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rassegna stampa del 4 marzo 2026


SICILIA TARGET

Favara: sopralluogo tecnico sulla viabilità provinciale. Programmati diversi interventi

Sopralluoghi tecnici questa mattina nel territorio di Favara, dove una delegazione dell’Ufficio Tecnico del Libero Consorzio Comunale di Agrigento ha effettuato una serie di verifiche lungo alcune arterie provinciali, con l’obiettivo di individuare le criticità più urgenti e pianificare i prossimi interventi.
I sopralluoghi hanno interessato la strada di contrada San Biagio che da Favara, attraverso via Porta di Mare, scende a valle verso la S.S. 640, la strada Esa Chimento e la bretella di Contrada Crocca, oggetto settimane fa di una frana.
L’iniziativa è nata su sollecitazione del consigliere provinciale e comunale Rino Castronovo, che ha richiesto un’attenzione specifica per il territorio favarese, alla luce delle segnalazioni pervenute da cittadini e automobilisti. I sopralluoghi rappresentano un passaggio operativo fondamentale in vista della firma degli accordi quadro con le imprese, che consentiranno di avviare i lavori nei prossimi mesi.
Per il Libero Consorzio erano presenti il Vice Presidente Domenico Scicolone e il Consigliere delegato alla Viabilità provinciale Giovanni Cutrera. A supporto dell’attività tecnica hanno partecipato il dirigente provinciale, ing. Michelangelo Di Carlo, e l’ing. Angela Rizzo, responsabile dell’Area Est Viabilità. Per il Comune di Favara, oltre al consigliere Castronovo, ha preso parte agli incontri anche il Vice Sindaco Emanuele Schembri.
Nel corso delle verifiche sono state esaminate diverse situazioni legate allo stato del manto stradale e alla necessità di interventi di manutenzione straordinaria, con l’obiettivo di garantire maggiore sicurezza e migliore percorribilità.
Soddisfazione è stata espressa da entrambe le istituzioni per l’esito dell’incontro, che segna un rinnovato clima di collaborazione tra enti. Dopo anni di difficoltà e di ridimensionamento del ruolo delle ex Province, il Libero Consorzio torna così a svolgere una funzione centrale nella programmazione e nella gestione della viabilità, riaffermando la propria presenza sul territorio e l’impegno a fornire risposte concrete alle comunità locali.



LENTEPUBBLICA

PNRR: le Province in audizione alla Camera

“Serve massima collaborazione per la fase finale. Chiarire termini e semplificare procedure”.
“Questo decreto è strategico, perché deve regolare la fase finale dell’attuazione del PNRR. Le norme che usciranno dal Parlamento devono contribuire a determinare il successo del Piano. Per questo chiediamo massima attenzione sulle questioni che in questo momento preoccupano di più le Province, che devono completare gli oltre 1.400 cantieri di edilizia scolastica aperti. Prima fra tutte, la necessità di chiarire con norma i termini di scadenza della tempistica relativa alle misure in capo alle Province riguardo alla conclusione delle opere, al collaudo delle stesse e alla rendicontazione finale. Ad oggi, i termini risultano non coerenti con quelli indicati dal Piano”.
E’ questa la richiesta prioritaria avanzata dal rappresentante delle Province, Angelo Caruso, Vicepresidente di UPI, nel suo intervento in audizione alla Commissione Bilancio della Camera sul Decreto che detta ulteriori disposizioni per l’attuazione del PNRR.
“Il decreto così com’è – ha detto- concentra le misure esclusivamente a favore delle strutture centrali, ignorando le necessità degli enti locali che stanno attuando il Piano . Per questo chiediamo di prevedere anche per gli enti attuatori le stesse misure individuate per il personale dei soggetti titolari, estendendo alle Province, e agli enti locali, la possibilità di prorogare i contratti in essere e le norme finalizzate al rafforzamento della capacità amministrativa. La fase finale poi deve essere caratterizzata dalla massima collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte: occorre valorizzare il ruolo delle task force dei tavoli territoriali strategici PNRR insediati presso le prefetture, con il supporto della Ragioneria Generale dello Stato, per la redazione corretta delle rendicontazioni finali, in modo da risolvere le possibili criticità, accelerando le procedure”.
“Restano poi da risolvere due questioni essenziali – ha detto il Vicepresidente UPI. “Da una parte, il decreto deve assicurare la prosecuzione delle opere che dovessero superare la scadenza del 2026 per cause non imputabili agli enti, con norme che garantiscano la possibilità di concludere i cantieri, a fronte del raggiungimento del target della Missione cui si riferiscono .
Dall’altra, chiediamo di prevedere la copertura degli extracosti rendicontabili sostenuti dalle Province per i progetti PNRR completati, in collaudo o in esecuzione. Si tratta di almeno il 20% in più del totale dell’importo delle opere che le Province hanno dovuto coprire con risorse proprie per portare a termine i cantieri, per una cifra totale per le 86 Province che ammonta a circa 150 milioni. Questo Decreto-Legge, presumibilmente tra gli ultimi strumenti normativi utili a tale scopo, deve introdurre misure utili ad assicurare alle Province la copertura di queste spese”.


SCRIVOLIBERO

Autonomie locali, definito riparto risorse aggiuntive per il personale ai Comuni siciliani per il 2026-28

Definito il riparto delle risorse aggiuntive per il personale degli enti locali per i prossimi tre anni. Il presidente della Regione Renato Schifani, in qualità di assessore ad interim alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica, ha firmato oggi il decreto per l’assegnazione delle somme a sostegno del bilancio degli enti territoriali destinatari dei trasferimenti, in attuazione di quanto disposto dalla legge regionale 5 gennaio 2026, nel quadro delle modifiche alle precedenti normative di spesa regionali, per il triennio 2026-2028.
Si tratta di un’assegnazione che consentirà un primo incremento dell’orario di lavoro per il personale con contratto a tempo parziale. Lo stanziamento ammonta a 10 milioni di euro per ciascuno degli esercizi finanziari 2026 e 2027, a 20 milioni il 2028. Beneficiari dei fondi sono 340 fra Comuni, Città metropolitane, Liberi consorzi e Unioni di Comuni in tutta l’Isola.
«Si tratta – sottolinea il presidente Schifani – di un primo intervento voluto dal mio governo per sostenere le spese degli enti locali, un importante contributo alle casse di queste istituzioni che consentirà di incrementare le ore lavorate del personale e rendere più produttivi ed efficienti gli uffici che registrano carenze di addetti e operatori».
I 10 milioni si aggiungono alle somme ripartite annualmente per tale personale, che secondo il piano programmatico ammontano complessivamente a 166 milioni di euro.


PMI.IT

Visite mediche di controllo INPS ai dipendenti: boom certificati di malattia e ispezioni

In aumento le visite mediche ispettive ai lavoratori in malattia: I nuovi dati dell'Osservatorio INPS e i servizi digitali per i i datori di lavoro su PDND.
Quasi 400mila visite mediche di controllo nel solo secondo semestre 2025, con una crescita del 3,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono i numeri dell’Osservatorio Polo unico di tutela della malattia dell’INPS, che fotografano un sistema di visite fiscali in espansione sul fronte dei controlli e delle procedure digitali, l’ultima delle quali è un nuovo servizio per i datori di lavoro su Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND).
Malattia
Malattia: nuove tutele con la Legge 106 29 Dicembre 2025
I numeri delle visite mediche di controllo
Nel secondo semestre 2025 l’INPS ha effettuato circa 399mila visite mediche di controllo, il 3,7% in più rispetto allo stesso semestre del 2024. Il dato si inserisce in un quadro più ampio: nello stesso periodo sono stati presentati 14 milioni di attestati di malattia, anch’essi in aumento del 2,8% sull’anno precedente.
La distribuzione per settore conferma una concentrazione nel privato, che per il 78,7% dei certificati presentati, a fronte di fasce di reperibilità ormai unificate tra pubblico e privato.
Il nuovo servizio INPS su PDND per i datori di lavoro
A fine 2025, in attuazione delle previsioni del PNRR, l’INPS ha attivato un nuovo canale digitale per la gestione delle visite mediche di controllo rivolto ai datori di lavoro pubblici e privati. Il servizio viene erogato attraverso la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) e consente di gestire l’intero ciclo della richiesta in modo integrato. Le funzionalità disponibili permettono di:
inviare la richiesta di visita medica di controllo direttamente all’INPS;
consultare lo stato della richiesta già inoltrata;
verificare l’esito di una visita relativa a una richiesta precedente;
annullare una richiesta non ancora eseguita.
Il servizio si affianca alle funzionalità già introdotte con il Messaggio INPS n. 1505 del 15 maggio 2025, che aveva ampliato il servizio online “Richiesta Visite Mediche di Controllo (VMC) – lavoratori privati e pubblici/Polo unico” con due nuove opzioni: la richiesta diretta da attestati di malattia e il monitoraggio delle richieste in corso.
Come funziona la richiesta di visita medica di controllo
Il datore di lavoro che intende richiedere una visita di controllo accede al servizio INPS online con le credenziali aziendali, conferma i dati del lavoratore e del diritto all’indennità di malattia, quindi inserisce le informazioni specifiche della visita richiesta — data e fascia oraria incluse. Con il nuovo accesso via PDND, la stessa procedura può avvenire in modalità integrata con i sistemi informativi aziendali, senza accesso manuale al portale INPS.




ITALIAOGGI

Pnrr, il 64% dei bandi ignora giovani e donne

Assonime rivela che la maggior parte dei bandi Pnrr non rispetta la quota del 30% per assunzioni di giovani e donne, sollevando dubbi sull'efficacia delle misure per superare i divari di genere e generazionali
Pnrr ancora in mezzo al guado. Il 64% dei bandi non ha rispettato la quota del 30% di assunzioni in favore di donne e giovani.
Lo rileva Assonime nel quadro del monitoraggio dello stato di attuazione di alcune tra le misure più importanti e strategiche del Piano condotto in collaborazione con Openpolis. Allo stesso tempo, secondo Uncem, il 28% dei comuni rischia di non rispettare la scadenza di giugno 2026 per la chiusura degli interventi.
Entrambi i documenti evidenziano, sia pure da prospettive diverse, le tante incognite che caratterizzano questa delicata fase in vista della stretta finale prevista nella seconda metà dell’anno.
Leggi anche: Progetti Pnrr a rischio ritardi: mancano istruzioni operative
Le criticità del monitoraggio e le priorità trasversali
Nel terzo Pnrr Watch, Assonime, oltre a soffermarsi sull’andamento (spesso altalenante) dei singoli investimenti per l’occupazione, fornisce alcune valutazioni più di sistema.
Nella sua impostazione originaria, il Pnrr prevedeva di intervenire massicciamente su tre cosiddette «priorità trasversali». Tali priorità consistevano nel superamento dei divari di genere, nella riduzione di quelli territoriali (in particolare tra Nord e Sud del Paese ma anche tra centri principali e aree periferiche) e nella creazione di maggiori opportunità per i giovani, sia dal punto di vista dell’istruzione e della formazione professionale che in termini di accesso al mondo del lavoro.
Il mancato rispetto delle riserve per giovani e donne
Oggi questi aspetti sono assenti dal dibattito pubblico, concentrato in modo esclusivo sull’urgenza di ultimare i progetti entro il 2026 per non rischiare di perdere parte dei fondi assegnati. Indicativi da questo punto di vista sono i dati rilasciati dall’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) circa i bandi Pnrr. Le norme prevedevano infatti una riserva in favore di giovani e donne sulle assunzioni da effettuare a seguito della aggiudicazione di bandi Pnrr pari al 30%. Tuttavia, la stessa normativa ha previsto nove diverse possibili motivazioni per applicare una deroga.
Dai dati disponibili risulta che quasi due terzi dei bandi (il 64%) non abbiano rispettato tale riserva di posti.
Questa corsa alla spesa, peraltro, in molti casi rischia di essere vana, come dimostrano i risultati del sondaggio condotto da Uncem fra i comuni: se il 14% deve ancora fare una gara d’appalto per l’affidamento, quasi un ente su tre (28%) evidenzia un rischio di sforamento della scadenza, perlopiù fissata al prossimo 30 giugno.
Peraltro, come già evidenziato dall’Inrel, al momento non è per nulla chiaro quali siano gli adempimenti obbligatori da completare entro tale data.
Leggi anche: Infrastrutture strategiche, voragine da 170 miliardi di euro
Incertezze normative e richieste degli enti locali
Il tema è stato sollevato anche dalle province audite alla Camera sul recente decreto Pnrr, che hanno chiesto di chiarire con norma i termini riguardo alla conclusione delle opere, al collaudo, delle stesse e alla rendicontazione finale.
Ad oggi, ha evidenziato il vicepresidente di Upi Angelo Caruso vi sono tante incertezze e poca coerenza. «Il decreto così com’è - ha detto - concentra le misure esclusivamente a favore delle strutture centrali, ignorando le necessità degli enti locali che stanno attuando il Piano. Per questo chiediamo di prevedere anche per gli enti attuatori le stesse misure individuate per il personale dei soggetti titolari, estendendo alle province, e agli enti locali, la possibilità di prorogare i contratti in essere e le norme finalizzate al rafforzamento della capacità amministrativa».
La fase finale poi deve essere caratterizzata dalla massima collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte.
Occorre valorizzare il ruolo delle task force dei tavoli territoriali strategici Pnrr insediati presso le prefetture, con il supporto della Ragioneria Generale dello Stato, per la redazione corretta delle rendicontazioni finali, in modo da risolvere le possibili criticità, accelerando le procedure».



ILSOLE24ORE

Fisco, tagli ai Comuni che incassano poco e non chiedono aiuto

Manovra. Nella bozza di Dm attuativo obbligo di affidamento ad Amco se la riscossione coattiva è sotto il 17,5%. Meno fondi a chi non si adegua
I grandi lavori di pulizia del magazzino della riscossione provano a partire con le regole per guidare l’entrata in gioco di Amco, la società del Tesoro specializzata nei crediti deteriorati, nella gestione dei tributi degli enti locali. Il decreto attuativo dell’operazione prevista dall’ultima legge di bilancio sta prendendo forma. Nella bozza ora sui tavoli del ministero dell’Economia, 11 articoli in tutto, fissa vincoli rigidi; e prospetta un’architettura che promette di animare più di una discussione.
Primo: tutti i Comuni potranno chiedere aiuto ad Amco, e ai concessionari privati con i quali si alleerà, per recuperare le proprie entrate. Ma, come prevede la manovra, chi oggi mostra una riscossione poco efficiente sarà obbligato a farlo, pena un taglio del fondo di solidarietà comunale. La bozza al momento non indica la profondità della sforbiciata, ma è chiaro che questa previsione sarà più che sufficiente a mettere in allarme gli enti locali.
Il testo ora in discussione fa scattare l’obbligo quando la «percentuale di riscossione in conto residui», cioè quella riferita ai crediti arretrati che i contribuenti non hanno pagato spontaneamente nell’anno della richiesta, è inferiore al 17,5% negli ultimi tre anni «antecedenti la data di scadenza dei contratti in essere» con gli attuali concessionari della riscossione. La soglia può ovviamente cambiare, come sempre capita nelle bozze con parametri di questo genere; ma il lavoro tecnico avrà forse bisogno di affinare anche altri aspetti.
Per chi non arriva al 17,5%, infatti, si prevede l’affidamento obbligatorio ad Amco, per almeno cinque anni rinnovabili per altri cinque, della «totalità delle entrate tributarie e patrimoniali dell’ente». Ma spesso le amministrazioni mettono nelle mani dei concessionari solo una parte delle proprie entrate, per esempio l’Imu, le rette degli asili nido o le multe. E in questi casi, quando i risultati della riscossione non raggiungono la soglia, sembrano obbligati a ricorrere alla società del Mef anche per le altre voci, che incassano in proprio o con l’agente nazionale della riscossione.
Per svolgere queste attività, Amco lavorerà con i concessionari privati iscritti all’albo della riscossione, che saranno «selezionati mediante una o più procedure competitive» articolate in lotti. Le gare, che potranno essere portate avanti anche da centrali di committenza, apriranno le porte ai soggetti che rispondono a una lunga serie di parametri, dalla «solidità patrimoniale e finanziaria» alla «comprovata capacità di gestione di affidamenti (...) in differenti aree geografiche», dalla «presentazione di idonee garanzie finanziarie a copertura delle obbligazioni» fino all’«assenza di conflitti di interesse», variabile non facile da gestire se i lotti saranno ampi.
I rapporti fra la società del Tesoro e gli operatori privati, prosegue la bozza di decreto del Mef, saranno «regolati da contratti-tipo predisposti da Amco», che dovranno dettagliare «obblighi di servizio e livelli di performance, inclusi i target di recupero e i tempi medi di lavorazione», gli obblighi di rendicontazione periodica, le clausole di monitoraggio e le penali.
I risultati dell’operazione dovrebbero guidare anche gli aggi versati dagli enti locali. Se la riscossione non arriva all’8%, gli oneri si attesterebbero all’1% delle somme incassate, per salire però subito al 9% con un tasso di riscossione compreso fra l’8 e il 14,99%, livello comunque inferiore alla soglia che negli affidamenti attuali sarebbe considerata insoddisfacente e farebbe quindi scattare l’obbligo di affidamento ad Amco. Poi l’aggio salirebbe ancora, in modo però molto più lento, fino ad arrivare al 19% quando il recupero supera il 50% degli arretrati. I bandi di gara indicheranno quanto di questi oneri sarà riversato ai concessionari della riscossione, con l’esclusione di una quota di almeno il 17,5% trattenuta da Amco per «coprire i propri costi di gestione». A patto, ovviamente, che tutto questo impianto regga.




ILSOLE24ORE

Sulla parità salariale vanno valorizzati i Ccnl più rappresentativi

Sulla trasparenza salariale per le associazioni datoriali occorre sostenere la parità valorizzando i contratti collettivi di lavoro rappresentativi. Confindustria, Abi, Ania, Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti e Legacoop sono intervenute ieri in audizione davanti alla commissione Attività produttive del Senato, con una memoria congiunta sul recepimento della direttiva Ue in materia di trasparenza retributiva e parità di retribuzione tra uomini e donne.
Le associazioni riconoscono la centralità del principio della parità di trattamento economico tra uomini e donne a parità di lavoro, confermando che, nei termini previsti dalla direttiva, la parità di trattamento non significa “uniformare” le retribuzioni, ma garantire che eventuali differenze siano basate su criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere.
Inoltre, concordano nel valutare positivamente l’introduzione nello schema di decreto legislativo approvato il 5 febbraio scorso dal Consiglio dei ministri della presunzione di conformità ai principi di parità e trasparenza per i Ccnl firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, perché questi contratti definiscono, da sempre, gli inquadramenti e le classificazioni in base a criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere.
Le associazioni chiedono pertanto maggiore coerenza nel testo: per individuare lo “stesso lavoro” e il “lavoro di pari valore” bisogna fare riferimento, in ogni caso, ai Ccnl sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative nel settore interessato.
Un generico richiamo al contratto applicato dal datore di lavoro rischia infatti di produrre effetti distorsivi rispetto all’impostazione di valorizzare la contrattazione collettiva posta in essere da agenti contrattuali comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale.
Quanto oggi espresso in audizione è coerente con l’impegno promosso dalle associazioni datoriali per l’inclusione, le pari opportunità, la valorizzazione delle politiche di genere.

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ILSOLE24ORE

Frenata sulla legge elettorale: al via solo dopo il referendum sulla giustizia

Nessuna fretta, tanto che ancora non è stato deciso se la riforma elettorale partirà dalla commissione Affari costituzionali della Camera o del Senato («si dovrebbe partire da Montecitorio, ma decideremo in base ai rispettivi carichi», fanno sapere i due presidenti, il meloniano Alberto Balboni e l’azzurro Nazario Pagano). E, soprattutto, è stato deciso che l’incardinamento del testo avverrà solo dopo il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Massima apertura nei confronti delle opposizioni, inoltre, a cominciare dalla disponibilità a rivedere l’entità del premio di maggioranza. L’importante è portare a casa il risultato, ossia un sistema che dia un vincitore certo e che metta una volta per tutte in soffitta i governi di larghe intese o tecnici.
Il plenipotenziario della premier Giovanni Donzelli si presenta alla riunione con i senatori di Fratelli d’Italia (oggi sarà la volta dei deputati) munito di schemi e proiezioni: il premio di maggioranza per la lista o la coalizione che supera il 40% dei voti, da attribuire tramite listini bloccati di 70 deputati e 35 senatori, in quasi tutti i casi si mantiene attorno al 10% ed è quindi «ragionevole» e «contenuto». Ma è vero che se il primo arrivato si colloca vicino al 50% il premio arriva al 60% circa dei seggi (il “tetto” previsto dal testo base è di 230 deputati e 114 senatori). Troppo per le opposizioni e per una parte dei costituzionalisti (si veda il Sole 24 Ore del 27 febbraio), dal momento che oltre il 55% la maggioranza sarebbe in grado di eleggersi il Presidente della Repubblica in totale autonomia. Su questo punto qualificante c’è dunque apertura da parte del maggior partito della maggioranza, anche per evitare possibili bocciature preventive da parte della Corte costituzionale.
Non si possono correre rischi, è il ragionamento dei “fratelli”, anche perché le ripetute crisi internazionali potrebbero spingere il governo ad andare avanti fino alla fine naturale della legislatura, ossia settembre-ottobre, invece di anticipare leggermente le urne a giugno come fin qui ritenuto più plausibile, «e non si può certo rischiare l’esercizio provvisorio se non esce un governo dalle urne».
Un concetto rilanciato anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa: «La legge elettorale serve soprattutto a evitare i pareggi, solo a chi vuole i pareggi non può piacere questa legge elettorale. Per questo non capisco perché la sinistra, anziché rispondere a una apertura, dica no: se uno pensa di poter vincere, ed è lecito che anche il centrosinistra largo possa aspirare alla vittoria, non può essere contro».
Quanto alle preferenze, «battaglia storica di Fratelli d’Italia», Donzelli ha ribadito che il partito presenterà un emendamento in tal senso, ma senza «fare drammi». L’importante è tenere alta una bandiera popolare, insomma: saranno gli altri (leggasi Lega e Forza Italia, contrari, ma anche Pd e M5s, a parole a favore) a prendersi la responsabilità di un affossamento.
Resta sullo sfondo anche il nodo del ballottaggio eventuale se nessuno arriva al 40% ma supera il 35%: norma di chiusura fortemente voluta da Fratelli d’Italia ma invisa agli alleati, che puntano neanche troppo dietro le quinte ad affossarla. Ma per i dettagli c’è tempo. Prima bisogna vedere come va a finire il voto popolare sulla separazione delle carriere: Giorgia Meloni ha voluto provare a blindare l’accordo sulla riforma elettorale con la presentazione di un testo base in Parlamento proprio per prevenire possibili fibrillazioni interne alla maggioranza in caso di vittoria del No. Del domani non v’è certezza.

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ILSOLE24ORE

Pensione, l’incertezza sul lavoro allontana piani e assegni

Il report. Secondo i dati di Aidp Lombardia quasi 7 lavoratori su 10 temono di non arrivare ad averne una, mentre la metà rimanda i progetti personali
C’è una sensazione di incertezza su cosa li aspetterà oggi, domani e oltre, che riguarda quote crescenti di persone e arriva fino alla pensione da lavoro e ai progetti personali. Il tempo che scorre velocemente, spesso molto di più dei progressi al lavoro e nello studio, è una preoccupazione per il 59% degli studenti e dei lavoratori italiani e spinge molti (il 44,9%) a rimandare progetti personali a causa dell’instabilità lavorativa. Questa preoccupazione arriva fino alla vecchiaia, tant’è che il 72,7% è preoccupato dal traguardo della pensione da lavoro. I dati sono emersi da una ricerca con cui Aidp Lombardia, insieme a Universitas Mercatorum (l’università telematica delle Camere di Commercio italiane) e alla società di consulenza Alto, hanno sondato 17.800 tra studenti e lavoratori, per capire il futuro del lavoro in Italia e in Lombardia, in particolare. Dai lavoratori arriva l’Sos, seppure in maniera diversa. Ci sono quelli, la metà, che pensano di rifugiarsi nel coaching e nel sostegno psicologico, e quelli, 8 su 10, che chiedono supporto per il loro benessere finanziario. La presidente dell’Aidp Lombardia, Elena Panzera, psicologa di formazione e direttore del personale di Sas, spiega che «l’incertezza lavorativa è una condizione strutturale in Italia, che influenza le scelte professionali e incide in modo significativo sull’identità personale, sulla percezione di autoefficacia e sul benessere psicologico delle persone». Allo stesso tempo, però, «c’è una disponibilità ad apprendere, sviluppare nuove competenze e investire nella crescita professionale che testimoniano un atteggiamento proattivo e orientato al miglioramento continuo - continua Panzera -. Mentre la richiesta di strumenti di sviluppo come percorsi di coaching, sostegno psicologico e potenziamento di soft skills segnala consapevolezza dell’importanza delle competenze emotive e relazionali nel lavoro». In azienda non basta sostenere la performance, ma bisogna occuparsi anche «della salute psicologica e dell’identità professionale delle persone - continua Panzera -. La vera sfida non è eliminare l’incertezza, ma dotare le persone degli strumenti per attraversarla».
Tornando ai dati della ricerca che sarà presentata oggi a Lombardia Lab, per circa due terzi degli intervistati questa incertezza incide negativamente sul benessere personale. Considerando il dato nazionale, gli italiani ne escono piuttosto resilienti: sette su dieci hanno maturità emotiva e capacità di gestire stress e conflitti, otto su dieci hanno chiaro come realizzare i propri progetti professionali, il 92% è disposto a sviluppare nuove competenze per aumentare la sicurezza lavorativa e a mettersi in discussione, chiedendo aiuto. Semmai è sulla sfera personale che l’incertezza lavorativa incide di più: circa due terzi riferiscono un impatto negativo sul senso di sicurezza (66%) e sul benessere individuale (65,6%). C’è però un timore di fallire rispetto ai propri standard personali, con il 44,2% che ha paura di deludere le aspettative al lavoro. Un terzo (36,7%) prova ansia per la competizione, il 32,4% per il confronto con gli altri nella carriera o nel rendimento, il 35,9% nel sapere che altre persone progrediscono più velocemente. A dispetto dell’apparente vulnerabilità, gli italiani risultano dotati di buone risorse personali per affrontare le sfide del lavoro: il 73,1% sa gestire le emozioni in modo costruttivo per lo sviluppo della carriera lavorativa, il 73,9% sa gestire gli eventuali fallimenti, il 78,5% i feedback negativi ricevuti e l’82,8% il networking professionale.
In Lombardia la percezione di incertezza lavorativa è più marcata: sono il 45,1% i lombardi che hanno difficoltà a muoversi nel contesto di incertezza lavorativa, contro il 40,2% nazionale, e una quota analoga teme di sbagliare le scelte professionali, contro il 38,3% nazionale. C’è invece più serenità rispetto al tempo che scorre e all’avanzamento professionale, di cui si preoccupano il 53% degli intervistati lombardi, contro il 59% del resto d’Italia. Di positivo c’è che in Regione le persone hanno maggiore chiarezza nei progetti di lavoro, con una direzione professionale più definita e capacità di pianificazione: solo il 7,8% afferma di non sapere come realizzare i propri progetti lavorativi, contro un dato nazionale che è il triplo, il 21,1%. È più alta la sensibilità verso la competizione : il 35,3% prova ansia nel confronto con gli altri su carriera, successo o rendimento (contro il 32,4% nazionale), il 39,2% nel sapere che altre persone progrediscono più velocemente (35,9% nazionale). La Lombardia mostra un profilo di lavoratori più solido della media, ma minore capacità di gestire le relazioni professionali. Non solo. Preferiscono strumenti orientati alla performance e allo sviluppo professionale, più che al supporto emotivo. Quelli della Lombardia, secondo Elena Panzera sono dati rilevanti perché «è la seconda economia regionale dell’Eurozona e la prima per valore aggiunto industriale». In questo contesto «osservare il rapporto tra persone e lavoro significa adottare un punto di vista privilegiato per anticipare alcune traiettorie evolutive per l’intero Paese».

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