Piano, prevista per il giugno del 2026. In realtà, il dato è in linea e in qualche caso migliore di quello fatto registrare da regioni paragonabili per popolazione ed entità del finanziamento: se il Lazio ha già raggiunto la soglia del 38 per cento, la Lombardia e la Puglia sono ferme al 31 per cento, mentre la Campania è molto indietro, al 18 per cento circa della spesa. Ma più che il valore dei pagamenti, spiega l'Ufficio dell'Ars, va considerata la percentuale dell'avanzamento procedurale, vale a dire il rispetto delle scadenze intermedie, le cosiddette milestone, di gran lunga migliore.
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Scendendo nel dettaglio dei numeri, i tecnici dell'Ars ricordano che la Regione siciliana è il soggetto attuatore di 4.003 progetti del Pnrr. «Sotto il profilo procedurale, secondo dati di ottobre 2025 – si legge nel dossier - il 51 per cento del finanziamento Pnrr regionale afferisce a progetti in fase avanzata, comprensiva degli interventi con esecuzione conclusa, in collaudo o in verifica finale, mentre il 34,2 per cento risulta riferibile a progetti in fase di esecuzione e l’1,7 per cento a interventi in fase preliminare». Solo il 2,2 per cento dei finanziamenti ha superato la data di fine progetto prevista.
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La spesa a carico della Regione è distribuita su quattro diverse Missioni, cioè macro settori. Quella nella quale l'amministrazione, stando ai dati, ha manifestato maggiore efficienza riguarda l'inclusione e la coesione, vale a dire i progetti destinati alle Politiche del lavoro e al sociale, alle famiglie e al terzo settore (32,6 per cento di spesa), seguito da quello della Salute, dove la Regione ha già pagato il 30,6 per cento dei progetti e dove fa registrare il miglior dato di avanzamento procedurale (59,3 per cento).
Insomma, i due capitoli delle strutture territoriali e della digitalizzazione procedono spediti. Tra l'altro, al settore della Salute è stata destinata la fetta ampiamente più grande del contributo, pari a oltre 1,1 miliardi di euro. Un po' indietro nelle percentuali di spesa, invece, i settori della rivoluzione verde e della transizione ecologica (al 26,2 per cento) e quello della digitalizzazione, innovazione e competitività (fermo al 23,3 per cento).
«Nel complesso – annotano gli Uffici dell'Ars - il quadro delineato evidenzia un rilevante coinvolgimento della Regione siciliana nell’attuazione del Pnrr, sia in termini di risorse gestite sia di numerosità degli interventi».



ITALIAOGGI

Sistema pensionistico in equilibrio: rapporto tra attivi e pensionati da record.

A delineare il quadro è l’ultimo rapporto di Itinerari previdenziali.
In Italia ci sono 1,4758 lavoratori per pensionato. Un rapporto che ha permesso nel 2024 di mantenere in equilibro il sistema pensionistico ma che dovrà raggiungere l’1,7 attivi nel mondo del lavoro per pensionato se si vuole continuare ad essere economicamente sostenibili. A dirlo è stato l’ultimo rapporto di Itinerari Previdenziali pubblicato il 14 gennaio e presentato presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati. 
Entrando nel dettaglio dei dati, nel 2024 le entrate contributive sono cresciute e il saldo previdenziale è migliorato grazie soprattutto all’aumento occupazione. Il rapporto tra lavoratori e pensioni ha poi raggiunto il suo record storico arrivando a quota 1,4758. Dato che potrebbe migliorare a patto che si introducano «politiche più oculate sul lavoro e sugli anticipi dell’età di pensionamento».
Per quanto riguarda le uscite anticipate Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali ha spiegato come i saldi previdenziali di molte gestioni risentono negativamente delle numerose forme di anticipazione che negli ultimi anni hanno sia generato «confusione con troppe regole differenti sia contribuito ad abbassare le età di pensionamento». Non a caso, il documento rileva che, mentre nel 2019 l’età effettiva di pensionamento anticipato aveva raggiunto per le gestioni INPS del settore pubblico e privato una media di 62,4 anni, nel 2024 questa è scesa a quota 61,7: «Numeri che suggeriscono la necessità di requisiti anagrafici più stringenti, andando semmai a premiare con maggiore flessibilità i nastri contributivi più lunghi e, in particolare, le lavoratrici madri», sottolinea Brambilla.
Lato mercato del lavoro il report pone invece l’attenzione sulla necessità di adeguarsi alla demografia, con interventi volti a favorire la permanenza sul lavoro delle fasce più senior della popolazione. E dunque: formazione per contrastare l’obsolescenza delle competenze, contratti più flessibili, che si adeguino alle mansioni in funzione di età e salute, uscite flessibili dopo i 67 anni e investimenti in prevenzione e tecnologie che facilitino l’operatività degli over 60.

https://www.italiaoggi.it/economia-e-politica/sistema-pensionistico-stabile-ma-bisogna-cambiare-rott...



ITALIAOGGI

Enti locali primi nell’attuare il Pnrr. Ma ora servono regole certe.

Il recente referto della Sezione Autonomie della Corte dei conti sull’avanzamento del Piano conferma che comuni, province e città metropolitane presentano performance realizzative superiori.
Sul PNRR enti locali al top. Ma ora occorrono regole chiare per chiudere gli interventi ed è lo scopo per cui il governo ha messo a punto un nuovo decreto legge (si veda il pezzo qui a fianco).
Il recente referto della Sezione Autonomie della Corte dei conti sull’avanzamento del Piano conferma che comuni, province e città metropolitane presentano performance realizzative superiori.
Il primato degli enti locali nel PNRR
Osservando la relativa incidenza sul costo progetto totale, il comparto appare essere in una fase maggiormente avanzata rispetto agli altri, in quanto gli impegni complessivi rappresentano oltre il 69% del costo progetto; percentuali inferiori, invece, sono riscontrate per il comparto regioni e province autonome (43,7%) e per gli enti sanitari (3,3%).
Nel dettaglio, il comparto dei comuni conferma il primato sia per numerosità di progetti (63.530 sui 96.082 finanziati, anche solo in parte, con risorse PNRR), sia per volumi finanziari (24,5 miliardi su 47,5 totali).
Le province sono le istituzioni territoriali con la percentuale più alta negli impegni (72,3%), seguite dalle città metropolitane (70,1%) e dai comuni (69,2%). Con riferimento all’incidenza dei pagamenti totali sugli impegni, invece, sono regioni e province autonome ad evidenziare un indicatore pari al 58,4%, ma per gli enti locali il dato si attesta comunque al 46%.
La lentezza del circuito finanziario
Qui evidentemente continua a pensare la lentezza del circuito finanziario, sia pure nettamente migliorato dopo la revisione operata dall’art. 18-quinquies del dl 113/2024. In effetti, i pagamenti (15,1 miliardi) superano di circa 3,2 miliardi gli incassi (fermi a 11,9 miliardi). Il comparto enti sanitari invece, evidenzia una situazione migliore, in quanto hanno pagato oltre il 91% del totale impegnato.
Ora il percorso di attuazione del Piano entra nella sua fase finale e probabilmente decisiva, nella quale occorrerà verificare non solo di avere speso quanto programmato, ma anche di avere rispettato le milestones amministrative e i target associati alle diverse misure.
La fase finale del PNRR: milestones e target
Al riguardo, al momento si registra un certo ritardo da parte delle amministrazioni centrali nel fornire le necessarie indicazioni. Invero, già con la circolare n. 22 del 19 settembre 2025, la Ragioneria generale dello Stato aveva fornito alcune prime indicazioni, fissando una prima deadline al 31 agosto 2026 entro la quale tutti gli obiettivi dovranno essere completati, «con impossibilità da parte della Commissione ad accettare documentazione integrativa che dimostri il raggiungimento degli obiettivi oltre tale data». Sempre in tema di completamento degli obiettivi entro agosto 2026, la Commissione ha chiarito che è fondamentale assicurare, entro tale data, il conseguimento dei risultati (performance).
Pertanto, afferma la circolare, è necessario che gli interventi abbiano conseguito i relativi risultati mentre non è strettamente necessario che tutte le spese siano state sostenute entro tale data, tranne il caso in cui l’indicatore di spesa rappresenti un obiettivo specifico da perseguire (quali il tasso di assorbimento del budget dell’investimento).
Le scadenze cruciali e le richieste di pagamento
Si tratta di una precisazione importante, che tuttavia deve fare i conti con i successivi termini fissati dalla circolare. In particolare, la scadenza per la relativa presentazione delle richieste di pagamento è fissata al 30 settembre 2026, con valutazione da parte della Commissione europea da concludersi entro il 30 novembre 2026, mentre il 31 dicembre 2026 è la data prevista per il versamento delle risorse relative all’ultima rata a favore dell’Italia. Per rispettare questo calendario la circolare chiede alle amministrazioni responsabili di rendere disponibile tutta la documentazione «con congruo anticipo».
Per cui c’è da attendersi che le stesse amministrazioni ribaltino sugli attuatori scadenze altrettanto anticipate, entro le quali gli interventi dovranno essere non solo completati, ma anche pagati e rendicontati. Mai come in questa fase, quindi, è assolutamente necessario che le regole del gioco siano ben chiare, al fine di evitare pericolosi vuoti.
La necessità di regole chiare dai Ministeri
Poiché siamo stati abituati ad una lettura multiforme da parte dei diversi Ministeri, occorre che ciascuno di essi fissi in modo tempestivo e chiaro adempimenti e scadenze per la chiusura.

https://www.italiaoggi.it/enti-locali-e-pa/pnrr/enti-locali-primi-nellattuare-il-pnrr-ma-ora-servono...




ITALIAOGGI

Pnrr, tempi stretti per la rendicontazione dei progetti.

Il governo accelera con un decreto legge per snellire la burocrazia e rispettare i 177 obiettivi del Pnrr. Novità per documenti digitali e procedure semplificate per scuole, università e piccoli comuni.
Tempi stretti per la rendicontazione dei progetti Pnrr e una raffica di semplificazioni.
Sul treno del decreto legge (messo a punto dal governo per velocizzare le procedure e assicurare il raggiungimento dei 177 obiettivi dell’ultima rata del Piano nazionale di ripresa e resilienza) salgono misure destinate ad alleggerire il carico di burocrazia sopportato da cittadini e imprese.
Semplificazioni per cittadini e imprese
Scuole, università, comuni (e altre amministrazioni pubbliche) dovranno acquisire d'ufficio per via telematica dall'Inps i dati Isee necessari all’erogazione delle prestazioni sociali. E per i cittadini over 70 (come da tempo promesso dal ministro della funzione pubblica, Paolo Zangrillo) arriva la carta d’identità a vita. Chi vorrà recarsi all’estero dovrà rinnovarla ma la nuova carta avrà validità cinquantennale, quindi di fatto illimitata. Chi, dopo i 70, non vorrà più rinnovare la carta, potrà continuare a utilizzarla dopo la scadenza ma solo sul territorio nazionale.
Leggi anche: L’Italia incassa 12,8 miliardi dell’ottava rata del Pnrr
Novità per i documenti digitali
Arriva anche la tessera elettorale digitale che potrà confluire nel portafoglio digitale italiano (Sistema IT-Wallet). Oltre che dai comuni, la tessera elettorale potrà essere rilasciata dall’Anagrafe nazionale della popolazione residente.
I cittadini potranno monitorare in tempo reale i propri strumenti digitali (identità digitali, Spid, Cie, Carta nazionale dei servizi; portafogli digitali; firme elettroniche; deleghe; pec). Un'apposita sezione dedicata dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr) consentirà infatti la consultazione unitaria degli strumenti digitali con integrazioni veicolate mediante la Piattaforma digitale nazionale dati (Pdnd).
Misure per gli esercizi commerciali
Per gli esercizi commerciali basterà la Scia, da presentare allo Sportello unico attività produttive del comune, per installare insegne e pubblicità. Qualora l’ente proprietario della strada non sia il Comune, il Suap dovrà inviare immediatamente la Scia agli enti interessati, in modo da consentire il controllo dei requisiti previsti dall’art.23 del Codice della strada (dlgs n.285/1992) che vieta la collocazione lungo le strade di insegne, cartelli, manifesti, impianti di pubblicità che per dimensioni, forma, colori, disegno e ubicazione possono ingenerare confusione con la segnaletica stradale o renderne difficile la comprensione o ridurne la visibilità. Eventuali proposte di modifica dei cartelli dovranno pervenire almeno cinque giorni prima della scadenza del termine di sessanta giorni dal ricevimento della Scia da parte del Suap. Non si tratta dell’unica semplificazione nei rapporti tra imprese e p.a. Le imprese non dovranno più pubblicare (sulla nota integrativa al bilancio, sul proprio sito internet o sul portale web delle associazioni di categoria) le informazioni su sussidi, contributi o aiuti erogati dalle pubbliche amministrazioni e di importo superiore a 10 mila euro. Si tratta di informazioni che le p.a., ai sensi del dlgs 33/2013, sono già tenute a pubblicare con la conseguenza che viene a crearsi una duplicazione di oneri, trattandosi di dati già disponibili sui siti delle amministrazioni.
C’è tutto questo e molto altro (si vedano i pezzi a pagina 25 e 29) nei 33 articoli della bozza del nuovo decreto legge Pnrr, destinata ad andare sul tavolo di uno dei prossimi consigli dei ministri.
Leggi anche: Pnrr, spesa oltre 100 mld. Nel 2025 triplicati i progetti conclusi (il 70% del totale)
Il cuore del decreto legge PNRR
Il cuore delle norme Pnrr è rappresentato dal primo comma dell’articolo 1 che assegna ai soggetti attuatori dei programmi e degli interventi Pnrr un termine di 45 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge per rendere disponibile o aggiornare sul sistema informatico «ReGiS», il cronoprogramma fisico, procedurale e finanziario di ciascun programma e intervento aggiornato al 31 dicembre 2025, con l’indicazione dello stato di avanzamento alla medesima data. Restano confermate le sanzioni previste dal dal n. 19 del 2024 in caso di inadempienze: gli importi percepiti e, in tutto o in parte, rimasti inutilizzati, saranno recuperati nei confronti dei soggetti attuatori che non abbiano in tutto o in parte conseguito gli obiettivi finali di realizzazione previsti dal Pnrr.
Supporto ai piccoli comuni
Novità anche per i piccoli comuni. Le risorse del fondo costituito nel 2021 per consentire assunzioni a tempo determinato negli enti con meno di 5mila abitanti potranno «essere utilizzate, in proroga, per le medesime finalità, anche nelle annualità successive a quella di assegnazione, comunque non oltre il 31 dicembre 2026».

https://www.italiaoggi.it/enti-locali-e-pa/pnrr-tempi-stretti-per-la-rendicontazione-dei-progetti-iw...




LENTEPUBBLICA

Ambiente di lavoro tossico, può arrivare l’indennizzo dell’INAIL

Ansia o depressione causate dal lavoro? Si può ottenere un indennizzo INAIL, una volta constatato il danno alla salute legato al lavoro. È quanto ha ribadito il Tribunale di Reggio Emilia in una sentenza pronunciata nella seconda metà dello scorso anno, la 337/2025.

Il 73% dei lavoratori ha vissuto situazioni di stress
Solo l’anno scorso la diffusione dei dati dell’8° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, aveva rivelato come il 31,8% dei lavoratori dipendenti avesse provato sensazioni di esaurimento, di estraneità, sentimenti negativi nei confronti del proprio lavoro e forme di burn-out.
Uno stato psicologico più diffuso tra i dipendenti giovani con il 47,7% che dichiarava di aver sofferto di queste sensazioni, il 28,2% degli adulti, e il 23,0% dei dipendenti più anziani. Dati ancora più rilavanti hanno fatto registrare il 73,0% dei dipendenti che ha dichiarato di aver ha vissuto situazioni di stress o ansia legate al lavoro. Dati ancora più importanti mostrano come ben il 76,8% non sempre è riuscito a trovare un equilibrio tra vita privata e lavoro e un 75,9% che dichiara di sentirsi spesso sopraffatto dalle responsabilità quotidiane, con un 73,9% che sente di avere troppa pressione addosso quando lavora.
La sentenza
Chissà se proprio da questi dati saranno partiti i giudici del lavoro di Reggio Emilia Tribunale di Reggio Emilia, nel pronunciare la sentenza 337/2025 in merito a una causa di riconoscimento di malattia professionale e risarcimento danni. La ricorrente si era rivolta ai giudici per richiedere il riconoscimento della malattia caratterizzata da ansia ed esaurimento, sostenendo che fosse causata da condotte di mobbing. Numerose azioni da parte del datore di lavoro avevano dato luogo ad una richiesta di risarcimento per i danni biologici subiti. La controparte aveva, ovviamente, contestato la domanda, chiedendo il rigetto del ricorso.
Le malattie ‘tabellari’
Il Giudice ha accolto il ricorso, evidenziando che, sebbene il mobbing non sia una malattia “tabellata”, è comunque tutelabile se si dimostra la derivazione eziologica dal lavoro. Questa dichiarazione fa riferimento al fatto che l’INAIL dispone di un elenco ufficiale, le cosiddette “tabelle”. In queste tabella sono elencate le malattie per cui si presume un’origine professionale se il lavoratore svolge una determinata mansione.  A mero titolo esemplificativo, chi lavora in ambienti molto rumorosi ha la sordità quale malattia da ‘tabella’. Se la malattia è in quella lista vuol dire che il legame tipo di attività lavorativa – malattia è storicamente e scientificamente comprovato. L’indennizzo risulta essere, quindi, quasi automatico.
Il nesso eziologico
Il problema è che i disturbi psichici derivanti da stress lavorativo, come l’ansia reattiva o la depressione, non sono inclusi in questi elenchi. Si parla, in questo caso, di malattie non tabellari. Tuttavia, questo non significa che non siano indennizzabili. Grazie a una fondamentale sentenza della Corte Costituzionale (sent. 179/88), la tutela dell’INAIL è stata estesa a tutte le malattie, anche quelle non presenti in tabella, a condizione che il lavoratore riesca a dimostrare una cosa: il nesso causale. Il legame tra un evento e le sue conseguenze.
Depressione e ambiente lavorativo compromesso
Nel caso specifico, l’istruttoria ha rivelato un ambiente lavorativo gravemente compromesso, con comportamenti discriminatori e offensivi nei confronti della lavoratrice, che hanno contribuito all’insorgenza della patologia depressiva. La Consulenza Tecnica D’ufficio (CTU) ha confermato la correlazione tra le condizioni lavorative e la malattia, quantificando il danno biologico in misura del 18%. La sentenza ha quindi ordinato al convenuto di risarcire la ricorrente e di coprire le spese legali.
Che cosa si ottiene esattamente dall’INAIL?
È importante chiarire che l’INAIL non paga un “risarcimento del danno” per il comportamento scorretto del datore di lavoro. In quel caso, se si ritiene giusto, va avviata una causa civile separata e quei danni richiesti al datore di lavoro stesso. L’INAIL, in quanto istituto previdenziale, eroga prestazioni previdenziali per le patologie riconosciute come professionali.
Il lavoratore che subisce un danno biologico a seguito della malattia sviluppata a causa del proprio lavoro può vedere riconosciuta una percentuale di invalidità permanente. In questo caso l’istituto interviene secondo le norme vigenti. Nello specifico caso analizzato dalla sentenza sopra citata, alla lavoratrice è stata riconosciuta un’invalidità complessiva del 18%.
Di questa invalidità il giudice ha stabilito che una quota pari al 10% fosse direttamente originata dalla patologia psichica reattiva allo stress lavorativo.
La restante quota dell’8% è stato imputato a problemi di salute preesistenti. Sulla base di quella percentuale di origine lavorativa, l’INAIL è stato condannato a erogare le prestazioni economiche previste.
Come si dimostra il nesso tra malattia e lavoro?
Il lavoratore non può semplicemente affermare “sto male perché in ufficio c’è tensione”. Deve dimostrare che la sua specifica patologia è stata causata dall’ambiente di lavoro. A questo scopo deve provare, quindi documentare ogni volta che sia possibile, l’esistenza di condotte vessatorie sistematiche o di quelle che vengono definite “costrittività organizzative”. Non si tratta di un singolo episodio sgradevole, ma di un insieme di comportamenti che, ripetuti nel tempo, creano un “clima avvelenato” e minano la salute del dipendente.
Questi elementi, presi insieme, non sono semplici screzi, ma veri e propri fattori di rischio lesivi che agiscono sulla salute psicofisica. Se una perizia medica (come una consulenza tecnica d’ufficio) conferma che la patologia psichica diagnosticata (ansia, depressione) è una reazione diretta a quegli specifici eventi lavorativi, il nesso causale è dimostrato.

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