GRANDANGOLO
Naro, frana la Provinciale per Campobello: strada chiusa
Nuovo cedimento nel territorio di Naro: dopo la frana segnalata in mattinata, crolla anche il vecchio tracciato della S.P. 12 verso Campobello di Licata, con chiusura al traffico. Nei giorni scorsi un altro smottamento aveva interessato Contrada Figotti, sulla strada per Favara nei pressi della Diga San Giovanni.
Non si arresta l’ondata di smottamenti nel territorio di Naro. Dopo il cedimento di parte di Via Porta Vecchia di cui abbiamo dato notizia stamattina, un nuovo smottamento ha interessato il vecchio tracciato della Strada Provinciale 12 che collega Naro a Campobello di Licata.
Il movimento franoso ha compromesso in modo significativo la carreggiata, rendendo necessario l’immediato intervento del Libero Consorzio. La strada è stata chiusa al traffico per motivi di sicurezza, in attesa di ulteriori verifiche tecniche e della valutazione dei danni strutturali. Il cedimento si inserisce in un quadro già critico per la viabilità locale, messa a dura prova dalle recenti condizioni meteorologiche e dalla fragilità del territorio. Nei giorni scorsi un’altra frana di grosse proporzioni aveva interessato anche Contrada Figotti, lungo l’arteria che collega Naro a Favara, nei pressi della Diga San Giovanni. Anche in quel caso si erano registrati importanti smottamenti del terreno, con conseguenti disagi per gli automobilisti.
LENTEPUBBLICA
Smart working nella PA: la ricerca europea REMAKING conferma benefici per lavoratori e territori
Lo smart working nella Pubblica Amministrazione non è più un’eredità emergenziale della pandemia, ma una leva strutturale di organizzazione del lavoro e di politica territoriale.
A confermarlo sono i risultati del progetto europeo REMAKING, presentati il 12 febbraio al Politecnico di Milano in un workshop che ha riunito istituzioni, sindacati, università e rappresentanti del mondo produttivo.
Tra i partecipanti anche la FLP – Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche, rappresentata dal Segretario Generale Marco Carlomagno, che ha ribadito la necessità di consolidare il lavoro agile in forma ibrida, garantendo al contempo tutele e diritti.
Il progetto REMAKING – coordinato dall’Università di Bologna e finanziato dall’Unione europea – coinvolge 14 partner europei e analizza gli effetti del lavoro da remoto su persone, organizzazioni e territori alla luce dei megatrend della digitalizzazione e degli shock globali recenti.
I numeri dello studio europeo: il lavoro ibrido aumenta la soddisfazione
La ricerca ha coinvolto 14.000 lavoratori della conoscenza in sette Paesi europei (Italia, Germania, Grecia, Portogallo, Irlanda, Repubblica Ceca e Ucraina).
Il dato più significativo: il 41,8% degli intervistati lavora da remoto almeno in parte.
L’analisi quantitativa, curata dall’Universita di Bologna e dal DAStU-Politecnico di Milano evidenzia che la modalità più efficace non è il full remote, ma il modello ibrido, con alcuni giorni a distanza e altri in presenza.
I fattori che aumentano la soddisfazione di vita sono:
lavoro a distanza per alcuni giorni alla settimana
minori tempi di spostamento casa-lavoro
livello di istruzione elevato
presenza di figli
Al contrario, riducono la soddisfazione:
lavoro completamente da remoto
condizione di lavoratore autonomo
essere donna
essere straniero
Il risultato è chiaro: lo smart working funziona quando è integrato e regolato, non quando sostituisce integralmente la presenza.
Il caso Milano: smart working come leva di attrattività della PA
Accanto ai dati europei, Ilaria Mariotti e Federica Rossi del DAStU-Politecnico di Milano hanno analizzato in profondità l’esperienza del Comune di Milano, attraverso 56 interviste qualitative a dipendenti selezionati per età, genere e posizione lavorativa.
Il quadro che emerge è decisamente positivo:
miglior equilibrio tra vita privata e lavoro
riduzione di stress e costi di trasporto
maggiore benessere percepito
La possibilità di lavorare due giorni a settimana in modalità agile viene considerata uno dei principali strumenti di fidelizzazione e di attrazione dei talenti nella PA.
Un elemento distintivo dell’esperienza milanese è rappresentato dagli spazi di near working: 24 sedi attivate (di cui 8 biblioteche pubbliche) per un totale di 124 postazioni.
Gli utilizzatori sono in prevalenza pendolari extraurbani, con tempi di percorrenza tra 60 e 90 minuti e carichi di cura familiare. Lavorare in spazi decentrati consente di ridurre gli spostamenti e migliorare la qualità della vita.
Non mancano, tuttavia, alcune criticità: il rischio di isolamento, la riduzione delle interazioni informali e la necessità di doppia dotazione tecnologica.
La posizione della FLP: diritti e innovazione organizzativa
Nel corso del workshop, Marco Carlomagno, Segretario Generale della FLP, ha sottolineato come i risultati della ricerca confermino una posizione sostenuta da tempo dal sindacato:
«Il lavoro a distanza, se ben regolamentato e organizzato in forma ibrida, è uno strumento fondamentale per migliorare la qualità della vita dei lavoratori pubblici, favorire la conciliazione vita-lavoro e rendere più attrattiva la Pubblica Amministrazione».
Carlomagno ha però evidenziato la necessità di un quadro regolatorio chiaro:
piena attuazione del diritto alla disconnessione
rimborsi per attrezzature e spese
tutela contro forme di controllo invasivo
innovazione nei modelli di leadership
Secondo la FLP, lo smart working deve essere accompagnato da politiche integrate tra livelli istituzionali e da un cambiamento organizzativo profondo.
Smart working e politica pubblica: una leva per famiglia e territori
Dalle evidenze di REMAKING emerge un messaggio che va oltre la dimensione aziendale.
Secondo Ilaria Mariotti, il lavoro da remoto può essere considerato una vera politica pubblica per la famiglia, in quanto:
favorisce la conciliazione vita-lavoro
sostiene la natalità
amplia la partecipazione al mercato del lavoro, in particolare femminile
contribuisce a ridurre le disuguaglianze territoriali
Il lavoro ibrido diventa così uno strumento di riequilibrio tra città e territori, in grado di redistribuire opportunità e migliorare il benessere complessivo.
Le raccomandazioni emerse dal workshop
Il confronto tra istituzioni, università e parti sociali ha portato a delineare alcune priorità operative:
promuovere il lavoro a distanza come politica per la famiglia
sviluppare reti di spazi di near working
investire in formazione e nuovi modelli di leadership
rafforzare il diritto alla disconnessione
costruire politiche integrate tra Comuni, aree metropolitane e Regioni
Hanno partecipato al workshop, oltre alla FLP, rappresentanti di Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Università Bocconi, INAPP, Assolombarda, IWG Italia, Southworking e Officelayout.
Verso una PA più attrattiva e sostenibile
Il progetto REMAKING dimostra che lo smart working nella PA non è soltanto una modalità organizzativa, ma una leva di trasformazione economica e territoriale.
La sfida ora è consolidare un modello ibrido sostenibile, capace di coniugare benessere dei lavoratori, efficienza amministrativa e sviluppo dei territori.
Come emerso al Politecnico di Milano, il lavoro a distanza non sostituirà il lavoro in presenza, ma può diventare uno degli strumenti più efficaci per modernizzare la Pubblica Amministrazione, renderla più attrattiva e rafforzarne il ruolo nei processi di innovazione sociale e territoriale.
TELEACRAS
Stazione Acquaviva-Casteltermini lavori in corso, chiusura parziale Sp 20A
Con Ordinanza Provinciale Regionale n. 4 del 20/02/2026 il (Settore Infrastrutture Stradali, Edilizia Scolastica, Patrimonio e Manutenzione) dispone la chiusura parziale al transito veicolare della S.P. n. 20A “Stazione Acquaviva – Casteltermini”, al passaggio a livello denominato PL-PK ferroviario 98+919, PL1 per esecuzione di lavori di manutenzione straordinaria.
“In particolare – dice il sindaco di Casteltermini Gioacchino Nicastro – con date di esecuzione previste dal 2 al 6 marzo prossimi, lavorazioni notturne e fino al cessato bisogno”.
LENTEPUBBLICA
Relazioni sindacali nel pubblico impiego: cosa cambia secondo la Cassazione
La Cassazione chiarisce quando la violazione formale non basta a dimostrare l’antisindacalità.
Con le Ordinanze n. 787 e n. 789 del 14 gennaio 2026, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione è tornata su un tema centrale nelle relazioni industriali del pubblico impiego: il confine tra irregolarità formale e reale lesione delle prerogative sindacali. Le decisioni affrontano il delicato equilibrio tra rispetto delle procedure previste dalla legge o dalla contrattazione collettiva e tutela effettiva del ruolo delle organizzazioni dei lavoratori.
Al centro delle pronunce vi è una questione ricorrente nella prassi amministrativa: quando il datore di lavoro pubblico non rispetta in modo rigoroso le modalità di informazione e confronto previste dalle norme, si può automaticamente parlare di comportamento antisindacale?
La risposta fornita dalla Suprema Corte è articolata e, per certi versi, innovativa: non ogni violazione formale determina automaticamente antisindacalità, se in concreto gli interessi collettivi protetti risultano comunque garantiti.
Il quadro normativo: informazione, confronto e tutela contro le condotte antisindacali
Nel settore pubblico, le relazioni sindacali sono disciplinate da norme legislative e dalla contrattazione collettiva, che prevedono specifici obblighi di informazione e confronto preventivo su determinate materie. Tali strumenti hanno lo scopo di assicurare una partecipazione reale delle organizzazioni sindacali alle scelte che incidono sull’organizzazione del lavoro e sulle condizioni dei dipendenti.
Quando il datore di lavoro adotta comportamenti che ostacolano o limitano l’esercizio dell’attività sindacale, trova applicazione l’articolo 28 dello Legge n. 300 del 1970 (lo Statuto dei lavoratori), che prevede un rimedio giudiziario rapido e incisivo contro le condotte antisindacali.
Tradizionalmente, la giurisprudenza ha ritenuto che la mancata attivazione delle procedure di informazione e confronto potesse integrare una violazione rilevante ai sensi di tale norma. Tuttavia, le ordinanze in esame precisano che occorre andare oltre l’apparenza formale.
Il principio affermato: conta la lesione concreta, non l’irregolarità in sé
La Cassazione ribadisce un punto chiave: ciò che rileva non è l’intenzione soggettiva del datore di lavoro, bensì l’oggettiva idoneità della condotta a ledere le prerogative sindacali.
Secondo i giudici, il rimedio previsto dall’art. 28 può essere attivato solo quando vi sia una reale compressione della libertà o dell’attività sindacale, valutata alla luce delle circostanze di fatto. In altre parole, non è sufficiente dimostrare che una disposizione normativa o contrattuale sia stata formalmente disattesa: occorre verificare se, in concreto, gli interessi collettivi che quella disposizione intende proteggere siano stati effettivamente compromessi.
Le ordinanze sottolineano che la verifica deve essere sostanziale e non meramente burocratica. Il giudice è chiamato a valutare se, nelle condizioni oggettive in cui si è svolta la vicenda, le organizzazioni sindacali abbiano potuto comunque esercitare in modo effettivo il proprio ruolo.
Forme “atipiche” di confronto: quando anche la messaggistica può essere sufficiente
Uno degli aspetti più significativi delle decisioni riguarda il riconoscimento della validità di modalità non tradizionali di comunicazione e confronto.
Nel caso esaminato, pur in presenza di una mancata osservanza puntuale delle forme previste, il datore di lavoro aveva comunque assicurato un’interlocuzione con le organizzazioni sindacali, anche attraverso strumenti non convenzionali, come la messaggistica istantanea.
La Corte ha ritenuto che, in presenza di circostanze particolari e giustificate, tali modalità possano risultare idonee a garantire gli obiettivi di partecipazione e trasparenza perseguiti dalla normativa. Se il confronto, seppur informale, consente alle sigle sindacali di conoscere le scelte dell’amministrazione e di esprimere le proprie osservazioni, non si può parlare automaticamente di comportamento antisindacale.
Ciò che conta è l’effettività del dialogo, non la sua rigidità formale.
Presunzione di antisindacalità e prova contraria
Le ordinanze chiariscono anche un passaggio importante: la violazione di norme di legge o di clausole della contrattazione collettiva può certamente far sorgere una presunzione di antisindacalità. Tuttavia, tale presunzione non è assoluta.
Se il datore di lavoro riesce a dimostrare che, nonostante l’irregolarità, gli scopi della disciplina sono stati pienamente raggiunti, il giudice può escludere la sussistenza di una lesione effettiva e, di conseguenza, negare l’applicazione del rimedio repressivo.
Si tratta di un approccio che privilegia la sostanza rispetto alla forma e che impone una valutazione caso per caso, evitando automatismi.
Implicazioni per le amministrazioni pubbliche e per i sindacati
Le pronunce del 14 gennaio 2026 hanno ricadute operative significative.
Per le amministrazioni, il messaggio è duplice. Da un lato, resta fondamentale rispettare le procedure previste dalla normativa e dai contratti collettivi, poiché la loro violazione può esporre a contenzioso. Dall’altro, la Corte riconosce che in situazioni particolari – come contingenze organizzative o urgenze – modalità alternative di confronto possono essere considerate legittime, purché garantiscano una partecipazione effettiva.
Per le organizzazioni sindacali, invece, la decisione segnala che non ogni difformità procedurale è automaticamente censurabile ai sensi dell’art. 28. Per ottenere tutela, sarà necessario dimostrare che la condotta datoriale abbia realmente inciso sulla possibilità di esercitare le proprie prerogative.
Un orientamento che rafforza la dimensione sostanziale delle relazioni sindacali
Le Ordinanze n. 787 e n. 789 del 2026 si inseriscono in un filone giurisprudenziale che valorizza l’analisi concreta delle situazioni, ponendo al centro la tutela effettiva degli interessi collettivi.
Il principio affermato è chiaro: l’antisindacalità non si misura sulla mera inosservanza formale di una regola, ma sull’esistenza di un contrasto oggettivo tra la condotta del datore di lavoro e le finalità di protezione della libertà e dell’attività sindacale.
In definitiva, la Cassazione invita a superare una visione puramente formalistica delle relazioni industriali, privilegiando un approccio sostanziale e realistico. Solo quando vi sia una concreta compressione delle prerogative sindacali potrà essere attivato il rimedio previsto dallo Statuto dei lavoratori; in assenza di una lesione effettiva, la violazione procedurale, pur censurabile, non sarà sufficiente a fondare una pronuncia di condanna.
Un orientamento che, pur mantenendo alta la tutela della libertà sindacale, riconosce la necessità di adattare le regole alle situazioni concrete, senza perdere di vista l’obiettivo primario: garantire un confronto autentico e funzionale tra amministrazione e rappresentanze dei lavoratori.
GRANDANGOLOAGRIGENTO.IT
Naro, frana la Provinciale per Campobello: strada chiusa Nuovo cedimento nel territorio di Naro: dopo la frana segnalata in mattinata, crolla anche il vecchio tracciato della S.P. 12 verso Campobello di Licata, con chiusura al traffico. Nei giorni scorsi un altro smottamento aveva interessato Contrada Figotti, sulla strada per Favara nei pressi della Diga San Giovanni.
Non si arresta l’ondata di smottamenti nel territorio di Naro. Dopo il cedimento di parte di Via Porta Vecchia un nuovo smottamento ha interessato il vecchio tracciato della Strada Provinciale 12 che collega Naro a Campobello di Licata.Il movimento franoso ha compromesso in modo significativo la carreggiata, rendendo necessario l’immediato intervento del Libero Consorzio. La strada è stata chiusa al traffico per motivi di sicurezza, in attesa di ulteriori verifiche tecniche e della valutazione dei danni strutturali. Il cedimento si inserisce in un quadro già critico per la viabilità locale, messa a dura prova dalle recenti condizioni meteorologiche e dalla fragilità del territorio. Nei giorni scorsi un’altra frana di grosse proporzioni aveva interessato anche Contrada Figotti, lungo l’arteria che collega Naro a Favara, nei pressi della Diga San Giovanni. Anche in quel caso si erano registrati importanti smottamenti del terreno, con conseguenti disagi per gli automobilisti.
GRANDANGOLOAGRIGENTO.IT
Vito Terrana eletto componente del CdA SRR Ato 4 Agrigento Est A seguito delle dimissioni di Giuseppe Pendolino, è stato eletto all'unanimità il sindaco di Campobello di Licata
In occasione dell’Assemblea della SRR Ato 4 Agrigento Est, convocata per la ricomposizione del Consiglio di Amministrazione a seguito delle dimissioni di Giuseppe Pendolino, è stato eletto all’unanimità, componente del CdA, il sindaco di Campobello di Licata, Vito Terrana. La candidatura di Terrana è stata presentata come unitaria dai sindaci di entrambi gli schieramenti, sottolineando così la convergenza e la fiducia collettiva nei suoi confronti. Nel suo discorso di accettazione, il neoeletto Terrana ha espresso profonda gratitudine verso il dimissionario Pendolino, riconoscendone la determinazione e l’impegno profuso nel guidare la società. Ha inoltre ringraziato sentitamente tutti i sindaci per la fiducia accordatagli, dichiarando la sua intenzione di affrontare con determinazione le sfide future.“È una designazione che mi riempie di orgoglio e responsabilità- ha affermato Vito Terrana- La fiducia e la stima riposte nella mia persona mi spingono a proseguire con spirito di servizio e abnegazione, nell’interesse esclusivo della società e dei territori che amministriamo. Ribadisco il mio personale impegno a collaborare con trasparenza e lealtà con tutti i sindaci, i dipendenti e gli organi della società, al fine di migliorare e risolvere le problematiche esistenti”.
TELEACRAS.IT
Stazione Acquaviva-Casteltermini lavori in corso, chiusura parziale della strada provinciale 20A
Con Ordinanza Provinciale Regionale n. 4 del 20/02/2026 il (Settore Infrastrutture Stradali, Edilizia Scolastica, Patrimonio e Manutenzione) dispone la chiusura parziale al transito veicolare della S.P. n. 20A “Stazione Acquaviva – Casteltermini”, al passaggio a livello denominato PL-PK ferroviario 98+919, PL1 per esecuzione di lavori di manutenzione straordinaria.
“In particolare – dice il sindaco di Casteltermini Gioacchino Nicastro – con date di esecuzione previste dal 2 al 6 marzo prossimi, lavorazioni notturne e fino al cessato bisogno”.
LENTEPUBBLICA.IT
Conversione in legge del Milleproroghe 2026: le novità per i dipendenti pubblici
Convertito in legge il decreto di fine anno: differimento termini, assunzioni e nuove regole sulla responsabilità contabile per i dipendenti pubblici all’interno del Milleproroghe 2026.Con il voto conclusivo del Senato, il Decreto Milleproroghe 2026 è stato definitivamente convertito in legge, diventando pienamente efficace. Si tratta, come avviene da oltre due decenni, del tradizionale provvedimento di fine anno che interviene per rinviare scadenze, prolungare discipline transitorie e prevenire vuoti normativi potenzialmente dannosi per cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche.
Il testo, formalmente legge di conversione del D.L. 200/2025, contiene una serie articolata di disposizioni che incidono in modo significativo su responsabilità amministrativa, assunzioni nella Pubblica Amministrazione e organizzazione del sistema sanitario nazionale. Di seguito un’analisi delle principali novità, con un linguaggio chiaro e accessibile anche ai non addetti ai lavori.
Responsabilità erariale: scudo confermatoTra i punti più dibattuti figura la proroga del cosiddetto “scudo erariale”, ovvero la limitazione della responsabilità amministrativa per danno alle casse pubbliche.La protezione resta in vigore fino al 31 dicembre 2026. In concreto, per le condotte attive – cioè le azioni compiute da amministratori e funzionari – la responsabilità è limitata ai soli casi di dolo, vale a dire quando il danno è stato provocato con intenzionalità. La colpa grave continua invece a essere perseguibile soltanto in caso di omissioni.La decisione di estendere la misura per l’intero 2026 è stata confermata nonostante le osservazioni critiche espresse dalla Corte dei Conti nei giorni immediatamente precedenti all’approvazione definitiva. La maggioranza parlamentare ha ritenuto prioritario garantire un quadro di maggiore serenità operativa ai dirigenti pubblici, soprattutto in una fase caratterizzata da ingenti investimenti e scadenze ravvicinate.Proroga al 2027 dell’obbligo di polizza assicurativaDal 1° gennaio 2027 scatterà l’obbligo, per chi gestisce risorse pubbliche, di stipulare una polizza assicurativa a copertura della colpa grave. Si tratta di un meccanismo pensato per rafforzare le tutele patrimoniali e rendere più strutturato il sistema delle responsabilità.Sempre al 2027 guardano alcune disposizioni attuative previste dalla cosiddetta “Riforma Foti”, ossia la Legge 7 gennaio 2026, n. 1, che ridisegna diversi aspetti della giustizia contabile, introducendo deleghe al Governo e nuovi criteri in materia di responsabilità e rimborso delle spese legali.In sintesi: la limitazione della responsabilità per le azioni resta valida fino alla fine del 2026; il 2027 rappresenta invece l’anno di avvio di obblighi assicurativi e di una riforma più ampia e strutturale.Pubblica Amministrazione: graduatorie prorogate e nuove assunzioniUn capitolo centrale del Milleproroghe riguarda il funzionamento degli uffici pubblici, con l’obiettivo di garantire continuità operativa e rafforzare gli organici in comparti strategici.Graduatorie valide fino al 31 dicembre 2026Le graduatorie dei concorsi per assunzioni a tempo indeterminato, già approvate negli anni precedenti e in scadenza, restano efficaci fino al 31 dicembre 2026.Questo significa che le amministrazioni potranno continuare a scorrere gli elenchi degli idonei – candidati che hanno superato le prove ma non sono risultati vincitori – per coprire i posti che si rendono disponibili a seguito di pensionamenti o nuove esigenze organizzative.La misura produce un duplice effetto: da un lato riduce i costi legati all’organizzazione di nuove procedure selettive; dall’altro consente un inserimento più rapido di personale già valutato e ritenuto idoneo.