AGRIGENTONOTIZIE
È di nuovo emergenza maltempo: il mare minaccia le spiagge di San Leone, strade allagate a Licata.
Le piogge della notte scorsa hanno ingrossato il torrente di Mollarella che è straripato in più punti. Nel lido balneare agrigentino diversi metri di spiaggia sono stati inghiottiti dalle onde e le previsioni meteo per le prossime ore sono tutt’altro che ottimistiche
La nuova ondata di maltempo che dalla notte scorsa imperversa sull’Agrigentino non fa fare sonni tranquilli ai responsabili della Protezione civile che dalle prime luci dell’alba sono al lavoro per monitorare il territorio. La pioggia, le forti raffiche di vento e le mareggiate per il momento non hanno provocato danni significativi alla pista ciclabile del viale delle Dune di San Leone ma, rispetto ai giorni scorsi, diversi metri di spiaggia sono stati inghiottiti dalle onde del mare e le previsioni meteo per le prossime ore sono tutt’altro che ottimistiche. Nonostante i cumuli di pioggia caduti nella notte su diversi centri dell’entroterra, la portata del fiume Akragas si è mantenuta al di sotto dei livelli di guardia. Osservato speciale, ancora una volta, è il fiume Salso di Licata.
Viale delle Dune a rischio dopo il ciclone Harry, Miccichè: “Tamponiamo ma la Regione deve intervenire”
Nella città del faro, dove i corsi d’acqua sono costantemente monitorati dalla sala operativa della protezione civile del Libero consorzio comunale, le acque del torrente che scorre sulla provinciale 67 di Mollarella hanno invaso le strade nella zona di contrada Poggio Cuti dove stanno lavorando i tecnici della protezione civile comunale coordinati da Toni De Marco e il personale della polizia provinciale per regolamentare la viabilità.
AGRIGENTONOTIZIE
La frana di Niscemi, il Libero consorzio mette a disposizione la Protezione civile provinciale.
Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie
Il Presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, Giuseppe Pendolino, esprime solidarietà al Sindaco Massimiliano Conti e alla comunità di Niscemi, nonché al Presidente del Libero Consorzio di Caltanissetta Walter Tesauro, duramente provati dalla frana che ha provocato l'evacuazione di migliaia di abitanti e danni irreparabili a molte abitazioni, attività commerciali e al tessuto urbano del comune del Nisseno. “È un immenso dispiacere che suscitano in tutti noi le immagini arrivate da Niscemi per un evento di proporzioni disastrose. Siamo vicini alla comunità niscemese - afferma Pendolino - e siamo pronti a mettere a disposizione la nostra struttura di Protezione Civile che ha acquisito negli anni una notevole esperienza nella gestione di situazioni di grande emergenza come questa”.
GRANDANGOLO
Ambiente, rilasciati 110 autorizzazione nel 2025 dal Libero Consorzio Comunale di Agrigento.
La A.U.A. ha la durata di 15 anni
Continua l’impegno del Libero Consorzio nelle attività di tutela ambientale. In questo contesto rientrano anche i provvedimenti di Autorizzazione Unica Ambientale (A.U.A.), che il Decreto Legislativo 152/2006 e il DPR n. 59 del 3 marzo 2013 assegnano alle ex Province. Nell’appena trascorso 2025 il numero di autorizzazioni rilasciate dal Gruppo n. 3 A.U.A del Settore Ambiente ha registrato un ulteriore incremento rispetto all’anno precedente. Ben 110 infatti i provvedimenti autorizzativi rilasciati per i sette titoli abilitativi previsti dalla normativa, con il coordinamento tra gli enti competenti in materia ambientale e gli Sportelli Unici per le Attività Produttive dei Comuni per il rilascio del provvedimento finale.
Ricordiamo che l’A.U.A. è un provvedimento semplificato che consente di ridurre notevolmente i tempi di avvio delle attività per piccole e medie imprese e titolari di impianti non soggetti alla disciplina dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) operanti in vari settori produttivi (trasformazione dei prodotti agricoli, caseari e ittici, frantoi e oleifici, stabilimenti enologici, frantumazione di inerti, strutture turistiche e alberghi, varie attività artigianali, depositi di carburanti, ecc.). Il rilascio da parte del Libero Consorzio Comunale di Agrigento avviene dopo l’accertamento della regolarità degli impianti e dei titoli abilitativi (autorizzazione agli scarichi, utilizzo di acque di vegetazione dei frantoi e di reflui delle aziende zootecniche per l’irrigazione, autorizzazione alle emissioni in atmosfera, utilizzo di fanghi di depurazione in agricoltura, comunicazioni in materia di rifiuti). Ricordiamo altresì che la A.U.A. ha la durata di 15 anni, e le imprese che ne fanno richiesta devono inoltrare l’istanza telematica al Libero Consorzio Comunale di Agrigento tramite lo Sportello Unico per le Attività Produttive dei Comuni.
Oltre alle A.U.A., nel 2025 sono stati rilasciati 5 nuove autorizzazioni e 20 rinnovi di impianti di stoccaggio e lavorazione di rifiuti non pericolosi (in procedura semplificata ai sensi dell’art. 214 e 216 del D.P.R. 152/2016). Numerosi, infine, i controlli ispettivi per la campagna olearia 2025/2026, gli impianti di autodemolizione, gli impianti per il trattamento di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.
SCRIVOLIBERO
Libero Consorzio Agrigento, entro il 24 febbraio le domande di partecipazione agli esami per l’attività di trasportatore di merci per conto terzi su strada
E’ pubblicato sulla home page del Libero Consorzio Comunale di Agrigento il bando per l’ammissione agli esami per il conseguimento dell’idoneità professionale per l’esercizio dell’attività di trasportatore di merci per conto terzi su strada nel settore dei trasporti nazionali ed internazionali. Le domande di ammissione alla prima sessione 2026 dovranno essere presentate entro il prossimo 24 febbraio utilizzando lo schema dell’allegato “A” del bando, a mezzo posta o brevi manu, al Settore Solidarietà Sociale e Trasporti – Piazza A. Moro 1, 92100, Agrigento. Possono partecipare tutti coloro in possesso, alla stessa data, dei seguenti requisiti: maggiore età, non essere interdetti o inabilitati giudizialmente, essere in possesso di un titolo di studio di istruzione superiore di secondo grado a seguito di corso di durata triennale, quadriennale o quinquennale, ovvero di avere assolto all’obbligo scolastico e superato un corso di istruzione di secondo grado o un corso di preparazione all’esame presso un organismo autorizzato. Come di consueto sono previste due tipologie di abilitazione: esame completo per trasporto nazionale e internazionale, ed esame integrativo, che consente a coloro in possesso dell’idoneità per il solo trasporto nazionale di conseguire l’idoneità per il trasporto internazionale.
L’esame consiste in due prove scritte da svolgersi in un unico giorno e della durata massima, per ogni prova, di due ore. La prima consiste nella compilazione di una scheda quiz di sessanta domande con risposta a scelta fra quattro risposte predefinite, di cui solamente una corretta (venti quesiti di diritto, equamente distribuiti tra diritto civile, commerciale, tributario e sociale. e dieci quesiti per ciascuna delle seguenti quattro materie: gestione commerciale e finanziaria dell’impresa, accesso al mercato. norme tecniche e gestione tecnica, sicurezza stradale.
La seconda prova consiste in una esercitazione su un caso pratico che prevede la soluzione di un problema a risposta aperta, articolato in quattro domande e contenente elementi relativi all’ambito nazionale e/o internazionale.
I candidati che supereranno gli esami potranno svolgere la professione di autotrasportatore di merci su strada in Italia e su tutto il territorio dell’Unione Europea. Per tutte le informazioni gli interessati possono rivolgersi al Settore Trasporti (via Esseneto n. 66 ad Agrigento, tel. 0922/593647/680), oppure alle sedi URP del Libero Consorzio presenti in diversi comuni della provincia.. Tutti i dettagli al link:
https://www.provincia.agrigento.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/16533
PMI.IT
DDL Merito nella PA: riforma valutazione performance e carriera dirigenziale
DDL Merito approvato alla Camera: si avvicina la riforma della valutazione delle performance e quella per l'accesso alla dirigenza nelle pubbliche amministrazioni.
La Camera ha approvato il disegno di legge per la riforma del sistema di valutazione della performance nelle amministrazioni pubbliche e della carriera dirigenziale. Il Ddl Merito si propone di aumentare l’efficienza nella PA e di responsabilizzare i dirigenti. In particolare, la legge mira a risolvere le criticità emerse in relazione alle osservazioni della Corte dei Conti.
Pubblico impiego: valutazione performance più trasparente
Il disegno di legge introduce misure volte a rafforzare la valutazione della performance dei dirigenti e dei non dirigenti. Tra le principali novità, si prevede che i dirigenti debbano differenziare le valutazioni del personale per identificare le capacità individuali e valorizzare i più meritevoli. L’introduzione di un sistema di valutazione trasparente permetterà di responsabilizzare maggiormente le figure dirigenziali, puntando su una valutazione obiettiva e multidimensionale, inclusa la leadership come fattore abilitante.
Formazione e leadership: elementi chiave
Un altro aspetto fondamentale della riforma riguarda il ruolo della formazione nella valutazione delle performance. La legge prevede che la formazione del personale, sia dirigenziale che non, diventi un elemento centrale per il miglioramento delle competenze e per il buon funzionamento delle amministrazioni. Inoltre, si propone di superare la valutazione gerarchica e unidirezionale, introducendo sistemi che coinvolgano una pluralità di soggetti interni ed esterni.
Per garantire l’oggettività del processo di valutazione, il disegno di legge prevede l’adozione di un decreto del Ministro per la Pubblica Amministrazione che stabilisca le modalità per il bilanciamento della valutazione, tra gli obiettivi e le caratteristiche trasversali, assicurando criteri di valutazione chiari e imparziali.
Nuove opportunità di carriera nella dirigenza pubblica
Il disegno di legge introduce anche un’importante novità riguardo l’accesso alla dirigenza pubblica. Le amministrazioni avranno la possibilità di sviluppare la carriera dirigenziale tramite un processo di selezione basato sulla valutazione delle performance. Sarà possibile accedere alla qualifica dirigenziale attraverso un incarico temporaneo, con un limite massimo del 30% dei posti disponibili, garantendo la trasparenza e il rispetto dei principi di imparzialità e pubblicità.
Le fasi della selezione per la carriera dirigenziale
Le procedure di selezione per il passaggio alla dirigenza si articolano in più fasi.
Prima fase: selezione e comparazione tra i candidati, con una prova scritta e orale, seguita dal conferimento dell’incarico dirigenziale temporaneo. La valutazione si basa sulle performance individuali e sui comportamenti organizzativi dei candidati negli ultimi cinque anni.
Seconda fase: osservazione e valutazione durante il periodo dell’incarico temporaneo (almeno quattro anni), con un’analisi dei risultati ottenuti e delle capacità manageriali.
Terza fase: valutazione finale al termine del periodo temporaneo, che determinerà il passaggio definitivo nell’area dirigenziale.
Le valutazioni, per garantire la massima imparzialità, saranno affidate a commissioni nominate secondo modalità trasparenti e oggettive, simili a quelle della fase iniziale della selezione.
ILSOLE24ORE
Pnrr, ok all’Isee automatico. Meno vincoli sugli aiuti a Pmi
Cdm/1. Stop all’obbligo di conservazione delle ricevute per i pagamenti effettuati verso la Pa. Ridotti gli obblighi di comunicazione di incentivi e sostegni riconosciuti alle microimprese
Giovanni Parente Gianni Trovati
Nel suo ricco capitolo dedicato alle semplificazioni, il nuovo decreto legge sul Pnrr approvato ieri in Consiglio dei ministri fa scattare il meccanismo di acquisizione automatica dei dati Isee da parte di «scuole, università, Comuni e le altre amministrazioni pubbliche competenti alla concessione di prestazioni sociali agevolate». In pratica, i beneficiari di bonus e agevolazioni su rette universitarie, tariffe scolastiche o comunali e così via non saranno più tenuti a presentare l’indicatore calcolato autonomamente o con l’aiuto dei Caf, perché la Pa dovrà pescare le informazioni direttamente dalla Piattaforma digitale nazionale dati (Pdnd). Si tratta di un’applicazione estesa del principio «once only», in base al quale la Pa non può chiedere ai cittadini dati e documenti che già ha; per prepararne un’ulteriore estensione, il decreto stringe i bulloni dell’interoperabilità fra le banche dati e allarga alle società pubbliche gli obblighi di inserimento e aggiornamento dei dati nell’Indice dei domicili digitali.
Dal 30 luglio, la carta d’identità elettronica per i cittadini over 70 avrà durata illimitata, e sarà valida anche per l’espatrio. L’ultimo testo, però, non contempla espressamente la possibilità per gli attuali over 70 già in possesso di Cie di richiederne una nuova prima della scadenza dell’attuale. Via libera poi anche alla tessera elettorale digitale, ma serviranno 12 mesi per i decreti attuativi.
Sugli obblighi di conservazione dei documenti la versione finale del provvedimento approvata ieri sembra meno ambiziosa rispetto alle ipotesi della vigilia. Come spiega il comunicato diffuso nella tarda serata di ieri da Palazzo Chigi «abolisce l’obbligo di conservazione cartacea delle ricevute per i pagamenti effettuati verso la pubblica amministrazione attraverso canali elettronici (come il sistema PagoPa). L’amministrazione è tenuta a verificare l’avvenuto pagamento consultando i propri flussi informatici o quelli della piattaforma nazionale, senza poter richiedere al cittadino l’esibizione della ricevuta, anche a fini fiscali e di detrazione».
Inoltre il decreto «dedica una sezione specifica alla riduzione degli oneri amministrativi per le piccole realtà aziendali, semplificando gli obblighi di comunicazione e pubblicità relativi agli aiuti di Stato, laddove le informazioni siano già presenti nel Registro nazionale degli aiuti».
Nel decreto uscito dal consiglio dei ministri di ieri è caduta, per l’ennesima volta, la norma blocca arretrati per i datori di lavoro che avevano riconosciuti salari non conformi con l’articolo 36 della Costituzione. Resta, invece, l’ammorbidimento fino al 31 dicembre 2029 delle regole per i magistrati fuori ruolo, esteso a tutti i ministeri titolari di interventi del Pnrr.
Il pacchetto con le oltre 20 semplificazioni promosse in particolare dal ministro per la Pa Paolo Zangrillo si conferma comunque il pilastro del nuovo provvedimento, con un ampio ventaglio di misure che secondo i calcoli della Cna potrebbe interessare oltre 800mila imprese con un risparmio annuo da 2 miliardi in termini di costi burocratici. Una stima puntuale resta complicata, ma i numeri degli artigiani sono efficaci nell’indicare l’ampiezza della platea interessata dai provvedimenti. Alcuni sono riservati alle mini aziende, fino a 5 dipendenti, come il drastico alleggerimento delle procedure per la nomina del responsabile della privacy. Altri invece riguardano tutti, compresi i medi e grandi operatori impegnati nelle opere pubbliche. A loro si rivolge in particolare l’accelerazione strutturale delle procedure nelle conferenze dei servizi semplificate, dove le amministrazioni dovranno dare risposte in 30 giorni (45 nel caso di tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali, della salute dei cittadini o dell’incolumità pubblica) e, in caso di dissenso, dovranno indicare le prescrizioni che permettono di ottenere il via libera, con la norma taglia veti fin qui sperimentata nel Pnrr.
Nell’ambito di diretto interesse del Pnrr che dà il titolo al decreto, accanto alle misure necessarie per disciplinare la rimodulazione concordata con la Ue (con l’eccezione dell’ambito ferroviario come anticipato sul Sole 24 Ore di ieri), il decreto dettaglia gli 1,6 miliardi i risparmi cumulati sugli investimenti e finiti a copertura della manovra. E chiede a tutti i soggetti attuatori un censimento mensile sullo stato di avanzamento delle opere, indicando entro il 10 di ogni mese anche eventuali criticità emerse, Il decreto proroga a fine 2029 le Unità di missione, regolando anche l’attuazione dei veicoli finanziari che permettono appunto fino a tre anni in più per completare gli investimenti.
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ILSOLE24ORE
Enti locali, ok al contratto da 140 euro al mese
Via libera anche all’intesa per dirigenti e segretari di Comuni e Province
Dal consiglio dei ministri di ieri è arrivato il via libera ai rinnovi contrattuali 2022/24 per i dipendenti di Regioni ed enti locali.
Il bollino del Governo è stato messo sia sull’intesa per il personale del comparto, quasi 500mila persone che attendono aumenti medi da 140 euro al mese e arretrati una tantum intorno ai 2.400 euro. Sia su quella per dirigenti e segretari di Comuni e Province: qui la platea è di circa 13mila persone, gli aumenti medi valgono 444 euro al mese e gli arretrati oscillano fra i 3mila e i 6mila euro a seconda dei casi, in un calcolo che tiene conto delle quote maggiorate dell’indennità di vacanza contrattuale già riconosciute.
I due accordi, che erano stati siglati agli inizi di novembre, hanno quindi superato l’esame della Ragioneria generale dello Stato; e ora attendono solo la certificazione della Corte dei conti, che ha 15 giorni di tempo, prima di tornare all’Aran, l’agenzia negoziale per il pubblico impiego, per la firma definitiva. Gli effetti economici, quindi, dovrebbero farsi sentire dalla busta paga di marzo.
Nella parte dedicata al pubblico impiego la riunione di Governo di ieri ha approvato anche l’accordo che completa il contratto nazionale per il nuovo profilo professionale del tecnologo a tempo indeterminato nelle università, definendone nel dettaglio regole e trattamento economico. Il risultato è salutato dal ministro per la Pa Paolo Zangrillo come «un ulteriore progresso che dimostra la concreta volontà del Governo di garantire continuità nei rinnovi contrattuali», soprattutto negli enti territoriali che rappresenta «uno dei tasselli fondamentali per l’amministrazione del nostro Paese attraverso la presenza sul territorio».
Per completare il quadro dei rinnovi 2022/24, in uno dei prossimi consigli dei ministri arriverà il testo dell’accordo su medici e dirigenti sanitari, dopo la pre-intesa firmata il 18 novembre scorso (aumento medio a regime da 490 euro al mese).
Ma intanto si muove la macchina del triennio 2025/27. Il negoziato è già partito per il personale di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici, con le prime riunioni che hanno esaminato le novità ordinamentali a partire dalle tutele nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei sistemi di gestione del personale. Il comitato di settore di Regioni ed enti locali è invece al lavoro sull’atto di indirizzo, che dovrebbe vedere la luce entro febbraio.
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ILSOLE24ORE
Maltempo al Sud, verso decreto da 2 miliardi
Per rispondere all’emergenza maltempo che ha travolto Sicilia, Calabria e Sardegna il Governo cerca risorse per 2 miliardi e disegna il pacchetto di sostegni e ristori per sostenere le popolazioni colpite, dallo stop ai mutui alla sospensione degli adempimenti fiscali e contributivi. L’obiettivo è portare il decreto legge annunciato dalla premier Giorgia Meloni al prossimo Consiglio dei ministri, in programma il 4 febbraio pomeriggio. Ieri in Cdm - che si è aperto con l’informativa del ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, atteso il 4 febbraio alle Camere - Meloni ha invitato tutti i ministeri a indicare con quanti fondi possono contribuire. «Mettere la testa su Niscemi» è la linea: una priorità che scavalca tutte le altre.
Per l’emergenza maltempo le tre Regioni colpite dal ciclone Harry avevano chiesto subito 1,24 miliardi: 740 milioni la Sicilia, circa 300 la Calabria e 200 la Sardegna. Ma era lunedì: la conta aggiornata dei danni è salita molto presto, e l’aggravarsi della frana a Niscemi preoccupa. «La linea del fronte continua ad arretrare verso il centro abitato, l’area rossa è destinata a allargarsi», ha ammesso Musumeci. «È peggio del Vajont», ha sottolineato il capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, che attende l’elenco dei Comuni dalle tre Regioni interessate per firmare l’ordinanza con i primi interventi per affrontare l’emergenza: «Stiamo parlando di un movimento franoso che è circa di 350 milioni di metri cubi. Il disastro del Vajont del 1963 ne ha movimentati 263 milioni». Se dunque la zona rossa off limits potrebbe crescere oltre i 150 metri attuali, è già intervenuta l’Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia ad annunciare l’estensione di circa 25 chilometri quadrati dell’area di rischio dove sarà imposto il divieto di inedificabilità assoluta.
La delocalizzazione per i 1.500 sfollati è obbligata, e nell’Esecutivo è alta la consapevolezza che potrebbero diventare molti di più: la ricerca «partecipata» del sito giusto dove costruire nuovi alloggi è già un’urgenza. Quasi al pari degli aiuti. Musumeci ha anticipato che ci sarà «una sospensione del pagamento delle rate di mutuo e di ogni altra obbligazione» e l’Abi ha invitato le banche a «dare immediata attuazione alla sospensione dei mutui» non appena i provvedimenti e le ordinanze istituzionali saranno pubblicati in Gazzetta Ufficiale.
La ministra del Lavoro, Marina Calderone, incaricato i suoi uffici di valutare l’attivazione della Cig unica emergenziale (introdotta nel 2023 dopo le alluvioni in Emilia-Romagna): «Ci consente di agire in modo più veloce e immediato per le aziende che dovessero essere interessate anche dalla necessità di sospendere l’attività lavorativa oppure di ridurla».
Quanto allo stop a tutti gli adempimenti fiscali e contributivi, l’Esecutivo ragiona su un periodo minimo di sei mesi, ma potrebbe estenderlo fino al 15 dicembre. Un supporto finanziario arriverà dall’Europa. «Massimo impegno della Commissione», ha garantito il vicepresidente Raffaele Fitto, che ha sentito Meloni, Musumeci e i governatori Schifani, Occhiuto e Todde. L’Italia potrà presentare ancora richiesta al Fondo di solidarietà Ue e le Regioni potranno «valutare modifiche dei propri programmi», coesione in primis. Anche la Bei si è detta disponibile a intervenire.
È invece stata stoppata la polemica interna alla maggioranza sull’uso per l’emergenza dei fondi stanziati per il Ponte. «Non si toccano», aveva intimato Matteo Salvini. «Valuteremo», aveva aperto Antonio Tajani. Ma l’ennesima lite tra i vicepremier, e tra Lega e Fi, è finita con la retromarcia azionata a sera da Tajani, complice la richiesta della premier di abbassare i toni. È stata sempre Meloni a blindare Musumeci che in Cdm ha ricordato la richiesta di dimissioni arrivata dalle opposizioni. «È fuori discussione», ha scandito la premier.
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