ILSOLE24ORE
La carriera? Non è più una priorità. Vincono tempo e benessere
Rapporto Censis. Cambia il valore attribuito al lavoro che ha un ruolo ridimensionato. Spazio al welfare per migliorare la qualità della vitaSe c’è un aggettivo che non può più connotare il lavoro, questo aggettivo è “totalizzante”. Oggi il lavoro costituisce uno strumento, ovvero una fonte di reddito, ma non è più totalizzante, non connota più l’identità e non è l’obiettivo prioritario. La centralità è ora lasciata al tempo, o meglio alla disponibilità del tempo, alla possibilità di poterne disporre per sé e per il proprio benessere. Di conseguenza il welfare, come nel caso della retribuzione, ha valore se può essere lo strumento per raggiungere questo benessere. Tutto questo emerge con nitidezza dal nono Rapporto sul welfare aziendale realizzato da Censis in collaborazione con Eudaimon, leader nei servizi per il welfare aziendale, con il contributo di società del calibro di Campari, Credem, Edison e Michelin.
I numeri del cambiamento
Che ci fosse in atto una ridefinizione delle priorità era già nell’aria da un po’, almeno dall’esperienza pandemica, tuttavia, la novità di quest’ultima rilevazione sembra essere la portata di questo downshifting. Ecco allora che per il 55,1% dei dipendenti la carriera non è una priorità di vita, lo è invece per il 33,8%, l’11,1% è invece incerto. Il dato già chiaro diventa ancora più inconfutabile se si aggiunge che il 44,7% degli occupati considera il lavoro più come un obbligo che come una passione. È vero che il 42,7% non è d’accordo, tuttavia la quota di chi non ha un’opinione precisa, 12,6%, è tale che l’aspetto della disillusione è prevalente. Non a caso se si considera il piano motivazionale lo studio registra come capiti a quasi il 47% dei lavoratori «di smarrire il senso del proprio lavoro, al 16,4% capita spesso e al 30,2% di tanto in tanto».
E se le gratificazioni latitano - il 78,9% dei lavoratori dichiara di non sentirsi abbastanza riconosciuto e valorizzato nel proprio lavoro mentre il 62,1% dei dipendenti soffre per la mancanza di spazi di autonomia – il fronte salariale non è più confortante: il 57,7% degli occupati infatti ritiene che la propria retribuzione non sia adeguata alla quantità e alla qualità del lavoro che svolge, il 55,4% dichiara che questa retribuzione non gli consente di mettere da parte soldi per le spese importanti come versare l’anticipo dell’acquisto di una casa o di un’automobile. Più in generale, il 52,4% degli occupati ritiene che con il lavoro non si possa diventare benestanti. Una percezione quest’ultima che svela come il lavoro non sia più considerato uno strumento di emancipazione nè di crescita sociale.
Gli effetti
Dunque, se la dimensione professionale è soprattutto fonte di malessere, questo malessere si manifesta in modo concreto. Al 40,8% dei lavoratori è infatti «capitato almeno una volta di soffrire di ergofobia, cioè di provare un forte senso di paura al pensiero di recarsi sul luogo di lavoro, e di dover svolgere le proprie mansioni lavorative o, anche, all’idea di dover affrontare colloqui o valutazioni nel lavoro. Al 12% capita spesso e al 28,8% di tanto in tanto, mentre al 59,2% sinora non è mai capitato». Si concretizza così una situazione di vero e proprio stress: «Al 68,3% degli occupati capita di provare stanchezza psichica, fisica ed emotiva al lavoro, al 27,8% non è sinora capitato e il 3,9% non dà indicazioni». Quando non addirittura una destrutturazione dell’individuo: il 21,7% degli occupati italiani dichiara di soffrire della sindrome del falso se, vale a dire una condizione psicologica in cui il singolo dubita costantemente delle proprie competenze, fatica a interiorizzare i propri successi e ricerca continuamente approvazione dagli altri.
Per reagire o per difendersi il 43,9% degli occupati dichiara di aver deciso di non rispondere a mail e a chiamate fuori dall’orario lavorativo. Questo perché ricevere mail, messaggi su whatsapp o app simili, telefonate fuori dell’orario di lavoro mette ansia al 45,8 per cento.
Il tempo
L’insieme di tutti questi elementi rende la disponibilità di tempo per sé stessi una “questione di principio” tanto che l’88,2% degli occupati ritiene che dovrebbe essere un diritto riconosciuto a tutti quello di avere tempo per il proprio benessere soggettivo. Soprattutto perché il 71,3% si dichiara convinto che esistano «le condizioni tecnologiche ed economiche per una riduzione del tempo di lavoro con, ad esempio, il taglio della settimana lavorativa a quattro giorni e/o il taglio dell’orario quotidiano di lavoro».
Il welfare
Se questo è il contesto e se in questo contesto mancano soldi e soddisfazione che almeno il luogo di lavoro si faccia carico di aiuti tangibili e allora l’83,6% dei dipendenti si aspetta che l’azienda si impegni per il suo benessere complessivo. Dal momento che per l’87,4% dei dipendenti italiani «il benessere fisico, mentale e sociale, vale a dire il wellbeing aziendale è considerato imprescindibile sul lavoro», al punto che ben il 71,3% dei dipendenti dichiara che se dovesse scegliere un nuovo posto di lavoro, opterebbe per un’azienda anche in virtù del suo welfare aziendale. Peraltro otto lavoratori su dieci ritengono che poter beneficiare di servizi di welfare aziendale ne migliora motivazione e produttività. Ma quali sono i servizi più richiesti? Il 59,5% dei dipendenti giudica utili i buoni pasto, il 29,4% i buoni carburante, il 26,1% i buoni acquisto, il 16,4% i bonus legati all’acquisto di particolari servizi come, ad esempio gli abbonamenti o i voucher per attività sportive, culturali e ricreative (abbonamenti in palestra, corsi di nuoto, di cucina, ingressi in teatro ecc.), il 14,8% contributi o rimborsi per il trasporto pubblico. L’assistenza sanitaria è indicata dal 57,7% dei dipendenti.
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Assunzioni, si riducono i bonus giovani e Mezzogiorno
Decreto Milleproroghe. Lo sgravio per le aziende che inseriscono under 35 passa dal 100% al 70% dei contributi fino ad aprile. Poi resta l’aiuto del 50%Gli incentivi per assumere giovani (in tutta Italia) e disoccupati over 35 nella Zona economica speciale per il Mezzogiorno si assottigliano rispetto alla versione “robusta” prevista dal Dl Coesione ma guadagnano quattro mesi di durata, rispetto alla scadenza originaria del 31 dicembre 2025. Si allunga di un anno, senza subire invece decurtazioni, il bonus contributivo del 100% per assumere donne svantaggiate. È il risultato della conversione in legge del decreto Milleproroghe (Dl 200/2025), avvenuta la scorsa settimana.
Per rifinanziare gli incentivi il Governo userà in parte risorse europee e statali del Programma nazionale Giovani, donne e lavoro 2021-2027, e in parte i fondi stanziati con la legge di Bilancio 2026 per agevolare l’occupazione. In particolare, saranno usati metà (417,6 milioni) degli 825 milioni destinati a esoneri contributivi parziali per i datori che assumono.
Resta da vedere, anche in base all’utilizzo delle misure, quanto spazio ci sarà per prorogare ulteriormente i bonus nel corso dell’anno, come auspicato dalla ministra del Lavoro Maria Elvira Calderone durante il Welfare & Hr Summit 2026 organizzato dal Sole 24 Ore.
Giovani under 35
L’esonero contributivo per assumere a tempo indeterminato o per stabilizzare giovani under 35 che non siano mai stati occupati a tempo indeterminato, previsto dal Dl 60/2024, sarà disponibile per i datori di lavoro privati fino al 30 aprile 2026. Nei primi nove mesi dell’anno scorso il bonus è stato usato per 105.855 rapporti.
Per le assunzioni effettuate fra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026 l’aiuto sarà pari al 70% dei contributi a carico dell’azienda, per due anni, e non più al 100%, come previsto fino a dicembre 2025. Se però l’assunzione determina un incremento occupazionale netto, cioè un saldo positivo fra il numero dei lavoratori occupati nel mese dell’assunzione e quello dei lavoratori mediamente occupati nei 12 mesi precedenti, l’incentivo potrà coprire il 100% dei contributi dovuti.
La misura massima dell’aiuto è di 500 euro al mese, ma è potenziata fino a 650 euro al mese nella Zona economica speciale del Mezzogiorno (Zes unica): fra le Regioni coperte dall’incentivo, in linea con la recente estensione della Zes, ci saranno, oltre ad Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna, anche Marche e Umbria.
Se il bonus giovani del decreto Coesione non dovesse essere prorogato, dal 1° maggio si tornerà allo sgravio strutturale del 50% dei contributi, fino a 3mila euro all’anno (250 euro al mese), per i datori di lavoro privati che assumono stabilmente giovani under 30. In alternativa, si può sempre ricorrere all’apprendistato, che comporta agevolazioni contributive e retributive per i giovani fino a 29 anni.
Disoccupati over 35 nella Zes
Lo stesso meccanismo previsto per prorogare il bonus giovani è stato esteso all’aiuto per la Zes. Per assumere nella Zona economica speciale lavoratori over 35, disoccupati da almeno 24 mesi, le aziende sotto dieci dipendenti potranno fruire fino ad aprile di uno sgravio del 70% dei contributi, a meno che con l’assunzione non scatti un incremento occupazionale netto. In questo caso, l’incentivo continuerà a essere applicato al 100 per cento. Se da maggio uscisse di scena questo bonus, per le assunzioni nel Mezzogiorno (di tutti i lavoratori) resta applicabile la nuova decontribuzione Sud, pari - nel 2026 - al 20% dei contributi a carico del datore (fino a 125 euro mensili).
Donne svantaggiate
Guarda a specifiche categorie di lavoratrici lo sgravio dal 100% dei contributi fino a 24 mesi, previsto per assumere donne a tempo indeterminato, che è stato prorogato a tutto il 2026. Nei primi nove mesi del 2025 ne hanno fruito 68.234 rapporti. Per accedere all’aiuto, bisogna assumere donne senza un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, o da almeno sei mesi se residenti nella Zes unica, o svantaggiate perché svolgono attività in settori caratterizzati da una accentuata disparità di genere (come ad esempio costruzioni e trasporti). È sempre necessario l’incremento occupazionale netto.
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Contributi tra Casse e Inps, quando conviene la ricongiunzione
Gestione separata. Dopo la circolare che ha ammesso l’uso dello strumento, le valutazioni sugli effetti per l’accesso alla pensione e l’entità dell’assegnoLa ricongiunzione dei contributi previdenziali sparsi tra la Gestione separata dell’Inps e le Casse attrae i professionisti. Infatti, alla luce del nuovo orientamento espresso dall’Inps con la circolare 15/2026 che ha autorizzato l’utilizzo di questo istituto anche per la Gestione separata, la ricongiunzione dei contributi previdenziali è una possibilità interessante per i professionisti perché ha dei profili di convenienza, soprattutto nel caso di accentramento dei contributi presso la Cassa di categoria.
Le indicazioni Inps
In passato, la Gestione separata Inps è stata esclusa dall’ambito di applicazione delle norme in materia di ricongiunzione dei contributi.
Peraltro, nel corso degli ultimi dieci anni, molti professionisti hanno utilizzato il cumulo contributivo, introdotto appunto nel 2016, perché è sempre gratuito (mentre la ricongiunzione può avere un onere per il lavoratore che la aziona) e si rivolge a tutte le tipologie di contributi: abbraccia tutte le gestioni Inps e tutte le Casse professionali, fatta eccezione solo per Enasarco.
Tuttavia, vari professionisti hanno comunque provato a utilizzare la ricongiunzione prevista dalla legge 45/1990 per trasferire i contributi versati nella Gestione separata Inps nella propria Cassa di appartenenza. Ciò ha innescato un vasto contenzioso, che la giurisprudenza ha risolto riconoscendo il diritto alla ricongiunzione presso la Cassa di iscrizione del libero professionista.
Ora questo orientamento è stato recepito dall’Inps con la circolare 15/2026, che detta istruzioni per la ricongiunzione: sia in uscita, dalla Gestione separata verso le Casse professionali, sia in entrata, per accentrare i contributi versati nella propria Cassa ordinistica di appartenenza presso la Gestione separata. La circolare non consente però la ricongiunzione dei contributi versati nella Gestione separata da o verso le altre Gestioni Inps.
La ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti deve sempre riguardare tutti i periodi contributivi, fatta eccezione per quelli già oggetto di ricongiunzione o utilizzati a favore dell’assicurato (ad esempio per liquidare una pensione). I periodi maturati in altre forme previdenziali se non sovrapposti si sommano all’anzianità contributiva dell’ente accentrante ai fini del diritto pensionistico, mentre i periodi coincidenti con quelli maturati nell’ente accentrante mantengono valore ai fini della misura della pensione.
L’onere, fiscalmente deducibile, si determina applicando il metodo basato sull’ultimo reddito nella posizione da trasferire; dal calcolo di tale onere occorre sottrarre il valore dei contributi trasferiti, rivalutati con un tasso annuo del 4,5% (con possibilità che l’onere si azzeri).
I vantaggi
L’utilizzo dell’istituto della ricongiunzione presenta dei profili di convenienza per i professionisti che decidono di concentrare i contributi presso la Cassa ordinistica: i vantaggi si declinano sul piano dell’accesso alla pensione e nei termini del futuro trattamento.
Sotto il profilo dei vantaggi per l’anzianità contributiva va ricordato come molti lavoratori autonomi, prima di conseguire l’abilitazione che li inserirà a pieno titolo fra gli iscritti alla propria Cassa, iniziano a lavorare aprendo una partita Iva e versano i contributi per questo periodo di attività presso la Gestione separata, aperta a tutti i lavoratori autonomi privi di Cassa (come i consulenti aziendali, manageriali o anche gli informatici).
Quando poi il professionista si abilita, passa alla Cassa di categoria; e qui occorre considerare che sono previsti accessi pensionistici anticipati con criteri spesso differenti da quelli dell’Inps: per i consulenti del lavoro la pensione di vecchiaia anticipata arriva a 60 anni di età con 40 di contributi, per gli avvocati già in attività al 2024 con 62 anni di età e 40 di contributi, mentre i commercialisti potrebbero andare in pensione con soli 38 anni di contributi e almeno 61 anni di età.
La ricongiunzione consente di trasferire i contributi nella Cassa, incrementando l’anzianità contributiva per utilizzare questi accessi pensionistici anticipati, computando da quest’anno anche gli anni in Gestione separata che prima non si potevano impiegare a questo fine. È vero che il cumulo consentiva già la valorizzazione di questi anni, ma va ricordato come la pensione anticipata in cumulo sia accessibile solo con i requisiti Inps, che, per un uomo, nel 2026, richiedono 42 anni e 10 mesi di contributi con tre mesi di finestra. Si tratta di una differenza che arriva a più di quattro anni rispetto alle pensioni delle Casse, che peraltro consentono, di norma, anche di proseguire l’attività lavorativa e cumulare reddito professionale e pensione senza interruzioni.
L’altro margine di convenienza della ricongiunzione riguarda il calcolo della futura pensione. Infatti, molte Casse, come Enpacl (l’ente dei consulenti del lavoro) o Inpgi (Cassa dei giornalisti), prevedono che il montante contributivo trasferito alla Cassa dalla Gestione separata e rivalutato al 4,5% annuo (tasso spesso superiore a quello di effettiva rivalutazione dei contributi), una volta azzerato l’onere teorico di ricongiunzione, incrementi il montante pensionistico e dunque la futura pensione.
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GRANDANGOLO
Libero consorzio Agrigento, integrazione oraria per 133 dipendenti part time
Il Presidente Pendolino “garantire serenità ai lavoratori ed alle loro famiglie”
Una boccata d’ossigeno importante per i 133 dipendenti part time del Libero Consorzio Comunale di Agrigento che, questa mattina, all’interno dell’aula Giglia, hanno firmato l’integrazione oraria con l’aumento a 34 ore lavorative.
“Un provvedimento, ha dichiarato il Presidente Pendolino, che restituisce dignità e serenità ai lavoratori dell’Ente e che andrà a qualificare le professionalità del Libero Consorzio Comunale di Agrigento.
Un traguardo importante raggiunto grazie ad un lavoro di squadra con le forze politiche ed in sinergia con il settore risorse umane diretto da Maria Antonetta Testone”.
I Dipendenti hanno firmato, questa mattina, il contratto, in presenza del Presidente Pendolino, del vice Presidente Scicolone, dei Consiglieri Grassadonio e Cutrera, del Segretario Generale Alessandra La Spina, della Dirigente settore Risorse Umane Maria Antonietta Testone in un clima di armonia e proficua collaborazione. Presenti, tra gli altri, le organizzazioni sindacali.
“Un risultato importante. Dopo l’approvazione del PIAO, approvato il 20.02.2026, si e’ arrivati, finalmente, all’integrazione oraria per i 133 dipendenti, ha affermato il vice Presidente con delega alla risorse umane Domenico Scicolone che, nel ringraziare il Presidente Pendolino a nome dei Consiglieri Grassadonio e Cutrera, ricorda l’impegno dell’Amministrazione a favore del personale dell’Ente. Un ringraziamento ai Dirigenti preposti ed agli uffici interessati per aver condiviso il percorso deciso dall’Amministrazione che garantirà efficienza alla macchina organizzativa del Libero Consorzio Comunale di Agrigento”.
La CISL FP esprime profonda soddisfazione per la firma odierna dei nuovi contratti che sanciscono l’adeguamento orario a 34 ore settimanali per tutti i 133 lavoratori a tempo parziale del Libero Consorzio Comunale di Agrigento. Questo importante risultato arriva in applicazione del confronto sul piano del fabbisogno del personale e segna un momento di svolta per la stabilità occupazionale dell’ente. La sigla sindacale sottolinea positivamente il “cambio di passo” registrato nell’interlocuzione con l’amministrazione: un metodo basato sulla concertazione che si è rivelato decisivo per sbloccare una situazione attesa da anni.
“Oggi compiamo un passo fondamentale per il superamento del precariato storico e del part-time involontario presso il Libero Consorzio,” si legge nella nota a firma del segretario generale Salvatore Parello -. L’adeguamento a 34 ore rappresenta un riconoscimento della dignità professionale di 230 dipendenti che, con il loro impegno, garantiscono quotidianamente servizi essenziali per il territorio”.
La CISL FP guarda già al futuro. L’organizzazione ribadisce che questo incremento orario non è il punto d’arrivo, ma una tappa intermedia: l’obiettivo finale resta la trasformazione definitiva di tutti i contratti a full-time, per la quale il sindacato continuerà a lavorare con determinazione, creando i presupposti necessari nei prossimi tavoli tecnici.
TELEMONTEKRONIO
Libero Consorzio di Agrigento, integrazione oraria per 133 dipendenti part time
Integrazione oraria per 133 dipendenti part time del Libero Consorzio Comunale di Agrigento che, questa mattina, all'interno dell'aula Giglia, hanno firmato appunto l'integrazione oraria con l'aumento a 34 ore lavorative. Un provvedimento, ha dichiarato il Presidente Giuseppe Pendolino, che restituisce dignità e serenità ai lavoratori dell'Ente e che andrà a qualificare le professionalità del Libero Consorzio. Un traguardo importante raggiunto grazie ad un lavoro di squadra con le forze politiche ed in sinergia con il settore risorse umane diretto da Maria Antonietta Testone.
I Dipendenti hanno firmato, questa mattina, il contratto, alla presenza del Presidente Pendolino, del vice Presidente Scicolone, dei Consiglieri Grassadonio e Cutrera, della Segretaria Generale Alessandra La Spina e della Dirigente settore Risorse Umane Maria Antonietta Testone. Presenti, tra gli altri, le organizzazioni sindacali. A tal riguardo ad esprimere soddisfazione è la CISL FP. "Oggi compiamo un passo fondamentale per il superamento del precariato storico e del part-time involontario presso il Libero Consorzio," si legge nella nota a firma del segretario generale Salvatore Parello. La CISL guarda già al futuro. L'organizzazione ribadisce che questo incremento orario non è il punto d'arrivo, ma una tappa intermedia: l'obiettivo finale resta la trasformazione definitiva di tutti i contratti a full-time, per la quale il sindacato continuerà a lavorare con determinazione, creando i presupposti necessari nei prossimi tavoli tecnici.
AGRIGENTOOGGI
Firmati i contratti a 34 ore per 133 lavoratori del Libero consorzio
Il vice Presidente Scichilone ringrazia Pendolino per l’integrazione oraria ai dipendenti de Libero Consorzio Comunale.
Un risultato importante per i 133 dipendenti part time del Libero Consorzio Comunale di Agrigento che, questa mattina, all’interno dell’aula Giglia, hanno firmato l’integrazione oraria con l’aumento a 34 ore lavorative.
Dopo l’approvazione del PIAO, approvato il 20.02.2026, si e’ arrivati, finalmente, all’integrazione oraria per i 133 dipendenti ha affermato il vice Presidente con delega alla risorse umane Domenico Scicolone che, nel ringraziare il Presidente Pendolino a nome dei Consiglieri Grassadonio e Cutrera, ricorda l’impegno dell’Amministrazione a favore del personale dell’Ente.
Un ringraziamento ai Dirigenti preposti ed agli uffici interessati per aver condiviso il percorso deciso dall’Amministrazione che garantirà efficienza alla macchina organizzativa del Libero Consorzio Comunale di Agrigento.
Firmati i contratti a 34 ore settimanali per 133 lavoratori a tempo parziale del Libero consorzio: la soddisfazione della CISL FP
La CISL FP esprime profonda soddisfazione per la firma odierna dei nuovi contratti che sanciscono l’adeguamento orario a 34 ore settimanali per tutti i 133 lavoratori a tempo parziale del Libero Consorzio Comunale di Agrigento.
Questo importante risultato arriva in applicazione del confronto sul piano del fabbisogno del personale e segna un momento di svolta per la stabilità occupazionale dell’ente. La sigla sindacale sottolinea positivamente il “cambio di passo” registrato nell’interlocuzione con l’amministrazione: un metodo basato sulla concertazione che si è rivelato decisivo per sbloccare una situazione attesa da anni.
“Oggi compiamo un passo fondamentale per il superamento del precariato storico e del part-time involontario presso il Libero Consorzio,” si legge nella nota a firma del segretario generale Salvatore Parello -. L’adeguamento a 34 ore rappresenta un riconoscimento della dignità professionale di 230 dipendenti che, con il loro impegno, garantiscono quotidianamente servizi essenziali per il territorio”.
La CISL FP guarda già al futuro. L’organizzazione ribadisce che questo incremento orario non è il punto d’arrivo, ma una tappa intermedia: l’obiettivo finale resta la trasformazione definitiva di tutti i contratti a full-time, per la quale il sindacato continuerà a lavorare con determinazione, creando i presupposti necessari nei prossimi tavoli tecnici.
AGRIGENTONOTIZIE.IT
Libero consorzio, firmata l’integrazione oraria per 133 dipendenti part time Passaggio a 34 ore settimanali dopo l’approvazione del Piao. Il vice presidente Scichilone ringrazia Pendolino e gli uffici per il risultato raggiunto
Un passo atteso da tempo che riguarda 133 lavoratori e incide direttamente sull’organizzazione dell’ente. Questa mattina, nell’aula Giglia del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, è stata firmata l’integrazione oraria per i dipendenti part time, che passeranno a 34 ore settimanali.Il provvedimento arriva dopo l’approvazione del Piao, avvenuta lo scorso 20 febbraio, e rappresenta, secondo l’amministrazione, un risultato importante sul piano della valorizzazione del personale e del rafforzamento della struttura organizzativa.
A commentare è stato il vice presidente con delega alle risorse umane, Domenico Scichilone, che ha sottolineato il percorso compiuto per arrivare alla firma dell’integrazione. “Dopo l’approvazione del Piao siamo giunti finalmente a questo traguardo per i 133 dipendenti”, ha dichiarato, ringraziando il presidente Giuseppe Pendolino a nome anche dei consiglieri Grassadonio e Cutrera.Scichilone ha evidenziato l’impegno dell’amministrazione a favore del personale dell’ente e ha rivolto un ringraziamento ai dirigenti e agli uffici coinvolti per aver condiviso il percorso definito. L’incremento delle ore lavorative, secondo quanto spiegato, consentirà di garantire maggiore efficienza alla macchina organizzativa del Libero Consorzio, rafforzando i servizi e migliorando la risposta alle esigenze del territorio.Con la firma di questa mattina si chiude dunque una fase amministrativa che punta a dare stabilità ai lavoratori interessati e a rendere più solida la struttura dell’ente provinciale.La Cisl Fp ha espresso profonda soddisfazione per la firma odierna. "Questo importante risultato - dice il segretario generale Salvatore Parello - arriva in applicazione del confronto sul piano del fabbisogno del personale e segna un momento di svolta per la stabilità occupazionale dell'ente. La sigla sindacale sottolinea positivamente il "cambio di passo" registrato nell’interlocuzione con l’amministrazione: un metodo basato sulla concertazione che si è rivelato decisivo per sbloccare una situazione attesa da anni. Oggi compiamo un passo fondamentale per il superamento del precariato storico e del part-time involontario presso il Libero Consorzio," si legge nella nota a firma del segretario generale Salvatore Parello -. L’adeguamento a 34 ore rappresenta un riconoscimento della dignità professionale di 230 dipendenti che, con il loro impegno, garantiscono quotidianamente servizi essenziali per il territorio".
La Cisl Fp guarda già al futuro. L'organizzazione ribadisce che questo incremento orario non è il punto d'arrivo, ma una tappa intermedia: “L'obiettivo finale resta la trasformazione definitiva di tutti i contratti a full-time, per la quale il sindacato continuerà a lavorare con determinazione, creando i presupposti necessari nei prossimi tavoli tecnici”.