ITALIAOGGI
Sicurezza urbana, i sindaci chiedono un Fondo nazionale da 500 milioni.
I sindaci dei Comuni capoluogo, coordinati da Giacomo Possamai, propongono un fondo nazionale per rafforzare la sicurezza urbana e potenziare le forze dell'ordine, garantendo una volante ogni 25 mila cittadini nelle ore notturne.
I sindaci italiani fanno fronte comune per rafforzare la sicurezza urbana e pensano ad un Fondo unico nazionale da 500 milioni di euro, accompagnato da un potenziamento degli organici della polizia locale e delle forze dell’ordine. L’obiettivo è garantire una volante ogni 25 mila cittadini nelle ore notturne.
È quanto emerso della riunione del 22 gennaio della Consulta Anci dei Comuni capoluogo, coordinata dal sindaco di Vicenza Giacomo Possamai.
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La diminuzione del personale di polizia locale
Una richiesta che nasce da un dato inequivocabile. Negli ultimi anni il personale della polizia locale è passato da 60 mila a 48 mila unità, un calo che i Comuni avvertono ogni giorno nella gestione del territorio. «Servono almeno 500 milioni di euro per tornare a quei livelli e garantire risposte reali e misurabili ai cittadini» ha sottolineato Possamai.
Un nuovo Patto nazionale per la sicurezza
Al tavolo erano presenti anche il presidente dell’Anci, Gaetano Manfredi, e il delegato alla sicurezza, Vito Leccese. Tutti hanno concordato che la sicurezza è una responsabilità primaria dello Stato, e i Comuni sono pronti a fare la loro parte. Da qui l’idea di costruire un nuovo Patto nazionale per la sicurezza, da sottoporre al Governo e al Ministero dell’Interno, capace di dare risposte strutturali alle esigenze dei cittadini.
Possamai ha manifestato l’esigenza di risorse certe per nuove assunzioni, ma anche per garantire una presenza più incisiva dello Stato nelle strade. «Almeno una volante o radiomobile ogni 25 mila abitanti nelle ore notturne è una soglia minima», ha ribadito, sottolineando come la percezione della sicurezza sia, essa stessa, un presidio fondamentale.
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Investimenti e ruolo delle polizie locali
Il Patto in costruzione prevede investimenti anche per videosorveglianza, prevenzione della devianza giovanile, contrasto alla «mala movida» e interventi sulle marginalità. Si punta inoltre a un riconoscimento più ampio del ruolo delle polizie locali, con accesso alle banche dati nazionali, nuove dotazioni operative e un’integrazione più forte con gli altri presidi di sicurezza.
ITALIAOGGI
Anac: senza pubblicità legale gli appalti sono nulli
L'Autorità Nazionale Anticorruzione sottolinea che la digitalizzazione deve migliorare trasparenza ed efficienza, non ridurre i diritti degli operatori. Il caso Telese Terme evidenzia criticità nella pubblicità legale.
L’assenza di pubblicità legale nelle forme prescritte dal Codice dei contratti pubblici finisce per compromettere la par condicio tra i concorrenti e il principio di libero accesso al mercato. La digitalizzazione delle gare d’appalto, infatti, non può in alcun modo tradursi in un arretramento delle garanzie, dei diritti degli operatori economici o dei doveri delle stazioni appaltanti.
È quanto emerge dalla delibera dell’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) n. 529, approvata il 10 dicembre 2025, nella quale l’Autorità ribadisce che la digitalizzazione del sistema degli appalti, pilastro del Codice dei contratti pubblici, serve a rendere le procedure più efficienti e trasparenti, non a ridurre le garanzie degli operatori economici.
«L’assenza di pubblicità legale nelle forme previste dal Codice altera la par condicio competitorum», scrive Anac, ricordando che gli strumenti tecnologici introdotti negli ultimi anni «non possono mai implicare un arretramento dei diritti degli operatori né dei doveri delle stazioni appaltanti».
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Il caso del Comune di Telese Terme e la violazione dei principi
A finire nel mirino dell’Autorità sono state le scelte del Comune di Telese Terme relative all’individuazione dell’ente attuatore del Sistema di accoglienza e integrazione (SAI) per il biennio 2025‑2026. Secondo Anac, la procedura adottata dall’amministrazione risulta in contrasto con i principi della digitalizzazione del ciclo di vita del contratto e con gli artt. 1, 17, 18, 19, 20, 21, 23, 27, 83, 84 e 85 del d.lgs. n. 36/2023.
Il mancato rispetto degli obblighi di pubblicità legale ha di fatto impedito la corretta formalizzazione degli atti di gara, ostacolando il perfezionamento degli effetti giuridici previsti dal Codice e compromettendo, di conseguenza, anche la piena tutela dell’accesso al mercato, principio cardine sancito dall’art. 3 del decreto.
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L'importanza della pubblicazione nella Banca dati nazionale
La delibera richiama in modo esplicito il co. 1 dell’art. 27 del Codice dei Contratti, il quale stabilisce come gli atti vanno prima pubblicati nella Banca dati nazionale dei contratti pubblici e poi trasmessi all’Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea e che gli effetti giuridici decorrono dalla data di pubblicazione nella stessa banca dati.
In assenza di questi passaggi, l’atto non «esiste» dal punto di vista giuridico, un principio che, come sottolinea Anac, non lascia spazio a margini interpretativi.
ILSOLE24ORE
L’intelligenza artificiale «collaborativa» debutta nella gestione della Pa
Innovazione. Cresce il ruolo dell’Agentic Ai, che si basa sulla cooperazione di diversi sistemi Llm addestrati a svolgere funzioni in modo coordinato.
Proprio come nella fantascienza, un’opportuna selezione di giocattoli curiosi sviluppati nei laboratori di ricerca è stata accolta in un’astronave che li ha proiettati in un luogo da dove, nutriti da computazione e da grandi collezioni di dati, sono poi tornati sulla terra con il dono della super-intelligenza. L’atterraggio nel novembre 2022, con il lancio di Gpt che ha inaugurato i Large Language Models (Llm), dimostra capacità cognitive che nessuno, nemmeno gli addetti ai lavori, si attendevano. Poi, via via, soprattutto negli Stati Uniti e in Cina, ecco emergere altri astronavi. L’Italia, come il resto dell’Europa, rincorre con astronavi molto più piccole. C’è chi sostiene che ormai il divario tecnologico sia troppo grande da colmare. Forse, però, la situazione reale è un po’ più complessa, soprattutto quando si transita dai servizi ai singoli (B2c) a quelli per le aziende (B2b).
Ad esempio, diverse attività della pubblica amministrazione, dove la tecnologia deve rispettare alcune fondamentali direttive soprattutto per gli aspetti di riservatezza dell’informazione, offrono sfide che non sono chiuse in alcun modo. Ad esempio, si trascura che di giocattoli nei laboratori di ricerca ce ne sono di tanti tipi, e che altri imbarchi in astronavi potrebbero essere vicini. Da un po’ di tempo a questa parte, molte aziende hanno iniziato a incorniciare una nuova parola chiave: Agentic Ai.
Si assume che molti problemi complessi nelle aziende richiedano cooperazione di diversi agenti opportunamente addestrati a svolgere funzioni specifiche. Come per il personale, se questi agenti si orchestrano bene, i processi produttivi ne beneficiano. La ricerca nel settore dell’Ai affronta da sempre questo tema nell’ambito dei Multi-Agent Systems, ma con la nuova parola chiave usata prevalentemente in ambito aziendale si assume spesso che gli agenti che cooperano siano Llm. La positura di concreti problemi aziendali non richiede conoscenze orizzontali, e pertanto agli agenti sono richieste competenze ben più specifiche dei Llm. Ad esempio possono essere basati su tecniche di Ai simbolica, ovvero su algoritmi dedicati a risolvere problemi, e non su apprendimento automatico.
Quando, come per le tecnologie linguistiche, l’apprendimento diventa l’approccio vincente, la specificità dei problemi da trattare offre oggi nuove opportunità di sviluppo, con dati e strutture di calcolo completamente interne alle aziende. Così i Llm si trasformano in Small Language Models (Slm) che, assieme ad altri agenti, sono progettati per cooperare alla soluzione di un problema specifico. Ecco che altre piccole astronavi potrebbero emergere e correre su una pista diversa rispetto a quella dei Llm!
Nel controllo di impianti industriali come nella gestione dei processi amministrativi si stanno delineando soluzioni che non provengono necessariamente dall’uso diretto delle tecnologie offerte con servizi di cloud computing esterni alle aziende. Naturalmente, il panorama dei servizi Ai su cloud computing si è molto allargato per far fronte a stringenti requisiti di riservatezza delle informazioni.
Tuttavia, il controllo sia delle risorse di calcolo sia dei dati rappresentano asset fondamentali in alcuni ambiti della Pa, come pure nell’elaborazione di dati clinici e per tutte le attività che hanno luogo in ambito ospedaliero. Si affacciano allora soluzioni di Agentic Ai dove, oltre all’esigenza di fornire trasparenza nei processi decisionali, sono enucleate le responsabilità e dove agenti e umani interagiscono in modo stretto.
Ordinario di Ingegneria industriale e dell’informazione, Università di Siena.
ILSOLE24ORE
Responsabilità degli enti, boom dei reati presupposto.
Decreto 231/2001. In 25 anni le violazioni sono lievitate da 15 a oltre 200. La famiglia più numerosa è quella degli illeciti ambientali e societari
In 25 anni i reati presupposto che fanno scattare la responsabilità degli enti solo saliti da 15 a oltre 200. Introdotto nel 2001, il Dlgs 231 prevedeva infatti un gruppo limitato e omogeneo di reati, tutti dolosi , inseriti nel Codice penale e incentrati sul rapporto tra impresa e Pa.
Oggi, dopo un quarto di secolo, il catalogo dei reati - che dal 2007 comprende anche delitti colposi - si dipana invece per 26 articoli e, anche se ci si limita alle fattispecie espressamente tipizzate, escludendo rinvii aperti (come per i delitti di terrorismo) e clausole elastiche (come in materia di criminalità organizzata), l’inventario conduce a più di 200 fattispecie.
Le new entry più recenti sono i quattro reati in materia di violazione di misure restrittive dell’Unione europea introdotti dal Dlgs 211/2025 e in vigore da sabato 24 gennaio (si veda Il Sole 24 Ore del 20 gennaio). Ma altri sono in arrivo. La settimana scorsa, il Consiglio dei ministri ha infatti approvato in via preliminare il Dlgs di attuazione della direttiva Ue 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente che amplia ulteriormente il catalogo.
Un’espansione continua realizzata sia attraverso elenchi chiusi di reati, sia attraverso rinvii aperti (tutti i reati che hanno una determinata finalità) e clausole elastiche a categorie di delitti (come per la criminalità organizzata dove è un potenziale reato presupposto ogni delitto commesso agevolando l’attività delle associazioni di tipo mafioso) che ha reso sempre più labile il perimetro complessivo della responsabilità dell’ente.
Le famiglie più numerose
Poche famiglie di reati valgono una quota rilevantissima dell’intero “rischio 231” dell’ente. La famiglia più pesante è quella dei reati ambientali: l’articolo 25-undecies conta 40 fattispecie, quasi il triplo di quelle contenute nel catalogo originario. È una massa critica che, per effetto della stratificazione normativa e degli innesti successivi, ha trasformato la compliance ambientale in uno dei principali driver del modello di organizzazione, gestione e controllo: mappature, deleghe, presidi sul ciclo dei rifiuti, qualifica dei fornitori, controlli documentali e tracciabilità non sono più solo best practice, ma condizioni di tenuta del sistema.
Il secondo blocco, per dimensione, è quello dei reati societari (articolo 25-ter): 21 fattispecie presidiano un rischio non episodico, ma strutturale, perché si innesta nei processi fisiologici di governance (bilanci, comunicazioni sociali, operazioni sul capitale, controlli e flussi informativi). È un’area che non richiede soltanto procedure, ma adeguati assetti organizzativi - del resto imposti dall’articolo 2086, comma 2, del Codice civile - segregazione dei compiti, controlli endo-consiliari e tracciabilità decisionale, perché la responsabilità dell’ente si gioca sul “come” esso governa se stesso.
Seguono i reati tributari (articolo 25-quinquiesdecies), con 15 fattispecie rilevanti. L’impatto è duplice, perché da un lato estende le aree di rischio alle attività sensibili dell’ordinaria gestione fiscale (dichiarazioni, fatture, crediti, ecc.), dall’altro costringe a integrare nel modello presidi tipici della tax compliance, come i controlli su dati, processi e fornitori, gli audit trail, la governance dei crediti e delle operazioni sensibili.
C’è poi un’area che potremmo definire tecnologica, sempre meno di nicchia rispetto al testo originario del Dlgs 231/2001. I delitti informatici e il trattamento illecito di dati (articolo 24-bis) contano 13 fattispecie; quelli in materia di strumenti di pagamento diversi dal contante (articolo 25-octies.1) altre dieci.
Flussi finanziari e Pa
All’aumento quantitativo fa da pendant, nell’era dell’intelligenza artificiale, lo spostamento dell’asse del rischio verso i sistemi (accessi, credenziali, log, sicurezza, continuità operativa) e i flussi finanziari digitali. Il modello organizzativo dell’ente, per restare efficacemente attuato, deve dialogare costantemente con le nuove tecnologie, con la cybersecurity e con il sistema di controlli interni, altrimenti resta un documento che descrive rischi senza governarli.
L’originaria vocazione pubblicistica del Dlgs 231/2001 non è scomparsa, ma oggi i reati contro la Pa rappresentano una famiglia tra le altre. Gli illeciti si articolano in due blocchi:
O l’articolo 24 (erogazioni, truffe e frodi), con otto fattispecie accomunate dalla tutela del patrimonio pubblico e del corretto impiego delle risorse;
O l’articolo 25 (corruzione e reati affini), con dieci fattispecie poste a presidio della correttezza dei rapporti tra privato e amministrazione.
Il totale è 18 reati: un nucleo rilevante, ma non più baricentrico. Nel catalogo attuale, il rischio pubblico-amministrativo convive (e spesso arretra) con quello ambientale, societario, fiscale e digitale, segno di un sistema che ha spostato il fuoco dalla “tentazione del contatto” con la Pa alla gestione strutturale dei processi core, decisionali e operativi, dell’impresa.
Accanto ai grandi protagonisti, il decreto ospita reati riferibili a famiglie meno numerose, ma non per questo meno importanti per profilo di rischio o per beni giuridici tutelati. Tra questi i delitti in materia di salute e sicurezza sul lavoro (due), industria e commercio (otto), falsità in monete e segni (nove), diritto d’autore (sei), immigrazione irregolare (cinque), razzismo e xenofobia (uno) contrabbando (otto), patrimonio culturale (dieci) e tutela degli animali (cinque).
Da ultimo, e non certo per la minore importanza degli interessi tutelati, permangono aree “non censibili”, come per i reati di terrorismo e per la criminalità organizzata.
Il risultato è che il catalogo dei reati è diventato una matassa disomogenea “a perimetro mobile” che ha reso sempre più complessa la predisposizione dei modelli organizzativi esimenti.
LENTEPUBBLICA
Rinnovo del CCNL Enti Locali 2022-2024: le novità sullo smart working.
Il recente accordo per l’intesa sul rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto degli Enti Locali, riferito al triennio 2022-2024, presenta alcune novità in materia di smart working. Scopriamone di più.
La pre-intesa, sottoscritta dall’ARAN insieme alle organizzazioni sindacali CISL, UIL e CSA, riguarda il personale di regioni, province, comuni, unioni di comuni, enti locali e camere di commercio. Tra i capitoli più attesi e discussi spicca quello dedicato al lavoro a distanza, che ridefinisce in modo organico lo smart working e introduce una disciplina più strutturata. Introduce regole più chiare, tutele rafforzate e una distinzione netta tra lavoro agile e lavoro da remoto.
Rinnovo del CCNL Enti Locali 2022-2024: le novità sullo smart working
L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato garantire maggiore flessibilità e benessere organizzativo ai lavoratori, dall’altro assicurare continuità, qualità ed efficienza dei servizi pubblici. Per comprenderne appieno la portata, è però necessario partire dal contesto in cui il lavoro agile si è affermato nella pubblica amministrazione.
Dall’emergenza alla normalità: l’evoluzione dello smart working nella PA
Lo smart working non nasce come misura emergenziale, ma è durante la pandemia da Covid-19 che diventa uno strumento centrale per garantire la tenuta dei servizi pubblici. In quel periodo, il lavoro da casa viene adottato in modo massivo e spesso senza una cornice regolatoria dettagliata, trasformandosi in una soluzione necessaria più che in una scelta organizzativa.
Con il superamento della fase emergenziale, è emersa l’esigenza di stabilizzare l’istituto, chiarendo diritti, doveri e limiti. Il nuovo CCNL interviene proprio in questa direzione, superando approcci improvvisati e offrendo una disciplina più equilibrata, che distingue nettamente tra lavoro agile e lavoro da remoto, due modalità spesso confuse ma profondamente diverse.
Lavoro agile: adesione volontaria e centralità dell’accordo
Il contratto ribadisce innanzitutto un principio fondamentale: lo smart working è volontario e consensuale. Nessun dipendente può essere obbligato ad aderirvi, così come non può esserne escluso a priori per tipologia contrattuale. Possono accedere al lavoro agile sia i lavoratori a tempo pieno sia quelli a tempo parziale, indipendentemente dalla durata del contratto.
Spetta alle singole amministrazioni individuare le attività compatibili con questa modalità. Restano esclusi i lavori organizzati su turni e quelli che richiedono l’uso continuativo di strumenti non utilizzabili da remoto. Il criterio guida è l’equilibrio tra flessibilità individuale e funzionalità del servizio, evitando che il lavoro agile comprometta l’operatività degli uffici.
Priorità e tutele per le situazioni di maggiore fragilità
Uno degli aspetti più significativi del nuovo impianto normativo riguarda l’attenzione alle condizioni personali e familiari dei lavoratori. In presenza di particolari esigenze di salute, di assistenza a familiari con disabilità grave ai sensi della legge 104/1992 o di necessità legate alla genitorialità, le amministrazioni sono chiamate a favorire l’accesso allo smart working.
Attraverso la contrattazione integrativa e l’accordo individuale, può essere previsto un numero maggiore di giornate di lavoro agile rispetto a quello riconosciuto al resto del personale. Si tratta di una scelta che rafforza la dimensione inclusiva del lavoro pubblico, riconoscendo lo smart working come strumento di conciliazione e non come semplice beneficio organizzativo.
Orari, contattabilità e diritto alla disconnessione
Il contratto introduce una regolazione dettagliata delle fasce temporali della prestazione lavorativa in modalità agile. Viene definita una fascia di contattabilità, durante la quale il dipendente deve essere raggiungibile tramite telefono, email o altri strumenti digitali, e una fascia di inoperabilità, in cui non può essere richiesta alcuna attività lavorativa.
Quest’ultima comprende sia le undici ore consecutive di riposo giornaliero sia l’intervallo notturno tra le 22 e le 6 del mattino. In questo quadro si inserisce il riconoscimento formale del diritto alla disconnessione, che tutela il lavoratore da sollecitazioni fuori dall’orario concordato e contribuisce a prevenire fenomeni di sovraccarico digitale.
Permessi, buoni pasto e limiti operativi
Durante le fasce di contattabilità, il dipendente può usufruire dei permessi previsti dalla normativa e dai contratti collettivi, come quelli per motivi personali, familiari o sindacali. Nei giorni di lavoro agile non sono ammessi straordinari, trasferte o attività considerate disagiate o a rischio.
Un chiarimento rilevante riguarda anche il buono pasto: le ore convenzionali di una giornata svolta in smart working sono equiparate a quelle di una giornata lavorativa in presenza, eliminando così ambiguità e disparità di trattamento.
Rientro in sede e problemi tecnici
Il contratto disciplina anche le situazioni di criticità. In caso di malfunzionamenti informatici che impediscano o rallentino significativamente l’attività, il lavoratore è tenuto ad avvisare tempestivamente il dirigente. Qualora necessario, può essere disposto il rientro in ufficio, con un preavviso congruo.
Analogamente, per esigenze organizzative sopravvenute, l’amministrazione può richiamare il dipendente in sede, comunicandolo almeno il giorno prima. Il rientro non comporta automaticamente il recupero delle giornate di lavoro agile non fruite, a conferma del carattere flessibile ma non rigido dell’istituto.
Lavoro da remoto: una modalità distinta dallo smart working
Accanto al lavoro agile, il CCNL introduce una disciplina specifica per il lavoro da remoto, che si differenzia per la presenza di un vincolo di tempo e per il rispetto puntuale dell’orario di lavoro. In questo caso, cambia il luogo di svolgimento della prestazione, ma non l’organizzazione temporale.
Il lavoro da remoto può essere svolto presso il domicilio del dipendente oppure in altre sedi idonee, come spazi di coworking o uffici satellite, utilizzando strumenti tecnologici forniti dall’amministrazione.
Stessi diritti del lavoro in presenza
Chi lavora da remoto con vincolo di tempo è soggetto agli stessi obblighi e gode degli stessi diritti di chi opera in ufficio. Sono garantiti riposi, pause, permessi e trattamento economico identico, senza penalizzazioni. Anche in questo caso, l’accesso è subordinato al consenso del lavoratore e, di norma, avviene in alternanza con il lavoro in sede.
Le amministrazioni possono adottare questa modalità solo per attività che richiedano un presidio costante del processo e che siano supportate da sistemi tecnologici adeguati, in grado di garantire operatività continua e controlli affidabili sul rispetto dell’orario.
Verifica dei luoghi e sicurezza
Un elemento di particolare rilievo riguarda la sicurezza sul lavoro. L’amministrazione è tenuta a concordare con il dipendente i luoghi in cui viene svolta l’attività e a verificarne l’idoneità, anche ai fini della prevenzione degli infortuni. Nel caso del lavoro da casa, sono definite modalità e tempi di accesso al domicilio per effettuare le verifiche necessarie, nel rispetto della privacy.
Un nuovo equilibrio tra flessibilità e servizio pubblico
Il nuovo CCNL degli Enti Locali segna un passo avanti nella regolazione del lavoro a distanza, superando soluzioni temporanee e offrendo un quadro più stabile e coerente. La distinzione tra smart working e lavoro da remoto, l’attenzione ai diritti individuali e la centralità della contrattazione integrativa delineano un modello che punta a coniugare innovazione organizzativa e qualità del servizio pubblico.
In un contesto in cui la pubblica amministrazione è chiamata a rinnovarsi, il lavoro a distanza non è più un’eccezione, ma uno degli strumenti attraverso cui costruire un’amministrazione più moderna, sostenibile e vicina alle esigenze delle persone.
SCRIVOLIBERO
Consegnati dal Libero Consorzio di Agrigento al Ministero delle Infrastrutture gli elaborati e il business plan del progetto Aeroporto di Agrigento
Compie un passo in avanti importante il progetto Aeroporto di Agrigento, per il quale assume un ruolo determinante il Libero Consorzio Comunale di Agrigento presieduto da Giuseppe Pendolino. Nell’incontro a Roma tra la delegazione del Libero Consorzio, guidata dall’ing. Michelangelo Di Carlo, ed i tecnici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono stati analizzati i punti del progetto per i quali lo stesso MIT aveva richiesto al Libero Consorzio alcune integrazioni. In particolare sul business plan elaborato dalla KPMG per giustificare la sostenibilità economica dell’aeroporto, e su alcuni dettagli tecnici di costruzione, inclusi anche aspetti di natura ambientale e idrogeologica sviluppati dalla IDROGEO. Tutti gli elaborati, ad una prima analisi, hanno ottenuto un riscontro positivo, e sugli stessi il MIT si esprimerà successivamente.
“Abbiamo prodotto un notevole sforzo per completare un iter tecnico-amministrativo già iniziato in precedenza – afferma il Presidente Giuseppe Pendolino – e per il quale il Libero Consorzio Comunale di Agrigento, dal mio insediamento, ha stanziato risorse importanti. Mi corre l’obbligo di ringraziare tutti coloro, associazioni ed istituzioni, che hanno contribuito alla ripresa del progetto, e faccio appello alla politica affinché si impegni per l’inserimento del progetto Aeroporto di Agrigento nel Piano nazionale degli aeroporti”.
SICILIA24H
Consegnati oggi i lavori di uno dei lotti viari tra SS 115 e SS 189
L’intervento di oggi riguarda la strada provinciale 32, dal bivio per Lucca sulla Ribera-Cianciana, fino alla provinciale che collega Ribera con Borgo Bonsignore e alla statale 115.
Prende il via oggi il primo dei quattro lotti dei lavori di miglioramento dell’asse di collegamento tra la SS 115 e la SS 189, con la consegna ufficiale alla presenza dei sindaci dell’area interna (Ribera, Lucca Sicula, Calamonaci, Alessandria della Rocca, Villafranca Sicula, Bivona, Cattolica Eraclea, Burgio, Cianciana) e del presidente del Libero Consorzio comunale di Agrigento, Giuseppe Pendolino. L’intervento consegnato oggi riguarda la strada provinciale 32, dal bivio per Lucca sulla Ribera-Cianciana, fino alla provinciale che collega Ribera con Borgo Bonsignore e alla statale 115. I quattro lotti prevedono interventi di manutenzione straordinaria sulla strade provinciali SP 35A Portella di Sciacca–Lucca Sicula, SP 32 Ribera–Cianciana, SP 19B San Biagio Platani–Alessandria della Rocca, SP 31 Cattolica Eraclea–Cianciana e SP 29A Montallegro–Cattolica Eraclea. L’opera complessiva dovrà essere completata entro 540 giorni lavorativi continuativi. E’ un appalto complessivo da quasi 1,7 milioni di euro, finanziato interamente dalla Regione Siciliana attraverso il Piano di Sviluppo e Coesione.
QDS
Cambia l’età pensionabile: tra certezze e previsioni: ecco i requisiti Inps
L’adeguamento con le speranze di vita viene certificato dalla Legge di Bilancio 2026, con la quale però l’incremento viene distribuito su due anni anziché su uno solo, si applicherà anche sulle altre opzioni di pensionamento anticipato. L’Istat, seguendo le indicazioni, ha fatto le sue proiezioni dal 2029
Cambia l’età per andare in pensione. Non solo per l’opzione di vecchiaia con la quale il collocamento in quiescenza scatta parte al compimento dei 67 anni di età (con oltre i 20 anni di contributi richiesti). L’adeguamento con le speranze di vita, infatti, viene certificato dalla Legge di Bilancio 2026, con la quale però l’incremento viene distribuito su due anni anziché su uno solo, si applicherà anche sulle altre opzioni di pensionamento anticipato.
Le nuove regole entrano in vigore nel 2027
Queste novità entrano in vigore dal 2027 e rischiano di comportare un aumento progressivo dell’età pensionabile visto che un nuovo incremento, al momento non ancora ufficiale, potrebbe esserci nel biennio 2029-2030, e un altro ancora nel 2031-2032. E così via.
Insomma, ci sarà una rivoluzione che scatta dall’anno prossimo e molto probabilmente ci saranno aumenti continui che porteranno le persone a lavorare per più tempo prima di ottenere il diritto al collocamento in quiescenza, ossia, andare in pensione.
Età pensionabile, ecco l’aumento, tre mesi in più nei primi due anni
Ad oggi, l’unico aumento ufficiale è quello disciplinato dalla legge di Bilancio 2026, dove viene confermato un incremento di 1 mese nel 2027 e di altri 2 mesi nel 2028. Questo vale per tutte le opzioni di pensionamento, con alcune eccezioni, e in alcuni casi si applica sul requisito anagrafico mentre in altri, dove il primo non è previsto, su quello contributivo.
È il caso ad esempio della pensione anticipata che oggi consente di smettere di lavorare indipendentemente dall’età al raggiungimento dei 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne).
Sostanzialmente in due anni ci sarà un aumento complessivo di 3 mesi. Dopodiché, secondo le stime, nel 2029 ce ne sarà un altro di 2 mesi, mentre nel 2031 l’età pensionabile salirà di altri 2 mesi.
Tuttavia è giusto sottolineare come si tratti al momento di previsioni dell’Istat. Non ce n’è ancora la conferma ufficiale. Fermo restando poi che quando si va così in là nel tempo ci sono tante altre variabili che possono incidere, come ad esempio eventuali decisioni dei governi che, così come fatto da quello Meloni con l’ultima manovra, potrebbero prevedere dei meccanismi diversi di adeguamento.
Per chi non aumenta l’età pensionabile
Almeno per il biennio 2027-2028 la manovra individua una platea di persone che possono continuare ad andare in pensione soddisfando gli attuali requisiti. Nel dettaglio, sono esclusi dall’incremento:
suranti e notturni, come individuati dal d.lgs n. 67 del 2011, a patto che abbiano svolto le attività riconosciute come tali per un periodo di almeno 7 anni negli ultimi 10, o comunque per almeno la metà della vita lavorativa complessiva;
lavoratori addetti alle mansioni gravose come indicate nella tabella B della legge n. 2025 del 2017. In questo caso l’attività deve essere svolta per almeno 7 anni negli ultimi 10, o sempre appunto per la metà della vita lavorativa.
Per queste categorie, fermo restando il diritto di accedere a Quota 97,6 anche nel 2027 si potrà accedere alla pensione di vecchiaia con 66 anni e 7 mesi di età, ma dopo aver maturato almeno 30 anni di contributi. Chi non raggiunge questo minimo contributivo dovrà invece aspettare quanto previsto dalle nuove regole per la pensione di vecchiaia, quindi 67 anni e 1 mese nel 2027 e 67 anni e 3 mesi nel 2028.
Per loro resta sempre anche la possibilità di accedere alla pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi, 1 anno in meno per le donne.
Attenzione poi, perché la legge di Bilancio prevede un’agevolazione anche per i lavoratori addetti a mansioni usuranti per 6 anni negli ultimi 7: in tal caso però non è previsto lo “sconto” di 5 mesi sulla pensione di vecchiaia, pertanto questi dal 2027 dovranno comunque compiere i 67 anni (senza doversi preoccupare di 1 o 3 mesi di lavoro in più).
L’evoluzione dell’età per andare in pensione
Riepiloghiamo partendo dalle certezze ufficiali: 1 mese in più nel 2027 e altri 2 nel 2028. Poi, stando alle previsioni Istat, 2 mesi nel 2029, ancora 2 mesi nel 2031 e altri 2 mesi nel 2033.
Si applicano sul requisito anagrafico della pensione di vecchiaia, tanto quella ordinaria (67 anni) che quella riservata ai contributivi puri (71 anni), come pure alla pensione anticipata.
In questo caso bisogna però fare una distinzione tra:
Opzione ordinaria. Vista la mancanza del requisito anagrafico, l’incremento scatta sui contributi richiesti, oggi pari a 42,10 anni per gli uomini e 41,10 anni per le donne. Lo stesso vale per l’opzione riservata ai precoci per la quale oggi sono necessari 41 anni di contributi.
Nel caso della pensione anticipata contributiva, invece, l’incremento si applica sul requisito anagrafico, pari a 64 anni, mentre gli anni di contributi restano pari a 25 (mentre nel 2030 salgono a 30 anni).
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Arriva finanziamento di 19 milioni di euro: al via i lavori sulle strade provinciali
Inizieranno a breve i lavori di manutenzione straordinaria sul finanziamento Fondi Smai Sicani di circa 19 milioni di euro sulle strade provinciali con Bivona capofila. Appaltati i 4 lotti, che saranno suddivisi, con un importo di 19 milioni di euro i cui lavori partiranno entro brevissimo tempo. Il Progetto finanziato con fondi Snai (Strategia Nazionale per le aree interne) ha assegnato le risorse alle Aree interne che hanno predisposto accordo convenzione con il Libero consorzio comunale di Agrigento. Il progetto prevede la manutenzione straordinaria delle strade, con risorse nazionali ed europee (Fesr, Fse, Feasr).
Il presidente del Libero Consorzio comunale Giuseppe Pendolino ha partecipato, questa mattina, ad un sopralluogo con i tecnici dell’Ente ed i Sindaci delle aree coinvolte, Cattolica Eraclea Santino Borsellino, Ribera Matteo Ruvolo, Bivona Mirko Cina’, Burgio Vincenzo Cali’, Calaminaci Pino Spinelli, Luccasicula Salvatore Dazzo, Cianciana Francesco Martorana, commissario straordinario Villafranca Carmelo Burgio, il consigliere delegato alla Viabilità Giovanni Cutrera, funzionari degli uffici per verificare lo stato dell’arte. Un finanziamento importante per il territorio della Provincia che consente di migliorare la viabilità delle nostre strade provinciali in un momento delicato che aiuterà la nostra economia fornendo ossigeno ad imprese e lavoratori. I lavori riguarderanno le strade provinciali 57, 61, 32, 34 e la non classificata 5 ed avranno il Comune di Bivona come capofila e partiranno dalla strada statale 115 incrocio Borgo Bonsignore percorrendo le diverse strade provinciali in diversi comuni coinvolti del percorso stradale denominato MareMonti. Un progetto predisposto dallo staff del Libero Consorzio Comunale di Agrigento diretto da Michelangelo Di Carlo.
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Aeroporto di Agrigento, il Libero consorzio consegna al ministero il business plan
Pendolino: "Passo avanti decisivo, ora serve l’inserimento nel Piano nazionale"
Nuovo passo avanti per il progetto dell’aeroporto di Agrigento. Il Libero consorzio comunale, guidato dal presidente Giuseppe Pendolino, ha consegnato al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti gli elaborati tecnici e il business plan dell’opera. Nel corso dell’incontro a Roma tra la delegazione del Libero consorzio, guidata dall’ingegnere Michelangelo Di Carlo, e i tecnici del ministero, sono stati esaminati i punti per i quali il Mit aveva chiesto alcune integrazioni, in particolare sul piano economico elaborato dalla Kpmg e su aspetti tecnici, ambientali e idrogeologici curati dalla società Idrogeo.Secondo quanto riferito, i documenti hanno ottenuto un primo riscontro positivo e il ministero si esprimerà in una fase successiva."Abbiamo prodotto un notevole sforzo per completare un iter tecnico-amministrativo già avviato – dice il presidente Pendolino – e per il quale il Libero Consorzio ha stanziato risorse importanti. Ringrazio associazioni e istituzioni che hanno contribuito alla ripresa del progetto e rivolgo un appello alla politica affinché si impegni per l’inserimento dell’aeroporto di Agrigento nel Piano nazionale degli aeroporti".
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Consegnati dal Libero Consorzio di Agrigento al Ministero delle Infrastrutture gli elaborati e il business plan del progetto Aeroporto di Agrigento
Compie un passo in avanti importante il progetto Aeroporto di Agrigento, per il quale assume un ruolo determinante il Libero Consorzio Comunale di Agrigento presieduto da Giuseppe Pendolino. Nell’incontro a Roma tra la delegazione del Libero Consorzio, guidata dall’ing. Michelangelo Di Carlo, ed i tecnici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono stati analizzati i punti del progetto per i quali lo stesso MIT aveva richiesto al Libero Consorzio alcune integrazioni. In particolare sul business plan elaborato dalla KPMG per giustificare la sostenibilità economica dell’aeroporto, e su alcuni dettagli tecnici di costruzione, inclusi anche aspetti di natura ambientale e idrogeologica sviluppati dalla IDROGEO. Tutti gli elaborati, ad una prima analisi, hanno ottenuto un riscontro positivo, e sugli stessi il MIT si esprimerà successivamente.
“Abbiamo prodotto un notevole sforzo per completare un iter tecnico-amministrativo già iniziato in precedenza – afferma il Presidente Giuseppe Pendolino – e per il quale il Libero Consorzio Comunale di Agrigento, dal mio insediamento, ha stanziato risorse importanti. Mi corre l’obbligo di ringraziare tutti coloro, associazioni ed istituzioni, che hanno contribuito alla ripresa del progetto, e faccio appello alla politica affinché si impegni per l’inserimento del progetto Aeroporto di Agrigento nel Piano nazionale degli aeroporti”.