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Rassegna stampa del 20 aprile 2026

 


AGRIGENTOOGGI

Successo di Onde Rosa con camminata e workshop sulla salute femminile

La Cittadella sanitaria al Viale della Vittoria di Agrigento, questa mattina, è stata letteralmente travolta dall’energia di Onde Rosa. Donne e uomini di ogni età, perfino giovanissimi, accolti dallo staff dell’associazione, hanno indossato la maglia rosa o bianca e hanno camminato fianco a fianco fino al tempio della Concordia, partecipando ai workout e ascoltando i messaggi degli esperti sulla salute femminile. Altissima la partecipazione, con persone arrivate anche da Sciacca, Ribera, Canicattì e altri comuni della provincia.
Il gruppo, guidato da Silvia Failla Mulone, ideatrice e promotrice dell’iniziativa e presidente dell’associazione Onde Rosa, insieme alla campionessa italiana di body building Giusy Cimino, alla chinesiologa Michela Di Franco, e allo staff composto, oltre che dal vicepresidente dell’Associazione, Antonio D’Anna, da Claudia Cucchiara, Alice Cuffaro, Virginia Anna Fanara, Cinzia Amoroso, Eliana Iacono, Federica Grassia, Ivana Alletto, Jessica Pedalino, Laura Calabrese, Lilly Zambuto, Luisa Lo Faro, Paola Epasto, Roberta Stella, Rosaria Genna, Angela Licata Tissi, Rossella Principato, Salvina Airó Farulla e Marcello Mira, è partito dall’area antistante la direzione generale dell’Asp alla Cittadella sanitaria.
Al grido di “Io non perdo tempo”, la camminata ha raggiunto il Giardino botanico e, attraversando via Panoramica dei Templi, è arrivata fino al tempio della Concordia. Lungo il percorso sono stati organizzati diversi workout, sia in ampie aree sia lungo la via Sacra, intervallati dagli interventi delle dottoresse Genuardi, Di Stefano, La Marca, Milano e Ruffo, che hanno affrontato temi legati alla salute e al benessere della donna.
“È stata una grandissima emozione, anzi direi una doppia emozione, perché questa seconda edizione ha ottenuto un successo straordinario – commenta Silvia Failla Mulone – Ringrazio le istituzioni che ci hanno affiancato: l’Asp, gli Ordini professionali, il sindaco Miccichè e il presidente del Consiglio comunale, Giovanni Civiltà, per il supporto organizzativo; il presidente del Libero Consorzio, Giuseppe Pendolino, per averci aperto le porte del Giardino botanico; il direttore del Parco Valle dei Templi, Roberto Sciarratta, per averci consentito l’attraversamento della Valle dei templi. Un grazie di cuore a tutti i partecipanti e allo staff che ha reso possibile l’evento. Questa è un’Onda che arriva lontano. Ci rivedremo nei prossimi mesi con una nuova iniziativa, perché insieme si vince”.
“Passeggiata e salute sono un connubio perfetto – afferma il sindaco Miccichè – Lo sport è già prevenzione per molte malattie, e lo dico non solo da sindaco ma da dirigente medico del Dipartimento di Prevenzione”. Sulla stessa linea il presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche (Opi), Salvatore Occhipinti, che annuncia la presenza dell’Opi anche nelle prossime edizioni: «Noi ci saremo, con ancora più forza e con un nostro contributo, perché la prevenzione è fondamentale». Il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Omceo), Santo Pitruzzella, ribadisce: “Non si finisce mai di sensibilizzare i cittadini sulla prevenzione. Se poi la associamo allo sport, all’interno di uno stile di vita sano, abbiamo fatto centro”.
Promuovere uno stile di vita sano significa anche favorire l’attività fisica. Non a caso, il direttore generale dell’Asp, Giuseppe Capodieci, annuncia che è in via di definizione “l’iter che consentirà, in collaborazione con altre istituzioni, l’apertura della Cittadella alle attività sportive” ricordando inoltre l’importanza degli screening oncologici “che in molti casi salvano la vita”. La camminata itinerante si è conclusa con il ritorno delle Onde Rosa alla Cittadella sanitaria. L’evento è stato patrocinato da Asp; Comune di Agrigento; Libero Consorzio Comunale di Agrigento; Ordini professionali dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Omceo), delle professioni infermieristiche (Opi), dei farmacisti di Agrigento; Medicare e Parco Valle dei Templi.



LENTEPUBBLICA

Rinnovo Contratto Enti Locali 2022-2024: chi guadagna di più e chi di meno?

Scopriamo nello specifico chi guadagna di più adesso e chi meno, dopo l’intesa definitiva sul Rinnovo del Contratto degli Enti Locali 2022-2024 e la sua entrata in vigore a pieno regime.
Con l’entrata in vigore del nuovo impianto, si apre una fase concreta di adeguamento degli stipendi, particolarmente rilevante in un contesto segnato dall’aumento del costo della vita.
Aumenti in busta paga: come cambiano gli stipendi
Il nodo centrale del rinnovo riguarda l’aggiornamento delle retribuzioni tabellari. Il contratto introduce incrementi distribuiti su più anni, con un sistema che tiene conto anche delle somme già anticipate attraverso disposizioni precedenti.
Per il 2022 e il 2023, infatti, gli aumenti si concretizzano principalmente attraverso il riconoscimento dell’indennità prevista dalla normativa vigente (art. 47-bis del d.lgs. 165/2001), erogata per tredici mensilità. Si tratta, di fatto, di un anticipo sugli incrementi successivi.
La vera svolta arriva però dal 1° gennaio 2024, quando entrano in vigore i nuovi valori stipendiali definitivi. Questi importi inglobano automaticamente le anticipazioni precedenti, rendendo più lineare la struttura della busta paga e superando il sistema degli acconti.
Le differenze tra le categorie: chi guadagna di più e chi di meno
Entrando nel dettaglio, gli aumenti variano in base all’area professionale di appartenenza. Le cifre, calcolate su base mensile lorda e per tredici mensilità, delineano una chiara gerarchia retributiva.
I maggiori beneficiari risultano i dipendenti dell’area Funzionari ed Elevata Qualificazione, che registrano un incremento complessivo di circa 158 euro mensili. Questa cifra include anche una quota dell’indennità di comparto che viene stabilmente incorporata nello stipendio.
Seguono gli Istruttori, con un aumento medio di circa 145 euro al mese, mentre gli Operatori Esperti si attestano su un incremento di poco superiore ai 129 euro. Chiude la graduatoria l’area degli Operatori, con un aumento di circa 122 euro mensili.
Il quadro che emerge è coerente con la struttura organizzativa degli enti locali: le posizioni con maggiore responsabilità e competenze tecniche risultano anche quelle più valorizzate sotto il profilo economico.
Retribuzioni annue aggiornate: il nuovo quadro
Oltre agli incrementi mensili, il contratto ridefinisce anche i valori annui degli stipendi tabellari. Le nuove soglie, alle quali si aggiunge la tredicesima mensilità, mostrano una progressione coerente tra le diverse aree.
L’area dei Funzionari raggiunge una retribuzione annua che supera i 25mila euro lordi, considerando anche il conglobamento di una parte dell’indennità di comparto. Gli Istruttori si collocano poco sopra i 23mila euro, mentre gli Operatori Esperti si attestano intorno ai 20.500 euro.
Per gli Operatori, infine, il valore supera di poco i 19.700 euro annui, confermando il posizionamento più basso nella scala retributiva del comparto.
Indennità di comparto: cosa cambia davvero
Un altro elemento rilevante del rinnovo riguarda la revisione dell’indennità di comparto, una componente storica della retribuzione nel pubblico impiego locale.
Il nuovo contratto interviene riorganizzando questa voce e distinguendo tra la quota finanziata direttamente dal bilancio dell’ente e quella a carico del fondo. Una parte dell’indennità viene inoltre assorbita nello stipendio tabellare, diventando strutturale.
Per la categoria dei Funzionari, ad esempio, il valore mensile passa da 51,90 euro a 36,33 euro dopo aver trasferito una parte dell’importo allo stipendio tabellare. Analoghi adeguamenti si registrano nelle altre aree.
Questo meccanismo produce un duplice effetto: da un lato semplifica la composizione della retribuzione, dall’altro modifica il valore residuo dell’indennità stessa. Per esempio, nel caso dei Funzionari, l’importo mensile si riduce rispetto al passato proprio perché una parte è stata trasferita nello stipendio fisso.
Scenari futuri: alcune anticipazioni sugli aumenti del Rinnovo del Contratto per il triennio 2025-2027
Infine ricordiamo che ha già preso il via la trattativa per il rinnovo del Contratto dei Dipendenti Statali relativo al triennio 2025-2027.
Come sempre ovviamente, si lavora per prima al comparto delle Funzioni centrali, il quale rappresenta tradizionalmente il primo banco di prova dei rinnovi contrattuali del settore pubblico, questo significa che le soluzioni che emergono da questo tavolo tendono spesso a orientare anche le trattative successive negli altri comparti della PA.
Tra i temi centrali del negoziato c’è naturalmente l’adeguamento degli stipendi. Le risorse disponibili consentirebbero una revisione degli importi tabellari con aumenti progressivi a seconda del livello professionale.
Secondo le tabelle contenute nella bozza di contratto, gli incrementi a regime – previsti dal 1° gennaio 2027 – sarebbero così distribuiti:
119,60 euro lordi mensili per il personale inquadrato nel profilo degli operatori;
125,90 euro lordi al mese per gli assistenti;
152,90 euro mensili per i funzionari;
fino a 208,80 euro lordi mensili per le elevate professionalità.
Si fa presente che queste cifre, allo stato attuale, riguardano il comparto di dipendenti del comparto Funzioni Centrali, che riunisce i lavoratori e le lavoratrici degli organi dello Stato e dei Ministeri, delle Agenzie che svolgono attività e funzioni tecnico-operative, degli Enti Pubblici non Economici e delle casse privatizzate.
Approvato comunque già l’atto di indirizzo per il nuovo CCNL
Quindi per avere cifre più specifiche per gli enti locali relative al triennio 2025-2027 bisognerà ancora attendere. La buona notizia, tuttavia, è che risulta già approvato in via definitiva l’atto di indirizzo l’atto di indirizzo che il Comitato di settore del Comparto Funzioni Locali rivolge all’Aran, atto indispensabile per dare il concreto avvio al processo di sottoscrizione del rinnovo per il triennio 2025-2027, atteso per la prossima estate. Le parti potranno così iniziare a incontrarsi per definire i contenuti dell’accordo.
Si fa presente, per concludere, che gli enti locali dovranno finanziare il rinnovo reperendo dai propri bilanci 329,60 milioni di euro per il 2025, 659,20 milioni di euro per il 2026 e a regime dal 2027 988,81 milioni di euro.





LENTEPUBBLICA

Stop sprechi e più lavoro da casa: il piano dell’Ue contro la crisi energetica

Crisi energetica, l’Ue prepara il piano “Accelerate EU”: smart working, tagli ai consumi e trasporti agevolati.
L’Europa si prepara a una nuova fase di gestione dell’emergenza energetica. A oltre un anno dalle prime raccomandazioni rivolte ai cittadini per affrontare eventuali crisi – come la predisposizione di un kit di sopravvivenza di 72 ore – la Commissione europea torna a intervenire con un pacchetto articolato di misure che punta a ridurre i consumi e rafforzare la resilienza del sistema.
Il piano, denominato “Accelerate EU”, sarà presentato ufficialmente il 22 aprile e nasce in risposta alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che stanno incidendo in modo diretto sui mercati energetici globali. L’obiettivo è duplice: affrontare l’emergenza nell’immediato e, allo stesso tempo, accelerare la transizione verso un modello meno dipendente dalle fonti fossili.
Un piano non vincolante ma destinato a incidere sulle abitudini
Le misure contenute nella bozza non hanno carattere obbligatorio, ma rappresentano una forte raccomandazione agli Stati membri. L’impostazione richiama in parte quanto già sperimentato durante la pandemia, con un approccio che combina incentivi economici e cambiamenti nei comportamenti quotidiani.
Tra le indicazioni più significative emerge l’introduzione di almeno un giorno di telelavoro a settimana, soprattutto nel settore pubblico. L’obiettivo è ridurre gli spostamenti, con un conseguente abbattimento dei consumi energetici legati ai trasporti e agli uffici.
Accanto a questo, Bruxelles invita a promuovere una vera e propria “economia del comportamento”, in cui cittadini, imprese e amministrazioni contribuiscono attivamente alla riduzione della domanda energetica.
Trasporti pubblici più accessibili e città meno dipendenti dall’auto
Uno dei pilastri del piano riguarda la mobilità. La Commissione suggerisce di rendere il trasporto pubblico più conveniente, fino alla gratuità per le fasce più vulnerabili. Parallelamente, si punta a incentivare l’uso della ferrovia e delle alternative sostenibili, come biciclette e mobilità elettrica leggera.
Le città sono chiamate a trasformarsi in laboratori di innovazione urbana, con l’introduzione di zone a traffico limitato più estese, giornate senza auto e sistemi di mobilità condivisa più accessibili. Tra le misure proposte figurano anche incentivi per il bike sharing e per l’acquisto di biciclette.
Non manca un riferimento alla riduzione dei limiti di velocità, misura che potrebbe contribuire a contenere i consumi di carburante, soprattutto nei centri urbani.
Risparmio energetico: dalle case agli uffici pubblici
Il piano entra nel dettaglio delle abitudini quotidiane, proponendo una serie di accorgimenti per contenere i consumi domestici. Tra questi, la riduzione del riscaldamento, l’ottimizzazione dell’uso degli elettrodomestici e lo spostamento dei consumi fuori dalle ore di punta.
Per quanto riguarda gli impianti domestici, viene suggerito di mantenere le caldaie a temperature più basse – generalmente sotto i 60 gradi – e di evitare il riscaldamento di ambienti non utilizzati.
Le amministrazioni pubbliche sono chiamate a dare l’esempio, adottando misure come la riduzione dell’illuminazione non essenziale e la chiusura temporanea degli edifici meno utilizzati. Anche il settore privato è coinvolto, con un forte invito a migliorare l’efficienza energetica degli edifici e dei processi produttivi.
Sostegni economici e misure sociali per le famiglie
Accanto agli interventi sui consumi, il piano prevede strumenti di supporto per i nuclei più esposti all’aumento dei prezzi dell’energia. Tra questi, voucher energetici mirati, tariffe agevolate e, in alcuni casi, la possibilità di introdurre prezzi regolati temporanei.
La Commissione sottolinea però che tali misure dovranno essere limitate nel tempo e ben calibrate, per evitare un impatto eccessivo sui conti pubblici.
Sul fronte degli investimenti, si punta a favorire l’adozione di tecnologie più efficienti attraverso formule come il leasing agevolato e finanziamenti dedicati. L’obiettivo è rendere più accessibile la sostituzione di elettrodomestici obsoleti e l’adozione di soluzioni energetiche sostenibili.
Trasporti aerei sotto osservazione e rischio carburanti
Particolarmente delicata è la situazione del trasporto aereo. La Commissione invita a limitare i voli quando possibile, privilegiando alternative meno energivore. Tuttavia, rassicura sul fatto che non vi sono al momento segnali di carenze sistemiche tali da provocare cancellazioni su larga scala.
Il monitoraggio resta comunque costante, anche in collaborazione con la Agenzia Internazionale dell’Energia. Proprio da questo fronte arrivano le indicazioni più preoccupanti: in caso di interruzioni prolungate delle forniture attraverso lo stretto di Hormuz, le riserve di carburante per l’aviazione potrebbero risultare sufficienti per appena sei settimane.
Per questo motivo, Bruxelles sta valutando anche la possibilità di una condivisione delle scorte di carburante tra gli Stati membri, nel tentativo di garantire maggiore stabilità al sistema.
Il nodo politico: tra critiche e richieste di flessibilità
Il piano non è esente da critiche. In Italia, il vicepremier Matteo Salvini ha attaccato duramente le proposte europee, definendole insufficienti per affrontare il caro energia. Nel mirino, in particolare, le raccomandazioni sui comportamenti individuali, considerate troppo penalizzanti per cittadini e imprese.
Parallelamente, si riapre il dibattito sulla sospensione del Patto di stabilità e sulla necessità di maggiori margini di intervento per gli Stati. Anche il tema degli aiuti pubblici torna centrale: la Commissione è pronta a consentire deroghe temporanee, permettendo ai governi di sostenere settori particolarmente colpiti, come trasporti e agricoltura.
Verso una nuova strategia energetica europea
Al di là delle misure emergenziali, “Accelerate EU” rappresenta un tassello di una strategia più ampia. L’obiettivo dichiarato è ridurre progressivamente la dipendenza dai combustibili fossili, rendendo l’energia elettrica più conveniente e incentivando la transizione verso fonti rinnovabili.
Secondo Bruxelles, il costo dell’inazione sarebbe superiore a quello degli investimenti necessari per il cambiamento. In questo senso, il piano si propone non solo come risposta alla crisi attuale, ma come acceleratore di una trasformazione già in atto.



LENTEPUBBLICA

Bilanci consuntivi di province e città metropolitane: cosa rivelano i dati Istat

L’analisi dei bilanci consuntivi delle province e delle città metropolitane offre uno spaccato significativo sullo stato della finanza locale in Italia.
I dati, elaborati dall’Istat a partire dalle informazioni trasmesse al Ministero dell’Economia e delle Finanze, rappresentano una fotografia aggiornata — seppur ancora provvisoria — delle dinamiche economiche che interessano questi enti territoriali.
Si tratta di un lavoro statistico di rilievo, inserito nel più ampio sistema di monitoraggio delle amministrazioni pubbliche, che consente non solo di osservare l’andamento delle entrate e delle spese, ma anche di comprendere meglio i rapporti finanziari tra i diversi livelli di governo.
I numeri principali e il perimetro dell’analisi
L’indagine prende in esame complessivamente 86 province e 14 città metropolitane. Restano escluse le province autonome di Trento e Bolzano, i cui dati vengono trattati separatamente nell’ambito delle statistiche regionali. Analogamente, in territori come la Valle d’Aosta e il Friuli-Venezia Giulia, le funzioni tipicamente attribuite alle province sono esercitate da altri livelli amministrativi, come regioni o comuni.
È importante sottolineare che i dati diffusi hanno natura provvisoria e si basano su una copertura estremamente ampia: circa il 99% degli enti ha fornito le informazioni necessarie, garantendo quindi un’elevata attendibilità complessiva del quadro delineato.
Come si costruisce il bilancio consuntivo
Il bilancio consuntivo rappresenta il documento che sintetizza i risultati della gestione finanziaria di un ente pubblico nell’arco di un anno. In esso vengono riportate, da un lato, le entrate accertate e riscosse e, dall’altro, le spese impegnate e pagate.
Le informazioni sono organizzate secondo una struttura dettagliata che distingue le diverse tipologie di entrata e le varie categorie di spesa. In particolare, le uscite vengono classificate per missioni e programmi, offrendo così una lettura più chiara delle priorità amministrative e degli ambiti di intervento.
Questa articolazione consente analisi approfondite e confronti tra enti, facilitando la valutazione dell’efficienza e dell’efficacia della gestione pubblica.
Le fonti dei dati e il processo di elaborazione
Alla base delle elaborazioni vi sono i certificati del conto di bilancio, raccolti attraverso la Banca dati delle amministrazioni pubbliche (BDAP). A questi si affianca il Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici (SIOPE), utilizzato come fonte complementare, soprattutto nei casi in cui alcune informazioni risultino mancanti.
Per garantire la completezza dei dati, l’Istat utilizza il Registro Esteso della Pubblica Amministrazione (REPA), uno strumento che integra diverse fonti amministrative e consente di ricostruire i flussi finanziari anche in presenza di lacune informative.
Quando un ente non fornisce dati completi, viene applicato un metodo di stima basato su indicatori statistici robusti, come la mediana, calcolata su gruppi di enti simili per caratteristiche territoriali e istituzionali. Questo approccio permette di ottenere valori plausibili senza distorcere il quadro complessivo.
Una nuova metodologia per stime più precise
L’edizione 2024 introduce un aggiornamento metodologico significativo. Le nuove tecniche di stima adottate mirano a migliorare la qualità dei dati e a rendere più accurata la ricostruzione dei flussi finanziari.
In particolare, viene rafforzato l’utilizzo delle informazioni di cassa — cioè i movimenti effettivi di denaro — come base per stimare le componenti di competenza, ovvero gli impegni e gli accertamenti. Questo consente di ottenere una rappresentazione più coerente e affidabile della gestione finanziaria degli enti.
A cosa servono questi dati
Le informazioni sui bilanci consuntivi svolgono diverse funzioni fondamentali. Innanzitutto, permettono di aggiornare in modo tempestivo le statistiche ufficiali sulla finanza pubblica, contribuendo alla costruzione del conto consolidato della pubblica amministrazione.
Inoltre, offrono strumenti utili per analizzare i rapporti finanziari tra Stato, regioni ed enti locali, evidenziando i flussi di risorse e le dinamiche di redistribuzione.
Non meno importante è il contributo che questi dati forniscono alla comprensione dei processi di decentramento amministrativo e fiscale, un tema centrale nel dibattito politico ed economico italiano.
Trasparenza e tutela dei dati
Nonostante l’ampiezza e il dettaglio delle informazioni raccolte, si garantisce il pieno rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali. I risultati risultano diffusi esclusivamente in forma aggregata, rendendo impossibile risalire ai singoli enti o ai dati sensibili.
Le informazioni possono essere utilizzate per finalità statistiche e, in alcuni casi, per ricerche scientifiche, ma sempre nel rispetto delle regole previste dal sistema statistico nazionale e dalla normativa europea.
Tempistiche e diffusione
La pubblicazione dei dati avviene con un certo ritardo rispetto all’anno di riferimento: le prime stime relative al 2024 sono disponibili dopo circa 17 mesi. Questo intervallo è necessario per raccogliere, verificare ed elaborare le informazioni provenienti da tutti gli enti coinvolti.
I risultati vengono resi accessibili attraverso tavole dettagliate pubblicate sul sito dell’Istat, consentendo a studiosi, amministratori e cittadini di consultare e analizzare i dati.
Uno strumento chiave per leggere il presente e progettare il futuro
L’analisi dei bilanci consuntivi non rappresenta solo un esercizio tecnico, ma un passaggio cruciale per comprendere come si gestiscono le risorse pubbliche a livello territoriale.
In un contesto caratterizzato da vincoli di bilancio e crescenti esigenze dei cittadini, disporre di dati affidabili e aggiornati è essenziale per orientare le politiche pubbliche e migliorare la qualità dei servizi.
Il lavoro dell’Istat, in questo senso, si conferma uno strumento indispensabile per garantire trasparenza, supportare le decisioni e favorire una gestione più efficiente delle risorse collettive.




ITALIAOGGI

Pnrr, cosa cambia nei rapporti tra P.a., cittadini e imprese

Dall’accesso dei minori alla P.a. digitale alla prova del silenzio-assenso: le più significative novità previste dal decreto legge n. 19/2026, noto come “dl Pnrr”, definitivamente convertito in legge.Aperti ai minori con più di 14 anni i servizi della P.a. digitale (app IO e It-Wallet); procedura ad hoc per la notifica dei data breach da parte delle microimprese; prova del silenzio-assenso della P.a. sulle istanze dei privati con attestazione della stessa P.a. o con autodichiarazioni del privato o del professionista incaricato di seguire la pratica; codificato ancora una volta il principio dell’once only, per cui la P.a. non può chiedere al privato dati e informazioni che un ente ha già raccolto; il ricorso amministrativo straordinario non sarà più deciso dal Presidente della Repubblica, ma dal presidente del Consiglio di Stato: sono queste le più significative novità in materia di rapporti tra P.a. e cittadini/imprese previste dal decreto legge n. 19/2026, noto come “dl Pnrr”, definitivamente convertito in legge dal senato il 15 aprile 2026.
P.a. digitale anche per i minori
La P.a. digitale è aperta ai minori con più di 14 anni, che potranno usare l’app IO e il sistema It-Wallet senza bisogno del consenso di papà e mamma.
L’articolo 11, comma 1, lett. e-bis), del dl Pnrr permette, infatti, la fruizione del punto di accesso telematico ai servizi della pubblica amministrazione ai soggetti che abbiano compiuto il 14° anno di età, senza che sia necessario l’assenso dell’esercente la responsabilità genitoriale, salvo che la legge richieda espressamente l’intervento o l’autorizzazione di genitori/tutori per l’ottenimento di specifiche attestazioni, titoli o abilitazioni o la fruizione di specifici servizi.
La disposizione (nuovo comma 1-sexies all’articolo 64-bis del Codice dell’amministrazione digitale) prevede esplicitamente questa apertura ai minori ultraquattordicenni anche per l’ottenimento e l’esibizione di attestazioni, titoli o abilitazioni aventi effetti giuridici, compresi quelli resi disponibili mediante il Sistema di portafoglio digitale italiano (Sistema It-Wallet).
I minori, dai 14 anni in su, potranno, pertanto, usare in autonomia l’applicazione IO (appIO) sviluppata dalla società PagoPA e scaricabile su smartphone e tablet.
Leggi anche: Dl Pnrr, comunicazioni di attività soggette a controlli. Ecco cosa cambia
Il Sistema di portafoglio digitale italiano – Sistema It-Wallet si compone di due soluzioni di portafoglio digitale, pubblico e privato. L’It-Wallet pubblico è reso disponibile mediante il punto di accesso telematico. L’It-Wallet privato è reso disponibile ai soggetti privati interessati, previo accreditamento da parte dell’Agenzia per l’Italia digitale (Agid). Il portafoglio pubblico è accessibile tramite l'app IO e permette di caricare i propri documenti digitali: al momento la tessera sanitaria, la carta delle disabilità e la patente di guida.
Data breach: autodenuncia guidata
Le microimprese avranno una procedura guidata per la notifica delle violazioni dei dati personali, quali, per esempio, gli attacchi informatici e i furti e smarrimenti di documenti cartacei.
Al riguardo, l’articolo 12, comma 1, del dl Pnrr inserisce nel codice della privacy (dlgs n. 196 del 2003) una disciplina ad hoc. In base al nuovo articolo 2 quaterdecies.1 del codice della privacy, le microimprese (quelle con meno di 5 dipendenti) sono tenute usare una specifica procedura di notifica, che dovrebbe consentire loro il fai-da-te nell’autodenuncia prevista dall’articolo 33 del Gdpr (regolamento Ue sulla privacy n. 2016/679).
La procedura dovrà essere predisposta e disciplinata dal Garante con proprio provvedimento. Il dl richiede che l’atto del Garante preveda il ricorso a strumenti di autovalutazione guidata passo passo e un canale di assistenza semplificata di supporto ai soggetti tenuti alla notifica.
La norma al momento non ha immediati effetti pratici e il procedimento, anche se previsto in un provvedimento di urgenza, non è già pronto all’uso. Fino a che il Garante non adotterà la procedura, le microimprese devono proseguire con l’attuale complicato sistema e sono sanzionate se sgarrano.
Per essere una vera semplificazione, peraltro, il Garante dovrà mettere in piedi una procedura basata su domande semplici e comprensibili, altrimenti, se le microimprese dovranno pagarsi un consulente per compilare i quadri delle schermate, la semplificazione rimarrà sulla carta.
In ogni caso, si tratta di un primo tassello di una disciplina speciale per le piccole organizzazioni, per le quali, in realtà, sono necessari interventi di semplificazione su tutti gli altri numerosissimi adempimenti previsti dal Gdpr. Inoltre, medesime semplificazioni sono essenziali anche per altre realtà di minori dimensioni, tra cui anche piccole imprese, studi professionali ed enti del terzo settore.
Atto scritto per il silenzio-assenso
Molto spesso la prova del silenzio-assenso della P.a. graverà sulle spalle del professionista, che ha curato una pratica amministrativa (richieste di licenze, autorizzazioni, concessioni, ecc.) per conto di un’impresa o di un cittadino. Anche il silenzio-assenso della P.a., in effetti, deve essere scritto.
Non è un paradosso: imprese e cittadini hanno bisogno di provare con un documento che la P.a. tacendo ha acconsentito e, quindi, ha accolto una sua istanza. Può essere:
un’attestazione digitale della P.a.
o un’autodichiarazione della stessa impresa o dello stesso privato
o, come capiterà più spesso, del progettista da loro incaricato.
È quanto prevede, per evitare incertezze sulla avvenuta maturazione del silenzio significativo, l’articolo 5, comma 1 lett. d), del dl Pnrr. Quest’ultimo, intervenendo sull’articolo 20 della legge 241/1990, rende automatico il rilascio dell’attestazione della P.a. circa il decorso dei termini del silenzio-assenso sulle richieste presentate.
Inoltre, la novella dispone che, nel caso di procedimenti non ancora telematizzati, l’amministrazione deve comunque, entro 10 giorni dalla data di formazione del silenzio assenso, inviare l’attestazione all’indirizzo di posta elettronica certifica o ordinaria indicato dal richiedente. Decorsi i 10 giorni, l’attestazione sarà sostituita da una dichiarazione del privato, o del progettista abilitato.
Un’altra novità del dl Pnrr sul silenzio-assenso stabilisce che la formazione dello stesso non è pregiudicata dalla facoltà dell’amministrazione di richiedere informazioni o integrazioni documentali previste dalla legge.
Sono, infine, individuati tassativamente i seguenti casi in cui non si forma il silenzio assenso: l’amministrazione competente non ha ricevuto la domanda; la domanda è priva degli elementi indispensabili per individuare l’oggetto e le ragioni del provvedimento richiesto.
Sempre in materia di procedimenti ammnistrativi, il dl Pnrr rimodella la conferenza dei servizi, in particolare accelerando i tempi di svolgimento della conferenza decisoria in forma semplificata e in modalità “asincrona”.
Si interviene, infine, sul regime della Scia (segnalazione certificata di inizio attività) precisando che in caso di provvedimento di divieto della P.a., si applica la sanzione della decadenza da eventuali benefici conseguiti grazie alla presentazione della Scia.
Once only reiterato
Viene codificato (per rafforzarlo) il principio dell’once only, più volte scritto e riscritto dalle leggi, in base al quale la P.a. non deve accanirsi in richieste di documenti ai privati coinvolti in procedimenti amministrativi.
L’articolo 1, comma 1, lett. c), n. 1, del dl Pnrr modifica l’articolo 50 del Codice dell’amministrazione digitale, secondo il quale le pubbliche amministrazioni, in attuazione del principio dell’unicità dell’invio, non devono richiedere ai cittadini e alle imprese dati e informazioni già detenuti da un’amministrazione e assicurano lo scambio delle informazioni mediante la Pdnd (Piattaforma digitale nazionale dati) fin dalla progettazione dei servizi.
Inoltre, la consultazione diretta da parte dei soggetti pubblici (P.a., gestori di servizi pubblici, società a controllo pubblico) delle banche dati pubbliche non viola la privacy, perché si considera operata per finalità di rilevante interesse pubblico. Per garantire il cittadino è, tuttavia, prevista la vigilanza sugli accessi.
Ricorso straordinario
 Il ricorso straordinario non passa più dal Quirinale. L’articolo 6, comma 4, del dl Pnrr modifica le norme del dpr 1199/1971 sul ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Viene eliminato il ruolo del Capo dello Stato e si assegna la decisione sul ricorso straordinario al Presidente del Consiglio di Stato, conformemente al parere espresso dallo stesso Consiglio di Stato. Viene eliminata anche la proposta del Ministero competente, cui rimane affidata solo la fase istruttoria del ricorso stesso.



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Medie e grandi aziende: fotografia del personale

Ultimi giorni per completare il rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile del biennio 2024-2025, che le aziende pubbliche e private con più di 50 dipendenti devono inviare telematicamente al ministero del Lavoro entro il 30 aprile (articolo 46 del Dlgs 198/2006, il Codice delle pari opportunità tra uomo e donna).L’invio resta su base volontaria per i datori con un numero inferiore di dipendenti, ma l’adempimento è comunque opportuno perché la presentazione del rapporto rappresenta la condizione necessaria per accedere a diversi benefici come, ad esempio, la partecipazione a procedure di affidamento di contratti pubblici finanziati in tutto o in parte con risorse Pnrr e Pnc (Piano nazionale complementare, che integra gli interventi finanziati con il Pnrr): il nuovo Codice dei contratti pubblici (Dlgs 36/2023) prevede l’esclusione automatica di un operatore economico dalla partecipazione a una procedura d’appalto, nel caso in cui lo stesso - tenuto a redigere il rapporto sulla situazione del personale - non abbia prodotto, alla domanda di partecipazione o con l’offerta, copia dell’ultima relazione con la relativa attestazione di conformità.Inoltre, il rapporto biennale è strettamente connesso con la certificazione della parità di genere, il cui rilascio garantisce l’accesso a benefici previdenziali e giuridici.La compilazioneLe modalità generali di compilazione del rapporto sono state dettate dal decreto interministeriale Lavoro-Famiglia del 3 giugno 2024. In sintesi, il rapporto biennale contiene informazioni relative allo stato delle assunzioni, alla formazione, alla promozione professionale, ai livelli, ai passaggi di categoria o di qualifica, ad altri fenomeni di mobilità, all’intervento della cassa integrazione guadagni, ai licenziamenti, ai prepensionamenti, ai pensionamenti e alla retribuzione effettivamente corrisposta. Ovviamente, per tutti i dati richiesti è evidenziata la quota relativa al personale femminile.La stesura del documento e il suo salvataggio a sistema equivalgono alla trasmissione del modulo alla consigliera o al consigliere regionale di parità. Una copia, unitamente alla ricevuta, va inoltrata dal datore di lavoro, con modalità telematica, anche alle rappresentanze sindacali aziendali, sempre entro il 30 aprile 2026. Il rapporto è anche visibile alle consigliere della provincia o città metropolitana, che possono accedere alla piattaforma. Per rendere più agevole la compilazione e la trasmissione, il ministero del Lavoro ha messo a disposizione delle aziende una procedura che consente di facilitare la lettura e l’analisi dei dati.L’applicativo si trova sul portale Servizi lavoro del dicastero (https://servizi.lavoro.gov.it) e l’accesso può essere effettuato dal legale rappresentante dell’azienda o da altri soggetti dallo stesso delegati o abilitati, in possesso delle credenziali di accesso Spid/Cie.Il programma presenta una funzionalità utile, per le aziende che hanno già inviato il rapporto nel biennio precedente, a visualizzarne una copia precompilata e a usare i dati già inseriti nel biennio 2022-2023, con la possibilità di aggiornare solo i campi che hanno subito modifiche.Infine, a supporto degli utilizzatori, è stata predisposta una sezione dell’Urp del ministero, per fornire assistenza tecnica e chiarimenti operativi.Le sanzioniLa mancata trasmissione del rapporto da parte delle aziende obbligate, anche dopo l’invito alla regolarizzazione da parte dell’Ispettorato del lavoro competente per territorio, comporta l’applicazione delle sanzioni previste dall’articolo 11 del Dpr 520/1955, cioè la sanzione amministrativa da 515 a 2.580 euro. Se l’inottemperanza si protrae per oltre 12 mesi è disposta la sospensione per un anno dei benefici contributivi eventualmente goduti dall’azienda (articolo 46, comma 4, Dlgs 198/2006).L’Ispettorato nazionale del lavoro verifica la veridicità dei rapporti e, in caso di rapporto mendace o incompleto, è prevista l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da mille a 5mila euro (articolo 46, comma 4-bis, Dlgs 198/2006).
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Contratti decentrati, entro 10 giorni la costituzione del fondo del 2026

Tutte le amministrazioni che hanno approvato preventivo e Piao devono costituire il fondo per la contrattazione decentrata 2026 entro aprile applicando le novità del contratto nazionale del 23 febbraio scorso, che si aggiungono alle regole dettate dai contratti del 21 maggio 2018 e 16 novembre 2022.La costituzione del fondo appartiene alle competenze del dirigente o responsabile competente: la giunta deve intervenire previamente con una deliberazione sull’inserimento e sulla quantificazione delle scelte rimesse all’apprezzamento discrezionale delle amministrazioni.Per la parte stabile si tratta dell’incremento, insieme alle risorse per le elevate qualificazioni, fino al tetto del 48% del trattamento tabellare del 2023 (articolo 14, comma 1-bis del Dl 25/2025). Sono numerose le voci di parte variabile su cui la giunta si deve pronunciare ogni anno: aumento fino all’1,2% del monte salari 1997 (articolo 79, comma 2, lettera b) del contratto del 16 novembre 2022; risorse connesse a scelte organizzative, gestionali e di politica retributiva (lettera c); lo 0,22% del monte salari 2018 (articolo 79 comma 3); lo 0,22% del monte salari 2021 (articolo 58, comma 2, contratto 23 febbraio 2026).Nella parte variabile vanno inserite le risorse previste da specifiche disposizioni di legge, compresi gli incentivi delle funzioni tecniche.Prima dell’avvio della contrattazione decentrata, gli enti devono dar corso – come prevede il nuovo contratto - a una «esauriente informazione» ai soggetti sindacali e fornire «i dati a consuntivo sull’utilizzo delle risorse del fondo dell’anno precedente». Il fondo deve essere corredato dal parere dei revisori; per la Rgs il parere può essere reso anche insieme a quello sull’ipotesi di contratto decentrato.Nella parte stabile del fondo del 2026 occorre confermare tutte le voci del 2025, aggiungendo la Ria e gli assegni ad personam dei cessati nell’anno precedente. Vi è un vincolo all’aumento ex Dl 25/2025 nel caso di incremento del numero dei dipendenti in servizio rispetto al 31 dicembre 2018, per come previsto dall’articolo 33 del Dl 34/2019: l’incremento deve essere calcolato in modo da mantenere invariata l’incidenza media pro capite del salario accessorio dei dipendenti e delle elevate qualificazioni del 2018.Tutti gli enti, compresi quelli in difficoltà finanziaria, devono inserire in parte stabile l’aumento dello 0,14% del monte salari 2021, escluso dal tetto del tetto del salario accessorio.Gli enti devono ridurre la parte stabile per l’inglobamento nel trattamento economico fondamentale di una quota dell’indennità di comparto. La riduzione deve essere effettuata assumendo come base i dipendenti in servizio a tempo indeterminato e determinato al 1° gennaio 2026. La riduzione va accompagnata dal taglio permanente di queste risorse dalla parte stabile e da un taglio nella stessa misura del tetto del salario accessorio.Nella parte variabile 2026 va inserito l’auemnto dello 0,14% del monte salari 2021 relativo a 2024 e 2025; talchè questo incremento nel 2026 viene conteggiato tre volte. Ed ancora, se l’ente decide di utilizzare l’incremento fino allo 0,22% del monte salari 2021, può avere decorrenza dal 1° gennaio 2025, quindi essere inserito nel fondo 2026 per due volte.
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La retribuzione dei giorni di ferie resta al buio

Salta il chiarimento sulla retribuzione dei dipendenti spettante ai pubblici dipendenti nei giorni di ferie, inizialmente previsto nelle bozze dell’atto di indirizzo appena approvato per il rinnovo del contratto delle Funzioni locali 2025/27. L’intervento della Ragioneria generale ha comportato la rimozione dal testo finale di una norma di interpretazione autentica per individuare criteri chiari e uniformi sulle voci retributive da utilizzare a base di calcolo per determinare il compenso dei giorni di ferie (Sole 24 Ore del 14 aprile)..La questione è spinosa e sorge dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia Ue che, in attuazione della Direttiva n. 88/2003, ha sancito il principio per cui la fruizione delle ferie non deve essere disincentivata: ciò richiede che la retribuzione dei giorni di congedo non sia inferiore a quella percepita in servizio. In questo senso si è registrata l’ordinanza 25528/2025 della sezione lavoro della Corte di Cassazione, che ha riconosciuto a un dipendente della sanità il diritto a ricevere, quando in ferie, anche il compenso per l’indennità di turno, la cui erogazione è invece vincolata dal contratto nazionale all’effettiva prestazione lavorativa. Le conseguenze sono rilevanti: come l’indennità di turno, anche altri compensi accessori legati dal contratto collettivo allo svolgimento della prestazione potrebbero rientrare (si pensi, nelle Funzioni locali all’indennità di servizio esterno), con incremento della spesa. Va detto che trattandosi di importi di norma allocati sul fondo decentrato l’effetto sarebbe quello di ridurne le disponibilità ad altri fini.
Le note motivazionali sottolineavano, però, che nel caso del pubblico impiego la situazione non è assimilabile a quella tutelata dalla Cgue, poiché il rischio di disincentivare la fruizione dei congedi non sussiste: le norme e i contratti, infatti, «obbligano il lavoratore a fruire delle ferie maturate entro tempi certi, non danno diritto alla monetizzazione delle ferie arretrate, se non per casi specifici indipendenti dalla volontà del lavoratore, e pongono a carico del datore di lavoro pubblico non solo l’obbligo di sovraintendere alla corretta gestione delle ferie, ma lo responsabilizzano in caso di inosservanza delle disposizioni dettate in materia». Si chiariva, a questo fine, che il trattamento economico del personale in ferie comprende «la normale retribuzione, con esclusione dei compensi che richiedono lo svolgimento effettivo delle mansioni e di quelli che non siano erogati per 12 mensilità, fatto salvo quanto stabilito dalla contrattazione collettiva».
Il dietrofront nel testo dell’atto di indirizzo, però, lascia per ora immutata la situazione, con tutte le criticità operative e i dubbi del caso .

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