ITALIAOGGI
IA, supervisione umana obbligatoria negli appalti delle pubbliche amministrazioni
Le nuove linee guida dell'AgID impongono la supervisione umana per tutti i sistemi di intelligenza artificiale nelle PA, anche in settori non ad alto rischio, per garantire controllo e responsabilità decisionaleSupervisione umana dell’IA (intelligenza artificiale) a tappeto, per tutti i sistemi usati dalle PA: anche quelli in dotazione a settori non ad alto rischio. Di conseguenza, nei capitolati di gara per l’acquisizione delle soluzioni tecnologiche gli enti devono inserire apposite clausole: ai fornitori deve essere richiesto in modo esplicito che la fornitura deve avere incorporata o comunque attivabile la funzione di sorveglianza umana.
È questo uno dei passaggi fondamentali delle «Linee Guida per il procurement di IA nella Pubblica Amministrazione» allegate alla determinazione n. 43/2026 del direttore generale dell’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale), Mario Nobile, in consultazione pubblica fino all’11/4/2026.
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Le nuove linee guida dell'AgID per la pubblica amministrazione
Alle linee guida sul procurement sono abbinate le «Linee Guida per lo sviluppo di sistemi di Intelligenza Artificiale nella pubblica amministrazione», anch’esse in consultazione pubblica. Peraltro, l’AgID, che è stata designata autorità nazionale di notifica per l’IA dalla legge 132/2025, aveva già diffuso «linee guida per l’adozione di IA nella pubblica amministrazione» (determinazione n. 17/2025). Il nutrito pacchetto di interventi dell’AgID sulle IA svaria da temi generali della pianificazione organizzativa e tecnica a profili di dettaglio operativo.
Con le linee guida sul procurement, infatti, l’AgID si occupa di aspetti pratici collegati alle procedure di acquisizione dei sistemi di IA, tra cui la scelta del tipo di procedimenti, i criteri di aggiudicazione, la modalità della determinazione degli importi posti a base di gara e i contenuti dei capitolati.
Procedure di acquisizione e criteri di aggiudicazione
Al riguardo, nello schema di capitolato tecnico, allegato come “strumento B” alle citate linee guida sul procurement, l’AgID raccomanda l’inserimento di un articolo ad hoc sulla supervisione umana. Si tratta, peraltro, di un tema essenziale per l’applicazione dell’IA nelle PA: la riserva di umanità è pretesa dall’articolo 14 della legge 132/2025 (come specificato anche dalla sentenza del Tar Lazio, sede di Roma, sezione terza bis, n. 1895 del 2/2/2026).
La clausola del capitolato è tesa ad assicurare alle PA una supervisione umana efficace durante l’utilizzo del sistema, garantendo alle stesse di poter mantenere il controllo sulle decisioni e sugli output generati.
Lo schema elaborato dall’AgID descrive gli aspetti chiave della clausola. Le amministrazioni devono, tra l’altro, richiedere che il sistema consenta la possibilità di modifica, annullamento o sovrascrittura delle decisioni automatizzate, fornisca strumenti per evitare fenomeni di eccessiva fiducia nell’automazione e integri il funzionamento del sistema nei processi amministrativi, mantenendo la responsabilità decisionale in capo all’amministrazione.
Nell’impostazione dell’AgID la funzione di supervisione umana non è limitata ai settori ad alto rischio per i quali è obbligatoriamente prevista dal regolamento UE sull’IA n. 2024/1689. Essa è, infatti, estesa a tutti i casi in cui la PA userà l’IA.
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Verifica dei meccanismi di controllo e formazione
Pertanto, gli enti già in fase di gara e di collaudo devono verificare che il sistema sia dotato di meccanismi concreti di supervisione umana, collegati ai processi amministrativi e alla formazione degli operatori, in modo da garantire un controllo umano effettivo sull’utilizzo del sistema di IA. A quanto indicato dall’AgID si aggiunge che gli enti dovranno anche designare un supervisore umano, con compiti di sorveglianza sulle IA e adeguare i regolamenti sui procedimenti amministrativi per disciplinare l’impatto di questi sistemi.
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ITALIAOGGI
Pnrr, il termine del 30 giugno 2026 è perentorio
Le nuove linee guida Pnrr definiscono i requisiti per la documentazione necessaria alla chiusura dei progetti. Un modello unico di certificato sarà utilizzato per tutte le misure, semplificando il processo.La scadenza del 30 giugno 2026 per la chiusura degli interventi del Pnrr prevale rispetto ad ogni altra eventualmente fissata in altri documenti.
Lo evidenzia l’Anci nella propria nota di lettura alle Linee guida appena diffuse dalla Struttura di Missione Pnrr d’intesa la Ragioneria generale dello Stato. Il documento (si veda ItaliaOggi di ieri) fornisce importanti chiarimenti interpretativi e indicazioni operative uniformi in merito alle modalità di conclusione degli interventi e dalle evidenze documentali richieste ai fini della dimostrazione del raggiungimento di milestone e targets.
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Le nuove scadenze per i progetti del Pnrr
Esso, innanzitutto, chiarisce come la data per la conclusione dell’attuazione di lavori, servizi e forniture sia per tutti i progetti il 30 giugno 2026, ivi compresi i progetti rientranti nelle misure la cui scadenza europea continua ad essere fissata al c.d. T1 2026, ossia al 31 marzo, che si intendono ricondotte al 30 giugno. È il caso, ad esempio, dei progetti Pinqua e della misura per la costruzione di nuove scuole. Tale scadenza, precisa Anci, si intende prevalente rispetto ad ogni altra eventualmente fissata in atti d’obbligo, convenzioni, decreti ministeriali e ogni altro atto.
Si tratta di una precisazione rilevante vista la mole di carte che l’attuazione del Pnrr ha generato e nelle quali i riferimenti temporali non sono sempre uniformi. Si precisa inoltre che maggiore flessibilità è prevista per gli interventi finanziati dopo la revisione del Piano del 2023 e selezionati tramite avvisi pubblicati nel 2024 e 2025, per i quali le Amministrazioni titolari devono assicurare il completamento delle operazioni di attuazione al più entro il termine ultimo del 31 agosto 2026.
Flessibilità e proroghe eccezionali
Si contempla inoltre la possibilità che, in via eccezionale e su richiesta dei soggetti attuatori, l’Amministrazione titolare possa autorizzare la conclusione degli interventi in data successiva al 30 giugno, fermo restando il termine ultimo e inderogabile del 31 agosto. Si tratta, rimarca Anci, dell’applicazione di un principio di flessibilità esercitabile dalle Amministrazioni titolari che possono valutare, per gli interventi che necessitano di ulteriore tempo per il completamento, una diversa data di conclusione dell’attuazione.
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Documentazione e certificazioni richieste
La nota di lettura si sofferma poi sulle caratteristiche dei documenti che sarà necessario produrre entro le scadenze e che si identificano nel certificato di fine lavori (in caso di opere pubbliche) o di regolare esecuzione/fornitura (in caso di forniture e servizi). Il certificato è sottoscritto dal direttore dei lavori, dall’operatore economico e visto dal Rup. Le Linee guida identificano i contenuti minimi delle suddette certificazioni e allegano un modello unico di certificato che, altra precisazione importante, sarà comune a tutte le misure. La definizione di ulteriore eventuale documentazione da produrre a comprova dell’avvenuto raggiungimento dei target di progetto è demandata ai singoli Ministeri.
Si tratta di un elemento delicato perché è evidente l’esigenza che la semplificazione introdotta dalle Linee guida non venga vanificata successivamente dalla creatività delle diverse Amministrazioni attraverso la richiesta di altri documenti obbligatori.
Il giudizio positivo dell'Anci
Nel complesso, comunque, il giudizio di Anci è molto positivo: l’Associazione rivendica di avere ripetutamente posto alcune questioni che ora trovano soluzioni e di avere contribuito affinché si giungesse rapidamente alla loro adozione. «Con la definizione delle linee guida il Governo offre risposte e chiarimenti da tempo attesi in merito a scadenze, adempimenti e modulistica per la fase finale del Pnrr», conclude Anci.
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ILSOLE24ORE
Crisi idrica: per l’Italia il conto complessivo supera i 13 miliardi annui
Un’Italia sempre più esposta allo stress idrico con conseguenze pesanti sulla disponibilità della risorsa - molto poca quando serve o in quantità eccessive nei momenti sbagliati -, ma anche difficoltà nella raccolta e nella gestione. Senza tralasciare il nodo dei consumi: 130 miliardi di metri cubi l’anno che fanno dell’Italia il Paese più idrovoro d’Europa. Con il risultato che, tra siccità, alluvioni e mancato recupero, il conto per gli italiani è diventato particolarmente salato: 227 euro pro capite, il doppio dell’asticella registrata in Europa (112 euro per abitante). Che si traduce in 13,4 miliardi di euro di perdite economiche l’anno: come se l’economia del Paese si fermasse per due giorni e mezzo ogni anno. A fotografare l’impatto dei danni provocati dalla crisi idrica è il Libro Bianco 2026 della Community Valore Acqua di Teha, giunto alla settima edizione e presentato ieri a Roma. Secondo l’analisi, nel 2022 era stato raggiunto il picco delle conseguenze negative legate alla scarsità di risorsa idrica: 284 euro per abitante in un solo anno, pari a 16,7 miliardi in totale. Un costo pro capite maggiore è stato registrato solo in Spagna (256 euro) e in Slovacchia (1.600 euro).
Lo studio, però, non mette in luce solo i contorni dell’emergenza acqua, ma ricostruisce anche i numeri della filiera che coinvolge quasi 2 milioni di imprese e che, considerando tutta la catena del valore, ha prodotto 11,2 miliardi di valore aggiunto nel 2024 (31 miliardi con indiretto e indotto).
«L’acqua è un input produttivo primario per agricoltura, industria, energia e data center, e abilita complessivamente 384 miliardi di euro di valore aggiunto: risorsa, il 20% del PIL italiano non potrebbe essere generato - ha spiegato ieri Valerio De Molli, ceo e managing partner di Teha Group, illustrando i contenuti del Libro Bianco –. Una gestione emergenziale del settore ne mette a rischio la competitività. Per sostenere la crescita del Paese e del settore è indispensabile una pianificazione strategica di lungo periodo, capace di sviluppare un settore idrico resiliente e sostenibile. Servono una visione più ambiziosa e integrata, accelerare gli investimenti, modernizzare le infrastrutture, mobilitare capitali pubblici e privati, spingere su innovazione e digitalizzazione e diffondere una nuova cultura dell’acqua lungo l’intera filiera».
Sul fronte degli investimenti, lo studio di Teha ha poi aggiornato la consueta survey rivolta ai gestori del servizio idrico integrato rappresentati dalla Community che include le principali aziende della filiera idrica. Secondo gli operatori, la tariffa non sarà sufficiente da sola a sostenere il fabbisogno del settore una volta che il Pnrr sarà arrivato a traguardo. Per questo, il capitale privato dal 2027 potrebbe coprire il 18% degli investimenti complessivi, con un incremento degli investimenti che potrebbe arrivare fino a 98 euro pro capite rispetto agli 83 previsti dal 2027 senza l’apporto del Pnrr.
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ILSOLE24ORE
Da Cdp fondi per i territori: 2,6 miliardi dal 2022 a oggi
Cassa Depositi e Prestiti stringe l’asse con il territorio e punta a individuare nuove forme di partnership per realizzare investimenti strategici e dare slancio al tessuto imprenditoriale. È questo il messaggio che arriva dal quarto incontro annuale organizzato ieri da Cdp insieme alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e all’Associazione nazionale delle finanziarie regionali (Anfir). Un asse sempre più forte che ha consentito alla Cassa, come ha spiegato ieri il numero uno Dario Scannapieco, di mobilitare oltre 2,6 miliardi di euro di iniziative, dal 2022 al 2025, a favore di Regioni, province autonome e società partecipate dalle Regioni, nelle quali sono incluse anche i programmi condotti insieme alle Finanziarie regionali. Di questi, circa 1,8 miliardi sono stati indirizzati al sostegno di investimenti chiave per i territori, anche grazie alla spinta assicurata da nuove soluzioni di finanza innovativa come i basket bond regionali che hanno agevolato l’accesso al credito delle piccole e medie imprese.
«Negli anni la relazione tra Cdp, Regioni e finanziarie regionali si è trasformata in una vera partnership basata su un ascolto reciproco, obiettivi comuni e piena consapevolezza che lo sviluppo del Paese passa necessariamente dai territori - ha spiegato ieri Scannapieco davanti a 130 rappresentanti degli enti e delle istituzioni finanziarie locali -. Il nostro intervento sul territorio, infatti, è capillare. Abbiamo sostenuto almeno una controparte pubblica o privata, inoltre il 78% dei Comuni italiani, raggiungendo i territori in cui vive più del 97% della popolazione italiana».
Archiviato l’impegno nell’ultimo quadriennio, per Cdp si apre ora un altro importante capitolo, come ha sottolineato il presidente Giovanni Gorno Tempini: «Nel suo ruolo di banca promozionale, Cdp è chiamata a dare continuità allo sviluppo e alla competitività dei territori, agevolando la diffusione capillare dei benefici dell’innovazione e accompagnando le imprese nelle trasformazioni in atto».
La rotta, dunque, è chiara. Le risorse straordinarie del Pnrr, riconoscono tutti, hanno consentito di accelerare investimenti indispensabili, ma ora bisogna rendere strutturale la capacità di programmazione e attuazione degli investimenti pubblici. «La sfida che abbiamo davanti è duplice –ha evidenziato il presidente della Conferenza delle Regioni e delle province autonome, Massimiliano Fedriga – da un lato, consolidare i risultati ottenuti con il Pnrr e, dall’altro, costruire un nuovo ciclo di investimenti pubblici per la fase del post Pnrr capace di sostenere la crescita, ridurre i divari territoriali e rafforzare la qualità dei servizi ai cittadini». Una doppia missione, quindi, che potrà essere efficacemente declinata anche grazie al supporto delle finanziare regionali. Queste ultime, ha ricordato il presidente dell’Anfir, Michele Vietti, «possono svolgere un ruolo sempre più strategico nel collegare la programmazione pubblica con il mercato dei capitali».
Insomma, Cdp è pronta a mettere in campo nuovi interventi e a potenziare ulteriormente anche un altro tassello, su cui Scannpieco insiste da tempo: la capacità di utilizzo dei fondi europei a livello regionale attraverso il sostegno tecnico-finanziario della Cassa. Che, come ha rimarcato lo stesso ceo, punta ad aumentare il suo ruolo nel mandate management e nella consulenza per offrire ai territori maggiore supporto nel programmare, gestire e monitorare investimenti sempre più complessi.
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Capitale italiana della Cultura, ad Ancona il titolo per il 2028
Risorse per oltre 120 milioni di euro daranno sostegno ad Ancona Capitale italiana della Cultura 2028, titolo assegnato ieri al capoluogo marchigiano dal ministro della Cultura Alessandro Giuli su indicazione della giuria presieduta da Davide Maria Desavio, che ha giudicato «eccellente» il dossier presentato. Di queste, 52,3 milioni sono per progetti infrastrutturali previsti nel triennio, in parte già finanziati e avviati anche grazie al Pnrr, in parte da finanziare attraverso bandi ad hoc; altri 70 milioni sono già stati stanziati dalla struttura del Commissario per la ricostruzione post-sisma, Guido Castelli, con l’obiettivo di curare le ferite al patrimonio pubblico danneggiato dal terremoto del 9 novembre 2022 (che sarebbero arrivati a prescindere dal riconoscimento). Altri 7 milioni verranno spesi per il programma di eventi, con un milione che arriverà dal ministero della Cultura e gli altri sei da risorse comunali e, soprattutto, da contributi privati. «A noi interessano gliinvestimenti duraturi, che sono capaci di dare una prospettiva alla città», spiega il sindaco Daniele Silvetti, parlando di una straordinaria rigenerazione «urbana, sociale e produttiva di una città che ha 2.400 anni di storia».
Le quattro traiettorie sulle quali si fonda la struttura del progetto (Questo Mare, Via Maestra, Adesso Parco, Mare Culturale) sono la sintesi delle ricchezze della città e di quello che potrà essere il suo ruolo: ricostruire un patto simbolico tra Ancona, il suo mare e i suoi cittadini; restituire alla comunità e al Paese il senso profondo di una città che non racconta solo ciò che è stata, ma ciò che vuole diventare, un luogo che si accende, che si rigenera, che sperimenta una nuova concezione di patrimonio culturale, in un presente che diventa slancio, trasformazione, orizzonte condiviso. “Ancona. Questo adesso” è il titolo – preso da un brano del poeta anconetano Francesco Scarabicchi – del dossier che ha battuto le altre nove città candidate, Dà l’idea di ciò che vuol essere questa città: ponte tra memoria storica e progettazione del futuro.
«Uno dei nostri grandi obiettivi – aggiunge il sindaco – è anche dare una mano alle aree interne, ai piccoli comuni che vivono un momento di grande difficoltà». Ma Silvetti guarda anche fuori dai confini regionali: Ancona è sede del segretariato permanente dell’iniziativa Adriatico-Ionica, quindi di una macroregione sovranazionale: un peso diplomatico ed economico, ma dal 2028 anche culturale, capace di dare di rafforzare il business dei dieci Paesi membri. L’Adriatico, il porto, la storia millenaria, la cultura come motore di sviluppo: oggi Ancona diventa simbolo di un intero territorio che crede nella bellezza. Il mare è centrale in questa visione di futuro: non a caso uno dei primi progetti che prenderà forma da qui al 2028 è quello di un museo della civiltà del mare, che mancava nonostante la tradizione portuale. Ancona 2028 arriverà quattro anni dopo Pesaro 2024, che è stata capace di produrre nell’anno di Capitale italiana della Cultura oltre un milione di presenze e oltre 20 milioni di indotto. «Una testimonianza dell’enorme potenziale della nostra regione e la grandezza di un patrimonio che vuole farsi scoprire dal mondo», chiude il presidente della Regione, Francesco Acquaroli.
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GRANDANGOLOAGRIGENTO.IT
Gemellaggio Favara-Saarlous, incontro al Libero Consorzio di Agrigento
Numerose le personalità istituzionali che hanno presenziato al gemellaggio tra il Comune di Favara e il Comune di Saarlous
Una nutrita delegazione di tedeschi hanno partecipato, questa mattina, ad un incontro svolto presso l’aula Luigi Giglia del Palazzo del Libero Consorzio Comunale di Agrigento in presenza del Presidente Giuseppe Pendolino. Numerose le personalità istituzionali che hanno presenziato al Gemellaggio tra il Comune di Favara con in testa il Sindaco Antonio Palumbo e il Comune di Saarlous in presenza del Sindaco Marc Speicher.All’incontro, hanno preso parte, inoltre, Patrizio Maci nella qualità di Presidente del Comites Saarlous, Giacomo Santalucia, Presidente Istituto Italiano di Cultura ed il prof. Giuseppe Arnone, Presidente dell’Associazione Italiani in Europa che ha organizzato e promosso l’iniziativa.Dopo i saluti istituzionali del Presidente Pendolino si e’ svolto uno scambio di doni tra i diversi rappresentanti istituzionali ed una visita degli ospiti presso il Palazzo della Provincia, oggi Libero Consorzio Comunale. Si rinnova, dunque, il rapporto di amicizia tra le due comunità, ha dichiarato Giuseppe Pendolino, per la presenza di tantissimi emigrati Favaresi che vivono nella cittadina di Saarlous con eventi ed iniziative culturali che si svolgono da diversi anni.
SICILIATRGHET.IT
Viabilità: aggiudicato appalto per la manutenzione straordinaria delle strade provinciali della zona ovest
L’Ufficio Gare del Libero Consorzio Comunale di Agrigento ha aggiudicato il primo dei due appalti relativo all’accordo quadro annuale con un solo operatore economico per la manutenzione straordinaria delle strade provinciali della zona ovest della provincia agrigentina.
La gara, alla quale hanno preso parte 289 imprese, è stata aggiudicata alla ISOR COSTRUZIONI SRL con sede a Favara, con un ribasso del 32,3562%, per un importo contrattuale di 2.807.000,00 euro più Iva, compresi 84.210,00 euro per oneri di sicurezza, interamente finanziati con fondi di bilancio dell’Ente. I lavori dovranno essere effettuati entro un anno dalla data di consegna degli stessi. “L’assestamento di bilancio ha consentito di programmare interventi di una certa consistenza su viabilità, scuole e manutenzione del patrimonio immobiliare dell’Ente – afferma il Presidente Giuseppe Pendolino – Per i tre comparti della rete viaria di nostra competenza sono stati stanziati complessivamente 10.500.000,00 euro, che si aggiungono ai fondi ottenuti con diverse linee di finanziamento regionali e nazionali”.