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Rassegna stampa dal 9 all'11 maggio 2026

 


AGRIGENTONOTIZIE

Natura e miniere, il programma “Gessi e zolfare” si chiude con un’escursione a Punta Bianca

Sarà la futura riserva naturale di Punta Bianca a ospitare l’ultimo appuntamento del programma “Gessi e zolfare”, il ciclo di iniziative dedicato alla scoperta del patrimonio naturalistico e minerario della provincia di Agrigento.
L’evento conclusivo è in programma domenica 10 maggio ed è organizzato Wwf – Riserva naturale orientata di Torre Salsa con il patrocinio del Libero consorzio comunale di Agrigento, della Regione siciliana – Sistema delle aree naturali protette e dell’Ordine regionale dei geologi di Sicilia.
La giornata sarà dedicata al tema “Il patrimonio speleo-minerario della riserva naturale Punta Bianca, Monte Grande, scoglio Patella”. Il ritrovo è fissato alle 8,30 nei pressi del castello Chiaramontano da dove partirà l’escursione naturalistica lungo il percorso che conduce fino a costa Vincenzina.
L’iniziativa si conclude con un programma che nelle scorse settimane ha attraversato ambienti molto diversi del territorio agrigentino, dalla riserva naturale di Torre Salsa al parco minerario di Aragona fino all’area di Punta Bianca, con l’obiettivo di valorizzare i luoghi legati alla storia dell’estrazione di gesso e zolfo, attività che per lungo tempo hanno rappresentato una componente importante dell’economia siciliana.
“Anche quest’ultima tappa valorizza un patrimonio storico-culturale del nostro territorio – ha dichiarato il presidente del Libero consorzio comunale Giuseppe Pendolino – e siamo soddisfatti di avere patrocinato l’iniziativa del Wwf allo scopo di migliorare la conoscenza di aspetti della nostra provincia meno noti al pubblico e che meritano di essere valorizzati”.



GRANDANGOLO

Regione, quasi 12 milioni di euro per l’assistenza agli studenti delle scuole superiori 

Per il potenziamento dei servizi di assistenza all'autonomia e alla comunicazione per gli alunni con disabilità fisiche o sensoriali delle scuole superiori di secondo grado
Quasi 12 milioni di euro per il potenziamento dei servizi di assistenza all’autonomia e alla comunicazione per gli alunni con disabilità fisiche o sensoriali delle scuole superiori di secondo grado della Sicilia. L’assessorato regionale della Famiglia, delle politiche sociali e del lavoro ha impegnato e liquidato 11.803.116 euro in favore delle Città metropolitane e dei Liberi consorzi comunali dell’Isola, nell’ambito del “Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità” per l’annualità 2025.
Con questo provvedimento – dice l’assessore Nuccia Albano – garantiamo la continuità e il rafforzamento di un servizio essenziale per il diritto allo studio e per la piena inclusione degli studenti con disabilità. Si tratta di un intervento concreto che consente agli enti locali di programmare e potenziare i servizi di assistenza specialistica nelle scuole superiori, assicurando supporto qualificato agli alunni e alle loro famiglie”. Il finanziamento, erogato attraverso il dipartimento regionale della Famiglia e delle politiche sociali, integra le risorse già destinate agli enti territoriali e sarà ripartito in base al numero di studenti con disabilità fisiche o sensoriali assistiti nell’anno scolastico 2024/2025, pari a 8.803 alunni. 



LENTEPUBBLICA

Costruire Piani di Miglioramento della Performance: oltre la logica dell’adempimento nel PIAO

Costruire Piani di Miglioramento della Performance: oltre la logica dell’adempimento nel PIAO
PIAO e performance nella PA: come costruire piani di miglioramento efficaci tra Lean management, digitalizzazione e valore pubblico.
A cura di Bruno Susio – CEO Sistema Susio srl – ed Emanuele Barbagallo – socio di Sistema Susio srl
Di fronte alla sfida della modernizzazione della Pubblica Amministrazione, il rischio più grande è quello di scambiare la misurazione per il miglioramento. Molti Enti si limitano a compilare minuziosamente le schede di performance, celebrando il raggiungimento di target spesso autoreferenziali, senza che ciò si traduca in un reale salto di qualità dei servizi.
Tuttavia, valutare senza agire è un esercizio sterile. Per trasformare la PA, occorre che la misurazione diventi il carburante per Piani di miglioramento strutturati, metodologicamente solidi e pienamente integrati nel PIAO. Il miglioramento, infatti, non è un evento fortuito, ma il risultato di una pianificazione rigorosa.
1. Il Piano di Miglioramento come motore del cambiamento
Il Piano di miglioramento non deve essere visto come un documento aggiuntivo, ma come l’anello di congiunzione tra la valutazione (il passato) e la strategia (il futuro). Se i nuclei di valutazione rilevano criticità o margini di ottimizzazione, l’Amministrazione ha il dovere di avviare un percorso correttivo che si basi su tre pilastri fondamentali:
A –  Metodologia Lean: eliminare il “peso morto”
L’approccio Lean Management, nato nell’industria ma perfettamente applicabile ai servizi pubblici, mira a creare valore per l’utente eliminando gli sprechi (muda). In una PA, lo spreco non è solo economico, ma è soprattutto temporale e procedurale.
Mappatura dei processi (Value Stream Mapping): Analizzare il percorso di una pratica dal cittadino all’esito finale. Dove si ferma? Quali passaggi sono ridondanti?
Razionalizzazione: Spesso migliorare non significa aggiungere risorse, ma togliere ostacoli. Semplificare un iter burocratico riducendo i pareri intermedi è la forma più alta di miglioramento della performance.
Alcuni esempi di sprechi e miglioramenti possibili:
Settore Edilizia/Urbanistica: riduzione dei “tempi di attraversamento”
Il Problema (Lo Spreco): Per il rilascio di un Permesso di Costruire, la pratica spesso “giace” sulla scrivania di diversi uffici (Ecologia, Viabilità, Paesaggistica) in attesa di pareri che arrivano in sequenza.
Mappatura (Value Stream Mapping): Si scopre che su 60 giorni di istruttoria, il lavoro effettivo dei tecnici è di soli 5 giorni. I restanti 55 sono “tempi di coda” (il fascicolo è fermo in entrata/uscita).
L’intervento Lean: Invece di far girare la pratica tra gli uffici, si istituisce una Conferenza di Servizi interna settimanale. Tutti i tecnici si siedono allo stesso tavolo(fisico o virtuale) contemporaneamente.
Risultato: Eliminazione della ridondanza dei pareri e riduzione del tempo totale del 70%, senza assumere nuovo personale.
Gestione Risorse Umane: digitalizzazione dei processi autorizzativi
Il Problema (Lo Spreco): La richiesta di un congedo o di un rimborso missione prevede la compilazione di un modulo cartaceo, la firma del dirigente, l’invio via protocollo interno, la verifica dell’ufficio personale e la registrazione finale.
Mappatura: Si evidenzia uno spreco di sovra-lavorazione. Il dato viene scritto tre volte (dal dipendente, dal dirigente nel registro, dall’ufficio personale nel software).
L’intervento Lean: Razionalizzazione tramite Self-Service HR. Il dipendente inserisce il dato una sola volta a sistema; il dirigente clicca “approva”; il software aggiorna automaticamente il database.
Risultato: Eliminazione degli errori di data-entry e recupero di ore lavorative per l’ufficio personale, che può dedicarsi alla pianificazione del PIAO anziché al data-entry.
Servizi Demografici: ottimizzazione del Front-Office
Il Problema (Lo Spreco): Code fisiche agli sportelli per certificati che potrebbero essere ottenuti online, causate da cittadini che non sanno usare lo SPID o da procedure interne che richiedono ancora la presenza fisica.
Mappatura: Si analizza il flusso dei cittadini e si nota che il 40% delle persone va allo sportello solo per chiedere “quali documenti servono”. Questo è un difetto di informazione.
L’intervento Lean: Implementazione di un sistema di prenotazione intelligente abbinato a un check-list automatica inviata via SMS/E-mail al momento della prenotazione. Viene inoltre creato un “Punto Digitale Facile” con un volontario che assiste i cittadini nell’uso del portale ANPR.
Risultato: Lo sportello gestisce solo casi complessi (valore aggiunto), mentre i certificati semplici escono dal flusso fisico.
B – Coinvolgimento Diffuso: La Performance è un Lavoro di Squadra
Il miglioramento imposto “dall’alto” (top-down) genera spesso resistenza passiva. Le soluzioni più efficaci nascono solitamente da chi gestisce quotidianamente le criticità.
Cantieri di miglioramento: Creare gruppi di lavoro trasversali che coinvolgano operatori di diversi uffici.
Empowerment: Dare ai dipendenti gli strumenti per segnalare le inefficienze e proporre correttivi. Un’organizzazione che apprende è un’organizzazione che performa meglio.
Per rendere i Piani di miglioramento contenuti nel PIAO davvero efficaci, il coinvolgimento del personale non deve essere un’operazione di facciata, ma un metodo di lavoro strutturato. Se le persone non si sentono protagoniste del cambiamento, lo subiranno come l’ennesimo carico burocratico.
Ecco due approcci pratici e metodologici per attivare un coinvolgimento diffuso:
I “Cantieri di Miglioramento” (Approccio Kaizen)
Invece di calare una riforma dall’alto, l’Amministrazione istituisce dei gruppi di lavoro temporanei e trasversali (i cosiddetti “Cantieri”) focalizzati su un problema specifico e circoscritto.
Come funziona: Si individua un processo critico (es. la gestione dei rimborsi spese o l’accesso agli atti). Si forma un gruppo composto non solo dai dirigenti, ma soprattutto dagli istruttori e dai funzionari che lavorano operativamente su quella pratica.
La metodologia: Il gruppo utilizza tecniche di brainstorming come il Diagramma di Ishikawa (lisca di pesce) per identificare le cause profonde di un disservizio.
Perché è efficace: Gli operatori smettono di essere “esecutori” e diventano “progettisti”. Poiché la soluzione è stata proposta da chi lavora sul campo, la resistenza al cambiamento si azzera e l’efficacia delle nuove procedure è molto più alta.
La “Cassetta delle Idee” digitale e i premi di risultato correlati
Questo approccio punta a valorizzare l’intelligenza collettiva dell’Ente attraverso un sistema formale di raccolta e valutazione delle proposte di miglioramento.
Come funziona: L’amministrazione apre una sezione sulla Intranet o utilizza una piattaforma collaborativa dove ogni dipendente può inviare una proposta di miglioramento procedurale o organizzativo (es. “Propongo di unificare queste due banche dati per evitare il doppio inserimento”).
Il processo di valutazione: Un comitato tecnico (composto dal Responsabile della Performance e dal RTD – Responsabile Transizione Digitale) valuta la fattibilità tecnica ed economica delle proposte.
L’incentivo (Il nesso con la performance): Le proposte che vengono effettivamente implementate e che portano a un risparmio misurabile di tempo o risorse diventano parte degli obiettivi di performance individuale o di gruppodel dipendente proponente.
Perché è efficace: Trasforma il miglioramento in una sfida continua e premia il merito e l’iniziativa, rendendo il dipendente consapevole che il suo contributo ha un impatto diretto sul Valore Pubblico creato dall’Ente.
2. Dalla diagnosi all’azione: gli strumenti operativi
Perché un Piano di miglioramento sia efficace, deve superare la fase delle intenzioni. Occorre adottare il Ciclo di Deming (PDCA) come standard operativo:
Plan (Pianificare): Identificare il problema basandosi sui dati della performance dell’anno precedente. Definire obiettivi di miglioramento SMART (Specifici, Misurabili, Raggiungibili, Rilevanti, Temporizzati).
Do (Fare): Attuare gli interventi di razionalizzazione dei processi o di digitalizzazione.
Check (Verificare): Monitorare costantemente. Il miglioramento sta avvenendo? I tempi di attesa si stanno riducendo?
Act (Agire): Standardizzare il cambiamento se ha avuto successo o correggere il tiro se i risultati sono scarsi.
In questo quadro, il supporto di realtà specializzate nella consulenza organizzativa e nella misurazione della performance, come Sistema Susio, può rappresentare un fattore abilitante per tradurre i modelli teorici in percorsi operativi concreti, sostenendo le amministrazioni nella progettazione e nell’attuazione di Piani di miglioramento realmente efficaci.
3. L’integrazione strategica nel PIAO
Il Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) è il luogo naturale in cui far convergere queste energie. Non deve essere inteso come un contenitore burocratico, ma come un ecosistema dove:
Performance e Rischi dialogano: Un processo più semplice e trasparente è meno vulnerabile ai rischi corruttivi.
Performance e Capitale Umano coincidono: Il Piano di miglioramento deve indicare chiaramente quali competenze mancano e prevedere la formazione necessaria per colmare il divario.
Performance e Valore Pubblico si uniscono: L’obiettivo finale non è il punteggio del dirigente, ma l’impatto positivo sulla comunità.
4. Razionalizzare non è (solo) digitalizzare
Un errore comune è pensare che basti un software nuovo per migliorare le performance. Se digitalizziamo un processo inefficiente, avremo solo un “processo inefficiente più veloce”. Il Piano di miglioramento deve prima ripensare il flusso di lavoro e solo dopo supportarlo con le tecnologie digitali (es. interoperabilità delle banche dati, eliminazione dei caricamenti manuali duplicati).
Conclusioni: verso una nuova cultura della Performance
Il miglioramento della performance non può essere lasciato al caso o alla buona volontà dei singoli. Deve diventare una competenza organizzativa.
Le amministrazioni che eccellono sono quelle che non temono i dati negativi, ma li usano come bussola per avviare processi di razionalizzazione. In questo scenario, il Piano di miglioramento diventa lo strumento principale per dimostrare che la PA non è un corpo statico, ma un organismo capace di evolvere, ridurre gli sprechi e generare valore reale per i cittadini.



ITALIAOOGI 

Mutui CDP, boccata d’ossigeno per gli enti locali: 230 milioni liberati tra 2026 e 2027. Operazione estesa a Regioni e Province

La rinegoziazione dei mutui CDP ha interessato un debito residuo di 7,5 miliardi di euro, pari a un terzo dello stock complessivo. L'operazione mira ad alleggerire le rate e liberare risorse per spese correnti
Enti locali, la rinegoziazione dei mutui CDP libera fondi per 230 milioni fra il 2026 e il 2027. Al via l’analoga operazione a favore di regioni e province autonome. Le due operazioni hanno caratteristiche simili, mirando ad alleggerire la rata nel biennio in corso per concedere maggiori margini di spesa corrente.
Per comuni ed enti di area vasta, la finestra per aderire è rimasta aperta dal 16 marzo al 9 aprile e ha interessato un debito residuo di circa 7,5 miliardi di euro. Si tratta di circa un terzo dello stock complessivo, che valeva qualcosa come 21,7 miliardi.
Le tipologie di prestiti e i criteri della circolare 1310/2025
A definire le tipologie di prestiti rinegoziabili è stata la circolare 1310/2025, che ha identificato quelli con un debito residuo pari o superiore a 10.000 euro e una scadenza dell’ammortamento successiva al 31 dicembre 2033. Erano compresi anche i prestiti originari già rinegoziati nell’ambito di precedenti operazioni avviate dopo la trasformazione in società per azioni, quelli rinegoziati ai sensi del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 20 giugno 2003, nonché i prestiti intestati a enti in procedura di dissesto, a condizione che, al momento della domanda, risultasse approvata l’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato.
Complessivamente, si trattava di un bacino potenziale di circa 115mila prestiti contratti da oltre 5.500 enti locali, tra comuni, province e città metropolitane. Come detto, l’adesione è stata buona, anche se inferiore ad altre annualità, e abbastanza equamente distribuita fra le aree del Paese: 3 miliardi al Nord, 2,2 miliardi al Centro e 2,3 miliardi nel Mezzogiorno.
Leggi anche: Post PNRR, investimenti locali a rischio: l’allarme di Anci e Corte dei conti su tagli e crollo della spesa
L'impatto della rinegoziazione sui bilanci degli enti
La rinegoziazione consentirà di abbattere la quota capitale per il biennio in corso, visto che gli enti dovranno versare solo complessivamente il 3% del debito residuo iniziale. Ciò libera preziosi margini sulla parte ordinaria del bilancio, che potranno contribuire ad affrontare gli incrementi di spesa dovuti, ad esempio, a rinnovi contrattuali e impennate dei prezzi di energia e materiali.
La differenza sarà rimborsata nel corso degli anni successivi del piano di ammortamento originario (che quindi non verrà allungato) mediante il versamento di rate semestrali costanti posticipate, comprensive di quota capitale e interessi calcolati al tasso post rinegoziazione.
L'estensione dell'operazione a regioni e province autonome
Via Goito ha annunciato anche il via alla rinegoziazione dei mutui concessi a regioni e province autonome e province autonome approvata dal consiglio di amministrazione nella seduta di fine aprile. L’operazione fornisce agli enti interessati l’opportunità di rimodulare il piano di rimborso dei prestiti ammissibili (rispettando il principio di equivalenza finanziaria) consentendo di liberare nel 2026 e nel 2027 risorse da destinare a interventi a beneficio del territorio; in tal caso, il debito residuo vale circa 17,7 miliardi di euro. Tali iniziative, sottolinea Cdp, si inseriscono nella più ampia cornice delle attività che l’istituto svolge a sostegno dello sviluppo delle istituzioni territoriali, dando ascolto alle istanze delle comunità locali per fare fronte, in particolare, alle sfide che caratterizzano l’attuale contesto macroeconomico.




ILSOLE24ORE

L’impatto delle crisi ridisegna le spese: così gli italiani provano a risparmiare

Noto Sondaggi. Otto intervistati su dieci prevedono un peggioramento nei prossimi mesi, sette su dieci hanno già registrato gli effetti economici dell’instabilità geopolitica. I costi energetici spingono i prezzi di beni e servizi
Un impatto deciso sull’oggi, una dominante e diffusa preoccupazione per il domani. La percezione degli italiani dell’attuale crisi economica e del caro carburanti, derivanti dalle fortissime tensioni geopolitiche (dallo scontro tra Usa e Iran e prima ancora dalla guerra ucraina passando per la battaglia sui dazi), si muove su queste due principali direttrici. A dirlo è un sondaggio realizzato per Il Sole 24 Ore dall’istituto Noto Sondaggi che rileva, e in questa misura è un dato abbastanza inedito, come sette italiani su dieci avvertano già nella loro quotidianità gli effetti economici delle guerre internazionali. Un impatto che è registrato a prescindere dall’età (più colpiti i giovani e gli adulti, meno gli anziani) e dalla regione in cui si vive. Non si tratta solo di una percezione astratta, di una reazione forse anche emotiva all’informazione che arriva ogni giorno dai media del mondo, ma di un affanno che si traduce in un pessimismo concreto, nella revisione dei comportamenti di spesa e delle abitudini: la maggior parte degli italiani ritiene che la situazione economica sia destinata a peggiorare quest’anno. Sei su dieci temono infatti un peggioramento nei prossimi due mesi, e ben otto su dieci più genericamente nei prossimi mesi.
A scatenare apprensione è chiaramente il costo energetico: l’80% (con punte dell’84% tra i giovani) considera probabili – sempre nei prossimi mesi – difficoltà nel reperimento del carburante. Anche perché il 95%, quindi la quasi totalità degli intervistati, ha dichiarato di aver percepito un aumento del costo del carburante (67% molto, 28% in modo contenuto).
Tutto ciò si è subito tradotto in una prima ridefinizione dei propri comportamenti, anche se in questo caso il coinvolgimento è più esiguo: il 44% ha infatti ridotto l’uso dell’auto privata, a fronte di una quota analoga (47%) che non l’ha fatto. Così il 61% (il 40% solo in parte, il 21 in modo significativo) ha scelto forme di mobilità più sostenibile come i mezzi pubblici, il car sharing, la bicicletta o gli spostamenti a piedi.
A poter essere condizionato tuttavia non è solo la mobilità quotidiana: otto su dieci temono disagi nei prossimi mesi per voli, treni, e spostamenti in auto.
Ma questo non è l’unico costo che si percepisce in crescita: l’80% degli italiani ritiene che l’aumento dei carburanti stia provocando anche un incremento più generale dei prezzi di beni e servizi.
Tagli su tempo libero
e ristoranti
A finire sotto la scure è ciò che si considera sacrificabile ovvero la spesa per il tempo libero (30%) o per il ristorante (20%). I timori hanno accresciuto pure il bisogno di accantonare risparmi per le spese future (a deciderlo il 33% degli intervistati), mentre la maggior parte di chi non lo fa dichiara di non avere la possibilità di risparmiare (45%) e solo il 17% perché non lo ritiene necessario.
Si spende, dunque, meno e si spende in modo diverso: il 68% ha infatti mutato le proprie abitudini di acquisto optando per prodotti più economici, marchi meno costosi oppure scegliendo le offerte. Comunque in generale quel che sta accadendo è che il 38% sta riducendo le spese e il 16 le sta rinviando. E tra gli acquisti rinviati ci sono anche investimenti importanti come un’auto o una casa: vale per il 32% che ha già rinviato e per il 22 che pensa di farlo.
Età a confronto: i giovani
non rinunciano ai viaggi
Per quanto le variazioni percentuali tra una fascia d’età e l’altra siano abbastanza esigue, esiste una divaricazione che contempla soprattutto la percezione maggiore dell’attualità. In questo caso i più scossi sono gli adulti (75%), seguiti dai giovani (69%) e in coda gli anziani (66). Se però si guarda al futuro qui la preoccupazione avvolge soprattutto i giovani insieme agli adulti: l’82 teme un peggioramento della situazione economica.
Le differenze più marcate riguardano le modalità di reazione. Ad esempio i più disponibili a sacrificare il tempo libero sono i giovani (35%), meno gli anziani (29%) e ancora meno gli adulti (28). Sul fronte dei viaggi però le proporzioni si invertono, in questo caso sono i più giovani a non rinunciare. Quanto ai risparmi: ci pensano di più i giovani (41%) che gli anziani (26%). Anche perché si registra proprio tra quest’ultimi la percentuale maggiore, uno su due, di coloro che dicono di non risparmiare perché non ha la possibilità di farlo.
Allo stesso modo il peso dei rincari pare gravare di più tra gli anziani, in testa per percezione degli aumenti (83% contro il 75% dei giovani e il 78% degli adulti). Ma sono i giovani quelli più disponibili a rinviare gli acquisti importanti (il 21% contro il 16% degli adulti e il 18 degli anziani).
Le differenze territoriali:
più preoccupazione al Sud
A livello geografico, sono le regioni del Sud (l’86%) quelle più in apprensione per la disponibilità di carburante nei prossimi mesi. Anche perché sono le aree del Paese (72) che hanno percepito di più gli aumenti del costo del carburante. Ed è sempre qui che gli incrementi del carburante stanno incidendo sul bilancio familiare: 56% contro il 50% del Nord e il 46% del Centro.
Tre dati confermano che si tratta del contesto territoriale più fragile. Il primo: qui c’è il 54% di chi dichiara che non risparmierà per il futuro perché non ha la possibilità di farlo. Il secondo: il 43% di quanti vivono in questa ripartizione – ed è il dato più alto – hanno dichiarato di stare adottando una riduzione generale della spesa come strategia per affrontare l’aumento dei costi. Il terzo: è qui la percentuale più alta (38%) tra chi ha ammesso di aver rinviato gli acquisti più importanti.

https://www.quotidiano.ilsole24ore.com/sfoglio/aviator.php?newspaper=S24&issue=20260511&edit...

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