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rassegna stampa del 4 febbraio 2026


GRANDANGOLO

Criticità strada provinciale “Tre Fontane”, Corbo: “ci stiamo attivando per la messa in sicurezza”

“In merito alla situazione della strada provinciale di contrada “Tre Fontane”, stiamo seguendo con attenzione la criticità. La frana, che coinvolge la carreggiata, si è aggravata a causa delle persistenti piogge.
Ho già parlato con il presidente del Libero Consorzio, Giuseppe Pendolino, affinché l’Ente provinciale intervenga con la massima urgenza”, comunica il sindaco di Canicattì, Vincenzo Corbo. “Nei giorni scorsi abbiamo anche interloquito con i tecnici del Libero Consorzio di Agrigento, che stanno approntando un progetto per la messa in sicurezza del fronte franato e il ripristino della strada”, ha concluso il primo cittadino. 



ENTILOCALIonline

Con la Delibera n. 19/2026, il Consiglio dell’Anac ha definitivamente approvato e adottato il “Piano nazionale Anticorruzione 2026-2028”, che ha ottenuto i Pareri del Comitato interministeriale e della Conferenza unificata Stato-Regioni-
Con la Delibera n. 19 del 28 gennaio 2026, il Consiglio dell’Anac ha definitivamente approvato e adottato il “Piano nazionale Anticorruzione 2026-2028” (“PnA”), ora consultabile sul sito dell’Autorità. Il Documento, che ha ottenuto i Pareri del Comitato interministeriale e della Conferenza unificata Stato-Regioni-Autonomie locali, costituisce il quadro di riferimento per le Politiche di prevenzione della corruzione e promozione dell’integrità pubblica nel prossimo triennio.
Come sottolineato dal Presidente, Giuseppe Busìa, il nuovo “PnA” rappresenta una “spinta alla legalità e al buon uso delle risorse”, ponendo l’accento su una pianificazione rigorosa, verificabile e orientata alla qualità dell’azione amministrativa.
Una Strategia nazionale per la prevenzione della corruzione
Il “Piano” propone un disegno organico di Strategia nazionale per la prevenzione della corruzione e la promozione dell’integrità pubblica per il triennio 2026-2028. La Strategia è articolata in Linee strategiche, Obiettivi e Azioni concrete, ciascuna associata a risultati attesi, indicatori e target, funzionali al monitoraggio annuale e alla valutazione complessiva a fine periodo.
Le responsabilità attuative sono ripartite tra:
Anac, quale Autorità di regolazione e controllo;
Amministrazioni ed Enti destinatari, chiamati a integrare gli indirizzi del “Piano” nella propria programmazione.
Struttura del “Piano”
Il “PnA 2026-2028” si articola in una Parte generale e in una Parte speciale.
Parte generale: focus su “Piao” e ruolo dei “Rpct”
La Parte generale fornisce indicazioni operative per la predisposizione della Sottosezione 2.3 “Rischi corruttivi e trasparenza” del “Piao”, collocata nella Sezione 2) “Valore pubblico, Performance e Anticorruzione”.
L’obiettivo è rafforzare il ruolo dei Responsabili della prevenzione della corruzione e della trasparenza (Rpct) quali:
coordinatori della “Strategia Anticorruzione”;
snodo di raccordo tra prevenzione della corruzione, performance e “valore pubblico”;
garanti di una programmazione unitaria e integrata.
Anac illustra nel dettaglio i contenuti della Sottosezione (contesto esterno e interno, mappatura dei processi, gestione del rischio, misure generali, trasparenza e monitoraggio) e propone modelli di coordinamento tra i soggetti coinvolti nella redazione del “Piao”, offrendo anche suggerimenti redazionali per rendere i documenti più chiari e leggibili.
Parte speciale: tre aree di approfondimento
La Parte speciale del “Pna” è articolata in 3 approfondimenti tematici.
1. Contratti pubblici
Area tradizionalmente ad elevato rischio corruttivo, i Contratti pubblici sono analizzati alla luce del Dlgs. n. 36/2023 (“Codice dei Contratti”) e del “Correttivo” di cui al Dlgs. n. 209/2024.
L’attenzione si concentra, tra l’altro, su:
corretto utilizzo delle “Piattaforme di approvvigionamento digitale” (“Pad”);
gestione del “Fascicolo virtuale dell’Operatore economico” (“Fvoe”);
prevenzione dei conflitti di interesse, anche alla luce dell’art. 16 del nuovo “Codice”;
rafforzamento dei controlli nella fase esecutiva, spesso sottovalutata;
competenza e imparzialità dei componenti dei Collegi consultivi tecnici (Cct), con indicazioni su nomine, compensi e conflitti di interesse.
2. Inconferibilità e incompatibilità (Dlgs. n. 39/2013)
Il secondo approfondimento esamina le novità normative intervenute sul Dlgs. n. 39/2013, anche in relazione ai “servizi pubblici locali” (Dlgs. n. 201/2022), fornendo:
indicazioni operative ai “Rpct”;
chiarimenti su poteri di vigilanza interna ed esterna;
un vademecum operativo su tempistiche, strumenti e modalità di verifica.
In allegato al “Piano” sono inoltre messi a disposizione schemi esplicativi delle fattispecie di inconferibilità e incompatibilità, utili per l’informativa preventiva agli interessati.
3. Trasparenza amministrativa
L’ultimo approfondimento è dedicato all’attuazione della Sezione “Amministrazione Trasparente” dei siti istituzionali.
Anac ribadisce la necessità di:
accesso libero, senza autenticazioni;
fruibilità anche da dispositivi mobili;
indicizzazione dei contenuti sui motori di ricerca;
rispetto dei criteri di qualità del Dlgs. n. 33/2013, in equilibrio con la tutela della privacy.
Il “Piano” segnala criticità ricorrenti riscontrate in sede di vigilanza (accessibilità, disomogeneità dei dati, scarsa riconoscibilità della sezione “At”) e formula raccomandazioni operative, corredate da esempi e casi pratici.
Le dichiarazioni del Presidente Busìa
“Attraverso lo strumento del ‘Piano nazionale Anticorruzione’ si promuove legalità e trasparenza indicando agli Enti e alle Amministrazioni concreti suggerimenti operativi e buone prassi da seguire, con la finalità ultima di accrescere la credibilità della Pubblica Amministrazione e la fiducia dei Cittadini nelle Istituzioni”, ha dichiarato il Presidente dell’Autorità, Giuseppe Busìa.
“Prevenire la corruzione coincide con l’obiettivo di garantire buona amministrazione, usare bene le risorse pubbliche e offrire migliori servizi ai Cittadini – ha sottolineato Busìa –. Tutto questo non può essere lasciato all’improvvisazione. Richiede una pianificazione rigorosa che coinvolga non solo Anac come Autorità competente, ma tutti gli Enti e le Amministrazioni interessate, con una prospettiva di medio termine e impegni concreti e verificabili. Questo è esattamente ciò che vogliamo fare attraverso il ‘Piano nazionale Anticorruzione’ (‘PnA 2026-2028’), sulla base del quale ogni ente e Pubblica Amministrazione dovrà definire la propria programmazione (‘Piano triennale per la prevenzione della corruzione e la trasparenza’)”.
“È fondamentale – ha sottolineato il Presidente di Anac – che tutto questo non sia vissuto come un adempimento burocratico, ma sia messo al servizio della migliore efficienza e capacità amministrativa”. “Le buone pratiche di prevenzione della corruzione non sono un onere che appesantisce l’attività amministrativa e nemmeno un ostacolo al perseguimento degli obiettivi istituzionali di un’Amministrazione. Al contrario, costituiscono un importante alleato degli Enti pubblici, non solo per garantire il rispetto della legalità ed il buon uso del denaro pubblico, ma anche per amministrare meglio, più celermente ed efficacemente”.
Prossimi adempimenti per Enti e Amministrazioni
Sulla base del “PnA 2026-2028”, ciascun Ente e Amministrazione dovrà ora definire la propria programmazione in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza, integrandola nel “Piao” e nel “Piano triennale per la prevenzione della corruzione e della trasparenza”, in un’ottica di coerenza, misurabilità e medio periodo.



ILSOLE24ORE

 
Ciclone Harry, danni per 2 miliardi Con aiuti in ritardo a rischio l’1% del Pil nelle tre regioni

Emergenza maltempo. Aziende e attività distrutte in Sicilia, Sardegna e in Calabria. Turismo e agricoltura i settori più colpiti. L’ allarme delle imprese: bisogna agire subito, quasi 2 miliardi di possibili ulteriori danni dovuti allo stop delle attività produttive. Il nodo rimborsi delle polizze catastrofali
Il mare si è preso tutto: la spiaggia, le case, i lidi balneari, le strade. E rischia di prendersi anche la speranza. Perché il disastro è sotto gli occhi di tutti. In Sicilia il ciclone Harry ha colpito duro: da Messina a Capo Passero ma anche in Sicilia occidentale, con una maggiore intensità nel messinese e nel catanese (capoluogo compreso). In pratica la Sicilia del turismo è nei pasticci. Bisogna partire da qui per fare due conti, per capire cosa c’è da fare oggi per salvare il salvabile, per rimettere in piedi la baracca del turismo, per evitare che il disastro abbia conseguenze di lungo termine con turisti che abbandonano la destinazione Sicilia per non tornare mai più. Ma lo stesso discorso vale per la Calabria e la Sardegna. E lo stesso discorso vale anche per altri settori: l’agricoltura in primis.
La stima totale dei danni nelle tre regioni si aggira oggi sui due miliardi, ma la cifra è ballerina: al termine dell’ultima riunione della Cabina di regia istituita dal presidente della Regione siciliana Renato Schifani la stima dei danni è di poco più di un miliardo in Sicilia. Ma è chiaro che il conto è destinato a crescere. C’è un altro conto, però, da fare e riguarda il Prodotto interno lordo, soprattutto se non si interviene velocemente per far ripartire le attività produttive: il vero impatto economico del ciclone Harry va infatti cercato nella perdita di flussi produttivi. In economie fortemente stagionali, una parte del valore aggiunto perso non torna nei mesi successivi. È per questo che, al di là dei danni diretti stimati dalle Regioni, il ciclone Harry rischia di tradursi nel 2026 in una perdita di Pil compresa tra lo 0,8% e oltre l’1% nelle aree più esposte: il che vuol dire, detto in soldoni, un danno che vale un po’ meno di due miliardi. «Una stima credibile che mette l’accento sull’urgenza di intervenire per evitare che le conseguenze dell’evento possano tradursi in perdite consistenti di crescita e di occupazione. Solo una ricostruzione rapida può evitare il declino dei settori strategici di questi territori, il turismo e l’agroalimentare, che hanno negli ultimi anni trainato la crescita economica - dice Luca Bianchi, direttore della Svimez -. Dalla gestione dell’emergenza bisogna passare in tempi brevi alla definizione di un programma di interventi strutturali, a partire dalla mobilitazione delle risorse disponibili, facendo leva in particolare sulle risorse del Fondo sviluppo e coesione della Regione siciliana, che destina 1,2 miliardi alle misure per “rischi e adattamento climatico”, da impegnare entro il 2029».
La stima sul Pil fa il paio con i ragionamenti degli imprenditori: «Gli eventi meteorologici estremi di queste settimane – commenta il presidente di Sicindustria, Luigi Rizzolo – stanno producendo un impatto economico che ben oltre le aree direttamente colpite. Noi abbiamo avviato un monitoraggio puntuale sulle imprese associate ma è già chiaro che l’impatto non riguarda solo le aziende localizzate nei territori più esposti. Per questo riteniamo essenziale che la perimetrazione degli interventi di sostegno non si limiti a criteri geografici ristretti».
Certo, il settore più colpito resta il turismo. «L’intero litorale da Catania fino oltre Taormina è stato devastato. In alcune zone il mare si è preso sette-otto metri di costa, travolgendo tutto quello che ha trovato davanti. I danni più gravi riguardano i lidi ma Harry ha danneggiato fortemente anche gli alberghi più esposti: nella parte catanese molte piattaforme insistono sugli scogli e sono state letteralmente spazzate via - dice Ornella Laneri, amministratrice della società proprietaria dell’hotel Four Points by Sheraton di Acicastello e presidente deella sezione turismo di Confindustria Catania-. Ora si apre un secondo problema, forse ancora più complesso: quello delle autorizzazioni alla ricostruzione». Anche se parliamo di strutture rimovibili, servono modifiche progettuali, verifiche tecniche e di sicurezza che richiedono tempo e risorse umane, e il tempo, in vista della stagione, non c’è. A questo si aggiunge un nodo pratico ma decisivo: i materiali per ricostruire, a partire dai tubi necessari per le piattaforme, iniziano a non essere reperibili. Le questioni aperte sono parecchie. Il ciclone ha anche evidenziato in modo plastico il limite delle polizze catastrofali obbligatorie: quelle imprese che avevano adempiuto all’obbligo assicurativo previsto dalla legge (non tutte avevano fatto la polizza) si sono scoperte di fatto non tutelate perché la copertura imposta riguarda solo alluvioni, frane e sisma, mentre i danni più gravi sono stati causati dalle mareggiate, evento escluso salvo costose estensioni contrattuali; il risultato è che stabilimenti, strutture turistiche e attività produttive sono rimasti senza indennizzi, con ingenti perdite anche per la business interruption, riportando inevitabilmente al centro il ricorso ai fondi pubblici che il sistema delle polizze avrebbe dovuto ridurre. E poi c’è l’applicazione della direttiva Bolkestein nelle aree colpite dal ciclone Harry, per esempio, rischia di produrre un corto circuito: mentre si avvicina l’obbligo di avviare le gare per le concessioni balneari entro il 2027, gli operatori attuali – già colpiti da danni gravissimi e privi di risorse – non hanno alcun incentivo a investire nella ricostruzione di stabilimenti destinati comunque a finire a gara, con il risultato di bloccare la ripresa, desertificare le coste e aprire la strada a contenziosi e stagioni turistiche compromesse.


ILSOLE24ORE

All’Isola servono anni per rimediare al disastro

Dal 17 febbraio scatterà la possibilità, per i gestori di stabilimenti balneari e per le attività economiche danneggiate dal ciclone Harry, di presentare domanda per accedere al contributo straordinario varato dalla Regione Siciliana lo scorso 29 gennaio. L’avviso è stato pubblicato sui siti della Regione e dell’Irfis, su impulso dell’assessorato regionale delle Attività produttive guidato da Edy Tamajo, chiamato a gestire una delle prime risposte operative all’emergenza.
«La velocità della risposta delle istituzioni regionali è un segnale tangibile di attenzione verso gli imprenditori», ha detto il presidente della Regione Renato Schifani. Le istanze dovranno essere presentate esclusivamente online dalle ore 12 del 17 febbraio alle ore 12 del 19 marzo. Il contributo potrà arrivare fino a 20 mila euro, sulla base di perizie asseverate che certifichino i danni e il nesso causale con il ciclone. Le risorse regionali rappresentano solo un primo argine. A Palazzo dei Normanni le principali associazioni dell’artigianato e della piccola impresa hanno chiesto un salto di scala negli interventi, nel corso dell’incontro con il ministro Antonio Tajani. Intanto Vittorio Messina, presidente di Confesercenti Sicilia, solleva il tema del rischio reputazionale per il comparto turistico siciliano e chiede una campagna di comunicazione istituzionale rivolta ai mercati nazionali e internazionali. L’obiettivo è evitare che eventi straordinari producano un danno duraturo all’immagine dell’Isola, proprio mentre molte strutture sono già impegnate negli interventi di ripristino.Da l fronte alberghiero arriva una richiesta altrettanto netta. «Da un lato ci sono le infrastrutture di collegamento, le strade, che per noi sono fondamentali – dice Nico Torrisi, presidente regionale di Federalberghi – dall’altro bisogna mettere gli alberghi nelle condizioni di tornare a regime». Federalberghi guarda con interesse al proposito annunciato dal presidente Schifani di rafforzare con ulteriori risorse il bando da 135 milioni destinato alle strutture turistiche, ma pone una condizione chiave: «La misura che riteniamo davvero decisiva è l’introduzione di un credito d’imposta per i lavori di ripristino delle strutture danneggiate dal ciclone Harry». Intanto, il quadro dei danni continua ad ampliarsi. Secondo Fiba Confesercenti, oltre 2.000 imprese balneari hanno subito danni, circa il 70% del totale. Nella sola provincia di Messina almeno 28 stabilimenti risultano totalmente devastati, mentre a Taormina la stima più recente parla di circa 4 milioni di danni alle strutture lungo il litorale comunale. Per molte imprese la partita decisiva è la rapidità delle autorizzazioni, la disponibilità di risorse aggiuntive e la capacità delle istituzioni di trasformare l’emergenza in un percorso credibile di ripartenza.




LIBERO CONSORZIO COMUNALE DI AGRIGENTO 

La Polizia Provinciale a supporto della popolazione di Niscemi

Sono già in servizio a Niscemi, gli uomini della Polizia Provinciale di Agrigento inviati per interventi urgenti e straordinari a supporto della popolazione interessata dagli eventi meteo straordinari delle ultime settimane e che hanno provocato frane e smottamenti all'interno del centro abitato. Già da ieri mattina, il presidente del Libero Consorzio di Agrigento Giuseppe Pendolino, dopo aver sentito il dirigente generale del Dipartimento di Protezione Civile Regionale Salvo Cocina e il presidente della Provincia di Caltanissetta Walter Calogero Tesauro, ha deciso di inviare a Niscemi, le unità della Polizia Provinciale di Agrigento, coordinate dal Tenente Colonnello Salvatore Lombardo, dove si occupano di attività di presidio ai varchi della cosiddetta “zona rossa”, che delimita le aree a maggior rischio di frane. “Abbiamo accolto immediatamente l'invito della Protezione Civile regionale – ha detto il presidente Pendolino – per inviare il nostro personale della Polizia Provinciale in modo da potere essere di aiuto e supporto alla popolazione di Niscemi”. Le squadre della Polizia Provinciale del Libero Consorzio si alterneranno ogni giorno con le forze di Polizia locali anche per fronteggiare eventuali tentativi di oltrepassare i divieti di entrare nelle case ricadenti nella zona della frana.




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