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rassegna stampa dal 31 gennaio al 2 febbraio 2026


TELEMONTEKRONIO

Maltempo. Diversi interventi ieri sulle strade provinciali
Maltempo. Sono diverse le strade provinciali che ieri hanno visto all'opera gli operai del libero Consorzio di Agrigento a causa di alberi sradicati dal vento o per il cedimento di muretti sul ciglio della sede stradale.
Sulla strada provinciale 19 per Sant'Elisabetta è stato necessario rimuovere un arbusto sradicato e ceduto sulla strada. Sulla provinciale 20 per San Biagio Platani l'intervento si è reso necessario per la rimozione di alcuni massi caduti, con l'interdizione della arteria e la deviazione del transito durante i lavori di rimozione. Sulla 44 per Santa Margherita di Belice diversi smottamenti lungo il tratto stradale hanno comportato l'intervento delle squadre del libero Consorzio per il ripristino della sicurezza stradale. Squadre al lavoro anche lungo la ex consortile 4 in località Bertolino per diversi arbusti sulla strada divelti e sradicati dal vento.



AGRIGENTONOTIZIE

Alluvione a Mollarella: si scava per far defluire l’acqua

Gli amministratori comunali di Licata puntano l’indice sui mancati interventi di manutenzione che, nonostante la forte pioggia, avrebbero comunque mitigato il rischio
In contrada Mollarela a Licata si lavora incessantemente per far defluire l’acqua che nella notte scorsa ha invaso i campi e allagato case e aziende agricole. Sul posto a coordinare le attività c’è l’assessore comunale Giuseppe Federico che ai microfoni di AgrigentoNotizie spiega come, a causa della mancata manutenzione dei canaloni e delle condotte ostruite, con l’ausilio di un escavatore si stanno realizzando dei canali secondari in grado di consentire il passaggio dell’acqua. Un tratto della strada Provinciale 38 è stato sventrato per evitare l’inondazione del quartiere balneare di Mollarella. Sul posto, in azione anche una squadra di operai del Libero consorzio comunale. Durante la notte il livello dell’acqua si è alzato al punto da spingersi fin dentro alle case e alle serre delle aziende agricole. Ingenti sono i danni alle colture così come pesanti sono stati i disagi per gli abitanti che purtroppo devono spesso fare i conti con i fenomeni alluvionali. Gli amministratori comunali di Licata puntano l’indice sui mancati interventi di manutenzione che, nonostante la forte pioggia, avrebbero comunque mitigato il rischio alluvione. L’arteria provinciale è chiusa al traffico e, con molta probabilità, ci rimarrà fino a quando non torneranno normali le condizioni di sicurezza.



GRANDANGOLO

Frana lungo la Ribera -Cianciana, a lavoro i mezzi del Libero Consorzio per liberare la strada dai detriti

La nota del Sindaco del Comune di Cianciana Francesco Martorana.
A seguito delle forti piogge di ieri un movimento franoso a monte della sede stradale della S.P. n° 32, Ribera -Cianciana, ha invaso oltre la metà della carreggiata. Ciò ha allarmato molti cittadini che percorrono giornalmente questa arteria che per i centri urbani del comprensorio dei monti Sicani è di notevole importanza visti anche le strutture ospedaliere site a Ribera e a Sciacca.
“Ho attivato ieri sera il Centro Operativo Comunale di Protezione Civile (C.O.C.) del Comune di Cianciana, e informato il Presidente Giuseppe Pendolino, del Libero Consorzio di Agrigento, che ha predisposto quanto necessario per subito segnalare la pericolosità e poi per liberare la sede stradale. Attualmente l’impresa è sul posto è sta operando per liberare la sede stradale”, dichiara il Sindaco del Comune di Cianciana Francesco Martorana.



LENTEPUBBLICA

Adesso è possibile diventare dirigenti pubblici senza il concorso.

Con l’approvazione in prima lettura alla Camera dei Deputati, il disegno di legge di riforma delle carriere nella PA introduce una novità destinata a far discutere: l’accesso a una parte degli incarichi dirigenziali senza concorso pubblico, attraverso un percorso di crescita interna riservato ai dipendenti già in servizio.
Il provvedimento, che dovrà ora superare l’esame del Senato per diventare definitivo, si inserisce in un più ampio progetto di revisione del funzionamento dello Stato e delle sue strutture operative.
Il testo approvato a Montecitorio rappresenta uno degli snodi centrali della riforma della Pubblica amministrazione. L’obiettivo dichiarato è superare un sistema percepito come eccessivamente rigido e burocratico, favorendo invece meccanismi di valorizzazione delle competenze maturate sul campo. In questo quadro si colloca la possibilità, per una quota limitata di posti dirigenziali, di accedere all’incarico senza dover sostenere un concorso aperto all’esterno.
Non si tratta, però, di una liberalizzazione indiscriminata. La norma introduce paletti precisi, sia in termini di percentuali sia per quanto riguarda i requisiti richiesti ai candidati. L’accesso senza concorso è infatti riservato esclusivamente a chi è già dipendente della Pubblica amministrazione e possiede una determinata anzianità di servizio.
La quota riservata allo sviluppo di carriera interno
Il cuore della riforma è rappresentato dallo sviluppo di carriera del personale non dirigenziale, che potrà coprire fino a un massimo del 30% dei posti disponibili nella dirigenza di seconda fascia. Questo canale si affianca alle modalità tradizionali di reclutamento, senza sostituirle completamente.
Possono accedere alla selezione interna:
i funzionari che abbiano maturato almeno cinque anni di servizio a tempo indeterminato;
i dipendenti appartenenti all’area delle elevate qualificazioni, con almeno due anni di anzianità.
In ogni caso, resta fermo un requisito fondamentale: il possesso dei titoli di studio previsti dalla normativa vigente per l’accesso alla dirigenza. La riforma, dunque, non elimina i criteri di qualificazione, ma modifica il percorso attraverso cui una parte delle posizioni dirigenziali può essere assegnata.
Come si distribuiscono i posti nella dirigenza di seconda fascia
La nuova architettura del reclutamento dirigenziale ridisegna in modo puntuale la distribuzione delle opportunità. Per la dirigenza di seconda fascia, i posti vengono ripartiti su tre canali distinti:
50% dei posti tramite il corso-concorso selettivo di formazione bandito dalla Scuola nazionale dell’amministrazione (SNA), che resta il principale strumento di accesso;
20% dei posti attraverso concorsi pubblici indetti dalla Commissione RIPAM o dalle singole amministrazioni, aperti a candidati esterni in possesso dei requisiti richiesti;
30% dei posti mediante sviluppo di carriera interna, riservato al personale già in servizio.
Questa suddivisione punta a mantenere un equilibrio tra apertura verso l’esterno e valorizzazione delle professionalità interne, evitando che una sola modalità di accesso diventi dominante.
Le novità per la dirigenza di prima fascia
Il disegno di legge interviene anche sull’accesso alla dirigenza di prima fascia, ossia il livello più alto della struttura amministrativa. In questo caso, la riforma prevede che il 50% delle posizioni sia riservato a specifici canali di accesso, ridefinendo i meccanismi di selezione e progressione.
L’intento è quello di rendere più flessibile e coerente l’intero sistema, favorendo una classe dirigente capace di rispondere alle esigenze di un’amministrazione moderna, chiamata a gestire processi complessi e risorse sempre più rilevanti, anche alla luce degli investimenti legati ai programmi europei.
Modernizzazione e valutazione delle performance
Secondo il ministro competente, il provvedimento rappresenta “una tappa fondamentale nel percorso di modernizzazione del settore pubblico”. Il fulcro della riforma non è solo il modo in cui si accede alla dirigenza, ma anche il superamento di una logica puramente burocratica a favore di un modello orientato ai risultati.
Il punto di partenza individuato dal Governo è il rinnovamento del sistema di misurazione e valutazione della performance. In quest’ottica, la progressione di carriera non dovrebbe più basarsi esclusivamente sull’anzianità o sul superamento di una prova selettiva, ma anche sulla capacità di raggiungere obiettivi concreti e migliorare la qualità dei servizi offerti a cittadini e imprese.
Un cambiamento che divide il dibattito pubblico
La possibilità di diventare dirigenti senza concorso ha già acceso il confronto tra sostenitori e critici della riforma. Da un lato, c’è chi vede in questa scelta un’opportunità per premiare il merito e l’esperienza maturata all’interno delle amministrazioni, riducendo i tempi e i costi delle selezioni tradizionali. Dall’altro, non mancano le perplessità legate al rischio di minore trasparenza o di compressione del principio del concorso pubblico.
Il legislatore ha cercato di rispondere a queste preoccupazioni fissando limiti stringenti e mantenendo una pluralità di canali di accesso. Resta ora da capire come le singole amministrazioni applicheranno concretamente le nuove regole e quale impatto avranno sulla qualità della classe dirigente.
Il prossimo passaggio al Senato
L’iter parlamentare non è ancora concluso. Dopo il via libera della Camera, il testo dovrà essere esaminato dal Senato, che potrà confermare, modificare o integrare le disposizioni approvate. Solo al termine di questo percorso la riforma potrà entrare in vigore.
Nel frattempo, il dibattito resta aperto. La riforma delle carriere nella Pubblica amministrazione non si limita a cambiare le modalità di accesso alla dirigenza, ma propone una nuova visione del lavoro pubblico, in cui competenze, responsabilità e risultati assumono un ruolo centrale. Se questa impostazione riuscirà davvero a tradursi in servizi più efficienti e in un’amministrazione più vicina ai cittadini, lo dirà solo la prova dei fatti.



LENTEPUBBLICA

Ecco perché il cedolino della pensione di febbraio 2026 sarà più "povero".

Il mese di febbraio rappresenta un momento contabile critico per milioni di pensionati italiani. In questo periodo dell’anno convergono infatti la collisione tra il nuovo ciclo di rivalutazione monetaria e il conguaglio degli oneri fiscali accumulati nell’esercizio precedente.
Mentre il 1° gennaio sancisce l’avvio teorico degli aumenti, è solo con l’emissione dei flussi di febbraio che l’Inps definisce il reale potere d’acquisto del pensionato, spesso mediato da ritardi tecnici e trattenute che rendono l’incremento impercettibile o, in alcuni casi, del tutto assente.
La perequazione 2026: tra rincari e attese
La rivalutazione delle pensioni per l’anno 2026 è stata ufficialmente fissata all’1,4%, un indice che mira a ridurre l’impatto dell’erosione dovuta all’inflazione registrata nel corso del 2025. Tuttavia, l’effettiva percezione di questo aumento nel cedolino di febbraio rischia di essere limitata da una gestione amministrativa che non sempre riesce a ricalcolare milioni di posizioni in tempo reale. Se la procedura di perequazione automatica non è stata ultimata entro gennaio, l’Istituto può posticipare l’erogazione effettiva al mese di marzo, garantendo però la liquidazione degli arretrati maturati dai primi giorni dell’anno.
La perequazione segue una struttura a fasce decrescenti: il 100% dell’indice (1,4%) è riservato esclusivamente agli assegni fino a quattro volte il minimo Inps, circa 2.413,60 euro lordi. Superata questa soglia, il beneficio si assottiglia progressivamente, scendendo al 90% per chi percepisce fino a cinque volte il minimo e al 75% per le fasce superiori. Ne deriva che, per i redditi medio-alti, l’aumento lordo stimato tra i 30 e i 50 euro viene sistematicamente neutralizzato dalla tassazione progressiva, trasformando la rivalutazione in un semplice adeguamento nominale privo di un impatto reale sul tenore di vita.
Perché il netto diminuisce a febbraio
La delusione riscontrata da molti pensionati davanti a un assegno invariato o decurtato trova la sua ratio nella ripresa dei prelievi fiscali locali e nei conguagli di fine anno. A partire da febbraio, infatti, scatta la rateizzazione in 11 mensilità delle addizionali regionali relative all’anno precedente, a cui si somma l’acconto per le addizionali comunali del 2026.
Inoltre, nel mese di febbraio l’Inps effettua il recupero dei debiti d’imposta emersi dai controlli sui redditi del 2025 (Conguaglio Irpef). Se il prelievo fiscale operato nell’anno precedente è risultato insufficiente, l’Istituto procede al recupero forzoso direttamente sulla pensione.
Incremento al Milione: i criteri per il sostegno sociale
Per le fasce di reddito più basse, il sistema prevede una maggiorazione sociale nota come Incremento al Milione, istituita dalla l. 448/2001, che mira a portare l’assegno mensile verso la soglia dei 700 euro. L’accesso a questo beneficio non è però incondizionato e richiede una verifica puntuale dei requisiti anagrafici e reddituali. Di norma, il diritto matura al compimento dei 70 anni, ma questo limite può essere ridotto fino a un minimo di 65 anni in base alla storia contributiva del soggetto, calcolando un anno di sconto ogni cinque anni di contributi versati.
Esiste inoltre una tutela specifica per gli invalidi civili totali, i ciechi assoluti e i sordomuti, che possono beneficiare dell’incremento già al compimento del diciottesimo anno di età. Sul piano economico, la maggiorazione è vincolata a soglie di reddito annuo molto stringenti: circa 9.800 euro per il pensionato solo e intorno ai 16.000 euro per il nucleo coniugato. La mancata comparsa della voce “Aumento L. 448/2001” nel cedolino indica solitamente una carenza di dati reddituali aggiornati negli archivi Inps, rendendo necessario l’invio del Modello Red o una domanda di ricostituzione reddituale per sbloccare l’importo.
Navigare nel portale Inps
Per chiarire ogni dubbio sulla correttezza degli importi, il pensionato può utilizzare i servizi digitali dell’Inps. All’interno del portale, nella sezione dedicata al “Cedolino della Pensione”, è possibile analizzare nel dettaglio ogni singola voce del mese di febbraio 2026. È fondamentale confrontare il lordo della prestazione, che dovrebbe riportare l’incremento dell’1,4% (salvo ritardi tecnici), con le singole voci di trattenuta fiscale regionale e comunale.
In presenza di incongruenze persistenti, specialmente per chi ha diritto alle maggiorazioni sociali, si consiglia di rivolgersi a un patronato per una verifica della posizione contributiva e reddituale, assicurandosi che tutte le dichiarazioni obbligatorie risultino correttamente recepite.




LENTEPUBBLICA

Uffici stampa nella PA, Anci e Fnsi alleate per promuovere concreta attuazione legge 150/2000.

Protocollo sottoscritto dal presidente Anci Gaetano Manfredi e dalla segretaria generale Alessandra Costante. Un capitolo centrale dell’intesa riguarda la formazione del personale impegnato nelle attività di informazione.
Attivare un programma condiviso di sensibilizzazione sui territori, affinché ciascun Comune – anche in forma associata – preveda nella propria pianta organica un ufficio stampa per l’attività di comunicazione rivolta alla comunità locale e di informazione ai media. Questo l’obiettivo principale assunto da Anci e dalla Federazione nazionale della Stampa italiana che hanno sottoscritto oggi un protocollo di intesa, siglato dal presidente Anci Gaetano Manfredi e dalla segretaria generale Fnsi Alessandra Costante.
Consapevoli dell’importanza di dare concreta attuazione alla legge 150/2000 sugli uffici stampa nella PA, Anci e Fnsi convengono sull’opportunità che gli enti locali adottino procedure uniformi di reclutamento del personale redigendo i relativi bandi, in conformità alle linee guida predisposte dall’Anci, sentite le Associazioni regionali di stampa e le Anci regionali.
Il protocollo tra Fnsi e Anci per promuovere  gli uffici stampa nelle PA
In particolare, Fnsi e Anci raccomandano che nelle commissioni esaminatrici, visto l’elevato livello di capacità tecnico professionale per lo svolgimento delle funzioni di addetto stampa, siano presenti giornalisti professionisti di comprovata competenza, individuati nell’elenco dell’Ordine Regionale tra gli iscritti da almeno dieci anni.
Infine, un capitolo centrale riguarda la formazione del personale, con una serie di impegni: la promozione di attività permanenti di formazione e aggiornamento per migliorare la qualità informativa; l’avvio di un gruppo di lavoro per le attività di analisi e la formulazione di proposte comuni per realizzare i corsi di formazione continua; la sensibilizzazione dei Comuni, affinché agevolino i giornalisti nell’adempimento dell’obbligo della Formazione Professionale Continua.
Le dichiarazioni dei firmatari
“Con la firma di questo protocollo, Anci ribadisce che una buona amministrazione non può prescindere da una comunicazione pubblica professionale, puntuale e trasparente. La piena attuazione della legge 150/2000 – sottolinea il presidente Gaetano Manfredi – non è solo un adempimento normativo, ma un impegno verso i cittadini: garantire un’informazione qualificata significa rafforzare il legame di fiducia tra istituzioni e comunità locale. E’ importante che i Comuni, a prescindere dalle proprie dimensioni, possano contare su uffici stampa strutturati e personale giornalistico formato, capace di gestire la complessità dei nuovi linguaggi mediatici. La collaborazione con la Fnsi ci permette di tracciare un percorso condiviso che punta tutto sulla qualità professionale e su procedure di reclutamento chiare e uniformi su tutto il territorio nazionale”.
“Ringrazio il presidente Manfredi per questa nuova conferma della collaborazione ormai storica con il sindacato dei giornalisti”, afferma la segretaria generale Fnsi Alessandra Costante. “La Fnsi ritiene di fondamentale e strategia importanza l’alleanza con l’Anci al fine di sensibilizzare gli enti locali sulla necessità di dotarsi di uffici stampa nei quali, come prevede la legge del 2000, lavorino colleghi regolarmente iscritti all’Ordine, che possano svolgere il loro lavoro secondo i principi deontologici sanciti dalla legge istitutiva della professione e le tutele assicurate dal corretto inquadramento contrattuale”.

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