AGRIGENTONOTIZIE
Natura e miniere, il programma “Gessi e zolfare” si chiude con un’escursione a Punta Bianca
Sarà la futura riserva naturale di Punta Bianca a ospitare l’ultimo appuntamento del programma “Gessi e zolfare”, il ciclo di iniziative dedicato alla scoperta del patrimonio naturalistico e minerario della provincia di Agrigento.
L’evento conclusivo è in programma domenica 10 maggio ed è organizzato Wwf – Riserva naturale orientata di Torre Salsa con il patrocinio del Libero consorzio comunale di Agrigento, della Regione siciliana – Sistema delle aree naturali protette e dell’Ordine regionale dei geologi di Sicilia.
La giornata sarà dedicata al tema “Il patrimonio speleo-minerario della riserva naturale Punta Bianca, Monte Grande, scoglio Patella”. Il ritrovo è fissato alle 8,30 nei pressi del castello Chiaramontano da dove partirà l’escursione naturalistica lungo il percorso che conduce fino a costa Vincenzina.
L’iniziativa conclude un programma che nelle scorse settimane ha attraversato ambienti molto diversi del territorio agrigentino, dalla riserva naturale di Torre Salsa al parco minerario di Aragona fino all’area di Punta Bianca, con l’obiettivo di valorizzare i luoghi legati alla storia dell’estrazione di gesso e zolfo, attività che per lungo tempo hanno rappresentato una componente importante dell’economia siciliana.
“Anche quest’ultima tappa valorizza un patrimonio storico-culturale del nostro territorio – ha dichiarato il presidente del Libero consorzio comunale Giuseppe Pendolino – e siamo soddisfatti di avere patrocinato l’iniziativa del Wwf allo scopo di migliorare la conoscenza di aspetti della nostra provincia meno noti al pubblico e che meritano di essere valorizzati”.
LA SICILIA
Punta Bianca, l'incanto della marna chiude il tour tra i tesori di "Gessi e Zolfare"
Escursione dal Castello Chiaramontano a costa Vincenzina per scoprire i segreti minerari della futura riserva
Il bianco della marna e il ricordo dorato dello zolfo si fondono nell'ultima, suggestiva tappa di “Gessi e Zolfare”. Il programma itinerante, che ha esplorato le ferite e le bellezze della terra siciliana, giunge al suo epilogo domenica 10 maggio nel cuore della istituenda riserva naturale di Punta Bianca.
Organizzato dal WWF-Riserva di Torre Salsa, l'evento rappresenta molto più di una semplice escursione: è un viaggio a ritroso nel tempo, curato nei minimi dettagli con il patrocinio del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, della Regione Siciliana e dell'Ordine dei Geologi. Al centro della giornata ci sarà il patrimonio speleo-minerario di un triangolo di rara bellezza: Punta Bianca, Monte Grande e lo scoglio Patella.
Il raduno è fissato per le ore 8:30 nei pressi del maestoso Castello Chiaramontano di Palma di Montechiaro, sentinella di pietra che darà il via al percorso naturalistico verso costa Vincenzina. Si conclude così un'iniziativa che ha saputo tessere un filo rosso tra ambienti eterogenei – dalla riserva di Torre Salsa al parco minerario di Aragona – con l'obiettivo di raccontare quell'economia del gesso e dello zolfo che, per decenni, è stata l'ossatura della sopravvivenza e dell'identità siciliana.
“Siamo soddisfatti di aver sostenuto il WWF in questo percorso” commenta Giuseppe Pendolino, Commissario straordinario del Libero Consorzio. “Questa tappa finale valorizza aspetti della nostra provincia ancora poco noti, ma che possiedono un potenziale culturale e turistico immenso”. Per gli addetti ai lavori, inoltre, la giornata assume un valore tecnico: la partecipazione garantirà infatti crediti formativi agli iscritti all'Ordine Regionale dei Geologi, a testimonianza della profondità scientifica dell'iniziativa.
LENTEPUBBLICA.IT
Mansioni superiori nei Comuni: quanti soldi spettano secondo la Cassazione?
La delega delle funzioni di ufficiale di stato civile o di anagrafe a un dipendente comunale non comporta automaticamente il diritto al riconoscimento delle mansioni superiori e delle relative differenze stipendiali.
A chiarirlo è la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 7241 del 26 marzo 2026, destinata ad avere effetti rilevanti nell’ambito del pubblico impiego locale e, in particolare, nella gestione del personale degli enti territoriali.
La decisione interviene su un tema da anni al centro del contenzioso negli uffici comunali: il rapporto tra incarichi aggiuntivi, responsabilità operative e trattamento economico dei dipendenti. La Suprema Corte, richiamando precedenti consolidati, ha ribadito che l’attribuzione di compiti legati allo stato civile e all’anagrafe può dare luogo, semmai, a una specifica indennità prevista dalla contrattazione collettiva, ma non determina di per sé il passaggio a una categoria superiore.
Il caso nato nel Comune di Boscoreale
La vicenda giudiziaria prende avvio dal ricorso presentato da un dipendente del Comune di Boscoreale, inquadrato nella categoria B3, che aveva svolto attività riconducibili ai servizi di stato civile e anagrafe in seguito a delega ricevuta dall’amministrazione.
Il lavoratore aveva ottenuto in primo grado un decreto ingiuntivo per il pagamento di oltre 3 mila euro a titolo di differenze retributive. Secondo la sua impostazione, le funzioni concretamente svolte erano riconducibili a mansioni proprie della categoria C e, pertanto, avrebbero dovuto comportare un trattamento economico più elevato.
Sia il Tribunale di Torre Annunziata sia successivamente la Corte d’Appello di Napoli avevano confermato questa lettura, riconoscendo il diritto alle differenze stipendiali.
Il Comune ha però impugnato la decisione davanti alla Cassazione, sostenendo che le attività delegate rientravano comunque nel profilo professionale del dipendente e che, di conseguenza, non si poteva parlare di esercizio di mansioni superiori ai sensi dell’articolo 52 del decreto legislativo n. 165 del 2001.
La posizione della Cassazione
Con l’ordinanza pubblicata il 26 marzo 2026, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, cassando la sentenza della Corte d’Appello e rinviando nuovamente la questione ai giudici napoletani in diversa composizione.
Secondo i giudici di legittimità, l’errore della sentenza impugnata consiste nell’aver automaticamente collegato le funzioni di stato civile e anagrafe allo svolgimento di attività proprie di una categoria superiore.
La Corte richiama innanzitutto il d.P.R. n. 396 del 2000, che disciplina l’ordinamento dello stato civile. La norma stabilisce espressamente che le funzioni facenti capo al Sindaco possono essere delegate ai dipendenti comunali, sia a tempo indeterminato sia, in casi straordinari e temporanei, anche a personale a termine, purché venga superato l’apposito corso di formazione.
Da questo punto di vista, la Cassazione evidenzia un passaggio centrale: il legislatore non ha limitato tali deleghe a specifici livelli professionali. Ciò significa che l’esercizio di queste attività può risultare compatibile con diversi profili di inquadramento presenti nell’ente locale.
Indennità sì, automatismo no
Uno degli aspetti più importanti dell’ordinanza riguarda la distinzione tra mansioni superiori e specifiche responsabilità.
La Corte ricorda infatti che il contratto collettivo degli enti locali prevede espressamente un compenso accessorio destinato a remunerare particolari responsabilità attribuite formalmente al personale.
In particolare, l’articolo 17 del CCNL Regioni ed Enti locali stabilisce che le risorse del fondo decentrato possono essere utilizzate anche per compensare:
attività che comportano specifiche responsabilità;
funzioni derivanti dalle qualifiche di ufficiale di stato civile, ufficiale di anagrafe e ufficiale elettorale.
Tuttavia, la Cassazione sottolinea che questa indennità non opera in automatico. Serve infatti la contrattazione decentrata integrativa dell’ente, chiamata a disciplinare criteri, importi e modalità di attribuzione del compenso.
In altre parole, il dipendente può avere diritto a un trattamento accessorio aggiuntivo, ma soltanto se previsto dagli accordi integrativi adottati dal Comune.
Quando non si configura la mansione superiore
Il cuore della decisione sta proprio qui: secondo la giurisprudenza consolidata della Suprema Corte, lo svolgimento di compiti ulteriori non determina automaticamente mansioni superiori quando tali attività restano compatibili con il profilo professionale posseduto dal lavoratore.
La Cassazione richiama sul punto precedenti significativi, tra cui la sentenza n. 3816 del 2021 e l’ordinanza n. 16094 del 2016.
Il principio espresso è molto netto: se il dipendente svolge attività aggiuntive che non esulano dal rapporto di impiego e risultano coerenti con la qualifica posseduta, non si applica l’articolo 52 del Testo unico sul pubblico impiego relativo alle mansioni superiori.
Può eventualmente sorgere, precisano i giudici, una questione legata alla proporzionalità e adeguatezza della retribuzione rispetto alla quantità e qualità del lavoro svolto complessivamente, ma questo non equivale automaticamente al diritto all’inquadramento superiore.
Il ruolo della contrattazione collettiva
L’ordinanza conferma ancora una volta la centralità della contrattazione collettiva nel pubblico impiego.
Secondo la Corte, il trattamento economico dei dipendenti pubblici — sia fondamentale sia accessorio — può derivare esclusivamente dalle norme contrattuali. L’amministrazione non può riconoscere autonomamente emolumenti ulteriori che non trovino fondamento nei contratti collettivi.
Questo principio discende direttamente dagli articoli 2 e 45 del d.lgs. n. 165 del 2001 e rappresenta uno dei cardini dell’intero sistema del lavoro pubblico contrattualizzato.
Per i Comuni, quindi, la decisione rappresenta anche un richiamo alla necessità di strutturare correttamente gli accordi decentrati e di disciplinare con chiarezza l’attribuzione delle indennità per specifiche responsabilità.
Le conseguenze per gli enti locali
La pronuncia potrebbe avere effetti concreti su numerosi contenziosi ancora aperti negli enti territoriali italiani.
Negli ultimi anni, infatti, molti dipendenti comunali hanno rivendicato differenze retributive sostenendo di aver svolto attività riconducibili a categorie superiori, soprattutto nei settori demografici, elettorali e di stato civile.
La Cassazione, invece, sembra consolidare un orientamento più restrittivo: la delega di funzioni non basta, da sola, a fondare il diritto al superiore inquadramento.
Per le amministrazioni locali questo significa una maggiore tutela sul piano finanziario, ma anche l’esigenza di evitare ambiguità organizzative. L’attribuzione di incarichi ulteriori dovrà essere formalizzata con attenzione, distinguendo chiaramente:
le mansioni proprie del profilo professionale;
le specifiche responsabilità accessorie;
gli eventuali casi effettivi di mansioni superiori.
Un orientamento destinato a fare scuola
La decisione della Suprema Corte si inserisce in una linea interpretativa ormai sempre più definita nel pubblico impiego locale.
Il messaggio che emerge è chiaro: non ogni ampliamento delle attività svolte dal dipendente comporta automaticamente un salto di categoria o il diritto alle differenze stipendiali.
Nel caso specifico degli ufficiali di stato civile e anagrafe, la normativa consente espressamente la delega delle funzioni anche a personale non appartenente a categorie superiori. Di conseguenza, il riconoscimento economico passa principalmente attraverso gli strumenti della contrattazione integrativa e delle indennità accessorie previste dal contratto collettivo.
Resta però aperta la questione dell’equilibrio tra carichi di lavoro, responsabilità operative e valorizzazione economica del personale comunale, soprattutto in enti spesso caratterizzati da organici ridotti e crescente complessità amministrativa.
ITALIAOGGI
Professionisti in rivolta contro il blocco dei pagamenti da parte della p.a. per chi ha pendenze fiscali
In vista del 15 giugno ItaliaOggi racconta la protesta di commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro, tecnici e associazioni di categoria. «Una norma discriminante e vessatoria», il pensiero comune
La rivolta dei professionisti contro la stretta sui pagamenti della p.a. Commercialisti, avvocati e consulenti del lavoro, così come le categorie tecniche, si scagliano contro la misura introdotta dall’ultima legge di bilancio che, in sintesi, blocca i pagamenti da parte della pubblica amministrazione ai professionisti che abbiano pendenze fiscali anche di importo inferiore ai 5 mila euro. La novità entrerà in vigore dal prossimo 15 giugno.
Cosa prevede la norma
La legge 199/2025 (Manovra 2026), aggiungendo il comma 1 ter all’articolo 48 bis del dpr 602/1973, non ha introdotto un principio nuovo. Già in precedenza il pagamento dei compensi ai professionisti da parte della Pa era subordinato a un controllo relativo a eventuali debiti con lo Stato. La novità risiede nell’eliminazione di un limite minimo: dal 15 giugno, infatti, il blocco opererà anche per pendenze di importo inferiore ai 5 mila euro. Lo stop si verifica quando il professionista è «inadempiente all'obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento di qualunque ammontare». Quindi, è necessaria la notifica di una cartella e il mancato pagamento della stessa.
Ma non solo. In passato il pagamento veniva sospeso, con l’Agenzia della riscossione che doveva poi attivarsi. Dal 15 giugno, invece, la Pa verserà direttamente la somma all’Agenzia, per poi pagare le eventuali eccedenze al professionista.
Professionisti in rivolta
La misura è stata fortemente contestata da Consigli nazionali, Casse di previdenza e associazioni di categoria già a dicembre, durante l’approvazione della Manovra. Ora, in vista della scadenza, la questione è tornata fortemente di attualità.
Commercialisti
Secondo Elbano de Nuccio, presidente dei commercialisti, la norma ha una «natura discriminatoria», in quanto «impone una stretta unicamente nei confronti dei professionisti». Inoltre, «non essendo prevista alcuna soglia, vedremo bloccati i pagamenti anche per violazioni connesse ad importi irrisori, a fronte di prestazioni lavorative e impegno professionale spesi in favore della Pa, che se ne è comunque avvantaggiata per il perseguimento degli interessi pubblici a cui è preposta».
Avvocati
«È una norma iniqua e incostituzionale», dice a ItaliaOggi il presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco. «Colpisce soprattutto gli avvocati che si occupano di patrocinio a spese dello Stato e difendono minori, donne vittime di violenza e migranti». Questo perché, appunto, la misura tocca anche gli avvocati in patrocinio. «Professionisti che non ricevono i compensi dovuti dallo Stato e che, proprio per questo, non riescono a versare le relative imposte. Non sono evasori. Il Cnf sarà al fianco degli avvocati che solleveranno la questione di costituzionalità», conclude Greco.
Consulenti del lavoro
«Le principali criticità delle nuove regole che prevedono controlli fiscali prima del pagamento dei compensi professionali da parte delle Pubbliche amministrazioni riguardano soprattutto il rischio di un aumento degli adempimenti per le stesse p.a.», è invece il pensiero espresso a ItaliaOggi da Rosario De Luca, presidente dei consulenti del lavoro. «A questo si aggiunge la possibilità di rallentamenti nei pagamenti, persino per incarichi di modesto importo, soprattutto in assenza di procedure pienamente efficienti. In generale è un provvedimento troppo generalista che necessita di puntuali limiti e regole. La vera sfida sarà conciliare le esigenze di legalità con la necessità di evitare un eccessivo appesantimento delle procedure, attraverso indicazioni chiare e realmente applicabili».
I tecnici
Forti critiche arrivano anche da Angelo Domenico Perrini, presidente del Consiglio nazionale ingegneri: «la norma si configura come l’ennesimo atto di vessazione nei confronti dei professionisti», il giudizio lapidario di Perrini. «L’abolizione della seppur minima soglia, infatti, comporterebbe il blocco dei compensi anche in presenza di piccole irregolarità. Basterà una multa non pagata per mettere a rischio gli emolumenti relativi a un’attività professionale regolarmente eseguita. Inoltre, proprio nel momento in cui si fa un gran parlare di semplificazione, si vogliono caricare i professionisti di ulteriori aggravi burocratici, dal momento che sarebbero costretti, prima di emettere fattura, a richiedere una certificazione di regolarità previdenziale alla Cassa di appartenenza e l’attestato di conformità fiscale all’Agenzia delle entrate», conclude il presidente Cni.
Le associazioni
Focus Italia Oggi - Crisi d'impresa e occupazione
La gestione dei rapporti di lavoro nel Codice dell’insolvenza
Oltre ai Consigli nazionali, alla rivolta partecipano anche le associazioni di categoria. In particolare, i numerosi sindacati dei commercialisti. A metà aprile era stata la volta dell’Anc, mentre negli ultimi giorni è arrivata la nota congiunta di Ungdcec, Adc e Aidc: «Lo Stato non può chiedere ai professionisti di garantire legalità, efficienza e competenza e, nello stesso tempo, introdurre strumenti che ne comprimono i diritti economici», la posizione condivisa dalle sigle. «Chiediamo al governo di intervenire con urgenza per correggere una disposizione che rischia di produrre effetti ingiusti e profondamente distorsivi», l’appello finale.
https://www.italiaoggi.it/diritto-e-fisco/professionisti-in-rivolta-contro-il-blocco-dei-pagamenti-d...
ITALIAOGGI
Gare d’appalto, svolta Anac: obbligo di dichiarare l’uso dell’IA e nuove regole per servizi e progettazione
I nuovi bandi tipo richiedono ai concorrenti di dichiarare l'uso dell'IA nelle offerte. L'obiettivo è maggiore trasparenza e chiarezza nei disciplinari di gara, con attenzione alla digitalizzazione e ai criteri economici
L’utilizzo dell’IA per predisporre le offerte nelle gare di appalto dovrà essere dichiarato dai concorrenti;
si punta inoltre a maggiore omogeneità e chiarezza nella definizione dei disciplinari di gara, con attenzione alla digitalizzazione dei progetti e alle relative professionalità, nonché a indicazioni sull’applicazione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa e sul calcolo dei ribassi relativi alla parte variabile dei compensi professionali.
Le novità sui bandi tipo n. 1 e n. 2
Sono questi alcuni dei punti principali che caratterizzano l’aggiornamento del bando tipo n. 1 su servizi e forniture e il nuovo bando tipo n. 2 sui servizi di ingegneria e architettura, che sostituisce il precedente bando-tipo 3.
Tempistiche e soglie per i contratti pubblici
I bandi-tipo (in realtà disciplinari di gara) sono corredati da modelli di domande di partecipazione e sono stati approvati con delibere del Consiglio dell’Autorità il 1° aprile; entreranno in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Entrambi riguardano l’affidamento di contratti pubblici nei settori ordinari sopra le soglie europee (126.000 euro per servizi e forniture), da aggiudicarsi con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Per il bando-tipo n. 1 l’Anac ha emanato una nuova revisione, recependo le indicazioni del Consiglio di Stato (parere n. 61/2026), relative alla messa a disposizione della documentazione di gara non verificata in caso di inversione procedimentale.
L'intelligenza artificiale nelle gare d'appalto
I nuovi bandi tipo contengono inoltre la riformulazione di diverse clausole dei documenti precedenti e della domanda di partecipazione, al fine di superare interpretazioni non univoche e recepire ulteriori approfondimenti tematici.
Tra le novità di maggiore rilievo vi è l’introduzione di clausole che richiedono agli operatori economici di dichiarare l’utilizzo di sistemi di IA nella predisposizione dell’offerta o nella fase esecutiva, in conformità alla legge n. 132/2025 e al Regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale.
Il superamento del vuoto normativo e il Codice appalti
Il Bando Tipo n. 2 rappresenta il provvedimento più innovativo, poiché colma un vuoto normativo successivo all’approvazione del Codice appalti 2023, che non aveva riprodotto le disposizioni di dettaglio precedentemente contenute nel bando-tipo 3 e nelle linee guida 1/2016.
Supporto alle stazioni appaltanti e criteri tecnici
Ampio infine il ventaglio di temi trattati a supporto delle stazioni appaltanti: importo a base di gara e importo stimato dell’appalto, requisiti di partecipazione, revisione dei prezzi, utilizzo del BIM, avvalimento professionale, disciplina del subappalto (compreso il subappalto necessario), nonché il calcolo dei ribassi, delle cauzioni e le formule per l’attribuzione dei punteggi.
https://www.italiaoggi.it/enti-locali-e-pa/appalti-pubblici/gare-dappalto-svolta-anac-obbligo-di-dic...
ILSOLE24ORE
La crisi spinge gli acquisti di seconda mano: scelti da due italiani su tre
Per bisogno e risparmio è in aumento il numero di italiani che comprano o vendono di prodotti di seconda mano. Negli ultimi anni era preponderante il numero dei compratori ma nel 2025 c’è stato il sorpasso dei venditori, con una crescita di tre punti percentuali. Lo scorso anno il 65% degli italiani ha acquistato o venduto almeno una volta un oggetto usato. La scelta del prodotto di seconda mano è diventata così la prima opzione nel percorso d’acquisto per il 68% dei consumatori. È quanto emerge dalla dodicesima edizione dell’Osservatorio Second hand economy di Ipsos Doxa per Subito che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare.
Tra la perdita del potere d’acquisto e il caro vita per fare quadrare i conti la scelta ricade sull’usato e il valore generato dalle compravendite tra privati nel 2025 rimane sostanzialmente stabile a 27,2 miliardi di euro – erano 27 miliardi nell’anno precedente – ma aumenta il numero degli italiani che scelgono la via del second hand. «In media il valore degli oggetti è rimasto costante ma ad aumentare moltissimo è il numero dei venditori – spiega Giuseppe Pasceri, ceo di Subito, marketplace che registra oltre 2,3 milioni di transazioni online l’anno – e per la prima volta si nota che il fattore chiave è che si vende per necessità, per guadagnare da quanto si possiede». Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Second hand economy di Subito, nel 2020-2021 il guadagno medio su base annuale era intorno ai 1.000-1.100 euro. Valori che dal 2022 hanno avuto un trend in calo, passando dai 900-950 euro ai 800-850 euro degli ultimi anni. È l’effetto dell’aumento dell’offerta e della facilità con cui si riesce a vendere online che spinge a offrire anche oggetti che portano guadagni ridotti. I compratori invece puntano a un risparmio di almeno il 40% sul costo del nuovo.
Dei 27,2 miliardi di euro di giro d’affari, il 54%, pari a 14,7 miliardi, è passato dai siti online, preferiti per la rapidità, la possibilità di gestire l’intero processo con lo smartphone, per l’ampiezza della scelta e la disponibilità del servizio 24 ore su 24. Così il tasso di adozione digitale supera per la prima volta la soglia del 70%, a fronte di appena il 30% di dieci anni fa.
Secondo i dati Doxa e Subito, tra le diverse categorie, i veicoli a due e quattro ruote hanno a valore la quota maggiore, 11,1 miliardi di euro con un lieve aumento. Segue la categoria “casa & persona” con 7,4 miliardi, stabile. Cresce leggermente, in terza posizione, l’elettronica che raggiunge i 5,5 miliardi, mentre chiude la classifica la categoria “sport & hobby” a 3,2 miliardi. Sul podio del numero dei prodotti più comprati online ci sono abbigliamento e accessori (39%), libri e riviste (28%), arredamento e casalinghi (22%) ex aequo con il vintage. In termini di crescita ci sono gli exploit degli accessori per auto, moto e scooter, degli attrezzi per il giardinaggio e il fai-da-te. Su Subito il maggiore numero di transazioni è legata al collezionismo mentre l’informatica supera l’abbigliamento e gli accessori vintage.
Ad aumentare è anche la frequenza di utilizzo della second hand economy. Il 24% di chi acquista e il 23% di chi vende lo fa almeno una volta al mese mentre oltre la metà degli italiani dichiara di farlo almeno una volta ogni sei mesi. Il livello di soddisfazione è elevato considerando che il 78% degli utenti ha mantenuto il numero delle transazioni di compravendita in linea con quello dell’anno precedente o l’ha aumentato. Tra le parole più cercate su Subito ci sono Vespa, iPhone, Fiat Panda ma anche trattore, camper, cucina e Playstation senza dimenticare le stufe a pellet e i grandi elettrodomestici. «L’usato è un modello di consumo intelligente, accessibile e viene scelto perché sostenibile a livello ambientale, sociale e soprattutto economico – sottolinea Pasceri –. Lo vediamo dalla crescita delle persone che ogni giorno visitano la nostra piattaforma, oltre 2,8 milioni, con una crescita annua dell’8,3%».
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ILSOLE24ORE
Pagarle tutti e meglio: processo alle tasse al giro di boa della riforma
Questione fiscale. Sul palco di Trento il viceministro Leo e gli esperti del Sole. Partecipa Vincenzo Carbone, direttore dell’Agenzia delle entrate
Riforma fiscale, economia sociale, rapporto tra fisco e intelligenza artificiale sono tra i temi più dibattuti dell’attualità economica e tributaria. Temi che, come ormai abitudine, non possono mancare il palcoscenico del Festival dell’Economia di Trento, organizzato da Il Sole 24 Ore e dalla provincia autonoma di Trento e in programma dal 20 al 24 maggio prossimi.
Gli obiettivi che il governo si era posto con la riforma fiscale, presentata alla Camera dei deputati nel marzo 2024 dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dal ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti e dal viceministro Maurizio Leo, erano ambiziosi: semplificare l’attuale sistema tributario, ridurre il carico fiscale su cittadini e imprese, stimolare investimenti e assunzioni. Il termine di scadenza per l’attuazione della riforma fiscale, originariamente previsto per il 29 agosto 2025, è stato prorogato al 29 agosto 2026 dalla legge 120/2025, mentre la scadenza per la predisposizione dei decreti legislativi integrativi e correttivi è slittata al 29 agosto 2028. È stato poi prorogato dal 31 dicembre 2025 al 31 dicembre 2026 il termine di delega per la redazione dei testi unici fiscali.
Il tagliando della riforma
A fare il punto su tempi e misure previste dalla riforma saranno due incontri del Festival, in programma rispettivamente il 21 e il 23 maggio. Il primo è «La pagella alla riforma fiscale», durante cui Cristina Bartelli si confronterà con Cristiano Caumont Caimi, partner di Tremonti Romagnoli Piccardi e associati; Guglielmo Maisto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Maria Cristina Pierro, rettrice dell’Università dell’Insubria.
«Pagare meglio, pagare tutti? Tagliando alla riforma fiscale» è invece il titolo dell’evento del 23 maggio, moderato dal vicedirettore de Il Sole 24 Ore, Jean Marie Del Bo, appuntamento nel quale interverranno il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Elbano de Nuccio, il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, e il viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo.
Il valore del non profit
Secondo i dati del rapporto sulla sussidiarietà 2021-2022 della Fondazione sussidiarietà, il sistema del no profit in Italia vale 84 miliardi di euro, pari al 4,4 per cento del Prodotto interno lordo nazionale. A fine 2023, secondo l’Istat, nella Penisola erano attive poco meno di 370mila istituzioni no profit, per un totale di quasi 950mila occupati. Numeri che rendono l’economia sociale un settore prezioso per lo sviluppo economico e per la coesione sociale, da monitorare con cura. Anche per questo l’economia sociale sarà il fil rouge di altri tre eventi del Festival di Trento, in programma tra il 23 e il 24 maggio. Ad aprire il trittico sarà «Il ruolo della finanza e dell’economia sociale nella crescita economica», il confronto tra Laura Biancalani, direttore generale Fondazione Bocelli; Giorgio Micheli, consigliere di Nomisma; Nicola Riccardi della Pontificia accademia delle scienze sociali; Paolo Venturi, direttore dell’Aiccon research center e l’avvocato Gabriele Sepio moderati da Maria Carla De Cesari. Parleranno ancora di economia sociale Jean Marie Del Bo e Franco Gallo dell’Università Luiss Guido Carli, in un confronto intitolato «Tributi, solidarietà e sussidiarietà». A chiudere questo ciclo di eventi sarà il confronto, in «Economia sociale tra profit e non profit», tra i membri di un nutrito panel: Fabiola Di Loreto, direttore generale Confcooperative; Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia accademia per la vita; Luciano Rova, presidente Itas Mutua; Gianluca Salvatori, segretario generale Euricse e l’avvocato Gabriele Sepio moderati da Maria Carla De Cesari.
Accertamento fiscale e Ai
Il rapporto dell’agenzia delle Entrate con i sistemi di intelligenza artificiale sarà affrontato il 23 maggio durante il panel “Accertamenti tra intelligenza artificiale e nuovi rapporti con i contribuenti”. Vincenzo Carbone, direttore dell’agenzia delle Entrate, discuterà del tema con Francesco Greco, presidente del Consiglio nazionale forense e Benedetto Santacroce, avvocato. «Mai intelligenza artificiale per gli accertamenti fiscali» ha detto e ribadito più volte in occasioni pubbliche Carbone. «Se qualcuno dovesse rendersi responsabile di un’azione del genere ne risponderà» aveva chiosato, rimarcando la centralità del ruolo umano. «Ci sarà sempre un funzionario che con il proprio buonsenso, con la propria competenza professionale valuterà i dati che otteniamo con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale». L’Agenzia, comunque, non esclude totalmente l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale: «Nei rimborsi l’intelligenza artificiale ci è di aiuto, perché ci consente di analizzare diversi dati in un tempo velocissimo e a ridurre i tempi di erogazione. L’Ai serve a migliorare la qualità del nostro lavoro, ma non deve essere il risultato finale».
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ILMESSAGGERO.IT
Stipendi statali, aumento buoni pasto: saliranno oltre 7 euro. Via (dopo 14 anni) il limite dal contratto
Le amministrazioni potranno salire oltre i 7 euro, soglia ferma ormai da 14 anni. Ma per rendere operativa la decisione sarà necessario un passaggio legislativo
I dipendenti pubblici li chiamano "buona colazione" e questo perché il valore dei loro buoni pasto non può superare la soglia dei 7 euro giornalieri.
Un limite fissato nel 2012 dall'allora governo Monti con la legge per la spending review e che, a distanza di 14 anni, complice anche l'impennata dell'inflazione del 2022 e del 2023, non risulta più giustificabile agli occhi dei lavoratori della Pa.Statali, nel contratto spunta l’aumento dei buoni pastoOra, però, si apre uno spiraglio per aumentare i buoni pasto dei dipendenti pubblici, almeno nelle Funzioni centrali. Nella bozza del contratto dei ministeriali per il triennio 2025-27, atterrata questa settimana sul tavolo della trattativa tra Aran e sindacati, è spuntato un articolo che prevede il superamento del tetto dei 7 euro.Si tratta, in realtà, di una «norma-gancio», spiega il presidente dell'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni, Antonio Naddeo, visto che per modificare il limite sarà comunque necessario un intervento legislativo. Ma per i sindacati è «già un passo in avanti» che va nella direzione di tutelare il potere d'acquisto dei dipendenti pubblici.Le copertureNella bozza del contratto delle Funzioni centrali, articolo 33, si legge che «le amministrazioni determinano il valore del buono pasto, in misura non inferiore a 7 euro giornalieri, nei limiti di legge e delle risorse previste nei rispettivi bilanci per tale finalità».
Come detto, questa è per adesso una prima importante apertura a un cambiamento che per concretizzarsi necessiterà per forza di un provvedimento legislativo. «Tra ottobre 2021 e ottobre 2025 - spiega il segretario generale di Confsal-UNSA, Massimo Battaglia - i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 24,9 per cento, registrando un incremento di quasi otto punti percentuali superiore a quello dell'indice generale dei prezzi al consumo.
Aumentare i buoni pasto non vuol dire solo intervenire su un benefit: è un modo relativamente rapido per proteggere il reddito reale proprio sulla voce di spesa più colpita». Anche Giordana Pallone, segretaria generale della Fp Cgil, è soddisfatta dello spiraglio che si è aperto, anche se «stiamo parlando solo di una bozza e di un contratto che deve ancora essere firmato», e insiste su un punto in particolare: «In legge di Bilancio andranno trovate le coperture per finanziare l'aumento dei buoni pasto perché le amministrazioni da sole non hanno le risorse per farlo».Il timore è anche che un aumento dei buoni pasto non finanziato dallo Stato ma dalle singole amministrazioni, porti a incrementi a "macchia di leopardo" e uno "spread" degli stipendi tra un'amministrazione e l'altra.
Secondo Marco Carlomagno, segretario generale della Federazione lavoratori pubblici, la norma inserita nella bozza del contratto delle Funzioni centrali, scritta in questo modo rischia di portare a iniquità: «I dipendenti pubblici a pranzo hanno tutti diritto allo stesso pasto, così invece corriamo il rischio che quelli di un ministero "ricco" mangino di più dei loro colleghi di un ministero "povero". Lo Stato deve farsi carico di questo intervento: abbiamo calcolato che basterebbero 180 milioni di euro per portare i buoni pasto dei dipendenti coinvolti a 10 euro».
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Natura e miniere, il programma “Gessi e zolfare” si chiude con un’escursione a Punta Bianca
Sarà la futura riserva naturale di Punta Bianca a ospitare l’ultimo appuntamento del programma “Gessi e zolfare”, il ciclo di iniziative dedicato alla scoperta del patrimonio naturalistico e minerario della provincia di Agrigento.L’evento conclusivo è in programma domenica 10 maggio ed è organizzato Wwf – Riserva naturale orientata di Torre Salsa con il patrocinio del Libero consorzio comunale di Agrigento, della Regione siciliana – Sistema delle aree naturali protette e dell’Ordine regionale dei geologi di Sicilia.La giornata sarà dedicata al tema “Il patrimonio speleo-minerario della riserva naturale Punta Bianca, Monte Grande, scoglio Patella”. Il ritrovo è fissato alle 8,30 nei pressi del castello Chiaramontano da dove partirà l’escursione naturalistica lungo il percorso che conduce fino a costa Vincenzina.L’iniziativa conclude un programma che nelle scorse settimane ha attraversato ambienti molto diversi del territorio agrigentino, dalla riserva naturale di Torre Salsa al parco minerario di Aragona fino all’area di Punta Bianca, con l’obiettivo di valorizzare i luoghi legati alla storia dell’estrazione di gesso e zolfo, attività che per lungo tempo hanno rappresentato una componente importante dell’economia siciliana.“Anche quest’ultima tappa valorizza un patrimonio storico-culturale del nostro territorio – ha dichiarato il presidente del Libero consorzio comunale Giuseppe Pendolino – e siamo soddisfatti di avere patrocinato l’iniziativa del Wwf allo scopo di migliorare la conoscenza di aspetti della nostra provincia meno noti al pubblico e che meritano di essere valorizzati”.