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Rassegna stampa del 16 aprile 2026

 

ITALIAOGGI

Decreto Pnrr è legge: le principali novità dalla carta d’identità over70 all’assegno unico

Il testo è stato approvato, senza modifiche rispetto al testo licenziato dalla Camera in prima lettura, con 101 voti favorevoli, 62 voti contrari e 2 astenuti
Il decreto Pnrr è legge. Via libera del Senato alla fiducia posta dal governo sulla legge di conversione, il testo è stato approvato, senza modifiche rispetto al testo licenziato dalla Camera in prima lettura, con 101 voti favorevoli, 62 voti contrari e 2 astenuti.
Nel provvedimento, di 40 articoli, sono contenute una serie di misure che puntano alla semplificazione e all'accelerazione delle procedure per la realizzazione degli obiettivi del piano, novità sull’It-Wallet e sulla carta d’identità per gli over70 e misure che toccano i professionisti. 
Il provvedimento si propone di garantire la tempestiva attuazione degli interventi relativi al Pnrr, coerentemente con il relativo cronoprogramma, anche attraverso il "rafforzamento della capacità amministrativa" delle amministrazioni titolari e dei soggetti attuatori degli interventi, e di favorire il superamento del divario economico e sociale delle regioni del Mezzogiorno, nonché di assicurare un impiego efficace ed efficiente delle risorse della politica di coesione.
Assegno unico
Tra le misure c’è l'estensione dell'assegno unico ed universale ai lavoratori degli Stati membri dell'Unione europea che non siano residenti in Italia ed ai figli a carico residenti in un altro Stato membro.
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It-wallet per i quattordicenni
Ai minori che abbiano compiuto il quattordicesimo anno di età sono consentiti l'accesso e l'utilizzo del punto di accesso telematico, anche per l'ottenimento e l'esibizione di attestazioni, titoli o abilitazioni aventi effetti giuridici, compresi quelli resi disponibili mediante il Sistema di portafoglio digitale italiano (Sistema It-wallet), senza che sia necessario l'assenso dell'esercente la responsabilità genitoriale, fatti salvi i casi in cui la legge richieda espressamente l'intervento o l'autorizzazione dell'esercente la responsabilità genitoriale per l'ottenimento di specifiche attestazioni, titoli o abilitazioni ovvero per la fruizione di specifici servizi.
Carta d’identità per gli over70
È previsto che la carta d’identità elettronica, rilasciata a soggetti che abbiano compiuto il settantesimo anno di età, abbia una durata illimitata (utilizzabile anche ai fini dell’espatrio).
È stata anche approvata la misura che prevede l’arrivo della tessera elettorale digitale, che verrà introdotta nel giro di un anno all’interno dell’It wallet (che con il decreto Pnrr potrà essere usato anche dai quattordicenni). E che scuole, università e altre amministrazioni pubbliche che concedono agevolazioni, prendano d’ufficio i dati relativi all’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) del nucleo familiare.


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ITALIAOGGI

Riscossione, allarme Comuni: oltre 1.100 enti verso l’obbligo AMCO, a rischio 21 miliardi di crediti

La riforma della riscossione locale potrebbe coinvolgere oltre 1.100 comuni italiani, obbligandoli a rivolgersi ad Amco per recuperare crediti insoluti. Il Mezzogiorno è l'area più colpita, con il 35% dei comuni sotto soglia
Sono oltre 1.100 i comuni italiani i comuni italiani per i quali potrebbe scattare l’obbligo di rivolgersi ad AMCO per recuperare coattivamente le proprie entrate. In essi si concentrano quasi i due terzi dei crediti insoluti del comparto, per un totale di 21 miliardi sui 33,7 totali.
È quanto emerge da una elaborazione del Centro studi enti locali su dati BDAP relativi ai rendiconti 2022-2024: un esercizio che offre una prima, interessante analisi sul possibile impatto della riforma della riscossione locale prevista dall’ultima manovra di bilancio.
Tutto nasce con l’art. 1, comma 662, della L. 199/2025, che ha introdotto la possibilità, per gli enti locali, di decidere se affidare o meno il servizio relativo alle attività di riscossione coattiva delle entrate tributarie o patrimoniali proprie alla “Asset management company S.p.A”, una società di proprietà del Mef che dovrebbe costituire il nuovo soggetto di riferimento nazionale nel settore.
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Le nuove regole per la riscossione coattiva e il ruolo del Mef
Per gli enti che non si avvarranno di tale possibilità e che, al termine dei contratti con gli attuali soggetti affidatari della riscossione coattiva, presenteranno una capacità di riscossione troppo bassa scatterà l’obbligo di ricorrere ad Amco per la riscossione coattiva. Sarà un decreto dello stesso Mef a definire il valore soglia al di sotto del quale scatterà il predetto obbligo, considerando la percentuale di riscossione in conto residui delle entrate del Titolo 1, tipologia 1, e del Titolo 3. Al momento, le bozze di questo provvedimento che sono circolate fra gli addetti ai lavori fissano l’asticella al 17,5%, anche se si tratta di un valore ancora suscettibile di essere rivisto sia al ribasso che al rialzo.
Partendo da essi, la simulazione del Centro evidenzia che, se esso venisse confermato, oltre 1.100 enti andrebbero in fuori gioco. Osservando la distribuzione territoriale, il quadro assume contorni ancora più netti.
Nel Mezzogiorno si concentra la quota più ampia di criticità: 866 comuni su 2.489, pari al 35% del totale, si collocano sotto la soglia prevista. In altre parole, più di un comune su tre presenta livelli di riscossione tali da rientrare nel perimetro dell'obbligo.
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La distribuzione territoriale delle criticità nei comuni
Al Centro il fenomeno è meno diffuso ma comunque significativo: sono 163 comuni su 967, pari al 17%, circa uno su sei.
Qui il dato segnala una presenza più selettiva del problema, ma comunque non marginale. Al Nord, invece, la situazione cambia completamente scala. I comuni "sotto soglia" sono 104 su 4.386, pari ad appena il 2% del totale. Un dato che conferma come nelle regioni settentrionali la difficoltà di riscossione sia circoscritta a una quota molto limitata di enti a differenza del Meridione in cui il fenomeno sembra assumere dimensioni quasi strutturali.
Nei comuni fuori linea, inoltre, si concentra più del 62% delle somme accertate ma non ancora incassate, pari a più di 21 miliardi di euro su 33,7 miliardi totali. Come detto, però, i numeri potrebbero ancora cambiare visto che il decreto non ha ancora visto la luce, pare per problemi di carenza di copertura normativa per i meccanismi sanzionatori che dovrebbero rafforzare l’obbligo.
L'impatto sui rendiconti e le strategie degli enti locali
Ma è bene che gli enti inizino a fare i propri conti, anche alla luce dell’imminente chiusura del rendiconto 2025. In questo scenario, è evidente che la leva dello stralcio dei crediti incagliati potrà essere manovrata opportunisticamente per cercare di portare il proprio indicatore sopra o sotto il valore soglia.
Così facendo, però, il senso della riforma (pur con tutte le perplessità che essa genera) ne uscirebbe svuotato. In effetti, la reale capacità di riscossione di un ente andrebbe misurata su tutte le poste, comprese (anzi, a partire da) quelle più risalenti (che comunque vanno conservate in un apposito elenco e nello stato patrimoniale).

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ILSOLE24ORE

I contraccolpi del conflitto sulle regioni: consumi giù al Sud, l’industria frena al Nord

La crisi del Golfo Persico ed il blocco dello stretto di Hormuz aprono a scenari diversi per le economie del Centro-Nord e del Mezzogiorno. La prima colpita più duro in termini di Pil, per effetto della sua intensità industriale, la seconda penalizzata in misura maggiore per quanto riguarda i consumi delle famiglie.
È la Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, a delineare gli effetti per il 2026 e il 2027 su Pil, inflazione e consumi in termini di variazioni percentuali rispetto allo scenario tendenziale e secondo due ipotesi: conflitto in rapido esaurimento, tre mesi, oppure prolungato almeno per sei mesi. L’analisi parte dal triplice effetto dell’aumento delle quotazioni del petrolio: sui prezzi dei beni energetici importati, sui beni intermedi importati, soprattutto dell’industria, e sui beni di consumo, che riflettono sia l’aumento dei costi energetici sia le interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali.
Per quanto riguarda il 2026, nello scenario più favorevole, l’impatto sul Pil a livello nazionale sarà pari a 0,3 punti percentuali, mentre in quello più avverso bisognerebbe mettere in conto un -0,5. Ma sul piano territoriale emergono distanze evidenti. Nella prima ipotesi si configurerebbe un -0,3 al Centro-Nord e un -0,1 al Sud, in quella più pessimistica si andrebbe a -0,6% contro -0,2%. Il maggiore impatto nell’area settentrionale si spiega con la connotazione produttiva più spiccata e quindi con un’esposizione maggiore ai vettori dello shock, in primis l’impennata dei prezzi energetici ma anche quella dei beni intermedi che si trasmettono rapidamente ai prezzi industriali.
Passando all’inflazione, secondo l’analisi dell’associazione diretta da Luca Bianchi nello scenario più favorevole l’impatto è dello 0,8% nel Centro-Nord e dello 0,7% nel Mezzogiorno; in quello più avverso si passa rispettivamente a +1,7 e +1,5. A livello nazionale si arriverà al massimo al +1,7. Tuttavia, già nello scenario a tre mesi, lo shock inflattivo basterebbe a sterilizzare l’incremento di reddito disponibile reale delle famiglie nel 2026, con conseguenze molto più forti sulla spesa delle famiglie meridionali. La contrazione dei consumi è stimata nello 0,1% al Centro-Nord e 0,3% al Sud (scenario più favorevole) oppure nello 0,2% e 0,5% (ipotesi peggiore). Un andamento spiegato dalla maggiore vulnerabilità delle famiglie meridionali agli shock inflattivi, per i livelli di reddito più bassi e per il peso più elevato dei consumi essenziali, come l’energia, sul totale della spesa.
Cambiano leggermente le grandezze, invece, per il 2027. Si sconterebbe un rallentamento del processo di riassorbimento dell’inflazione, più evidente però in un’area come quella meridionale, anche a causa di una produttività oraria più bassa e di un’offerta nei servizi più frammentata. Di qui la discesa delle spese delle famiglie, di quasi mezzo punto al Sud contro due decimi al Centro-Nord nell’ipotesi A e dello 0,9% (rispetto allo 0,7%) nel caso di un conflitto in Iran prolungato. Con ricadute sul Pil che, però, si vedranno in pratica solo nel Mezzogiorno. Poiché nel Sud i consumi delle famiglie rappresentano una componente pesane della domanda aggregata – osserva la Svimez – c’è un riflesso diretto sull’andamento del Pil, che risulta negativo (-0,4% nello scenario a sei mesi). Nel Centro-Nord, invece, il calo dei consumi verrebbe compensato dalla ripresa di altre componenti della domanda, come l’attività industriale, determinando un effetto complessivo nullo sul Pil.

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ILSOLE24ORE

Lavoro, il governo rinuncia alla delega sulla contrattazione

Contratti collettivi. L’esecutivo intende accogliere l’appello di Confcommercio, Cgil, Cisl e Uil, dopo la riunione tra Meloni e Calderone
Far decadere la delega in materia di contrattazione collettiva, per dar modo alle parti sociali di trovare un’intesa complessiva sui criteri di misurazione della rappresentanza nel privato.
Questo orientamento del governo è emerso ieri dall’incontro a palazzo Chigi tra la premier Giorgia Meloni e il ministro del Lavoro, Marina Calderone: dunque nessun intervento unilaterale con un decreto legislativo che si avventura nel terreno “minato” della contrattazione, in attuazione della delega che prevede il riconoscimento dei contratti collettivi «più applicati». Principio, questo, fortemente contestato da Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, Confcommercio, Confesercenti che privilegiano il riferimento ai contratti siglati dalle associazioni datoriali e dai sindacati comparativamente più rappresentativi, per non aprire la strada ai contratti pirata che prevedono condizioni peggiorative per i lavoratori sul versante economico e dell egli istituti contrattuali, rispetto ai contratti leader.
L’incontro a palazzo Chigi è servito anche a confermare la volontà di varare il decreto 1 maggio - come ormai è tradizione per il governo Meloni - con una serie di misure a favore del lavoro “povero”, partendo da giovani e donne, la cui entità è però oggetto di valutazione, in base alle risorse disponibili (si veda l’articolo a fianco).
Questo è il risultato dell’appello lanciato al governo dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli e dai leader di Cgil, Cisl e Uil, rispettivamente Maurizio Landini, Daniela Fumarola e Pierpaolo Bombardieri, ieri mattina nell’ultimo giorno del forum di Confcom che all’unisono hanno invitato l’esecutivo a fermarsi per dare tempo alle parti sociali di raggiungere un accordo sulla rappresentanza, che potrebbe poi essere recepito anche con una soft law di sostegno. «È prioritario contrastare con forza il dumping contrattuale - ha detto Sangalli, rivolgendosi al sottosegretario al lavoro, Claudio Durigon- che oggi rappresenta una vera piaga sociale, con retribuzioni più basse, diritti e welfare azzerati, che crea concorrenza sleale tra le imprese. La crescita non si costruisce abbassando le tutele, ma alzando la qualità del lavoro attraverso la contrattazione di qualità, delle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative». Il sottosegretario Durigon si è detto «d’accordo con questa impostazione» aggiungendo che «in Italia il salario cresce solo con una buona contrattazione. Si deve fare un decreto per fermare il lavoro povero, ma vanno cancellati i contratti in dumping, fate un accordo».
Landini in precedenza aveva invitato il governo a «far lavorare le parti sociali ad un’intesa da recepire con una legge di sostegno», soluzione condivisa anche da Fumarola, secondo cui «è compito delle parti sociali definire i criteri», e da Bombardieri che ha proposto al governo di «darci sei mesi per raggiungere un accordo».
Il sistema contrattuale di Confcommercio interessa circa 5 milioni di lavoratori, mentre 154mila lavoratori del terziario di mercato sono coinvolti da contratti “minori”, che significano una perdita media di circa 8mila euro all’anno con meno diritti, tutele e forme di welfare. Sono in corso da mesi incontri su diversi tavoli tra Confcommercio, Confindustria, Confesercenti, con Cgil, Cisl e Uil, sulla definizione di un quadro di regole condivise. L’Accordo quadro interconfederale del 2014 tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, misura il consenso dei sindacati nel privato prendendo a modello le regole in vigore nel pubblico; ovvero il mix tra iscritti e voti ottenuti alle elezioni delle Rsu, individuando la soglia del 5% per la misurazione della rappresentatività. Per le associazioni datoriali a fine novembre 2024, Confindustria, Confcommercio, Abi, Ania, Confcooperative e Legacoop hanno individuato 4 criteri: la “seniority” dell’associazione, cioè la sua storia e la presenza consolidata nella contrattazione collettiva; il numero di rapporti di lavoro regolati da un determinato Ccnl; l’appartenenza dell’associazione a organismi di rappresentanza europea e internazionale; la presenza di sistemi di welfare contrattuale (previdenza complementare, assistenza sanitaria integrativa e fondi per la formazione professionale).

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ILSOLE24ORE

Rilanciare le professioni artigiane con l’alleanza tra scuole e imprese

A Firenze. Risorsa economica ma soprattutto opportunità per trattenere i talenti e creare un legame tra storia del made in Italy, presente e futuro
I mestieri artigiani escono dalla nicchia e si candidano a diventare un pilastro nella valorizzazione economica e culturale del made in Italy. La rinascita di un settore che, nonostante la congiuntura difficile e la perdita di saperi di questi anni, rappresenta un punto di forza del Paese che passa anche attraverso gli eventi – dalla Mostra dell’artigianato di Firenze alla design week di Milano fino a Homo Faber di Venezia –, la formazione e una nuova narrazione, ma ora ha bisogno dello sprint finale.
«Nella legge sulle Pmi abbiamo appena introdotto il passaggio generazionale delle competenze», ha detto il ministro delle Imprese Adolfo Urso, intervenendo in videocollegamento al convegno “Artigianalità in Italia 2026”, organizzato al Palazzo degli Affari di Firenze da 24 Ore Eventi in collaborazione con Firenze Fiera, in occasione della Giornata del Made in Italy. I partecipanti, tra presenti in sala (tra loro il presidente della Toscana Giani) e collegati in streaming, sono stati più di mille. La legge sulle Pmi (34/2026) prevede infatti la “staffetta generazionale”, con la trasformazione del contratto da tempo pieno a part-time incentivato per i lavoratori prossimi alla pensione nelle Pmi fino a 50 dipendenti, e la contestuale assunzione, a tempo pieno e indeterminato, di un under 34. «È un dovere di chi è al Governo, e anche di chi sta all’opposizione, creare le condizioni affinché i giovani possano riscoprire i mestieri artigiani, fondamentali per il made in Italy», ha sottolineato il direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini. La presidente del Gruppo Il Sole 24 Ore, Carmela Colaiacovo, ha aggiunto che «le imprese artigiane danno valore alla nostra offerta di Paese».
Per accelerare su questa strada le associazioni artigiane chiedono che nella nuova legge-quadro sull’artigianato, che il Governo elaborerà nei prossimi mesi sulla base della delega ricevuta proprio con la legge Pmi, vengano modificati i criteri per definire un’azienda artigiana: «Non possiamo più guardare al numero degli addetti – ha detto Marco Granelli, presidente di Confartigianato Imprese –. Chiediamo che gli elementi per essere definiti artigiani siano la non-standardizzazione, l’unicità e la creatività. E che oltre a imprese individuali e società in nome collettivo possano essere artigiane pure le srl. Servono poi un quadro normativo che sappia attrarre i giovani e incentivi per chi si aggrega».
La capacità di attrarre i giovani e di far capire loro che l’artigianato si sta contaminando con la tecnologia è stato un tema centrale del convegno e Benedetta Angiello, a 25 anni head of Community University Box, ha confermato l’interesse delle nuove generazioni, benché native digitali, per i mestieri artigianali. «Il 30-35% delle nostre imprese ha già instaurato un rapporto, seppure tiepido, con l’intelligenza artificiale», ha detto Paolo Silenzi, vicepresidente Cna. «È necessario che la scuola dell’obbligo inserisca l’insegnamento di attività manuali», ha ammonito Cosimo Savio, ceo dell’azienda di arredamento Savio Firmino. «Il Paese ha sbagliato a espellere la manualità dalle scuole, cancellando gli istituti d’arte», ha aggiunto Fabrizio Panozzo della Venice School of Management. «Per sensibilizzare all’artigianato i giovani organizziamo le giornate You&Me, con le nostre maison che permettono di fare esperienze», ha spiegato Pauline Gandiol, responsabile Metiers d’Excellence di Lvmh Italy. «L’artigianato non è uno slogan e non è un hobby», ha sottolineato il presidente di Firenze Fiera, Lorenzo Becattini. «Stiamo aiutando le piccole aziende a internazionalizzarsi – ha aggiunto Leonardo Marras, assessore toscano all’Economia – e abbiamo investito quasi 35 milioni in più di 1.300 imprese. I piccoli hanno bisogno di un sistema pubblico che metta a disposizione servizi». Da qui l’appello agli imprenditori di Matteo Zoppas, presidente Agenzia Ice: «Utilizzate di più il sistema-Italia, penso a Sace, Simest e Cassa depositi e prestiti». Se le piccole aziende vogliono internazionalizzarsi «devono inserire delle competenze e impostare una strategia fissando obiettivi misurabili», ha detto Giovanni Ferroni di Tinexta Innovation Hub, mentre Antonella Sada di Dhl Express Italy ha spiegato come la fase storica imponga «una riorganizzazione dei voli e della logistica per soddisfare i nostri 80mila clienti attivi, per il 92% Pmi».

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GIORNALECENTROSICILIA.IT 


Agrigento. Aggiudicato l’appalto per la manutenzione sulle strade provinciali zona centro-nord

L’Ufficio Gare del Libero Consorzio Comunale di Agrigento ha aggiudicato la gara relativa all’accordo quadro per la manutenzione straordinaria delle strade provinciali della zona centro-nord, lavori interamente finanziati con fondi di bilancio del Libero Consorzio. La gara, alla quale hanno preso parte 296 imprese, è stata aggiudicata all’impresa Coco Antonino (avvalente) – Icg Impresa Costruzioni Generali srl (ausiliaria), con sede a Sinagra (Me), che ha offerto il ribasso del 32,38245% per un importo di 2.810.000 euro più Iva, compresi 84.300 euro per oneri di sicurezza (non soggetti a ribasso). A breve la firma del contratto d’appalto e la successiva consegna dei lavori, che prevedono consistenti interventi di messa in sicurezza dei tracciati. Lo stanziamento del Libero Consorzio si aggiunge ai 1.930.000 euro ottenuti con il progetto finanziato dalla Legge 145/2018 per la manutenzione delle strade di questo comparto ed oggetto di un’altra procedura di gara.



LENTEPUBBLICA.IT 

Mobbing nella PA: la Cassazione condanna il dirigente, non l'ente 

Una decisione destinata a fare giurisprudenza: con la sentenza n. 3103/2026 la Cassazione stabilisce che il dirigente pubblico risponde personalmente del mobbing quando agisce per finalità estranee agli interessi dell’amministrazione, ridefinendo i confini della responsabilità nella PA.La responsabilità personale dei dirigenti pubblici torna al centro del dibattito giuridico con la sentenza n. 3103 del 12 febbraio 2026 della Corte di Cassazione. La decisione rappresenta un passaggio fondamentale nella definizione dei confini tra responsabilità individuale e responsabilità dell’amministrazione nei casi di mobbing lavorativo, introducendo un principio destinato ad avere un impatto significativo sulla gestione delle risorse umane nel settore pubblico.Secondo i giudici di legittimità, il dirigente pubblico risponde personalmente delle condotte vessatorie quando queste sono motivate da finalità egoistiche e non riconducibili agli interessi dell’ente. In tali circostanze, viene meno il tradizionale principio di immedesimazione organica tra funzionario e amministrazione, con conseguenze rilevanti sia sul piano giuridico sia su quello organizzativo.



AGRIGENTONOTIZIE

Strade provinciali, gara aggiudicata per la zona centro-nord: interventi da oltre 2,8 milioni

Quasi 300 imprese in corsa, lavori in arrivo per la messa in sicurezza dei tracciati con fondi del Libero Consorzio
Passo avanti per la manutenzione della viabilità provinciale nell’Agrigentino: l’ufficio gare del Libero consorzio comunale ha aggiudicato l’appalto relativo all’accordo quadro per gli interventi straordinari sulle strade della zona centro-nord. Un’operazione rilevante sia per l’entità economica sia per la partecipazione registrata con ben 296 imprese coinvolte nella procedura. 
Ad aggiudicarsi la gara è stata l’impresa Coco Antonino, in qualità di avvalente, insieme alla I.C.G. Impresa costruzioni generali srl come ausiliaria, con sede a Sinagra, che ha presentato un ribasso del 32,38245% sull’importo a base d’asta. Il valore complessivo dell’appalto ammonta a 2 milioni e 810 mila euro oltre Iva, inclusi 84.300 euro destinati agli oneri per la sicurezza, non soggetti a ribasso. Si tratta di risorse interamente finanziate con fondi di bilancio del Libero consorzio che consentiranno di avviare interventi significativi per la messa in sicurezza e il miglioramento dei tracciati viari in una delle aree più delicate della rete provinciale. 
A breve è prevista la firma del contratto d’appalto e la successiva consegna dei lavori: passaggi che daranno il via operativo ai cantieri. L’investimento si inserisce in un quadro più ampio di interventi sulla viabilità: allo stanziamento si aggiungono infatti altri 1 milione e 930 mila euro ottenuti attraverso un finanziamento previsto dalla legge 145 del 2018, già oggetto di una distinta procedura di gara. Un doppio canale di risorse che punta a rafforzare la sicurezza e la percorribilità delle strade provinciali, con ricadute dirette sulla mobilità e sull’economia del territorio.



LENTEPUBBLICA

L’UPI in audizione alla Commissione di vigilanza su CDP

“CDP alleato insostituibile di Regioni Province e Comuni. Indispensabile per le politiche di sviluppo del Paese dopo il PNRR”.
“Per il sistema della Pubblica Amministrazione, e in particolare per Province, Regioni e Comuni, la Cassa Depositi e Prestiti rappresenta un alleato insostituibile, sia per gli interventi a sostegno dei bilanci, grazie alle operazioni di rinegoziazione dei mutui che hanno dato in questi anni ossigeno agli enti in difficoltà, sia per la preziosa assistenza nella messa a terra degli investimenti, soprattutto nell’attuazione del PNRR.”
Lo ha detto il Vicepresidente Vicario UPI, Flavio Pasini, Presidente della Provincia di Verona, intervenendo in audizione alla Commissione di vigilanza su Cassa Depositi e Prestiti, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul ruolo della Cassa nel supporto alla pubblica amministrazione con riferimento al PNRR e alla finanza locale.
“CDP – ha detto Pasini – si conferma un soggetto indispensabile per le politiche di sviluppo del Paese, agendo come perno centrale a fronte della crescente diversificazione delle sfide economiche e sociali. Per questo, terminato il PNRR, occorre consolidare il ruolo di CDP al fianco di Regioni ed Enti locali nell’ attuazione della nuova programmazione europea 2027-2034, attraverso un coinvolgimento strutturale di Cassa in un sistema integrato con Regioni ed Enti locali che ci consenta di garantire l’efficace messa a terra delle politiche comunitarie e una spesa efficiente delle risorse nel prossimo settennio. Essenziale poi, data la lentezza del sistema degli Enti Locali, è il ruolo di pivot dell’innovazione che CDP deve svolgere mettendo a valore l’esperienza maturata su settori di forte espansione, come l’Intelligenza Artificiale, e sulle nuove tecnologie, per accelerare la digitalizzazione dei processi amministrativi territoriali.”
“Per il futuro come Province auspichiamo che per il ruolo di Cassa si evolva oltre il supporto finanziario – ha concluso il rappresentante di UPI – consolidandosi attraverso un potenziamento delle funzioni di advisory, come l’assistenza tecnica, l’accompagnamento progettuale e il sostegno operativo nella gestione delle risorse, e una sinergia costante che affianchi gli enti locali non solo come fonte di finanziamento, ma come partner strategico di sistema”.


LENTEPUBBLICA

Rinegoziazione vietata: ecco perché il prezzo deciso in gara non può più cambiare

Nel settore degli appalti pubblici vige una regola troppo spesso sottovalutata, secondo cui ciò che viene stabilito in gara non può essere liberamente modificato dopo. Proprio sul punto si è pronunciata di recente la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 7994 del 31 marzo 2026.
La decisione affronta una vicenda relativa a un appalto di servizi di ristorazione ospedaliera e traccia un limite netto ai poteri delle stazioni appaltanti. Secondo gli Ermellini, nessuna rinegoziazione degli elementi essenziali del contratto è consentita nella fase esecutiva, neppure quando emergano difficoltà concrete o squilibri economici.
La controversia
La vicenda coinvolge la società Vivenda S.p.A. e l’Azienda Sanitaria Locale Avezzano-Sulmona-L’Aquila e trae origine da una gara indetta nel 1997 per l’affidamento del servizio di ristorazione destinato ai degenti ospedalieri, relativa a un numero stimato di 700-800 posti letto. Il contratto, stipulato nel 1999, prevedeva un corrispettivo unitario per pasto. Tuttavia, nel corso dell’esecuzione, il numero effettivo dei pasti si riduceva sensibilmente, attestandosi intorno alle 460 unità giornaliere. Tale scostamento determinava un significativo squilibrio economico per l’appaltatore, il quale lamentava un aumento dei costi fissi non compensato dai ricavi e chiedeva quindi una revisione del prezzo. L’ASL, con apposita delibera, accoglieva la richiesta, incrementando il corrispettivo unitario e successivamente rinnovava il contratto applicando il nuovo prezzo.
L’intervento in autotutela
A distanza di poco tempo, tuttavia, la stessa stazione appaltante interveniva in autotutela, annullando la delibera di revisione e ripristinando il prezzo originario, procedendo anche al recupero delle somme già corrisposte in eccedenza. Ne nasceva un lungo contenzioso, ove la società appaltatrice agiva in giudizio per ottenere il riconoscimento del maggior corrispettivo, sostenendo la legittimità della rinegoziazione e del rinnovo contrattuale. Sia il Tribunale dell’Aquila sia la Corte d’Appello respingevano le domande, ritenendo illegittima la modifica del prezzo e nullo il contratto rinnovato nella parte in cui recepiva tale aumento.
Il parere dei giudici
La Cassazione, con l’ordinanza n. 7994 del 31 marzo 2026, ha affermato che la rinegoziazione degli elementi essenziali di un contratto pubblico – come il prezzo – costituisce una violazione delle regole di evidenza pubblica, in quanto altera ex post le condizioni della gara e compromette la par condicio tra gli operatori economici. La Corte richiama espressamente i principi elaborati dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, secondo cui una modifica sostanziale del contratto equivale, di fatto, a una nuova aggiudicazione e richiede pertanto una nuova procedura di gara. Non rileva, pertanto, che la modifica sia giustificata da circostanze sopravvenute o da difficoltà oggettive incontrate nell’esecuzione del contratto, poiché anche in tali ipotesi l’amministrazione non può sottrarsi alle regole della concorrenza attraverso una rinegoziazione diretta con l’aggiudicatario.
Rinegoziazione vietata: ecco perché il prezzo deciso in gara non può più cambiare
La Cassazione respinge in modo netto anche la tesi, sostenuta dalla società ricorrente, secondo cui la revisione del prezzo avrebbe rappresentato una forma di riequilibrio contrattuale riconducibile all’istituto dell’eccessiva onerosità sopravvenuta. Secondo gli Ermellini, nei contratti pubblici la disciplina civilistica non può essere applicata in modo pieno e automatico, dovendo sempre confrontarsi con i principi pubblicistici che governano l’azione amministrativa. In altri termini, la Pubblica Amministrazione non dispone della stessa libertà negoziale tipica dei privati, ma la sua capacità contrattuale è rigidamente vincolata alle procedure e alle regole fissate dalla legge. Ne deriva che eventuali squilibri sopravvenuti non possono essere corretti mediante accordi modificativi del contenuto essenziale del contratto, ma devono trovare soluzione negli strumenti previsti dall’ordinamento, come l’impugnazione degli atti di gara, la risoluzione del contratto o, nei casi consentiti, il ricorso a specifiche clausole di revisione già previste in origine.
Carenza assoluta di potere e nullità della notifica
Particolarmente rilevante è anche la qualificazione che la Cassazione ha attribuito alla condotta della stazione appaltante, riconducibile a un’ipotesi di carenza assoluta di potere. L’amministrazione, infatti, ha adottato un provvedimento – la revisione del prezzo – in assenza di una norma attributiva che le consentisse di incidere su un elemento essenziale del contratto già definito in gara. Ne consegue la nullità della modifica, nonché la legittimità dell’intervento in autotutela volto a eliminarla. La nullità, tuttavia, viene circoscritta alla sola clausola relativa al prezzo, senza travolgere l’intero rapporto contrattuale, con la conseguenza che resta esclusa anche la possibilità di invocare l’azione di arricchimento senza causa.
L’art. 9 del nuovo Codice dei contratti pubblici
L’art. 9 del nuovo Codice dei contratti pubblici qualifica la rinegoziazione quale canone fondamentale del rapporto tra P.A. e operatore economico. Non si tratta più di un mero potere discrezionale, bensì di un dovere giuridico che trae origine dai principi di buona fede e correttezza. Qualora l’assetto economico pattuito in sede di gara subisca una distorsione significativa a causa di fattori esterni, le parti sono obbligate a intraprendere una trattativa volta al ripristino dell’equilibrio originario. Questo intervento non mira a una modifica arbitraria dei termini negoziali, ma alla salvaguardia della sostanza economica dell’affidamento, garantendo che l’opera proceda senza pregiudicare l’equità del corrispettivo.
L’accesso ai rimedi previsti dall’art. 9 è subordinato alla sussistenza di requisiti tassativi e rigorosi, volti a evitare un ricorso improprio alla revisione dei prezzi. L’evento esterno deve presentare i caratteri della straordinarietà e della imprevedibilità, risultando estraneo alla normale alea d’impresa e alle ordinarie fluttuazioni economiche di mercato. È inoltre necessario che tale circostanza determini un’alterazione rilevante delle prestazioni e che il rischio non sia stato preventivamente e volontariamente assunto dalla parte che invoca il riequilibrio.
La sostenibilità finanziaria delle operazioni di rinegoziazione è garantita attraverso l’individuazione di specifiche risorse all’interno del quadro economico dell’intervento. La stazione appaltante è tenuta ad attingere in via prioritaria dalle somme accantonate per imprevisti e dalle voci relative agli accantonamenti per revisione prezzi.
Una specifica fattispecie disciplinata dal co. 3 dell’art. 9 concerne le sopravvenienze che rendono la prestazione parzialmente o temporaneamente priva di utilità per il committente pubblico. In tali circostanze, l’ordinamento richiama la disciplina dell’impossibilità parziale prevista dall’art. 1464 c.c., riconoscendo alla stazione appaltante il diritto a una riduzione proporzionale del prezzo dovuto all’appaltatore.
Definire preventivamente le clausole di rinegoziazione
Al fine di garantire la massima certezza del diritto e ridurre il contenzioso in fase esecutiva, il legislatore incoraggia le stazioni appaltanti a definire preventivamente le modalità di gestione delle sopravvenienze. L’art. 9, co. 4 prevede infatti l’inserimento di clausole di rinegoziazione direttamente all’interno del bando di gara o dell’avviso di indizione. Tale prassi risulta particolarmente raccomandata per i contratti ad alta intensità di manodopera o di lunga durata, poiché permette di predeterminare criteri oggettivi e procedimentali per l’adeguamento del contratto, assicurando trasparenza verso i concorrenti e stabilità al rapporto contrattuale sin dal momento della sua costituzione.
Il Codice dei Contratti Pubblici (d.lgs. 36/2023), recentemente integrato dall’Allegato II.2-bis introdotto a fine 2024, istituisce una vera e propria gerarchia di tutele per salvaguardare il sinallagma funzionale. Al vertice di questo sistema troviamo la revisione dei prezzi (art. 60), che rappresenta lo strumento principale per assorbire le fluttuazioni ordinarie. Tuttavia, qualora la revisione non risulti sufficiente a stabilizzare il rapporto, entra in gioco la rinegoziazione secondo buona fede.
La variante in corso d’opera
Questa seconda fase, spesso attuata tramite lo strumento della variante in corso d’opera (art. 120), funge da rimedio manutentivo. L’obiettivo non è stravolgere il contratto, ma riportarlo al suo equilibrio economico originario. Solo come extrema ratio, qualora il riequilibrio risulti tecnicamente o finanziariamente impossibile, l’ordinamento ammette la risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta.
L’art. 120, co. 8 delinea una rigida procedura per gestire le sopravvenienze. La parte svantaggiata – generalmente l’appaltatore colpito da rincari straordinari – ha l’onere di avanzare una richiesta tempestiva. Da quel momento, si attiva una finestra temporale di 3 mesi entro cui il Responsabile Unico del Progetto (RUP) deve formulare una proposta di nuovo accordo.
È bene precisare che la richiesta di rinegoziazione, pur essendo un diritto, non autorizza in alcun modo l’appaltatore a sospendere l’esecuzione delle prestazioni. Il cantiere deve proseguire, obbligando l’impresa a un notevole sforzo finanziario in attesa del provvedimento di riequilibrio, il che pone l’operatore in una posizione di oggettiva fragilità negoziale.


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Quasi 3 milioni di euro per migliorare le strade provinciali

L’Ufficio Gare del Libero Consorzio Comunale di Agrigento ha aggiudicato la gara relativa all’accordo quadro per la manutenzione straordinaria delle strade provinciali della zona centro-nord, lavori interamente finanziati con fondi di bilancio del Libero Consorzio.La gara, alla quale hanno preso parte 296 imprese, è stata aggiudicata all’impresa Coco Antonino (avvalente) – Icg Impresa Costruzioni Generali srl (ausiliaria), con sede a Sinagra (Me), che ha offerto il ribasso del 32,38245% per un importo di 2.810.000 euro più Iva, compresi 84.300 euro per oneri di sicurezza (non soggetti a ribasso).A breve la firma del contratto d’appalto e la successiva consegna dei lavori, che prevedono consistenti interventi di messa in sicurezza dei tracciati. Lo stanziamento del Libero Consorzio si aggiunge ai 1.930.000 euro ottenuti con il progetto finanziato dalla Legge 145/2018 per la manutenzione delle strade di questo comparto ed oggetto di un’altra procedura di gara.














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