AGRIGENTONOTIZIE
L'incarico / Joppolo Giancaxio
Un agrigentino alla guida dell’Upi nazionale: Enzo Lattuca e il legame con Joppolo Giancaxio
Il presidente del Libero Consorzio Giuseppe Pendolino si congratula con il sindaco di Cesena eletto a Roma durante l’assemblea generale dell’Unione delle Province d’Italia: “Motivo di orgoglio per tutto il territorio provinciale”
C’è anche un legame con l’Agrigentino nella nomina del nuovo presidente nazionale dell’Upi - Unione delle Province d’Italia. A guidare l’organismo sarà infatti Enzo Lattuca, sindaco di Cesena e presidente della Provincia di Forlì-Cesena, eletto questa mattina nel corso dell’assemblea generale in corso a Roma.
A esprimere congratulazioni è stato il presidente del Libero consorzio comunale di Agrigento Giuseppe Pendolino che ha evidenziato con soddisfazione le origini agrigentine di Lattuca, originario di Joppolo Giancaxio.
“La nomina di Enzo Lattuca premia un percorso politico e istituzionale di grande serietà e competenza” – ha dichiarato Pendolino –. Sapere che a guidare l’Upi nazionale sarà un amministratore originario dell’Agrigentino rende questa notizia ancora più significativa e motivo di grande soddisfazione per la nostra comunità”.
Lattuca negli anni è stato anche parlamentare della XVII legislatura, componente della Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati e della Giunta delle elezioni.
Dal 2018 collabora inoltre con la cattedra di Diritto costituzionale dell’Università di Bologna svolgendo attività didattica e di ricerca.
Per il Libero Consorzio di Agrigento la sua elezione rappresenta anche un segnale importante per il territorio provinciale, che vede un amministratore di origini agrigentine assumere un incarico di rilievo nazionale nel sistema delle Province italiane.
SCRIVOLIBERO
Aeroporto di Agrigento nel Piano nazionale. Pisano: “passaggio storico per la Sicilia”
L’aeroporto di Agrigento entra ufficialmente tra le infrastrutture considerate strategiche dal Governo nazionale. L’annuncio è arrivato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini durante la presentazione del nuovo Piano nazionale degli aeroporti, illustrato a Frosinone davanti a rappresentanti istituzionali, compagnie aeree, gestori aeroportuali e organizzazioni sindacali.
Il nuovo programma di sviluppo guarda al 2035 e ridisegna la rete aeroportuale italiana attraverso tredici aree strategiche territoriali. L’obiettivo è accompagnare la crescita del traffico aereo nazionale, destinato – secondo le stime del ministero – a passare dagli attuali 230 milioni di passeggeri a quota 300 milioni nei prossimi dieci anni.
Tra i progetti inseriti nel piano non figurano soltanto le grandi opere, come la quarta pista dell’aeroporto di Fiumicino, ma anche il potenziamento di scali ritenuti fondamentali per lo sviluppo dei territori. Tra questi compare anche Agrigento, indicata come infrastruttura da sviluppare entro il 2035.
A salutare con entusiasmo l’inserimento dello scalo agrigentino nel Piano nazionale è stato il deputato di Fratelli d’Italia Calogero Pisano (in foto), che ha parlato di “passaggio storico” per il territorio agrigentino e per l’intera fascia centro-meridionale della Sicilia.
Pisano ha ricordato il percorso parlamentare avviato negli anni scorsi con l’introduzione dell’articolo 8-bis nel Decreto Sud, norma che prevede proprio la realizzazione dell’aeroporto di Agrigento. “Molti ritenevano impossibile immaginare Agrigento all’interno della strategia infrastrutturale nazionale – ha dichiarato – ma oggi questo riconoscimento dimostra che il lavoro istituzionale ha aperto una prospettiva concreta di sviluppo”.
Il parlamentare ha poi sottolineato il valore simbolico e strategico dell’inserimento dello scalo nel piano governativo, definendolo un’opportunità per dotare il territorio di infrastrutture moderne e collegamenti più efficienti.
Adesso, però, l’attenzione si sposta sulla fase operativa. “Occorre accelerare l’iter tecnico, progettuale ed economico – ha aggiunto Pisano – affinché questo riconoscimento possa trasformarsi rapidamente in interventi concreti”.
SCRIVOLIBERO
L’aeroporto di Agrigento inserito nel Programma dell’Enac, la soddisfazione degli architetti
“Lo diciamo da tempo: l’inserimento dello scalo della Piana di Licata nel Programma nazionale degli aeroporti elaborato dall’Enac, costituisce un passo importantissimo per la concreta realizzazione dell’infrastruttura”.
Con queste parole il presidente dell’Ordine degli architetti di Agrigento, Alfonso Cimino, palesa la soddisfazione degli architetti e aggiunge: “L’inserimento dello scalo agrigentino tra quelli strategici del sistema della regione Sicilia è senza dubbio un grande risultato che avvantaggia il nostro territorio per lo sviluppo turistico, economico e sociale al quale il nostro Ordine lavora da diversi anni con Enti governativi, Libero Consorzio di Agrigento, associazioni, Rete delle professioni tecniche, istituzioni locali e comitati, e oggetto di numerosi interventi del già presidente Rino La Mendola. La realizzazione dell’infrastruttura rilancerà il nostro territorio mettendolo anche in rete con le altre infrastrutture. Mi riferisco alla Gela – Castelvetrano e al raddoppio ferroviario per Catania e Palermo. Agrigento – conclude il presidente Cimino – sta gettando le basi per avvicinarsi al resto della Nazione, dell’Europa e ai Paesi del Mediterraneo”.
SCRIVOLIBERO
Aeroporto di Agrigento nel Piano Nazionale Aeroporti: apprezzamento da parte degli ingegneri
Il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Agrigento, Domenico Armenio, esprime apprezzamento per la dichiarazione resa ieri dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, riportata dalla stampa anche locale, con la quale è stato confermato l’inserimento dello scalo aeroportuale di Agrigento nel Piano Nazionale Aeroporti.
«Si tratta di una notizia di straordinaria importanza per il territorio agrigentino e per l’intera Sicilia centro-meridionale – dichiara Domenico Armenio – che conferma quanto anticipato dal Ministro Salvini il 21 marzo 2025 durante il convegno “Le Infrastrutture della Provincia di Agrigento e il Ponte sullo Stretto di Messina: La Sicilia Porta d’Europa nel Mediterraneo”, organizzato ad Agrigento dagli Ingegneri italiani».
Nel corso di quell’iniziativa istituzionale, che vide anche la partecipazione del Presidente ENAC Pierluigi Umberto Di Palma, il Ministro aveva già annunciato la conclusione della prima istruttoria tecnico-economica sullo studio di fattibilità dell’aeroporto di Agrigento, evidenziando la volontà del Governo di valutare con priorità strategica lo scalo al servizio della Sicilia Sud-Occidentale.
«L’inserimento nel Piano Nazionale Aeroporti – prosegue Armenio – rappresenta un passaggio fondamentale per superare lo storico isolamento infrastrutturale del territorio agrigentino, più volte denunciato dagli Ordini professionali, dal sistema delle professioni tecniche e dagli stakeholder territoriali. La Provincia di Agrigento continua infatti a soffrire un grave deficit nei collegamenti autostradali, ferroviari ed aeroportuali che penalizza sviluppo economico, turismo, imprese e competitività».
L’Ordine degli Ingegneri di Agrigento ribadisce come il tema delle infrastrutture strategiche sia stato al centro di un percorso avviato già negli anni scorsi attraverso manifesti, proposte tecniche e confronti istituzionali finalizzati a riconoscere alla Sicilia centro-meridionale il ruolo di “Porta d’Europa nel Mediterraneo”.
«Gli Ingegneri continueranno a offrire il proprio contributo tecnico e scientifico affinché le grandi opere e le infrastrutture strategiche possano tradursi in concrete opportunità di crescita, sviluppo e coesione territoriale per Agrigento e per tutta la Sicilia», conclude il Presidente Armenio.
Intanto, si terrà martedì prossimo 19 maggio, alle ore 10:30, nell’Aula Consiliare “Luigi Giglia” del Palazzo della Provincia, la conferenza stampa del Presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, Giuseppe Pendolino, dedicata ai risultati dell’incontro istituzionale che si terrà a Roma lunedì 18 maggio con la Direzione Centrale dell’ENAC – Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, in merito al progetto dell’aeroporto di Agrigento.
GRANDANGOLO
Regione, il governo va sotto in aula sul voto per i compensi dei presidenti ex Province
I franchi tiratori del centrodestra - una decina - hanno potuto contribuire a impallinare la norma, bocciata per 30 voti a 20
Il recente rimpasto non risparmia al governo siciliano l’ennesimo scivolone all’Ars. Alla prima occasione il governo e’ stato nuovamente battuto oggi pomereiggio in Aula. Il ko della maggioranza arriva sull’articolo 1 del ddl stralcio della prima commissione che proponeva l’istituzione dell’indennita’ di carica per i presidenti dei Liberi consorzi comunali, le ex Province.
L’opposizione aveva chiesto il voto segreto, grazie al quale, come da copione, i franchi tiratori del centrodestra – una decina – hanno potuto contribuire a impallinare la norma, bocciata per 30 voti a 20. Per il M5s e’ “la riprova che questa maggioranza esiste solo sulla carta e si conferma piu’ spaccata che mai. Il rimpasto e’ stato inutile, questo esecutivo resta fragilissimo e si conferma totalmente inadatto a fare qualsiasi riforma utile alla Sicilia”. L’unica cosa che “dovrebbe fare Schifani a questo punto e’ staccare la spina e ridare la parola ai siciliani”, incalza il capogruppo all’Ars Antonio De Luca, “ci e’ bastato chiedere il voto segreto per fare riemergere la enorme spaccatura di una maggioranza che non c’e’ piu’ da tempo”.
SICILIAONPRESS
Opposizione e franchi tiratori: no a stipendio presidenti ex province
Non era una proposta di governo, ma era stata presentata da alcuni deputati della maggioranza a sostegno del governo Schifani.
Si volevano pagare i presidenti dei liberi consorzi comunali con un’indennità pari a quella del sindaco del comune capoluogo; ed erano stati stanziati, solo per quest’anno, ben 400 mila euro. Ma l’emendamento è stato bocciato.
In aula c’erano 30 deputati della maggioranza e 20 deputati dell’opposizione: l’emendamento sarebbe passato se non ci fosse stato il voto segreto. Che invece ha dato l’esito opposto: 20 favorevoli all’adeguamento indennità e 30 contrari. Emendamento della maggioranza bocciato.
Allo stato, i presidenti dei liberi consorzi non hanno alcuna indennità. Infatti, in base alla ratio della legge regionale, il presidente non può avere due indennità: quella di sindaco e quella di presidente del libero consorzio. Infatti, essendo la carica di sindaco posizione legittimante per essere eletto presidente del libero consorzio, ne deriva che quest’ultimo risulta già fruitore di indennità e non può averne altra.
Con l’emendamento della maggioranza, invece, si voleva dare al presidente dell’ex provincia una indennità pari a quella del sindaco del comune capoluogo (che è, in pratica, l’indennità di funzione più alta tra quelle dei comuni compresi nell’ex provincia di riferimento).
Ma l’emendamento non è stato approvato e i presidenti della provincia non avranno alcuna nuova indennità di funzione.
SICILIAONPRESS
Ars, ancora voto segreto: ko l’aumento delle indennità per le ex Province
In corso l'esame di uno dei due ddl stralcio
el voto segreto torna ad aleggiare sull’Assemblea regionale siciliana. Ne fa le spese il disegno di legge stralcio ‘Norme in materia di personale, di autorizzazioni e di incentivi’. Il ddl è stato azzoppato in due articoli: l’1 e il 6.Pd e M5s mettono a segno 2 zampate
In entrambi i casi Pd e Movimento cinque stelle presentano la richiesta di voto segreto e in aula le norme vengono bocciate. La prima, finita ko con 30 voti in aula (soltanto 20 quelli che in teoria avrebbero fatto riferimento alla maggioranza), prevedeva l’istituzione delle indennità di carica ai presidenti del Liberi consorzi comunali. Una maggiore spesa che era prevista a carico dei bilanci degli enti. L’incremento di spesa previsto era pari a circa 400mila euro.
Dipasquale: “Evitata una spesa insensata”
“Come opposizioni all’Ars siamo riusciti a bloccare, con il voto segreto, un aumento insensato di spese per le indennità dei sindaci metropolitani e dei presidenti dei Liberi consorzi, oltre che per i componenti dei rispettivi Consigli – dice il deputato del Partito democratico Nello Dipasquale -. Abbiamo evitato una spesa assurda di ulteriori 400mila euro”.
Dipasquale aggiunge: “Ancora una volta questo centrodestra era pronto a mettere la firma su norme di spesa che avrebbero appesantito ulteriormente i bilanci degli enti locali. Avevo proposto di spostare la copertura della ulteriore spesa dai bilanci degli enti a quello regionale, evitando così di sovraccaricare ulteriormente le ex Province che già soffrono per le esigue risorse che vengono trasferite loro, ma non è stato possibile. Resta almeno la soddisfazione per Pd e M5s si avere impedito questo spreco di risorse”.
De Luca (M5s): “Maggioranza sempre spaccata”
Il capogruppo M5s Antonio De Luca evidenzia: “Alla prima occasione il governo è stato nuovamente battuto, a riprova che questa maggioranza esiste solo sulla carta e si conferma più spaccata che mai. Il rimpasto è stato inutile, questo esecutivo resta fragilissimo e si conferma totalmente inadatto a fare qualsiasi riforma utile alla Sicilia. L’unica cosa che dovrebbe fare Schifani a questo punto è staccare la spina e ridare la parola ai siciliani”.
“Ci è bastato – dice ancora De Luca – chiedere il voto segreto per fare riemergere la enorme spaccatura di una maggioranza che non c’è più da tempo, a conferma che sono tanti i deputati nei partiti che sostengono Schifani che non vedono l’ora di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Non si capisce a questo punto come Schifani pensi di fare qualche riforma degna di nota nel residuo tempo che ci separa dalle urne. Stacchi la spina subito, i siciliani non potranno che esserne felici”.
Bocciato con 32 sì e 20 No, invece, l’articolo 6 del ddl: ‘Pubblicazione dei decreti dirigenziali conclusivi di procedimenti amministrativi’. Nonostante la difesa in aula da parte dell’assessora alle Autonomie locali e funzione pubblica, Elisa Ingala, l’Aula ha bocciato l’articolo.
LENTEPUBBLICA
Chi è Enzo Lattuca, il neo-eletto presidente dell'UPI
Eletto all’unanimità il Presidente delle Provincia di Forlì-Cesena: è Enzo Lattuca, il nuovo Presidente dell’UPI – Unione delle Province d’Italia.
A eleggerlo all’unanimità e per acclamazione gli oltre 200 delegati, tra Presidenti e Consiglieri Provinciali, provenienti da tutte le 88 Province italiane, riuniti oggi a Roma in occasione della 36° Assemblea Congressuale UPI.
Chi è Enzo Lattuca, il nuovo presidente dell’UPI
Enzo Lattuca è nato a Cesena il 9 febbraio del 1988 ed è padre di due figli. Nel 2012 si laurea in Giurisprudenza all’Università di Bologna, discutendo una tesi in Diritto costituzionale dal titolo “I poteri del Presidente della Repubblica nella formazione, nelle crisi e nell’attività del Governo” e nel 2017 – sempre presso l’Università di Bologna – consegue il titolo di Dottore di ricerca in Diritto costituzionale, discutendo una tesi su “Il diritto parlamentare, studio della prassi della XVII Legislatura della Camera dei Deputati”.
È avvocato dal 2020.
Alle elezioni politiche del 2013 viene eletto alla Camera dei Deputati nelle liste del PD e prosegue il suo incarico parlamentare per tutta la XVII Legislatura come componente della I Commissione Affari costituzionali e della Giunta delle elezioni.
Nel 2019 viene eletto per la prima volta Sindaco di Cesena, carica che vince per il secondo mandato nel 2024.
Nel 2021 viene eletto Presidente della Provincia di Forlì-Cesena, carica che gli è stata riconfermata nelle elezioni del 15 marzo 2026.
Il messaggio del neo-presidente all’Assemblea
“Sono fermamente convinto che le Province siano la cerniera del Paese, le istituzioni che tengono insieme piccoli comuni e grandi città, ma dopo più di dieci anni dalla riforma che ha destrutturato le Province, è il momento di uscire dal limbo, come ha detto il Presidente della Repubblica alla nostra passata Assemblea. Indebolire le Province ha creato danni enormi e i cittadini, soprattutto quelli dei piccoli comuni e delle aree interne, hanno pagato un prezzo ingiustificabile con la perdita di diritti e l’aumento delle diseguaglianze. In questo ultimo scorcio di legislatura dobbiamo essere realistici: servono alcuni interventi mirati, per dare stabilità alle Province. Chiediamo a Governo e Parlamento di cancellare la norma assurda che differenzia la durata dei mandati dei Consigli Provinciali e dei Presidenti di Provincia, che tra l’altro ci costringe a ripetere più volte l’anno i turni elettorali. Sul fronte delle risorse, chiariamo da subito che non siamo in grado di sostenere alcun taglio ai nostri bilanci, che già ora sono in condizioni critiche. La presenza e gli interventi dei rappresentanti degli enti locali dei partiti ai lavori di questa Assemblea ci fa ben sperare sulla volontà delle forze parlamentari di sostenerci in questo percorso” – ha detto il Presidente Lattuca appena eletto.
“Le nostre comunità, i territori che amministriamo – ha aggiunto – hanno bisogno di sistemi territoriali fortemente integrati, per non lasciare indietro nessuno. Per questo, tra i primi impegni della nuova Presidenza chiederemo al Presidente di ANCI, Gaetano Manfredi, e al Presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, di incontrarci per condividere i nostri punti programmatici e consolidare le associazioni di rappresentanza dei territori”.
LENTEPUBBLICA
Dipendenti Pubblici, arrivano aumenti nella busta paga di luglio 2026
La busta paga dei dipendenti pubblici si prepara a registrare un nuovo incremento a partire dal mese di luglio 2026: ecco quali sono le cifre previste.
Entrerà infatti in vigore l’aggiornamento dell’Indennità di Vacanza Contrattuale disposto dalla Ragioneria generale dello Stato dopo gli ultimi rinnovi dei contratti collettivi relativi al triennio 2022-2024. Una misura che interesserà numerosi comparti della Pubblica amministrazione e che porterà aumenti mensili differenziati in base al ruolo ricoperto e al settore di appartenenza.
Si tratta di somme aggiuntive riconosciute in attesa della sottoscrizione dei nuovi contratti nazionali. Un meccanismo ormai consolidato nel pubblico impiego, pensato per compensare almeno in parte il ritardo tra la scadenza di un contratto e la definizione del successivo accordo economico.
L’intervento appena formalizzato dalla Ragioneria riguarda amministrazioni centrali, enti locali, scuola, sanità, università, ricerca e comparti della sicurezza, con importi che in alcuni casi superano gli 80 euro mensili.
Cos’è l’indennità di vacanza contrattuale
L’Indennità di Vacanza Contrattuale, spesso indicata con l’acronimo Ivc, rappresenta una voce retributiva temporanea prevista dai contratti collettivi del pubblico impiego. Viene corrisposta quando un contratto nazionale è scaduto ma il rinnovo non è ancora stato definito.
L’obiettivo è attenuare gli effetti dell’inflazione e della perdita del potere d’acquisto durante le lunghe trattative sindacali. In pratica, si tratta di un anticipo economico riconosciuto mensilmente ai lavoratori pubblici fino alla firma definitiva del nuovo contratto.
Gli importi non sono uguali per tutti: cambiano infatti in base all’amministrazione di riferimento, all’area professionale e al livello di inquadramento. L’aggiornamento appena pubblicato dalla Ragioneria tiene conto degli ultimi adeguamenti salariali già definiti con i rinnovi sottoscritti negli ultimi mesi.
Funzioni Locali, aumenti differenziati tra operatori e dirigenti
Tra i comparti interessati figurano le Funzioni Locali, che comprendono il personale impiegato in Comuni, Province, Città metropolitane ed enti territoriali.
Per questa categoria gli incrementi previsti da luglio saranno piuttosto variabili. Gli operatori riceveranno circa 16 euro mensili aggiuntivi, mentre per le figure apicali gli importi cresceranno in maniera più significativa. I segretari comunali, ad esempio, potranno arrivare a percepire oltre 38 euro al mese di indennità.
L’adeguamento conferma quindi una struttura progressiva già presente nei precedenti aggiornamenti: all’aumentare delle responsabilità e del livello professionale cresce anche il valore dell’Ivc.
Per molti enti locali si tratta di un passaggio atteso, soprattutto in una fase caratterizzata da forte pressione sugli organici, difficoltà nel reclutamento e crescente richiesta di competenze specialistiche.
Nessuna novità per le Forze Armate
Diversa la situazione nel comparto difesa. Per il personale delle Forze Armate non risultano infatti variazioni rispetto agli importi già in vigore.
Nell’Esercito, ad esempio, un capitano continuerà a percepire circa 24 euro mensili di indennità, mentre un maresciallo semplice riceverà poco più di 20 euro. Per i graduati l’importo resta intorno ai 17 euro.
Anche nelle forze di polizia il quadro rimane sostanzialmente invariato. Tra le cifre più elevate segnalate dalla Ragioneria figurano quelle attribuite ai commissari capi, che continueranno a beneficiare di un’indennità superiore ai 24 euro mensili.
Importi analoghi sono previsti pure per i capitani dei Carabinieri con oltre dieci anni di servizio e per i cappellani in servizio presso Forze Armate e Polizia.
Vigili del Fuoco, importi più alti per i dirigenti generali
Nel Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco gli adeguamenti premiano soprattutto le posizioni dirigenziali.
Secondo le tabelle aggiornate, un dirigente generale potrà ricevere un’Ivc pari a circa 46 euro al mese. Una cifra superiore rispetto a quella prevista in molti altri comparti della Pubblica amministrazione.
Anche in questo caso il criterio seguito resta quello della proporzionalità rispetto all’incarico e alle responsabilità organizzative ricoperte.
Il comparto emergenza e sicurezza continua intanto a rivendicare interventi strutturali più ampi, soprattutto dopo gli anni segnati dall’aumento delle attività operative e dalle criticità legate agli organici.
Sanità, aumenti fino a quasi 40 euro al mese
Tra i settori coinvolti nell’aggiornamento figura anche la sanità pubblica, da tempo al centro del dibattito sulle retribuzioni del personale.
Per i dirigenti medici l’indennità potrà raggiungere circa 38 euro mensili. Incrementi previsti anche per le altre figure professionali del Servizio sanitario nazionale, seppure con valori differenti in base al profilo e all’anzianità.
Il tema salariale resta particolarmente delicato nel mondo sanitario, dove negli ultimi anni si è accentuata la difficoltà nel trattenere personale specializzato all’interno delle strutture pubbliche.
Le nuove somme previste dalla Ragioneria non rappresentano un vero rinnovo stipendiale, ma costituiscono comunque un ulteriore sostegno economico in attesa della definizione dei futuri contratti.
Scuola, aumenti anche per collaboratori e dirigenti
L’aggiornamento interesserà pure il comparto istruzione. Nelle scuole gli importi varieranno in base alla categoria professionale.
Per i collaboratori scolastici annuali e non annuali l’aumento mensile sarà pari a poco più di 14 euro, mentre i dirigenti scolastici potranno arrivare a percepire oltre 36 euro.
La misura coinvolgerà quindi personale Ata, docenti e dirigenti, confermando l’estensione generalizzata dell’Ivc a tutte le principali articolazioni del sistema scolastico pubblico.
Il settore dell’istruzione resta tra quelli maggiormente interessati dalle discussioni sul rinnovo dei contratti, soprattutto alla luce dell’inflazione accumulata negli ultimi anni e delle richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali.
Università e ricerca, gli importi più elevati
Tra i comparti che beneficeranno degli aumenti figurano anche università ed enti di ricerca.
Negli atenei gli operatori riceveranno circa 17 euro aggiuntivi al mese, mentre per i dirigenti di seconda fascia l’importo potrà superare i 36 euro.
Le cifre più consistenti emergono però nel settore della ricerca pubblica. In questo ambito un dirigente potrà arrivare a percepire oltre 83 euro mensili di indennità, valore che rappresenta uno degli importi più elevati previsti nelle nuove tabelle aggiornate dalla Ragioneria generale dello Stato.
Il dato riflette anche la particolare struttura retributiva degli enti di ricerca, dove le figure dirigenziali e altamente specializzate presentano trattamenti economici differenti rispetto ad altri comparti della PA.
Un anticipo in attesa dei prossimi rinnovi
L’adeguamento dell’Indennità di Vacanza Contrattuale non coincide con un vero aumento strutturale degli stipendi, ma costituisce un meccanismo temporaneo destinato a restare in vigore fino alla firma dei prossimi contratti nazionali.
Per migliaia di lavoratori pubblici si tratta comunque di un incremento concreto che sarà visibile direttamente nelle buste paga estive.
La misura arriva in una fase particolarmente delicata per il pubblico impiego, segnata da inflazione elevata, carenza di personale in numerosi settori strategici e crescente difficoltà nel rendere competitive le retribuzioni rispetto al settore privato.
Nei prossimi mesi il confronto tra Governo e sindacati sui nuovi rinnovi contrattuali sarà quindi determinante per capire se questi adeguamenti provvisori si trasformeranno in aumenti più consistenti e permanenti.
ITALIAOGGI
Polizia locale, svolta in arrivo: bodycam, collegamento al 112 e nuove tutele per gli agenti
Il riordino della polizia locale introduce bodycam e collegamenti diretti con il 112, migliorando sicurezza e rapidità d'intervento. Previsto patrocinio legale per agenti coinvolti in procedimenti legati al servizioIl riordino della polizia locale introduce alcune novità che vanno dal collegamento diretto tra le centrali operative locali e il numero unico 112, per rendere più rapida la risposta alle emergenze, all’utilizzo di bodycam e altri dispositivi di tutela per documentare le attività quotidiane e aumentare la sicurezza degli agenti.
È inoltre prevista la possibilità di patrocinio a carico dell’ente per gli agenti coinvolti in procedimenti legati al servizio, ma ci saranno regole più severe per chi infanga il buon nome del corpo.
Questo, in sintesi, è quanto prevede il disegno di legge “Delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell’ordinamento della polizia locale” che sarà approvato oggi alla Camera.
Il provvedimento affida all’esecutivo 12 mesi per varare uno o più decreti legislativi destinati a riscrivere la legge quadro n. 65/1986.
Le nuove funzioni e la disciplina della polizia locale
L’architrave della riforma è la ridefinizione dei compiti della polizia locale, nel rispetto della distinzione con le altre forze statali: gli agenti di polizia locale manterranno funzioni di polizia giudiziaria, ausiliarie di pubblica sicurezza e di polizia stradale. Vengono però introdotti criteri più chiari per l’attribuzione e la revoca delle qualifiche con particolare attenzione ai comportamenti che possano ledere il prestigio del corpo anche in assenza di rilievo penale.
Il piano operativo e il coordinamento nazionale
Il ddl punta a rafforzare il coordinamento con il sistema della sicurezza nazionale. Tra le novità, il collegamento costante tra le sale operative locali e il numero unico di emergenza 112, per migliorare la rapidità degli interventi e l’integrazione informativa. Previsto anche l’accesso delle polizie locali al Centro elaborazione dati della Polizia di Stato, con regole per la trasmissione e l’inserimento degli atti prodotti nell’attività quotidiana.
La sicurezza degli agenti e le nuove dotazioni
I criteri di delega includono dotazioni adeguate, la disciplina dell’uso e del porto d’armi senza licenza per servizio e l’introduzione di dispositivi di tutela, tra cui sistemi di videosorveglianza indossabili (c.d bodycam). I regolamenti locali dovranno inoltre prevedere precise modalità di assegnazione degli strumenti di autotutela e i casi in cui è possibile operare fuori dal territorio di competenza, come nelle flagranze o in situazioni di emergenza e calamità.
Garanzie sul fronte lavorativo e assicurativo
Verranno introdotti principi specifici su coperture assistenziali e infortuni, con possibilità di riconoscimento della causa di servizio e istituzione di classi di rischio legate alle attività svolte, dal Tso al concorso nel mantenimento dell’ordine pubblico. Le amministrazioni dovranno aggiornare i documenti di valutazione dei rischi includendo capitoli dedicati ad aggressioni, colluttazioni e minacce armate. È inoltre prevista la facoltà di avvalersi del patrocinio legale per il personale della Polizia locale che agisca in qualità di agente di pubblica sicurezza o di ufficiale o agente di Polizia giudiziaria, con spese a carico dell'ente.
https://www.italiaoggi.it/enti-locali-e-pa/polizia-locale-svolta-in-arrivo-bodycam-collegamento-al-1...
ITALIAOGGI
Corruzione, stretta UE sui vertici pubblici: carcere fino a 5 anni, stop alle candidature e sentenze pubbliche
Con pene fino a cinque anni e interdizioni dai pubblici uffici, la nuova direttiva europea mira a colpire duramente la corruzione ai vertici delle amministrazioni, richiedendo agli Stati membri di adeguarsi entro il 2028
La lotta europea alla corruzione si concentra sui piani alti delle amministrazioni e della politica. Pene fino a cinque anni di carcere, interdizione dai pubblici uffici, stop alle candidature e pubblicazione delle sentenze.
È quanto stabilisce la direttiva (UE) 2026/1021, pubblicata ieri in GUCE, che ridisegna il quadro penale e preventivo anticorruzione dell’Ue, riservando un’attenzione speciale ai funzionari di alto livello.
L’Italia dovrà recepire la direttiva entro il 1° giugno 2028, adattando il proprio ordinamento a un impianto che alza l’asticella dell’accountability nei ruoli apicali.
Le nuove sanzioni per i vertici della pubblica amministrazione
La direttiva europea anticorruzione appena approvata alza l’asticella delle sanzioni per i vertici della pubblica amministrazione, individuati come categoria a rischio elevato. Per ministri, sottosegretari, dirigenti generali e decisori apicali cambia il perimetro della responsabilità personale.
Pene detentive e aggravanti per i ruoli di vertice
Sul piano penale, la corruzione nel settore pubblico nel settore pubblico che comporta violazione dei doveri d’ufficio è punita con una pena massima non inferiore a cinque anni di reclusione. Per reati come appropriazione indebita, arricchimento da corruzione o occultamento dei proventi il massimo edittale è fissato ad almeno quattro anni, mentre traffico di influenze ed episodi corruttivi senza violazione formale dei doveri restano comunque sanzionati con pene fino ad almeno tre anni. La posizione di vertice consente al giudice di aggravare il trattamento sanzionatorio, soprattutto in presenza di danni o vantaggi rilevanti.
Sanzioni accessorie e interdizioni dai pubblici uffici
Accanto al carcere, la direttiva rafforza le sanzioni accessorie, centrali per chi ricopre incarichi pubblici di vertice. Sono previste la destituzione, la sospensione o il trasferimento dall’ufficio, l’interdizione dai pubblici uffici o dall’esercizio di funzioni di pubblico servizio, il divieto temporaneo di candidarsi a cariche elettive, oltre all’esclusione da procedure di gara, concessioni, licenze e finanziamenti pubblici.
Nei casi di comprovato interesse pubblico, è prevista anche la pubblicazione integrale o parziale della sentenza.
Il superamento delle immunità istituzionali
La direttiva affronta inoltre il tema delle immunità, chiedendo agli Stati membri di garantire che i privilegi giurisdizionali dei funzionari possano essere revocati nei procedimenti per corruzione, evitando che la posizione istituzionale diventi una barriera alle indagini.
https://www.italiaoggi.it/enti-locali-e-pa/corruzione-stretta-ue-sui-vertici-pubblici-carcere-fino-a...
ILSOLE24ORE
Più tempo per il concordatoPagamenti Pa, stretta allentata
Dl Fiscale. Ok in commissione Finanze. Adesione al patto con il Fisco entro il 31 ottobre e nuove soglie per le partite Iva non affidabili. Compensazioni con crediti Pa per i professionisti solo con debiti da 5mila euro
Sì al nuovo calendario 2026 del concordato preventivo biennale. Arrivano le soglie agli incrementi di reddito richiesto per il patto con il Fisco anche per le partite Iva meno affidabili (e quindi a maggior rischio di evasione). Sempre in caso di accordo con le Entrate diventa deducibile l’iperammortamento. Arriva la rottamazione quinquies con un percorso su misura anche per le cartelle relative a multe stradali dei Comuni, Imu, Tari e altri tributi amministrati dagli enti locali (si veda l’articolo a lato). Per chi ha già aderito alla definizione agevolata per le cartelle su crediti erariali o contributivi scatta la tolleranza di cinque giorni per il pagamento della prima e unica rata e dell’ultima del piano di pagamento. Dopo il pressing dei professionisti viene allentata la stretta sui pagamenti della Pa in vigore dal prossimo 15 giugno: l’obbligo di compensazione con eventuali debiti iscritti a ruolo e non saldati scatterà soltanto se le cartelle non onorate sono di un importo complessivo pari almeno a cinquemila euro. Sono le principali modifiche approvate in una convulsa giornata di voti in commissione Finanze al Senato sul decreto fiscale, che oggi approda nell’Aula di Palazzo Madama per superare la prima lettura con l’ennesima richiesta di fiducia del Governo.
Le imprese incassano un importante chiarimento sull’esclusione dalla tassazione sia sul fronte delle dirette (Ires e Irpef) sia su quello dell’Irap per il contributo finanziario riconosciuto per gli investimenti Fer (Fonti di energia rinnovabili). Stop anche all’introduzione della ritenuta per le provvigioni delle agenzie di viaggio, che il testo originario aveva differito al 1° maggio. Ma a tenere banco è soprattutto il concordato preventivo biennale. Per incentivare le adesioni al biennio 2026-2027 viene rivisto il calendario (slitta al 15 maggio il termine per pubblicare il software in realtà già rilasciato nella serata di ieri e passa dal 30 settembre al 31 ottobre la scadenza per aderire) ma vengono anche introdotte le soglie di incremento per le partite Iva più in odore di evasione: 30% per chi ha voti nelle pagelle fiscali tra 6 e 8, 35% per i punteggi tra 1 a 6. Soglie che si aggiungono a quelle più ridotte già previste per chi ha voti maggiori. Di fatto, arriva uno sconto sulla proposta (e quindi sulle imposte poi dovute) anche per i soggetti più inaffidabili, secondo la logica finora seguita di portare nell’area di compliance chi poi è difficilmente controllabile.
Nel Paese delle agevolazioni fiscali, non potevano mancare poi quelle riconosciute alle imprese e ai lavoratori che verranno a contendersi la prestigiosa America’s Cup nel Golfo di Napoli. Le imprese costituite nel 2026 dal comitato organizzatore saranno esentate dal pagamento delle imposte, così come i lavoratori stranieri che verranno a gareggiare o saranno impiegati nelle manifestazioni. Per quanti decideranno di trasferire la loro residenza in Italia la tassazione sarà del 35% per gli anni d’imposta 2026 e 2027.
Tra le altre approvazioni ha tagliato il traguardo anche la riscrittura del nuovo sistema di calcolo dell’Iva sulle permute. Per il computo la riscrittura della norma inserita nella manovra punta a far riferimento al valore monetario dei beni e dei servizi che formano oggetto di ciascuna di esse, come determinato dal contratto. Viene previsto che in ogni caso questo valore non può essere inferiore all’ammontare complessivo dei costi riferibili alle cessioni effettuate e alle prestazioni rese da ciascuna delle parti, determinato nel momento in cui si effettuano le operazioni. L’applicazione del nuovo meccanismo scatterà solo per le operazioni effettuate in esecuzione di contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2026. Sempre in tema di Iva passa poi l’emendamento voluto dal M5S per istituire un tetto del 10% dell’Iva sui farmaci da banco non omeopatici per il 2026. La finalità è quella di venire incontro all’aumento dei costi logistici e operativi legato al caro energia. Per la copertura da 13 milioni si attinge alle risorse dal fondo per la riduzione della pressione fiscale.
Al di là della rottamazione, sulla riscossione arriva una novità per la tariffa idrica, relativa ai servizi di pubblica fognatura e di depurazione. In sostanza la riscossione, sia volontaria che coattiva, della tariffa può essere affidata ai soggetti pubblici e privati iscritti nella sezione prima dell’Albo dei riscossori abilitati ad effettuare attività di liquidazione e di accertamento dei tributi, mediante una gara pubblica. Gli emendamenti approvati introducono anche un privilegio dei crediti vantati dai concessionari della riscossione nel caso in cui i gestori della tariffa siano interessati da procedure di crisi o di insolvenza per le quali, alla data di entrata in vigore della misura, non sia ancora iniziata la fase di esecuzione successiva al provvedimento di omologazione. Infine, con un altro emendamento viene chiarito che la polizza sanitaria integrativa vale per tutto il personale della scuola, inclusi Ata, dirigenti ed educatori.
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ILSOLE24ORE
Consip, tempi di gara giù del 60% grazie all’intelligenza artificiale
Con l’utilizzo massiccio dell’Intelligenza artificiale Consip punta a ridurre da sette mesi e mezzo a tre il tempo medio necessario alla gestione degli affidamenti. Ma questa accelerazione è solo l’aspetto più immediato di un programma ampio, che oltre a tagliare il calendario vuole modificare tutte le attività aziendali: con un piano in due tempi, stretti, che punta a fare della società del Tesoro dedicata agli acquisti pubblici una sorta di hub per l’intelligenza artificiale nella Pa, prima in Consip e poi nelle altre amministrazioni. Il tutto senza che l’AI finisca per ridurre i posti di lavoro, che anzi sono previsti in crescita dai 457 attuali ai 490 a fine anno.
Il cammino di Consip sulla via dell’intelligenza artificiale del resto parte dalle persone. Che in queste ore stanno ricevendo gli inviti a partecipare a un maxi programma di formazione, articolato in circa 4mila ore solo quest’anno e rivolto al 100% del personale. Nel progetto messo a punto dalla società guidata dall’ad Marco Reggiani, del resto, l’Intelligenza artificiale non è pensata come leva riservata a un gruppo ristretto di competenze “tecnologiche”, ma come compagna di lavoro di tutti. Una compagna “antropomorfa”, perché l’AI destinata a entrare in ogni ufficio è ovviamente quella agentica (e pare che qualcuno abbia già deciso il nome di battesimo da assegnare al proprio collega virtuale). «Portiamo per primi l’utilizzo sistematico dell’intelligenza artificiale nel ciclo di vita dei contratti pubblici per rafforzare tempestività, qualità e trasparenza degli acquisti della Pa», riassume Reggiani sottolineando l’investimento «in competenze e nuove professionalità».
Su queste premesse, gli “agenti intelligenti” saranno impiegati in 38 filoni di attività, che si snodano lungo tutto il ciclo di vita dei contratti pubblici, dalla gestazione fondata sull’analisi dei fabbisogni delle diverse Pa fino al traguardo dell’esecuzione del contratto, che va monitorata a fondo perché è lì che si decide la qualità reale della spesa pubblica.
Lungo questa rotta, l’AI di Consip si occuperà per esempio delle strategie di gara, esaminando caso per caso qual è l’assetto migliore di lotti e parametri contrattuali, offrirà i chiarimenti chiesti dai potenziali fornitori un po’ come accade ora nei customer care di alcune grandi aziende, e supporterà l’analisi delle offerte tecniche ed economiche alla base delle gare. Qui si incontra un’altra delle accelerazioni esponenziali rese possibili dall’AI, che nelle sperimentazioni di questi mesi ha mostrato di poter comprimere in pochi minuti valutazioni comparative che oggi richiedono settimane, senza danneggiare la qualità dei risultati. Perché il punto chiave è sempre nella definizione del rapporto fra tecnologia e scelte umane: che non è quello distopico immaginato da qualcuno, per cui l’AI si sostituisce all’uomo, ma è un’integrazione fra la tecnologia che moltiplica la capacità di analizzare dati e informazioni e la componente umana che su quella base assume le decisioni. Sta iniziando ad accadere per esempio nell’amministrazione finanziaria, che affida all’AI la profilazione del rischio mostrato dai diversi contribuenti ma lascia a funzionari e dirigenti la decisione su dove indirizzare gli accertamenti.
L’obiettivo insomma è di chiedere a questa tecnologia ciò che sa fare meglio: automatizzare le attività routinarie e ripetitive e ottimizzare la gestione di un patrimonio informativo sconfinato come quello di Consip, che in oltre 25 anni di attività ha stipulato più di 10 milioni di contratti, messo a catalogo 11 milioni di articoli e pubblicato oltre 5mila gare ricevendo più di 14mila offerte. Solo nei primi quattro mesi di quest’anno, secondo l’ultimo monitoraggio aggiornato, sono stati banditi 80 lotti di gara per un valore di 9 miliardi, e la spesa pubblica intermediata anche attraverso il mercato digitale ha raggiunto gli 11,2 miliardi.
E lo stesso sta provando ad accadere in tante Pa italiane, che qua e là stanno adottando sempre più sistemi di AI. A questa fioritura spontanea Consip ha intenzione di dare un carattere strutturato con due mosse attese nella seconda metà dell’anno: in autunno partirà l’iniziativa per primo accordo quadro per la fornitura di soluzioni AI per le pubbliche amministrazioni, mentre nell’ultimo trimestre partirà il master Consip sul procurement pubblico organizzato con il Politecnico di Milano.
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ILSOLE24ORE
L’amministratore paga l’inerzia contro i morosi
Rischia di pagare di tasca sua l’amministratore inerte verso i morosi. Sono le conclusioni cui è giunta la Corte d’appello di Bari nella sentenza 606/2026 depositata il 5 maggio scorso. A rivolgersi ai giudici un condominio che portava in giudizio l’amministratore uscente, contestandogli ammanchi di cassa comprovati e inerzia nelrecupero dei crediti condominiali.
L’attività di riscossione dei contributi rientra fra le attribuzioni ordinarie dell’amministratore, ex articolo 1130 del Codice civile, che, al punto 3, include il dovere di «riscuotere i contributi ed erogare le spese occorrenti per la manutenzione ordinaria delle parti comuni dell’edificio e per l’esercizio dei servizi comuni». La mancata azione per il recupero dei crediti condominiali costituisce unagrave irregolarità di gestione e chi la compie può essere revocato.
Secondo il precedente articolo 1129, nono comma, l’amministratore, salvo espressa dispensa da parte dell’assemblea, «è tenuto ad agire per la riscossione forzosa delle somme dovute dagli obbligati entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio nel quale il credito esigibile è compreso». Questo obbligo sorge automaticamente e non necessita di una preventiva autorizzazione assembleare. L’inerzia espone il professionista, sempre in virtù delle previsioni dell’articolo 1129 Codice civile, a una responsabilità contrattuale per idanni causati al condominio, che può agire, come nel caso in esame, per il risarcimento.
I numeri aiutano a capire: per il biennio 2016-2017 emergevano incassi in contanti pari ad oltre 117mila euro, a fronte di spese documentate per poco meno di 80mila euro. Il professionista non era stato in grado di produrre i giustificativi idonei a dimostrare l’impiego dei restanti 37mila euro versati al condominio.
Va detto che la documentazione relativa alla gestione era stata consegnata dall’amministratore uscente al suo successore. Dagli atti emergeva l’inerzia del professionista che non aveva dimostrato nè la destinazione delle somme incassate, né le iniziative messe in campo contro i morosi. È diritto dei condòmini infatti la richiesta di ottenere copia dei decreti ingiuntivi emessi per il recupero dei crediti condominiali.
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