AGRIGENTONOTIZIE
Stella al merito sportivo a Giancarlo La Greca, la cerimonia al Libero Consorzio
Riconoscimento del Coni per oltre trent’anni di impegno nello sport paralimpico
Sarà conferita giovedì 30 aprile, nella sala conferenze Silvia Pellegrino del Libero consorzio di Agrigento, la Stella al merito sportivo a Giancarlo La Greca, riconoscimento assegnato dal Coni nazionale a figure che si sono distinte per il contributo dato allo sviluppo dello sport.
L’iniziativa, promossa dal Coni di Agrigento in collaborazione con il Panathlon guidato dalla presidente Antonella Attanasio, si inserisce tra i momenti più significativi dedicati alla valorizzazione delle eccellenze sportive del territorio. Per La Greca si tratta di un ulteriore traguardo che arriva al termine di un percorso lungo oltre trent’anni, segnato da un impegno costante soprattutto nel settore paralimpico. Un lavoro che ha contribuito alla diffusione della cultura sportiva inclusiva e alla crescita di realtà dedicate fino alla nascita a Ravanusa di un centro di riferimento per la pratica dello sport paralimpico. La cerimonia rappresenterà anche un’occasione per ribadire il ruolo dello sport non solo come competizione, ma come strumento di integrazione e sviluppo sociale, capace di rafforzare il senso di comunità e promuovere valori condivisi nel territorio agrigentino.
SICILIA TARGET
Si assegnano i Premi Fair Play e Premi Primavera del Panathlon Club di Agrigento e le Benemerenze CONI
Giovedì, 30 Aprile 2026, alle ore 16,00 presso la sala conferenze “Silvia Pellegrino” del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, si svolgerà la Cerimonia di Consegna dei Premi Primavera e Premi FAIR PLAY assegnati dal Panathlon Club di Agrigento per l’anno 2025 (alla memoria, alla carriera, alla solidarietà e per la promozione sportiva) e delle Benemerenze che la Commissione Nazionale del CONI ha conferito ai dirigenti, tecnici e agli atleti Campioni Italiani assoluti per l’anno agonistico 2023 e residenti nella provincia di Agrigento.
Benemerenze CONI – Stella di Bronzo: Amabile Bonafede, Giancarlo La Greca, Giuseppe Piazza, Sezione di Agrigento del Tiro a Segno Nazionale. Stella di Argento: Asd Club Nautico “Punta Piccola”, Asd Polisportiva “P. Guidotto” Licata. Palma di Bronzo al Merito Tecnico: Angelo Mauro. Medaglia di Bronzo al Valore Atletico: Emma Colletti – Campionessa Italiana Karate Kumite Kg. 50, Santo Tirnetta – Campione Italiano Safari Fotografico Subacqueo.
Premio Panathlon per il Fair Play alla Carriera sarà assegnato a Calogero Giardina (Associazione Italiana Arbitri). Premio Panathlon per il Fair Play alla Memoria sarà assegnato a Marco Chiaramonti (Circolo del tennis Agrigento), Giusy Liberto (Academy Centro Danza Agrigento). Premio Panathlon per il Fair Play per La Solidarietà sarà assegnato a Anna Marino (Presidente dell’Associazione Volontari di Strada Onlus).
Premio Panathlon per la Promozione Sportiva: Pro Sport Ravanusa (Comitato Italiano Paralimpico), Unitas Sciacca Calcio (Federazione Italiana Gioco Calcio), FC Camastra (Federazione Italiana Gioco Calcio), Sporting Club “Maccalube” – Aragona (Federazione Italiana Pallavolo), Consorzio “Vero Sport” Agrigento.
Inoltre, riceveranno il Premio Panathlon Primvera 20 atleti dell’età compresa tra i 14 e i 21 anni che hanno ottenuto podi nazionali o che hanno partecipato con la nazionale italiana a campionati europei o mondiali e che sono tesserati per società sportive che ricadono nella provincia di Agrigento.
LENTEPUBBLICA
Rinnovo contratti Enti Locali 2025-2027: al via la trattativa per oltre 400mila dipendenti
Presso l’ARAN ha preso ufficialmente il via il tavolo negoziale per il rinnovo del contratto collettivo nazionale relativo al triennio 2025-2027. Una trattativa che coinvolge un bacino ampio: oltre 403mila lavoratori non dirigenti impiegati in Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Camere di commercio.
L’avvio dei negoziati arriva a breve distanza dalla conclusione del precedente accordo 2022-2024, segnando un cambio di passo significativo nelle relazioni sindacali del settore pubblico. L’obiettivo dichiarato è quello di superare definitivamente i lunghi intervalli tra un rinnovo e l’altro, introducendo una continuità negoziale che garantisca maggiore stabilità e programmazione.
Un nuovo approccio: addio alle “vacanze contrattuali”
Per anni il pubblico impiego italiano ha sofferto di ritardi cronici nel rinnovo dei contratti, con conseguenze dirette sia sui lavoratori sia sull’efficienza dei servizi. La nuova stagione contrattuale sembra invece orientata verso una gestione più regolare e prevedibile.
Questo cambiamento rappresenta una svolta importante: la contrattazione non sarà più un evento sporadico, ma un processo continuo. In questo modo, amministrazioni e dipendenti potranno contare su regole più aggiornate e coerenti con le esigenze di un sistema in evoluzione.
Il presidente dell’ARAN, Antonio Naddeo, ha sottolineato proprio questo aspetto, evidenziando come l’apertura del tavolo segni l’inizio dell’intera stagione contrattuale relativa al triennio 2025-2027. Secondo Naddeo, si tratta di un percorso impegnativo ma anche strategico per rafforzare un comparto centrale per la vita quotidiana dei cittadini.
“Con questa trattativa è partita tutta la nuova tornata contrattuale 2025-2027. Siamo consapevoli del grande lavoro che ci aspetta come Aran, insieme alle organizzazioni sindacali, ma anche della soddisfazione di poter contribuire alla crescita di un settore, quello del pubblico impiego, fondamentale per la vita dei cittadini.“
Risorse in crescita: incremento del 5,4% degli stipendi
Uno degli elementi chiave della trattativa riguarda le risorse economiche messe a disposizione per il rinnovo. Il piano finanziario prevede uno stanziamento progressivo distribuito su più anni, con un incremento complessivo significativo.
Nel dettaglio, le cifre previste sono:
329,60 milioni di euro per il 2025
659,20 milioni di euro per il 2026
988,81 milioni di euro a partire dal 2027
Questi importi, calcolati al lordo degli oneri riflessi, corrispondono a un aumento a regime del 5,4% del monte salari riferito al 2023, già aggiornato con gli incrementi del precedente contratto (pari al 5,78%).
Si tratta dunque di un intervento che mira a rafforzare il potere d’acquisto dei dipendenti pubblici locali, in un contesto economico ancora segnato da inflazione e aumento del costo della vita.
Un sostegno aggiuntivo per i Comuni
Oltre agli stanziamenti ordinari, il Governo ha previsto un ulteriore intervento specifico: 100 milioni di euro destinati al personale dei Comuni per il biennio 2027-2028. Questa misura aggiuntiva punta a sostenere gli enti locali, spesso alle prese con vincoli di bilancio stringenti e crescenti responsabilità amministrative.
Il finanziamento del rinnovo contrattuale resta comunque in capo ai singoli enti, come previsto dalla normativa vigente. In particolare, le amministrazioni dovranno garantire la copertura delle spese attraverso i propri bilanci, con l’obbligo di accantonamento preventivo delle risorse necessarie.
Impatti su lavoratori e cittadini
Il rinnovo del contratto non riguarda solo gli aspetti retributivi. Come di consueto, il negoziato affronterà anche temi organizzativi e normativi che incidono direttamente sulla qualità del lavoro e, di conseguenza, sui servizi offerti alla collettività.
Tra le questioni che potrebbero essere oggetto di confronto:
l’organizzazione del lavoro negli enti locali
la valorizzazione delle competenze professionali
le modalità di progressione economica e di carriera
il rafforzamento delle misure di conciliazione tra vita privata e lavoro
In questo senso, il rinnovo contrattuale rappresenta un’occasione per modernizzare l’intero comparto, rendendolo più efficiente e attrattivo.
Una sfida complessa ma strategica
Il percorso negoziale che si apre si preannuncia articolato. Da un lato, sarà necessario trovare un equilibrio tra le richieste delle organizzazioni sindacali e i vincoli finanziari delle amministrazioni. Dall’altro, occorrerà rispondere alle esigenze di innovazione che attraversano il settore pubblico.
Il ruolo dell’ARAN sarà centrale nel coordinare il dialogo tra le parti e nel facilitare il raggiungimento di un accordo condiviso. Come evidenziato da Naddeo, l’impegno richiesto sarà significativo, ma il risultato potrà contribuire in modo concreto al miglioramento del sistema pubblico.
Verso una pubblica amministrazione più stabile
L’avvio tempestivo della trattativa per il triennio 2025-2027 rappresenta un segnale positivo per tutto il comparto delle Funzioni locali. La scelta di garantire continuità nella contrattazione potrebbe tradursi in maggiore certezza per i lavoratori e in una gestione più efficace per gli enti.
In prospettiva, questo approccio potrebbe favorire una pubblica amministrazione più dinamica, capace di adattarsi rapidamente ai cambiamenti e di rispondere in modo più efficiente alle esigenze dei cittadini.
In definitiva, il rinnovo del contratto non è solo una questione economica: è un passaggio cruciale per il futuro del lavoro pubblico locale e per la qualità dei servizi erogati sul territorio.
LENTEPUBBLICA
Codice Appalti: sostituzione del progettista nell'appalto integrato
La sostituzione del progettista nell’appalto integrato tra principi di legalità, tempestività e risultato nel D.lgs. 36/2023. Focus a cura del Dott. Luca Leccisotti.
L’appalto integrato, nella sua nuova configurazione delineata dal D.lgs. 36/2023, conferma il principio secondo cui il concorrente deve indicare in sede di offerta il progettista incaricato dello sviluppo progettuale. In tale contesto, la recente pronuncia del Consiglio di Stato, Sez. V, 14 febbraio 2025, n. 1226, ha offerto una significativa interpretazione sul momento e sui limiti entro cui è consentita la sostituzione del progettista indicato. Tale decisione si colloca nell’alveo di un orientamento che pone l’accento sulla necessaria tempestività dell’intervento correttivo da parte del concorrente e sulla sua compatibilità con il principio del risultato.
L’appalto integrato, ai sensi dell’art. 44, comma 1, lett. a), D.lgs. 36/2023, consente l’affidamento congiunto della progettazione esecutiva e dell’esecuzione dei lavori sulla base di un progetto definitivo. La norma richiede che, ove il concorrente non sia esso stesso qualificato per la progettazione, debba indicare il nominativo del progettista incaricato, corredando l’offerta con le relative dichiarazioni di impegno.
Cenni giuridici
La giurisprudenza ha precisato che il progettista indicato non riveste la qualifica di concorrente in senso tecnico-giuridico, bensì costituisce un soggetto funzionalmente connesso alla partecipazione, la cui presenza è necessaria per la validità dell’offerta, ma non è autonomamente titolare della medesima.
Il Consiglio di Stato ha chiarito che ogni misura volta a rimuovere una causa escludente deve intervenire prima dell’aggiudicazione. Il principio è espresso anche dall’art. 94, comma 2, e dall’art. 96, comma 5 del Codice, i quali ammettono la prosecuzione della procedura solo se l’adozione delle misure correttive non determini ritardi.
La sostituzione del progettista, pertanto, è ammessa solo se avviene entro tale limite temporale. Superato questo spartiacque, ogni intervento correttivo è precluso, pena l’inammissibilità dell’offerta. Il principio di autoresponsabilità impone al concorrente di monitorare e assicurare la regolarità soggettiva della propria compagine in tempi compatibili con il rispetto della celere conclusione della procedura.
Ulteriore chiarimento fornito dalla giurisprudenza è quello concernente il divieto di avvalimento in relazione al progettista indicato. Sebbene non direttamente parte del raggruppamento, il progettista è soggetto alla verifica dei requisiti di capacità tecnica e professionale. Non è tuttavia ammissibile che si avvalga delle capacità di altri soggetti, in quanto ciò configgerebbe con il divieto di avvalimento a cascata, già sancito dall’Adunanza Plenaria n. 13/2020.
Gli orientamenti prima del nuovo Codice
Prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice, due erano gli orientamenti giurisprudenziali prevalenti:
Il primo, più estensivo, ammetteva la sostituzione del progettista anche successivamente alla presentazione dell’offerta, purché non si configurasse un aggiramento delle regole di gara;
Il secondo, più restrittivo, subordinava la sostituzione alla condizione che non si verificasse un’alterazione sostanziale dell’offerta.
Il nuovo Codice ha fornito una cornice sistematica più rigorosa, facendo prevalere la seconda impostazione.
La disciplina del nuovo Codice
Il legislatore, nel disciplinare la possibilità di sostituzione dei componenti dei raggruppamenti temporanei, ha fissato un criterio di proporzionalità e ragionevolezza: la sostituzione è ammessa se il componente è privo dei requisiti e solo se non incide sulla sostanza dell’offerta. Estendendo per analogia tale principio, anche il progettista indicato può essere sostituito, ma solo se ciò non altera l’equilibrio tecnico e qualitativo dell’offerta presentata.
Nell’appalto integrato, l’offerta tecnica assume rilievo essenziale. Essa è strutturata intorno a scelte progettuali, metodologie e criteri esecutivi fortemente caratterizzati dalla competenza del progettista. La sua sostituzione postuma potrebbe incidere sul valore dell’offerta in modo rilevante, determinando un’alterazione non consentita.
Pertanto, la valutazione di ammissibilità della sostituzione non può che essere caso per caso, in ragione della concretezza del contributo progettuale apportato dal professionista originariamente indicato.
Il principio del risultato, espressamente codificato all’art. 1 del D.lgs. 36/2023, esige che l’interesse pubblico perseguito attraverso la gara sia concretamente realizzato mediante un procedimento tempestivo, trasparente ed efficace. In tale ottica, ogni fattore che possa rallentare la conclusione della procedura è valutato negativamente.
Ne deriva che anche le sostituzioni soggettive, pur teoricamente ammissibili, devono cedere dinanzi all’esigenza di salvaguardare la tempestività dell’aggiudicazione. Il termine perentorio dell’aggiudicazione rappresenta la soglia invalicabile oltre la quale ogni intervento di sanatoria, ivi inclusa la sostituzione del progettista, risulta precluso.
In definitiva, il nuovo Codice conferma un approccio improntato alla chiarezza procedimentale, alla responsabilità del concorrente e alla tutela dell’interesse pubblico attraverso l’efficienza delle procedure. Il progettista indicato diviene così figura centrale e non surrogabile se non nel rispetto rigoroso dei termini procedurali e dei principi sostanziali che reggono l’intero impianto degli appalti pubblici.
LENTEPUBBLICA
Lavoratori autonomi sempre più tartassati, salta la soglia minima nella PA
Tra poco più di un mese, dal prossimo 15 giugno, il controllo preventivo su eventuali pendenze del creditore diventerà un automatismo obbligatorio per ogni singolo mandato di pagamento effettuato dalla Pubblica Amministrazione.
Fino a oggi, infatti, la Pubblica Amministrazione attivava le verifiche fiscali solo per pagamenti superiori a cinquemila euro, lasciando invece più libere le piccole transazioni e le soglie minori. Dal prossimo 15 giugno, tutto cambia per migliaia di lavoratori autonomi e liberi professionisti, incassare una fattura dalla Pubblica Amministrazione diventerà sempre più difficile.
La parcella cannibalizzata
Se il professionista emetterà una fattura verso una Pubblica Amministrazione infatti, la parcella verrà esaminata direttamente dall’Agenzia della Riscossione senza più possibilità di sconti né tanto meno di franchigia, come invece fino ad oggi. Se dovesse risultare a carico del professionista anche una sola cartella esattoriale notificata ma non pagata, lo PA bloccherà il pagamento in automatica e non verserà un solo euro nelle tasche del professionista finché questo non avrà estinto il debito esistente.
Questa data di fatto segna da una parte la definitiva delle franchigie e dall’altra l’inizio, o meglio il compimento, dell’avvio di un’era di controllo totale che non lascia vie di fuga. Da questa data in poi varrà il principio che il debito verso il Fisco ha ormai la precedenza assoluta sul diritto al compenso del lavoratore.
Il comma 725 della 199/2025
Il cambiamento del quale trattiamo, deriva dalla recente introduzione della norma al comma 725 legge 199/2025. Questa nuova normativa estende le maglie dei controlli fiscali preventivi come stabilito dall’art. 48-bis dpr 602/1973 a qualsiasi importo.
Questo significa che anche una fattura di poche centinaia di euro sarà soggetta a verifica immediata. Questa non sarà inoltre una possibilità né una facoltà, quanto piuttosto un obbligo. Se un tecnico presenterà una parcella minima ad una pubblica amministrazione, l’ufficio amministrativo dovrà obbligatoriamente interrogare i database dell’agente della riscossione per accertare la presenza di morosità pregresse.
A questa novità non si può scampare, infatti non sono previste eccezioni né esclusioni, nemmeno per chi lavora con il patrocinio a spese dello Stato, una categoria che spesso attende anni per la liquidazione e che ora vedrà i propri compensi decurtati alla fonte in caso di inadempienze fiscali anche minime.
Il prelievo forzoso diventa lecito
Per scendere ancora più ne dettaglio, il meccanismo rintraccia ogni cartella di pagamento già notificata. Non vi sarà alcuna differenza rispetto alla natura del debito, che si tratti di una imposta sull’iva, oppure di una vecchia tassa automobilistica. La nuova legge apre la strada ad un prelievo immediato e senza preavviso cha mette direttamente le ‘amni in tasca’ al debitore e al lavoratore.
Oltre ad azzerare la soglia minima, dunque, la nuova disciplina cambia radicalmente i tempi e le modalità della riscossione. Se in precedenza, a seguito di controlli e con parcelle superiori ai 5mila euro era prevista una sospensione del pagamento per sessanta giorni.
Il cambio di procedura
Con il nuovo cambio di passo procedurale evidenziato dal ministero della Giustizia, questo intervallo di garanzia viene cancellato per i professionisti. Si azzera l’intervallo di tempo che consentiva al creditore di agire attraverso la procedura di pignoramento. Il nuovo modo di agire normato presenta un sistema di scomputo immediato. Nel caso in cui l’ente pubblico dovesse rilevare un debito pregresso a carico del professionista, sarà obbligato dalla legge a dirottare la somma direttamente nelle casse dell’agente della Riscossione.
Il professionista in questo caso riceverà solamente la quota residua, qualora il valore della parcella dovesse andare a superare l’ammontare del debito accertato. Una esecuzione forzata in piena regola che sovrasta tutte le normali tutele del debitore, rendendo l’incasso del compenso una sorta di prelievo fiscale mascherato.
Dubbi sulla liceità
A meno di cambiamenti e ripensamenti dell’ultima ora, questo automatismo si andrà ad applicare a tutti i pagamenti effettuati dopo la scadenza di giugno, anche se riferiti a prestazioni svolte molto tempo prima o a fatture emesse in passato. C’è da chiedersi se questo meccanismo sia lecito e se non porti a danni seri al tessuto imprenditoriale, ma anche a livello sociale del nostro Paese.
È chiaro che le tasse vadano saldate e che ci sia necessità di un recupero evasione, ma cosa succederà se quel prelievo forzato dovesse compromettere ad esempio, la possibilità di un professionista di pagare un mutuo ipotecaria, col conseguente rischio di perdere l’immobile di residenza magari, oppure ancora se dovesse rendere impossibile pagare una retta scolastica di un minore, o prendersi cura di un familiare disabile?
Una discriminazione che colpisce solo i lavoratori autonomi
C’è da aggiungere come il quadro normativo che delineato da questa, ma anche altre, nuove normative, stiano creando una profonda disparità tra le diverse categorie di lavoratori. Mentre per i professionisti il controllo è totale e parte da zero euro, per le altre figure il sistema mantiene garanzie e soglie di tolleranza molto diverse. Questa frammentazione normativa espone il credito delle libere professioni a un regime di severità estrema rispetto ad altri attori economici.
Da più parti, esperti e consulenti, testate tecniche e di settore hanno fatto notare come lo Stato stia agendo in maniera davvero non equa su altre tipologie di debito:
i lavoratori dipendenti mantengono una soglia di verifica fissata a 2.500 euro per stipendi e indennità;
le imprese che forniscono beni e servizi continuano a beneficiare del limite dei 5.000 euro;
il debito a ruolo per i dipendenti deve superare i 5.000 euro per diventare rilevante ai fini del blocco.
La morosità cancella il diritto al compenso
I professionisti divengono, con questa ultima modifica al codice, l’unica categoria per la quale la morosità fiscale cancella immediatamente il diritto a percepire il compenso spettante, senza alcuna franchigia di protezione. Una palese differenza di trattamento che da più parti è stata letta come una volontà precisa di colpire il reddito autonomo, per sua natura privo di tutele sindacali e di portavoce di categoria troppo influenti.
Un ambito che già vede annullate tante tutele del lavoratore ‘medio’ non potendo di fatto vantare alcuna tutela in caso di malattia, ad esempio, se non la propria assenza e di conseguenza il mancato guadagno. La tutela del credito d’impresa appare ancora solida grazie alle soglie minime, mentre il lavoro intellettuale viene equiparato a una riserva da cui attingere senza riserve per sanare le pendenze con l’erario.
Uffici pubblici paralizzati dal controllo di ogni centesimo
Un alto problema non di poco conto potrebbe far sperare in un ritardo nell’apllicazione della norma, o in qualche rivisitazione. L’impatto che questa manovra possa rappresentare per l’organizzazione interna delle pubbliche amministrazioni. Una vera e propria scure sugli uffici finanziari e contabili che dovranno gestire un carico di lavoro imponente e procedere a verificare la regolarità fiscale di ogni singolo pagamento.
Anche rimborsi spese o piccole consulenze, prevedranno l’apertura di una procedura di controllo formale che allungherà e complicherà inevitabilmente i tempi burocratici della liquidazione. Addio dunque ai pagamenti massivi o semplificati sotto soglia. Gli uffici sono chiamati a diventare l’ultimo anello della catena di riscossione, assumendosi la responsabilità di dirottare i flussi finanziari verso l’agente della Riscossione.
Questo meccanismo di controllo preventivo obbligatorio trasforma i contabili pubblici in ausiliari dell’esattore, con il rischio di paralizzare le attività ordinarie. La mancanza di eccezioni per valore rende la procedura rigida e farraginosa, nonchè di dubbio ritorno.
ITALIAOGGI
Un premio per la stabilizzazione dei precari (giovani). Via libera al decreto Lavoro
Il consiglio dei ministri ha approvato il provvedimento che proroga gli incentivi alle assunzioni, legandoli anche al rispetto dei contratti collettivi e del salario «giusto»
Zero contributi per due anni sulle stabilizzazioni dei rapporti a termine con giovani. Per fruire dello sgravio del 100%, fino a 500 euro mensili, la trasformazione del contratto, da termine a tempo indeterminato, dovrà esserci tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026 e dovrà riguardare contratti a termine di durata complessiva fino a 12 mesi, stipulati entro il 30 aprile con giovani under 35. Lo prevede la bozza di decreto 1° maggio approvato ieri dal consiglio dei ministri. Il decreto, inoltre, riscrive e proroga a tutto il 2026 gli incentivi su assunzioni di donne, giovani e in zona Zes e introduce una nuova condizione per la fruizione: non sottopagare i neoassunti. In pratica, l’accesso ai bonus è consentito solo se il trattamento economico individuale erogato ai neoassunti risulterà non inferiore al trattamento economico complessivo, c.d. salario giusto.
Il bonus stabilizzazione
È un nuovo bonus e spetterà ai datori di lavoro privati che, dal 1° agosto al 31 dicembre 2026, trasformano senza soluzione di continuità rapporti a termine instaurati entro il 30 aprile. L’esonero contributivo (del 100%) spetta per 24 mesi, fino a 500 euro mensili, esclusivamente sulle trasformazioni relative a personale non dirigenziale e della durata complessiva, alla data della trasformazione, fino a 12 mesi. Il personale non deve aver compiuto 35 anni d'età e non deve mai essere stato occupato prima a tempo indeterminato. Il bonus, inoltre, spetta se con la stabilizzazione si realizza un incremento occupazionale netto e se il datore di lavoro non ha fatto licenziamenti individuali, per giustificato motivo oggettivo, o collettivi. Per l’operatività del nuovo bonus è necessario l’ok dell’UE.
Bonus donne 2026
L’incentivo è riservato ai datori che assumeranno a tempo indeterminato, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026, donne di qualsiasi età, ovunque residenti, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi (in tal caso il bonus spetta per 24 mesi) oppure prive da almeno 12 mesi se appartenenti a una delle categorie UE di «lavoratore svantaggiato»:
età tra 15 e 24 anni;
non diplomate;
over50 anni;
adulta con persone a carico;
occupata in professioni o in settori caratterizzati da tasso di disparità uomo-donna superiore almeno del 25% di quella media;
appartenere a una minoranza etnica (in questo secondo caso, il bonus spetta per 12 mesi).
Il bonus consiste nello sgravio contributivo del 100% nel limite di 650 euro mensili, che sale a 800 euro se la lavoratrice è residente in zona Zes. Infine, è richiesto che l’assunzione realizzi un incremento occupazionale netto e che il datore non abbia licenziato nei sei mesi precedenti.
Bonus giovani 2026
È il bonus che cambia maggiormente, rispetto a quello prorogato dal Milleproroghe operativo fino al 30 aprile e che prevede lo sgravio contributo del 70%. La nuova versione riconosce - sulle assunzioni stabili effettuate fino al 31 dicembre 2026 di under 35, privi da almeno 24 mesi di un impiego regolarmente retribuito, ovvero da almeno 12 mesi se rientrano in una categoria di definizione UE di «lavoratore svantaggiato» - l’esonero contributivo del 100%, per 24 mesi (12 mesi nel caso di soggetti rientranti nella definizione di «lavoratore svantaggiato»), nel limite di 500 euro mensile. Il limite sale a 650 euro qualora i datori che assumono hanno sede o unità produttiva nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria. È richiesto, infine, che con l’assunzione si realizzi un incremento occupazionale netto e che il datore non abbia licenziato nei sei mesi precedenti.
Bonus Zes 2026
L’incentivo spetta sulle assunzioni a tempo indeterminato, effettuate da piccoli datori di lavoro che, cioè, occupano fino a 10 dipendenti nel mese di assunzione, di personale non dirigenziale che ha compiuto 35 anni ed è disoccupato da almeno 24 mesi. L’assunzione deve avvenire in zona Zes dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026. Il bonus, che spetta per 24 mesi, è uno sgravio del 100% dei contributi nel limite di 650 euro mensili. Infine, è richiesto che con l’assunzione si realizzi un incremento occupazionale netto e che il datore non abbia licenziato nei sei mesi precedenti.
https://www.italiaoggi.it/diritto-e-fisco/lavoro-e-previdenza/un-premio-per-la-stabilizzazione-dei-p...
ITALIAOGGI
Responsabilità erariale ridotta, la Corte dei conti va alla Consulta
Ordinanza della Sezione centrale d’appello solleva la questione di legittimità costituzionale sulla Legge Foti
Alla Consulta l’ultima parola sul potere riduttivo della responsabilità erariale previsto dalla Legge «Foti». Con ordinanza n. 9/2026 la Corte dei conti - Sezione II giurisdizionale centrale d’appello ha infatti sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, commi 1-bis e 1-octies, e dell’art. 6 della L. 1/2026. Continua quindi il braccio di ferro fra Governo e giudici contabili, che si sono opposti fin da subito al provvedimento e che adesso hanno iniziato a contestarlo nelle sedi deputate.
Leggi anche: Corte dei conti, pareri estesi oltre il Pnrr e Pnc
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Responsabilità medica
La questione esaminata dai giudici contabili verteva su un caso di responsabilità medica nell’ambito del quale si è resa applicabile la nuova disciplina in base alla quale il danno accertato è risarcibile soltanto nei limiti del 30% dell’intera diminuzione patrimoniale subita dall’amministrazione danneggiata o, al massimo, della doppia annualità di retribuzioni di retribuzioni o di indennità per ciascuno dei soggetti ritenuti responsabili.
Nel caso di specie, a fronte di un danno dedotto in citazione pari a €. 1.350.000,00, il massimo della perdita imputabile a ciascuno dei tre convenuti non avrebbe potuto essere superiore a €. 405.000, o al doppio delle annualità da ciascuno percepite.
Opzioni interpretative
Preliminarmente, la sezione analizza diverse opzioni interpretative del dettato normativo, nessuna delle quali, tuttavia, viene ritenuta sufficiente a supportare adeguatamente la decisione. Al contrario, come si legge nella pronuncia, «l’indeterminatezza del quadro legislativo riformato - che apre percorsi ermeneutici alternativi e tra loro contrastanti - è già di per sé sintomo di irrazionalità delle disposizioni in esame». Da qui una prima potenziale violazione dell’art. 3 Cost.
Ma non si tratta dell’unico parametro costituzionale messo in pericolo dalla riforma. La Corte, infatti, ravvisa, innanzitutto, il possibile contrasto con gli artt. 28 e 103 della Carta. La prima disposizione sancisce la responsabilità «diretta» dei pubblici dipendenti e della pubblica amministrazione per gli atti compiuti in violazione di diritti, mentre la seconda affida al giudice contabile quella sfera giurisdizionale nelle “materie di contabilità pubblica”, delle quali il giudizio di responsabilità amministrativa rappresenta nucleo imprescindibile. Secondo l’ordinanza, in questo quadro, la legge Foti fa saltare il «giusto compromesso» tra le opposte esigenze al fine “di determinare quanto del rischio dell'attività debba restare a carico dell'apparato e quanto a carico del dipendente, nella ricerca di un punto di equilibrio tale da rendere, per dipendenti ed amministratori pubblici, la prospettiva della responsabilità ragione di stimolo, e non di disincentivo».
Articolo 97 minacciato
Da qui, conseguentemente, viene evidenziata la possibile lesione dell’art. 97 Cost., rispetto al quale non appare congrua l’introduzione di un potere riduttivo che allontana la responsabilità dell’agente pubblico dagli standard della «buona amministrazione», e che premia l’inefficienza mediante automatismi riduttivi, a prescindere dalle circostanze del caso concreto. Ancora, viene ipotizzato il contrasto della nuova disciplina l’art. 81 Cost. per quanto riguarda l’impatto del potere riduttivo sugli equilibri del bilancio pubblico, che potrebbe determinare significative perdite di entrata per l’erario. Per di più, tale effetto, sebbene stabilito con legge dello Stato, finisce col gravare su enti del tutto diversi, in ipotesi, dalle amministrazioni centrali, potendo investire qualsiasi soggetto pubblico leso e persino la stessa Unione europea, qualora il danno derivi dallo sviamento colposo di contributi che gravano direttamente sul bilancio europeo: da qui il contrasto con gli art. 117 e 119 Cost.
Giudizi in corso
Non da ultimo si ravvisa un conflitto con gli artt. 101 e 104 Cost., posto che deve essere considerata lesiva della sfera del potere giudiziario una legge che dispieghi retroattivamente i propri effetti sui giudizi in corso, con obbligo per i giudici di applicarla in relazione a rapporti sorti nel passato, «tanto più quando la legge non appaia mossa dall'intento di influire sui giudizi in corso», oltre che con l’art. 111 Cost. sotto il profilo della violazione delle garanzie processuali delle parti.
Ora dovranno pronunciarsi i giudici delle leggi, che dovranno verificare la rilevanza e la fondatezza delle plurime contestazioni poste. Laddove ritenute fondate, la previsione potrebbe essere in tutto in parte censurata e quindi rimossa dall'ordinamento giuridico con effetti retroattivi.
https://www.italiaoggi.it/enti-locali-e-pa/contabilita-e-tributi/responsabilita-erariale-ridotta-la-...
ILSOLE24ORE
Dl Lavoro, incentivo per chi stabilizza impieghi a termine
I contenuti del decreto. Nel testo previsto un esonero contributivo del 100% fino a 500 euro mensili per 24 mesi per le trasformazione da tempo determinato a indeterminato di under 35
Si rafforza il pacchetto di incentivi per sostenere la stabilizzazione dei contratti a termine (brevi, fino a 12 mesi). Confermato il pacchetto di proroghe fino a fine anno degli altri esoneri al 100%, tra 12 e 24 mesi, per chi assume under35, donne e nella Zes Unica. Torna poi un esonero contributivo dell’1% (nel limite massimo di 50mila euro) per spingere la conciliazione vita-lavoro. Sono alcune delle misure principali contenute nel decreto Lavoro approvato ieri dal Cdm. Il provvedimento di 19 articoli stanzia circa 1 miliardo di euro, prevedendo una normativa più stringente sui rider («qualora emergano indici di controllo o di eterodirezione esercitati, anche mediante algoritmo, il rapporto di lavoro si intende subordinato, salvo prova contraria»), con un importante corollario: l’accesso agli incentivi è condizionato al rispetto dei contratti che prevedono il salario giusto (si veda l’articolo di sotto).
«Sono misure che danno il sostegno al lavoro - ha sottolineato il ministro del Lavoro, Marina Calderone, al termine della riunione di governo - attraverso il sostegno alla contrattazione di qualità. La scelta è di valorizzare le garanzie che dà il contratto collettivo di lavoro». Si favorisce la stabilità del lavoro con un nuovo incentivo che scatta in caso di trasformazioni di contratti a termine di durata non superiore a 12 mesi in contratti stabili. Si tratta di un esonero contributivo del 100% per 24 mesi nel limite massimo di importo pari a 500 euro su base mensile, per ciascun lavoratore. Il beneficio è riconosciuto esclusivamente alle trasformazioni di rapporti di lavoro a tempo determinato, per il personale non dirigenziale, e di durata complessiva, alla data di trasformazione, non superiore a dodici mesi, che alla medesima data non ha compiuto trentacinque anni, mai occupato a tempo indeterminato. L’esonero riguarda le trasformazioni effettuate dal 1° agosto 2026 al 31 dicembre 2026, senza soluzione di continuità dei rapporti di lavoro a tempo determinato instaurati entro il 30 aprile 2026.
Per le assunzioni stabili di under 35 arriva poi la proroga fino a fine anno del bonus già previsto dal decreto Coesione e prorogato, con il Milleproroghe, fino al 30 aprile, con limitazioni. L’incentivo adesso vale fino al 31 dicembre, è per un periodo di 24 mesi e consiste in uno sgravio totale fino a 500 euro su base mensile. L’incentivo spetta se gli under 35 sono privi di lavoro regolarmente retribuito e rientrano nelle categorie di “lavoratore svantaggiato”. Si sale a 650 euro se l’assunzione avviene in una regione della Zes Unica. L’incentivo è di 12 mesi in relazione ad assunzioni in alcune categorie del “lavoratore svantaggiato”.
Per le donne, di qualsiasi età, disoccupate, inoccupate, è previsto uno sgravio contributivo di 24 mesi fino a 650 euro al mese. Si sale a 800 euro se la lavoratrice assunta stabilmente è residente nelle regioni della Zes Unica. L’esonero è riconosciuto per 12 mesi in alcune ipotesi di assunzione di donne che appartengono ad alcune categorie di “lavoratore svantaggiato”. Come per i giovani, anche per le donne, l’assunzione deve comportare un incremento occupazionale netto, e l’azienda, per beneficiarne, non deve aver licenziato nei sei mesi precedenti. Nella Zes Unica l’esonero è fino a 650 euro per 24 mesi: ne potranno beneficiare le assunzioni, fino a dicembre, chi ha compiuto 35 anni ed è disoccupato da almeno 24 mesi. L’esonero spetta solo ai datori che occupano fino a 10 dipendenti.
Sul fronte previdenziale si proroga per altri tre anni, fino al 2029, la possibilità per il lavoratore di uscire con sette anni di anticipo grazie all’isopensione, l’esodo a carico delle aziende con almeno 15 dipendenti con eccedenze di personale.
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ILSOLE24ORE
Pensione pubblica, il 63% dei giovani ha poca fiducia ed è senza un piano B
Redditi e longevità. Secondo l’Osservatorio «Look to the future» le donne e gli under 35 sono i più attendisti sul fronte della pianificazione previdenziale, anche per questioni di budget. Due italiani su tre sono preoccupati per una possibile non autosufficienza
Spesso ci si accorge degli errori troppo tardi. E nel settore previdenziale il pentimento può costare caro: il rischio è di scoprirsi più vulnerabili in vecchiaia, colti di sorpresa dagli effetti collaterali della longevità: la non autosufficienza e l’incubo di sopravvivere ai propri risparmi, finendo tutte le risorse accumulate.
Questi timori e la scarsa capacità di pianificare economicamente il periodo post pensionamento, oltre al rimpianto di non avere agito tempestivamente, vengono fotografati dall’approfondimento del secondo osservatorio «Look to the future» di Athora Italia, realizzato in collaborazione con Nomisma attraverso 1.200 interviste. Quasi un over 55 con una forma pensionistica attiva su tre si è pentito di averlo fatto troppo tardi.
La prospettiva di una vita più lunga genera emozioni contrastanti che variano sensibilmente lungo la Penisola e tra le generazioni. Se la gioia e l’ottimismo (dichiarati dal 27% del totale) sono più diffusi tra gli uomini (30%) e nel Centro Italia (30%), i giovani under 35 appaiono i più vulnerabili, registrando i livelli più alti di ansia (15%) e preoccupazione (22%). Questa fragilità generazionale si riflette anche nelle preoccupazioni economiche, sentite dal 33% della fascia più giovane (18-34 anni) e con un picco del 34% tra i 35-54enni, contro appena il 19% degli over 55, segnale di una maggiore precarietà percepita nelle fasi centrali della vita.
«Pur essendo consapevoli di questa situazione di vulnerabilità – sottolinea Silvia Zucconi, direttore new market intelligence di Nomisma – e pur avendo sfiducia nella protezione statale (il 63% dei giovani non conta sulla pensione pubblica), le nuove generazioni non si attivano per mettere in campo delle azioni concrete, pur manifestando l’interesse potenziale più alto: il 49% degli under 35 ha valutato soluzioni integrative senza ancora concretizzarle. Importante è il monito di chi oggi è già in pensione: si segnala il paradosso tra l’elevata soddisfazione di chi ha già sottoscritto un piano integrativo e il diffuso rimpianto per averlo fatto troppo tardi; questo è certamente un incoraggiamento, specialmente per le giovani generazioni, a uscire dall’inerzia e riconoscere che il momento per iniziare a disegnare il proprio domani è adesso».
Anche il timore della non autosufficienza emerge come una questione prioritaria per il 73% degli italiani. A destare le maggiori preoccupazioni è il peso dell’assistenza sui familiari (72%) e dei costi correlati (68%). Per coprirsi da questi rischi i comportamenti divergono tra aree geografiche e fasce d’età: se la cura della salute fisica è la strategia principale per gli over 55 (75%) e per i residenti al Centro Italia (67%), chi vive al Nord è più propenso all’accumulo (50%). Pure in questo caso, malgrado la preoccupazione, gran parte della popolazione rimane inattiva, e in particolare il 23% dei giovanissimi tende a rimandare. Un dato pericoloso in quanto le coperture long term care diventano più care con l’aumento dell’età.
Tra chi non accumula risorse, le barriere finanziarie restano un ostacolo insormontabile in particolare per le donne e nella fascia 35-54 anni. La sfiducia nel sistema pubblico accomuna il 66% degli italiani, ma l’attivazione di strumenti complementari resta una prerogativa maschile e degli over 55 (31%) e geograficamente localizzata al Nord (34%). Emerge il tema della scarsa conoscenza informativa. Nonostante la complessità della materia solo il 21 % degli italiani è disposto ad approfondire, mentre il 45% risulta poco interessato.
Nel vuoto di conoscenza le scelte si basano sul passaparola ed è ancora poco presente l’assistenza di figure qualificate (consulenti bancari, assicurativi o finanziari che pesano solo per l’11% ciascuno). «Sono tre gli elementi che emergono chiaramente dall’indagine– spiega Sergio Sorgi, sociologo e fondatore di Progetica –. In primis “il tempo”: gli individui agiscono in un’ottica di breve termine con un atteggiamento edonista (si tengono in forma) ma non sono previdenti per quanto riguarda il mantenimento dello stile di vita dopo il ritiro dal lavoro . Poi “la sfiducia” in particolare nei confronti della previdenza pubblica, con scarsa percezione degli italiani di quali saranno gli emolumenti pubblici. Infine “i soldi”: gli italiani vorrebbero ricevere rendite alte (700 euro al mese) ma sono disposti a effettuare versamenti non adeguati (100 euro mensili)». L’analisi mette in luce in sostanza come persistano ancora comportamenti primitivi, che portano a non avere un’idea di futuro e a non costruire un progetto concreto di lungo periodo.
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