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rassegna stampa del 18 marzo 2026

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Agrigento, concluso il “Mandorlo in fiore”: il ringraziamento del sindaco Miccichè

Il sindaco di Agrigento, Francesco Miccichè, a conclusione della 78ª edizione del Mandorlo in Fiore, rivolge un sentito ringraziamento all’organizzazione della kermesse, coordinata da Carmelo Cantone, con la preziosa collaborazione di Riccardo Cacicia, Luigi Costanza e Giovanni Di Maida, insieme a tutto il team che ha lavorato alacremente alla riuscita dell’evento.
Nonostante gli imprevisti e le difficoltà causate dalle avverse condizioni meteorologiche che hanno caratterizzato la settimana, l’organizzazione è riuscita a riprogrammare al meglio il calendario delle iniziative, garantendo comunque lo svolgimento della manifestazione.
Un ringraziamento è inoltre rivolto alla Giunta comunale, in particolare agli assessori Lisci, Accurso, Tagano e Montalbano, al Presidente del Consiglio comunale Giovanni Civiltà, ai consiglieri e ai dirigenti comunali per il supporto e la collaborazione.
Il sindaco esprime poi gratitudine a Sua Eccellenza il Prefetto Salvatore Caccamo, sempre al fianco dell’amministrazione e della città; al Presidente del Libero Consorzio Comunale Giuseppe Pendolino; alla Camera di Commercio di Agrigento e al suo Commissario straordinario Giuseppe Termine; al Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, nella persona del direttore Roberto Sciarratta, per il prezioso contributo offerto alla manifestazione; alla Regione Siciliana.
Un particolare ringraziamento alle Forze dell’Ordine, ai Vigili del Fuoco, alla Polizia Locale e Provinciale e alla Protezione Civile comunale, provinciale e regionale, che hanno operato in modo straordinario garantendo ordine e sicurezza durante l’intera manifestazione. Gratitudine alla Croce Rossa, presieduta da Angelo Vita, e a tutti i volontari che hanno prestato il loro fondamentale supporto.
Un ringraziamento alla Fondazione Teatro Pirandello per il contributo e per l’ospitalità offerta in Teatro.
Grazie alla TUA S.r.l., a SAIS Trasporti S.p.A., alla Fondazione FS e a FS Treni Turistici Italiani per la grande disponibilità e per i servizi messi a disposizione.
Un ringraziamento alla DMO – Distretto Turistico Valle dei Templi, alla stampa locale e nazionale, che hanno raccontato e dato ampia visibilità alle iniziative del Mandorlo in Fiore, e a tutti gli esercenti e alle strutture ricettive della città e della provincia per l’accoglienza e i servizi offerti ai visitatori.



CANICATTIWEB

Stipendi più alti nel 2026: chi può guadagnare fino a 850 euro in più

Nel corso di questo 2026 molti lavoratori dipendenti del settore privato vedranno crescere la propria busta paga grazie alla nuova tassazione agevolata sugli aumenti contrattuali introdotta con la Legge di Bilancio. Le simulazioni elaborate dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro indicano che il beneficio fiscale può arrivare fino a circa 850 euro netti all’anno, con variazioni legate al settore, al livello contrattuale e all’entità degli aumenti salariali.
La misura interviene direttamente sulla tassazione degli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi firmati tra 1° gennaio 2024 e 31 dicembre 2026, introducendo un’imposta sostitutiva molto più bassa rispetto alla tassazione ordinaria.
Flat tax al 5% sugli aumenti contrattuali
La novità principale riguarda la tassazione degli aumenti salariali stabiliti dai rinnovi contrattuali. Per il solo anno 2026, tali incrementi vengono assoggettati a una imposta sostitutiva del 5%, invece della normale Irpef e delle addizionali regionali e comunali.
La norma si applica ai lavoratori dipendenti del settore privato che nel 2025 abbiano percepito un reddito da lavoro fino a 33.000 euro.
L’Agenzia delle Entrate, con una circolare pubblicata a fine febbraio, ha chiarito le modalità applicative della misura e ha precisato che: “gli incrementi retributivi corrisposti ai lavoratori dipendenti nell’anno 2026, in attuazione di rinnovi contrattuali sottoscritti dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026, sono assoggettati, salva espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro, a un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e delle addizionali regionali e comunali pari al 5 per cento”.
Secondo le simulazioni dei Consulenti del lavoro, il vantaggio fiscale può generare un aumento netto compreso tra circa 190 e 850 euro annui.
I settori con gli aumenti più elevati
L’analisi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha preso in esame diversi contratti collettivi rinnovati negli ultimi anni per stimare gli effetti della nuova tassazione.
Tra i comparti analizzati emergono tre settori principali:
Commercio fino a 851 euro;
Telecomunicazioni oltre 500 euro;
Metalmeccanici tra 188 e 250 euro.
Nel commercio si registrano i benefici più consistenti. Per un lavoratore di livello II con reddito annuo lordo di 31.400 euro, l’aumento derivante dal rinnovo contrattuale del 2024 è pari a 2.698 euro, con un risparmio fiscale massimo di 851 euro.
Nel settore delle telecomunicazioni, che ha rinnovato il contratto alla fine del 2025, il vantaggio può superare i 500 euro l’anno per un lavoratore di livello 6 con reddito lordo di 30.248 euro, grazie a un aumento previsto nel 2026 pari a 1.709 euro.
Nel comparto metalmeccanico il beneficio risulta più contenuto: circa 250 euro per un livello B1 e 188 euro per un livello D1, con redditi annui rispettivamente di 30.529 euro e 22.989 euro.
Detassazione per lavoro notturno e festivo
La Legge di Bilancio introduce anche una seconda agevolazione fiscale che riguarda le indennità legate a turni di lavoro particolari.
In questi casi si applica un’imposta sostitutiva del 15% su alcune voci retributive accessorie:
lavoro notturno;
lavoro nei giorni festivi o domenicali;
indennità di turno;
lavoro nei giorni di riposo settimanale
Il beneficio è destinato ai lavoratori con reddito fino a 40.000 euro annui e riguarda importi agevolabili fino a 1.500 euro.
Grazie alla tassazione ridotta, le maggiorazioni per turni e festivi si traducono in un guadagno netto più elevato rispetto alla tassazione ordinaria.
Quanto si può guadagnare con i turni agevolati
La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha simulato diversi scenari per comprendere gli effetti della detassazione dei trattamenti accessori.
Se l’importo complessivo dei compensi soggetti alla nuova tassazione arriva a 1.500 euro annui, il beneficio fiscale varia in base alla retribuzione del lavoratore:
circa 80 euro annui per chi guadagna 12.000 euro lordi;
fino a 690 euro annui per chi ha una retribuzione lorda di 40.000 euro
Nel caso di un importo agevolato pari a 1.000 euro, il vantaggio fiscale si riduce ma resta significativo:
circa 52 euro annui per redditi di 12.000 euro;
fino a 417 euro annui per redditi di 40.000 euro
Quando si vedranno gli aumenti in busta paga
Gli effetti della nuova tassazione inizieranno a comparire nelle buste paga del 2026, in molti casi a partire dai mesi primaverili.
Le aziende potranno applicare direttamente la tassazione agevolata oppure effettuare conguagli sugli arretrati maturati nei primi mesi dell’anno.
La misura rientra in un pacchetto di interventi fiscali pensati per rafforzare il potere d’acquisto dei lavoratori e sostenere l’adeguamento dei salari al costo della vita.


LENTEPUBBLICA

Stop a scorrimento automatico graduatorie: TAR ridefinisce regole del reclutamento pubblico

Con la sentenza n. 1202 del 12 marzo 2026, il TAR Milano interviene su un tema “scottante” in materia di concorsi pubblici, relativamente all’obbligo o meno di scorrere le graduatorie ancora valide prima di indire nuove procedure di reclutamento.
Il giudice amministrativo ha stabilito che il concorso pubblico costituisce lo strumento ordinario e prioritario, mentre lo scorrimento perde quella posizione di favore che la giurisprudenza gli aveva progressivamente riconosciuto.
Il caso
La vicenda trae origine dal ricorso di una candidata risultata terza in una graduatoria concorsuale approvata nel 2023, che contestava la scelta del Comune di non procedere allo scorrimento per coprire posti vacanti, preferendo invece il ricorso alla mobilità o a nuove procedure selettive. La ricorrente impugnava, in particolare, il Documento Unico di Programmazione (DUP) 2026-2028, lamentando sia l’illegittimità della scelta amministrativa sia la presunta natura discriminatoria della condotta, ritenuta connessa al suo stato di gravidanza.
La ricorrente aveva partecipato a un concorso bandito nel dicembre 2022 per un posto di istruttore amministrativo, classificandosi al terzo posto nella graduatoria approvata nel marzo 2023, ancora valida al momento dei fatti. A fronte di successive vacanze di organico, l’amministrazione comunale aveva inizialmente proceduto allo scorrimento per assumere la seconda classificata, ma, in occasione della programmazione del fabbisogno per gli anni successivi, aveva optato per modalità diverse di reclutamento, quali la mobilità volontaria e l’eventuale indizione di nuovi concorsi.
Ritenendo che tale scelta violasse il principio di preferenza per lo scorrimento delle graduatorie vigenti, la ricorrente aveva presentato ricorso al TAR, insistendo per il riconoscimento del proprio diritto all’assunzione e per l’accertamento di una condotta discriminatoria, sostenendo che la mancata chiamata fosse legata alla sua condizione personale (ovvero, la gravidanza).
La decisione dei giudici
La decisione del TAR, da un lato, ridefinisce il rapporto tra concorso e scorrimento delle graduatorie; dall’altro, procede alla verifica dell’eventuale discriminazione.
Sotto il primo profilo, il Collegio valorizza quanto previsto dall’art. 4 del d.l. n. 25 del 2025, qualificato come norma di interpretazione autentica. Tale disposizione chiarisce che il concorso pubblico costituisce lo strumento ordinario e prioritario per il reclutamento del personale. Ne consegue, secondo il TAR, che non è più sostenibile quell’orientamento giurisprudenziale che, pur in assenza di un vero e proprio diritto soggettivo all’assunzione, attribuiva allo scorrimento una posizione preferenziale e imponeva un obbligo di motivazione rafforzata in caso di scelta diversa.
Pertanto, la decisione dell’amministrazione di non utilizzare la graduatoria non richiede più una giustificazione particolarmente rigida. Il giudice afferma chiaramente che la scelta di ricorrere a nuove procedure concorsuali o alla mobilità è coerente con il quadro normativo vigente e, pertanto, non necessita di una motivazione precisa volta a spiegare il mancato scorrimento. Viene, quindi, superato l’orientamento espresso dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 14 del 2011, la quale richiedeva una motivazione particolarmente rigorosa per giustificare la preferenza per il concorso rispetto allo scorrimento.
Per il TAR stop a scorrimento automatico graduatorie
Il TAR ribadisce inoltre un principio già consolidato, per cui gli idonei non vantano un diritto soggettivo all’assunzione mediante scorrimento, bensì una mera aspettativa. Anche prima dell’intervento normativo del 2025, infatti, la giurisprudenza escludeva che l’amministrazione fosse vincolata a utilizzare la graduatoria, limitandosi a richiedere una motivazione adeguata. Venuto meno anche questo onere motivazionale rafforzato, la posizione degli idonei risulta ulteriormente ridimensionata.
Particolarmente interessante è anche il passaggio relativo al cd. autovincolo amministrativo. La ricorrente sosteneva che il Comune, avendo in precedenza fatto ricorso allo scorrimento e avendolo previsto nei documenti programmatori, fosse vincolato a proseguire in tale direzione. Il TAR respinge tale tesi, sottolineando come la programmazione del fabbisogno di personale sia per sua natura dinamica e soggetta a revisione periodica, con la conseguenza che le scelte precedenti non impediscono all’amministrazione di modificare le proprie determinazioni in funzione delle esigenze sopravvenute.
Quanto al secondo profilo, relativo alla presunta discriminazione, il giudice applica i criteri probatori propri della materia antidiscriminatoria, evidenziando come incomba sulla parte ricorrente l’onere di fornire elementi idonei a fondare una presunzione di trattamento deteriore. Nel caso di specie, tale prova non è stata ritenuta raggiunta. Non solo manca la dimostrazione che l’amministrazione fosse a conoscenza dello stato di gravidanza, ma soprattutto non emerge alcun trattamento meno favorevole rispetto ad altri candidati in situazioni analoghe.
Al contrario, il Comune ha dimostrato che la scelta di non procedere allo scorrimento era giustificata da esigenze organizzative specifiche, legate alla necessità di reperire personale già formato e immediatamente operativo, con competenze non perfettamente sovrapponibili a quelle risultanti dalla graduatoria. Tali esigenze, ritenute oggettive e coerenti, escludono la configurabilità di una condotta discriminatoria, confermando la legittimità dell’azione amministrativa.




ITALIAOGGI

Affidamento diretto degli impianti sportivi: le condizioni obbligatorie fissate da Anac

Secondo l'Anac, l'affidamento diretto degli impianti sportivi richiede condizioni specifiche e una motivazione dettagliata, garantendo trasparenza e rispetto delle soglie comunitarie per evitare procedure competitiveL’affidamento diretto degli impianti sportivi a favore di associazioni e società sportive senza scopo di lucro può essere utilizzato solo in presenza di condizioni molto specifiche e fornendo una motivazione puntuale e completa del provvedimento.
È quanto stabilisce il Comunicato del Presidente Giuseppe Busia, con cui il Consiglio dell’Anac ha fornito un’interpretazione dell’art. 5 del d.lgs. 38/2021.
Leggi anche: Stadi comunali, perché manca trasparenza nella gestione dei Comuni
Le condizioni per l'affidamento senza gara
L’intervento arriva dopo numerosi quesiti presentati dai comuni, interessati a comprendere l’esatto perimetro della norma che consente a un ente locale di affidare gratuitamente la gestione di un impianto da rigenerare, riqualificare o ammodernare nel caso in cui un’associazione sportiva dilettantistica presenti un progetto preliminare corredato da un piano economico-finanziario e ne venga riconosciuto l’interesse pubblico.
Anac chiarisce che la previsione costituisce una deroga all’evidenza pubblica e, proprio per questo motivo, richiede un’applicazione prudente, coordinata con il Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 36/2023) e con le altre disposizioni dello stesso decreto 38/2021 che richiamano espressamente la disciplina europea su appalti e concessioni.
Il comunicato precisa che l’affidamento diretto può avvenire solo quando l’iniziativa provenga da una singola associazione oppure società sportiva senza fini di lucro, che abbia individuato un impianto esistente e non più adeguato alle funzioni originarie, presentando un progetto che persegua finalità sociali e di inclusione giovanile e che rientri sotto le soglie comunitarie fissate dall’articolo 14 del Codice dei contratti. In assenza di queste condizioni, l’ente locale deve invece ricorrere alle procedure competitive ordinarie.
Leggi anche: Appalti PA, Anac è chiara: senza motivazione il lotto unico viola la concorrenza
L'importanza della motivazione e della trasparenza
Poiché l’uso dell’articolo 5 consente un affidamento senza gara, Anac sottolinea la necessità di una motivazione particolarmente accurata nel provvedimento comunale che dispone l’affidamento. Tale motivazione deve riportare in modo trasparente tutti i presupposti normativi, compresa la verifica dell’unicità della proposta e della coerenza del progetto rispetto alle finalità pubbliche dichiarate.
Sul piano operativo, l’Autorità ricorda inoltre che, nonostante l’assenza di una procedura comparativa, l’affidamento rientra comunque nel perimetro del Codice dei contratti pubblici e deve pertanto essere effettuato tramite una piattaforma di approvvigionamento digitale certificata. Non è invece richiesta la qualificazione dell’ente, poiché l’obbligo si applica soltanto alle situazioni in cui vi sia una selezione competitiva strutturata, condizione che non ricorre nei casi di affidamento diretto consentiti dalla legge.




ITALIAOGGI

PNRR, svolta sulle scadenze: basta il certificato di fine lavori per rispettare la deadline Ue

Per dimostrare il raggiungimento dei target Pnrr, è sufficiente il certificato di ultimazione lavori. Le nuove linee guida mirano a uniformare le procedure e agevolare gli attuatori nel rispetto delle scadenze.Progetti Pnrr, per rispettare la deadline europea basta il certificato di ultimazione lavori o di regolare esecuzione della fornitura.
È questo il principale e più atteso chiarimento fornito dal documento «Linee guida Pnrr – Indicazioni per la conclusione degli interventi e la rendicontazione finale di target e milestones» predisposto dalla Struttura di missione Pnrr d’intesa la Ragioneria generale dello Stato.
Obiettivi e coordinamento delle attività di chiusura
Il documento nasce con l’obiettivo di garantire un’impostazione unitaria alle attività di chiusura degli interventi del Piano che tenga conto delle scadenze e dei paletti fissati da Bruxelles e consenta di omogeneizzare il più possibile il caleidoscopio di regole applicative prodotto dalle diverse Amministrazioni titolari. L’impresa è tutt’altro che semplice tanto che nelle indicazioni operative si invitano comunque i Ministeri, al fine di agevolare i soggetti attuatori, a integrare le indicazioni delle linee guida fornendo quanto prima «un quadro informativo completo e immediatamente fruibile».
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Documentazione e caricamento sul sistema Regis
In particolare, l’attenzione si concentra sulla documentazione che è necessario produrre e caricare sul sistema Regis e sulle relative scadenze. In generale, secondo il documento appena diffuso, per la dimostrazione del raggiungimento dei target e delle milestones del Pnrr è sufficiente il certificato di ultimazione dei lavori ovvero quello di regolare esecuzione/fornitura, purché contenenti tutti gli elementi indicati nelle linee guida.
Se la relativa data sarà anteriore alla deadline, l’intervento sarà concluso nei termini, senza che rilevino eventuali lavorazioni residuali, che dovranno comunque essere completate entro i successivi 60 giorni.
Per agevolare gli attuatori, vengono proposti dei modelli di certificati cui gli stessi possono fare riferimento. In mancanza, qualora non sia possibile acquisire in un unico documento tutte le informazioni, il Rup potrà redigere una dichiarazione integrativa. Ciò vale per tutte le misure elencate nell’allegato 1, anche se le linee guida invitano le Amministrazioni titolari ad estendere le stesse modalità ad altre misure aventi le medesime caratteristiche.
Il ruolo dei ministeri e le tempistiche di invio
Come detto, però, sul punto saranno decisive le indicazioni fornite dai diversi Ministeri, che spesso negli atti d’obbligo hanno richiesto agli attuatori ulteriori documenti (ad esempio, il collaudo o il certificato di regolare esecuzione).
Nel caso in cui tali ulteriori documenti siano già stati prodotti e caricati essi, restano pienamente validi senza necessità di produrre nuovamente il certificato di ultimazione dei lavori o di regolare esecuzione/fornitura. Quando necessari, invece, questi ultimi dovranno essere caricati su Regis (all’interno della fase Esecuzione/Esecuzione lavori dell’iter di progetto) entro 5 giorni dalla conclusione dei lavori, mentre i restanti documenti (ad esempio Dnsh) entro 15 giorni.
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Le scadenze per attuatori e amministrazioni
Quanto alle scadenze, il documento conferma che quelle principali sono il 30 giugno per gli attuatori (data a cui vengono allineate anche le misure da chiudere entro il prossimo 31 marzo) e il 31 agosto per le Amministrazioni titolari. Fanno eccezione gli interventi ammessi a finanziamento a seguito di avvisi approvati nel 2024 e nel 2025, per cui la scadenza di giugno slitta ad agosto. La stessa proroga potrà essere concessa anche per altri interventi dalle Amministrazioni titolari. Non vi sono indicazioni sui tempi di rendicontazione della spesa, che però potrebbe a questo punto slittare.



ILSOLE24ORE

La riqualificazione può valere aumenti del 37% in busta paga

Formazione. Uno studio realizzato da Adp research negli Stati Uniti evidenzia una correlazione tra stipendi e percorsi di formazione. In Italia la fiducia nelle proprie competenze crolla al 6% dopo i 55 anniNella riqualificazione professionale e nella formazione stiamo trovando molte risposte e (forse?) troveremo anche quella su come aumentare le buste paga. Più riqualificazione, stipendi più alti? Negli Stati Uniti pare che stia avvenendo proprio questo. «Gli stipendi mediani dei lavoratori aumentano del 37% quando vengono riqualificati. Il ritorno, anche in termini economici, è enorme», sostiene Nela Richardson, la chief economist, Esg, officer, head di Adp research, il centro di ricerca che fa capo alla società americana di servizi e soluzioni per il payroll Adp. La incontriamo a Milano dopo la sua partecipazione al World Economic Forum di Davos. Alla conclusione il centro di ricerca è arrivato dopo «aver analizzato milioni e milioni di cedolini della nostra banca dati, attraverso le lenti del Us occupational information network O Net che descrive il livello di preparazione necessario per coprire determinati ruoli - dice Richardson -. Attraverso i dati raccolti abbiamo calcolato che lo stipendio per un lavoratore aumenta del 37% quando viene riqualificato». E quando si parla di riqualificazione il tema che tiene banco è «senza dubbio l’Intelligenza artificiale». E fanno bene a preoccuparsene i sindacati dei lavoratori bancari con la loro Cabina di regia con Abi, come anche quelli delle telecomunicazioni dove le imprese hanno elaborato una griglia di 75 nuove professionalità, alcune delle quali hanno l’Ai fin dal job title.
Il valore aggiunto
L’argomento formazione e riqualificazione genera sentimenti diversi, soprattutto nelle diverse generazioni di lavoratori e soprattutto quando si innesta sull’Intelligenza artificiale. Tornando in Italia, Richardson tranquillizza sul fatto che «ai tempi dell’Ai e anche dell’invecchiamento della forza lavoro, le competenze non sono mai state più facili da acquisire per i lavoratori. E più difficili da trattenere per i datori di lavoro. Al di là delle incombenze quotidiane oggi tra i fattori strategici quando si parla di lavoro ci sono sicuramente l’intelligenza artificiale e i nuovi “lavoratori”, come gli agenti dell’Ai generativa. Ci dovremo convivere pensando in maniera positiva al fatto che l’intelligenza artificiale non vuole il nostro lavoro, ma vuole cambiarlo, liberandolo dalle attività più di routine e consentendoci di dedicarci alle attività a maggior valore aggiunto». La domanda che le persone si fanno è se siamo sicuri di essere pronti a un mondo del lavoro in cui ci sarà una presenza così massiccia dell’Ai e in cui interagiremo con gli agenti dell’Ai generativa.
Fiducia in calo tra i senior
Se a livello globale la differenza generazionale nelle risposte è evidente ma non a doppia cifra, nel nostro Paese il discorso cambia. C’è infatti un gap di fiducia generazionale che è molto forte. In Italia i dati dicono che la fiducia nelle proprie competenze sull’Ai e nel fatto che siano adeguate ad affrontare il lavoro del futuro crolla con l’avanzare dell’età: tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 26 anni i fiduciosi che pensano di avere le conoscenze giuste per avanzare nel lavoro nei prossimi tre anni sono il 17%, scendono all’11% tra i 27 e i 31 anni e al 12% tra i 40 e i 54 anni, per poi crollare al 6% tra i senior, dopo i 55 anni. Dimenticate definitivamente le storie dei baby pensionati, con l’allungamento della vita lavorativa, 55 anni sembra ancora un’età molto precoce per mollare. Quindi? «La strategia non potrà che essere una: la formazione delle persone su questi temi per aiutarle a vivere positivamente un cambiamento che è una via senza ritorno. Formazione a tutte le età, però, non solo per i senior. Tuttavia, secondo il nostro osservatorio, un dato molto preoccupante è che negli Stati Uniti, per esempio meno del 4% dei datori di lavoro eroga formazione entro i primi due anni di lavoro», dice Richardson. Prendendo i dati globali, Adp research ha chiesto a un campione di 39mila lavoratori se si sentono preparati per il lavoro del futuro: la risposta è stata sicuramente sì solo da parte di un quarto, il 24%, che sentono di avere le competenze necessarie per fare passi avanti nei prossimi 3 anni. Però solo il 17% pensa che la propria azienda stia seriamente investendo sulle competenze necessarie al loro avanzamento. Se ci focalizziamo sull’Italia, queste percentuali sono più basse e, come detto, molto diverse a seconda delle età. C’è sicuramente un tema di investimento sulle competenze dei senior che le aziende sembrano preferire lasciare andare attraverso piani di pensionamento e prepensionamento, piuttosto che valorizzare. Nel confronto con altri Paesi, nella fascia 55-64 anni emerge una maggiore fiducia, quasi doppia rispetto all’Italia: il 12% in Austria, lo stesso in Germania, Svizzera, il 10% nel Regno Unito, in Svezia e Polonia. La percentuale italiana è più vicina a quella della Francia (8%) e della Spagna (7%).
Crescita globale stabile
Mentre la crescita globale si manterrà stabile, seppure senza grandi slanci, i grandi temi globali che riguardano la forza lavoro sono «il cambiamento tecnologico, la transizione verde, la frammentazione geografica, la demografia e l’incertezza economica - elenca Richardson -. Le proiezioni della crescita del Fondo monetario internazionale per il 2026 ci parlano di una media globale di poco più del 3%, con sole tre aree che superano il 4% e cioè la Cina, il Middle east e l’Asia centrale e l’Africa subsahariana. Gli Stati Uniti supereranno di poco il 2%, come anche l’America latina, mentre l’area dell’euro rimarrà ferma alla metà, poco oltre l’1 per cento». I tassi di crescita globali potrebbero variare a seconda dell’entità degli attuali conflitti in Medio Oriente.
Disoccupazione in calo
Nell’area Ocse la disoccupazione si manterrà stabilmente più bassa rispetto al periodo pre pandemico, quando era del 5,3%. In Italia gli ultimi dati Istat registrano una percentuale ancora più bassa, pari al 5,1% in gennaio. Quello che semmai va rilevato è che «a livello globale il numero di persone over 65 raddoppierà entro il 2050. In Europa, questo cambiamento sta avvenendo adesso: gli over 65 supereranno i ventenni entro il 2030. L’Africa e il Sudest asiatico rappresentano un universo a sé: entrambe le aree vedranno crescere i lavoratori tra i 15 e i 24 anni e l’Africa peserà per almeno i tre quarti di questa crescita», rileva Richardson.
La maggiore presenza di senior
Il trend di crescita dei senior al lavoro alimenta almeno una domanda. Sono motivati? In Italia, i dati rilevati da Adp research ci dicono che la motivazione crolla con l’aumentare dell’età: se nella fascia tra 18 e 26 anni la percentuale di chi è pienamente motivato è pari al 22%, nella fascia 55-64, crolla all’8%, quasi un terzo. Dati più omogenei sono stati rilevati nelle fasce intermedie, ossia 27-31 anni (17%) e 40-54 anni (15%). È qui che si innesta il grande tema delle competenze e della loro gestione. «La formazione continua al lavoro è tanto importante quanto l’educazione post universitaria e può portare a un significativo aumento di produttività e a minori livelli di turn over», interpreta Richardson. Quando si parla di formazione e riqualificazione soprattutto sulle hard skills oggi il focus include sempre l’intelligenza artificiale.
Il minore stress
Una conseguenza positiva della diffusione dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro e nel mercato del lavoro è «la maggiore motivazione delle persone e il minore stress. Ma c’è un gap tra le promesse dell’Ai e la realtà perché l’Ai per essere efficace richiede un salto culturale a livello Paese e molta formazione - avverte Richardson -. In Egitto, India e Nigeria le persone sono molto più propense a pensare a un impatto positivo sul loro lavoro: tutti e tre questi paesi hanno implementato strategie nazionali che potrebbero aver contribuito alla generazione di un sentimento positivo». In Italia ancora una volta emerge un forte gap generazionale. I lavoratori più giovani, quelli della fascia 18-26 anni mostrano il più forte cambiamento nel sentimento che hanno maturato rispetto al 2024. La percentuale di coloro che concordano sul fatto che l’Ai impatterà positivamente sul proprio lavoro è praticamente raddoppiata, passando dal 10% del 2024 al 19% del 2025. Bassa rimane invece la fiducia nella fascia 55-64 anni dove è il 6%, in quella 40-54 anni dove è l’8%. Più alta nella fascia 27-39 anni dove raggiunge il 15%. Per i senior sembra più difficile credere nella grande promessa dell’intelligenza artificiale e considerare come colleghi che vogliono aiutarci gli agenti Ai.

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ILSOLE24ORE

Affitti brevi, aliquota al 5% se è una nuova impresa

Chi si appresta a esercitare l’attività di locazione breve in forma imprenditoriale con opzione per il regime forfettario deve valutare attentamente l’applicabilità dell’aliquota agevolata del 5%, considerando che – ove le locazioni costituissero mera prosecuzione di un’altra attività precedentemente svolta – l’imposta sostitutiva dovuta sul reddito d’impresa forfettariamente determinato sarebbe quella del 15% (articolo 1, comma 65, legge 190/2014). Questo è uno dei tanti interrogativi per i contribuenti che, fino al 31 dicembre 2025, proponevano locazioni brevi di cui all’articolo 4 del Dl 50/2017 e, a partire dal 1° gennaio 2026, sono stati obbligati ad aprire la partita Iva, a seguito dell’abbassamento da quattro a due del numero di appartamenti destinati a tali tipologie di locazione. Oltre i due appartamenti in locazione breve ora la gestione si presume effettuata in forma imprenditoriale, secondo le nuove disposizioni della legge di Bilancio 2026. Per coloro che, nel passaggio da gestione in forma privatistica a forma d’impresa, hanno deciso di optare per il regime forfettario di cui all’articolo 1, comma 54-89, della legge 190/2014, infatti, la possibilità di applicare l’aliquota dell’imposta sostitutiva nella misura del 5% costituisce un elemento di convenienza, da valutare con estrema attenzione e prudenza. Al momento, e in assenza di interventi chiarificatori sul punto da parte del Fisco, va evidenziato che la disposizione di legge sui forfettari consente l’aliquota del 5% qualora l’attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta «sotto forma di lavoro dipendente o autonomo» (oltre al rispetto di due ulteriori condizioni che, tuttavia, non parrebbero interessare il caso delle locazioni brevi). Pertanto, stando alla lettera della norma, laddove le locazioni brevi siano state poste in essere, precedentemente all’apertura della partita Iva, in qualità di privato, è evidente che – nel passaggio alla gestione imprenditoriale – non vi possa essere prosecuzione di alcuna precedente attività di lavoro dipendente o autonomo, con conseguente applicabilità dell’aliquota di favore del 5% nei primi cinque anni di attività. È vero che l’agenzia delle Entrate aveva chiarito che la prosecuzione dell’attività deve essere valutata sotto il profilo sostanziale e non formale (circolare 10/2016 ) ma ciò sempre con riferimento ai paletti del precedente lavoro dipendente o autonomo, fissati dalla norma di legge. Di tale aspetto si può peraltro trovare traccia nelle risposte fornite dal Fisco sul tema (circolare 17/2012, risposte a interpello 161/2020). D’altronde, per molti contribuenti il passaggio alla gestione imprenditoriale non è stato frutto di una libera scelta ma ha rappresentato una vera e propria tappa obbligata, visto la presunzione assoluta di cui all’articolo 1, comma comma 595, della legge 178/2020 (si veda «Il Sole 24 Ore» del 9 marzo 2026). Confermando tale interpretazione, la gestione in forma imprenditoriale delle locazioni brevi in regime forfettario potrebbe presentare dei profili di (legittimo) risparmio fiscale, rispetto alla tassazione in forma privatistica (ad esempio, in comparazione con la cedolare secca al 21%/26%). Se, inoltre, vi fossero anche i presupposti per la non iscrizione alla gestione Inps commercianti (in quanto, ad esempio, il titolare risulti già lavoratore dipendente full time), la forbice di convenienza si allargherebbe ulteriormente a favore del contribuente.In questi termini, la scelta legislativa di ampliare lo spettro presuntivo dell’attività d’impresa relativa alle locazioni brevi parrebbe non essere stata guidata da esigenze di incremento del gettito erariale quanto piuttosto da necessità di consentire un maggiore controllo del fenomeno, anche con l’ausilio dei dati della comunicazione Dac7 a disposizione del Fisco; inoltre, non vi è dubbio sul fatto che la gestione di un’attività in forma imprenditoriale impone al contribuente tutta una serie di obblighi e formalità che, inevitabilmente, faciliteranno l’esecuzione dei controlli, anche di tipo incrociato.D’altro canto è anche vero che il regime forfettario non è accessibile a tutti i contribuenti, in quanto sono numerose le clausole di divieto di accesso a tale sistema di tassazione previste dalla normativa vigente (detenzione di partecipazioni in società di persone commerciali, presenza di redditi di lavoro dipendente nell’anno precedente superiori a € 30.000 annui lordi, elevati a € 35.000 per l’anno 2025, ecc.); in tassazione ordinaria con partita Iva i calcoli di convenienza si complicano non poco e le valutazioni da effettuare sono decisamente più complesse.

https://www.quotidiano.ilsole24ore.com/sfoglio/aviator.php?newspaper=S24&issue=20260318&edit...


GDS.IT 

Sicilia, contributi agli enti locali che si doteranno del Pug

Pubblicato il decreto del dirigente generale del dipartimento regionale dell’Urbanistica che stabilisce i criteri e le modalità per la concessione di contributi pari a un milione di euro in favore dei consorzi di Comuni, delle Città metropolitane e dei Comuni siciliani per sostenere le spese per la redazione dei Piani urbanistici generali (Pug) per l’anno 2026.«Con questo provvedimento – afferma l'assessore regionale al Territorio e all'ambiente, Giusi Savarino – diamo attuazione all'impegno dell'assessorato e del governo Schifani per una pianificazione efficace e moderna del territorio siciliano, per promuoverne uno sviluppo ordinato, sostenibile e coerente. Un passo concreto a sostegno degli enti locali in questo complesso processo».Le risorse messe a disposizione dall'ultima legge di Stabilità consentiranno di contribuire alla redazione, alla revisione e alla rielaborazione degli strumenti territoriali ed urbanistici affidati a professionisti, così come previsto dalla legge di riforma urbanistica (n.19 del 13 agosto 2020).In particolare, vengono definite tre fasce di contributi sulle spese ritenute ammissibili, in relazione alla dimensione dei Comuni: 45 mila euro per i Comuni con popolazione inferiore a 30 mila abitanti e una superficie territoriale inferiore a 30 chilometri quadrati; 55 mila euro per quelli con popolazione compresa tra 30 mila e 100 mila abitanti e per quelli con popolazione inferiore a 30 mila abitanti ma con superficie superiore a 30 kmq; 65 mila euro per i Comuni con popolazione superiore a 100 mila abitanti.
Le richieste di contributo saranno valutate sulla base di alcuni criteri di priorità: Comuni che decidono di redigere il Pug in forma associata, vetustà dello strumento urbanistico vigente, dimensione demografica, stato di avanzamento del Pug.


RISORGIMENTOSICILIA.IT 

Ex bonus Renzi 2026: confermati i 100 euro al mese

Anche nel 2026 è confermato l'ex bonus Renzi, il trattamento integrativo IRPEF che garantisce un importo aggiuntivo in busta paga fino a 100 euro al mese per i lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Una misura strutturale ormai consolidata nel sistema fiscale italiano, che interessa milioni di lavoratori del settore pubblico e privato.Ex bonus Renzi 2026: requisiti e fasce di redditoIl trattamento integrativo spetta in modo pieno ai lavoratori con reddito annuo lordo imponibile fino a 15.000 euro, a condizione che l'imposta lorda sui redditi da lavoro dipendente risulti superiore alle detrazioni da lavoro dipendente spettanti.Per chi si colloca nella fascia di reddito tra 15.000 e 28.000 euro, il bonus non è automatico: l'erogazione dipende dal fatto che le detrazioni fiscali complessive superino l'IRPEF lorda. In questo caso è il datore di lavoro o il sostituto d'imposta a verificare le condizioni e ad applicare il beneficio in sede di conguaglio.Chi ha diritto all'ex bonus Renzi e chi ne è escluso
Possono beneficiare dell'ex bonus Renzi 2026:Lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato
Lavoratori con contratti atipici o assimilati al lavoro dipendente
Soci lavoratori di cooperativePercettori di alcune indennità come la NASpI o la cassa integrazione
Sono invece esclusi dal beneficio:PensionatiLavoratori autonomi e titolari di partita IVAContribuenti con redditi superiori a 28.000 euroI cosiddetti incapienti, ovvero coloro che hanno redditi troppo bassi per essere assoggettati all'IRPEF.



CANICATTIWEB
Stipendi più alti nel 2026: chi può guadagnare fino a 850 euro in più
Nel corso di questo 2026 molti lavoratori dipendenti del settore privato vedranno crescere la propria busta paga grazie alla nuova tassazione agevolata sugli aumenti contrattuali introdotta con la Legge di Bilancio. Le simulazioni elaborate dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro indicano che il beneficio fiscale può arrivare fino a circa 850 euro netti all’anno, con variazioni legate al settore, al livello contrattuale e all’entità degli aumenti salariali.
La misura interviene direttamente sulla tassazione degli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi firmati tra 1° gennaio 2024 e 31 dicembre 2026, introducendo un’imposta sostitutiva molto più bassa rispetto alla tassazione ordinaria.
Flat tax al 5% sugli aumenti contrattuali
La novità principale riguarda la tassazione degli aumenti salariali stabiliti dai rinnovi contrattuali. Per il solo anno 2026, tali incrementi vengono assoggettati a una imposta sostitutiva del 5%, invece della normale Irpef e delle addizionali regionali e comunali.
La norma si applica ai lavoratori dipendenti del settore privato che nel 2025 abbiano percepito un reddito da lavoro fino a 33.000 euro.
L’Agenzia delle Entrate, con una circolare pubblicata a fine febbraio, ha chiarito le modalità applicative della misura e ha precisato che: “gli incrementi retributivi corrisposti ai lavoratori dipendenti nell’anno 2026, in attuazione di rinnovi contrattuali sottoscritti dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026, sono assoggettati, salva espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro, a un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e delle addizionali regionali e comunali pari al 5 per cento”.
Secondo le simulazioni dei Consulenti del lavoro, il vantaggio fiscale può generare un aumento netto compreso tra circa 190 e 850 euro annui.
I settori con gli aumenti più elevati
L’analisi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha preso in esame diversi contratti collettivi rinnovati negli ultimi anni per stimare gli effetti della nuova tassazione.
Tra i comparti analizzati emergono tre settori principali:
Commercio fino a 851 euro;
Telecomunicazioni oltre 500 euro;
Metalmeccanici tra 188 e 250 euro.
Nel commercio si registrano i benefici più consistenti. Per un lavoratore di livello II con reddito annuo lordo di 31.400 euro, l’aumento derivante dal rinnovo contrattuale del 2024 è pari a 2.698 euro, con un risparmio fiscale massimo di 851 euro.
Nel settore delle telecomunicazioni, che ha rinnovato il contratto alla fine del 2025, il vantaggio può superare i 500 euro l’anno per un lavoratore di livello 6 con reddito lordo di 30.248 euro, grazie a un aumento previsto nel 2026 pari a 1.709 euro.
Nel comparto metalmeccanico il beneficio risulta più contenuto: circa 250 euro per un livello B1 e 188 euro per un livello D1, con redditi annui rispettivamente di 30.529 euro e 22.989 euro.
Detassazione per lavoro notturno e festivo
La Legge di Bilancio introduce anche una seconda agevolazione fiscale che riguarda le indennità legate a turni di lavoro particolari.
In questi casi si applica un’imposta sostitutiva del 15% su alcune voci retributive accessorie:
lavoro notturno;
lavoro nei giorni festivi o domenicali;
indennità di turno;
lavoro nei giorni di riposo settimanale
Il beneficio è destinato ai lavoratori con reddito fino a 40.000 euro annui e riguarda importi agevolabili fino a 1.500 euro.
Grazie alla tassazione ridotta, le maggiorazioni per turni e festivi si traducono in un guadagno netto più elevato rispetto alla tassazione ordinaria.
Quanto si può guadagnare con i turni agevolati
La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha simulato diversi scenari per comprendere gli effetti della detassazione dei trattamenti accessori.
Se l’importo complessivo dei compensi soggetti alla nuova tassazione arriva a 1.500 euro annui, il beneficio fiscale varia in base alla retribuzione del lavoratore:
circa 80 euro annui per chi guadagna 12.000 euro lordi;
fino a 690 euro annui per chi ha una retribuzione lorda di 40.000 euro
Nel caso di un importo agevolato pari a 1.000 euro, il vantaggio fiscale si riduce ma resta significativo:
circa 52 euro annui per redditi di 12.000 euro;
fino a 417 euro annui per redditi di 40.000 euro
Quando si vedranno gli aumenti in busta paga
Gli effetti della nuova tassazione inizieranno a comparire nelle buste paga del 2026, in molti casi a partire dai mesi primaverili.
Le aziende potranno applicare direttamente la tassazione agevolata oppure effettuare conguagli sugli arretrati maturati nei primi mesi dell’anno.
La misura rientra in un pacchetto di interventi fiscali pensati per rafforzare il potere d’acquisto dei lavoratori e sostenere l’adeguamento dei salari al costo della vita.


LENTEPUBBLICA
Stop a scorrimento automatico graduatorie: TAR ridefinisce regole del reclutamento pubblicodi Marco De GregorioCon la sentenza n. 1202 del 12 marzo 2026, il TAR Milano interviene su un tema “scottante” in materia di concorsi pubblici, relativamente all’obbligo o meno di scorrere le graduatorie ancora valide prima di indire nuove procedure di reclutamento.
Il giudice amministrativo ha stabilito che il concorso pubblico costituisce lo strumento ordinario e prioritario, mentre lo scorrimento perde quella posizione di favore che la giurisprudenza gli aveva progressivamente riconosciuto.
Il caso
La vicenda trae origine dal ricorso di una candidata risultata terza in una graduatoria concorsuale approvata nel 2023, che contestava la scelta del Comune di non procedere allo scorrimento per coprire posti vacanti, preferendo invece il ricorso alla mobilità o a nuove procedure selettive. La ricorrente impugnava, in particolare, il Documento Unico di Programmazione (DUP) 2026-2028, lamentando sia l’illegittimità della scelta amministrativa sia la presunta natura discriminatoria della condotta, ritenuta connessa al suo stato di gravidanza.
La ricorrente aveva partecipato a un concorso bandito nel dicembre 2022 per un posto di istruttore amministrativo, classificandosi al terzo posto nella graduatoria approvata nel marzo 2023, ancora valida al momento dei fatti. A fronte di successive vacanze di organico, l’amministrazione comunale aveva inizialmente proceduto allo scorrimento per assumere la seconda classificata, ma, in occasione della programmazione del fabbisogno per gli anni successivi, aveva optato per modalità diverse di reclutamento, quali la mobilità volontaria e l’eventuale indizione di nuovi concorsi.
Ritenendo che tale scelta violasse il principio di preferenza per lo scorrimento delle graduatorie vigenti, la ricorrente aveva presentato ricorso al TAR, insistendo per il riconoscimento del proprio diritto all’assunzione e per l’accertamento di una condotta discriminatoria, sostenendo che la mancata chiamata fosse legata alla sua condizione personale (ovvero, la gravidanza).
La decisione dei giudici
La decisione del TAR, da un lato, ridefinisce il rapporto tra concorso e scorrimento delle graduatorie; dall’altro, procede alla verifica dell’eventuale discriminazione.
Sotto il primo profilo, il Collegio valorizza quanto previsto dall’art. 4 del d.l. n. 25 del 2025, qualificato come norma di interpretazione autentica. Tale disposizione chiarisce che il concorso pubblico costituisce lo strumento ordinario e prioritario per il reclutamento del personale. Ne consegue, secondo il TAR, che non è più sostenibile quell’orientamento giurisprudenziale che, pur in assenza di un vero e proprio diritto soggettivo all’assunzione, attribuiva allo scorrimento una posizione preferenziale e imponeva un obbligo di motivazione rafforzata in caso di scelta diversa.
Pertanto, la decisione dell’amministrazione di non utilizzare la graduatoria non richiede più una giustificazione particolarmente rigida. Il giudice afferma chiaramente che la scelta di ricorrere a nuove procedure concorsuali o alla mobilità è coerente con il quadro normativo vigente e, pertanto, non necessita di una motivazione precisa volta a spiegare il mancato scorrimento. Viene, quindi, superato l’orientamento espresso dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 14 del 2011, la quale richiedeva una motivazione particolarmente rigorosa per giustificare la preferenza per il concorso rispetto allo scorrimento.
Per il TAR stop a scorrimento automatico graduatorie
Il TAR ribadisce inoltre un principio già consolidato, per cui gli idonei non vantano un diritto soggettivo all’assunzione mediante scorrimento, bensì una mera aspettativa. Anche prima dell’intervento normativo del 2025, infatti, la giurisprudenza escludeva che l’amministrazione fosse vincolata a utilizzare la graduatoria, limitandosi a richiedere una motivazione adeguata. Venuto meno anche questo onere motivazionale rafforzato, la posizione degli idonei risulta ulteriormente ridimensionata.
Particolarmente interessante è anche il passaggio relativo al cd. autovincolo amministrativo. La ricorrente sosteneva che il Comune, avendo in precedenza fatto ricorso allo scorrimento e avendolo previsto nei documenti programmatori, fosse vincolato a proseguire in tale direzione. Il TAR respinge tale tesi, sottolineando come la programmazione del fabbisogno di personale sia per sua natura dinamica e soggetta a revisione periodica, con la conseguenza che le scelte precedenti non impediscono all’amministrazione di modificare le proprie determinazioni in funzione delle esigenze sopravvenute.
Quanto al secondo profilo, relativo alla presunta discriminazione, il giudice applica i criteri probatori propri della materia antidiscriminatoria, evidenziando come incomba sulla parte ricorrente l’onere di fornire elementi idonei a fondare una presunzione di trattamento deteriore. Nel caso di specie, tale prova non è stata ritenuta raggiunta. Non solo manca la dimostrazione che l’amministrazione fosse a conoscenza dello stato di gravidanza, ma soprattutto non emerge alcun trattamento meno favorevole rispetto ad altri candidati in situazioni analoghe.
Al contrario, il Comune ha dimostrato che la scelta di non procedere allo scorrimento era giustificata da esigenze organizzative specifiche, legate alla necessità di reperire personale già formato e immediatamente operativo, con competenze non perfettamente sovrapponibili a quelle risultanti dalla graduatoria. Tali esigenze, ritenute oggettive e coerenti, escludono la configurabilità di una condotta discriminatoria, confermando la legittimità dell’azione amministrativa.





































































































































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