AGRIGENTONOTIZIE
Strade provinciali, affidati i lavori nel comparto est: appalto da 2,8 milioni
Quasi 300 imprese in gara, interventi al via entro un anno con fondi del Libero consorzio
Uno dei tratti interessati nella strada provinciale 6
Via libera alla manutenzione straordinaria del comparto stradale est della provincia di Agrigento. L’Ufficio gare del Libero Consorzio comunale ha infatti aggiudicato l’appalto per un importo complessivo di 2 milioni e 800 mila euro, più Iva.
Ad aggiudicarsi i lavori è stata l’impresa IG Costruzioni srl di Cinisi, che ha presentato un ribasso del 32,37041 per cento. Nell’importo sono compresi anche 84 mila euro destinati agli oneri di sicurezza, non soggetti a ribasso. La procedura si è svolta in modalità telematica e ha registrato una partecipazione particolarmente elevata: sono state infatti 290 le imprese che hanno preso parte alla gara, a conferma dell’interesse per un intervento strategico sulla rete viaria provinciale.
I lavori dovranno essere completati entro 365 giorni lavorativi dalla consegna del cantiere. A breve è prevista la firma del contratto d’appalto che darà ufficialmente il via agli interventi.
L’intero finanziamento è stato garantito con risorse del Libero consorzio comunale di Agrigento, rese disponibili per la viabilità interna a seguito dell’assestamento di bilancio. Un investimento che punta a migliorare le condizioni delle strade del comparto est, con ricadute dirette sulla sicurezza e sulla mobilità del territorio.
LENTEPUBBLICA
SIOPE+ si aggiorna: arriva il controllo automatico sull’IBAN dei pagamenti della PA
Pagamenti digitali nella PA: aggiornato lo standard OPI, cosa cambia per enti e tesorieri.
La digitalizzazione dei flussi finanziari nella Pubblica Amministrazione compie un nuovo passo avanti. È stata infatti resa disponibile una versione aggiornata dello standard tecnico che regola lo scambio di informazioni tra enti pubblici e banche tesoriere, elemento centrale per il funzionamento della piattaforma SIOPE+.
L’aggiornamento introduce novità operative di rilievo, con effetti concreti sia per le amministrazioni sia per i fornitori di software e gli istituti bancari coinvolti nella gestione dei pagamenti pubblici.
Un aggiornamento strategico per la gestione dei pagamenti pubblici
Il nuovo standard rappresenta un’evoluzione significativa del protocollo utilizzato quotidianamente dalle amministrazioni per trasmettere disposizioni di pagamento e incasso ai propri tesorieri.
In termini operativi, si tratta del “linguaggio digitale” che consente ai sistemi informativi degli enti pubblici di dialogare in modo strutturato con quelli delle banche, garantendo uniformità, tracciabilità e sicurezza nei flussi finanziari.
La versione appena pubblicata introduce miglioramenti che si inseriscono in un percorso più ampio di modernizzazione della contabilità pubblica, già avviato negli ultimi anni con l’integrazione di strumenti innovativi come i bonifici istantanei.
L’obiettivo è chiaro: rendere i processi più veloci, affidabili e aderenti alle nuove regole europee in materia di pagamenti.
Verifica del beneficiario: la novità più rilevante
Tra gli elementi più innovativi della nuova versione dello standard, spicca la possibilità per le amministrazioni di trasmettere, direttamente attraverso l’ordinativo informatico, informazioni utili alla cosiddetta verifica del beneficiario.
Si tratta di un meccanismo previsto a livello europeo che consente di controllare, in tempo reale, la corrispondenza tra il codice IBAN indicato e il soggetto destinatario del pagamento.
In pratica, prima che il pagamento venga eseguito, il sistema è in grado di verificare se il conto corrente indicato appartiene effettivamente al beneficiario dichiarato.
Questa funzionalità introduce un ulteriore livello di sicurezza, riducendo il rischio di errori, frodi o anomalie nei pagamenti pubblici, con benefici evidenti sia per le amministrazioni sia per i cittadini e le imprese.
Scambio dati più efficiente tra enti e banche
L’aggiornamento non si limita a introdurre nuove funzionalità, ma migliora anche l’efficienza complessiva dello scambio informativo tra enti e tesorieri.
Grazie alle modifiche apportate agli schemi tecnici, la trasmissione dei dati risulta più strutturata e completa, consentendo una gestione più fluida delle operazioni contabili.
Questo significa, in concreto, minori margini di errore, maggiore chiarezza nei flussi e una riduzione dei tempi necessari per la lavorazione delle operazioni.
Per le amministrazioni, si traduce in una gestione più ordinata e trasparente della cassa; per le banche tesoriere, in una maggiore qualità dei dati ricevuti e quindi in una migliore capacità di esecuzione dei pagamenti.
Adeguamenti tecnici per software house e tesorieri
L’introduzione del nuovo standard comporta inevitabilmente una fase di adeguamento per tutti i soggetti coinvolti.
Le software house che sviluppano sistemi gestionali per la contabilità pubblica e le banche tesoriere dovranno aggiornare i propri applicativi per renderli compatibili con i nuovi schemi tecnici previsti.
In particolare, sarà necessario implementare i nuovi tracciati XSD, che definiscono la struttura dei dati scambiati tra enti e istituti di credito.
Per consentire una transizione ordinata, è previsto un periodo di test: la nuova versione sarà disponibile in ambiente di collaudo a partire dal 1° ottobre 2026.
Questa fase consentirà agli operatori di verificare il corretto funzionamento dei sistemi aggiornati prima dell’entrata in vigore definitiva.
Le tempistiche di entrata in vigore
Il calendario di adozione della nuova versione è già definito.
Dopo il rilascio in ambiente di test, la piena operatività dello standard è prevista a partire dal 30 novembre 2026.
Si tratta di una scadenza rilevante, che richiede un’attenta pianificazione da parte degli enti e dei fornitori tecnologici, al fine di evitare criticità nella gestione dei pagamenti.
Un adeguamento tempestivo sarà fondamentale per garantire la continuità operativa e sfruttare appieno i vantaggi introdotti dalle nuove funzionalità.
SIOPE+: il cuore del monitoraggio della spesa pubblica
Per comprendere appieno la portata dell’aggiornamento, è utile ricordare il ruolo strategico della piattaforma SIOPE+.
Si tratta di un’infrastruttura digitale che collega le amministrazioni pubbliche con le banche incaricate del servizio di tesoreria, consentendo la rilevazione telematica di tutti i movimenti di cassa.
Ogni operazione di pagamento o incasso viene codificata secondo standard uniformi, permettendo un monitoraggio costante e dettagliato dell’andamento della spesa pubblica.
Queste informazioni vengono rese disponibili al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che può così disporre di dati aggiornati in tempo reale per le proprie attività di controllo e programmazione.
Standard tecnici e interoperabilità: il ruolo dell’AgID
Alla base del funzionamento di SIOPE+ vi sono regole tecniche precise, definite dall’Agenzia per l’Italia Digitale.
L’Agenzia ha il compito di stabilire gli standard per l’ordinativo informatico, inclusi i tracciati dati e le modalità di scambio delle informazioni.
Questo lavoro è fondamentale per garantire l’interoperabilità tra i diversi sistemi utilizzati dalle amministrazioni e dalle banche, evitando frammentazioni e incompatibilità.
L’aggiornamento dello standard rappresenta quindi un passaggio chiave per mantenere il sistema allineato alle evoluzioni normative e tecnologiche, assicurando al tempo stesso elevati livelli di sicurezza e affidabilità.
Verso una PA sempre più digitale e sicura
L’introduzione della nuova versione dello standard si inserisce in un percorso più ampio di trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione.
Negli ultimi anni, l’attenzione si è concentrata sulla semplificazione dei processi, sulla riduzione dei tempi e sull’aumento della trasparenza.
La possibilità di integrare controlli avanzati, come la verifica del beneficiario, rappresenta un ulteriore passo in questa direzione, rafforzando la fiducia nei sistemi di pagamento pubblici.
Allo stesso tempo, l’evoluzione degli standard tecnici contribuisce a creare un ecosistema sempre più integrato, in cui enti, banche e piattaforme digitali operano in modo coordinato.
Impatti operativi per enti e operatori
Dal punto di vista pratico, le amministrazioni dovranno prestare particolare attenzione alla fase di adeguamento, collaborando con i propri fornitori tecnologici per aggiornare i sistemi in uso.
Sarà inoltre importante formare il personale coinvolto nella gestione dei pagamenti, affinché possa utilizzare correttamente le nuove funzionalità.
Per le banche tesoriere, l’aggiornamento rappresenta un’occasione per migliorare ulteriormente i servizi offerti, aumentando il livello di sicurezza e affidabilità delle operazioni.
In prospettiva, queste innovazioni potranno contribuire a rendere più efficiente l’intero ciclo della spesa pubblica, con effetti positivi anche sui tempi di pagamento verso fornitori e cittadini.
GRANDANGOLO
Regione assegna 10,4 milioni di euro al Libero Consorzio di Agrigento
Assegnati 108 milioni di euro alle Città metropolitane e ai Liberi consorzi comunali della Sicilia
Assegnati 108 milioni di euro alle Città metropolitane e ai Liberi consorzi comunali della Sicilia. Il decreto di riparto è stato firmato dal presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, nelle funzioni di assessore ad interim alle Autonomie locali, di concerto con l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino.
Alle tre Città metropolitane vanno quasi 57,4 milioni di euro e ai sei Liberi consorzi comunali poco più di 50,6 milioni di euro. Quattro i criteri che hanno guidato l’amministrazione regionale nell’assegnazione delle risorse, alcuni riferiti alle funzioni principali svolte dagli enti di area vasta: popolazione, superficie, lunghezza delle strade provinciali e numero delle sezioni o classi delle scuole provinciali. Per quanto riguarda la ripartizione dello stanziamento per le tre Città metropolitane, a Palermo vanno 22,6 milioni di euro, a Catania 19,6 e 15,1 milioni a Messina. Per i Liberi consorzi comunali, ad Agrigento sono assegnati 10,4 milioni di euro, a Siracusa 9,7, a Trapani 9,6 milioni, a Caltanissetta 7,4, a Ragusa 6,6 e, infine, a Enna 6,5 milioni di euro.
LIVESICILIA
Regione, stanziati 108 milioni a Città metropolitane e Liberi consorzi
PALERMO – La Regione Siciliana assegna 108 milioni di euro alle Città metropolitane e ai Liberi consorzi comunali. Il decreto di riparto è stato firmato dal presidente Renato Schifani, nella funzione di assessore ad interim alle Autonomie locali, di concerto con l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino.
Le risorse destinate alle Città Metropolitane e ai Liberi consorzi
Nel dettaglio, quasi 57,4 milioni sono destinati alle tre Città metropolitane, mentre poco più di 50,6 milioni vanno ai sei Liberi consorzi comunali. Quattro i criteri utilizzati per la distribuzione delle risorse: popolazione residente, superficie territoriale, estensione della rete stradale provinciale e numero delle classi delle scuole superiori.
Le cifre
Per le Città metropolitane, a Palermo spettano 22,6 milioni di euro, a Catania 19,6 milioni e a Messina 15,1 milioni. Quanto ai Liberi consorzi, ad Agrigento sono assegnati 10,4 milioni, a Siracusa 9,7 milioni, a Trapani 9,6 milioni, a Caltanissetta 7,4 milioni, a Ragusa 6,6 milioni e a Enna 6,5 milioni.
ITALIAOGGI
Scavalco dei vicesegretari, via libera con nuove regole: stretta su comuni, durata e formazione obbligatoria
Cambiano le regole per i vicesegretari nei comuni sotto i 3.000 abitanti: incarichi di massimo 12 mesi, senza proroghe automatiche, e obbligo di formazione di almeno 20 ore.Via libera allo scavalco dei vicesegretari, ma con regole più stringenti. Platea ridotta ai comuni fino a 3.000 abitanti, incarichi conferibili fino al 31 dicembre 2026 e per massimo 12 mesi, senza proroghe automatiche dei precedenti assetti. Restano i requisiti di sede vacante e procedure deserte; obbligatoria, inoltre, una formazione di almeno 20 ore, da svolgere anche se già effettuata in passato.
Sono alcuni dei chiarimenti forniti dal Ministero dell’Interno nella circolare 0080237 rispetto alla nuova disciplina dell’istituto introdotta dal decreto «mille proroghe» 2026 (art. 2, commi 6-bis e 6-ter, del dl 200/2025).
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Le novità sulla platea degli enti interessati
Essa, pur essendo in gran parte analoga a quella dettata dall’art. 16-ter, commi 9 e 10, del dl l62/2019, presenta alcune importanti novità. Fra queste, spicca quella sulla platea degli enti interessati: mentre in precedenza essa comprendeva tutti i comuni fino a 5.000 abitanti, ora la soglia demografica è stata abbassata a 3.000.
Lo scavalco consente agli enti privi di un segretario titolare di assegnare le relative funzioni ad un funzionario di ruolo in servizio da almeno due anni presso un ente locale, in possesso dei requisiti per la partecipazione al concorso, previo assenso dell'ente di appartenenza e consenso dell'interessato. In base alla nuova norma, i relativi incarichi possono essere conferiti fino al 31 dicembre 2026 e avere durata comunque non superiore a dodici mesi complessivi.
Requisiti e divieto di proroga automatica
La circolare precisa che poiché gli incarichi di vicesegretario conferiti ai sensi dell'articolo 16-ter restano disciplinati dalla relativa normativa, il ricorso all'istituto di cui all'art. 2 presuppone l'autonoma sussistenza dei requisiti e delle condizioni previsti dalla nuova disposizione e non può tradursi nella mera prosecuzione del precedente incarico, con esclusione, pertanto, di ogni forma automatica di prorogatio.
Per il resto, come detto, le condizioni per accedere allo scavalco per accedere allo scavalco sono le stesse di prima, ossia a) la sede di segreteria deve risultare vacante; b) la procedura di pubblicizzazione finalizzata alla nomina del segretario titolare ai deve essere andata deserta; c) non risulta possibile assegnare un segretario reggente, anche a scavalco, con riferimento al contingente di personale in disponibilità. Il sindaco, inoltre, è tenuto ad avviare una nuova procedura di pubblicizzazione entro i novanta giorni successivi al conferimento delle funzioni. Resta salva, in ogni momento, la possibilità, per il Ministero dell'interno, di assegnare un segretario reggente, anche a scavalco. Le nuove disposizioni si applicano anche nel caso in cui il comune, avente i requisiti indicati, stipuli o abbia in corso una convenzione per l'ufficio di segreteria, purché la sede risulti vacante e la popolazione complessiva non sia superiore a 3.000 abitanti.
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Obblighi formativi per i vicesegretari
I vicesegretari incaricati dovranno, infine, assolvere a un obbligo formativo di almeno 20 ore mediante la partecipazione a corsi, anche con modalità telematiche, secondo le modalità che saranno stabilite dal Consiglio direttivo dell'Albo Nazionale dei segretari comunali e provinciali. Nelle more della definizione di tali modalità, gli incarichi possono comunque essere es conferiti e autorizzati ai sensi della disposizione in esame. Stante la diversità tra i due istituti e poiché la nuova disposizione non prevede esenzioni, si chiarisce che lo svolgimento del percorso formativo deve considerarsi comunque dovuto anche da parte di chi abbia, eventualmente, già partecipato ad analoghi percorsi formativi in occasione di precedenti conferimenti delle funzioni ai sensi dell'art. 16-ter.
https://www.italiaoggi.it/enti-locali-e-pa/lavoro-pubblico/scavalco-dei-vicesegretari-via-libera-con...
ILSOLE24ORE
Malattia simulata, solo il medico legale può disconoscere il certificato
Il giudice non può “disconoscere” una certificazione medica attestante la malattia limitandosi a valutazioni intuitive o “di esperienza”, senza un adeguato riscontro tecnico, perché il certificato medico costituisce un elemento di particolare valenza probatoria, superabile solo mediante approfondimenti di tipo medico legale. È quanto afferma la Corte di cassazione con l’ordinanza 8738/2026.
Il caso nasce da un licenziamento disciplinare intimato a un lavoratore, accusato di avere simulato lo stato di malattia per sottrarsi allo svolgimento di nuove mansioni assegnate e non gradite. In appello, accogliendo il reclamo del datore, la Corte territoriale ha respinto l’impugnazione del licenziamento, ricostruendo la vicenda in termini di condotta fraudolenta: compatibile, sì, che una patologia psichica consenta attività di svago, ma significativo – per il giudice del reclamo – che la certificazione provenisse da un medico di base, ritenuta superficiale, con invito (non seguito) a visita specialistica, mancato acquisto di farmaci prescritti e forte contrarietà del dipendente alle nuove mansioni.
La Cassazione ribalta tale decisione impostando il ragionamento su due piani. Da un lato ribadisce la regola generale sull’onere della prova nei licenziamenti: spetta al datore dimostrare la sussistenza della giusta causa/giustificato motivo, senza ridurre la prova a meri “indizi” che finiscano per traslare sul lavoratore l’onere di provare il contrario. Dall’altro, riconosce che il datore può anche provare per presunzioni semplici, ma solo rispettando i requisiti di gravità, precisione e concordanza e senza una lettura atomistica degli indizi.
Il punto decisivo, però, riguarda la tenuta del ragionamento presuntivo quando esiste un certificato medico che attesta proprio la malattia ritenuta simulata. La Corte sottolinea che il rilascio del certificato implica assunzione di responsabilità da parte del sanitario: ciò attribuisce alla certificazione un peso probatorio che non può essere neutralizzato con affermazioni come «diagnosi superficiale» o «assenza di riscontri», specie se tali rilievi si fondano sul fatto che la visita sarebbe stata «solo visiva» e sulla qualità del medico (generico o specialista). Secondo la Cassazione, una simile svalutazione si traduce in una valutazione apodittica, che finisce per pretermettere ingiustificatamente le competenze diagnostiche del medico e, soprattutto, non sostituisce ciò che serve davvero: un accertamento medico legale idoneo a “superare” il dato certificativo.
https://www.quotidiano.ilsole24ore.com/sfoglio/aviator.php?newspaper=S24&issue=20260409&edit...
LASICILIA.IT
Ex province
La Regione stanzia 108 milioni per le città metropolitane e i liberi consorzi comunaliAssegnati fondi alle ex province basandosi su popolazione, viabilità e scuole
Assegnati 108 milioni di euro alle tre Città metropolitane (Palermo, Catania e Messina) e ai Liberi consorzi comunali della Sicilia. Il decreto è stato firmato dal presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, nelle funzioni di assessore ad interim alle Autonomie locali, di concerto con l’assessore all’Economia, Alessandro Dagnino.Alle tre Città metropolitane vanno quasi 57,4 milioni di euro e ai sei Liberi consorzi comunali poco più di 50,6 milioni di euro.Quattro i criteri che hanno guidato l’amministrazione regionale nell’assegnazione delle risorse, alcuni riferiti alle funzioni principali svolte dagli enti di area vasta: popolazione, superficie, lunghezza delle strade provinciali e numero delle sezioni o classi delle scuole provinciali.Per quanto riguarda la ripartizione dello stanziamento per le tre Città metropolitane, a Palermo vanno 22,6 milioni di euro, a Catania 19,6 milioni di euro e 15,1 milioni di euro a Messina. Per i Liberi consorzi comunali, a Agrigento sono assegnati 10,4 milioni di euro, a Siracusa 9,7 milioni di euro, a Trapani 9,6 milioni di euro, a Caltanissetta 7,4 milioni di euro, a Ragusa 6,6 milioni di euro e, infine, a Enna 6,5 milioni