ILSICILIA
L'iniziativa tra i banchi di Palazzo d'Orleans
La Sicilia si allinea al resto d’Italia, in giunta il ddl per l’istituzione del Consiglio delle Autonomie locali.
La Sicilia si appresta a compiere un importante passo in avanti in materia di Enti locali. Tra i banchi della giunta regionale, guidata dal presidente Renato Schifani e riunita questo pomeriggio a Palazzo d’Orleans, è approdato, ed è stato approvato, il disegno di legge per l’istituzione del Consiglio delle Autonomie locali (Cal) della Regione Siciliana. Organo importante, necessario per migliorare la comunicazione tra i diversi piani istituzionali, è previsto all’interno della Costituzione. L’Isola, però, ad oggi è l’unica Regione ad esserne sprovvista, nonostante i tanti appelli portati avanti negli anni. L’ultimo di Anci Sicilia risale all’indomani dell’approvazione a Sala D’Ercole del ddl Enti locali, testo proviene dalla stesura del disegno di legge 738, riguardante norme ordinamentali della Finanziaria 2025.
Cos’è il Cal
Ma di cosa si tratta esattamente? Il Consiglio delle Autonomie locali è stato introdotto nell’ordinamento italiano nel 2001, con un’apposita legge per intervenire e modificare l’articolo 123 della Costituzione, prevedendo così all’interno dello Statuto di ogni Regione il Cal “quale organo di consultazione fra la Regione e gli Enti locali“.
Non si tratta certamente né di un esperimento o di un’improvvisazione. La Lombardia, in tal senso, può definirsi pioniere, con la sua nascita che risale alla fine degli anni ’80. Nel 2000 la larga diffusione, ma avvenuta a macchia di leopardo. La maggior parte delle Regioni iniziano ad allinearsi solo intorno al 2011, come Campania, Molise, Liguria, Piemonte o Trentino-Alto Adige. E la Sicilia? A circa 25 anni di distanza l’istituzione del Consiglio non si è mai realizzata. Nel 2021, durante il governo Musumeci, ci aveva provato l’Asael, l’Associazione siciliana amministratori Enti Locali, presentando un disegno di legge a Palazzo dei Normanni, ma l’iniziativa non andò in porto.
Tutte le Regioni hanno rivisto così la propria scala istituzionale, ma con diverse peculiarità. Non esiste infatti una struttura unica nazionale. Ogni Regione attraverso il proprio statuto e le proprie leggi regola composizione nomina ed elezione dei membri del Cal, il cui compito è quello di assicurare che le decisioni regionali tengano conto delle esigenze del territorio, rafforzandone il principio di sussidiarietà. Solitamente è composto da sindaci di Comuni capoluogo, presidenti di Provincia e rappresentanti eletti dai Comuni, garantendo una rappresentanza territoriale. Il Cal garantisce la partecipazione di Comuni e Province ai processi decisionali regionali, esprimendo pareri obbligatori su leggi, bilanci e piani di programmazione socio-economica, con la possibilità di formulare proposte e osservazioni alla giunta e al consiglio regionale, facilitando così il raccordo tra i vari livelli di governo territoriale.
Cosa prevede il ddl varato in giunta
Una volta approvata la legge, il Consiglio delle Autonomie locali avrà durata coincidente con quella della legislatura e sarà composto da: 18 componenti di diritto, i presidenti delle tre associazioni maggiormente rappresentative degli enti locali, i sindaci dei nove Comuni capoluogo di provincia e i presidenti dei sei Liberi Consorzi comunali; 9 componenti elettivi, uno per ciascuna Città Metropolitana e uno per ciascun Libero Consorzio; 3 membri designati dall’Anci, un sindaco in rappresentanza delle Isole minori e due dei Comuni montani.
Con l’entrata in funzione del nuovo organismo, la Conferenza permanente Regione-Autonomie locali cesserà le proprie attività e le relative funzioni saranno assorbite nel quadro delle competenze più ampie attribuite al Cal.
Il difficile rapporto tra Regione ed Enti locali
Il Consiglio per la Sicilia rappresenterebbe anche un tassello indispensabile per ricucire il rapporto teso, ormai da anni, tra Regione ed Enti locali. Negli appelli profusi negli anni l’istituzione del Cal è stata auspicata da Anci Sicilia come l’avvio di un percorso che porti ad “un rapporto diverso” con i Comuni. Un dialogo con tanti alti e bassi, che si era infuocato anche a dicembre, a ridosso dell’ultima legge di Stabilità, con il presidente Paolo Amenta e segretario generale Mario Emanuele Alvano che avevano denunciato i tanti “paradossi” e la mancanza di un confronto, soprattutto nei temi più importanti, come il fondo di progettazione per gli investimenti dei Comuni, che nell’ultimo decennio ha vissuto drammatici tagli (CLICCA QUI). Una stretta di mano e un riavvicinamento avvenuto poche settimane più tardi e sancito a febbraio (CLICCA QUI).
La prova del nove sarà rappresentata proprio dalla messa in piedi del Cal, che una volta funzionante dovrà necessariamente decollare. Ma non solo. Un’altra incognita è legata all’assessorato, ad oggi vacante e con la delega ad interim affidata al presidente della Regione Renato Schifani, proponente in giunta del ddl. Una nomina che dovrebbe arrivare nel giro di poche ore. Dal primo maggio, in assenza del rendiconto 2025 in fase di stesura, scatterà il blocco della spesa per le assunzioni di consulenti ed esterni. Attendere altro tempo per il riassetto significherebbe che i nuovi assessori, nominati fuori tempo massimo, non potranno costituire gli uffici di gabinetto e le segreterie particolari per lo svolgimento delle normali funzioni amministrative. Dopo circa sei mesi l’assessorato degli Enti locali potrebbe avere così un nuovo inquilino, dopo l’addio del democristiano Andrea Messina.
GIORNALE CENTRO SICILIA
Montaperto celebra le proprie radici: presentato il terzo volume di “Amici vi lu vogliu raccuntari”
Il 25 aprile, il suggestivo Borgo di Montaperto, all’interno della chiesa SS del Rosario, ha ospitato la presentazione del terzo volume di “Amici vi lu vogliu raccuntari”, un libro che raccoglie poesie, aneddoti e storie in dialetto siciliano firmate da autori montapertesi.
L’evento, di alto valore identitario, si è svolto alla presenza delle autorità del territorio: il Sindaco di Agrigento, Dott. Francesco Miccichè, il Presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, Dott. Gaetano Pendolino, e il Consigliere comunale e provinciale di Agrigento Dott. Nino Amato, organizzatore della serata.Guide turistiche e letteratura di viaggio
L’incontro è stato aperto dai curatori dell’opera, il Dott. Daniele Settembrino e Giuseppe Siracusa, i quali hanno sottolineato l’importanza di preservare il dialetto e le storie popolari come prezioso bagaglio culturale da tramandare alle nuove generazioni. Protagonisti della serata i quattro autori della raccolta: Giuseppe Siracusa, Maurizio Incorvaia, Salvatore Caruana e Zina Montalbano, che si sono alternati nella presentazione delle proprie opere.
La serata, moderata da Gabriella Omodei, ha beneficiato dell’approfondito commento letterario del Prof. Elio Di Bella. I testi hanno preso vita grazie alle voci narranti di Marcella Lattuca e Paolo Di Noto del Nuovo Piccolo Teatro. Presente anche la presidente del teatro, Caterina Montalbano, che, ereditando la passione del padre Pippo Montalbano, ha collaborato attivamente all’organizzazione dell’evento.
Momento di grande intensità emotiva è stata la partecipazione di Salvatore Nocera Bracco. Medico, cantautore e attore, Nocera Bracco ha incantato la platea con la sua energia eclettica, capace di far dialogare il rigore della scienza con la sensibilità dell’arte, confermandosi un instancabile cercatore di arte e animatore culturale.
La manifestazione si è conclusa con la consegna delle targhe di riconoscimento agli ospiti e ai partecipanti.
La serata ha rappresentato un momento fondamentale per la riscoperta dell’identità locale. In un’epoca di globalizzazione, iniziative come questa dimostrano che la cultura del territorio e il dialetto non sono semplici residui del passato, ma pilastri vivi su cui costruire il senso di appartenenza e la coesione di una comunità.
LIVESICILIA
La Sicilia accorcia le distanze con i territori: nasce il Consiglio delle autonomie locali
Il governo regionale vara il disegno di legge per l'istituzione del Cal, un organismo permanente studiato per garantire a Comuni e Liberi consorzi un peso maggiore nei processi decisionali dell'Isola
La giunta regionale ha dato il via libera al disegno di legge per l'istituzione del Consiglio delle autonomie locali (Cal), un nuovo strumento di raccordo istituzionale che punta a integrare stabilmente Comuni, Città metropolitane e Liberi consorzi nelle politiche pubbliche regionali. La riforma nasce per colmare un vuoto normativo che separava la Sicilia dal resto d’Italia, promuovendo una gestione amministrativa più efficace e vicina alle realtà locali.
"Si tratta di uno strumento di rilevanza costituzionale – afferma il presidente della Regione Renato Schifani – che rappresenta una forma importante e permanente di collaborazione con gli enti locali, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà». Il governatore ha inoltre sottolineato come l’iniziativa accolga le richieste di Anci Sicilia per una "partecipazione più strutturata e qualificata delle autonomie locali nelle decisioni regionali", mantenendo così l'impegno di colmare il “gap che la Sicilia scontava con il resto d'Italia”.
Il nuovo organismo, che resterà in carica per l'intera durata della legislatura, sarà composto da 30 membri, includendo i sindaci dei nove capoluoghi di provincia, i presidenti dei sei Liberi consorzi e rappresentanti di Comuni montani e isole minori. Con l'insediamento del Cal, la precedente Conferenza permanente Regione-Autonomie locali cesserà di esistere, venendo ufficialmente assorbita dal nuovo quadro di competenze.
Anci Sicilia: “Primo passo per migliorare il dialogo istituzionale in Sicilia”
“Si tratta di un impegno mantenuto da parte del Governo regionale e in particolare dal presidente Renato Schifani e dall’assessore all’Economia, Alessandro Dagnino: un passaggio di grande rilievo non solo sul piano ordinamentale, ma anche simbolico. L’istituzione del Consiglio delle autonomie locali rappresenta infatti un tassello essenziale per rafforzare una corretta e positiva dialettica tra la Regione siciliana e il sistema delle autonomie locali dell’Isola”. Così Anci Sicilia esprime soddisfazione per l’approvazione in Giunta regionale del disegno di legge in materia di istituzione del Consiglio delle autonomie locali, che dà finalmente attuazione anche in Sicilia a un organismo previsto dall’articolo 123 della Costituzione e già presente negli altri ordinamenti regionali. “Dopo anni di sollecitazioni, un’iniziativa fondamentale dell’Anci Sicilia trova oggi un primo momento di realizzazione – spiegano il presidente e il segretario generale, Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano -. Il Consiglio delle Autonomie Locali potrà costituire uno strumento stabile di confronto, capace di favorire una maggiore partecipazione degli enti locali ai processi decisionali regionali, contribuendo così a rendere più efficaci e aderenti ai territori le politiche pubbliche”. Anci Sicilia rivolge un appello all’Ars affinché il disegno di legge venga calendarizzato con priorità e approvato in tempi brevi. “È fondamentale adesso che l’Ars proceda rapidamente all’approvazione della legge – conclude il presidente Amenta – per colmare una lacuna del nostro ordinamento regionale e dotare finalmente la Sicilia di un organismo in grado di facilitare l’attuazione delle politiche regionali, attraverso un coinvolgimento più diretto e strutturato degli enti locali. Solo così sarà possibile garantire e valorizzare il ruolo dei Comuni e rafforzare la cooperazione istituzionale”.
LENTEPUBBLICA
Concorsi pubblici, svolta dei giudici: “Gli algoritmi non decidono da soli”
L’utilizzo di sistemi informatici nei concorsi pubblici non può trasformarsi in una delega totale alle macchine. È questo, in sintesi, il principio ribadito dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia con la sentenza n. 1602 dell’8 aprile 2026, destinata ad avere un impatto rilevante sulla gestione digitale delle procedure selettive nella Pubblica amministrazione.
Il caso affrontato dai giudici amministrativi lombardi mette in luce una criticità sempre più frequente: l’affidamento a piattaforme automatizzate per la gestione delle graduatorie, senza un adeguato controllo umano sulle decisioni finali.
Il caso: esclusa nonostante un punteggio superiore
La vicenda nasce da un concorso bandito con decreto ministeriale n. 205 del 26 ottobre 2023 per la classe di concorso A048, relativa alle scienze motorie negli istituti secondari di secondo grado in Lombardia.
La candidata ricorrente aveva superato tutte le prove con un punteggio complessivo di 188 punti, suddiviso tra prova scritta, orale e titoli. Nonostante ciò, non risultava inserita tra i vincitori della graduatoria approvata dall’Ufficio scolastico regionale.
Un’anomalia evidente, considerando che altri candidati con punteggi inferiori risultavano invece collocati in posizione utile. A complicare ulteriormente la situazione, il mancato riconoscimento della riserva del 30% dei posti, prevista per chi avesse maturato almeno tre anni di servizio negli ultimi dieci.
L’errore del sistema e la responsabilità dell’Amministrazione
Nel corso del giudizio, l’Amministrazione ha ammesso l’esistenza del requisito per la riserva, precisando però che il sistema informatico utilizzato non aveva correttamente rilevato tale condizione.
Una giustificazione che il TAR ha ritenuto inaccettabile.
Secondo i giudici, infatti, il ricorso a procedure automatizzate non può mai comportare una deresponsabilizzazione dell’Amministrazione. Anche quando le operazioni sono gestite da piattaforme digitali, resta imprescindibile un controllo umano effettivo.
In altre parole, l’errore dell’algoritmo non può tradursi in un danno per il candidato.
Automazione sì, ma con controllo umano
Il punto centrale della decisione riguarda proprio il rapporto tra tecnologia e potere amministrativo.
Il TAR Lombardia richiama un orientamento consolidato del Consiglio di Stato, secondo cui l’uso di algoritmi è legittimo solo se l’Amministrazione:
mantiene un potere effettivo di verifica;
conserva la titolarità della decisione finale;
può intervenire per correggere eventuali errori del sistema.
Viene così esclusa la possibilità di affidare completamente a un meccanismo automatizzato la formazione di atti amministrativi, soprattutto quando sono presenti elementi valutativi o discrezionali.
Accesso agli atti e trasparenza procedimentale
Un altro aspetto rilevante della pronuncia riguarda il diritto di accesso alla documentazione.
La ricorrente aveva richiesto di visionare gli atti relativi alla formazione della graduatoria, limitatamente ai candidati con punteggio uguale o inferiore al proprio. Il TAR ha accolto questa istanza, sottolineando come la richiesta fosse:
circoscritta e non generica;
funzionale alla tutela di un interesse concreto;
non lesiva della privacy di altri candidati.
Il principio ribadito è chiaro: la trasparenza è uno strumento essenziale per garantire la correttezza delle procedure concorsuali, soprattutto quando intervengono sistemi automatizzati.
L’inserimento con riserva non basta
Durante il procedimento, l’Amministrazione aveva inserito la candidata in graduatoria “con riserva”, in attesa dell’esito del giudizio.
Il TAR ha però chiarito che si tratta di una misura provvisoria, incapace di sanare l’illegittimità originaria. Solo una decisione definitiva può determinare il pieno riconoscimento del diritto.
Di conseguenza, l’inserimento temporaneo non esclude l’interesse a ottenere una pronuncia di merito.
La decisione: graduatoria da correggere
Nel merito, il Collegio ha accolto integralmente il ricorso, riconoscendo la fondatezza delle doglianze.
La sentenza dispone:
l’annullamento degli atti impugnati nei limiti dell’interesse della ricorrente;
l’obbligo per l’Amministrazione di correggere la graduatoria;
l’inserimento definitivo della candidata nella posizione corrispondente al punteggio conseguito;
il riconoscimento della riserva prevista dalla normativa.
Inoltre, il Ministero è stato condannato al pagamento delle spese di lite.
Un precedente destinato a incidere sui concorsi pubblici
La pronuncia del TAR Lombardia si inserisce in un filone giurisprudenziale sempre più attento all’impatto dell’intelligenza artificiale nella Pubblica amministrazione.
Il messaggio è netto: l’innovazione tecnologica rappresenta una risorsa, ma non può sostituire il ruolo decisionale dell’Amministrazione.
In un contesto in cui i concorsi pubblici sono sempre più digitalizzati, questa sentenza impone agli enti di:
verificare l’affidabilità dei sistemi utilizzati;
garantire controlli umani effettivi;
prevenire errori che possano incidere sui diritti dei candidati.
Digitalizzazione e rischi: serve un equilibrio
L’adozione di strumenti algoritmici consente di velocizzare le procedure e ridurre i margini di errore umano. Tuttavia, come dimostra il caso esaminato, non elimina il rischio di malfunzionamenti o interpretazioni errate dei dati.
Per questo motivo, il principio affermato dai giudici assume una portata generale: l’automazione deve essere sempre accompagnata da responsabilità e supervisione.
Il rischio, altrimenti, è quello di creare decisioni opache, difficili da contestare e potenzialmente ingiuste.
Verso una nuova governance degli algoritmi pubblici
La sentenza richiama indirettamente il tema, sempre più attuale, della governance degli algoritmi nella Pubblica amministrazione.
Non si tratta solo di adottare tecnologie avanzate, ma di costruire un sistema in cui:
le decisioni siano sempre riconducibili a un soggetto responsabile;
i criteri utilizzati siano comprensibili e verificabili;
i cittadini possano esercitare pienamente i propri diritti di difesa.
In questa prospettiva, il controllo umano non è un ostacolo all’innovazione, ma una condizione indispensabile per garantirne la legittimità.
ITALIAOGGI
Responsabilità erariale ridotta, la Corte dei conti va alla Consulta.
Ordinanza della Sezione centrale d’appello solleva la questione di legittimità costituzionale sulla Legge Foti
Alla Consulta l’ultima parola sul potere riduttivo della responsabilità erariale previsto dalla Legge «Foti». Con ordinanza n. 9/2026 la Corte dei conti - Sezione II giurisdizionale centrale d’appello ha infatti sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, commi 1-bis e 1-octies, e dell’art. 6 della L. 1/2026. Continua quindi il braccio di ferro fra Governo e giudici contabili, che si sono opposti fin da subito al provvedimento e che adesso hanno iniziato a contestarlo nelle sedi deputate.
Leggi anche: Corte dei conti, pareri estesi oltre il Pnrr e Pnc
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Responsabilità medica
La questione esaminata dai giudici contabili verteva su un caso di responsabilità medica nell’ambito del quale si è resa applicabile la nuova disciplina in base alla quale il danno accertato è risarcibile soltanto nei limiti del 30% dell’intera diminuzione patrimoniale subita dall’amministrazione danneggiata o, al massimo, della doppia annualità di retribuzioni di retribuzioni o di indennità per ciascuno dei soggetti ritenuti responsabili.
Nel caso di specie, a fronte di un danno dedotto in citazione pari a €. 1.350.000,00, il massimo della perdita imputabile a ciascuno dei tre convenuti non avrebbe potuto essere superiore a €. 405.000, o al doppio delle annualità da ciascuno percepite.
Opzioni interpretative
Preliminarmente, la sezione analizza diverse opzioni interpretative del dettato normativo, nessuna delle quali, tuttavia, viene ritenuta sufficiente a supportare adeguatamente la decisione. Al contrario, come si legge nella pronuncia, «l’indeterminatezza del quadro legislativo riformato - che apre percorsi ermeneutici alternativi e tra loro contrastanti - è già di per sé sintomo di irrazionalità delle disposizioni in esame». Da qui una prima potenziale violazione dell’art. 3 Cost.
Ma non si tratta dell’unico parametro costituzionale messo in pericolo dalla riforma. La Corte, infatti, ravvisa, innanzitutto, il possibile contrasto con gli artt. 28 e 103 della Carta. La prima disposizione sancisce la responsabilità «diretta» dei pubblici dipendenti e della pubblica amministrazione per gli atti compiuti in violazione di diritti, mentre la seconda affida al giudice contabile quella sfera giurisdizionale nelle “materie di contabilità pubblica”, delle quali il giudizio di responsabilità amministrativa rappresenta nucleo imprescindibile. Secondo l’ordinanza, in questo quadro, la legge Foti fa saltare il «giusto compromesso» tra le opposte esigenze al fine “di determinare quanto del rischio dell'attività debba restare a carico dell'apparato e quanto a carico del dipendente, nella ricerca di un punto di equilibrio tale da rendere, per dipendenti ed amministratori pubblici, la prospettiva della responsabilità ragione di stimolo, e non di disincentivo».
Articolo 97 minacciato
Da qui, conseguentemente, viene evidenziata la possibile lesione dell’art. 97 Cost., rispetto al quale non appare congrua l’introduzione di un potere riduttivo che allontana la responsabilità dell’agente pubblico dagli standard della «buona amministrazione», e che premia l’inefficienza mediante automatismi riduttivi, a prescindere dalle circostanze del caso concreto. Ancora, viene ipotizzato il contrasto della nuova disciplina l’art. 81 Cost. per quanto riguarda l’impatto del potere riduttivo sugli equilibri del bilancio pubblico, che potrebbe determinare significative perdite di entrata per l’erario. Per di più, tale effetto, sebbene stabilito con legge dello Stato, finisce col gravare su enti del tutto diversi, in ipotesi, dalle amministrazioni centrali, potendo investire qualsiasi soggetto pubblico leso e persino la stessa Unione europea, qualora il danno derivi dallo sviamento colposo di contributi che gravano direttamente sul bilancio europeo: da qui il contrasto con gli art. 117 e 119 Cost.
Giudizi in corso
Non da ultimo si ravvisa un conflitto con gli artt. 101 e 104 Cost., posto che deve essere considerata lesiva della sfera del potere giudiziario una legge che dispieghi retroattivamente i propri effetti sui giudizi in corso, con obbligo per i giudici di applicarla in relazione a rapporti sorti nel passato, «tanto più quando la legge non appaia mossa dall'intento di influire sui giudizi in corso», oltre che con l’art. 111 Cost. sotto il profilo della violazione delle garanzie processuali delle parti.
Ora dovranno pronunciarsi i giudici delle leggi, che dovranno verificare la rilevanza e la fondatezza delle plurime contestazioni poste. Laddove ritenute fondate, la previsione potrebbe essere in tutto in parte censurata e quindi rimossa dall'ordinamento giuridico con effetti retroattivi.
https://www.italiaoggi.it/enti-locali-e-pa/contabilita-e-tributi/responsabilita-erariale-ridotta-la-...
ILSOLE24ORE
Aree interne, strategia flop Dopo 10 anni spesa al 56%
Politiche per la coesione. I piani 2014-2020 dei Comuni più isolati da servizi sanitari, istruzione e mobilità: interventi per 706,5 milioni su 1,2 miliardi di euro. In ritardo il nuovo ciclo 2021-2027.Quasi 4,6 milioni di italiani risiedono nelle aree interne a maggiore rischio di spopolamento e poste al centro della Strategia nazionale, finanziata da risorse europee e nazionali. Nel complesso si tratta di 1.904 Comuni gravati da quello che si può a tutti gli effetti considerare un deficit di cittadinanza, perché sono localizzati a lunga distanza dai centri di offerta di servizi essenziali, vale a dire istruzione, salute, mobilità. Sono trascorsi oltre dieci anni dal varo della Strategia nazionale ma i risultati ad oggi sono quasi fallimentari. Finora è stato speso poco più della metà delle risorse messe in campo all’alba della programmazione 2014-2020: 706,5 milioni su 1,2 miliardi di euro, il 56,7 per cento. Risorse che servirebbero, citando alcuni esempi, per potenziare ambulatori, farmacie di servizi, attività domiciliare di medicina generale, infermieri di comunità, servizi aggiuntivi di trasporto pubblico locale e di trasporto scolastico dedicato, formazione per gli insegnanti della scuola primaria, primi cicli di miglioramento dell’offerta scolastica degli istituti tecnici e professionali, cooperative per la gestione di servizi agli anziani. Ma anche salvaguardia di attività artigiane, incentivi al turismo locale.
Il bilancio, basato su una previsione di pagamenti al prossimo 30 giugno, è contenuto nella “Relazione sugli interventi nelle aree sottoutilizzate” allegata al Documento di finanza pubblica approvato la scorsa settimana dal consiglio dei ministri. E nel frattempo, emerge dallo stesso documento, la nuova Strategia, che dovrebbe coprire il periodo 2021-207, è pericolosamente in ritardo. Nella Relazione, elaborata dagli uffici del ministro per gli Affari Ue, il Pnrr e la coesione, Tommaso Foti, sono ben distinte le fonti di finanziamento. Se per la quota della Strategia coperta da fondi europei – pari a 545 milioni – si prevede la completa rendicontazione, l’avanzamento di spesa delle risorse nazionali, cioè i restanti 700,8 milioni ripartiti tra Fondo sviluppo e coesione, risorse Cipess e fondi regionali, comunali o delle Asl, è fermo addirittura al 23 per cento, a fronte di impegni arrivati al 55 per cento.
Riassumendo tutti i numeri della questione, sollevata come punto critico anche dal ministro Foti in audizione in Parlamento, le aree interne selezionate nella programmazione 2014-2020 sono state 72 tra Nord e Mezzogiorno, per un totale di 2 milioni di abitanti e circa il 17% della superficie nazionale. Ma la fase di definizione dei 72 Accordi di programma quadro attuativi si è conclusa solo alla fine del 2021. Da lì in poi anche l’attività di monitoraggio delle attività si è rivelata complicata e nel 2025 il Dipartimento per le politiche di coesione ha iniziato a stringere i bulloni per avere informazioni certe e più dettagliate.
Nel frattempo si è messa in moto, non senza difficoltà, la macchina della programmazione 2021-2027 che prevede 56 nuove aree che si aggiungono alle 71 (su 72) del ciclo 2014-2020 che sono state confermate. In tutto 127 aree per oltre 1.900 Comuni e quasi 4,6 milioni di italiani. Nel 2023 è stata istituita una cabina di regia per l’approvazione del Piano strategico per lo sviluppo delle aree interne, approvato quasi due anni dopo, e le prime Strategie di area sono state approvate all’inizio del 2026. Si impone un’accelerazione e, per snellire il procedimento, il Dipartimento lavora a una piattaforma informatica di gestione dei vari Accordi di programma quadro. Replicare i ritardi del precedente periodo di spesa sarebbe imperdonabile.
https://www.quotidiano.ilsole24ore.com/sfoglio/aviator.php?newspaper=S24&issue=20260428&edit...
ILSOLE24ORE
Turismo outdoor, nel 2026 in Italia ricavi stimati a 9,1 miliardi.
Un giro d’affari che in Italia supera i 9 miliardi di euro. È la stima 2026 dell’impatto economico del turismo outdoor, formula di vacanza che negli ultimi anni è scelta da milioni di turisti di tutta Europa. Per quanto riguarda l’offerta, l’Italia è il secondo mercato del continente, alle spalle della Spagna, e precede la Francia. Quest’anno la spesa diretta per le vacanze all’aria aperta nel nostro Paese sarà superiore ai 5,12 miliardi di euro, considerando una spesa media diretta pro capite giornaliera di circa 75 euro. Considerando le componenti indirette e l’indotto si arriva a più di 9,1 miliardi. Valore che secondo le analisi di Thrends, società di marketing turistico, per la sesta edizione dell’Osservatorio del turismo outdoor realizzato per Human Company, può arrivare a un massimo di 13,3 miliardi di euro.
Quest’anno le presenze in campeggi, resort e villaggi saranno 68,4 milioni di pernottamenti con un +0,4% sul 2025. Il motore saranno gli arrivi dall’estero con 37,8 milioni di notti pari a una quota del 55%. Dal post Covid gli italiani hanno scoperto questo tipo di vacanza e circa 30,6 milioni di pernottamenti con un trend stabile. Il confronto con il 2019 evidenzia una crescita a doppia cifra, si sfiora il +14%, della domanda estera mentre il mercato domestico per lo stesso periodo segna un -9,2%.
«Superata la fase di rimbalzo dopo la pandemia l’Italia si conferma il secondo mercato in Europa - rimarca Domenico Montano, general manager di Human Company, azienda attiva da oltre 40 anni nel turismo open air -. Ora l’offerta deve passare dalla qualificazione e l’innovazione dell’offerta». Un trend che vede un costante percorso di crescita per aumentare qualitativamente l’offerta sia sul fronte del comfort, sempre più assicurato dalle case mobili, che nei villaggi dei principali operatori hanno raggiunto una penetrazione del 30%, e dai servizi in linea con quelli offerti dagli hotel a 3 e 4 stelle.
Sul territorio il baricentro dell’offerta è a Nord Est. Tra lago di Garda, il delta del Po, la costa veneta tra Caorle e Jesolo e la Romagna qui ci sono i villaggi più grandi che accolgono migliaia di vacanzieri fidelizzati che arrivano da tutta Europa. In questa macro area, grazie alla vicinanza con i mercati di lingua tedesca e del Nord Europa, nel 2025 si è concentrato quasi il 46% dei pernottamenti, 31,4 milioni, con una crescita di mezzo punto percentuale. Seguono il Centro, con altri 16,7 milioni di notti, il Sud e le isole (10,6 milioni) e il Nord-Ovest (9,5 milioni). Quest’anno continua a pesare il clima d’incertezza scatenato dall’attuale situazione geopolitica e dal prezzo del petrolio, così lo scenario che gli analisti di Thrends disegnano è quello di una sostanziale stabilità della domanda.
Per la prima volta Human Company e Thrends analizzano l’andamento del settore a livello europeo. Nel 2025 in Europa sono stati registrati circa 3 miliardi di pernottamenti in tutti i tipi di strutture ricettive con un +2,2% sull’anno precedente. La formula della vacanza all’aria aperta invece ha visto poco più di 413,2 milioni di notti (+14%) di cui quasi 154 milioni nella sola Francia. Nel 2025 in sei Paesi - Francia, Italia, Spagna, Germania, Olanda e Croazia - sono stati registrati 351,3 milioni di pernottamenti.
Dal punto di vista economico la Francia è il mercato più importante con una spesa diretta di quasi 3,7 miliardi grazie a una forte domanda interna e internazionale ma con soggiorni in media più brevi. In Spagna circa il 46% degli ospiti arriva dall’estero, soprattutto dalla Germania, ma il record dell’internazionalizzazione è della Croazia con il 96% dei vacanzieri stranieri. «Nel 2025 la domanda legata ad attività all’area aperta ha rappresentato l’11,5% della domanda turistica totale in Europa - spiega Giorgio Ribaudo, managing director di Thrends -. Italia, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Croazia sono le destinazioni che assorbono la maggiore parte di questo mercato».
Italia e Croazia in alta stagione sono le destinazioni con i prezzi medi giornalieri per famiglia più alti, rispettivamente 63 e 73 euro, contro una media di 49 euro. Nel caso di campeggio a 5 stelle si arriva a 91 euro in Italia che diventano 98 in Spagna.
https://www.quotidiano.ilsole24ore.com/sfoglio/aviator.php?newspaper=S24&issue=20260428&edit...
BORSAITALIANA.IT
Enti locali: Aran, al via tavolo rinnovo contratto 2025-2027
Si è aperto lunedi all'Aran il tavolo negoziale per il rinnovo del contratto del comparto Funzioni locali per il triennio 2025-2027. La trattativa riguarda oltre 403mila dipendenti non dirigenti di Comuni, Province, Citta' metropolitane, Regioni e Camere di commercio. L'avvio del negoziato, a poche settimane dalla firma definitiva del contratto 2022-2024, segna un passaggio rilevante: la continuita' negoziale diventa metodo ordinario di gestione del lavoro pubblico, superando la logica delle lunghe vacanze contrattuali e assicurando maggiore certezza a enti, lavoratori e cittadini. 'Con questa trattativa e' partita tutta la nuova tornata contrattuale 2025-2027. Siamo consapevoli del grande lavoro che ci aspetta come Aran, insieme alle organizzazioni sindacali, ma anche della soddisfazione di poter contribuire alla crescita di un settore, quello del pubblico impiego, fondamentale per la vita dei cittadini', commenta il presidente dell'Aran, Antonio Naddeo.
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DFP2026: le Province in audizione
UPI: “Sostenere la crescita con investimenti pubblici: valorizzare le Province”.“La situazione geopolitica drammatica impone al Paese di adottare politiche economiche anticicliche. Per questo un’eventuale richiesta all’Europa di sospensione del patto di stabilità deve essere finalizzata non solo alla tenuta dei conti ma soprattutto al sostegno della spesa sociale e alla programmazione di un piano strutturato di investimenti in opere pubbliche a partire dal 2026 che veda il protagonismo degli enti locali, prime fra tutte le Province”. Lo ha detto il Vicepresidente UPI Angelo Caruso, Presidente della Provincia dell’Aquila, intervenendo in audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Senato e Camera, sul Documento di Finanza Pubblica 2026.“Grazie al PNRR dal 2022 al 2025 la spesa per investimenti delle Province è aumentata dell’80%, dimostrando chiaramente le capacità di queste istituzioni di utilizzare a pieno le risorse assegnate. Questa spinta deve proseguire anche dopo il 2026, con programmi mirati sul patrimonio pubblico in gestione delle Province: gli edifici delle scuole secondarie superiori e la rete viaria provinciale – strade, ponti e gallerie. Questi programmi potranno essere finanziati sia con le risorse rese disponibili dal superamento del Patto di stabilità europeo, sia utilizzando i fondi non spesi del PNRR, sia includendo le Province nei programmi di investimento dei fondi di coesione. È evidente poi che eventuali misure mirate a fare fronte agli effetti economici dello shock energetico e del conseguente aumento delle materie prime dovranno prevedere interventi a favore degli enti locali”.“Quanto ad eventuali tagli alla spesa pubblica che il DPF2026 lascia presagire – ha concluso il Presidente Caruso – considerato che per il triennio 2026 – 2028 le manovre passate hanno già assegnato alle Province il versamento un contributo altissimo alla finanza pubblica pari a oltre 2 miliardi, è evidente che nella prossima Legge di Bilancio debba essere escluso qualunque tipo di riduzione alle risorse di parte corrente delle Province, o saranno a rischio i servizi”.