AGRIGENTONOTIZIE
Quasi 2 milioni per la manutenzione delle strade provinciali dell’area ovest, pubblicato il bando
Intervento sulla viabilità dell’area occidentale con fondi statali destinati ai Liberi consorzi. Lavori previsti su decine di arterie tra Agrigento, Sciacca, Ribera, Menfi e SambucaNuove risorse per migliorare le condizioni della viabilità provinciale. Il Libero Consorzio comunale di Agrigento ha pubblicato un nuovo bando di gara per la manutenzione straordinaria del comparto stradale ovest, un intervento destinato a interessare numerose arterie della rete provinciale.
Il bando è consultabile nella sezione "Gare e appalti" della home page istituzionale dell’ente e riguarda un accordo quadro annuale interamente finanziato con fondi statali previsti dalla legge 145 del 2018, destinati ai Liberi consorzi e alle città metropolitane della Sicilia per la manutenzione della viabilità secondaria.
L’importo complessivo a base d’asta è di 1 milione 961 mila 200 euro, oltre Iva, comprensivo di 58 mila 836 euro per oneri di sicurezza non soggetti a ribasso. La procedura di gara si svolgerà in modalità interamente telematica con inversione procedimentale.
Le imprese interessate potranno presentare le offerte entro le ore 12 del 20 aprile esclusivamente attraverso la piattaforma digitale certificata Maggioli utilizzata dal Libero Consorzio. L’apertura delle offerte telematiche è prevista per le ore 8,30 del 21 aprile nella sala gare del gruppo contratti dell’ente, in via Acrone ad Agrigento.
I lavori dovranno essere completati entro un anno dalla data di consegna. L’obiettivo dell’intervento è migliorare le condizioni di sicurezza della rete stradale provinciale, con lavori di manutenzione straordinaria che interesseranno diversi tratti della viabilità interna utilizzata quotidianamente da residenti, pendolari e attività produttive.
Le strade provinciali interessate
SP 04 – Strada Valle dei Templi (Panoramica)
SP 27 – Realmonte – Capo Rossello
SP 29-A – Montallegro – Cattolica Eraclea
SP 30 – Cattolica Eraclea – SS 115 – Rovine di Eraclea Minoa
SP 32 – Ribera (SS 115) – Cianciana (SS 118)
SP 33 – Ribera – Secca Grande (SS 115)
SP 35-A – Portella di Sciacca – Lucca Sicula
SP 35-B – Lucca Sicula – bivio SS 386
SP 36 – Bivio SS 115 – Sant’Anna – bivio Caltabellotta
SP 37 – Sciacca – Caltabellotta – San Carlo
SP 39 – Dalla SS 624 alla SP 79
SP 40 – Menfi – Porto Palo
SP 41 – Menfi – bivio Misilbesi
SP 42 – Menfi – Partanna
SP 43 – Montevago – Menfi Partanna
SP 44-A – Sambuca – bivio Spadolilli – SS 624 – Santa Margherita di Belice
SP 44-B – Santa Margherita di Belice – Salaparuta
SP 45 – Veneria – SP 44-B
SP 47 – Sant’Anna – Villafranca Sicula
SP 48 – SS 115 – SP Menfi Partanna
SP 49 – SP 79 – stazione Maragani
SP 50 – SP 79 – SP 40 Porto Palo
SP 54 – Sciacca – Monte Kronio
SP 57 – Ribera – Borgo Bonsignore
SP 61 – Montallegro – Ribera
SP 68 – Realmonte – Punta Grande – Capo Rossello
SP 69 – Sambuca – Adragna
SP 70 – Sambuca – stazione Gulfa
SP 76 – Sciacca – Salinella
SP 79-A – Sciacca – Menfi
SP 79-B – Menfi – confine provincia di Trapani
SP 83 – SP 44-A – SS 624
SP 86 – Ribera – Magone
SP 87 – Montallegro – Bovo Marina
SP 88 – SP 36 – SP 47 Sant’Anna Villafranca Sicula
AGRIGENTONOTIZIE
Mandorlo in fiore 2026: sarà la Sagra più costosa degli ultimi anni, ecco a cosa sono destinati i soldi
Palazzo dei Giganti ha definito il budget per la kermesse attingendo a piene mani dalle casse municipali e dall'imposta di soggiorno. Un impegno economico imponente che vede la partecipazione esterna anche del Libero consorzio comunale
Lo stanziamento, per coprire i costi della kermesse, nel 2025 (anno di Capitale italiana della cultura ndr) era stato di 700 mila euro. Quest'anno - e si tratta dell'ultimo, grande, evento prima delle elezioni amministrative che rinnoveranno i vertici di Palazzo dei Giganti - l'assegnazione delle somme è di oltre 100 mila euro in più. Sarà quindi, visto nel 2024 erano stati spesi 633 mila euro, una delle edizioni più care degli ultimi anni.
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Nelle ultime ore, la Giunta di Franco Miccichè ha approvato il piano finanziario, per coprire i 9 giorni di sfilate e spettacoli, che prevede una spesa complessiva di 807.779,36. Il grosso delle risorse graverà direttamente sul bilancio di Palazzo dei Giganti, che ha dovuto mobilitare diversi capitoli di spesa per garantire la copertura della manifestazione internazionale.
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Nello specifico, la quota più consistente è rappresentata dai quasi 500 mila euro destinati all’organizzazione generale, alla pubblicità e ai servizi logistici necessari per le trasferte dei gruppi folk. A questi si aggiungono altri 150.000 euro prelevati dal fondo dedicato alla promozione del territorio.
Anche i turisti di Agrigento hanno fatto, o meglio faranno, la loro parte: circa 122 mila euro sono soldi dell'avanzo vincolato dell'imposta di soggiorno. Fondi che verranno impiegati per finanziare i servizi legati alla storica Sagra.
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Il Comune ha anche incassato il sostegno degli altri enti territoriali. In questo quadro di cifre a sei zeri si inserisce la compartecipazione del Libero consorzio comunale di Agrigento, con l’ex Provincia che ha deciso di contribuire alla spesa dell’evento mettendo sul piatto una somma di 40.000 euro. Il protocollo d'intesa, ratificato dai vertici comunali, punta a rafforzare la collaborazione istituzionale per sostenere il peso economico di una kermesse che punta a valorizzare le risorse culturali locali su scala globale. Per l'assessore ai grandi eventi Carmelo Cantone, si tratta di un investimento necessario per attuare un programma fitto che spazia dal festival del folklore fino alle cerimonie tradizionali davanti ai Templi.
LA SICILIA
"Una fogna per due": lo scarico è abusivo, scatta maxi multa da 12mila euro
Blitz di Arpa e Carabinieri: scoperta rete fognaria irregolare, stangata per due cooperative.Una fogna per due. Può sembrare una cosa “romantica” ma a monte c’è una doppia violazione di legge che costerà agli autori seimila euro a testa. Il Libero consorzio comunale di Agrigento ha formalizzato due provvedimenti sanzionatori che colpiscono due distinte società cooperative per la gestione irregolare dei reflui, con una fitta rete di responsabilità ambientali e amministrative legate a un impianto di scarico condiviso.
La vicenda trae origine da un’ispezione condotta nell'aprile 2024 dai Carabinieri Forestali e dall'Arpa, che hanno rilevato come le acque reflue prodotte dai servizi igienici di entrambe le aziende confluissero in un’unica fossa Imhof "condivisa" sprovvista di autorizzazione valida. Ma non basta: secondo le indagini, i reflui che confluiscono nel pozzetto (che sarebbe dovuto essere a tenuta stagna) attraverso una pompa di sollevamento, venivano pompati verso la condotta fognaria pubblica posta a monte dell’impianto, tutto ovviamente in violazione di qualunque regola.
Gli accertamenti hanno dimostrato che il titolo autorizzativo allo scarico era scaduto il 7 novembre 2017 e che, negli anni successivi, non era stata presentata alcuna istanza di rinnovo conforme ai termini di legge perché, appunto, sulla carta i reflui non sarebbero stati smaltiti con le fognature pubbliche ma, appunto, così non era.
Sebbene una delle ditte avesse inoltrato documentazione integrativa per l'Autorizzazione unica ambientale (AUA) nel 2023, l'amministrazione ha chiarito che tale atto non presuppone il possesso di autorizzazioni valide, rendendo l'allaccio fognario di fatto abusivo al momento del controllo. L'Ente ha inoltre respinto le tesi difensive che puntavano sull'assenza di colpa, ribadendo che la semplice "omissione di cautele doverose" integra il profilo di responsabilità necessario per l'irrogazione della sanzione. Una vicenda che è transitata dal Libero consorzio per quanto riguarda la sanzione comminata alle imprese, ma che è finita in tribunale in una causa penale ancora in corso. Sono stati proprio i carabinieri, come si apprende dalla delibera, a sollecitare – l’ultima volta a fine gennaio – per l’adozione delle multe.
AGRIGENTOOGGI
Elezioni comunali: si vota il 24 e 25 maggio
Le date sono ufficiali. Si terranno domenica 24 maggio dalle 7 alle 23 e lunedì 25 maggio dalle 7 alle 15 le elezioni amministrative in Sicilia. Le date sono state decise dalla Giunta regionale su proposta del presidente della Regione e dell’assessore alle Autonomie locali e alla funzione pubblica ad interim Renato Schifani e coincidono con quelle in cui andranno al voto anche gli altri comuni italiani. In Sicilia complessivamente i comuni al voto dovrebbero essere 70 anche se l’elenco sarà definito con decreto entro la data di indizione dei comizi (il 25 marzo).
Di questi, 54 eleggeranno sindaci e consiglieri comunali col sistema maggioritario. In 16 centri (con popolazione superiore ai 15 mila abitanti) invece si voterà col proporzionale e l’eventuale ballottaggio sarà nei giorni 7 e 8 giugno. I capoluoghi chiamati alle urne sono Agrigento, Enna e Messina.
Nell’Agrigentino, andranno al voto, oltre al capoluogo, Camastra, Cammarata, Casteltermini, Raffadali, Ribera, Sambuca di Sicilia, Siculiana, Villafranca Sicula. In provincia di Caltanissetta: Bompensiere, Mussomeli, Santa Caterina Villarmosa, Serradifalco, Sutera, Vallelunga Pratameno, Villalba. In questa tornata elettorale, ai comuni che rinnovano le proprie cariche elettive per scadenza naturale del quinquennio, si devono aggiungere quelli che hanno rinnovato le proprie cariche elettive nel mese di ottobre dell’anno 2020 (turno all’epoca posticipato a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid).
GRANDANGOLOAGRIGENTO.IT
Libero Consorzio, pronta gara d’appalto per le strade della zona ovest
Prosegue a ritmo serrato l'attività del Libero Consorzio Comunale di Agrigento per il miglioramento delle condizioni di sicurezza delle strade interne
Prosegue a ritmo serrato l’attività del Libero Consorzio Comunale di Agrigento per il miglioramento delle condizioni di sicurezza delle strade interne. Un nuovo bando di gara per la manutenzione straordinaria del comparto stradale ovest è stato infatti pubblicato sulla home page istituzionale (sezione Gare e Appalti). L’accordo quadro annuale è stato interamente finanziato con fondi statali di cui alla Legge 145/2018 art. 1 comma 883, destinati a Liberi Consorzi e Città metropolitane della Sicilia per interventi sulla viabilità secondaria. L’importo a base d’asta è di 1.961.200,00 euro più Iva, compresi 58.836,00 euro per oneri di sicurezza (non soggetti a ribasso), con procedura di gara in modalità integralmente telematica ed inversione procedimentale. I lavori dovranno essere effettuati entro un anno dalla data di consegna degli stessi.
Le offerte dovranno essere presentate entro le ore 12:00 del prossimo 20 aprile 2026 esclusivamente per mezzo della piattaforma digitale certificata Maggioli in uso al Libero Consorzio. Le offerte telematiche saranno aperte alle ore 8:30 del 21 aprile 2026 nella sala gare del Gruppo Contratti del Libero Consorzio Comunale di Agrigento (Via Acrone, 27 – Agrigento).
Di seguito l’elenco delle Strade Provinciali della zona Ovest interessate dal progetto di manutenzione straordinaria elaborato dallo staff tecnico del Settore Infrastrutture Stradali:
SP 04 – Strada Valle dei Templi (Panoramica), SP 27 – Realmonte – Capo Rossello SP 29-A – Montallegro- Cattolica Eraclea, SP 30 – Cattolica Eraclea – SS 115 – Rovine di Eraclea Minoa, SP 32 – Ribera (SS 115) – Cianciana (SS 118), SP 33 – Ribera – Secca Grande (SS 115), SP 35-A – Portella di Sciacca – Lucca Sicula, SP 35-B – Lucca Sicula – bivio SS. 386, SP 36 – Bivio SS 115 – S. Anna – Bivio Caltabellotta, SP 37 – Sciacca – Caltabellotta – San Carlo, SP 39 – dalla SS 624 (ex SS 188) alla SP 79 (ex SS 115 dir. Ponte Carboj), SP 40 – Menfi (bivio SP 79 ex SS 115) – Porto Palo, SP 41 – Menfi – bivio Misilbesi, SP 42 – Menfi-Partanna, SP 43 – Montevago – alla Menfi Partanna, SP 44-A – Sambuca – bivio Spadolilli – SS 624 (staz. Gulfa) – Santa Margherita di Belice, SP 44-B – Santa Margherita di Belice – Salaparuta, SP 45 – n. 9 di Veneria alla SP 44 B Santa Margherita di Belice – Salaparuta, SP 47 – S.Anna – Villafranca Sicula, SP 48 – SS 115 alla SP Menfi Partanna, SP 49 – dalla SP 79 (ex SS 115) alla stazione Maragani, SP 50 – dalla SP 79 (ex SS 115 ponte Carboj) alla SP 40 Porto Palo, SP 54 – Sciacca – Monte Kronio, SP 57 – Ribera (bivio SP 61) – Borgo Bonsignore, SP 61 – Montallegro – Ribera, SP 68 – Realmonte – Punta Grande – Capo Rossello, SP 69 – Sambuca – Adragna, SP 70 – Sambuca – Stazione Gulfa, SP 76 – Sciacca – Salinella ( SS115 bivio S.Anna), SP 79-A – Sciacca – Menfi, SP 79-B – Menfi – conf. prov. Trapani, SP 83 – Dalla SP 44-A S.M.Belice- Salaparuta alla SS 624 (confine prov. di Palermo), SP 86 – Ribera – Magone SS115, SP 87 – Montallegro – Bovo Marina, SP 88 – dalla SP 36 (km 5.000) alla SP 47 S. Anna Villafranca
LENTEPUBBLICA
IA generativa nella pubblica amministrazione: come cambia il lavoro di funzionari e dirigenti
IA generativa nella PA: applicazioni, regole UE e nuovo ruolo di funzionari e dirigenti tra responsabilità e innovazione.
L’intelligenza artificiale generativa non è più una promessa tecnologica. È già una leva concreta di trasformazione del lavoro pubblico. Dopo anni di sperimentazioni, la questione non è più se adottarla, ma come farlo in modo responsabile, trasparente e coerente con i principi costituzionali di buon andamento e imparzialità.
In termini semplici, l’IA generativa è uno strumento capace di produrre testi, sintesi, analisi e scenari a partire da dati e istruzioni. Non sostituisce il funzionario, ma lo supporta, liberando tempo dalle attività ripetitive e rafforzando la qualità del lavoro umano.
Regole europee e governance dell’IA nella PA
Il quadro normativo europeo è ormai definito. L’AI Act distingue i sistemi in base al livello di rischio — basso, medio, alto — imponendo obblighi di trasparenza, supervisione e protezione dei dati. L’approccio è chiaro: l’innovazione è ammessa, ma deve essere governata.
In Italia, l’Agenzia per l’Italia Digitale ha predisposto linee guida operative, mentre il Dipartimento della funzione pubblica lavora all’integrazione dell’intelligenza artificiale nei percorsi di riforma e valorizzazione del capitale umano. Le regole esistono. Il passaggio decisivo consiste nel tradurle in pratiche diffuse e coerenti con la responsabilità del funzionario e la leadership del dirigente.
Le applicazioni concrete dell’IA generativa
Una prima area di impatto riguarda la produzione documentale. L’IA può supportare la redazione di bozze di delibere, relazioni o note di sintesi, riducendo il tempo dedicato a compiti ripetitivi. La responsabilità resta sempre in capo al professionista: il sistema non firma, non decide, non assume impegni giuridici. Fornisce strumenti. Il controllo resta umano.
Un secondo ambito è la gestione della conoscenza interna. Le amministrazioni custodiscono archivi vastissimi di documenti, pareri e precedenti. L’IA può agire come assistente intelligente, capace di sintetizzare informazioni, ricostruire l’evoluzione normativa e mettere in evidenza prassi consolidate. Non si limita a cercare documenti, ma ne organizza il contenuto in modo funzionale alle decisioni.
Anche il rapporto con cittadini e imprese può evolvere. Assistenti virtuali supervisionati dal personale possono fornire risposte rapide su bandi, contributi e procedure, migliorando accessibilità e trasparenza. L’interazione umana non viene eliminata, ma resa più efficiente e mirata.
Infine, l’IA può supportare programmazione e controllo. Analizzando flussi procedurali e dati organizzativi, è in grado di evidenziare ritardi, criticità e colli di bottiglia. Il dirigente dispone così di informazioni più tempestive, ma la decisione finale resta una prerogativa umana.
Il nuovo ruolo di funzionari e dirigenti
L’impatto più profondo non riguarda gli strumenti, ma le competenze. Se le attività redazionali e ripetitive vengono supportate dalla tecnologia, cresce il valore delle capacità critiche e interpretative.
Il funzionario è chiamato a valutare gli output generati dall’IA, verificarne la coerenza giuridica, contestualizzarli e orientare l’azione amministrativa. Il tempo liberato può essere dedicato allo studio dei dossier, agli approfondimenti normativi e all’analisi comparata.
Il dirigente, a sua volta, deve presidiare l’innovazione: definire regole chiare, garantire tracciabilità, promuovere formazione e assicurare che ogni decisione sia verificabile e motivata. La leadership pubblica diventa anche capacità di governare la tecnologia al servizio dell’interesse generale.
Trasparenza, sicurezza e responsabilità
Restano imprescindibili alcune condizioni: protezione dei dati, tracciabilità degli utilizzi, verificabilità degli output. Ogni applicazione dell’IA deve essere documentata e supervisionata da un responsabile umano. La tecnologia può accelerare i processi, ma non può sostituire la responsabilità amministrativa.
L’IA generativa nella pubblica amministrazione non rappresenta una sostituzione dell’umano, ma un’alleanza tra competenza e tecnologia. Dove la macchina accelera le attività ripetitive, il funzionario e il dirigente sono chiamati a pensare più in alto, rafforzando qualità, responsabilità e visione strategica dell’azione pubblica.
LIVESICILIA
Amministrative in Sicilia, fissata la data: l’elenco dei Comuni al voto
La decisione della giunta regionale
PALERMO – Si terranno domenica 24 maggio dalle 7 alle 23 e lunedì 25 maggio dalle 7 alle 15 le elezioni amministrative in Sicilia. Le date sono state decise oggi dalla giunta regionale su proposta del presidente della Regione e assessore alle Autonomie locali e alla funzione pubblica ad interim Renato Schifani e coincidono con quelle in cui andranno al voto anche gli altri comuni italiani. Amministrative in Sicilia, fissata la data
Complessivamente i comuni al voto dovrebbero essere 70 anche se l’elenco sarà definito con decreto entro la data di indizione dei comizi (il 25 marzo). Di questi, 54 eleggeranno sindaci e consiglieri comunali col sistema maggioritario.
In 16 centri (con popolazione superiore ai 15 mila abitanti) invece si voterà col proporzionale e l’eventuale ballottaggio sarà nei giorni 7 e 8 giugno. I capoluoghi chiamati alle urne sono Agrigento, Enna e Messina.
Nell’Agrigentino, andranno al voto, oltre al capoluogo, Camastra, Cammarata, Casteltermini, Raffadali, Ribera, Sambuca di Sicilia, Siculiana, Villafranca Sicula.
Nel Nisseno: Bompensiere, Mussomeli, Santa Caterina Villarmosa, Serradifalco, Sutera, Vallelunga Pratameno, Villalba. Nel Catanese: Bronte, Calatabiano, Mascali, Milo, Pedara, Randazzo, San Giovanni la Punta, San Pietro Clarenza, Trecastagni. Nell’Ennese, oltre al capoluogo, Agira, Centuripe, Nicosia, Pietraperzia, Valguarnera Caropepe.
Gli altri Comuni al voto
Nel Messinese, oltre al capoluogo, Alì Terme, Barcellona Pozzo di Gotto, Basicò, Giardini Naxos, Graditi, Limina, Malfa, Malvagna, Merì, Milazzo, Mirto, Naso, Raccuja, San Salvatore di Fitalia, Saponara, Savoca.
Nel Palermitano Aliminusa, Altofonte, Caltavuturo, Campofelice di Fitalia, Carini, Godrano, Gratteri, Isola delle Femmine, Lascari, Misilmeri, Polizzi Generosa, Pollina, Santa Cristina Gela, Scillato, Termini Imerese, Villabate.
Poi Ispica nel Ragusano, Augusta e Floridia nel Siracusano, Campobello di Mazara, Gibellina e Marsala nel Trapanese.
In questa tornata elettorale, ai comuni che rinnovano le proprie cariche elettive per scadenza naturale del quinquennio, si devono aggiungere quelli che hanno rinnovato le proprie cariche elettive nel mese di ottobre dell’anno 2020 (turno all’epoca posticipato a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid).
ITALIAOGGI
Dl Sicurezza, deroghe ai vincoli di spesa per la Polizia Locale
Il decreto introduce deroghe ai tetti di spesa, consentendo straordinari e assunzioni stagionali nella Polizia Locale. I proventi delle sanzioni stradali potranno finanziare il personale, ampliando le capacità operative dei Comuni.Il nuovo dl Sicurezza rafforza il ruolo dei Comuni stanziando 19 milioni per la videosorveglianza nel 2026 e portando a 54 milioni il Fondo sicurezza urbana grazie a un incremento di 29 milioni. Il decreto introduce inoltre ampie deroghe ai vincoli di spesa, consentendo più straordinari, turni potenziati e assunzioni stagionali nella Polizia Locale.
A fare una cernita delle novità contenute del decreto sicurezza (dl n. 23/2026) che impatteranno sui Comuni è una nota dell’Anci. Le misure, molte delle quali sollecitate da tempo dall’associazione, sono perlopiù contenute all’interno dell’art 6 del decreto.
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Videosorveglianza
Il rifinanziamento della videosorveglianza per l’anno 2026 conferma un impegno che negli anni si era progressivamente consolidato e che l’Anci aveva indicato come prioritario, soprattutto alla luce della massiccia domanda espressa dai Comuni nei precedenti bandi ministeriali. La dotazione da 19 milioni, identica a quella prevista per il 2025, sarà ripartita con decreto del Viminale e permetterà alle amministrazioni di installare nuovi impianti o completare i sistemi già avviati.
Fondo sicurezza urbana
Ancora più massiccio l’intervento sul Fondo sicurezza urbana, che per il 2026 viene incrementato di 29 milioni e raggiunge così i 54 milioni complessivi. Questa leva finanziaria consente ai sindaci di sostenere iniziative molto diversificate che vanno dall’assunzione di personale della Polizia Locale alla riqualificazione delle aree degradate, dalla prevenzione del disagio giovanile al contrasto dell’abusivismo commerciale, fino alla messa in sicurezza di immobili abbandonati e al potenziamento dei sistemi tecnologici delle sale operative. Si tratta di un ampliamento atteso, che estende la capacità delle città di intervenire su fenomeni complessi e spesso concentrati nei quartieri più fragili.
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Tetti di spesa della Polizia Locale
Altro nodo storico affrontato dal decreto riguarda la rigidità dei tetti di spesa che da anni limitano la capacità degli enti locali di gestire il personale della Polizia Locale. Per la prima volta viene prevista la possibilità di remunerare il lavoro straordinario utilizzando le risorse del Fondo sicurezza urbana, superando i limiti imposti dalla normativa sul salario accessorio. A questo si aggiunge la possibilità di impiegare il gettito dell’imposta di soggiorno non solo per finalità turistiche, ma anche per assumere personale a tempo determinato o finanziare straordinari, in deroga ai vincoli sul personale e senza incidere sulla capacità assunzionale futura. La spesa, infatti, non rientra nel calcolo dei parametri di sostenibilità finanziaria, liberando così margini operativi preziosi per i Comuni più turistici.
Proventi delle sanzioni del Codice della strada
Il decreto chiarisce inoltre che i proventi delle sanzioni del Codice della strada, già destinati in parte al miglioramento della sicurezza stradale, possono finanziare anche gli straordinari del personale, senza confliggere con i tetti del fondo accessorio.
È un passaggio rilevante perché mette fine alle incertezze interpretative che negli ultimi anni avevano frenato l’utilizzo di queste risorse come strumento di potenziamento dei servizi di vigilanza. Sempre i proventi delle sanzioni potranno essere impiegati per assunzioni stagionali in deroga ai limiti sul lavoro flessibile, ampliando la capacità dei Comuni di rafforzare i servizi nei periodi di maggiore afflusso turistico o durante eventi rilevanti.
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Daspo urbano
Accanto alle misure finanziarie, il decreto riscrive parte del quadro normativo relativo al Daspo urbano e ai provvedimenti di allontanamento. Il Questore potrà intervenire anche nei confronti di soggetti che assumono comportamenti violenti, minacciosi o molesti, mentre il Prefetto avrà la facoltà di individuare «zone rosse» caratterizzate da gravi e ripetuti episodi di illegalità, nelle quali sarà possibile disporre l’allontanamento per chi abbia precedenti per reati contro la persona, il patrimonio, stupefacenti o armi. Il Daspo viene esteso anche ai minorenni dai 14 anni in su e viene introdotta la possibilità di procedere con l’arresto in flagranza differita per danneggiamenti commessi durante manifestazioni pubbliche.
ITALIAOGGI
Nuova classificazione montana, chi è fuori perde l’accesso ai fondi
La legge n. 131/2025 esclude molti comuni dallo status montano, privandoli di fondi come il Fosmit e di deroghe per scuole e tribunali, con gravi ripercussioni sui servizi locali.
L’uscita dall’elenco dei Comuni montani non è un mero dettaglio burocratico ma significa perdere l’accesso a fondi chiave come il FOSMIT, uscire dalle priorità della Strategia nazionale per la montagna e rinunciare a deroghe essenziali per scuole, tribunali e gestione del territorio.
Sono queste le conclusioni a cui giunge il Servizio Studi della Camera analizzando le ripercussioni della nuova classificazione dei comuni montani introdotta dalla legge n. 131/2025.
Il primo effetto riguarda la Strategia per la montagna italiana, dato che i Comuni esclusi non saranno più considerati prioritari e dovranno fare i conti con un ridimensionamento nel confronto per accedere alle risorse nazionali. A questo si aggiunge l’impossibilità di partecipare alla ripartizione del FOSMIT (Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane), che finanzia interventi regionali e locali destinati proprio allo sviluppo montano.
La scuola è uno dei settori in cui l’impatto sarà più evidente. Senza il riconoscimento di “scuola di montagna”, cadono le deroghe che consentivano maggiore elasticità nella formazione delle classi e nell’assegnazione degli organici, un elemento cruciale per chi opera in territori dove gli studenti sono pochi e dispersi. Sul fronte della giustizia, i tribunali delle zone considerate disagiate ma non più classificate montane non potranno ricorrere alle procedure straordinarie previste per colmare carenze significative di personale.
Anche università e istituzioni AFAM perderanno un’opportunità importante visto che non sarà più possibile siglare accordi di programma con il Ministero dell’università per sostenere progetti formativi e di ricerca dedicati ai temi strategici della montagna. E l’intero comparto agro-silvo-pastorale resterà privo delle linee guida nazionali che indirizzano la gestione sostenibile delle foreste, la valorizzazione delle produzioni tipiche e lo sviluppo delle filiere del legno.
Sul piano operativo, la sottrazione dello status montano limiterà la possibilità di affidare lavori di manutenzione del territorio – dalla rete sentieristica alle attività forestali, dagli interventi idraulici alla prevenzione incendi – a soggetti locali come consorzi forestali, gestori di rifugi o aziende agricole familiari, figure centrali nelle economie d’altitudine. Verrà meno anche il coinvolgimento nei tavoli tecnici che lavorano alla semplificazione delle compravendite di piccoli terreni agricoli, tema decisivo per contrastare la frammentazione fondiaria.
Infine, per i Comuni sotto i 5.000 abitanti non riconosciuti montani svanirà anche il contributo una tantum per i nuovi nati o adottati, una misura introdotta per sostenere la natalità nelle zone più esposte allo spopolamento.
ILSOLE24ORE
Disoccupati al minimo (5,1%) ma più inattivi tra donne e giovani
Istat. A gennaio il tasso di occupazione su dicembre sale al 62,6% (+0,2%), ma solo grazie all’incremento degli uomini. L’aumento non coinvolge la platea femminile e i 15-24enni
A gennaio si contano 70mila occupati in più di dicembre e 99mila disoccupati in meno - il tasso di disoccupazione scivola al 5,1% (-0,4%) che è il minimo dall’inizio delle serie storiche Istat (2004) - ma cresce di 35mila unità il numero di inattivi. Restano due grandi criticità: l’aumento degli occupati non coinvolge donne e giovani tra 15-24 anni, questi ultimi nel confronto congiunturale fanno registrare una diminuzione del tasso di occupazione (-0,2%) ed un aumento del tasso di inattività (+0,8%). Tra le donne il tasso di occupazione si contrae dello 0,1% e quello di inattività sale dello 0,2% rispetto a dicembre.
I dati dell’Istat di gennaio evidenziano che il tasso di occupazione rispetto a dicembre sale al 62,6% (+0,2%), ma solo grazie all’incremento degli uomini occupati (71,3% di occupati maschi contro il 53,9% di femmine), anche il tasso di inattività sale al 33,9% (+0,1 punti).
Allargando lo sguardo a gennaio 2025, emerge come i 24 milioni 181mila occupati siano 70mila in più su base annua. L’aumento coinvolge i dipendenti permanenti che sono 16 milioni 455mila (+71mila), calano quelli a termine (-196mila) che sono 2 milioni 449mila e crescono gli indipendenti (+195mila) che sono 5 milioni 277mila. Quanto all’1,3 milioni di disoccupati, rispetto a gennaio 2025 sono in calo di 384mila unità, ma nello stesso tempo gli inattivi crescono di 322mila unità e salgono a quota 12,6 milioni. Segno di come, nel meccanismo di vasi comunicanti del mercato del lavoro una quota rilevante del calo dei disoccupati è da attribuirsi al fatto che molti hanno smesso di cercare il lavoro finendo tra gli inattivi, mentre una quota più ridotta ha trovato il lavoro ed è conteggiata dall’Istat tra gli occupati.
Il tasso di disoccupazione giovanile al 18,9% è in calo di 1,9 punti su dicembre 2025 e di 2,1 punti su gennaio 2025. Per avere un parametro di confronto, a gennaio secondo Eurostat per i giovani under 25 il tasso di disoccupazione nella Ue si attesta al 15,1% (rispetto al 15,2% di dicembre e di gennaio 2025), nell’area euro al 14,8% (rispetto al 15% di dicembre e al 14,6% di gennaio 2025). Se per la disoccupazione giovanile restiamo nelle ultime posizioni in Europa, per la disoccupazione in generale l’Italia con il 5,1% va meglio sia rispetto alla media dell’Eurozona dove si attesta al 6,1% (in calo rispetto al 6,2% di dicembre e al 6,3% di gennaio 2025) che all’Unione Europea dove scende al 5,8% (in calo rispetto al 5,9% di dicembre e al 6% di gennaio 2025).
«L’Istat descrive un mercato del lavoro in una fase che resta positiva- ha commentato il ministro del Lavoro, Marina Calderone -. E questo non è mai scontato, soprattutto dopo anni di crescita. Il nuovo calo della disoccupazione, al 5,1%, rappresenta un traguardo inedito per il nostro Paese».
L’occupazione cresce soprattutto tra gli over 50, che rispetto a gennaio 2025 segnano un incremento tendenziale del +4,8%, sia per le riforme pensionistiche che hanno alzato l’età e ridotto le possibilità di uscita anticipata, che per l’andamento demografico, caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dalla riduzione delle coorti più giovani: «Questi dati mostrano luci e ombre – commenta il presidente di Adapt, Francesco Seghezzi–. L’aumento degli occupati è certamente positivo, ma non può essere letto in modo isolato. La crescita degli inattivi, le difficoltà dell’occupazione femminile e la forte espansione del lavoro autonomo sono segnali che richiedono un’analisi più approfondita delle trasformazioni in atto nel mercato del lavoro. Il quadro non è ideale per affacciarsi ad una nuova spirale inflazionistica». Anche l’ufficio studi di Confcommercio, pur sottolineando che «la crescita degli occupati è la più consistente da aprile del 2024», evidenzia due criticità: il tasso di partecipazione femminile nella fascia estesa 15-74 è «in Italia patologicamente distante dai parametri europei (-12 punti circa)» e «la progressiva crescita degli inattivi che interessa in particolare i giovani».
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ILSOLE24ORE
Nei luoghi della cultura è boom di ingressi Due visitatori su tre arrivano dall’estero
Vola l’attrattività dei luoghi della cultura, guidati dai parchi archeologici. La composizione del pubblico registra una netta prevalenza di visitatori stranieri, con variazioni nei mercati di provenienza e un inatteso sorpasso del Regno Unito sugli Stati Uniti. Sono alcune delle evidenze contenute nel nuovo Osservatorio della Fondazione Delphos sulla fruizione dei luoghi della cultura secondo un approccio data-driven. L’analisi viene presentata oggi alla Pontificia Università Gregoriana in un convegno che riunisce i vertici del mondo della cultura e i direttori di prestigiose istituzioni italiane, dal Parco archeologico del Colosseo ai Musei Vaticani, dalla Reggia di Caserta alla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. Lo studio si basa sui dati del sistema di biglietteria MidaTicket, che, a tutto il 2025, gestisce gli accessi a 226 strutture culturali italiane tra musei, aree archeologiche, monumenti, parchi, giardini storici e sedi espositive sia pubblici sia privati. I dati, trattati in forma aggregata e anonima, coprono 49,2 milioni di titoli di ingresso emessi nel biennio 2024-2025. Nei siti presenti in entrambe le annualità, gli ingressi sono aumentati del +16% circa (nel 2025 sono stati registrati complessivamente 26,7 milioni di accessi). Le 9 aree e parchi archeologici del campione hanno generato 10,2 milioni di ingressi, con una media superiore a 1,1 milioni per sito. I 118 musei rappresentano la componente numericamente più ampia, con volumi medi più contenuti.
Come segnala il presidente della Fondazione Delphos Sergio Bellini «in un mercato globale sempre più competitivo, l’obiettivo dell’Osservatorio è fornire ai decisori e ai player del mondo della cultura strumenti concreti e aggiornati in tempo quasi reale per ottimizzare l’accoglienza, prevedere i flussi ed elaborare politiche di prezzo eque». Per Guido Guerzoni, docente presso l’Università “Luigi Bocconi” e direttore scientifico della Fondazione Delphos «la qualità della ricerca e i risultati confermano la necessità di potenziare approcci scientifici data-driven per sostenere la crescita di soggetti spesso penalizzati dalla carenza di informazioni affidabili, complete e aggiornate».
Tornando ai numeri, il prezzo medio del biglietto intero è aumentato del 6%, da 10,32 a 10,97 euro. A livello regionale, il Lazio registra il valore più alto (14,34 euro), seguito dal Piemonte (13,48 euro) e dalla Campania (12,37 euro); l’Emilia Romagna si posiziona al valore minore (4,40 euro). I visitatori paganti rappresentano il 71,9% del totale, in lieve calo rispetto al 2024. Le strutture gestite da imprese esprimono la quota più alta di paganti (90%). I visitatori italiani costituiscono il 30,33% del totale nel 2025, in leggero calo rispetto al 31,95% del 2024. La quota proveniente dall’estero si attesta quindi intorno al 70%. Tra i mercati stranieri, il Regno Unito si posiziona al primo posto con il 13,1%, superando gli Stati Uniti (10,7%) e la Spagna (6,1%). La Finlandia registra un incremento significativo, passando dallo 0,3% al 2,1%. Secondo i dati della Commissione europea (2024), il turista culturale genera il 63% delle presenze turistiche in Italia e presenta una spesa media superiore del 38% e soggiorni più lunghi del 22% rispetto ad altre categorie di turisti. I dati dell’Osservatorio indicano tuttavia che la presenza in prossimità di un sito culturale non si traduce automaticamente in una visita, rendendo necessarie specifiche politiche di orientamento della domanda.
I titoli di ingresso rappresentano il 93% delle transazioni digitali nel campione analizzato. La cassa fisica resta il canale prevalente con il 57% degli acquisti, mentre l’online si attesta al 36-37%. Nelle aree e parchi archeologici l’online raggiunge il 63%, nelle grandi venue il 60%. La maggior parte degli acquisti avviene il giorno stesso della visita; i visitatori extraeuropei mostrano una tendenza alla prenotazione anticipata più marcata. Il tasso di no-show – biglietti prenotati e non utilizzati – è diminuito nei musei (dall’8% al 5%) e nelle sedi espositive (dal 10% al 5%), mentre è aumentato nei parchi e giardini storici (+13%).
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LENTEPUBBLICA
I chiarimenti del TAR sulla motivazione della deliberazione consiliare.
In questo approfondimento dedicato a una recente sentenza del TAR l’Avvocato Maurizio Lucca analizza la motivazione della deliberazione consiliare.
La sez. I Catania del TAR Sicilia, con la sentenza 2 marzo 2026, n. 1458, postula che la motivazione costituisce un aspetto essenziale del provvedimento amministrativo, parte centrale di ogni decisione amministrativa, non potendo essere sostituita da pur validi interventi dei consiglieri comunali (a verbale) sulle opinioni del voto espresso, quest’ultime espressioni di valutazioni che non assurgono al ruolo autonomo deposto nella sua linearità dall’art. 3, della legge n. 241 del 1990: «la motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria».
La centralità della motivazione
Esemplare il ruolo determinante della motivazione nel processo amministrativo, la quale deve precedere e non seguire il provvedimento, a tutela, oltre che del buon andamento e dell’esigenza di delimitazione del controllo giudiziario, degli stessi principi di parità delle parti e giusto processo (art. 2 cpa) e di pienezza della tutela secondo il diritto europeo (art. 1 cpa) i quali convergono nella centralità della motivazione quale presidio del diritto costituzionale di difesa.
In dipendenza di ciò, la mancanza mina una base fondamentale del potere esercitato (c.d. principio di legalità), anzi si può affermare che l’esercizio del potere amministrativo, ossia della c.d. discrezionalità senza motivazione non possa reggere al vaglio dello scrutinio di legittimità, salvo in presenza di un atto vincolato, ove tale potere non può dispiegare effetti se non all’interno dei canali alati dalla legge, sicché l’integrazione postuma della motivazione non riveste in questo caso il carattere assoluto, potendo, ai sensi dell’art. 21 octies della legge n. 241/1990, l’Amministrazione dare anche successivamente l’effettiva dimostrazione in giudizio dell’impossibilità di un diverso contenuto dispositivo dell’atto (ovvero, della spendita del potere).
Infatti, se l’obbligo di motivazione costituisce un presidio essenziale del diritto di difesa, e presupposto indefettibile di ogni decisione amministrativa, non può ritenersi (di converso) che l’Amministrazione incorra nel vizio di difetto di motivazione quando le ragioni del provvedimento siano chiaramente intuibili sulla base della parte dispositiva del provvedimento impugnato o si verta in ipotesi di attività vincolata [1].
La PA deve dunque motivare (esternare le ragioni del percorso logico-giuridico seguito dall’Amministrazione per giungere alla decisione adottata) [2] ogni provvedimento amministrativo non successivamente alla sua adozione ma in coincidenza della sua emanazione, riportando nel testo redazionale (c.d. contenuto) la base giuridica del potere a fronte di una determinata situazione da risolvere, d’ufficio o ad istanza di parte, e comunque sempre nella naturale sede procedimentale e non certo attraverso atti esterni non richiamati nel testo provvedimentale o negli scritti difensivi [3].
In termini più evoluti, le ragioni giuridiche sono rappresentate da quelle norme che, in presenza e sulla base dei presupposti di fatto già individuati nel preambolo motivano e giustificano l’atto amministrativo; mentre la valutazione degli interessi avviene attraverso il processo istruttorio che dal preambolo alla situazione di fatto soppesa e gradua nei “considerato”, nei “ritenuto” (c.d. formule) una pluralità di interessi pubblici e privati anche contrapposti, avendo cura di distinguere una necessaria parte descrittiva, nella quale sono esposti tutti gli interessi coinvolti nell’atto amministrativo e una parte valutativa, nella quale sono valutati comparativamente gli interessi, motivando le ragioni per le quali si sia preferito soddisfare un interesse al posto di un altro, utilizzando un rafforzamento della motivazione in presenza di puntuali circostanze per dimostrare attitudini valutative altrimenti non rinvenibili.
Una cantante definizione vuole che la motivazione del provvedimento amministrativo rappresenti il presupposto, il fondamento, il baricentro e l’essenza stessa del legittimo esercizio del potere amministrativo e, per questo, un presidio di legalità sostanziale insostituibile, nemmeno mediante il ragionamento ipotetico che fa salvo, ai sensi dell’art. 21 octies, comma 2, della l. 241/1990, il provvedimento affetto dai c.d. vizi non invalidanti [4], non potendo perciò il suo difetto o la sua inadeguatezza essere in alcun modo assimilati alla mera violazione di norme procedimentali o ai vizi di forma.
Il precipitato valoriale esige che la motivazione del provvedimento costituisce l’essenza e il contenuto insostituibile della decisione amministrativa, anche in ipotesi di attività vincolata, e non può certo essere emendata o integrata, quasi fosse una formula vuota o una pagina bianca, da una successiva motivazione postuma, prospettata ad hoc dall’Amministrazione resistente nel corso del giudizio [5].
Non va trascurato che l’inadeguatezza della motivazione riflette un vizio sostanziale della funzione (in termini di contraddittorietà, sviamento, travisamento, difetto dei presupposti), non potendo il difetto degli elementi giustificativi del potere giammai essere emendato, con conseguente doveroso annullamento, mancando nella discrezionalità una giustificazione del disposto potere (senza richiamare il noto principio del claire loqui in sede di redazione della lex specialis).
Fatto
Nella sua essenzialità, una società ricorre contro una deliberazione del Consiglio comunale di rigetto di uno schema di convenzione per la modifica urbanistica di una zona per la realizzazione di una struttura socio-assistenziale in area di proprietà, con previsione di trasferimento locali al Comune: una modifica per una nuova destinazione di aree compatibili con l’interesse pubblico (una comparazione tra l’interesse sotteso alla classificazione delle zone).
’inziale proposta fu rinviata ad altra seduta e successivamente respinta, già oggetto di ricorso straordinario al Presidente della Regione, successivamente il controinteressato notificava richiesta di trasposizione, ai sensi dell’art. 10 del DPR n. 1191/1971.
Le censure riproposte invocavano la nullità della deliberazione adottata in assenza del «numero legale relativo alla presenza della maggioranza dei consiglieri eletti, in violazione e falsa applicazione del principio sancito anche dall’art. 64 Cost. e valevole per il funzionamento di tutti gli organi collegiali di estrazione politica», oltre alla violazione delle norme dello Statuto, del Regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale, e altre norme di profilo costituzionale (la delibera adottata con la presenza di soli 8 consiglieri comunali su 16, sarebbe inesistente o, comunque, affetta da nullità assoluta, per mancanza del quorum strutturale).
Accanto a questi vizi, si lamentava la violazione del principio di affidamento del privato, difetto di istruttoria e di motivazione, violazione del principio di imparzialità e contraddittorietà, mancata considerazione degli interessi pubblici, nonché delle norme tecniche.
Merito
Il ricorso viene ritenuto fondato sotto il profilo del difetto di motivazione, con condanna alle spese.
Il GA rileva che la norma tecnica consentiva all’Amministrazione di determinare le sottozone, prevedendo espressamente che la decisione di non consentire l’interscambiabilità tra le stesse, per ragioni urbanistiche o paesaggistiche, doveva il diniego «essere opportunatamente motivato»: la deliberazione adottata e impugnata risulta priva di idonea motivazione.
Ciò posto, viene negata la difesa del Comune, secondo cui la motivazione possa essere dedotta dalla mera trascrizione degli interventi dei singoli Consiglieri: ossia, dalla verbalizzazione della discussione, senza anteporre nell’atto, quello sottoposto all’approvazione del Consiglio comunale, l’onere motivazionale prescritto dall’ordito normativo.
Viene richiamato l’orientamento giurisprudenziale [6] dove la proposta di deliberazione e il conseguente dibattito consiliare non possono integrare la motivazione dell’atto collegiale perché essi, se pure possono essere utili ad illuminare le ragioni della scelta che si esprime nella votazione, non possono costituire di per sé l’elemento essenziale di un provvedimento amministrativo che è la motivazione dell’atto, perché esprimono essenzialmente orientamenti personali dei singoli Consiglieri che vi prendono parte e, quindi, rendono il senso della scelta deliberativa criptico, non trasparente e dunque inidoneo a dare contezza delle scelte amministrative adottate e delle motivazioni su cui esse si fondano.
L’approdo inevitabile espone il chiaro carattere della motivazione del provvedimento: baricentro e contenuto insostituibile della decisione amministrativa, essenza stessa del legittimo esercizio del potere amministrativo [7].
In effetti, dalla piana lettura del verbale (dichiarazioni dei singoli Consiglieri e delle rispettive dichiarazioni di voto) non è possibile risalire ai profili a supporto dell’atto di diniego, in rapporto allo sviluppo del procedimento sino a quel momento pressoché univocamente orientato a una conclusione favorevole [8].
Neppure si può ammettere che le scelte urbanistiche siano insindacabili, quando siamo alla presenza di una motivazione del tutto generica, venendo meno un insostituibile presidio di legalità non ritraibile nemmeno da una motivazione postuma inammissibile.
Orientamento difforme
A ben vedere, la sentenza esprime un orientamento del tutto opposto ad altro [9] ove la motivazione dell’atto deliberativo collegiale, può legittimamente essere desunta dalle opinioni espresse dai singoli componenti dell’organo, le quali costituiscono esplicazione delle ragioni addotte per suffragare il contenuto della votazione nel corso della trattazione di ciascun affare sottoposto all’esame dell’organo collegiale, assegnando alla votazione la manifestazione finale della volontà del collegio, maturata attraverso l’enunciazione degli elementi di valutazione e comparazione degli interessi che formano oggetto della discussione, preordinata al confronto delle posizioni dei singoli membri per una più ponderata deliberazione.
Proiezioni
Alla luce del chiaro pronunciamento, volendo trarre una regola di buona amministrazione e di trasparenza, l’obbligo di motivazione deve considerarsi immanente nel processo decisionale (gioviale virtù del diritto), consentendo di comprendere il perseguimento dell’interesse pubblico concreto, senza la riproduzione di formule tautologiche, generiche, implicite [10], stereotipate [11], ripetitive o standard, o, all’occorrenza, limitando ad un certo enunciato, senza però che vengano adeguatamente ostese (mostrate, c.d. disvelamento) le ragioni poste a suo fondamento, in una catartica eclissi di indefiniti sintagmi (la c.d. fatica di amministrare), facendo in modo che la motivazione sia soltanto apparente, in quanto meramente assertiva di un postulato (del tipo “lo dice la scienza” o “l’ignoto irriducibile”) che, lungi dall’essere certo e pacifico, abbisogna invece di essere corroborato da tutta una serie di elementi fattuali idonei a esplicitare le ragioni suscettibili di scrutinio giurisdizionale: una evidente abdicazione del dettato costituzionale «con disciplina ed onore» [12].
L’accoglimento del ricorso riassume lo stato di malessere di un’aspettativa negata, dove le discussioni consiliari non rendono conto (“chiedere conto”) di un dovere di trasparenza rinvenibile ben prima degli interventi in aula, dovendo (diversamente) essere presente nel contenuto del testo (la c.d. proposta) oggetto di discussione: omettendo di motivare i provvedimenti siamo di fronte ad un modo alquanto singolare di rapportarsi con le istanze degli amministrati (cittadini non clienti).
Re melius perpensa, in questa prospettiva di un nuovo asse del decisionismo, espunto, tuttavia, da responsabilità, affetto da “anoreossite” (patologia etica che contrae le ossa della mano, impedendo di sottoscrivere gli atti; da altri definita “firmite”), la mancata motivazione del provvedimento incide sull’immagine stessa della PA, quella (in senso ottativo) richiesta trasparenza (c.d. accountability) nel curare l’interesse pubblico (dell’amministrare la res publica), fonte di sfiducia quando opera insensibile alla qualità del bene prodotto, oscurandone la comprensione alla civitas.
La storia rivoluzionaria
Nell’epoca dei Lumi, i Cittadini rappresentanti del popolo in Assemblea Nazionale, esposero solennemente il loro pensiero (credo filosofico dei diritti esistenti in forza della natura stessa dell’uomo, dalla teoria alla pratica), consapevoli che «l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti dell’uomo sono le uniche cause delle sciagure pubbliche e della corruzione dei governi» (un principio di libertà presente nella Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen del 26 agosto 1789, ex art. 15 «La società ha il diritto di chieder conto a tutti gli agenti pubblici della loro amministrazione»).
Espunto al termine dal poeta ALFIERI, «la forza governa il mondo, (purtroppo!) e non il sapere: perciò chi lo regge, può e suole essere ignorante».
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Bando di gara per i lavori lungo le strade provinciali della zona ovest dell’Agrigentino
Prosegue a ritmo serrato l’attività del Libero Consorzio Comunale di Agrigento per il miglioramento delle condizioni di sicurezza delle strade interne. Un nuovo bando di gara per la manutenzione straordinaria del comparto stradale ovest è stato infatti pubblicato sulla home page istituzionale (sezione Gare e Appalti). L’accordo quadro annuale è stato interamente finanziato con fondi statali, destinati a Liberi Consorzi e Città metropolitane della Sicilia per interventi sulla viabilità secondaria. L’importo a base d’asta è di 1.961.200 euro più Iva, compresi 58.836 euro per oneri di sicurezza (non soggetti a ribasso), con procedura di gara in modalità integralmente telematica ed inversione procedimentale. I lavori dovranno essere effettuati entro un anno dalla data di consegna degli stessi. Le offerte dovranno essere presentate entro le ore 12 del prossimo 20 aprile 2026 esclusivamente per mezzo della piattaforma digitale certificata Maggioli in uso al Libero Consorzio.Le offerte telematiche saranno aperte alle ore 8:30 del 21 aprile 2026 nella sala gare del Gruppo Contratti del Libero Consorzio Comunale di Agrigento (Via Acrone, 27 – Agrigento). Di seguito l’elenco delle Strade Provinciali della zona Ovest interessate dal progetto di manutenzione straordinaria elaborato dallo staff tecnico del Settore infrastrutture stradali: Sp 4 – Strada Valle dei Templi (Panoramica); Sp 27 – Realmonte – Capo Rossello; Sp 29-A – Montallegro- Cattolica Eraclea; Sp 30 – Cattolica Eraclea – Statale 115 – Rovine di Eraclea Minoa; Sp 32 – Ribera (Statale 115) – Cianciana (Statale 118); Sp 33 – Ribera – Secca Grande (Statale 115); Sp 35-A – Portella di Sciacca – Lucca Sicula; Sp 35-B – Lucca Sicula – bivio Statale 386; Sp 36 – Bivio Statale 115 – S. Anna – Bivio Caltabellotta; Sp 37 – Sciacca – Caltabellotta – San Carlo; Sp 39 – dalla Statale 624 (ex Statale 188) alla Sp 79 (ex Statale 115 dir. Ponte Carboj); Sp 40 – Menfi (bivio Sp 79 ex Statale 115) – Porto Palo; Sp 41 – Menfi – bivio Misilbesi; Sp 42 – Menfi-Partanna; Sp 43 – Montevago – alla Menfi Partanna.Ed ancora lavori previsti sulle arterie: Sp 44-A – Sambuca – bivio Spadolilli – Statale 624 (staz. Gulfa) – Santa Margherita di Belice; Sp 44-B – Santa Margherita di Belice – Salaparuta; Sp 45 – 9 di Veneria alla Sp 44 B Santa Margherita di Belice – Salaparuta; Sp 47 – S.Anna – Villafranca Sicula; Sp 48 – Statale 115 alla Sp Menfi Partanna; Sp 49 – dalla Sp 79 (ex Statale 115) alla stazione Maragani; Sp 50 – dalla Sp 79 (ex Statale 115 ponte Carboj) alla Sp 40 Porto Palo; Sp 54 – Sciacca – Monte Kronio; Sp 57 – Ribera (bivio Sp 61) – Borgo Bonsignore; Sp 61 – Montallegro – Ribera; Sp 68 – Realmonte – Punta Grande – Capo Rossello; Sp 69 – Sambuca – Adragna; Sp 70 – Sambuca – Stazione Gulfa; Sp 76 – Sciacca – Salinella ( Statale 115 bivio S.Anna); Sp 79-A – Sciacca – Menfi; Sp 79-B – Menfi – conf. prov. Trapani; Sp 83 – dalla Sp 44-A Santa Margherita Belice- Salaparuta alla Statale 624 (confine prov. di Palermo); Sp 86 – Ribera – Magone Statale 115; Sp 87 – Montallegro – Bovo Marina; Sp 88 – dalla Sp 36 (km 5.000) alla Sp 47 S. Anna Villafranca.
GRANDNANGOLOAGRIGENTO.IT
Amministrative, si vota il 24 e il 25 maggio con turno di ballottaggio il 7 e 8 giugno
Oltre ad Agrigento, andranno al voto, Camastra, Cammarata, Casteltermini, Raffadali, Ribera, Sambuca di Sicilia, Siculiana, Villafranca Sicula.
Si terranno domenica 24 maggio dalle 7 alle 23 e lunedì 25 maggio dalle 7 alle 15 le elezioni amministrative in Sicilia. Le date sono state decise oggi dalla giunta regionale su proposta del presidente della Regione e assessore alle Autonomie locali e alla funzione pubblica ad interim Renato Schifani e coincidono con quelle in cui andranno al voto anche gli altri comuni italiani. Complessivamente i comuni al voto dovrebbero essere 70 anche se l’elenco sarà definito con decreto entro la data di indizione dei comizi (il 25 marzo). Di questi, 54 eleggeranno sindaci e consiglieri comunali col sistema maggioritario. In 16 centri (con popolazione superiore ai 15 mila abitanti) invece si voterà col proporzionale e l’eventuale ballottaggio sarà nei giorni 7 e 8 giugno.Oltre ad Agrigento, andranno al voto, Camastra, Cammarata, Casteltermini, Raffadali, Ribera, Sambuca di Sicilia, Siculiana, Villafranca Sicula.
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IA generativa nella pubblica amministrazione: come cambia il lavoro di funzionari e dirigenti
IA generativa nella PA: applicazioni, regole UE e nuovo ruolo di funzionari e dirigenti tra responsabilità e innovazione.
L’intelligenza artificiale generativa non è più una promessa tecnologica. È già una leva concreta di trasformazione del lavoro pubblico. Dopo anni di sperimentazioni, la questione non è più se adottarla, ma come farlo in modo responsabile, trasparente e coerente con i principi costituzionali di buon andamento e imparzialità.In termini semplici, l’IA generativa è uno strumento capace di produrre testi, sintesi, analisi e scenari a partire da dati e istruzioni. Non sostituisce il funzionario, ma lo supporta, liberando tempo dalle attività ripetitive e rafforzando la qualità del lavoro umano.
Regole europee e governance dell’IA nella PAIl quadro normativo europeo è ormai definito. L’AI Act distingue i sistemi in base al livello di rischio — basso, medio, alto — imponendo obblighi di trasparenza, supervisione e protezione dei dati. L’approccio è chiaro: l’innovazione è ammessa, ma deve essere governata.In Italia, l’Agenzia per l’Italia Digitale ha predisposto linee guida operative, mentre il Dipartimento della funzione pubblica lavora all’integrazione dell’intelligenza artificiale nei percorsi di riforma e valorizzazione del capitale umano
. Le regole esistono. Il passaggio decisivo consiste nel tradurle in pratiche diffuse e coerenti con la responsabilità del funzionario e la leadership del dirigente.Le applicazioni concrete dell’IA generativa
Una prima area di impatto riguarda la produzione documentale. L’IA può supportare la redazione di bozze di delibere, relazioni o note di sintesi, riducendo il tempo dedicato a compiti ripetitivi. La responsabilità resta sempre in capo al professionista: il sistema non firma, non decide, non assume impegni giuridici. Fornisce strumenti. Il controllo resta umano.Un secondo ambito è la gestione della conoscenza interna. Le amministrazioni custodiscono archivi vastissimi di documenti, pareri e precedenti. L’IA può agire come assistente intelligente, capace di sintetizzare informazioni, ricostruire l’evoluzione normativa e mettere in evidenza prassi consolidate. Non si limita a cercare documenti, ma ne organizza il contenuto in modo funzionale alle decisioni.Anche il rapporto con cittadini e imprese può evolvere. Assistenti virtuali supervisionati dal personale possono fornire risposte rapide su bandi, contributi e procedure, migliorando accessibilità e trasparenza. L’interazione umana non viene eliminata, ma resa più efficiente e mirata.Infine, l’IA può supportare programmazione e controllo. Analizzando flussi procedurali e dati organizzativi, è in grado di evidenziare ritardi, criticità e colli di bottiglia. Il dirigente dispone così di informazioni più tempestive, ma la decisione finale resta una prerogativa umana.Il nuovo ruolo di funzionari e dirigenti
L’impatto più profondo non riguarda gli strumenti, ma le competenze. Se le attività redazionali e ripetitive vengono supportate dalla tecnologia, cresce il valore delle capacità critiche e interpretative.Il funzionario è chiamato a valutare gli output generati dall’IA, verificarne la coerenza giuridica, contestualizzarli e orientare l’azione amministrativa. Il tempo liberato può essere dedicato allo studio dei dossier, agli approfondimenti normativi e all’analisi comparata.Il dirigente, a sua volta, deve presidiare l’innovazione: definire regole chiare, garantire tracciabilità, promuovere formazione e assicurare che ogni decisione sia verificabile e motivata. La leadership pubblica diventa anche capacità di governare la tecnologia al servizio dell’interesse generale.Trasparenza, sicurezza e responsabilità
Restano imprescindibili alcune condizioni: protezione dei dati, tracciabilità degli utilizzi, verificabilità degli output. Ogni applicazione dell’IA deve essere documentata e supervisionata da un responsabile umano. La tecnologia può accelerare i processi, ma non può sostituire la responsabilità amministrativa.L’IA generativa nella pubblica amministrazione non rappresenta una sostituzione dell’umano, ma un’alleanza tra competenza e tecnologia. Dove la macchina accelera le attività ripetitive, il funzionario e il dirigente sono chiamati a pensare più in alto, rafforzando qualità, responsabilità e visione strategica dell’azione pubblica.