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rassegna stampa dell'8 aprile 2026


ITALIAOGGI

Nel decreto Pnrr i criteri per individuare piatti e posate di plastica riutilizzabili

Un emendamento prova a risolvere l’impasse determinato dalla procedura d’infrazione sulle plastiche monouso su cui la Commissione europea ha inviato al nostro Paese un parere motivato lo scorso 11 marzo contestando il mancato e non corretto recepimento della Direttiva Sup
Fissati i criteri per piatti, posate e prodotti in plastica riutilizzabili. Con un emendamento della Lega (primo firmatario Gianpiero Zinzi) al decreto legge Pnrr, riformulato secondo le indicazioni del Mef e approvato ieri in commissione bilancio della Camera, l’Italia prova a uscire dalla procedura d’infrazione sulle plastiche monouso, su cui la Commissione europea ha inviato al nostro Paese un parere motivato lo scorso 11 marzo contestando il mancato e non corretto recepimento della Direttiva (UE) 2019/904, nota come Direttiva SUP (Single-Use Plastics), dando al governo due mesi di tempo per rispondere e adottare le misure necessarie, pena il deferimento alla Corte di giustizia Ue in caso di risposta insoddisfacente.
Il contesto di riferimento
Bruxelles ha contestato le deroghe italiane che ammettono l'uso di bioplastiche (compostabili) per alcuni prodotti monouso, contrariamente alla direttiva che mira alla riduzione alla fonte.
Inoltre, ha espresso dubbi sulla definizione italiana di plastica, che esenta materiali con un basso contenuto plastico (sotto il 10%). Tutte deroghe, contenute nel dlgs n.196/2021 e in vigore dal 14 gennaio 2022, ritenute eccessive dall’Unione europea.
Cosa cambia
Piatti, posate (forchette, coltelli, cucchiai, bacchette), cannucce e agitatori in plastica saranno considerati riutilizzabili e quindi «idonei a garantire effettivi molteplici utilizzi», e in quanto tali commercializzatili, se rispondono a determinati requisiti.
I piatti per essere considerati in plastica dura, e quindi riutilizzabili, dovranno pesare più di 45 grammi se hanno diametro inferiore a 19 cm. Se hanno diametro tra 19 e 24 cm, dovranno pesare più di 80 grammi, mentre se hanno diametro oltre i 24 cm dovranno pesare più di 110 grammi. Posate, cannucce e agitatori per bevande dovranno avere un rapporto peso/lunghezza superiore a 0,5 grammi per centimetro.
I nuovi parametri non si applicheranno da subito ma a decorrere da un anno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione del decreto Pnrr.
Le tempistiche e il nodo dei finanziamenti alle imprese
Nella riformulazione approvata, tuttavia, è saltato il passaggio con cui la Lega puntava a rifinanziare con 10 milioni all'anno nel 2026 e nel 2027 la misura di sostegno delle imprese produttrici di prodotti in plastica monouso, ai fini della modifica dei cicli produttivi e della riprogettazione di componenti, macchine e strumenti di controllo verso la produzione di prodotti riutilizzabili conformi alle caratteristiche individuate dalla norma.




ILSOLE24ORE

Pnrr, fine lavori al 30 giugno Assegno unico più esteso

Ok al Dl in commissione. Il sì agli emendamenti riformulati fissa un punto fermo per l’ultimazione Un anno in più per i medici in servizio. Comandi e distacchi in partecipate rinnovabili fino al 2027
Pnrr, fine lavori al 30 giugno Assegno unico più esteso
Ok al Dl in commissione. Il sì agli emendamenti riformulati fissa un punto fermo per l’ultimazione Un anno in più per i medici in servizio. Comandi e distacchi in partecipate rinnovabili fino al 2027
Dall’estensione dell’Assegno unico alla proroga alle Asl per poter trattenere in servizio un medico fino ai 72 anni. Sono i principali emendamenti approvati ieri al decreto Pnrr in commissione Bilancio alla Camera. Oggi, il testo (su cui il governo metterà la fiducia) arriverà in Aula a mezzogiorno per chiudere la prima lettura e approdare poi al Senato. Per il via libera definitivo, comunque, mancano meno di due settimane: la conversione in legge dovrà avvenire entro il 21 aprile.
Partiamo dalle scadenze per il termine dei lavori sugli investimenti Pnrr, che si allineano al 30 giugno. L’ultima mossa è arrivata dalle riformulazioni degli emendamenti all’articolo 1 del decreto che, nella versione iniziale, avevano provato a spostare i termini al 31 luglio. Il tentativo avrebbe imposto una modifica al regolamento comunitario, e quindi un nuovo complesso negoziato con Bruxelles, improbabile per uno slittamento di un mese solo. La parola fine sulla querelle delle scadenze dovrebbe finalmente liberare le Linee guida sull’ultimo miglio del Pnrr, che sono state completate tre settimane fa dalla Struttura di missione di Palazzo Chigi e dalla Ragioneria generale (si veda «Il Sole 24 Ore» del 17 marzo) ma non sono mai state pubblicate ufficialmente per non andare in cortocircuito con gli emendamenti.
Tra i riformulati c’è anche quello per portare da 4 a 8 milioni le risorse destinate alla convenzione con Radio Radicale che, con il decreto Milleproroghe, era stato rifinanziato solo con 4 milioni di euro, la metà rispetto al 2025.
Poi, viene prorogata di un anno, quindi fino al 31 dicembre 2027, la possibilità per le Aziende sanitarie locali di trattenere in servizio, a richiesta degli interessati, il personale medico in regime di convenzione col Servizio sanitario nazionale, fino al compimento del settantaduesimo anno di età.
Inoltre, va avanti l’estensione dell’Assegno unico e universale. L’emendamento del governo, necessario anche per evitare una condanna da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea, allarga la platea ai lavoratori degli Stati dell’Ue non residenti in Italia e ai figli a carico residenti in un altro Stato. Il testo interviene sul decreto legislativo 29 dicembre 2021 n. 230, che tra i beneficiari esclude i lavoratori che non risiedono in Italia per almeno due anni o i cui figli non risiedono in Italia. È per questi requisiti che, nel 2024, la Commissione Ue ha deferito l’Italia alla Corte europea. Con l’estensione, secondo la relazione tecnica, si avrebbero 50mila nuovi beneficiari. La spesa prevista, così, sarebbe di 20 milioni di euro per i prossimi mesi del 2026 e salirebbe fino ai 36,2 milioni annui a decorrere dal 2035.
Altra modifica approvata riguarda i comandi e i distacchi del personale delle società a controllo pubblico che continueranno a non poter superare la durata di un anno, ma potranno essere rinnovabili e utilizzabili fino al 31 dicembre 2027. L’intervento impatta sul testo unico delle società a partecipazione pubblica: la legge di Bilancio 2023 aveva già previsto un regime temporaneo con la durata di un anno e fino a dicembre 2026 per i comandi e i distacchi del personale delle società a controllo pubblico per l’attuazione del Pnrr. Inoltre, la struttura della presidenza del Consiglio competente per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale potrà prorogare non oltre il 31 dicembre 2026 gli incarichi conferiti agli esperti del Dipartimento per la digitalizzazione. Il differimento è finalizzato a garantire continuità ed efficacia ai programmi di trasformazione digitale avviati nell’ambito dei progetti previsti dal Pnrr, in attesa dello svolgimento delle procedure concorsuali già previste.
Via libera anche alla spesa di 1,6 milioni di euro nel triennio (400mila euro nel 2026, 800mila euro per il 2027 e 400mila euro per il 2028) in favore del ministero dell’Interno per consentire lo svolgimento delle attività di raccolta, elaborazione e diffusione dei dati relativi alle consultazioni elettorali e referendarie tramite lo sviluppo, la manutenzione evolutiva, adeguativa e correttiva del Sistema informativo elettorale (Siel), anche al fine della piena realizzazione della tessera elettorale in formato digitale.
Ok poi della commissione Bilancio di Montecitorio alla riduzione da 90 a 60 giorni del termine entro il quale le autorità competenti alla gestione del suolo pubblico adottano - salvo per i casi di espropriazione - le decisioni necessarie e rispettano procedure semplici, efficaci, trasparenti, pubbliche e non discriminatorie, nell’esaminare le domande per la concessione del diritto di installare infrastrutture elettroniche.


https://www.quotidiano.ilsole24ore.com/sfoglio/aviator.php?newspaper=S24&issue=20260408&edit...


ILSOLE24ORE

Affitti brevi, ora anche la Puglia prepara la stretta

I Comuni pugliesi potrebbero, a breve, avere il potere di limitare il numero di immobili disponibili per le locazioni turistiche. Individuando aree nelle quali il fenomeno ha superato il livello di guardia e va, per questo, contingentato. È questo il cuore del disegno di legge sugli affitti brevi che la giunta della Puglia, guidata da Antonio Decaro, sta definendo in queste settimane, dopo avere chiuso una fase di consultazione con le parti sociali che porterà alla presentazione formale in Consiglio regionale.
Si tratta di un intervento molto rilevante, anche a livello nazionale, perché la Puglia (dove ci sono 44.883 immobili “attivi” destinati alla locazione turistica registrati nella banca dati regionale, una delle concetrazioni più alte d’Italia) sarebbe la terza Regione a regolare il fenomeno, dopo Toscana ed Emilia-Romagna. Entrambe queste Regioni, peraltro, sono state oggetto di impugnativa da parte del Governo (si veda l’altro articolo in pagina). L’approvazione di un’altra legge regionale, insomma, sarebbe l’ennesimo segnale che il fenomeno richiede una regolazione uniforme a livello nazionale.
A raccontare l’intervento è Graziamaria Starace, assessora al Turismo della Regione: «Abbiamo voluto dare un segnale di risposta a quelle che erano le istanze ricevute in campagna elettorale. Ci sono comunità che si vedono private delle possibilità di trovare degli alloggi per locazioni ordinarie a lungo termine perché tanti proprietari decidono di propendere per le locazioni brevi, perché sono più remunerative e perché l’inquilino va via al termine della vacanza».
Il disegno di legge della Puglia ruota attorno all’articolo 2: qui viene scelta la strada di una regolazione urbanistica del fenomeno, gestita dai sindaci. I Comuni a più alta densità turistica e tutti i Comuni capoluogo di provincia, in base alla proposta, potranno, con proprio regolamento, individuare zone o aree nelle quali «definire criteri e limiti specifici per lo svolgimento delle attività di locazione turistica». Questi limiti dovranno tenere conto di elementi misurabili, come il rapporto «tra il numero di posti letto nelle unità immobiliari a uso abitativo oggetto di locazione turistica e la popolazione residente», la capacità ricettiva delle strutture alberghiere ed extra-alberghiere, le caratteristiche del tessuto urbano, la necessità «di tutelare, anche con riferimento alla sostenibilità ambientale, il valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico», gli standard qualitativi del servizio di accoglienza. Ancora Starace: «Abbiamo deciso di dare la più ampia libertà possibile ai Comuni, in modo che questi possano limitare questo fenomeno sia dal punto di vista quantitativo che perimetrando le aree del loro territorio, stabilendo che in alcune di queste non si possano fare locazioni a breve termine».
Questa impostazione riprende quanto già approvato dalla Toscana (all’articolo 59 della legge regionale 61/2024) e valutato positivamente dalla Corte costituzionale alla fine del 2025, con la sentenza 186. Partendo da un principio pratico: dove il numero eccessivo di immobili in locazione breve crea eccessivi scompensi e problemi al territorio, i Comuni possono avere il potere di intervenire, per regolare il fenomeno. I sindaci potranno, così, limitare lo svolgimento dell’attività di locazione turistica; potranno individuare «uno specifico rapporto che deve sussistere fra superficie dell’immobile e numero di ospiti ammessi»; potranno definire «requisiti e standard di qualità che gli immobili adibiti a locazione turistica devono possedere con riferimento, in particolare, all’accessibilità degli spazi, agli standard igienico-sanitari, al decoro degli ambienti, nonché alla presenza di servizi di connettività».
Sullo sfondo c’è sempre il rischio di una nuova impugnativa del Governo: «Per questo - conclude Starace - abbiamo mutuato la norma della Toscana. È passata al vaglio della Corte costituzionale ed è una base solida dalla quale partire». Terminate le consultazioni con gli operatori del settore, ora il testo sta per approdare in Consiglio regionale.

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GRANDANGOLO

Dalla Regione 239 milioni per imprese, famiglie e occupazione/VideoSchifani: “Risorse concrete per chi investe nel futuro”

Sostenere occupazione, investimenti e innovazione: con questi obiettivi il governo Schifani, attraverso Irfis – FinSicilia, dà il via a un nuovo pacchetto di misure previste dalla legge finanziaria regionale 2025. Con un budget complessivo di 239 milioni di euro, gli interventi puntano a rafforzare il tessuto produttivo locale, favorire la crescita delle imprese e promuovere il lavoro stabile. Il cronoprogramma degli avvisi pubblici è stato definito con l’obiettivo di garantire chiarezza, accessibilità e piena partecipazione da parte di imprese e cittadini.“Queste misure – afferma il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani – servono a rendere il nostro sistema economico sempre più moderno, efficiente e competitivo, con evidenti ricadute positive sull’occupazione. Da sempre la nostra politica punta a coniugare un approccio liberista, che incentiva investimenti e competitività, con l’attenzione alle esigenze sociali e al benessere dei cittadini. Con i bandi predisposti da Irfis in tempi estremamente rapidi e che saranno pubblicati già da domani, mettiamo a disposizione delle imprese le risorse concrete e consistenti. È un intervento che il mio governo ha voluto con convinzione perché credo che una Sicilia più forte si costruisca sostenendo chi lavora, chi investe e chi crea futuro”.
“Con questo programma, Irfis si conferma strumento centrale della politica economica regionale, rafforzando il proprio ruolo di leva finanziaria per lo sviluppo e la crescita della Sicilia”, commenta la presidente dell’Istituto, Iolanda Riolo.
Il primo blocco di interventi rappresenta il cuore della strategia regionale per il 2026, comprende due misure principali ed è stato elaborato in collaborazione con l’assessore all’economia, Alessandro Dagnino. 150 milioni per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal 9 gennaio 2026, data di pubblicazione della legge finanziaria: questa misura cardine del programma è finalizzata a promuovere occupazione stabile, ridurre la precarietà e rafforzare il reddito delle famiglie, con effetti positivi sulla domanda interna e sulla fiducia delle imprese. 50 milioni per nuovi investimenti: è un intervento destinato a sostenere programmi di crescita e ammodernamento del sistema produttivo, con particolare attenzione all’innovazione, alla competitività e allo sviluppo dimensionale delle imprese.
Le altre linee di intervento: 18 milioni per South working: intervento destinato all’attrazione e al rientro di lavoratori da remoto, con impatti positivi sul capitale umano e sulla vitalità economica dei territori. 12 milioni per efficientamento e solidarietà energetica: sostegno ai soggetti più esposti ai costi energetici, per favorire maggiore efficienza e ridurre l’impatto delle spese. 5 milioni per interventi edilizi: azioni mirate con ricadute rapide sul territorio, per incentivare lavori di piccola e media entità a beneficio della comunità.
Calendario degli avvisi. Mercoledì 8 aprile: pubblicazione degli avvisi relativi a Articolo 1 – Assunzioni a tempo indeterminato Articolo 2 – Nuovi investimenti. Lunedì 13 aprile: pubblicazione misura Articolo 3 – South working. Venerdì 17 aprile: pubblicazione misura Efficientamento energetico. Mercoledì 22 aprile: pubblicazione misure Prestito d’onore. Interventi per il settore commercio. Restano in fase di approvazione in giunta le misure relative ai bonus edilizi, che completeranno il quadro degli interventi.



LENTEPUBBLICA

Maltempo e viabilità: le Province chiedono interventi d’urgenza

“Ripristinare al più presto i collegamenti: comunità isolate”.Prevedere interventi di straordinaria urgenza per ripristinare nel più breve tempo possibile i collegamenti interrotti, provvedendo anche con strutture temporanee in sostituzione dei ponti crollati; stanziare risorse straordinarie a favore delle Province colpite dall’emergenza, per consentire il ripristino immediato della viabilità provinciale, per far uscire le comunità dall’isolamento forzato e ripristinare la sicurezza sulla rete viaria.
Sono queste le richieste avanzate dalle Province, nell’ordine del giorno approvato oggi all’unanimità dal Comitato Direttivo UPI, a sostegno delle Province delle Regioni Abruzzo, Molise e Puglia, colpite dalla drammatica ondata di maltempo che ha provocando danni gravissimi alle infrastrutture stradali e in particolare alla rete viaria provinciale.
Tra le conseguenze più gravi, da risolvere con la massima urgenza, il crollo di ponti e il persistere di situazioni franose che hanno obbligato alla chiusura di tratti di strade provinciali isolando completamente intere frazioni.
Il Comitato Direttivo UPI, poi, nell’ordine del giorno rivolge un appello al Governo ad aprire al più presto un tavolo di confronto con Regioni, Province e Comuni per discutere delle norme sul coordinamento delle situazioni di emergenza in modo da ricostituire un quadro unitario di sistema che consenta al Paese una risposta più efficiente.


LENTEPUBBLICA

Corruzione di pubblico ufficiale: anche i regali piccoli fanno scattare il reato

Nella vita quotidiana, un piccolo dono può essere percepito come un gesto innocuo, una forma di cortesia o di semplice riconoscenza.  Ma cosa accade quando quel dono si inserisce nel rapporto tra privati e Pubblica Amministrazione?
Sul punto è intervenuta la Corte di Cassazione con la sentenza n. 8675 del 5 marzo 2026, che affronta il tema della rilevanza penale delle utilità di modico valore nei reati di corruzione, chiarendo che anche un bene economicamente modesto può integrare il delitto se funzionalmente collegato a un atto contrario ai doveri d’ufficio.
Il caso all’origine della controversia
La vicenda trae origine da un procedimento definito in appello dalla Corte di Catanzaro, che aveva assolto l’imputato ritenendo irrilevante la consegna di alcune cassette di pesce del valore complessivo di circa 130 euro. L’imputato, titolare di un’azienda, era stato sottoposto a controllo da parte di due ispettori del lavoro, pubblici ufficiali dotati di poteri di polizia giudiziaria. Nel corso dell’ispezione erano emerse una serie di violazioni in materia di sicurezza sul lavoro, tra cui irregolarità nell’impianto elettrico, assenza del medico competente e mancata sottoposizione a visita medica di un lavoratore.
Nonostante tali rilievi, la pratica veniva archiviata senza contestazioni formali. Secondo l’accusa, tale esito favorevole sarebbe stato “remunerato” dall’imprenditore mediante la consegna di due cassette di pesce, una per ciascun ispettore. In primo grado, il giudice dell’udienza preliminare (GUP) aveva ritenuto integrato il reato di corruzione propria. Diversamente, la Corte d’appello aveva ribaltato la decisione, qualificando i beni come donativi di modico valore, rientranti nella soglia di tolleranza prevista dall’art. 4 del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (D.P.R. 62/2013) e, pertanto, escludendo la sussistenza del reato.
La Cassazione, a seguito del ricorso del Procuratore generale, accoglie le censure e annulla la sentenza con rinvio. Il cuore della decisione risiede nella netta distinzione tra diverse fattispecie corruttive e, soprattutto, nell’affermazione del principio per cui la modestia dell’utilità non esclude la corruzione quando sia provato il nesso di corrispettività con un atto contrario ai doveri d’ufficio.
Corruzione di pubblico ufficiale: anche i regali piccoli fanno scattare il reato
La Corte evidenzia, in primo luogo, l’errore commesso dai giudici di appello, i quali avevano applicato alla corruzione propria susseguente criteri elaborati per la diversa ipotesi di istigazione alla corruzione, che costituisce reato di pericolo e non di danno. In quest’ultima fattispecie, la valutazione della tenuità dell’offerta serve a verificare la serietà della proposta. Nella corruzione propria, invece, ciò che rileva è l’esistenza di un accordo illecito già perfezionato, fondato sullo scambio tra utilità e atto antidoveroso.
La Cassazione, poi, tiene conto dell’evoluzione giurisprudenziale in materia, evidenziando come, dopo la riforma del 2012, il requisito della proporzione tra prestazione del privato e condotta del pubblico ufficiale non costituisca più un elemento discriminante. La proporzionalità non è più un requisito strutturale del reato, ma un semplice indice sintomatico utile a dimostrare l’esistenza del patto corruttivo. Ne deriva che, una volta accertato il nesso causale tra la dazione e l’atto illecito, il reato sussiste anche se il valore dell’utilità è modesto. In altri termini, il disvalore penale non risiede nell’entità economica del vantaggio, bensì nella mercificazione della funzione pubblica.
Rapporto tra disciplina penale e Codice di comportamento dei dipendenti pubblici
Particolarmente significativo è anche il chiarimento relativo al rapporto tra disciplina penale e Codice di comportamento dei dipendenti pubblici. La Cassazione esclude che la previsione di una soglia di modico valore per i regali possa fungere da causa di non punibilità in ambito penale. Tali disposizioni operano su un piano distinto, volto a regolare comportamenti leciti, ma potenzialmente inopportuni e non possono legittimare condotte che integrano uno scambio corruttivo. Se il dono è collegato alla definizione di una pratica amministrativa, esso perde qualsiasi connotazione di regalo d’uso e diventa, a tutti gli effetti, il prezzo dell’illecito.
Pertanto, la Cassazione ha chiarito che anche un gesto apparentemente banale, come la consegna di una cassetta di pesce, può assumere rilevanza penale se rappresenta il corrispettivo di un atto contrario ai doveri d’ufficio. La linea di confine tra cortesia e reato, dunque, si misura nella funzione che quel dono svolge all’interno del rapporto con il pubblico ufficiale.




TELEACRAS

Aggiudicata la gara per la manutenzione straordinaria delle strade provinciali della zona est agrigentina

L’ufficio Gare della Provincia di Agrigento ha aggiudicato l’appalto per la manutenzione straordinaria del comparto stradale est della provincia. La gara è stata aggiudicata all’impresa IG Costruzioni Srl di Cinisi (provincia di Palermo) che ha offerto il ribasso del 32,37% per un importo contrattuale di 2.800.000 euro più Iva, compresi 84.000 euro per oneri di sicurezza (non soggetti a ribasso). Alla gara, effettuata in modalità telematica, hanno partecipato 290 imprese, e gli interventi dovranno essere eseguiti entro 365 giorni lavorativi dalla data di consegna dei lavori. A breve la firma del contratto d’appalto. L’intero importo è stato finanziato con fondi della Provincia, resi a disposizione della viabilità interna in seguito all’assestamento di bilancio.



AGRIGENTONOTIZIE.IT 

Strade provinciali, affidati i lavori nel comparto est: appalto da 2,8 milioni
Quasi 300 imprese in gara, interventi al via entro un anno con fondi del Libero consorzio


Via libera alla manutenzione straordinaria del comparto stradale est della provincia di Agrigento. L’Ufficio gare del Libero Consorzio comunale ha infatti aggiudicato l’appalto per un importo complessivo di 2 milioni e 800 mila euro, più Iva.Ad aggiudicarsi i lavori è stata l’impresa IG Costruzioni srl di Cinisi, che ha presentato un ribasso del 32,37041 per cento. Nell’importo sono compresi anche 84 mila euro destinati agli oneri di sicurezza, non soggetti a ribasso. La procedura si è svolta in modalità telematica e ha registrato una partecipazione particolarmente elevata: sono state infatti 290 le imprese che hanno preso parte alla gara, a conferma dell’interesse per un intervento strategico sulla rete viaria provinciale.I lavori dovranno essere completati entro 365 giorni lavorativi dalla consegna del cantiere. A breve è prevista la firma del contratto d’appalto che darà ufficialmente il via agli interventi.L’intero finanziamento è stato garantito con risorse del Libero consorzio comunale di Agrigento, rese disponibili per la viabilità interna a seguito dell’assestamento di bilancio. Un investimento che punta a migliorare le condizioni delle strade del comparto est, con ricadute dirette sulla sicurezza e sulla mobilità del territorio.
 























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