AGRIGENTONOTIZIE
Sanzo vicepresidente di Ecua, il plauso del Libero consorzio con il presidente Pendolino: "Sosterremo l'università agrigentina"
Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie
Il Presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, Giuseppe Pendolino, esprime soddisfazione per la nomina di Raffaele Sanzo alla vicepresidenza dell’ECUA - Empedocle Consorzio Universitario di Agrigento.
Sanzo, già commissario straordinario dell’ex Provincia Regionale, era stato designato quale componente del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Universitario, con le funzioni di vicepresidente, dal Sindaco di Agrigento Franco Miccichè. Oggi la ratifica della nomina nel corso dell’Assemblea dei Soci che ha visto la partecipazione di Giuseppe Pendolino nella duplice veste di sindaco di Aragona e presidente del Libero Consorzio di Agrigento.
“Con la riconferma di Giovanni Perino alla presidenza e la nomina di Raffaele Sanzo alla vicepresidenza - afferma il presidente Pendolino - si ricompone il Cda dell’ECUA. Sono certo che la nuova governance saprà portare avanti, con forza e determinazione, le istanze del territorio. In qualità di presidente del Libero Consorzio ho manifestato la disponibilità dell’Ente a rientrare all’interno dell’ECUA, per contribuire, sia economicamente che professionalmente, alla crescita dell’università agrigentina. Il Libero Consorzio Comunale ha, infatti, la possibilità di potere intervenire con professionalità idonee per sostenere un vero cambio di rotta. Sono, altresì, soddisfatto perché i nostri ragazzi potranno avere la certezza di potersi iscrivere ai corsi di laurea che offre il nostro Polo universitario, evitando, così, costosi trasferimenti fuori sede e conseguenti disagi alle famiglie; questo significa garantire un vero e proprio diritto allo studio! Mi auguro che anche l’ASP di Agrigento possa fare la nostra stessa scelta, in considerazione del fatto che ad Agrigento è attivo un corso di laurea in Scienze Infermieristiche. Anticipo che c’è stato già un primo contatto e si è percepita una certa disponibilità da parte dell’Azienda sanitaria”.
LENTEPUBBLICA
Riforma delle carriere nella PA: cosa prevede il ddl approvato alla Camera
Nuove regole per la dirigenza, valutazioni più partecipate e una stretta sui premi di risultato:è questo il cuore della riforma delle carriere nella Pubblica amministrazione che ha ottenuto il primo via libera alla Camera dei deputati con 147 voti favorevoli e 90 contrari.
Il testo, ancora in fase di iter parlamentare, ridisegna in profondità sia i meccanismi di valutazione delle performance sia le modalità di accesso e progressione nella dirigenza pubblica.
Il provvedimento, formalmente noto come disegno di legge A.C. 2511, è di iniziativa governativa ed è collegato alla manovra di finanza pubblica. Presentato il 10 luglio 2025, è stato assegnato alla I Commissione Affari costituzionali, che ne ha avviato l’esame il 25 settembre 2025, concludendo i lavori il 22 gennaio 2026 dopo alcune modifiche circoscritte. Ora il testo prosegue il suo cammino parlamentare, ma già emergono con chiarezza gli obiettivi strategici dell’intervento normativo.
Un doppio obiettivo: dirigenti e performance al centro
La riforma si muove lungo due direttrici principali: da un lato lo sviluppo e l’accesso alla carriera dirigenziale, dall’altro la revisione del sistema di valutazione della performance, che coinvolge sia i dirigenti sia il personale non dirigenziale. L’intento dichiarato è superare modelli ritenuti ormai superati, caratterizzati da valutazioni verticali e poco trasparenti, per introdurre criteri più condivisi, misurabili e orientati ai risultati concreti.
Valutazione della performance: verso un modello più inclusivo
Il Capo I del disegno di legge, articolato in undici articoli, interviene sul decreto legislativo n. 150 del 2009, noto come “riforma Brunetta”, apportando modifiche sostanziali al sistema di misurazione e valutazione delle prestazioni nella Pubblica amministrazione.
Addio alla valutazione unidirezionale
Il nuovo impianto punta a valorizzare le competenze manageriali dei dirigenti, ma anche il ruolo della formazione continua del personale, superando la logica gerarchica che ha finora dominato il settore. La valutazione non viene più concepita come un processo calato dall’alto, bensì come uno strumento di crescita organizzativa, fondato sul coinvolgimento attivo dei dipendenti.
Coinvolgimento del personale e degli utenti
Tra le novità più rilevanti figura l’introduzione di un sistema di valutazione basato sia sugli obiettivi sia sulle cosiddette “caratteristiche trasversali”, come la capacità di collaborazione o di adattamento al cambiamento. La misurazione delle performance potrà essere affidata non solo a collegi di dirigenti, ma, ove possibile, anche agli utenti esterni, rafforzando il legame tra qualità dei servizi e bisogni della collettività.
Premi più selettivi e risorse redistribuite
Uno dei passaggi più delicati riguarda il rapporto tra valutazione e retribuzione. Il trattamento economico legato alla performance sarà progressivo e proporzionale al punteggio ottenuto, evitando automatismi. Inoltre, all’interno di ciascun ufficio dirigenziale generale, i punteggi più elevati non potranno superare il 30% delle valutazioni complessive per categoria, mentre il riconoscimento delle cosiddette eccellenze sarà limitato al 20% delle valutazioni apicali.
Un meccanismo pensato per contrastare l’inflazione dei giudizi positivi e rendere più credibile il sistema premiale. Le eventuali economie di spesa derivanti dalla riduzione dei premi ai dirigenti saranno destinate ad aumentare le risorse per la performance del personale non dirigenziale, introducendo un principio di riequilibrio interno.
Tempi certi e obiettivi misurabili
La riforma interviene anche sul ciclo di gestione della performance, fissando scadenze precise: entro la fine del primo trimestre di ogni anno dovranno essere definiti e assegnati obiettivi, indicatori e risorse. Gli obiettivi dovranno essere oggettivi, realistici e commisurati alle risorse disponibili, evitando elenchi dispersivi e concentrandosi sulle priorità effettive.
Il monitoraggio delle prestazioni non sarà più affidato agli organismi indipendenti di valutazione, ma direttamente al titolare della valutazione, che potrà anche intervenire tempestivamente con azioni correttive.
Nuovi criteri per misurare la leadership pubblica
Il disegno di legge amplia inoltre i parametri per valutare dirigenti e responsabili di unità organizzative autonome. Accanto ai risultati raggiunti, assumono rilievo competenze come la capacità di innovare, di superare prassi consolidate, di lavorare in squadra e di gestire incarichi caratterizzati da particolare complessità. Un cambio di prospettiva che mira a premiare non solo il rispetto delle procedure, ma anche l’efficacia dell’azione amministrativa.
Dirigenza pubblica: accesso e carriera ripensati
Il Capo II, composto da quattro articoli, modifica il decreto legislativo n. 165 del 2001 e introduce cambiamenti significativi nell’ordinamento del lavoro pubblico, soprattutto per quanto riguarda la dirigenza.
Più spazio allo sviluppo interno
Per la dirigenza di seconda fascia viene introdotta la possibilità di accesso non solo tramite concorso, ma anche attraverso percorsi di sviluppo di carriera, valorizzando l’esperienza maturata all’interno delle amministrazioni.
Ancora più incisiva è la revisione dell’accesso alla prima fascia dirigenziale: il 50% dei posti disponibili potrà essere riservato ai dirigenti di seconda fascia con almeno cinque anni di servizio, senza l’obbligo di aver diretto uffici dirigenziali generali per lo stesso periodo. L’ingresso avverrà tramite una procedura selettiva comparativa, basata sull’osservazione e valutazione di un incarico temporaneo, senza prove scritte o orali.
Regole più chiare per enti locali e incarichi esterni
La riforma prevede anche la redazione di una relazione annuale sul personale ritenuto idoneo a svolgere funzioni dirigenziali. Per gli enti locali viene chiarito che gli incarichi dirigenziali a tempo determinato non potranno superare la durata del mandato del sindaco che li ha conferiti, rafforzando il principio di coerenza istituzionale.
Inoltre, risultano estese a regioni ed enti locali, nel rispetto dei rispettivi ordinamenti, le norme sul conferimento di incarichi a soggetti esterni e sui criteri di calcolo delle percentuali previste.
Stop al transito automatico tra le fasce
Infine, il disegno di legge elimina la possibilità di passaggio automatico dalla seconda alla prima fascia dirigenziale, mantenendo una disciplina transitoria solo per chi, al momento dell’entrata in vigore della legge, abbia già maturato almeno 24 mesi di incarico dirigenziale generale.
Una riforma che punta su merito e responsabilità
Nel complesso, la riforma delle carriere nella Pubblica amministrazione rappresenta un tentativo ambizioso di rafforzare il merito, aumentare la trasparenza e migliorare la qualità dei servizi pubblici. Resta ora da vedere come il testo evolverà nel prosieguo dell’iter parlamentare e, soprattutto, come queste nuove regole verranno tradotte nella pratica quotidiana degli uffici pubblici. Ma il segnale politico è chiaro: la macchina amministrativa è chiamata a cambiare passo.
GRANDANGOLO
Ecua, dopo mesi di “melina” si riscopre l’urgenza: insediata la “nuova” governance
L'assemblea dei soci è stata chiamata a confermare le scelte di Regione e Comune oggi pomeriggio: tante le sfide per il futuro del consorzio
Da Gioacchino Schicchi
Convocati “con carattere di urgenza”, dopo mesi di sostanziale stallo, con un Cda dimessosi a settembre e non sostituito fino a dicembre prima e poi con settimane bruciate per “tensioni politiche” e “ricatti” in seguito al “pericolo” che sulla poltrona di presidente dell’Ecua si sedesse Nenè Mangiacavallo.
Nel pomeriggio di oggi l’Assemblea dei Soci dell’Empedocle Consorzio Universitario di Agrigento si è riunita dopo tempo per prendere atto del ritorno del presidente Giovanni Perino, della nomina del vicepresidente Raffaele Sanzo (nominato da Comune di Agrigento) e della conferma della terza componente del Cda Giovanna Lo Nigro (nominata questa dall’UniPa).
Nell’ordine del giorno addirittura è inserita la presa d’atto delle dimissioni del vicepresidente Giovanni Ruvolo, che si era appunto dimesso a settembre, aveva confermato con una lettera l’irrevocabilità delle proprie dimissioni (un po’ in modo tautologico, ma di questi tempi non si sa mai quanto il dimettersi da un incarico possa essere definitivo).
Tutti contenti, nuovo Cda in carica, rischio Mangiacavallo scongiurato, è il momento di tornare ad occuparsi di Ecua. Il Consorzio ha alcuni bilanci arretrati da recuperare, ha una vertenza con l’Università di Palermo da risolvere (un debito di 8 milioni di euro da onorare, non si sa come) e dovrebbe, a tempo perso, occuparsi di rilancio e sviluppo.
In tal senso qualche annuncio di possibilità future arriva da una nota di soddisfazione per la ricomposizione del Cda firmata dal presidente del Libero consorzio Giuseppe Pendolino soprattutto in considerazione della “riconferma di Giovanni Perino alla presidenza e la nomina di Raffaele Sanzo alla vicepresidenza”. L’ex provincia sarebbe infatti pronta a rientrare tra i soci di ECUA, dopo esserne stata per anni uno degli enti fondatori, “per contribuire, sia economicamente che professionalmente, alla crescita dell’università agrigentina”. Sempre Pendolino auspica che “anche l’ASP di Agrigento possa fare la nostra stessa scelta, in considerazione del fatto che ad Agrigento è attivo un corso di laurea in Scienze Infermieristiche. Anticipo che c’è stato già un primo contatto e si è percepita una certa disponibilità da parte dell’Azienda sanitaria”.
LIVESICILIA
Ddl enti locali, l’Ars boccia l’articolo 1 con il voto segreto
Sono stati 33 i voti favorevoli alla bocciatura e 21 i contrari
di Redazione
PALERMO – L’Assemblea regionale siciliana ha bocciato, con voto segreto, l’articolo 1 del disegno di legge sugli enti locali. L’esito della votazione è stato di 33 voti favorevoli alla bocciatura e 21 contrari.
L’Aula è arrivata al voto sull’articolo, che riguarda la disciplina degli ispettori nelle amministrazioni locali, dopo un lungo dibattito sull’ordine dei lavori. Le opposizioni avevano chiesto di votare prioritariamente gli articoli 8 e 14, relativi rispettivamente alla rappresentanza di genere nelle giunte e alla possibilità del terzo mandato nei comuni fino a 15 mila abitanti.
La maggioranza, invece, si è mostrata divisa tra chi chiedeva di procedere con l’esame di tutti gli articoli del testo e chi proponeva una sospensione dei lavori per tentare una mediazione.
Il presidente di turno dell’Ars, Nuccio Di Paola, preso atto dell’assenza di una posizione unanime dell’Aula sull’ordine delle votazioni, ha quindi disposto il voto sul primo articolo, che è stato respinto.
Nel corso della seduta è stato più volte ricordato, anche dalla presidenza, che il disegno di legge dovrà essere approvato entro l’11 febbraio per consentirne l’entrata in vigore in tempo utile rispetto alla prossima tornata elettorale di primavera.
Dopo una sospensione decisa intorno alle 19 per provare a trovare un’intesa sul seguito dell’esame del ddl enti locali, alla ripresa dei lavori il il presidente di turno Nuccio Di Paola ha rinviato la seduta a martedì prossimo, 3 febbraio, con all’ordine del giorno attività ispettiva.
La ripresa dell’esame del ddl sugli enti locali a Sala d’Ercole è prevista invece martedì 10 febbraio.
QDS
Enti locali, tra calamità naturali ed elezioni vicine la votazione del disegno di legge fatica a ingranare.
Ieri il provvedimento è arrivato in Aula con i soliti “nodi”: terzo mandato dei sindaci, consigliere supplente e rappresentanza di genere. Ma Sala d’Ercole dovrà comunque venirne a capo entro e non oltre l’11 febbraio
PALERMO – Dopo l’urgenza del disegno di legge sui primi aiuti ai territori colpiti dal ciclone Harry, l’Assemblea regionale siciliana – come deciso in conferenza di capigruppo martedì – il disegno di legge sugli Enti locali approda finalmente a Sala d’Ercole dopo un anno e qualche mese dallo stralcio della fu detta “Riforma degli enti locali”.
L’avvio di discussione ha visto il presidente della Regione chiamato in causa per la propria assenza in qualità di assessore ad interim per le Autonomie locali. Ma il disegno di legge non porta con sé soltanto questo extra testo ed emendamenti. Sullo sfondo anche aspetti indirettamente legati alle difficoltà degli enti locali nel momento di calamità naturale dichiarato dalla Regione e poi anche dal governo nazionale.
Critiche del Pd al disegno di legge sugli Enti locali
“La norma sugli Enti locali che oggi torna in Aula per essere votata è l’ennesima riproposizione di un testo che continua a non convincere perché resta lontano dai Comuni e dalle reali esigenze dei territori”, dice Mario Giambona, vice capogruppo del Partito democratico all’Ars.
“Non è un caso – prosegue Giambona – se siamo già al quarto tentativo: quando una riforma guarda agli apparati e alle segreterie invece che alle comunità locali, finisce inevitabilmente per arenarsi”.
La discussione generale, per recuperare sullo slittamento dovuto alla prioritaria norma sui primi aiuti da 40 milioni di euro, ha avuto il via in tarda mattinata quando molti deputati erano impegnati nelle commissioni parlamentari. L’avvio però ha rivelato una sintesi che malgrado la reiterata proposta di riforma non è ancora certa.
Terzo mandato ai sindaci e rappresentanza di genere
In ballo ci sono norme sul terzo mandato ai sindaci per i comuni tra i 5 e i 15 mila abitanti e l’eliminazione del limite di mandato sotto i 5 mila.
Poi, tra le proposte che non trovano piena condivisione, il consigliere supplente e le norme in materia di rappresentanza di genere nelle Giunte comunali. Per quest’ultime, il nodo è la divergenza tra quanti sostengono l’entrata in vigore entro 90 giorni dalla data di pubblicazione della legge e quanti sostengono l’entrata in vigore al primo rinnovo degli organi comunali.
“Il Parlamento siciliano non può tirarsi indietro di fronte al recepimento della norma nazionale sulla rappresentanza di genere al 40% nelle giunte comunali”, dice il capogruppo dem Michele Catanzaro annunciando che “per quanto riguarda le altre disposizioni sono norme da apprezzare, anche perché richieste dall’Anci”.
Le criticità dei piccoli Comuni siciliani
Diffusa, e non solo opinione del Pd all’Ars, l’idea che il disegno di legge non risponda a molte delle criticità delle Autonomie locali.
“Nel disegno di legge sugli enti locali è indispensabile prevedere un intervento specifico per l’adeguamento delle indennità degli assessori dei piccoli comuni siciliani, oggi ferme a livelli del tutto inadeguati e, in molti casi, persino inferiori a quanto riconosciuto ai volontari del servizio civile”.
Lo dicono Leonardo Spera, sindaco di Contessa Entellina, vice presidente Anci Sicilia, e Maurizio Zingales, sindaco di Mirto, coordinatore dei piccoli comuni siciliani.
Discussione arenata a Sala d’Ercole
La discussione generale, in teoria, si sarebbe esaurita nel corso della prima sessione di lavoro al mattino. Ma nel pomeriggio, con una ripresa dei lavori parecchio posticipata rispetto alla convocazione anche a causa del ritardo del governo, e preceduta da un’informale capigruppo, Sala d’Ercole ha discusso – a tratti anche animatamente – senza dare il via alla votazione dell’articolato.
Il ddl enti locali, anche alla luce delle nuove e cogenti esigenze delle Autonomie locali alle prese con le emergenze ormai note, poteva trovare una riscrittura integrativa che però avrebbe costretto a un ulteriore rinvio. Così alcune fonti tra i corridoi di Palazzo dei Normanni, che sull’urgenza di riproporlo senza grandi modifiche sostengono evidente motivo le ormai prossime amministrative siciliane.
Scadenza dell’11 febbraio per il ddl Enti locali
La discussione si è infine nuovamente arenata, nel tardo pomeriggio, con la proposta di alcuni deputati di opposizione – e non solo – di “prelevare” le norme sulla rappresentanza di genere e sulla ricandidabilità dei sindaci per anticiparne il voto rispetto al resto dell’articolato.
Sala d’Ercole, in ogni caso, deve trovare soluzione al disegno di legge entro e non oltre l’11 febbraio.
SICILIA TARGET
Notte di forte pioggia e vento: una frana ostacola il transito sulla “Crocca- Pioppitello”
Ha piovuto intensamente sull’Agrigentino dalla tarda serata di ieri alle prime luci del mattino, ma soprattutto è stato il vento il protagonista del maltempo durante la notte. Raffiche che hanno spazzato le coste da Licata a Sciacca e anche l’ entroterra, con “punte” che hanno superato gli 80 km/h.
Una frana (segnalata da un nostro lettore) si è verificata in contrada Pioppitello, sulla bretella che si snoda lungo la SP 3 “Crocca”, che collega Favara al Villaggio Mosè. Grossi massi sono caduti sull’asfalto ostacolando il traffico veicolare. La “bretella stradale” in questione è quel tratto molto utilizzato dagli automobilisti per accorciare la percorrenza della “Crocca”. Il traffico da e per Favara comunque è aperto sulla Strada Provinciale ma attenzione perché il maltempo ha depositato detriti sulla sede stradale.
Massi caduti questa mattina sulla strada tra Favara e Naro
Altri detriti e presenze di massi si segnalano sulla strada che da Favara raggiunge Naro, attraversando contrada Sant’ Anna fino alla Diga San Giovanni. Pericoli che mettono a rischio i tanti lavoratori pendolari che ogni mattina da Favara raggiungono i posti di lavoro nella cittadina barocca.
Un’altra frana si registra a Porto Empedocle (nella foto) in pieno centro abitato, lungo il costone adiacente la via Garibaldi. Un movimento franoso che mette in preoccupazione gli abitanti alla luce di quanto sta accendendo a Niscemi.
ITALIAOGGI
Semplificazioni, al macero le ricevute dei Pos. Salta l’alleggerimento burocratico per le imprese. Oggi in consiglio dei ministri il decreto legge Pnrr. Ecco tutte le novità in arrivo.
Al macero le ricevute dei Pos. Non dovranno essere più custodite per dieci anni, perché per adempiere all’obbligo di conservazione delle scritture contabili, basterà archiviare le comunicazioni e i documenti inviati dalle banche anche in formato digitale.
Semplificazione per la conservazione delle ricevute Pos
Non quindi i semplici «tracciati digitali dei pagamenti» Pos come previsto nella prima bozza del decreto Pnrr ma tutte le «comunicazioni inviate ai clienti» e i documenti forniti dagli istituti di credito e dagli intermediari finanziari. Se contengono tutte le informazioni necessarie a identificare le singole operazioni, i documenti digitali potranno essere utilizzati al posto delle ricevute cartacee emesse dai terminali Pos per essere in regola con gli obblighi di cui all’articolo 2220 del codice civile.
Il decreto legge Pnrr che approda oggi sul tavolo del consiglio dei ministri in un testo riveduto e corretto (si veda altro articolo a pag. 24) conferma la semplificazione degli oneri di conservazione gravanti su cittadini e imprese, specificando meglio quali comunicazioni digitali (praticamente tutte, comprese quindi le notifiche che arrivano sul cellulare dopo i pagamenti con carta di credito, debito, prepagata o altro strumento di pagamento online) potranno essere utilizzate per sostituire gli scontrini cartacei.
Salta la semplificazione sulle comunicazioni delle imprese
Per una semplificazione confermata, un’altra invece, molto rilevante per le imprese, viene persa per strada. L’ultima bozza del decreto Pnrr non contiene più la norma che consentiva alle imprese, soprattutto quelle più piccole, di non pubblicare più le informazioni su sussidi, contributi e aiuti pubblici ricevuti di importo superiore a 10 mila euro annui.
Leggi anche: Dl Pnrr, le imprese non dovranno più pubblicare i dati sui contributi ricevuti
L’alleggerimento burocratico sarebbe stato sicuramente gradito alle microimprese destinatarie di aiuti pubblici nazionali, regionali, europei sotto le più svariate forme (incentivi, mutui agevolati, crediti di imposta, aiuti de minimis, ecc) le quali avrebbero potuto non pubblicare più i dati, visto che analogo onere è già previsto a carico degli enti pubblici eroganti (per contributi e sovvenzioni sopra i 1.000 euro). E una pubblicazione basta e avanza.
Difficoltà e sanzioni per le piccole imprese
L’onere di pubblicazione entro il 30 giugno di ogni anno risulta particolarmente gravoso soprattutto per le piccole imprese che, essendo esonerate dalla nota integrativa al bilancio, per dichiarare contributi di importo superiore a 10 mila euro (secondo quanto disposto dall’art.1 legge n. 124 del 2017, in materia di obblighi di trasparenza per le aziende) devono necessariamente realizzare un sito internet (dove caricare i dati) o avvalersi di portali di categoria. Solo per contributi di importo estremamente esiguo (fino a mille euro) basta la pubblicazione direttamente in bilancio, se redatto in forma abbreviata. La semplificazione contenuta nel decreto Pnrr avrebbe messo al riparo le microimprese da sanzioni pecuniarie pesanti. In caso di mancato adempimento agli obblighi di pubblicazione, le imprese rischiano infatti di pagare l’1% delle somme ricevute, con un minimo di 2.000 euro. In caso di mancata regolarizzazione entro 90 giorni, scatta la sanzione della restituzione integrale delle somme ricevute.
Niente Isee a scuole, università, comuni. Carta d’identità senza scadenza agli over 70 dal 30 luglio
Scuole, università, comuni e le altre amministrazioni pubbliche competenti alla concessione di prestazioni sociali agevolate, dovranno acquisire d’ufficio dall’Inps, attraverso la piattaforma digitale nazionale dati (Pdnd), i dati Isee strettamente necessari alla concessione della prestazione sociale agevolata. La norma di semplificazione a beneficio dei cittadini viene confermata nel testo del decreto oggi in cdm.
La carta d'identità elettronica per gli over 70
Al pari della novità, fortemente voluta dal ministro della Funzione pubblica, Paolo Zangrillo, che rende valida senza limiti di tempo la carta di identità elettronica degli over 70. La novità sarà operativa dal 30 luglio 2026 (e non dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto, come previsto nella bozza precedente) e ne beneficeranno i soggetti di età pari o superiore a settanta anni al momento della richiesta di rilascio.
Giustizia tributaria: aumento della competenza del giudice monocratico
Il dl Pnrr aumenta il valore delle controversie di competenza del giudice monocratico di primo grado, da 5.000 euro a 10.000 euro, con l’obiettivo di ridurre i tempi del processo tributario di merito. Tale modifica, in continuità con il precedente ampliamento della competenza per valore del giudice tributario, persegue l'obiettivo di accelerare la definizione del contenzioso delle Corti di giustizia tributaria di primo grado, sottraendo al giudice collegiale la decisione su controversie di modico valore.
Dopo essere stata stralciata in extremis dalla legge di Bilancio, rispunta all'interno della nuova bozza del decreto Pnrr la norma con cui si stabilisce che il datore di lavoro non possa essere condannato al pagamento di differenze retributive o contributive per il periodo precedente la data del ricorso, se ha applicato lo standard retributivo previsto dal contratto collettivo leader. La norma era stata proposta da Fratelli d'Italia in Senato nelle vesti di subemendamento ad alcune riformulazioni del Governo alla Manovra. Ma la disposizione è stata poi stralciata dal testo definitivo della legge di bilancio. Ora si riaffaccia nel decreto Pnrr accompagnata dalle consuete polemiche.
ITALIAOGGI
Decreto PNRR: monitoraggi mensili, responsabilità rafforzata e nuove regole per gli enti localiIl governo introduce un controllo mensile tramite il sistema REGIS per verificare l'avanzamento dei progetti PNRR. Obiettivo: garantire il raggiungimento dei target e attivare poteri sostitutivi in caso di criticità.
Stretta finale sul PNRR. Con il decreto legge oggi in consiglio dei ministri arriva l’obbligo di monitoraggio con cadenza mensile per tutti i soggetti attuatori. Il check dovrà essere effettuato tramite il sistema informatica REGIS e riguarderà «il cronoprogramma procedurale e finanziario aggiornato di ciascun intervento, unitamente al relativo stato di avanzamento finanziario e procedurale rilevato alla fine del mese precedente, con l’attestazione sull’effettiva capacità di conseguimento dell’obiettivo PNRR assegnato all’intervento, ovvero l’evidenza dell’esistenza di eventuali criticità rispetto a tale conseguimento, anche ai fini dell’attivazione della procedura per l’esercizio dei poteri sostitutivi». Oltre al bastone, però arriva anche la carota di ulteriori misure di «rafforzamento amministrativo», che per gli enti locali si concretizzano soprattutto nell'esclusione delle uscite per il segretario dai limiti di spesa di personale.
Leggi anche: Dipendenti e dirigenti, danno erariale ridotto: risarcimento fino al 30%
Il percorso di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è entrato nella sua fase finale e probabilmente decisiva, nella quale occorrerà verificare non solo di avere speso quanto programmato, ma anche di avere rispettato le milestones amministrative e i target associati alle diverse misure. Occorre ricordare, infatti, che il PNRR non è un semplice programma di finanziamenti, ma un piano di performance, che impone milestones e target anche non finanziari. Quindi, non sarà sufficiente completare l’avanzamento fisico, finanziario e procedurale degli interventi, ma anche attestare il raggiungimento dei traguardi associati alla relativa misura. Per ognuna di queste, infatti, sono previsti precisi obiettivi, di norma (ma non sempre) associati sia al singolo intervento (ad esempio, metri quadri di area urbana rigenerata) che all’intera missione.
Il PNRR come piano di performance
Per tenere sotto controllo la situazione, come detto, il nuovo decreto al varo da parte del governo, composto da 32 articoli, introduce un monitoraggio mensile obbligatorio per i soggetti attuatori in modo da evidenziare tempestivamente ritardi e disallineamenti dai target. Esso, inoltre, proroga al 2029 le strutture di missione per garantire i controlli post-2026 e lancia un piano di semplificazioni che spazia dalla digitalizzazione della Pa alla giustizia, fino alle infrastrutture ferroviarie e all'housing universitario. Il cuore del decreto, però, risiede nel rafforzamento della responsabilità per il raggiungimento dei target. I soggetti attuatori dovranno ora rendere disponibile sul sistema informatico REGIS, entro il decimo giorno di ogni mese, un cronoprogramma aggiornato. Come sottolinea la relazione illustrativa, questa misura serve a fornire un'attestazione dell'effettiva capacità di conseguimento dell'obiettivo o l'evidenza di criticità per l'attivazione dei poteri sostitutivi.
Leggi anche: PNRR, formazione e contabilità: le sfide per gli enti locali
Monitoraggio e rafforzamento della responsabilità
Nonostante il termine ultimo per i pagamenti sia fissato al 31 dicembre 2026, il governo guarda oltre. Le Strutture di missione e le Unità di missione PNRR presso le amministrazioni centrali sono prorogate fino al 31 dicembre 2029. La relazione chiarisce che «le amministrazioni titolari delle misure e i soggetti attuatori dovranno continuare ad aggiornare il sistema REGIS anche con i dati relativi all'avanzamento finanziario, fisico e procedurale degli investimenti che continuano ad essere realizzati dopo la conclusione del Piano». Importanti anche le misure di rafforzamento amministrativo, soprattutto per gli enti locali che incassano una misura a lungo richiesta ossia l’esclusione dai limiti di spesa del personale degli emolumenti del segretario. Fino ad oggi, infatti, la deroga è stata solo temporanea e limitata alle amministrazioni sprovviste della figura di vertice. Si tratta di un passo avanti importanti che, si auspica, possa contribuire a ridurre il numero di sedi vacanti.
ITALIAOGGI
PNRR enti locali: il Governo crea un tavolo permanente per accelerare gli interventi.
Gli enti locali sono al centro del Pnrr con 85 mila progetti da completare. Un tavolo permanente aiuterà a superare le difficoltà amministrative e garantire il rispetto degli impegni con Bruxelles.È stato attivato un tavolo permanente con lo scopo di dirimere le questioni più spinose relative all’attuazione del Pnrr per gli enti locali. Attorno al tavolo si siederanno, tra gli altri, rappresentanti del Mef, dell’Anci e dell’Upi.È quanto emerso dalla cabina di regia convocata ieri a Palazzo Chigi per fare il punto sugli interventi Pnrr affidati agli enti territoriali. Il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, ha guidato il confronto insieme ai rappresentanti dei ministeri competenti, dell’Anci, dell’Upi e dell’Uncem, riuniti per affrontare l’ultimo tratto di un percorso che coinvolge circa 85 mila progetti per un valore complessivo di 30 miliardi di euro.Leggi anche: Dipendenti e dirigenti, danno erariale ridotto: risarcimento fino al 30%Il ruolo degli enti locali e le sfide del PNRRLa riunione, spiegano da Palazzo Chigi, aveva come obiettivo quello di verificare tempistiche, obblighi di rendicontazione e tipologia di documentazione necessaria per certificare il raggiungimento dei traguardi concordati con Bruxelles. Un tema cruciale, considerando che Comuni, Province, Unioni di Comuni e Città metropolitane rappresentano la spina dorsale operativa del Piano, i «soggetti attuatori» chiamati a consegnare risultati misurabili in tempi ormai strettissimi. Foti ha ricordato come, per sostenere gli enti locali, nel 2024 siano state attivate le cabine di coordinamento nelle Prefetture, incaricate di offrire supporto tecnico e uniformare le pratiche sul territorio. Un meccanismo di collaborazione verticale che, secondo il ministro, ha permesso di costruire un dialogo costante tra amministrazioni centrali e periferiche, riducendo ritardi e incertezze operative.Leggi anche: PNRR, formazione e contabilità: le sfide per gli enti localiIl nuovo tavolo permanente per il PNRRA questa rete si aggiunge ora un tavolo permanente dedicato alle questioni trasversali che coinvolgono più enti locali. Coordinato dalla Struttura di missione Pnrr, includerà rappresentanti delle amministrazioni titolari degli interventi, del Mef, dell’Anci e dell’Upi, con il compito di sciogliere rapidamente gli ultimi nodi amministrativi e garantire un completamento ordinato del Piano.Secondo Foti, i mesi a venire saranno decisivi. Le amministrazioni dovranno chiudere le attività di rendicontazione e prepararsi alle verifiche europee, un passaggio che richiede «chiarezza, trasparenza e, soprattutto, leale collaborazione». Una sfida complessa, ha sottolineato il ministro, ma indispensabile per assicurare che l’Italia rispetti gli impegni presi con l’Unione europea e consolidi i risultati di uno dei programmi più vasti mai messi in campo nel Paese.
ITALIAOGGI
Rivoluzione nella Pubblica amministrazione: performance misurabili e carriere meritocratiche.
La Camera approva il ddl Merito, che lega retribuzioni a risultati e introduce criteri selettivi. Obiettivi misurabili e comportamenti organizzativi diventano centrali, supervisionati da una Commissione indipendente per garantire trasparenza.
La riforma della PA entra nel vivo con un nuovo sistema di valutazione che lega in modo diretto retribuzioni e risultati, introducendo obiettivi misurabili, indicatori chiari e criteri più selettivi per premiare il merito. Accanto alla performance tecnica, acquistano peso i comportamenti organizzativi, dalla leadership alla capacità di innovazione. Il tutto supervisionato da una Commissione indipendente per garantire trasparenza nelle selezioni.
La Camera dei deputati ha approvato ieri il disegno di legge sulla valutazione della performance e sullo sviluppo di carriera nella PA (ddl Merito), proposto dal ministro Paolo Zangrillo. «Vogliamo una PA capace di attrarre e trattenere talenti», ha spiegato Zangrillo, rivendicando l’impronta di cambiamento culturale che valorizza merito e leadership. Il ddl passerà ora al vaglio del Senato e sarà approvato con ogni probabilità in primavera.
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Il nuovo sistema di valutazione della PA
Il cuore della riforma è il ridisegno della misurazione delle performance con obiettivi assegnati in tempi certi, indicatori chiari e valutazioni verificabili. La componente retributiva legata alla performance diventa strettamente proporzionale al risultato conseguito. Per evitare inflazioni di punteggi e garantire selettività, non sarà possibile attribuire punteggi apicali a più del 30% del personale di ciascun ufficio; entro questi, l’eccellenza potrà essere riconosciuta a non oltre il 20% dei punteggi massimi. Accanto agli “obiettivi di mestiere” entra a pieno titolo la valutazione dei comportamenti organizzativi: capacità di guida dei team, responsabilità, attitudine al problem solving e all’innovazione.
Obiettivi e criteri di valutazione delle performance
La riforma introduce anche percorsi di crescita strutturati. Nella dirigenza di seconda fascia, il 30% dei posti sarà riservato a funzionari con almeno cinque anni di servizio o a personale dell’area dell’elevata qualificazione con due anni di esperienza. La corsia si affianca al corso-concorso SNA (50% dei posti) e ai concorsi banditi dalle singole amministrazioni (20%). Per la prima fascia è prevista una quota riservata pari al 50%, in coerenza con l’obiettivo di costruire una scala di progressioni basata su risultati e competenze.
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Percorsi di crescita e sviluppo di carriera
A tutela di imparzialità e trasparenza, la selezione per gli incarichi dirigenziali è affidata a una Commissione indipendente di sette membri formata da quattro dirigenti generali della stessa amministrazione, due esperti di valutazione del personale esterni (PA o privato) e un presidente dirigente generale proveniente da altra amministrazione. I componenti sono estratti a sorte, soggetti a incompatibilità e non possono partecipare per due volte consecutive. La procedura si apre con una valutazione su performance individuale e comportamenti organizzativi, basata su colloquio esperienziale-attitudinale-motivazionale e su una relazione del dirigente sovraordinato; segue una prova scritta e una orale.
Trasparenza e imparzialità nelle selezioni dirigenziali
Gli incarichi hanno durata massima di tre anni, rinnovabili una sola volta previa valutazione favorevole della Commissione sull’attività svolta. La seconda fase, di osservazione e valutazione, dura almeno quattro anni: al termine, se l’esito è positivo, si procede all’inserimento nei ruoli, sempre dopo una nuova valutazione affidata a una Commissione distinta. «Con questo provvedimento, ha concluso Zangrillo, permettiamo alle nostre persone di crescere e fare carriera dimostrando di essere veri civil servant. È così che si libera il potenziale della PA e si migliorano i servizi per cittadini e imprese».
Dal fronte dell’opposizione però non mancano le critiche. «Sulla valutazione della qualità delle performance, fissare un limite massimo al 30%, escludendo tutto il resto, servirà solo a peggiorare la PA. Si spingono i lavoratori non a lavorare meglio e a migliorare il servizio ma solo a vincere sul collega» dichiara il deputato PD Andrea Casu esprimendo il voto contrario dei dem sul ddl Merito.