SICILIA TARGET
Protesta degli studenti del Liceo Musicale Empedocle di Agrigento : lunedì in piazza davanti alla Prefettura
Intonaci staccati, infiltrazioni, problemi strutturali: la scuola scricchiola e gli studenti della sede di Calcarelle del Liceo Musicale Empedocle scendono in piazza a protestare. Una sola richiesta: interventi urgenti sulla sicurezza della sede scolastica e basta proclami. La manifestazione è stata annunciata per lunedì 16 marzo 2026, dalle 9:00 alle 11:00, davanti alla Prefettura di Agrigento. Gli studenti, che avranno l’appoggio anche di molti genitori, hanno deciso di mobilitarsi per denunciare, come detto, le condizioni dell’edificio scolastico e sollecitare l’intervento delle istituzioni.
Tra le criticità segnalate anche il potenziale pericolo legato all’impianto elettrico. Problemi che, spiegano i promotori della manifestazione, metterebbero a rischio la sicurezza quotidiana di studenti e personale.
Oltre alle questioni strutturali, i giovani liceali denunciano anche difficoltà nello svolgimento dell’attività didattica. Alcuni spazi, infatti, non consentirebbero più di tenere regolarmente le lezioni delle materie di indirizzo musicale, con conseguenze sulla qualità della formazione degli studenti.La protesta si svolgerà davanti alla Prefettura per chiedere l’attenzione del prefetto Salvatore Caccamo, affinché possa farsi promotore di un confronto tra gli enti competenti e la scuola per individuare soluzioni rapide. Nello stesso Palazzo del Governo di piazza Aldo Moro è allocata la sede del Libero Consorzio Comunale, ente responsabile degli edifici di scuola secondaria di secondo grado.
LIVESICILIA
Ars, ok in commissione al recepimento della rottamazione quinques
L'emendamento presentato dal deputato Ignazio Abbate
PALERMO – Un passo decisivo verso la pacificazione fiscale in Sicilia. La Commissione Bilancio dell’Ars ha approvato un emendamento, presentato dal deputato Ignazio Abbate, che recepisce nell’ordinamento regionale la cosiddetta “Rottamazione Quinques”, allineando la Regione Siciliana alle recenti disposizioni del governo nazionale. La norma prevede la definizione agevolata per i tributi propri (come il bollo auto) e le entrate patrimoniali della Regione.
I contribuenti siciliani potranno regolarizzare le pendenze maturate fino al 31 dicembre 2025 senza il pagamento di sanzioni e interessi, a patto che il versamento avvenga entro il 31 ottobre 2026. L’intervento normativo non comporta oneri per il bilancio regionale.
“Il mio emendamento è stato condiviso da tutti i componenti presenti, che ringrazio sinceramente: un segnale di maturità politica che ha visto convergere sia la maggioranza che l’opposizione”, ha dichiarato il deputato Abbate.
“Con questo atto di fatto allineiamo la Sicilia al governo nazionale, recependo le istanze che provengono con forza dal mondo imprenditoriale e da decine di migliaia di cittadini. Molte famiglie e imprese aspettano questo provvedimento per poter chiudere definitivamente i conti con l’ufficio delle entrate e ripartire con maggiore serenità”.
GRANDANGOLO
Pericolo sicurezza per gli studenti del Liceo musicale Empedocle: “Dateci una scuola agibile”
Gli studenti sono ospitati presso la struttura del Consorzio Universitario di Agrigento e chiedono una struttura più adeguata per svolgere le lezioni e i laboratori musicali
“Da mesi segnaliamo infiltrazioni, intonaci che si staccano, e vari pericoli per la nostra sicurezza. Siamo stati traslocati nei locali del Consorzio Universitario di Agrigento perchè la nostra scuola doveva essere oggetto di lavori di manutenzioni che non sono ancora partiti. Vogliamo una scuola agibile. Chiediamo una struttura più adeguata per svolgere le lezioni e per svolgere i nostri laboratori musicali“, dichiara Alessio Piscopo della consulta studentesca che ha organizzato insieme agli studenti del Liceo Classico e Musicale Empedocle di Agrigento una manifestazione di protesta davanti la sede della Prefettura e del Libero Consorzio Comunale per denunciare le gravi condizioni in cui versa l’edificio scolastico in cui fanno le lezioni.
Una situazione precaria non solo per gli studenti ma anche per gli insegnanti e per tutto il personale scolastico. “Abbiamo bisogno di aule adeguate, ci siamo dovuti arrangiare, ma di certo non si può continuare a sballottare i ragazzi da una sede all’altra per svolgere i laboratori musicali che richiedono spazi e giuste allocazioni”, dice uno dei professori del Liceo Empedocle a fianco dei suoi studenti.
I lavori di ripristino della sede erano stati programmati entro il 25 febbraio, ma, ad oggi, non sono ancora stati avviati. A margine della protesta una delegazione degli studenti ha incontrato Giuseppe Pendolino presidente del Libero consorzio comunale di Agrigento che ha dichiarato: “I lavori verranno eseguiti a breve e, nonostante la diatriba con il Comune, ci impegniamo a risolvere i problemi dell’infiltrazione d’acqua e a rendere agibili i locali. Ho trovato una soluzione carente dell’edilizia scolastica, abbiamo dovuto chiudere il Politi e trasferirlo al Foderà e ora siamo alla ricerca di locali idonei all’interno della città per acquistarli e dare tranquillità a tutti”, ha detto Pendolino.
LENTEPUBBLICA
Rinnovo CCNL Enti Locali 2022-2024, le novità in materia di relazioni sindacali
Nel comparto degli enti locali torna al centro dell’attenzione il tema delle relazioni sindacali nei luoghi di lavoro, soprattutto dopo la recente firma dei nuovi contratti collettivi nazionali.
A fare chiarezza è una nota interpretativa dell’ARAN, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, intervenuta per rispondere ai numerosi quesiti arrivati da amministrazioni e operatori del settore.
Le domande riguardano in particolare quali soggetti siano legittimati a partecipare alla contrattazione integrativa e alle altre forme di partecipazione sindacale, come informazione e confronto, all’interno degli enti locali. Il tema si è posto con maggiore forza dopo la sottoscrizione dei nuovi CCNL delle Funzioni Locali per il triennio 2022-2024, che non hanno registrato l’adesione unanime delle organizzazioni sindacali.
L’intervento dell’ARAN ha dunque lo scopo di dissipare ogni incertezza interpretativa, ricordando che le disposizioni contenute nei contratti collettivi non lasciano spazio a dubbi su chi possa effettivamente sedersi al tavolo negoziale negli enti pubblici territoriali.
Il quadro dopo il rinnovo dei contratti 2022-2024
Il chiarimento arriva a seguito della firma di due accordi fondamentali per il settore pubblico locale:
il CCNL Comparto Funzioni Locali, che riguarda il personale non dirigente;
il CCNL Area Funzioni Locali, destinato alla dirigenza.
Entrambi i contratti, sottoscritti il 23 febbraio 2026, disciplinano in modo puntuale il sistema delle relazioni sindacali all’interno delle amministrazioni territoriali. Tuttavia, il fatto che gli accordi non siano stati firmati da tutte le sigle sindacali ha generato dubbi operativi negli enti, in particolare su quali organizzazioni abbiano titolo a partecipare alla contrattazione decentrata e alle altre procedure di partecipazione sindacale.
Secondo quanto evidenziato dall’ARAN, le clausole contrattuali sono già sufficientemente chiare e indicano con precisione i soggetti legittimati a rappresentare i lavoratori nelle trattative locali.
Chi rappresenta il personale non dirigente
Per quanto riguarda il personale delle categorie e delle aree non dirigenziali degli enti locali, il riferimento è l’articolo 7 del CCNL del comparto Funzioni Locali.
La norma stabilisce che a partecipare alla contrattazione integrativa, oltre che alle procedure di informazione e confronto, sono esclusivamente:
la RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria) eletta dai lavoratori all’interno dell’ente;
i rappresentanti territoriali delle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto collettivo nazionale.
Questo significa che, nei tavoli negoziali degli enti locali, la rappresentanza dei lavoratori è affidata a due livelli complementari: da un lato la RSU presente nell’amministrazione, dall’altro i rappresentanti territoriali delle sigle sindacali che hanno sottoscritto il contratto nazionale di categoria.
La presenza di entrambi i soggetti garantisce un equilibrio tra rappresentanza interna all’ente e coordinamento con la struttura sindacale nazionale.
Le regole per la dirigenza degli enti locali
Diverso è invece il meccanismo previsto per il personale dirigente.
Per questa area contrattuale il riferimento normativo è il CCNL Area Funzioni Locali, che disciplina le relazioni sindacali tra amministrazioni e dirigenti pubblici.
In questo caso i soggetti titolari della contrattazione integrativa sono:
i rappresentanti territoriali delle organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL;
le rappresentanze sindacali aziendali (RSA) costituite specificamente per l’area dirigenziale.
Queste RSA possono essere create dalle organizzazioni sindacali rappresentative che sono state ammesse alle trattative per il rinnovo dei contratti nazionali della dirigenza pubblica. La loro costituzione avviene nel rispetto delle disposizioni contenute nel decreto legislativo n. 165 del 2001, la normativa di riferimento per il lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni.
In altre parole, nel caso dei dirigenti non opera il modello della RSU tipico del personale del comparto, ma un sistema basato sulle rappresentanze sindacali aziendali costituite dalle organizzazioni rappresentative della dirigenza.
I dubbi legati alla giurisprudenza
Parte dei quesiti ricevuti dall’ARAN faceva riferimento anche ad alcune pronunce giurisprudenziali relative alla rappresentanza sindacale.
In particolare, alcune interpretazioni richiamavano le decisioni della Corte costituzionale sull’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, norma che disciplina la costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali nel settore privato.
Su questo punto l’Agenzia è stata netta: tali sentenze non producono effetti nel pubblico impiego. Il motivo è di natura normativa.
Il rapporto di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche è infatti regolato principalmente dal decreto legislativo n. 165 del 2001, che rappresenta una disciplina speciale rispetto allo Statuto dei lavoratori. Questo principio è stato ribadito anche dalla giurisprudenza più recente.
Il ruolo della Corte di Cassazione e della Consulta
A rafforzare questa interpretazione intervengono due pronunce di rilievo:
una decisione della Corte di Cassazione del 2018, che ha chiarito la natura speciale della disciplina del pubblico impiego rispetto alla normativa generale sul lavoro;
una successiva sentenza della Corte costituzionale del 2025, che ha confermato lo stesso orientamento.
Entrambe le decisioni ribadiscono che le regole sulle relazioni sindacali nel lavoro pubblico seguono un sistema autonomo, costruito intorno al decreto legislativo n. 165 del 2001 e ai contratti collettivi nazionali di comparto.
Di conseguenza, le interpretazioni che richiamano direttamente le norme dello Statuto dei lavoratori non possono essere applicate automaticamente al settore pubblico.
L’obbligo di rispettare i contratti collettivi
La nota dell’ARAN si conclude ricordando un principio fondamentale dell’ordinamento del lavoro pubblico: le pubbliche amministrazioni sono tenute ad applicare i contratti collettivi una volta che questi sono stati definitivamente sottoscritti.
Il riferimento è all’articolo 40 del decreto legislativo n. 165 del 2001, secondo cui le amministrazioni devono adempiere agli obblighi derivanti dai contratti nazionali e integrativi a partire dalla loro sottoscrizione definitiva.
Questo implica che gli enti locali sono chiamati a garantire l’effettiva applicazione delle regole sulle relazioni sindacali previste nei nuovi contratti, assicurando il corretto svolgimento delle procedure di confronto e negoziazione.
Perché il chiarimento è importante per gli enti locali
Il documento diffuso dall’ARAN assume un valore operativo rilevante per le amministrazioni territoriali. Molti enti, infatti, si trovano quotidianamente a gestire:
tavoli di contrattazione integrativa;
procedure di informazione preventiva;
momenti di confronto sindacale su organizzazione del lavoro, orari e gestione del personale.
Sapere con precisione chi è legittimato a partecipare a queste procedure consente di evitare contestazioni, ritardi o possibili contenziosi.
Il chiarimento fornito dall’Agenzia contribuisce quindi a consolidare un principio fondamentale: nel pubblico impiego la rappresentanza sindacale è definita dalle norme speciali del lavoro pubblico e dai contratti collettivi nazionali, che stabiliscono con precisione i soggetti autorizzati a prendere parte alle relazioni sindacali.
AGRIGENTOOGGI
Crolli e infiltrazioni all’ECUA: protesta del Liceo Musicale
Studenti del Liceo Empedocle in protesta: “Vogliamo una scuola sicura”
Alcuni studenti del Liceo Classico e Musicale “Empedocle” di Agrigento hanno manifestato questa mattina, lunedì 16 marzo, davanti alla sede della Provincia e della Prefettura per denunciare le gravi condizioni dell’edificio scolastico in cui seguono le lezioni. Si tratta dei locali situati presso l’ECUA – Empedocle Consorzio Universitario Agrigento, sede provvisoria del Liceo Classico Musicale.
Da mesi gli studenti segnalano infiltrazioni d’acqua, intonaci che si staccano, problemi strutturali e ambienti non idonei allo svolgimento delle attività didattiche, soprattutto quelle musicali.
A farsi portavoce delle criticità è stato Alessio Piscopo, rappresentante della Consulta: «La scuola è un diritto e un dovere. Noi vogliamo studiare in maniera serena, ma non possiamo svolgere determinate lezioni perché la struttura non ci permette di farlo. Quest’anno molti studenti dovranno affrontare gli esami del quarto e del quinto anno, e tantissimi non hanno la possibilità di studiare in condizioni adeguate. Non è accettabile.»
“Tetto crollato, infiltrazioni, aule inadatte: situazione inaccettabile”
Piscopo ha ricostruito le principali criticità: «Prima ancora degli ultimi avvenimenti non avevamo una sede sicura. L’auditorium dove provavamo è rotto da anni: siamo al quarto anno e non è mai stato riparato. Abbiamo provato in aule piccolissime, con centinaia di studenti, in condizioni di sicurezza minime.»
La situazione è precipitata a settembre, quando è crollato il tetto in una zona molto frequentata dagli studenti: «Il tetto è crollato vicino alle macchinette, poco prima della ricreazione. È stata sfiorata una tragedia. Da allora i lavori non sono mai stati completati e le infiltrazioni d’acqua hanno danneggiato anche l’impianto elettrico. Alcuni ragazzi hanno preso la scossa. Per giorni è stata staccata la corrente e non abbiamo potuto svolgere lezioni regolarmente.»
Gli studenti denunciano anche l’impossibilità di accedere ai servizi minimi: «Chi resta a scuola fino alle 19 non può neanche prendere una bottiglietta d’acqua alle macchinette. È una situazione che non può continuare.»
“Promessi lavori per il 24 febbraio, ma non si è visto nessuno”
Gli studenti chiedono risposte immediate: «Chiediamo l’avvio dei lavori, che erano stati promessi per il 24 febbraio. Siamo a metà marzo e non si è visto neanche un operaio. Ci avevano detto che il tetto era stato messo in sicurezza, ma non è così. E chiediamo finalmente una sede nostra, che ci permetta di svolgere le lezioni negli spazi che un liceo musicale richiede.»
Aule provvisorie non idonee
Dopo la dichiarazione di inagibilità dei locali ECUA, gli studenti sono stati spostati in aule provvisorie che non consentono lo svolgimento delle materie di indirizzo, in particolare quelle musicali che richiedono spazi adeguati, insonorizzati e attrezzati.
Il comitato studentesco: “Serve un intervento immediato”
Il comitato studentesco che ha organizzato la manifestazione chiede alle istituzioni competenti di intervenire senza ulteriori ritardi: gli studenti confidano nella soluzione delle problematiche denunciate e nel rapido avvio dei lavori, per garantire il diritto allo studio e la sicurezza di tutti.
ITALIAOGGI
Pnrr, corsa contro il tempo: monitoraggio serrato su 69 miliardi di investimenti
La Corte dei conti esamina 69 misure del Pnrr per un totale di 69 miliardi di euro, concentrandosi su riforme e investimenti da completare entro agosto 2026, secondo il Regolamento europeo n. 241/2021Corte dei conti, nel mirino l’ultimo miglio del Pnrr. Nel programma dei controlli sulle amministrazioni dello Stato per l’anno 2026 e per il triennio 2026-2028 approvato dalla Sezione centrale con Delibera n. 42/2026/G, l’attenzione è rivolta su 69 misure per un importo complessivo di circa 69 miliardi.
Come sempre, la programmazione dei controlli tiene conto del quadro normativo nazionale, delle leggi di bilancio vigenti, nonché delle nuove regole economiche europee e del Piano strutturale di bilancio a medio termine, che individua, fino al 2029, il percorso di riforme e investimenti volto a sostenere la crescita economica e a garantire la solidità del sistema Paese e l’equilibrio dei conti pubblici.
Il monitoraggio sull'attuazione del Pnrr nel 2026
Nel 2026 assume particolare rilievo l’attività di monitoraggio sull’attuazione del Pnrr, le cui riforme, investimenti e obiettivi, come previsto dal Regolamento europeo n. 241/2021, dovranno essere completati entro agosto 2026. Le verifiche si concentreranno soprattutto sullo stato di avanzamento e di conclusione di 69 delle 90 misure esaminate nel periodo 2022-2025, per un valore complessivo di 69 miliardi di euro, pari a circa il 36% della dotazione finanziaria del Piano (194,43 miliardi di euro).
Nel dettaglio, le verifiche da effettuarsi nel corso del I semestre 2026 verteranno sugli interventi con obiettivi finali entro il mese di marzo, mentre per il II semestre sono previsti controlli delle misure aventi milestones e targets conclusivi entro la prevista data di ultimazione del Piano. Il quadro peraltro è in continuo movimento, perché le interlocuzioni del Governo con la Commissione sono ancora aperte.
Le misure sotto esame: edilizia scolastica e Pinqua
Fra le misure oggetto di indagine elencate puntualmente nella Delibera compare, ad esempio, la M2C3I1.1 – Piano di sostituzione di edifici scolastici e di riqualificazione energetica, sulla quale si sta ancora trattando con Bruxelles una proroga della scadenza oggi fissata al 31 marzo 2026 con l’obiettivo di ottenere almeno tre mesi di tempo in più.
Stesso discorso per i Pinqua (Programmi innovativi per la qualità dell’abitare), a regia del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.
Le incertezze sui collaudi e le rimodulazioni del piano
Tornando all’edilizia scolastica, non compare invece la misura M4C1I3.3, per la quale termine per la conclusione dei lavori è fissato al 30 giugno 2026.
In tal caso, vi è il dubbio se entro tale data sia o meno necessaria anche l’approvazione del collaudo finale o del certificato di regolare esecuzione. Escono dai radar gli interventi non più finanziati dal Piano per effetto delle varie rimodulazioni approvate, nonché quelli già conclusi e rispetto è già stato verificato il conseguimento degli obiettivi finali.
Piani urbani e beni confiscati: i cambi di finanziamento
Fra le misure attenzionate se ne ritrovano, invece, alcune parzialmente definanziate e spostate su altri fondi. È il caso dei Piani urbani integrati, coordinati dal Ministero dell’Interno, falcidiati dalla revisione approvata l’8 dicembre 2023 per preservare nel PNRR solo le attività compatibili con le relative tempistiche e condizionalità di realizzazione.
Analoga la situazione per la valorizzazione beni confiscati alle mafie (ex investimento del Pnrr M5C3I1.2), cui erano destinate risorse pari a 300 milioni, poi spostati sul bilancio statale ed affidati ad una gestione commissariale con l’obiettivo di creare nuove strutture per l’ospitalità, la mediazione e l’integrazione culturale.
ILSOLE24ORE
Pnrr, scadenze a tappe tra giugno e agosto per la fine dei lavori
Enti locali. Da Palazzo Chigi e Mef le istruzioni sul rush finale del Piano: il termine intermedio del 31 marzo non incide sull’arrivo dei fondi UePer il Pnrr è entrato nel rettilineo finale, quello con le scadenze decisive per il completamento di riforme e investimenti. E per guidare gli enti attuatori in questa fase cruciale, Palazzo Chigi e ministero dell’Economia hanno completato una serie di istruzioni operative per chiarire i procedure e termini entro i quali vanno ultimati i lavori e, poi, rendicontate le spese: utilizzando il massimo della flessibilità possibile, senza uscire dai binari tracciati dalla Commissione europea.
Le linee guida inviate a soggetti attuatori, amministrazioni titolari, Ragionerie territoriali, Prefetture e sezioni regionali di controllo della Corte dei conti riguardano in modo puntuale 31 misure del Piano, di cui sono attuatori gli enti locali. Ma, come spiega lo stesso documento, sono applicabili dalle amministrazioni titolari anche agli altri interventi.
Tre i chiarimenti principali, molto attesi soprattutto da Comuni ed enti territoriali. Primo: per la rendicontazione e la valutazione del raggiungimento degli obiettivi Pnrr, le eventuali scadenze intermedie al 31 marzo non producono effetti diretti (tra le misure interessate ci sono anche i Piani innovativi per la qualità dell’abitare e gli interventi nell’idrico di cui ieri il ministero delle Infrastrutture ha ufficializzato il rinvio al 30 giugno). Con la conseguenza che anche in tutti questi casi la data decisiva è quella del 30 giugno. Questo termine generale fissato dalle regole Ue di Next Generation Eu, e qui arriva la seconda indicazione centrale, può essere superato per gli interventi individuati a partire dalla rimodulazione straordinaria approvata l’8 dicembre 2023, i cui fondi sono stati distribuiti con avvisi pubblici nel corso del 2024 e del 2025. In questi casi, il completamento delle operazioni va assicurato entro il 31 agosto. Ma in via eccezionale, su richiesta degli attuatori le amministrazioni titolari potrebbero autorizzare la conclusione anche di altri interventi oltre il 31 giugno, senza ovviamente superare il 31 agosto.
Un terzo elemento di flessibilità riguarda gli investimenti nei quali è concesso alle imprese un tempo supplementare, fino a 60 giorni, per l’ultimazione dei «lavori residuali di modesta entità»: questa finestra aggiuntiva non ferma le carte per la rendicontazione, che seguono quindi la strada ordinaria.
Obiettivo evidente del vademecum realizzato in tandem dalla Struttura di missione Pnrr della presidenza del Consiglio e dall’Ispettorato per il Piano di ripresa e resilienza della Ragioneria generale è di offrire un supporto operativo chiaro nel tornante più delicato in vista del traguardo. Non va dimenticato, infatti, che in questo primo semestre del 2026 il calendario indica 159 tra milestone e target, per un totale di 28,4 miliardi, cioè valori tripli rispetto alla media delle nove tappe precedenti; anche perché arrivano inevitabilmente a completamento tutti i filoni che sono stati sviluppati nel corso di questi cinque anni di sviluppo del Piano.
Nascono da qui le molte incognite che in questi mesi si sono moltiplicate intorno alle procedure da seguire, e che hanno spinto imprese e amministrazioni locali a chiedere l’aiuto del Governo. Di questo pressing c’è traccia evidente anche nei lavori parlamentari sulla conversione in legge del decreto Pnrr, in cui tutti i gruppi hanno presentato alla Camera un emendamento gemello per spostare il termine dei lavori al 31 luglio: i testi sono entrati fra gli emendamenti «segnalati», ma non paiono destinati ad arrivare al traguardo, anche perché non sono in linea con le regole Ue. A differenza delle istruzioni di Palazzo Chigi e Mef, che peraltro non si limitano a chiarire la scansione del calendario, ma specificano i contenuti puntuali dei documenti di rendicontazione offrendo anche modelli standard per il certificato di ultimazione dei lavori e il certificato di regolare esecuzione-fornitura.
Il primo dovrà contenere, oltre all’identificazione dell’intervento (con missione, componente e investimento) e alla descrizione sintetica dell’oggetto dell’appalto con la localizzazione dell’opera, i riferimenti contrattuali (contratto, importo e codici) e la data di emissione, cioè l’informazione chiave per la verifica del rispetto dei tempi. Il tutto con la firma del direttore dei lavori, dell’operatore economico e il visto del responsabile unico del procedimento. Se i certificati già acquisiti dalla piattaforma ReGis presentano questi requisiti minimi, non ci sarà bisogno di documentazione ulteriore.
Entro 15 giorni dalla conclusione dei lavori, infine, andranno prodotti gli altri documenti giudicati necessari per i controlli, come quelli relativi all’assenza di impatti negativi sull’ambiente (Dnsh).
https://www.quotidiano.ilsole24ore.com/sfoglio/aviator.php?newspaper=S24&issue=20260317&edit...
ILSOLE24ORE
Il riscatto del Sud passa dall’ingegno di imprese visionarie e resilienti
Innovazione. È la passione che spinge tanti piccoli imprenditori ad avviare attività in nicchie di mercato che, con il tempo, diventano storie di successo
Ingegno, creatività, resilienza, ma anche passione e voglia di riscatto di un Mezzogiorno che per superare i pesanti gap punta su competenze, alta formazione, tecnologia e connessioni. Ancorate al territorio, le aziende della lista Stelle del Sud 2026 Sole 24 Ore-Statista invertono i trend di emigrazione e fuga di cervelli con quel guizzo di originalità tipico dei meridionali, che unito a digitalizzazione e innovazione li distingue nei settori più diversi: It&software, commercio, servizi, logistica.
Visionario, eclettico, appassionato di fisica, Guido Bozzelli, si ispira alla Divina Commedia, per fondare a Napoli, nel 2003, Digiltacomoedia srl, un tuffo nel mare dell’immaginazione attraverso il digitale. Trenta dipendenti e una vision in cui realtà virtuale e aumentata, intelligenza artificiale e digital twins si applicano a aerospazio e difesa, cultura e entertainment. Viaggi nel tempo e nello spazio per interagire con un radar che controlla il sistema di difesa di una nave virtuale per l’addestramento digitale o per interloquire con un’antica sacerdotessa per valorizzare il patrimonio museale o per seguire le avventure di “Lola on board”, il cartone animato per rendering 3D, tra i primi Ip di animazione tutto made in Sud.
C’è intuito nell’informatizzare, senza rinunciare alla presenza umana, i controlli ispettivi nell’oil&gas e rendere le attività di collaudo sempre più efficienti, tracciabili e trasparenti, grazie a PipeTrue, il software di EX.T.IN di Taranto che, spiega l’amministratore unico Pasquale Bello, «dalla produzione del tubo alle ispezioni fornisce informazioni esaustive e in tempo reale su qualità e conformità». Grande visione anche in Spike Rete Soggetto, già Post & Service Group, nata a Modugno (Bari) nel 1998 con le liberalizzazioni, oggi modello innovativo di rete e tecnologia applicata alla logistica pubblica e ai servizi di prossimità, con 150 sedi operative in Italia e un fatturato di 20 milioni. «La vecchia borsa del postino – per il fondatore Carlo Stramaglia – è sempre più digitale, anche se ci vorranno almeno 10 anni per la completa digitalizzazione della corrispondenza». E intanto fa business consegnando 67 milioni di atti giudiziari.
Il passaggio generazionale al Sud non è facile. Bisogna avere una marcia in più, come Mattia Mucci che con Marco Luciani, ha fondato nel 2020 a Pescara, Treddy srl, 5 milioni di fatturato, specializzata nella stampa 3D industriale e nella manifattura additiva. Dal parastinco in 3D per i calciatori, all’hub tra i più grandi in Italia (3mila metri quadrati) per produrre con bracci robotici pezzi di grandi dimensioni, soprattutto per la nautica.
Antonella D’Ercole, nel Cda di Lucana Sistemi srl, fondata a Matera nel 1980 dal padre Cosimo, tra i principali partner tecnologici della Regione Basilicata (80 professionisti e 8 milioni di fatturato), ha rivoluzionato il modo di apprendere con Ars Book, prima casa editrice 4.0, e leader nello sviluppo di App in realtà aumentata per il mercato Education in Italia. Tra le novità una seduta per bambini a forma di libro, con monitor integrato multitouch e un software interattivo.
Talenti e startup innovative crescono in Sicilia. «Abbiamo investito nei giovani e nel territorio ed è nata Oasi digitale, una rete di una dozzina di aziende che conta 1350 professionisti ed oltre 350 milioni di fatturato», sottolinea Stefano Ricca, che ha fondato a Ragusa la Ricca It e lanciato nel 2025 una suite di servizi di intelligenza artificiale tutta “made in Sicilia” chiamata Arianna. Oltre 63 milioni di euro di fatturato e con l’ingresso nel Cda del leader internazionale Alessandro de Bartolo, punta a una nuova filiale a Milano, oltre alle sedi di Ragusa, Catania, Roma, Napoli e Bari.
Il capitale umano è il punto di forza di Next04, di Catania, più di 50 unità, tutti laureati, età media 30 anni, con sedi anche a Roma e Milano. «Eravamo in 4 in un piccolo appartamento – spiega il Ceo Carlo Testa – oggi siamo motore d’innovazione per il Paese». E sempre a Catania, Pixora startup innovativa, nata 2021, impegnata nella digitalizzazione dei processi industriali si distingue per il suo approccio 100% open source; e Persec, nata nel 2016, 28 dipendenti 2,5 milioni di fatturato, che punta, dice il fondatore Antonio Licitra, a varcare lo stretto, continuando a investire in formazione.
In Campania, è cresciuta rapidamente a Napoli, la DnaFactory, da un sottoscala di 50 metri quadrati nel 2016, al capannone di mille metri quadrati a Bacoli, sul mare, che diventerà un polo di intelligenza artificiale (30 dipendenti e 1,5 milioni di fatturato). I fondatori Andrea Caprio e Daniel Russo, che collaborano con l’Itis di Scampia e l’Università Federico II di Napoli, operano con una mentalità da startup, attenti anche al benessere dei dipendenti tra palestra e un gestionale per nutrizionisti.
Da Napoli, a Roma alla Sicilia, la ES Progetti, eccellenza tecnica e tecnologica, è nata nel 1991 come azienda di information technology applicata alla digitalizzazione, salvaguardia, restauro e valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale con progetti dall’Arabia Saudita, al parco archeologico di Pompei, al Colosseo. Circa 6,8 milioni di euro e oltre 40 dipendenti. Il segreto per Vincenzo Sommella, amministratore unico, è nella formazione multidisciplinare trasversale in cui ogni professionista comprende il linguaggio digitale, ma anche quello del patrimonio culturale.
In Puglia, spiccano Generation Bit, fondata a Lecce, nel 2009 da Cesare Ingrosso, per erogare servizi di noleggio informatici per aziende e per PA, riferimento per il mercato con soluzioni a 360 gradi, ed Algòmera, nata a Brindisi nel 2014, con sedi anche a Milano e Rovigo, che si distingue per il suo approccio “sartoriale” e un team multidisciplinare.
In Sardegna, Digital Pa, fondata nel 2014 a Cagliari, da Oscar Pitzanti, non solo per costruire software innovativi, ma alimentare la trasformazione digitale, ha oltre 100 dipendenti, una sede anche a Sulmona e circa 7 milioni di fatturato. Tra le novità, la piattaforma InfoBandiPA.
https://www.quotidiano.ilsole24ore.com/sfoglio/aviator.php?newspaper=S24&issue=20260317&edit...
ILSOLE24ORE
Pensione più lontana dal 2027 ma non per tutti
È stata definita la platea dei soggetti esclusi dall’applicazione dell’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita nel 2027-28, dopo le novità introdotte dalla legge di Bilancio 2026. Con la circolare 28/2026 pubblicata ieri, l’Inps fornisce le indicazioni sui destinatari dell’applicazione graduale della speranza di vita a fronte del fatto che il decreto ministeriale 19 dicembre 2025 ha ufficializzato la speranza di vita in +tre mesi, ma la legge di Bilancio ha previsto un’applicazione graduale, con un mese dal 2027 e ulteriori due mesi dal 2028.
Per effetto di tali disposizioni, per la generalità dei lavoratori, i requisiti per la pensione di vecchiaia, ad esempio, passeranno dagli attuali 67 anni di età a 67 anni e un mese l’anno prossimo e a 67 anni e tre mesi nel 2028, sempre con 20 anni di contributi. Per la pensione anticipata ordinaria, invece, che gli uomini ora raggiungono dopo 42 anni e dieci mesi di età, serviranno 42 anni e 11 mesi nel 2027 e 43 anni e un mese nel 2028. Alle donne è richiesto sempre un anno in meno. Nella circolare, Inps non applica ulteriori aumenti nel 2029, in attesa del relativo decreto interministeriale che dovrà ufficializzare la variazione della speranza di vita. Tuttavia, secondo le più recenti proiezioni pubblicate dalla Ragioneria generale dello Stato è molto probabile che scatterà un incremento.
Tra i lavoratori per i quali non trova applicazione l’aumento dei requisiti, troviamo gli addetti ad attività particolarmente faticose e pesanti (usuranti) che accederanno alla pensione di vecchiaia con 66 anni e sette mesi, sempreché possano vantare almeno 30 anni di anzianità contributiva. Per i lavoratori che svolgono attività gravose, l’istituto di previdenza effettua una distinzione. In particolare, coloro che hanno almeno sette anni negli ultimi dieci anni di attività gravose, in presenza di almeno 30 anni di contribuzione, potranno accedere alla pensione di vecchiaia con 66 anni e sette mesi. Invece quelli che possiedono sei anni di attività gravose negli ultimi sette, fermo restando il requisito contributivo complessivo dei 30 anni, accederanno alla vecchiaia con 67 anni di età (perché esclusi dal prossimo aumento ma non da quello scattato a inizio 2019).
Continueranno ad accedere alla pensione anticipata con 41 anni e dieci mesi di contributi, indipendentemente dall’età, le lavoratrici addette ad attività gravose nell’ipotesi in cui la mansione sia svolta per sette anni negli ultimi dieci oppure per sei negli ultimi sette. Per le addette ad attività faticose e pesanti, le mansioni devono essere svolte per sette anni negli ultimi dieci oppure per almeno metà della vita lavorativa complessiva. Per gli uomini, il requisito contributivo è innalzato a 42 anni e dieci mesi di contributi.
Anche per i lavoratori precoci, cioè coloro che possono vantare almeno un anno di contribuzione prima del compimento del diciannovesimo anno di età, avviene una differenziazione dei requisiti. Infatti, coloro che si trovano in uno stato di disoccupazione oppure sono caregiver di familiare con handicap in situazione di gravità oppure hanno una percentuale di invalidità non inferiore al 74%, si vedranno applicare la speranza di vita “scaglionata”, oltre alle ordinarie finestre mobili.
Coloro che svolgono, al momento del pensionamento, da almeno sette anni negli ultimi dieci o da almeno sei anni negli ultimi sette, attività lavorative gravose o usuranti, continueranno ad accedere alla pensione anticipata con 41 anni di contribuzione.
La finestra mobile è pari a tre mesi mentre è elevata, per le pensioni liquidate a carico della Cpdel, Cps, Cpi e Cpug, a sette mesi dal 2027 e a nove mesi dal 2028.
Esonerati dall’adeguamento anche i lavoratori usurati (linea catena, notturni, conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo) che continuano ad accedere a pensione, con il sistema delle quote, con un minimo di età anagrafica pari a 61 anni e sette mesi, 35 anni di contribuzione e una quota di 97,6. Per usufruire dell’agevolazione, la domanda finalizzata al riconoscimento del beneficio deve essere presentata all’Inps entro il 1° maggio 2026, da parte di coloro che perfezioneranno i requisiti nel corso del 2027.
I titolari di Ape sociale accederanno alla pensione di vecchiaia, tenendo conto dell’incremento “scaglionato” della speranza di vita.
Per gli appartenenti alle Forze armate, compresa l’Arma dei Carabinieri, del Corpo della Guardia di Finanza, nonché del personale delle Forze di polizia a ordinamento civile e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, nei confronti dei quali la legge di Bilancio prevede un ulteriore incremento aggiuntivo (oltre a quello previsto per la generalità dei lavoratori), pari a un mese dal 2028, di un ulteriore mese dal 2029 e di un altro mese dal 2030, l’Inps si riserva di fornire successive indicazioni, solo in seguito all’approvazione del Dpcm attuativo di tale disposizione.
https://www.quotidiano.ilsole24ore.com/sfoglio/aviator.php?newspaper=S24&issue=20260317&edit...
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Non ha più alcun motivo d'esistere: sciolta la Fondazione Agrigento 2025, il Comune recupera 600 mila euroL'ente era nato per gestire gli eventi e il progetto vincitore del titolo dal ministero della Cultura. Commissario liquidatore è stato designato il suo direttore: Giuseppe Parello
E’stata sciolta questa mattina la Fondazione Agrigento 2025. A prendere la decisione è stata l’assemblea dei soci alla presenza del sindaco Franco Miccichè e della presidente della Fondazione Maria Grazia Cucinotta. Il motivo è legato al raggiungimento di tutti gli scopi per la quale era stata creata e all’inutilità del suo mantenimento che, tra l’altro, ha anche un costo non indifferente. Nel corso dell’assemblea è stato messo in evidenza un disavanzo di quasi 600 mila euro che torneranno nella disponibilità del Comune dopo l’approvazione della delibera di scioglimento da parte del Consiglio Comunale. Commissario liquidatore della fondazione è stato designato il suo direttore, architetto Giuseppe Parello. La Fondazione Agrigento 2025 era stata istituita nell’agosto del 2023 ma completata nel febbraio 2024 con la nomina del Consiglio di amministrazione e del presidente. Soci fondatori sono stati il Comune di Agrigento, quello di Lampedusa e Linosa e l’Ecua (Empedocle Consorzio Universitario di Agrigento) e lo scopo era quello di gestire gli eventi e il progetto culturale vincitore del titolo dal ministero della Cultura. Il primo presidente designato è stato il docente universitario Giacomo Minio e dopo le sue dimissioni è stata nominata la dottoressa Maria Grazia Cucinotta, ex prefetto di Palermo. A coadiuvare il presidente c’è stato un Consiglio di amministrazione composto da professionisti designati dai soci fondatori. Cinque componenti sono stati nominati dal sindaco di Agrigento Miccichè: l'avvocato Antonino Cremona (poi sostituito da Giuseppe Ferro), Giovanni Di Maida e dagli avvocati Vincenza Gaziano (vice presidente), Salvatore Palillo e Giuseppe Viola. Un ulteriore componente, nominato dal Comune di Lampedusa era Giovanni Fragapane. Infine l'ultimo elemento, nominato dal presidente della Regione Renato Schifani, è l'avvocato palermitano Lucio Geraci.La fondazione aveva come scopo la realizzazione del progetto approvato dal ministero della Cultura "con finalità di rendere durevoli e sostenibili le attività del progetto e di perseguire gli obiettivi".
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Infiltrazioni pericolose minacciano la sicurezza degli studenti: la protesta degli allievi del liceo Empedocle
Il Libero consorzio ha promesso interventi di manutenzione urgenti per risolvere alcune delle criticità che gravano sullo stabile di Carcarelle
Le infiltrazioni d’acqua piovana dalla copertura nel corridoio dell’immobile che ospita cinque classi dell’indirizzo musicale del liceo Empedocle di Agrigento hanno indotto gli studenti a protestare per chiedere l’immediato ripristino delle condizioni di sicurezza. Secondo quanto segnalato anche da alcuni docenti, nello stabile che è anche sede del consorzio universitario, oltre ai soffitti danneggiati si registra anche una pericolosa presenza d’acqua negli impianti elettrici. Un centinaio gli studenti che hanno animato il sit-in che si è svolto oggi davanti la sede del Libero Consorzio. I giovani, oltre a rivendicare il diritto di poter studiare in ambienti sicuri, hanno anche chiesto e ottenuto un incontro con il presidente dell’ex provincia Giuseppe Pendolino che si è assunto l’impegno di risolvere al più presto il problema delle infiltrazioni. Pendolino ha anche annunciato la volontà del libero consorzio di reperire e acquisire immobili da adibire a edifici scolastici per sopperire alle emergenze dovute alla chiusura del liceo Politi di via Acrone. Nuove spese in vista dunque, nonostante l’ex provincia sia proprietaria dell’ex Ipsia Fermi di contrada Carcarelle, la cittadella studentesca abbandonata e interamente depredata.