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rassegna stampa del 27 marzo 2026


LENTEPUBBLICA

Aumenti e arretrati dipendenti enti locali 2026: quando arrivano?

Il rinnovo del contratto collettivo nazionale per il comparto enti locali entra finalmente nella fase operativa, portando con sé una delle novità più attese del 2026 per i dipendenti: vale a dire l’erogazione degli arretrati e l’applicazione degli aumenti, scopriamo quando arrivano.Dopo la firma definitiva del CCNL 2022–2024, ora è il sistema NoiPA a dare concreta attuazione agli adeguamenti economici, definendo tempi e modalità che incidono direttamente sulle buste paga dei dipendenti pubblici.La novità principale riguarda la scansione temporale degli effetti economici: gli arretrati vengono liquidati subito, mentre gli incrementi strutturali entrano in vigore solo successivamente. Una distinzione tecnica che, tuttavia, ha conseguenze molto pratiche per chi attende di vedere gli importi aggiornati nel proprio cedolino.Arretrati 2022–2024: pagamento anticipato con emissione specialeIl primo segnale concreto dell’entrata in vigore del nuovo contratto si manifesta già nel mese di marzo 2026. NoiPA ha infatti previsto una emissione straordinaria dedicata esclusivamente agli arretrati contrattuali, cioè alle somme maturate negli anni precedenti e mai corrisposte. Arriverà al massimo entra la fine del mese.Si tratta di importi che derivano dagli incrementi riconosciuti retroattivamente a partire dal 1° gennaio 2022. In sostanza, il personale riceve in un’unica soluzione le differenze accumulate nel triennio contrattuale, al netto delle somme già anticipate sotto forma di indennità di vacanza contrattuale o altri anticipi.Dal punto di vista operativo, gli arretrati sono visibili nel cedolino con specifiche voci identificative, diverse a seconda che si tratti di personale non dirigente o dirigenziale. Questo consente di distinguere chiaramente le componenti straordinarie rispetto alla retribuzione ordinaria.L’importo complessivo non è uniforme: può arrivare fino a circa 2.000 euro lordi, ma varia sensibilmente in base a diversi fattori, tra cui:l’area di inquadramento;la posizione economica individuale;i mesi effettivamente lavorati nel periodo considerato;eventuali periodi di assenza non retribuita.In ogni caso, si tratta di una liquidazione “una tantum”, che non si ripeterà nei mesi successivi.Aumenti in busta paga: da aprile entrano a regimeSe gli arretrati rappresentano il recupero del passato, gli aumenti mensili guardano invece al futuro. NoiPA ha chiarito che gli adeguamenti strutturali degli stipendi saranno visibili a partire dal cedolino di aprile 2026.Da quel momento, le nuove retribuzioni entreranno stabilmente nella busta paga, diventando parte integrante del trattamento economico ordinario. Non si tratta quindi di una voce temporanea, ma di un incremento permanente.L’aggiornamento tiene conto anche di quanto già erogato negli anni precedenti: le indennità provvisorie, come l’IVC, vengono infatti riassorbite nei nuovi valori stipendiali, evitando duplicazioni e garantendo coerenza contabile.Un ulteriore elemento rilevante riguarda la rideterminazione dell’indennità di vacanza contrattuale, aggiornata sulla base dei nuovi livelli retributivi e applicata a partire dal 2025.Quanto aumentano gli stipendi: le cifre per areaIl rinnovo contrattuale introduce incrementi medi significativi, anche se differenziati in base alla categoria di appartenenza.In termini generali, l’aumento medio si colloca intorno a 140–160 euro lordi mensili, pari a una crescita complessiva di circa il 5-6% rispetto ai livelli precedenti.Entrando nel dettaglio:per l’area degli operatori, gli aumenti medi si aggirano poco sopra i 110 euro;per gli operatori esperti, si sale a circa 118 euro;per gli istruttori, l’incremento supera i 130 euro;per funzionari ed elevate qualificazioni, si arriva oltre i 140 euro mensili.A questi importi si aggiunge un ulteriore elemento: il conglobamento dell’indennità di comparto nello stipendio tabellare, che comporta un aumento aggiuntivo, variabile tra circa 9 e oltre 14 euro mensili a seconda del livello.Su base annua, l’incremento può tradursi in 1.700–1.800 euro lordi in più, con effetti strutturali sul reddito complessivo dei dipendenti.Cedolino NoiPA: come leggere le nuove vociCon l’introduzione degli arretrati e dei nuovi importi, diventa fondamentale comprendere come interpretare correttamente il cedolino.Il documento, disponibile in formato digitale nell’area riservata NoiPA, è articolato in due sezioni principali:una parte riepilogativa, che sintetizza gli importi complessivi;una parte di dettaglio, dove sono indicate le singole voci che compongono la retribuzione.Proprio in questa seconda sezione è possibile individuare le componenti legate al rinnovo contrattuale, comprese le voci specifiche dedicate agli arretrati.Va segnalato che, nelle prime fasi, possono essere visibili solo alcuni importi netti, mentre il cedolino completo con tutte le voci dettagliate viene reso disponibile successivamente.Straordinari e voci accessorie: aggiornamenti rinviatiUn aspetto da non trascurare riguarda le componenti accessorie della retribuzione, come il lavoro straordinario. L’adeguamento di queste voci, previsto anch’esso dal rinnovo contrattuale, non è immediato.Per il personale non dirigente, gli aggiornamenti relativi allo straordinario, validi retroattivamente dal 2022, saranno gestiti attraverso elaborazioni separate. I dettagli operativi verranno comunicati in un secondo momento.Questo significa che l’impatto complessivo in busta paga potrebbe evolvere ulteriormente nei prossimi mesi, una volta completate tutte le lavorazioni previste.Un rinnovo che guarda al recupero del potere d’acquistoNel complesso, il nuovo CCNL Funzioni Locali rappresenta un intervento significativo sul piano economico. Dopo anni caratterizzati da ritardi nei rinnovi e dall’erosione del potere d’acquisto dovuta all’inflazione, gli aumenti introdotti mirano a riallineare le retribuzioni ai nuovi scenari economici.La combinazione tra arretrati e incrementi strutturali produce un effetto immediato e uno di medio periodo: da un lato, un beneficio economico una tantum; dall’altro, un miglioramento stabile della retribuzione.Resta tuttavia evidente come l’impatto reale vari da caso a caso, in funzione della carriera individuale e delle specifiche condizioni contrattuali.Tempistiche chiare, ma attenzione alle variabili individualiIn sintesi, il calendario definito da NoiPA è ormai delineato:marzo 2026: pagamento degli arretrati con emissione speciale;aprile 2026: entrata a regime degli aumenti stipendiali.Si tratta di una roadmap chiara, che consente ai dipendenti di orientarsi e verificare con precisione quanto spettante.Tuttavia, è importante considerare che gli importi effettivi possono differire anche in modo significativo tra un lavoratore e l’altro. Per questo motivo, la consultazione dettagliata del cedolino resta lo strumento principale per comprendere l’effettivo beneficio economico derivante dal rinnovo contrattuale.In ogni caso, dopo una lunga attesa, il passaggio dalla teoria alla pratica è ormai completato: il rinnovo del contratto degli enti locali entra finalmente nelle buste paga.




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Pioggia di milioni sui porti delle isole minori siciliane, arrivano 17 dal Ministero per 7 interventi

Pioggia di milioni sui porti siciliani, ne arrivano 17 dal Ministero destinati ad una lunga serie di interventi di sicurezza e prevenzione. Una delibera che permette una serie di opere nelle strutture minori dell’Isola.
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Schifani e Aricò ringraziano Roma
Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, e l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità, Alessandro Aricò, esprimono vivo apprezzamento per lo stanziamento di quasi 17 milioni di euro da parte del governo nazionale, destinati agli interventi di prevenzione strutturale nei porti delle isole minori della Sicilia.
“Rivolgiamo un sentito ringraziamento al governo nazionale – dichiara Schifani – per l’attenzione e la concreta vicinanza dimostrate nei confronti del nostro territorio. L’accoglimento della proposta della Regione di rimodulare gli interventi, anche alla luce dei danni provocati dal ciclone Harry, testimonia una piena e proficua collaborazione istituzionale. Il via libera alla revisione delle priorità rappresenta un passaggio decisivo per rafforzare la sicurezza, la resilienza e l’efficienza delle infrastrutture portuali delle isole minori, per le quali proprio in questa fase post-emergenziale la Regione è subito intervenuta e i lavori sono in corso. Queste infrastrutture, infatti, rivestono un ruolo strategico non solo per la mobilità di residenti e turisti, ma anche come presidi fondamentali in caso di emergenze e calamità”.
Interventi su numerosi scali delle isole minori
“Gli interventi programmati – aggiunge l’assessore Aricò – consentiranno di adeguare e mettere in sicurezza scali essenziali come quelli di Santa Marina di Salina, Leni, Favignana e Lipari, comprese le isole di Alicudi, Filicudi e Panarea, garantendo standard più elevati sotto il profilo strutturale e sismico. Grazie a questa importante sinergia tra Stato e Regione, e in particolare grazie al ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, sarà possibile avviare rapidamente le procedure necessarie e dare risposte concrete alle comunità locali, assicurando infrastrutture più moderne, sicure e in grado di sostenere lo sviluppo economico e sociale dei territori interessati”.




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Ue, via libera alla nuova direttiva anticorruzione: norme comuni e sanzioni più dureIl Parlamento europeo ha approvato una direttiva che introduce norme penali comuni contro la corruzione, rafforzando la cooperazione tra autorità e colmando i vuoti normativi lasciati dall'abrogazione del reato di abuso d'ufficio

L’Unione europea introduce norme penali comuni contro corruzione, nel settore pubblico e privato, appropriazione indebita, ostruzione alla giustizia, traffico di influenze ed esercizio illecito di funzioni, rafforzando allo stesso tempo la condivisione dei dati e la cooperazione tra le autorità europee. Secondo l’ANAC, il provvedimento potrà contribuire a colmare i vuoti normativi aperti dall’abrogazione del reato di abuso d’ufficio.
È quanto si prevede nella direttiva Ue anticorruzione approvata ieri dal Parlamento Ue a larghissima maggioranza (581 voti a favore, 21 contrari e 42 astensioni), dopo che a dicembre era stata concordata con il Consiglio di Bruxelles.
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L'adozione della direttiva e i tempi di recepimento
Adesso la direttiva dovrà essere formalmente adottata dal Consiglio. Entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Ue. Gli Stati membri avranno 24 mesi per recepirla (36 mesi per le disposizioni relative alle valutazioni dei rischi e alle strategie nazionali).
Le nuove fattispecie di reato e l'armonizzazione delle sanzioni
Dalla sua entrata in vigore e dal successivo recepimento nell’ordinamento dell’Unione europea si potrà quindi contare su un complesso di regole armonizzate. La direttiva approvata ieri elenca le fattispecie di corruzione che devono essere qualificate come reati dai Paesi Ue, tra cui: corruzione nel settore pubblico e privato, appropriazione indebita, ostruzione della giustizia, traffico di influenze, esercizio illecito di funzioni, arricchimento illecito legato alla corruzione, occultamento e corruzione nel settore privato, armonizzandone anche le sanzioni. Sono sanzionati anche i comportamenti di istigazione, favoreggiamento, concorso e tentativo dei reati disciplinati dagli articoli 3-6 e 8-10 del testo, ed è prevista la possibilità di circostanze aggravanti.
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Soggetti coinvolti e standard minimi di prevenzione
La direttiva prende in considerazione, dal punto di vista soggettivo, fatti posti in essere da funzionari pubblici ma anche da “qualsiasi altra persona a cui siano state assegnate e che eserciti funzioni di pubblico servizio, conformemente al diritto nazionale, anche su incarico o sotto l'autorità di un’autorità pubblica negli Stati membri o in paesi terzi».
Per quanto riguarda le sanzioni, la direttiva stabilisce a livello Ue solo i livelli massimi delle pene. L’effetto finale dell’operazione consiste nel fissare standard comuni affinché ciascuno Stato membro non possa più — pena l'apertura di procedure di infrazione — fare passi indietro su questa materia. Anzi, la direttiva prevede che i singoli Stati Ue adottino e aggiornino regolarmente strategie nazionali anticorruzione, coinvolgendo la società civile, effettuando valutazioni dei rischi e garantendo sistemi solidi per contrastare i conflitti d’interesse, assicurare la trasparenza del finanziamento politico e garantire standard etici.
Dovranno inoltre istituire organismi dedicati e sufficientemente indipendenti per prevenire e contrastare la corruzione. Da questo punto di vista l’Italia è avanti rispetto a molti Paesi europei, avendo fin dal 2014 un’Authority ad hoc (l’ANAC), costituita in attuazione della legge Severino n. 190/2012. I Paesi Ue potranno comunque adottare norme più severe e adattarle ai propri sistemi giuridici.
Il commento dell'Anac e la cooperazione internazionale
Un plauso all'approvazione della direttiva europea arriva dal Presidente dell’ANAC, Giuseppe Busia: «si tratta di un testo meno ambizioso rispetto alla proposta iniziale della Commissione, ma rappresenta un caposaldo di ciò che l’Ue vuole essere e di come vuole presentarsi di fronte al mondo. L'auspicio è che si vada verso un rapido recepimento della direttiva, per colmare fin da subito alcuni dei vuoti di tutela che si sono aperti con l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio».
La direttiva infine prevede un rafforzamento della cooperazione della cooperazione tra autorità nazionali e organismi UE — tra cui OLAF, la Procura europea, Europol ed Eurojust — insieme a un migliore scambio di informazioni.

https://www.italiaoggi.it/enti-locali-e-pa/ue-via-libera-alla-nuova-direttiva-anticorruzione-norme-c...



ITALIAOGGI

Spese legali, non esiste un diritto incondizionato al rimborso nel settore pubblicoIn assenza della preventiva concertazione della scelta del legale, il datore pubblico può non rimborsare le spese, a causa dell’assenza di un presupposto procedurale e sostanziale necessario


Non esiste un diritto incondizionato ed assoluto al rimborso delle spese legali nel settore del lavoro pubblico.
Lo evidenzia la Corte di Cassazione, I Sezione civile, con ordinanza 22 marzo 2026, n. 6856, con la quale ha respinto il ricorso presentato da un dirigente comunale avverso la decisione del comune di appartenenza di non rimborsare le spese sostenute dal dirigente stesso nell’ambito di un procedimento penale conclusosi con la sua assoluzione per non aver commesso il fatto.
Lo sviluppo della vicenda prende le mosse da un decreto ingiuntivo disposto nei confronti del comune, al quale l’ente si è opposto per una serie di ragioni, tra le quali anche la mancata prova dell’avvenuto pagamento all’avvocato del dirigente; sono seguiti ricorsi in appello contro l’opposizione e poi quello in Cassazione, sempre respinti.
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Il presupposto dell'intesa preventiva sulla scelta del legale
Dalla sentenza degli ermellini emerge come in effetti non sia emersa la prova di un elemento che nella normativa di legge e contrattuale da applicare (i fatti risalgono ai primi anni 2000): l’intesa preventiva con l’ente in merito alla scelta del legale cui affidare la difesa in giudizio.
Tale concerto era disposto sia dall’articolo 28 del Ccnl 14.9.2000 (L’ente… assumerà a proprio carico, a condizione che non sussista conflitto di interessi, ogni onere di difesa sin dall’apertura del procedimento, facendo assistere il dipendente da un legale di comune gradimento”), sia dall’articolo 12 del Ccnl12.2.20222 dell’area dirigenza locale (L'ente… assumerà a proprio carico, a condizione che non sussista conflitto di interessi, ogni onere di difesa sin dall'apertura del procedimento, facendo assistere il dirigente da un legale di comune gradimento”).
Le disposizioni contrattuali citate comunque discendono dall’articolo 67, comma 1, del dPR 268/1987: la Cassazione nota che “esiste ormai un filone giurisprudenziale di legittimità consolidato” secondo il quale il sostegno alle spese legali dei dipendenti, alla luce della norma del 1987 “presuppone che non vi sia un conflitto di interessi, e quindi che la condotta addebitata non sia stata il frutto di iniziative autonome, contrari ai doveri funzionali o in contrasto con la volontà del datore di lavoro, secondo una valutazione ex ante che prescinde dall’esito del giudizio penale e dalla formula di eventuale assoluzione”.
Pertanto, la sussistenza del conflitto di interessi deve essere accertata ex ante e non in via successiva, a seguito dell’eventuale sentenza di assoluzione del dirigente, come sostenuto nel ricorso.
Dunque, in assenza della preventiva concertazione della scelta del legale il datore pubblico può non rimborsare le spese, proprio a causa dell’assenza di un presupposto procedurale e sostanziale ritenuto necessario.
La decisione della Cassazione appare, tuttavia, non del tutto persuasiva, perché troppo restrittiva, laddove sembra consentire il solo strumento dell’assunzione della difesa da parte del comune con un legale scelto di comune accordo.
È da rilevare, infatti, come nella prassi la gran parte degli enti non si accolli mai la difesa, ma rimetta ai dipendenti, invece, l’assunzione del legale e delle connesse spese, salvo poi rimborso. Tale metodo è ad esempio confluito nei successivi contratti degli anni 2000: in particolare, per la dirigenza per la prima volta nel comma 2 dell’articolo 82 del Ccnl 17.12.2020.
Vero è, comunque, che anche nella formulazione più elastica e aderente alla realtà operativa degli enti richiede che anche nel caso in cui sia il dipendente a nominare il legale comunque occorre la previa valutazione dell’assenza di conflitto di interesse e il gradimento del datore.
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L'onere di comunicazione del dipendente pubblico
Pertanto, proprio perché, come osserva l’ordinanza in commento, non esiste un diritto insindacabile del dipendente al rimborso delle spese, è onere di ciascuno comunicare all’ente l’evento della sottoposizione a indagine penale, in modo che si possa valutare il conflitto di interesse, nonché la precisazione se intenda farsi difendere dall’ente o procedere autonomamente, indicando il legale ai fini del gradimento, evidentemente prima di incaricarlo ufficialmente.

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ITALIAOGGI

Enti locali obbligati ad aggiornare i software per il fondo pluriennale vincolato entro il 2028Il decreto Arconet impone agli enti locali di adeguare i sistemi contabili per gestire il fondo pluriennale vincolato, aggiungendo ulteriori costi ai bilanci già gravati dalla riforma accrual

Software di contabilità da adeguare entro il 2028 per gestire il fondo pluriennale vincolato (Fpv) a preventivo.
Lo prevede il decreto contenente il ventesimo correttivo al dlgs 118/2011 appena licenziato dalla Commissione Arconet ed in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale (si veda ItaliaOggi del 25 marzo).
Una ulteriore spesa che si scarica sui bilanci degli enti locali oltre a quella necessaria per dare gambe alla riforma accrual.
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Le difficoltà nella gestione del fondo pluriennale vincolato
Dopo circa 10 anni di applicazione del vigente ordinamento contabile molte amministrazioni faticano a gestire correttamente il Fpv e per questo incappano nei richiami della Corte dei conti.
Ricordiamo che si tratta di un istituto nato per tenere insieme il formale rispetto del principio della competenza finanziaria potenziata e l'esigenza di garantire la piena copertura delle spese pluriennali finanziate da entrate ad esigibilità immediata.
Il risultato, però, è un coacervo difficilmente gestibile, anche sul piano informatico e specialmente nella fase che intercorre fra la presentazione del bilancio di previsione e la chiusura del riaccertamento dei residui. Da qui la prassi, diffusa ma stigmatizzata dalla magistratura contabile, di valorizzare il Fpv a bilancio solo dopo la chiusura del rendiconto.
Sul punto interviene il decreto appena licenziato da Arconet, il quale, prendendo atto di tali difficoltà, dispone che gli enti, a preventivo (e segnatamente per costruire le previsioni di cassa) possano basarsi su un dato stimato.
Precisamente, si dispone che «Se il sistema informativo contabile non consente di gestire il fondo pluriennale vincolato in previsione, gli enti fanno riferimento ad una stima dell’importo complessivo del fondo pluriennale vincolato iscritto in spesa, indicata nella nota integrativa allegata al bilancio di previsione».
Sempre in nota integrativa occorrerà specificare i «tempi di adeguamento, non oltre l’esercizio 2028, del sistema informativo contabile al principio della competenza finanziaria potenziata». In pratica, si pone un obbligo di adeguare i gestionali in modo da automatizzare il processo.
Al riguardo, si deve però osservare che tale previsione, che certamente comporterà nuovi costi a carico dei bilanci, non pare in grado di risolvere le problematiche congenite del Fpv. Quest’ultimo, infatti, risulta esposto (in spesa) per missioni e programmi, mentre andrebbe spacchettato per progetti.
Solo così esso potrebbe evidenziare, come nelle intenzioni di chi lo ha concepito, «distanza temporale che intercorre tra l’acquisizione dei finanziamenti e il loro effettivo utilizzo». Finalità che è oggi è fuori portata per tutti, anche per chi tiene perfettamente i conti.
Difficile desumere dai dati del Fpv informazioni intellegibili sulle opere avviate, su quelle il cui iter è rispettoso del cronoprogramma e su quelli in ritardo.
Verso il superamento del sistema attuale e la riforma Pnrr
In questo quadro, continuare ad insistere sul Fpv come se fosse utile e anzi accusare gli enti di scarsa capacità di gestirlo rischia di essere un errore. Probabilmente avrebbe più senso pensare a come superarlo, magari tornando al precedente sistema della conservazione dei residui (che almeno hanno il pregio di essere più analitici), lasciando ad altri sistemi contabili (magari l’accrual) il compito di delineare l’effettiva dimensione debitoria di ciascuna amministrazione (che sarebbe forse gonfiata se si esponessero come passività gli impegni futuri).
Del resto, proprio la riforma 1.15 del PNRR, se si intende attuarla seriamente, imporrà ulteriori costi di adeguamento dei software, per i quali al momento non sono previste sovvenzioni statali. In un simile contesto, sarebbe più opportuno decidere una volta per tutte in quale direzione si intenda far evolvere la contabilità degli enti, locali e in tal direzione concentrate gli sforzi e gli investimenti.

https://www.italiaoggi.it/enti-locali-e-pa/contabilita-e-tributi/enti-locali-obbligati-ad-aggiornare...






















































































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