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rassegna stampa dal 4 al 7 aprile 2026


ITALIAOGGI

Chat di lavoro, ecco tutte le regole per non violare la privacy

Messaggistica istantanea (come WhatsApp) in ambiti professionali fra comodità e trabocchetti: va bene per fissare gli appuntamenti, pericoloso invece mandare allegati o inserire nomi, dati e immagini di persone. Tutte le cautele da adottare.
La messaggistica istantanea (come whatsapp) usata in ambiti professionali è tanto comoda, quanto piena di trabocchetti e insidie privacy. Va sicuramente bene per fissare gli appuntamenti, ma è pericoloso mandare allegati o inserire nomi, dati e immagini di persone. Inoltre, gli applicativi devono essere programmati con opzioni “privacy”, idonee a evitare la conservazione o la diffusione indebita di immagini e testi.
Per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni bisogna, inoltre, rispettare le regole ad hoc previste dal Codice di comportamento (dpr 62/2013) estensibili ai collaboratori esterni delle Pa stesse. Le app di messaggistica sono molto diffuse e sono considerate un mezzo, a volte prioritario, se non addirittura esclusivo, per stare in contatto e per scambiare file, immagini e filmati, tanto da essere considerate dal Garante della privacy come veri e propri social media. Eppure, presentano molte criticità.
Il problema dei metadati
La prima criticità riguarda i cosiddetti metadati, cioè le informazioni sul messaggio (utenti coinvolti nella comunicazione, tempo e durata della stessa), le quali sono conoscibili dal gestore della app.
Anche se il contenuto della comunicazione è cifrato ed è accessibile solo da mittente e destinatario (crittografia end-to-end), i metadati sono a disposizione del gestore ed essi stessi possono essere causa di perdita di riservatezza. Si pensi allo scambio di messaggi istantanei tra un avvocato penalista e un suo cliente o tra un medico specialista in una determinata patologia e un suo paziente.
Una seconda criticità è rappresentata dai salvataggi delle comunicazioni e dei loro allegati: i contenuti, di cui è stato fatto un back up collocato nella memoria di un dispositivo oppure su un account in cloud, possono essere attinti ed esfiltrati nel corso di un attacco al dispositivo e/o all’account in cloud.
Altri problemi di privacy emergono quando si usa la messaggistica istantanea per inviare proposte commerciali alla lista di contatti, quando si usano tecniche per carpire i numeri dei partecipanti a una chat o a un gruppo e così via.
Per far fronte a questi rischi si può stilare un elenco di comportamenti prudenti.
Cautele nella scrittura dei messaggi
Il primo suggerimento è psicologico/pratico: comportarsi sempre pensando che il messaggio possa essere letto/ascoltato da estranei. Questa manovra di autoconvincimento ha lo scopo di superare la chimera della comodità del mezzo di comunicazione, ma rappresenta il metodo più efficace per disinnescare l’arma che ci puntiamo addosso quando usiamo il dispositivo senza cautele.
Bisogna pensare bene a cosa si scrive o a cosa si allega al messaggio: basti riflettere sul fatto che una volta inviato, il destinatario può fare una foto della schermata (screenshot) e non c’è verso di recuperare la situazione.
La seconda raccomandazione è fare un uso della messaggistica istantanea tendenzialmente limitato a comunicazioni organizzative, come convocazioni, comunicazioni su appuntamenti e simili. Al contrario, per le comunicazioni contenenti dettagli e dati personali occorre verificare le precauzioni tecniche e organizzative per evitare data breach.
Una terza condotta prudenziale riguarda gli allegati: se possibile evitare o, almeno, usare misure adeguate di protezione per quelli che contengono informazioni sul conto delle persone, tanto più se si tratta di documenti con dati sensibili o particolari. E ciò a maggior ragione se le persone cui si riferiscono i dati sono soggetti vulnerabili, come minori di età, pazienti, lavoratori dipendenti in un contesto lavorativo, soggetti esposti ad atti persecutori o stigma sociale, individui in posizione debole o precaria quanto a dignità o condizione umana e sociale e così via.
Quando la confidenza è fuori luogo
Una quarta accortezza richiama a saper gestire un contesto inappropriatamente confidenziale: si pensi al caso di videochiamate o messaggi qualificati urgenti da clienti o utenti. Il canale della messaggistica istantanea è inadatto a tali occorrenze ed è professionale spostare la conversazione su altro mezzo più sicuro sotto il profilo della protezione dei dati per poi, una volta chiusa l’emergenza, cancellare messaggio ed eventuali allegati ricevuti dal cliente/utente.
Altre avvertenze da considerare con attenzione sono le seguenti: pseudonimizzare i dati identificativi degli utenti destinatari di comunicazioni con sistemi di messaggistica; proteggere l'accesso all'app, ad esempio attivando lo sblocco con l'impronta digitale o il riconoscimento del viso, così da evitare che terzi non autorizzati possano leggere i contenuti; per i dipendenti, usare dispositivi dell’ente.
Altra buona pratica è l’attivazione della cancellazione dei messaggi, attivando le funzioni di autocancellazione o di visualizzazione singola per foto e video.
Peraltro, occorre stare attenti. Non bisogna credere che i messaggi effimeri siano la tecnica che risolve ogni problema permettendo di inviare allegati rischiosi: basta uno screenshot o un backup prima della scadenza o un inoltro per neutralizzare la cancellazione programmata.
Obbligatorio informare prima dell’uso
Per un uso professionale è importante informare clienti e utenti del fatto che è consentito l’uso della messaggistica per le comunicazioni dirette e dei limiti in cui ciò è ammesso e tutto ciò sulla base di regolamenti/protocolli dello studio professionale, dell’impresa o dell’ente pubblico.
Al riguardo, è opportuno verificare eventuali versioni “business” della app e controllare la possibilità di inserire un messaggio di benvenuto con l'informativa privacy sintetica.
Sempre sotto il profilo della correttezza e trasparenza, un grave errore sarebbe inserire in un gruppo il contatto di una persona ignara: ciò espone il suo numero di telefono a tutti gli altri partecipanti, che potrebbero essere tra loro estranei, causando una comunicazione illecita di dati personali.
Inoltre, è necessario che il professionista, l’azienda o la Pa istruiscano collaboratori e personale su come si usa la messaggistica per scopi lavorativi, sulle conseguenze in caso di violazioni della privacy e sulle ricadute delle trasgressioni sul rapporto di lavoro (sanzioni disciplinari, risarcimento danni).




ITALIAOGGI

Pnrr, i sindaci contro i tagli al welfare: Anci chiede lo stop immediato ai definanziamenti

Il presidente dell'Anci, Gaetano Manfredi, denuncia il definanziamento di progetti cruciali per il welfare comunale, sollevando dubbi sulla gestione dei fondi e la responsabilità ministeriale.
Dai sindaci lo stop ai tagli dei fondi Pnrr per il welfare comunale. Il presidente dell’Anci, Gaetano Manfredi, ha inviato una nota ai Ministri Marina Calderone e Tommaso Foti chiedendo la sospensione immediata dei definanziamenti comunicati nelle scorse ore a diversi soggetti attuatori delle misure per disabilità e housing temporaneo. Si tratta di due capitoli dalla missione 5, componente 2, del Piano, corrispondenti agli investimenti 1.2 e 1.3 con una dotazione complessiva di circa 1 miliardo.
Come detto, il Dicastero del lavoro e delle politiche sociali ha notificato nei giorni scorsi a comuni ed ambiti territoriali sociali lettere con le quali si anticipa il definanziamento dei progetti per i quali, secondo le informazioni caricate sulla piattaforma REGiS, non risulterebbe rispettata la tempistica di attuazione prevista dai cronoprogrammi.
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L'allarme dei comuni sui definanziamenti in corso
«Queste lettere, scrive Manfredi, stanno suscitando grande allarme e stupore» in quanto colpiscono attività in corso di completamento, a fronte delle quali quindi gli attuatori hanno assunto obbligazioni verso terzi e sostenuto spese.
Al riguardo, Anci evidenzia che «nessuna norma o regolamento prevede l’eventualità di un definanziamento motivato» in questi termini. La nota di Manfredi richiama infatti la clausola di responsabilità di cui all’art. 2 del dl 19/2024. Tale norma prevede che «Qualora la Commissione Ue accerti ai sensi dell’art. 24 del regolamento (Ue) 2021/241 del Parlamento Ue e del Consiglio, del 12 febbraio 2021, l’omesso ovvero l’incompleto conseguimento degli obiettivi finali di realizzazione previsti per i programmi e gli interventi del Pnrr, l’amministrazione centrale titolare dell’intervento, su richiesta della Ragioneria generale dello Stato – Ispettorato generale per il Pnrr, provvede a restituire gli importi percepiti, attivando le corrispondenti azioni di recupero nei confronti dei soggetti attuatori anche mediante compensazione con altre risorse ad essi dovute a valere su altre fonti di finanziamento nazionale.»
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Le regole per il recupero delle somme e i target europei
Se la riduzione operata ai sensi del paragrafo 8 del predetto art. 24 del regolamento (Ue) 2021/241 è superiore agli importi percepiti, il Mef è autorizzato a procedere direttamente al recupero delle somme non riconosciute dalla Commissione Ue mediante corrispondente riduzione delle risorse statali finalizzate alla realizzazione di investimenti assegnate all’amministrazione centrale titolare dell’intervento ovvero al soggetto attuatore e non ancora impegnate alla data di adozione da parte della Commissione Ue della decisione». Quindi solo lo sforamento delle scadenze europee (e non di quelle intermedie) e la compromissione dei target può giustificare una misura così drastica.
Perché, allora, si è arrivati a questo punto? Manfredi lancia un sospetto, ricordando che le misure incriminate sono state oggetto di rimodulazioni e paventando che queste ultime possano avere causato «errori» di cui ora i comuni verrebbero chiamati a pagare il prezzo. Pare, infatti, che vi possa essere incapienza dei fondi ancora disponibili rispetto ai fabbisogni effettivi. Se così fosse, precisa Anci, il conto dovrebbe essere girato al ministero e non ai sindaci. Ciò anche per la delicatezza e l’importanza degli interessi in gioco, che riguardano servizi ad elevata sensibilità sociale coinvolgendo servizi a favore di soggetti particolarmente fragili. Certo, si tratta di un precedente preoccupante in vista della chiusura del Pnrr, considerata la sempre più elevata incertezza sulle regole del gioco, come mostra la mancata pubblicazione delle linee guida.



LENTEPUBBLICA.IT

Pagamento TFS e TFR dipendenti pubblici, stretta sui tempi d’attesa 

Cambiano i tempi di pagamento del TFS e del TFR per i dipendenti pubblici: con la circolare n. 30/2026 l’INPS chiarisce chi potrà ottenere la liquidazione prima e da quando scatteranno le nuove regole. L’Istituto ha ricostruito in modo organico la disciplina oggi vigente, alla luce delle modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2026.Il cambiamento più rilevante riguarda la riduzione dei tempi di attesa per una parte dei lavoratori pubblici che andranno in pensione nei prossimi anni, ma la novità non si applicherà indistintamente a tutte le uscite dal servizio.Il tema è particolarmente sensibile perché coinvolge il momento in cui il dipendente pubblico, una volta conclusa la carriera, riceve il trattamento di fine servizio o di fine rapporto. Da tempo il sistema è al centro del dibattito per via dei lunghi differimenti imposti dalla normativa, che negli anni hanno progressivamente allontanato il pagamento rispetto alla cessazione del rapporto di lavoro. Proprio su questo punto il legislatore è intervenuto, pur senza superare del tutto l’impianto attuale.
La novità introdotta dalla legge di Bilancio 2026Il perno della riforma richiamata dall’INPS è contenuto nell’articolo 1, comma 198, della legge n. 199/2025. La disposizione prevede che, dal 1° gennaio 2027, il termine ordinario di attesa per il pagamento del TFS/TFR nei casi di pensionamento legati al raggiungimento dei limiti di età o di servizio venga ridotto da 12 a 9 mesi.Si tratta di una modifica importante, ma con un perimetro ben definito. Il taglio dei tempi riguarda infatti solo i dipendenti pubblici che matureranno, a partire dal 2027, i requisiti pensionistici collegati alla pensione di vecchiaia o al collocamento a riposo d’ufficio. Non si estende, invece, alle ipotesi di pensionamento anticipato in senso ampio, né alle dimissioni volontarie o ad altre cessazioni che continuano a seguire regole differenti.L’INPS sottolinea che la riduzione del termine dilatorio rappresenta un primo intervento di riequilibrio, ma lascia intatto il sistema della rateizzazione, che continua a operare in base all’importo complessivo spettante.Quando il pagamento resta a 12 mesi e quando scende a 9Per capire l’impatto concreto delle nuove regole bisogna distinguere tra chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2026 e chi li raggiunge dal 1° gennaio 2027 in poi.In primo luogo per i primi continuerà a valere il meccanismo già noto: nei casi di cessazione per raggiunti limiti di età, per collocamento a riposo d’ufficio o in altre fattispecie assimilate, il pagamento del TFS/TFR avverrà dopo 12 mesi dalla cessazione, con erogazione entro i tre mesi successivi.Per i secondi, invece, scatterà il nuovo termine: l’indennità dovrà essere corrisposta dopo 9 mesi, sempre con pagamento entro il trimestre successivo.La riduzione, dunque, non opera da subito per tutti i pensionandi, ma solo per coloro che matureranno il relativo diritto pensionistico dal 2027. Questo elemento temporale è decisivo e rischia di generare confusione tra i dipendenti che si trovano a cavallo tra le due discipline.I casi in cui nulla cambia: dimissioni, licenziamento e altre cessazioniAccanto alla novità, la circolare chiarisce anche ciò che non cambia. Restano infatti in vigore i termini più lunghi per diverse ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro.In particolare, nei casi di dimissioni volontarie, anche se accompagnate dal diritto alla pensione, il pagamento continua a essere differito di 24 mesi, cui si aggiungono i tre mesi tecnici per l’erogazione. Lo stesso vale per il licenziamento, la destituzione e, più in generale, per le causali non espressamente ricondotte ai casi di collocamento a riposo per età o per limiti ordinamentali.Non cambia neppure la regola applicabile ai rapporti a tempo determinato che cessano per scadenza del termine finale: in questi casi, il TFR continua a essere liquidato dopo 12 mesi dalla cessazione, con pagamento nei tre mesi successivi.In sostanza, la riduzione a 9 mesi riguarda una platea circoscritta e lascia immutato il quadro per molte altre situazioni molto diffuse nel pubblico impiego.I tempi più rapidi: decesso e inabilitàEsistono però ipotesi in cui il legislatore prevede da tempo una tutela rafforzata. Si tratta dei casi di decesso del dipendente o di cessazione dal servizio per inabilità.In queste circostanze, ricorda l’INPS, il TFS/TFR deve essere corrisposto entro 105 giorni dalla cessazione del rapporto. È il termine più breve previsto dall’ordinamento e resta invariato anche dopo le modifiche introdotte dalla manovra.La circolare precisa inoltre che questo termine rapido si applica anche quando il lavoratore, in caso di inabilità, si avvale del cumulo dei periodi assicurativi: il pagamento deve comunque avvenire nei 105 giorni, senza attendere ulteriori maturazioni pensionistiche.



GDS


Smart working, da domani le nuove regole: multe per i datori di lavoro fino a 7500 euro


Un regime sanzionatorio che prevede dall’arresto da due a quattro mesi fino a multe che possono raggiungere i 7.403,96 euro. Questa la principale novità introdotta della Legge annuale sulle Pmi in materia di lavoro agile, o smart working in vigore dal 7 aprile.Sanzioni in caso di mancata consegna dell'informativa
Come ricorda un recente approfondimento della Fondazione Consulenti del lavoro, le sanzioni scatteranno «in caso di mancata consegna dell’informativa scritta al lavoratore e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza sugli obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro». «In contesti in cui la prestazione si svolge fuori dai locali aziendali e senza controllo diretto, si rafforza il ruolo dell’informazione, della consapevolezza e della responsabilizzazione del lavoratore» si legge. Il legislatore non introduce un nuovo obbligo, ma ne potenzia l'efficacia, includendo la violazione tra quelle sanzionate dalla precedente normativa.
Informativa come strumento centraleLa norma quindi «rafforza il ruolo dell’informativa scritta». Quest’ultima, da fornire almeno annualmente, è infatti "lo strumento centrale» per garantire la tutela della salute e sicurezza nei contesti diversi dai locali aziendali, dove il controllo diretto del datore di lavoro è limitato. L’informativa dovrà inoltre indicare i rischi generali e specifici connessi alla modalità di lavoro agile, con particolare attenzione "all’utilizzo dei videoterminali e ai rischi correlati, come affaticamento visivo, problematiche posturali e stress lavoro-correlato»
Cosa cambia
L'ultimo approfondimento della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, «Lavoro agile e sicurezza: cosa cambia con la nuova legge sulle Pmi», evidenzia come la legge annuale sulle piccole e medie imprese si inserisca nell’ampio processo di adattamento della disciplina della sicurezza alle trasformazioni del lavoro. Nello specifico, la norma «rafforza il ruolo dell’informativa scritta».
Multe fino a 7,500 euroQuest’ultima, da fornire almeno annualmente, è infatti "lo strumento centrale» per garantire la tutela della salute e sicurezza nei contesti diversi dai locali aziendali, dove il controllo diretto del datore di lavoro è limitato. L'intervento normativo introduce un regime sanzionatorio: i datori di lavoro che non trasmetteranno, a partire dal prossimo 7 aprile, l’informativa scritta ai dipendenti in smart working e ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza rischieranno "da due a quattro mesi di arresto e multe fino a quasi 7.500 euro», si legge. L'informativa dovrà inoltre indicare i rischi generali e specifici connessi alla modalità di lavoro agile, con particolare attenzione «all’utilizzo dei videoterminali e ai rischi correlati, come affaticamento visivo, problematiche posturali e stress lavoro-correlato».


grandangoloagrigento.it


Il sindaco Pendolino ringrazia i Carabinieri: “il loro lavoro silenzioso ma costante pilastro per la vita sociale di tutti”
Parole di apprezzamento ai Carabinieri della locale stazione per il fondamentale supporto a tutta la comunità

2Nel territorio agrigentino la presenza dei Carabinieri rappresenta un presidio fondamentale di legalità, sicurezza e vicinanza concreta ai cittadini. L’impegno quotidiano dell’Arma dei Carabinieri non si limita solo alla prevenzione e repressione dei reati, ma si traduce in un punto di riferimento costante per le comunità locali, soprattutto nei centri più piccoli, dove il rapporto umano e la fiducia sono elementi essenziali.Episodi come quello recentemente avvenuto ad Aragona dimostrano quanto sia determinante la prontezza e la professionalità dei militari nel contrastare fenomeni sempre più insidiosi, come le truffe ai danni delle persone più vulnerabili. Grazie alla loro presenza capillare sul territorio, i Carabinieri riescono a intervenire tempestivamente, tutelando i cittadini e rafforzando il senso di sicurezza collettiva”. Queste le parole del sindaco di Aragona, Giuseppe Pendolino, che ha espresso il proprio apprezzamento ai Carabinieri della locale stazione per il fondamentale supporto garantito durante la Settimana Santa Aragonese, contribuendo allo svolgimento ordinato e sicuro dei riti. Nei giorni scorsi, inoltre, i militari, con il supporto delle Stazioni di Comitini e Sant’Angelo Muxaro, si sono resi protagonisti di una brillante operazione, arrestando in flagranza un 41enne della provincia di Catania, responsabile di una truffa aggravata con il metodo del “finto carabiniere”.“Il loro lavoro silenzioso ma costante è un pilastro per la vita sociale dell’agrigentino. L’operazione conferma l’importanza di segnalare subito richieste sospette alle Forze dell’Ordine, contattando il 112, soprattutto quando vengono usati raggiri basati su urgenze emotive”, ha concluso Giuseppe Pendolino. Fondamentali nel prevenire e contrastare ogni forma di criminalità, i Carabinieri continuano a dimostrare, giorno dopo giorno, il loro valore e la loro presenza costante sul territorio,” ha concluso il sindaco.































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