TELEMONTEKRONIO
Il Libero Consorzio incontra gli studenti del Fazello
Sopralluogo del Libero Consorzio comunale di Agrigento presso i licei classico e artistico facente parte dell’istituto d’istruzione superiore “Tommaso Fazello” di Sciacca. Parte da qui un tour che il presidente della provincia Giuseppe Pendolino sta effettuando in città per verificare lo stato degli edifici scolastici. A breve un po’ tutti i plessi delle superiori saranno interessati da lavori straordinari.
L’occasione è servita anche per incontrare gli studenti e renderli partecipi delle attività svolte dal Libero Consorzio. Il presidente Pendolino è stato, infatti, accompagnato, dal dirigente dell'Ufficio scolastico Alberto Petix, dalla dirigente all'istruzione Maria Antonietta Testone, dalla responsabile degli archivi di stato di Sciacca ed Agrigento Rossana Florio e dal Consigliere provinciale Alessandro Grassadonio. Assente giustificato per motivi di lavoro, il consigliere Giuseppe Ambrogio.
Gli studenti del liceo classico che stanno attualmente seguendo le lezioni presso il Bonachia, potranno tornare, dunque, nelle proprie classi, ristrutturate, il prossimo anno scolastico, aggiunge il dirigente Leonardo Mangiaracina.
IN3MINUTI
78° Mandorlo in Fiore: domani l’accensione del “Tripode dell’Amicizia”
Ad Agrigento, nell’ambito della 78ª edizione del Mandorlo in Fiore, domani pomeriggio, a partire dalle ore 17:30, davanti al Tempio della Concordia, si svolgerà la cerimonia di accensione del “Tripode dell’Amicizia”, momento simbolico e carico di emozione della kermesse, che suggella la pace e la fratellanza tra i popoli.
A condurre la serata sarà la speaker radiofonica Miriam Di Rosa, in collaborazione con Marco Gallo.
L’evento sarà arricchito quest’anno da “Concordia Mundi”, uno spettacolo di droni che illuminerà il cielo della Valle dei Templi. La manifestazione inaugurerà la 68ª edizione del Festival Internazionale del Folklore.
Si ricorda che domani, in occasione della giornata commemorativa dedicata all’archeologo ed ex assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana Sebastiano Tusa, l’ingresso alla Valle dei Templi sarà gratuito.
Sarà possibile seguire la manifestazione in diretta su Tele Radio Monte Kronio, canale 80 del digitale terrestre, e sulla pagina Facebook “Mandorlo in Fiore Agrigento”.
L’evento sarà inoltre proiettato in diretta anche in Piazza Marconi, a partire dalle ore 17:00.
Tutte le informazioni sul programma sono disponibili sull’app “Agrigento”, scaricabile da Play Store e Apple Store, e sulle pagine Facebook e Instagram “Mandorlo in Fiore Agrigento”. Il 78° Mandorlo in Fiore è organizzato dal Comune di Agrigento, in collaborazione con la Regione Siciliana, il Libero Consorzio Comunale di Agrigento, il Parco Archeologico della Valle dei Templi, la Camera di Commercio di Agrigento, la DMO Distretto Turistico Valle dei Templi e la Fondazione Teatro Luigi Pirandello.
LIVESICILIA
La Finanziaria passa l’esame del Cdm, nessuna impugnativa
Dagnino: "Non solo conti in ordine ma anche buone leggi"PALERMO – Semaforo verde del Consiglio dei ministri alla Finanziaria 2026-2028 messa a punto dal governo Schifani e approvata dall’Ars a fine 2025. Il governo nazionale, nel suo consueto esame delle leggi regionali, ha deciso di non impugnare l’ultima legge di stabilità della Sicilia e il bilancio triennale di previsione.Dagnino: “Conti in ordine e qualità delle leggi”“Ancora zero impugnative sulle leggi della Regione in materia finanziaria”, commenta soddisfatto sui social l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino. “Non solo equilibrio nei conti ma anche qualità della legislazione”, conclude. Il totale della manovra era di 1,5 miliardi di euro. Una Finanziaria che ha tre punti cardine per quanto riguarda gli interventi di politica economica: la norma sulla decontribuzione, quella sul ‘Sicily Working’ e la SuperZes siciliana.Dagnino e SchifaniAlessandro Dagnino e Renato SchifaniLa decontribuzione per le assunzioni, come funzionaLa misura sulla decontribuzione prevede l’erogazione di contributi alle imprese che realizzano nuove assunzioni in misura pari al 10 per cento del costo del lavoro, contributo che viene elevato al 15 per cento nel caso di assunzione di donne o over 50. Il budget è di 221 milioni all’anno per tre anni.Il ‘Sicily Working’Altri 21 milioni di euro sono destinati dalla Finanziaria a favorire il Sicily working. Le imprese dell’Unione europea che assumeranno lavoratori permettendo loro di lavorare a distanza potranno ottenere un contributo fino a 30mila euro. All’interno di questo stanziamento, tre milioni di euro sono stanziati per la realizzazione di co-working attraverso il riadattamento di immobili pubblici e di enti ecclesiastici in disuso e l’acquisto di arredi e attrezzature.La SuperZes sicilianaLa SuperZes, infine, punta a potenziare la Zona economica speciale unica sul territorio siciliano attraverso semplificazioni amministrative, procedure più rapide e dieci milioni di euro in più per rafforzare il credito d’imposta a sostegno degli investimenti produttivi.Gli investimenti sulla casaCon la manovra è stato approvato anche un pacchetto da 15 milioni di euro per stimolare gli investimenti delle famiglie sulla casa: ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche sono gli investimenti che vengono premiati, con una particolare attenzione ai centri storici e alle giovani coppie.Il sostegno all’editoriaTre milioni sono stati stanziati per l’editoria giornalistica e uno per l’editoria libraria. Il contributo alle imprese editoriali ora ha un suo capitolo di bilancio ed è stato garantito per tre anni.Le norme sul precariatoSul fronte della lotta al precariato, invece, la manovra ha fatto registrare l’aumento, per il 2026, delle giornate dei lavoratori forestali stagionali. Con uno stanziamento di 40 milioni di euro, tutto il comparto lavorerà 23 giorni in più. Approvata poi la stabilizzazione dei 270 trattoristi dell’Esa. I contratti part-time dei lavoratori degli ex Pip sono stati livellati tutti a 25 ore. Via libera, inoltre, all’aumento di due ore per gli ex precari stabilizzati degli enti locali siciliani.
LENTEPUBBLICA
PNRR scuole, arrivano 223 milioni: ok a graduatorie per antincendio e messa in sicurezza
PNRR scuole: approvate le graduatorie per adeguamento antincendio e messa in sicurezza. Oltre 223 milioni ai Comuni.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha dato il via libera alle graduatorie relative all’avviso pubblico dedicato agli interventi di adeguamento antincendio e alla messa in sicurezza degli edifici scolastici, finanziati nell’ambito delle misure previste dal PNRR.
Il provvedimento, pubblicato sul sito istituzionale del Ministero, definisce l’elenco degli enti locali ammessi al finanziamento e assegna risorse complessive pari a 223.507.043,04 euro destinate a Comuni e Città metropolitane.
Si tratta di fondi finalizzati a sostenere lavori urgenti e interventi di adeguamento normativo negli edifici scolastici, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza delle strutture frequentate quotidianamente da studenti, docenti e personale scolastico.
Graduatorie approvate: come sono state definite
L’assegnazione delle risorse deriva dall’avviso pubblico del 26 novembre 2025 (prot. n. 207071), attraverso il quale il Ministero ha raccolto le candidature degli enti locali interessati a realizzare interventi di miglioramento delle condizioni di sicurezza degli edifici scolastici.
Con il decreto direttoriale appena pubblicato sono state ufficialmente approvate due graduatorie distinte:
Allegato 1, relativo agli interventi di adeguamento alla normativa antincendio
Allegato 2, riguardante gli interventi urgenti di messa in sicurezza degli edifici
Le graduatorie sono state elaborate applicando i criteri automatici stabiliti dall’articolo 9 dell’avviso pubblico, sulla base delle informazioni e delle dichiarazioni presentate dagli enti locali tramite il sistema informativo ministeriale.
Per garantire trasparenza e uniformità nella selezione dei progetti, le domande sono state ordinate per regione e successivamente classificate secondo due parametri principali:
il punteggio ottenuto in base ai criteri previsti dal bando
la data di presentazione della candidatura
Gli interventi finanziati sono quelli collocati al di sopra della cosiddetta “linea rossa” nelle graduatorie pubblicate negli allegati al decreto.
Oltre 223 milioni per la sicurezza degli edifici scolastici
L’importo complessivo destinato agli interventi ammessi al finanziamento supera 223 milioni di euro, una cifra significativa che si inserisce nel più ampio quadro delle azioni previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per il miglioramento delle infrastrutture scolastiche.
Le risorse serviranno a realizzare lavori mirati a:
adeguare gli edifici alle normative antincendio vigenti
eliminare situazioni di rischio legate alla sicurezza strutturale
intervenire con opere urgenti di messa in sicurezza
migliorare le condizioni di utilizzo degli spazi scolastici
L’obiettivo è duplice: da un lato garantire ambienti più sicuri per studenti e personale scolastico, dall’altro accelerare l’adeguamento normativo degli edifici pubblici, molti dei quali presentano ancora criticità legate all’età delle strutture o alla necessità di interventi di manutenzione straordinaria.
In arrivo gli accordi di concessione per gli enti locali
Dopo la pubblicazione delle graduatorie, il Ministero dell’Istruzione e del Merito procederà nei prossimi giorni con l’invio degli accordi di concessione agli enti locali risultati beneficiari.
Si tratta di un passaggio fondamentale, perché l’accordo definisce nel dettaglio:
gli impegni del soggetto attuatore
le modalità di utilizzo dei finanziamenti
le tempistiche di realizzazione degli interventi
Una volta ricevuto l’atto formale, i Comuni e le Città metropolitane potranno avviare tutte le procedure amministrative e tecniche necessarie per l’attuazione dei lavori previsti.
Enti locali autorizzati ad avviare le procedure
Il decreto stabilisce che gli enti inseriti nelle graduatorie sono autorizzati ad avviare le attività necessarie alla realizzazione degli interventi, nel rispetto delle scadenze previste dall’avviso pubblico.
Questo significa che le amministrazioni locali potranno procedere con:
la predisposizione dei progetti esecutivi, se non già disponibili
l’avvio delle procedure di gara o di affidamento dei lavori
le attività amministrative collegate all’attuazione degli interventi
Naturalmente tutte le operazioni dovranno svolgersi nel rispetto delle regole e delle tempistiche previste dal PNRR, che richiedono una gestione particolarmente rigorosa delle risorse e delle fasi di realizzazione dei progetti.
Controlli e verifiche sui requisiti
Il decreto prevede inoltre una clausola di salvaguardia che consente all’amministrazione centrale di effettuare controlli sulla correttezza delle procedure e sulla sussistenza dei requisiti richiesti.
In particolare, l’Unità di missione per il PNRR potrà svolgere verifiche:
sui requisiti minimi previsti dall’avviso pubblico
sul rispetto delle condizionalità stabilite dal PNRR
sulla corretta applicazione delle regole del SIGECO (Sistema di gestione e controllo)
sull’osservanza delle circolari emanate dal Ministero dell’Istruzione e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze
Le verifiche potranno essere effettuate anche a campione e anche successivamente alla pubblicazione delle graduatorie, durante le varie fasi di realizzazione dei progetti.
Possibile decadenza dai finanziamenti
Il decreto chiarisce inoltre che, qualora dai controlli emergesse l’assenza dei requisiti o il mancato rispetto delle condizioni previste, l’amministrazione potrà disporre la decadenza dell’ente locale dalla graduatoria.
Questa eventualità può verificarsi in qualsiasi fase della procedura, proprio per garantire che le risorse del PNRR vengano utilizzate nel pieno rispetto delle norme e delle finalità previste dal piano europeo.
Possibili scorrimenti delle graduatorie
Un altro aspetto rilevante riguarda l’eventuale utilizzo delle economie o delle risorse residue che dovessero emergere nel corso della procedura.
Il decreto stabilisce infatti che eventuali fondi non utilizzati o recuperati potranno essere destinati a scorrimenti delle graduatorie, consentendo così il finanziamento di ulteriori interventi inizialmente rimasti esclusi per carenza di risorse.
Tale operazione potrà essere autorizzata con un successivo provvedimento ministeriale, nei limiti delle disponibilità finanziarie accertate.
Un tassello della strategia PNRR per l’edilizia scolastica
L’approvazione delle graduatorie rappresenta un ulteriore passo nella strategia nazionale di rafforzamento della sicurezza degli edifici scolastici, uno degli obiettivi centrali delle politiche di investimento previste dal PNRR.
Negli ultimi anni, infatti, il tema dell’adeguamento strutturale delle scuole è diventato sempre più centrale nel dibattito pubblico, anche alla luce delle numerose criticità emerse in diversi territori.
Gli interventi finanziati con queste risorse puntano proprio a ridurre i rischi legati alla sicurezza delle strutture, favorendo al tempo stesso la modernizzazione del patrimonio edilizio scolastico italiano.
Il decreto di approvazione delle graduatorie è ora sottoposto ai controlli di legge e pubblicato sul sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito, dove gli enti interessati possono consultare tutti i dettagli relativi agli interventi finanziati.
LAVOROEDIRITTI.IT
Dipendenti pubblici, a marzo arrivano arretrati e conguagli: ecco chi li riceve e quando
A marzo arrivano arretrati e conguagli per molti dipendenti pubblici: con emissioni speciali l’11 e 13 marzo o il 27. Ecco chi li riceve.
Nel mese di marzo sono in arrivo arretrati, integrazioni economiche e conguagli per diverse categorie di dipendenti pubblici. I pagamenti non arriveranno però tutti nello stesso momento: sono previste due emissioni speciali a metà mese attraverso il sistema di NoiPA e, per molti lavoratori degli enti locali, il pagamento avverrà direttamente con lo stipendio ordinario di fine mese.Le date principali da segnare sul calendario sono l’11 marzo e il 13 marzo, a cui si aggiunge la normale emissione degli stipendi verso la fine del mese.
Vediamo quindi nel dettaglio chi riceverà gli arretrati e quando arriveranno i pagamenti.
La prima emissione speciale prevista è quella dell’11 marzo e riguarda il personale della scuola con contratti di supplenza breve e saltuaria.Come spiegato dallo stesso sito NoiPA il personale con contratto di supplenza breve e saltuaria verrà effettuata una specifica lavorazione nel mese di marzo 2026 in data 11 marzo e riguarda la liquidazione degli arretrati contrattuali relativamente all’applicazione del CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024. Questa lavorazione serve a completare gli adeguamenti economici previsti dal rinnovo contrattuale per questa specifica categoria di lavoratori.Negli ultimi mesi l’applicazione del contratto è avvenuta in più fasi:gennaio 2026: aggiornamento degli stipendi tabellari con il cedolino ordinario;gennaio 2026: pagamento degli arretrati contrattuali con emissione speciale;febbraio 2026: pagamento dell’importo una tantum previsto dal contratto;marzo 2026: lavorazione dedicata al personale con supplenze brevi e saltuarie.Con l’emissione speciale dell’11 marzo verranno quindi liquidati gli importi spettanti a questi lavoratori della scuola.13 marzo: emissione speciale per dipendenti pubblici locali gestiti da NoiPAUna seconda emissione speciale è prevista il 13 marzo.Questa riguarda il rinnovo del CCNL Funzioni locali 2022-2024 e in particolare i dipendenti pubblici degli enti locali che ricevono lo stipendio tramite il sistema NoiPA. In questa emissione potranno essere liquidati:arretrati stipendiali;integrazioni economiche non ancora pagate;rettifiche di cedolini precedenti;conguagli fiscali o contributivi.Si tratta quindi di una lavorazione che interessa solo gli enti locali che utilizzano NoiPA per la gestione degli stipendi, una situazione meno diffusa rispetto ad altre amministrazioni pubbliche.Arretrati e conguagli con l’emissione speciale NoiPA del 13 marzoLa prima emissione speciale prevista per giovedì 13 marzo riguarda non solo i dipendenti pubblici degli enti locali gestiti tramite il sistema di NoiPA.In questa occasione dovrebbero essere liquidate alla maggior parte degli statali diverse voci economiche non ancora corrisposte nei mesi precedenti. Tra queste rientrano arretrati stipendiali, eventuali rettifiche di cedolini già elaborati, integrazioni economiche non ancora pagate, oltre ai conguagli fiscali e contributivi derivanti dalle elaborazioni delle buste paga.Si tratta quindi di una lavorazione straordinaria che può comportare accrediti aggiuntivi rispetto allo stipendio ordinario.Enti locali (non NoiPA): arretrati con lo stipendio del 27 marzoPer la maggior parte dei dipendenti di Comuni, Province e Regioni la situazione è però diversa.Molti enti locali non utilizzano il sistema NoiPA per pagare gli stipendi, ma gestiscono direttamente le buste paga tramite i propri sistemi interni.In questi casi gli arretrati legati al rinnovo del contratto non vengono pagati con emissioni speciali, ma direttamente nella busta paga ordinaria di fine mese.Lo stipendio dei dipendenti degli enti locali viene generalmente pagato il 27 del mese, e proprio con la busta paga del 27 marzo molti lavoratori dovrebbero ricevere anche gli arretrati contrattuali.Arretrati fino a circa 1.700 euro per i dipendenti localiIl rinnovo del CCNL Funzioni locali 2022-2024, firmato definitivamente nelle scorse settimane, riguarda circa mezzo milione di lavoratori tra Comuni, Province e Regioni.Uno degli aspetti più attesi è proprio il pagamento degli arretrati maturati negli ultimi anni.Secondo le stime diffuse dopo la firma del contratto, l’importo medio dovrebbe aggirarsi intorno a:circa 1.700 euro lordi per dipendente.L’importo effettivo può comunque variare in base a diversi fattori:categoria professionale;posizione economica;anzianità di servizio;eventuali indennità accessorie.Gli aumenti previsti dal nuovo contratto CCNL Enti LocaliOltre agli arretrati, il rinnovo del contratto introduce anche incrementi strutturali dello stipendio.In media sono previsti:136,76 euro lordi mensili in più per tredici mensilità;pari a circa +5,78% del monte salari 2021.A questo aumento si aggiunge anche una quota destinata al trattamento accessorio, pari allo 0,22%, che porta l’incremento complessivo vicino a 140 euro lordi mensili.Si tratta di un adeguamento atteso da tempo dopo mesi di trattative per il rinnovo del contratto del comparto Funzioni locali.Cosa controllare nel cedolino di marzoQuando saranno pubblicati i cedolini di marzo è utile controllare con attenzione alcune voci della busta paga:arretrati contrattuali;conguagli fiscali o previdenziali;rettifiche di cedolini precedenti;eventuali nuove voci legate al rinnovo del contratto.
Tra emissioni speciali e stipendio ordinario di fine mese, molti dipendenti pubblici potrebbero quindi ricevere a marzo importi più alti del normale, anche se con tempistiche diverse a seconda dell’amministrazione di appartenenza.
LENTEPUBBLICA
Decreto PNRR 2026: ecco le proposte con gli emendamenti dell'Anci
PNRR, le proposte dei Comuni al decreto 19/2026: Anci chiede correttivi per completare i progetti nei tempi, ecco la lista completa degli emendamenti sottoposti dall’associazione.
Il percorso di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza procede nel complesso in modo positivo, ma per portare a termine tutti gli interventi entro le scadenze stabilite sono necessari alcuni aggiustamenti normativi. È questa, in sintesi, la posizione espressa da Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) nella memoria inviata alla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati sul decreto-legge 19 febbraio 2026 n. 19, il provvedimento che introduce ulteriori misure urgenti per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Nel documento, l’associazione che rappresenta i Comuni italiani riconosce i risultati finora raggiunti e valuta positivamente l’impianto di governance del piano. Allo stesso tempo, evidenzia alcune criticità operative che potrebbero rallentare la conclusione degli interventi e propone una serie di emendamenti per supportare gli enti locali nella fase finale di realizzazione dei progetti.
L’obiettivo è garantire che Comuni e Città metropolitane – principali soggetti attuatori di molti investimenti – possano rispettare i target fissati dall’Europa senza subire penalizzazioni dovute a ritardi non direttamente imputabili alle amministrazioni locali.
Un bilancio complessivamente positivo
Secondo l’Associazione, i dati disponibili confermano un andamento favorevole dell’attuazione del PNRR sul territorio. Gli enti locali stanno portando avanti numerosi interventi infrastrutturali e progetti di sviluppo, contribuendo in modo decisivo alla realizzazione degli obiettivi del piano collegato al programma europeo Next Generation EU.
L’associazione sottolinea inoltre come il modello organizzativo adottato per la gestione del PNRR – basato su coordinamento centrale, monitoraggio costante e responsabilità operative distribuite – rappresenti un’esperienza positiva che potrebbe essere replicata anche nei futuri programmi di investimento nazionali ed europei.
Tuttavia, con l’avvicinarsi della scadenza finale del piano, prevista nel 2026, diventa fondamentale garantire ai soggetti attuatori indicazioni chiare e tempestive. Per questo motivo i Comuni chiedono maggiore chiarezza da parte del Governo su alcuni aspetti procedurali e amministrativi.
Scadenze e certificazioni: i chiarimenti attesi dal Governo
Uno dei punti centrali riguarda il calendario di conclusione degli interventi. Si attende una comunicazione ufficiale da parte della struttura di coordinamento del piano presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri che confermi che la scadenza per il completamento dei lavori sia fissata al 30 giugno 2026.
Secondo la proposta dell’associazione, il raggiungimento degli obiettivi dovrebbe essere certificato attraverso il certificato di fine lavori, mentre il collaudo tecnico potrebbe avvenire in una fase successiva. Una distinzione che, secondo i Comuni, permetterebbe di evitare ritardi formali nel conseguimento dei target europei.
Allo stesso tempo, viene chiesto che eventuali rallentamenti fisiologici – spesso legati a fattori esterni come difficoltà negli appalti o problemi di approvvigionamento – non comportino automaticamente l’interruzione degli interventi. Se il percorso realizzativo procede in modo adeguato, sostengono i sindaci, i progetti dovrebbero essere comunque portati a termine.
Un ulteriore elemento riguarda la necessità di un modello unico di attestazione dei risultati, che dovrebbe essere predisposto dalla struttura di missione del Governo e adottato da tutti i ministeri responsabili degli investimenti. Questo consentirebbe di uniformare le procedure e ridurre la complessità amministrativa.
Le richieste sul personale degli enti locali
Tra le proposte di modifica al decreto emerge con forza la questione delle risorse umane. Molti enti locali, infatti, hanno rafforzato i propri uffici tecnici e amministrativi per gestire la mole di progetti finanziati dal PNRR.
Anci propone quindi di estendere anche a Comuni e Città metropolitane la possibilità, già prevista per le amministrazioni centrali, di prorogare fino al 31 dicembre 2026 gli incarichi dirigenziali e professionali finanziati con risorse del piano.
Inoltre, numerosi Comuni hanno assunto personale a tempo determinato o stipulato contratti con professionisti esterni per supportare l’attuazione dei progetti. L’associazione chiede che tali contratti possano essere prolungati almeno fino alla conclusione degli interventi finanziati.
Questa richiesta riguarda in particolare le figure reclutate attraverso programmi come il cosiddetto “concorso coesione” e il progetto dei “professionisti al Sud”, strumenti che hanno consentito agli enti locali di rafforzare le proprie competenze tecniche.
LENTEPUBBLICA
Ferie non godute nella PA: le nuove sentenze cambiano tutto dal 2026
Ferie non godute nella Pubblica Amministrazione: le nuove sentenze cambiano le regole e rafforzano i diritti dei lavoratori.
Negli ultimi anni il tema della monetizzazione delle ferie non godute nel pubblico impiego è diventato uno dei più discussi nel diritto del lavoro italiano. Una serie di decisioni giudiziarie, culminate con la pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (causa C-218/22), ha modificato in modo significativo l’interpretazione delle norme nazionali.
Il punto centrale riguarda il divieto previsto dalla legislazione italiana del 2012, introdotto per limitare la spesa pubblica. Tale norma impediva, in linea generale, il pagamento di un’indennità economica per le ferie maturate e non utilizzate al termine del rapporto di lavoro.
L’applicazione automatica di questo divieto è illegittima
Secondo la Corte europea, tuttavia, l’applicazione automatica di questo divieto contrasta con il diritto dell’Unione. Le direttive europee e la Carta dei diritti fondamentali riconoscono infatti il diritto alle ferie annuali retribuite come una tutela fondamentale del lavoratore. Di conseguenza, una normativa nazionale non può cancellare automaticamente questo diritto quando il dipendente non ha potuto usufruire dei giorni di riposo maturati.
La decisione ha prodotto effetti immediati. Nel giro di pochi mesi il contenzioso è cresciuto in modo impressionante: i procedimenti giudiziari relativi a ferie non godute nella Pubblica Amministrazione sono passati da circa 250 a inizio 2025 a quasi mille alla fine dello stesso anno. Ancora più significativo è il dato sugli esiti: circa il 97% delle cause si conclude con una decisione favorevole ai lavoratori.
Il nodo della legge del 2012 e il contrasto con il diritto europeo
Il cuore della questione giuridica risiede nell’articolo 5, comma 8, del decreto-legge 95 del 2012. La disposizione stabiliva che, per ragioni di contenimento della spesa pubblica, le ferie non potessero essere trasformate in denaro alla cessazione del rapporto di lavoro.
In pratica, un dipendente pubblico che lasciava il servizio — anche volontariamente — perdeva la possibilità di ottenere un compenso per i giorni di ferie non utilizzati, salvo dimostrare che la mancata fruizione dipendesse da cause indipendenti dalla propria volontà.
La Corte di Giustizia europea ha però chiarito un principio fondamentale: il diritto alle ferie non può essere perso automaticamente. Perché ciò avvenga è necessario che il datore di lavoro dimostri di aver messo il lavoratore nelle condizioni concrete di usufruirne.
In altre parole, non basta affermare che il dipendente avrebbe potuto chiedere le ferie. L’amministrazione deve provare di aver informato il lavoratore, di averlo invitato a utilizzarle e di averlo avvertito delle possibili conseguenze in caso di mancata fruizione.
L’onere della prova passa al datore di lavoro
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla giurisprudenza recente riguarda l’onere della prova.
Per molti anni, nei tribunali italiani, si è sostenuto che spettasse al dipendente dimostrare di non aver potuto usufruire delle ferie per ragioni indipendenti dalla propria volontà. Le decisioni più recenti hanno invece ribaltato questa impostazione.
Le pronunce della Corte di Cassazione tra il 2025 e l’inizio del 2026 hanno chiarito che è il datore di lavoro pubblico a dover dimostrare di aver consentito al dipendente di esercitare effettivamente il proprio diritto al riposo.
Tra le sentenze più significative spicca la n. 20591 del 2025, che ha riconosciuto la possibilità di ottenere l’indennità sostitutiva anche per i direttori di struttura complessa nel settore sanitario. Un’altra decisione rilevante, la n. 18889 del 2025, ha esteso la monetizzazione anche alle ferie aggiuntive previste per particolari condizioni di rischio, come l’esposizione radiologica.
Funzionari e dirigenti pubblici
In molti di questi casi il problema nasce da carichi di lavoro elevati, carenze di organico o sistemi organizzativi che rendono difficile programmare le ferie.
Le decisioni dei tribunali stanno quindi incidendo su situazioni diffuse in numerosi comparti del pubblico impiego.
Quali effetti per il futuro del pubblico impiego
Alla luce delle sentenze più recenti, nel 2026 il quadro giuridico appare ormai definito in modo chiaro. Il diritto alla monetizzazione delle ferie non godute non può essere escluso automaticamente, e il lavoratore non è più tenuto a dimostrare di aver chiesto inutilmente di usufruirne.
Il principio chiave è un altro: spetta all’amministrazione dimostrare di aver messo il dipendente nelle condizioni reali di esercitare il proprio diritto alle ferie.
Questo orientamento non riguarda soltanto il settore scolastico o sanitario. Le decisioni dei giudici stanno progressivamente estendendo i loro effetti a tutto il pubblico impiego, dalla sanità agli enti locali fino alle amministrazioni centrali.
L’impatto potenziale è significativo. Da un lato, molte amministrazioni potrebbero trovarsi a fronteggiare un aumento delle richieste di indennizzo per ferie arretrate. Dall’altro, la nuova giurisprudenza spinge gli enti pubblici a modificare le proprie prassi organizzative, garantendo una gestione più attenta delle ferie maturate dai dipendenti.
In prospettiva, il cambiamento potrebbe avere un effetto positivo anche sul piano organizzativo: le amministrazioni saranno infatti incentivate a programmare meglio i periodi di riposo del personale, evitando accumuli di ferie non utilizzate che in passato venivano semplicemente cancellate.
Il risultato finale è un riequilibrio del rapporto tra lavoratore e datore di lavoro pubblico. Dopo anni di interpretazioni restrittive, il diritto alle ferie — riconosciuto come fondamentale dall’ordinamento europeo — torna così al centro della tutela dei dipendenti pubblici italiani.
ILSICILIA
Terzo mandato dei sindaci, atto secondo all’Ars: corsa contro il tempo e amministrative in vista
E’ la settimana del terzo mandato. I sindaci siciliani osserveranno con particolare attenzione i lavori tra le mura di Palazzo dei Normanni. Dopo gli scontri a viso aperto andati in scena la scorsa settimana a Sala d’Ercole, adesso gli occhi sono tutti puntati sul ddl, che secondo calendario, in appena due giorni, tornerà sotto la ghigliottina dell’aula, tra veleni, franchi tiratori e voto segreto. Un epilogo che appare già scritto ascoltando e raccogliendo gli implacabili malumori che da mesi attanagliano l’Ars.
I prossimi passi all’Ars e la mobilitazione dei sindaci
Il primo appuntamento è fissato per oggi alle ore 11:30 in I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate. Il ddl è stato incardinato martedì scorso al termine della conferenza dei capigruppo convocata dal presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, accogliendo così la richiesta avanzata dal gruppo di Sud chiama Nord. Con il voto favorevole dei due terzi è stato dato così il via libera per depositare il testo, a prima firma Salvo Geraci, capogruppo della Lega, e sottoscritto anche dagli alleati: Ignazio Abbate (DC), Giorgio Assenza (FdI), Giuseppe Geremia Lombardo (Mpa) e Stefano Pellegrino (FI). A questi si aggiunge anche Giuseppe Lombardo di ScN.
Incassato il disco verde in Commissione, il disegno di legge sarà incardinato a Sala d’Ercole e già nel pomeriggio è prevista la discussione generale. Domani, mercoledì 10, la votazione. La decisione non è stata ben accolta da tutti i deputati regionali e tra questi il capogruppo del Movimento 5 Stelle Antonio De Luca ha espresso il disappunto del proprio gruppo parlamentare. Insomma, si preannuncia una guerra senza esclusione di colpi.
Intanto i sindaci sono passati all’attacco, scrivendo nei giorni scorsi una lettera al presidente della Regione Siciliana, al presidente dell’Assemblea e a tutti i deputati per chiedere l’allineamento della normativa regionale a quella nazionale, entrando poi nel merito del dibattito politico, respingendo le accuse secondo cui la richiesta di modifica dell’ordinamento sarebbe dettata dalla volontà di “restare attaccati alla poltrona”. Dalla parte dei primi cittadini è scesa anche l’Associazione per la sussidiarietà e la modernizzazione degli Enti locali (Asmel), pronta a mette a disposizione un supporto legale ai sindaci che intendono candidarsi nel rispetto della normativa nazionale, pronti a ricorrere in sede giurisdizionale contro le norme regionali preclusive.
Un ritorno a Sala d’Ercole
Non si tratterebbe di un esordio assoluto per la norma. All’interno del ddl Enti locali, testo proviene dalla stesura del disegno di legge 738, con norme ordinamentali della Finanziaria 2025(CLICCA QUI), approvato con estrema fatica in aula a metà febbraio, l’apertura al terzo mandato dei sindaci era presente all’interno dell’articolato. In tal senso, il limite dei due mandati sarebbe rimasto nei Comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti. La possibilità di estendere i mandati a tre consecutivi sarebbe stata estesa ai Comuni con popolazione compresa tra i 5mila e i 15mila abitanti. Nessun limite invece nei Comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti. Lo stesso schema sarà così riproposto.
Il terzo mandato rappresentava una delle tre norme, contenute all’interno del disegno di legge, utili per allineare la Sicilia alle altre Regioni italiane, insieme al consigliere supplente e alla rappresentanza di genere al 40% nelle giunte comunali. Quest’ultima è stata alla fine l’unica sopravvissuta. Le altre due sono crollate sotto i colpi dei franchi tiratori. Attimi di fuoco tra i banchi di Sala d’Ercole ricordati anche dal presidente Galvagno: “Auspico davvero che, così come avvenuto in occasione del voto sulla parità di genere nelle amministrazioni comunali, che in aula non venga richiesto il voto segreto per trincerarsi ma si proceda con voto palese mettendoci la faccia“. Un messaggio diretto che non lascia spazio alle interpretazioni.
La sentenza della Corte Costituzionale
A far riemergere il tema con prepotenza nelle scorse settimane erano stati Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario di Anci Sicilia, sbandierando la sentenza n. 16/2026 della Corte Costituzionale, depositata il 19 febbraio 2026, che indica la norma regionale come incostituzionale, ribadendo “che restrizioni al diritto di elettorato passivo non possono essere introdotte con scelte regionali difformi e prive di specifiche giustificazioni, perché incidono su diritti politici fondamentali e alterano l’equilibrio democratico“. Amente e Alvano hanno così “trasmesso una richiesta formale al presidente della Regione siciliana e al presidente dell’Assemblea regionale siciliana, affinché si intervenga immediatamente sulla disciplina dei limiti di mandato dei sindaci, adeguandola ai principi dell’ordinamento nazionale“. L’ordinamento vigente, l’articolo 3 della legge regionale n. 7/1992, prevede il tetto massimo dei tre mandati consecutivi nei Comuni sotto i 5mila abitanti e il limite dei due mandati nei Comuni con popolazione compresa tra i 5mila e i 15mila abitanti.
I tempi stringono. Il 24 e il 25 maggio saranno chiamati al voto 70 Comuni siciliani. Alcuni di questi sono direttamente chiamati in causa e qualora tutto dovesse filare per il verso giusto importanti novità potrebbero riguardare circa un sesto dei primi cittadini uscenti, il cui futuro resta in bilico in attesa di una nuova risposta da parte di Sala d’Ercole.