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rassegna stampa dal 20 gennaio 2026


TELEACRAS

Aeroporto Agrigento”: si vola a Roma

Domani una delegazione agrigentina, capitanata da Calogero Pisano, sarà al ministero a Roma per perorare la causa dell’aeroporto.
Già lo scorso giugno, il Ministero per le Infrastrutture e i Trasporti ha chiesto alla Provincia di Agrigento ulteriori dati e informazioni sul progetto dell’aeroporto agrigentino nella piana di Licata. Si tratta dell’analisi costi/benefici, il dettaglio dei costi e la loro sostenibilità economico-finanziaria, e l’effettivo traffico aereo ragionevolmente prevedibile nello scalo in relazione anche a quello degli altri aeroscali dell’isola. Per rispondere a tali quesiti del ministero, il Consiglio provinciale di Agrigento ha stanziato 200.000 euro. E pochi giorni addietro, ai primi di gennaio, il pacco delle risposte è stato spedito al ministero e adesso è atteso il parere dell’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile. E domani mercoledì 21 gennaio il deputato agrigentino, Calogero Pisano, da tempo attivo sostenitore del progetto e promotore di determinanti iniziative legislative come un apposito emendamento inserito nel Decreto e poi Legge Sud, sarà a Roma al ministero insieme al presidente della Provincia, Giuseppe Pendolino, e all’ingegnere Michelangelo Di Carlo, responsabile del settore Infrastrutture della Provincia, per perorare la causa dell’aeroporto agrigentino. Pisano alla vigilia della partenza prospetta: “Si tratta di un’occasione di confronto fondamentale, che segue il lavoro proficuo ed efficace svolto dalla Provincia. L’interlocuzione con i tecnici del Ministero rappresenta un passaggio cruciale dell’iter avviato per la valutazione del progetto, strategico ed essenziale per lo sviluppo economico e turistico dell’intero territorio agrigentino”.


ITALIAOGGI

Conferenza di servizi accelerata, cosa cambia con il nuovo decreto PNRR La nuova norma riduce i tempi per i pareri nelle conferenze di servizi, passando da 45 a 30 giorni. Un cambiamento significativo per velocizzare le opere finanziate dal PNRR, rendendo l'eccezione la regola.

Pareri ridotti a 30 o a 45 giorni nelle conferenze di servizi «accelerate» che diventano la regola generale mutuata dalla legislazione PNRR; anticipazione del 10% per le riserve delle imprese. Sono questi due degli interventi più significativi contenuti nello schema di decreto-legge che tocca nuovamente le regole per l’ultimazione delle opere finanziate con risorse del PNRR.
Le nuove regole per le conferenze di servizi accelerate
L'intervento sulla disciplina delle conferenze dei servizi rappresenta l’ennesimo, certamente non l'ultimo, caso di messa a regime di una regolazione nata nell'ambito di una legislazione speciale: l'eccezione che diventa la regola modificando - in questo caso - una delle leggi più martoriate del nostro ordinamento che è la legge 241 del 1990 (la cosiddetta legge sul procedimento amministrativo). È così che l’articolo 5 dello schema inserisce una nuova disposizione sulla conferenza dei servizi accelerata che sistematizza l’istituto prevedendo una riduzione dei termini entro cui le amministrazioni coinvolte sono tenute ad esprimersi con i propri pareri: il termine per rilascio delle determinazioni di competenza diventa infatti di 30 giorni – invece degli attuali 45 giorni; sarà invece di 45 giorni – la metà rispetto ai 90 di oggi – per le amministrazioni competenti in materia di tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, di beni culturali, della salute o dell’incolumità pubblica, salvo che non vi siano disposizioni europee che prevedano termini maggiori. Si prevede che la riunione tra le amministrazioni coinvolte ove l’amministrazione procedente prende atto delle rispettive posizioni deve svolgersi, con modalità telematiche, entro 15 giorni dalla scadenza del termine per il rilascio delle determinazioni di competenza delle singole amministrazioni.
Dissenso e silenzio assenso: chiarimenti e limiti
In caso di dissenso o non completo assenso, le amministrazioni devono indicare all’amministrazione procedente le prescrizioni e le misure ritenute necessarie per ottenere il proprio assenso, oltre a quantificare i relativi costi, specificando che sono assoggettate al suddetto obbligo anche le amministrazioni competenti in materia urbanistica, paesaggistica, archeologica e di tutela del patrimonio culturale. In questo caso le amministrazioni dovranno sempre rispettare i principi di proporzionalità, efficacia e sostenibilità finanziaria rispetto all’intervento risultante dal progetto originariamente presentato (vietate quindi le richieste sproporzionate che spesso frenano oltremodo l’iter). In materia di silenzio assenso, la novella contenuta nello schema di decreto specificando che esso non si forma esclusivamente nei casi in cui la domanda non sia stata ricevuta dalla amministrazione competente o se sia priva degli elementi indispensabili per individuare l’oggetto e le ragioni del provvedimento richiesto.
Sostegno agli operatori economici e interventi ferroviari PNRR
Altro intervento importante per dare sostegno agli operatori economici e alle stazioni appaltanti impegnate nella realizzazione delle opere del PNRR è quello inserito all'articolo 24 dello schema di decreto-legge in circolazione in questi giorni. La norma ha lo scopo di assicurare la prosecuzione degli interventi ferroviari - inseriti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, per i quali, alla data di entrata in vigore del decreto non sia stato già raggiunto il relativo target PNRR. La disposizione del decreto in itinere autorizzerebbe RFI fino al 30 marzo 2026, ad erogare ai soggetti affidatari, nel limite delle risorse finanziarie disponibili, fino al 10 per cento dell’ammontare delle riserve riferite agli oneri già sostenuti dall’affidatario alla data di entrata in vigore del decreto ritualmente iscritte in contabilità alla medesima data sulle quali non si sia già espresso il collegio consultivo tecnico (costituito in base all’articolo 215 del codice appalti, il d. lgs. 36/2023).



ILSOLE24ORE

Contratti Pa, rinnovi al via: sul tavolo 10 miliardi

Stipendi. Oggi entra nel vivo il confronto per gli statali, con aumenti da 167 euro al mese In arrivo gli atti di indirizzo per gli altri comparti
Chiusa prima di Natale la breve fase di avvio, con la riunione di questa mattina all’Aran entra nel vivo il confronto sul rinnovo del contratto 2025/27 del personale di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici come Inps e Inail.
Ma è tutta la macchina contrattuale del pubblico impiego a scaldare i motori, in vista di una tornata che almeno nelle intenzioni del ministro per la Pa Paolo Zangrillo dovrebbe chiudersi in fretta: in un’agenda che punta all’intesa sulle Funzioni centrali prima di Pasqua, e che nel corso dell’anno vuole chiudere i negoziati anche degli altri settori della Pa.
Il fattore tempo del resto è essenziale per accelerare quel recupero dei livelli salariali messi a dura prova dalla lunga fiammata inflattiva del 2022-23. E per cogliere i frutti di uno scenario inedito per la Pubblica amministrazione: che per la prima volta vede a portata di mano la possibilità di rinnovare i contratti nel corso del triennio di riferimento, e non con le consuete firme postume che moltiplicano gli arretrati ma nei fatti svuotano di significato lo strumento contrattuale. La strada, complice il nuovo Patto di stabilità Ue che impone agli Stati di mettere nei bilanci di previsione tutte le spese “inevitabili” negli anni futuri, è stata aperta dalla manovra 2025, che ha stanziato i fondi per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego fino al 2030. Per la tornata 2025/27 ci sono in campo circa 10 miliardi di euro annui a regime, divisi fra i 5,55 per i «settori statali», quelli finanziati direttamente dalla legge di bilancio, e i 4,38 miliardi che Regioni, enti locali e le altre amministrazioni dei settori «non statali» devono trovare nei propri bilanci per garantire ai dipendenti aumenti retributivi analoghi a quelli previsti nello Stato. Il conto si completa poi con i fondi aggiuntivi messi anche dall’ultima manovra per oliare il meccanismo dei rinnovi, in particolare per la sanità e per gli enti locali (a cui è destinato il nuovo fondo da 50 milioni nel 2027 e 100 dal 2028 per rinforzare le quote accessorie delle buste paga).
Ai 204.590 dipendenti delle Funzioni centrali il nuovo contratto offre aumenti mensili lordi da 55 euro dal 1° gennaio 2025, da 111 euro quest’anno e da 167 euro a regime dal 1° gennaio prossimo. La somma replica i 166 euro portati dal contratto 2022/24, firmato in via definitiva nel gennaio dell’anno scorso. Negli altri comparti, dalla sanità agli enti locali e all’istruzione, l’accoppiata delle due tornate ferma gli aumenti cumulati poco sotto quota 300 euro al mese.
Come di prammatica, ministeri, fisco ed enti pubblici nazionali fanno da apripista per tutti i comparti, anche sulla parte ordinamentale che questa volta dovrebbe concentrare le proprie novità sulla prima regolazione dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei sistemi di gestione e di valutazione del personale (Sole 24 Ore del 17 gennaio). Ma a stretto giro sono attesi anche gli atti d’indirizzo per gli altri comparti, che in queste settimane stanno ultimando i lavori sul testo necessario a far partire le trattative. In agenda c’è però anche il completamento della tornata 2022/24: al consiglio dei ministri della prossima settimana dovrebbero arrivare le intese su dirigenti e dipendenti di Regioni ed enti locali, nel passaggio finale prima della certificazione della Corte dei conti e quindi della firma definitiva, poi sarà il turno dell’accordo sui dirigenti sanitari.
L’accelerata non basta da sola a sanare le ferite di un’inflazione cumulata che fra 2015 e 2025 è stata del 24%, cioè 9,2 punti in più del +14,8% registrato dalle retribuzioni contrattuali del pubblico impiego (lo dice l’ultimo rapporto semestrale dell’Aran). Ma come sempre il conto va completato con le misure fiscali intervenute in questi anni per alleggerire il carico sui redditi medio-bassi, tipici nella Pa. Ci ha pensato anche l’ultima legge di bilancio, con l’imposta sostitutiva del 15% sul salario accessorio fino a 800 euro (benefici fino a 395 euro all’anno per l’effetto combinato con le detrazioni) e quella del 5% sugli aumenti portati dai rinnovi contrattuali firmati fra 2024 e 2026: a partire dunque da quelli previsti nelle tante intese raggiunte nei mesi scorsi fra i sindacati e l’Agenzia di rappresentanza guidata da Antonio Naddeo.



LENTEPUBBLICA 

Legge di Bilancio 2026: le novità per gli uffici economico-finanziari dei Comuni.

La Legge di Bilancio 2026 si presenta come un provvedimento ampio e stratificato, con numerosi interventi che incidono direttamente sull’operatività degli uffici economico-finanziari dei Comuni.
Dalla gestione dei tributi alla riscossione, passando per le agevolazioni fiscali, le misure straordinarie legate agli eventi sismici e le novità in materia contabile, il legislatore introduce disposizioni che richiedono un’attenta lettura tecnica, ma anche una capacità di traduzione operativa immediata.
Autonomia tributaria e definizioni agevolate: più spazio alle scelte locali
Uno dei passaggi più rilevanti per i Comuni riguarda la facoltà di introdurre forme di definizione agevolata dei tributi regionali e locali. La norma riconosce agli enti territoriali la possibilità di disciplinare in modo autonomo strumenti di regolarizzazione dei debiti fiscali, nel solco dell’autonomia riconosciuta dalla Costituzione.
Restano esclusi da questo perimetro l’IRAP, le compartecipazioni e le addizionali ai tributi erariali, ma per il resto si apre uno spazio significativo di manovra per alleggerire il carico sanzionatorio sui contribuenti e, al tempo stesso, favorire l’incasso di entrate difficilmente esigibili.
Per gli uffici finanziari comunali, ciò implica:
la valutazione dell’impatto sulle entrate correnti;
la predisposizione di regolamenti ad hoc;
il coordinamento con gli strumenti di riscossione già in essere.
Rottamazione dei carichi affidati alla riscossione: effetti anche sugli enti locali
La definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione – la cosiddetta Rottamazione-quinquies – rappresenta un intervento di grande rilievo sistemico. I debiti interessati sono quelli affidati dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023, derivanti da omessi versamenti dichiarativi o da contributi previdenziali Inps non oggetto di accertamento.
Il meccanismo consente ai contribuenti di estinguere il debito pagando solo il capitale e le spese di notifica ed esecuzione, senza interessi, sanzioni, aggio o interessi di mora. Il pagamento può avvenire:
in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2026;
oppure tramite rateizzazione fino a 54 rate bimestrali, con interessi al 3% annuo.
Per i Comuni, pur non essendo titolari diretti di tutti i carichi coinvolti, l’effetto è rilevante:
sul gettito complessivo della riscossione;
sui flussi finanziari attesi;
sulla gestione dei residui attivi.
È inoltre importante monitorare i casi di decadenza, poiché l’inefficacia della definizione agevolata riattiva integralmente il debito originario, con conseguenze anche sul bilancio degli enti creditori.
Zone economiche speciali e logistiche: opportunità indirette per i territori
La proroga ed estensione del credito d’imposta ZES unica agli anni 2026, 2027 e 2028 – con un plafond pluriennale significativo – rafforza le politiche di attrazione degli investimenti nelle aree agevolate, comprese le zone assistite di Marche e Umbria.
Anche le Zone Logistiche Semplificate (ZLS) beneficiano dell’estensione temporale dell’agevolazione. Sebbene si tratti di misure rivolte direttamente alle imprese, i Comuni interessati sono chiamati a:
supportare l’attuazione amministrativa;
facilitare i procedimenti autorizzativi;
integrare le politiche di sviluppo locale con la programmazione economico-finanziaria.
Gli effetti indiretti possono tradursi in maggiore base imponibile futura, aumento dell’occupazione e rafforzamento del tessuto produttivo.
Fiscalità immobiliare e sisma: proroghe che incidono sulle entrate comunali
Ampio spazio è riservato alle misure fiscali connesse agli eventi sismici, che incidono in modo diretto sulle entrate tributarie comunali.
Esenzioni su fabbricati colpiti dai sismi 2016-2017
Viene prorogata:
l’esenzione Irpef e Ires sui redditi dei fabbricati;
l’esenzione Imu (e Tasi, ove ancora rilevante),
fino alla ricostruzione o agibilità, e comunque entro termini definiti. Per i Comuni interessati ciò significa minori entrate strutturali, compensate solo in parte da trasferimenti statali.
Sismi 2022-2023 in Marche e Umbria
L’esenzione Imu sugli immobili abitativi danneggiati è estesa al 2026, con un impatto diretto sulla fiscalità immobiliare locale.
Zona Franca Urbana Sisma Centro Italia
Anche per il 2026 vengono confermate esenzioni fiscali e contributive a favore delle imprese colpite, nel rispetto della normativa europea sugli aiuti “de minimis”. Gli uffici comunali sono chiamati a un ruolo di raccordo informativo e di verifica dei requisiti territoriali.
Ricostruzione privata: incremento dei contributi e riflessi amministrativi
Un’ulteriore misura di rilievo riguarda l’incremento dei contributi per la ricostruzione privata nei territori colpiti da eventi sismici a partire dal 1° aprile 2009. L’intervento mira a coprire i maggiori costi rimasti a carico dei cittadini a seguito delle difficoltà legate alla cessione del credito e allo sconto in fattura.
Per i Comuni coinvolti, l’impatto è soprattutto amministrativo:
gestione delle pratiche residue;
coordinamento con i Commissari straordinari;
aggiornamento dei quadri finanziari degli interventi.
Addizionale Irpef regionale: proroga della flessibilità
La possibilità per Regioni e Province autonome di modulare le aliquote dell’addizionale Irpef viene prorogata fino al 2028. Sebbene la competenza sia regionale, gli effetti si riflettono sui Comuni in termini di:
capacità contributiva dei cittadini;
equilibri socio-economici del territorio;
politiche di welfare locale.
Esenzione Imu per enti non commerciali: chiarimenti interpretativi
La legge interviene con una norma di interpretazione autentica sull’esenzione Imu per gli immobili degli enti non commerciali utilizzati per attività assistenziali, sanitarie e didattiche svolte senza finalità lucrative.
Per gli uffici tributi comunali si tratta di un passaggio cruciale, che riduce il contenzioso e chiarisce i criteri applicativi, imponendo però una verifica puntuale dell’uso effettivo degli immobili.
Contabilità pubblica e finanza locale: le novità più tecniche
E dal lato della finanza locale nel modo più specifico cosa cambia?
Cancellazione del Fondo anticipazioni di liquidità (FAL) delle Regioni
La cancellazione del debito regionale legato alle anticipazioni di liquidità modifica radicalmente i risultati di amministrazione di molte Regioni, alcune delle quali tornano in avanzo. Tuttavia, per salvaguardare i saldi di finanza pubblica, vengono introdotti tetti di spesa vincolanti.
Province e Città metropolitane
Una norma di natura contabile, proposta da ANCI, ridefinisce le modalità di registrazione dei fondi perequativi e dei contributi statali, imponendo una contabilizzazione simmetrica tra entrate e spese.
Recupero delle risorse eccedenti
Dal 2026 il Ministero dell’Interno potrà recuperare contributi e risorse Covid eccedenti tramite trattenute automatiche sui fondi spettanti agli enti locali. I Comuni dovranno registrare contabilmente tali operazioni, con effetti immediati sugli equilibri di bilancio.
Uno scenario che richiede competenza e programmazione
La Legge di Bilancio 2026 rafforza il ruolo degli uffici economico-finanziari comunali come snodo centrale tra normativa statale e gestione concreta delle risorse. Le misure introdotte, pur offrendo opportunità di flessibilità e sostegno, richiedono:
aggiornamento continuo;
coordinamento intersettoriale;
capacità di previsione finanziaria.
In un contesto di regole sempre più complesse, la qualità dell’azione amministrativa locale diventa un fattore decisivo per trasformare le norme in strumenti di equilibrio, sviluppo e sostenibilità finanziaria.

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