ITALIAOGGI
Dirigenti comunali, l’incarico non scade con il sindaco (lo chiarisce il Consiglio di Stato)
Una recente sentenza conferma che i dirigenti a tempo indeterminato mantengono il loro ruolo indipendentemente dalla scadenza del mandato del sindaco, garantendo continuità e coerenza amministrativaLa durata degli incarichi dirigenziali dei dirigenti a tempo indeterminato non è collegata alla durata del mandato del sindaco.
La sentenza del Consiglio di Stato, Sezione II, 20/03/2026, n. 05228 chiarisce nuovamente un punto che, pur essendo molto evidente sul piano normativo, resta alquanto controverso nella prassi delle amministrazioni e anche nella percezione dei terzi che si relazionano con gli enti locali.
Infatti, in moltissimi casi, comuni ed altri enti locali adottano la prassi di connettere la durata degli incarichi dirigenziali alla durata in carica del sindaco, sia pure in assenza di qualsiasi base giuridica ed anche in evidente antitesi con le logiche gestionali alla luce delle quali una durata minima necessaria per assicurare l’attuazione degli obiettivi non può che essere annuale, come sancito dalla Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Liguria n. 23/2016.
Il caso del mandato ad litem e la competenza dirigenziale
Il caso trattato da Palazzo Spada trae origine dal ricorso di una società secondo la quale era illegittimo il mandato ad litem sottoscritto da un dirigente comunale successivamente alla scadenza del mandato del sindaco. Il Consiglio di Stato osserva che oggetto della contestazione non è l’astratta competenza dirigenziale a conferire il mandato ad litem ad un avvocato, bensì la circostanza che fosse stato proprio quel dirigente, nonostante la conclusione del mandato elettorale.
La sentenza evidenzia in modo secco le ragioni per le quali non vi deve essere nessun collegamento diretto tra le durate degli incarichi dirigenziali dei dirigenti di ruolo e il mandato elettorale.
La stabilità del rapporto di servizio e il regime di prorogatio
In via incidentale, Palazzo Spada evidenzia che il regolamento degli uffici e dei servizi dell’ente disciplina un regime di prorogatio per gli incarichi dirigenziali scaduti. Ma, an che a non considerare ciò secondo la sentenza non trova fondamento l’idea che la potestà del dirigente di agire per garantire la difesa in giudizio dell’ente possa venire meno per effetto della scadenza del proprio incarico. Essa, spiega la sentenza «nulla ha a che vedere con il rapporto di servizio che rimane caratterizzato dalla stabilità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato e che ben può risolversi, laddove l’ordinamento dell’Ente lo riconduca a facoltà dirigenziali, nella difesa di atti riferiti alla precedente funzione, attivandosi peraltro tempestivamente onde evitare di incorrere in decadenze processuali».
Si mette, quindi, l’eventuale scadenza dell’incarico dirigenziale dell’incarico dirigenziale non pregiudica il permanere del rapporto di servizio, fondato sul contratto di lavoro a tempo indeterminato: è tale rapporto “di servizio” che attribuisce al dirigente di ruolo il potere di esercitare le competenze necessarie alla corretta gestione dell’interesse pubblico e dell’attività dell’ente di appartenenza, anche a garanzia della continuità e coerenza dell’azione amministrativa.
Le eccezioni previste dalla legge e l'indipendenza dei dirigenti di struttura
In ogni caso, evidenzia il Consiglio di Stato, le doglianze del ricorrente non hanno colto nel segno: si sono limitate «evocare il mutamento del governo cittadino quale causa della cessazione dal (diverso) incarico di funzione», dimenticando, però, che “al di fuori delle specifiche ipotesi indicate dalla legge (comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti; incarichi di componenti lo staff del sindaco o della giunta ex art. 90 del d.lgs. n. 267/2000 incarichi a contratto conferiti a dirigenti esterni, ricorrendo i presupposti di cui all’art. 19, co. 6, del d.lgs. n. 165/2001, ex art. 110 del medesimo Testo unico; incarico di segretario generale), nessuna previsione di legge correla la durata degli incarichi dei dirigenti «di struttura» a quella degli organi di governo dell’Ente locale».
ITALIAOGGI
Appalti pubblici, Consip punta sull’IA per ridurre i tempi delle gare del 60%
Consip prevede una riduzione del 60% nei tempi di affidamento grazie all'IA, migliorando l'efficienza e la qualità dei contratti pubblici. Già 38 casi d'uso sono in fase di implementazione.
L'intelligenza artificiale entra a pieno titolo nella gestione delle gare di appalto Consip; previsa una riduzione del 60% dei tempi di affidamento e benefici anche nella fase di esecuzione del contratto.
È quanto si attende Consip con un articolato programma di implementazione delle potenzialità derivanti dall’impiego di sistemi di IA.
Gli obiettivi di Consip per l'innovazione dei contratti pubblici
Lo scopo che la centrale di committenza si pone è – come si legge in una nota diffusa in questi giorni - quello di «accelerare e innovare la gestione dell’intero ciclo di vita dei contratti pubblici, ottimizzando i propri processi interni, per una qualità sempre maggiore del supporto fornito ad amministrazioni ed imprese».
Consip ha già avviato queste attività e risultano 38 casi d’uso di IA già in corso di implementazione su analisi dei fabbisogni alla progettazione delle gare, attività di valutazione delle offerte e monitoraggio dell’esecuzione contrattuale.
Per Consip anche attraverso queste attività si potrebbe arrivare ad incrementare la spesa cosiddetta «intermediata» passando entro il 20230 da 1/6 a 1/3 dei 185 mld/€ di spesa pubblica gestita. E su questa strada, in continuità con i risultati del 2025, anche il primo quadrimestre 2026 fa segnare tutti gli indicatori in positivo: tutti gli indicatori in positivo: 9 mld/€ di valore bandito, 2,4 mld/€ di valore aggiudicato, 11,2 mld/€ di acquisti delle Pa su strumenti di e-procurement (+ 9% vs 2025).
Riduzione dei tempi e ottimizzazione dei processi
Dalle prime applicazioni di «agenti» di IA all’esito delle gare risulta – rende noto Consip – «una significativa riduzione dei tempi di analisi delle offerte: da settimane di lavoro a pochi minuti, a parità di risultati della valutazione; ne deriverà una contrazione dei tempi di affidamento: ottimizzando tutte le attività comprimibili si passa da 7,5 mesi a 3 mesi, con una riduzione fino al 60%.» Con l’utilizzo dell’IA Consip punta a semplificare e ad accelerare le attività a maggiore intensità operativa, con l’obiettivo di ridurre i tempi e migliorare la qualità.
Nel modello operativo di Consip, l’IA è uno strumento di supporto e facilitazione alle decisioni delle persone: il sapere professionale e l’esperienza restano il fulcro del processo decisionale, mentre la tecnologia ne potenzia efficacia e tempestività.
Il futuro della PA: gare e soluzioni digitali
Nei prossimi mesi Consip procederà alla pubblicazione delle prime gare «supportate» da agenti IA e del primo accordo quadro nazionale per l’offerta di soluzioni IA per tutte le Pa - III Trim 2026. Verranno anche realizzati nuovi impianti di gara e modelli di contratto (iniziative a progetto o per ecosistemi, nuove tipologie di AQ, premialità su performance in esecuzione) e sarà attivato un nuovo servizio digitale per semplificare e velocizzare gli affidamenti delle Pa attraverso il ricorso alla AI «agentica».
AGRIGENTONOTIZIE.IT
Aeroporto ad Agrigento? Schifani frena: “Servono dati concreti e chiarimenti sulla sostenibilità del progetto”
Il presidente della Regione interviene dopo il dibattito sull’ipotesi dello scalo in provincia: chiesti approfondimenti su costi, finanziamenti, gestione e numero di passeggeri previsti
Sul progetto per la realizzazione di un aeroporto ad Agrigento il presidente della Regione siciliana Renato Schifani sceglie la linea della prudenza. Interpellato dall’Ansa, il governatore ha spiegato di voler attendere “ulteriori e più precisi dettagli sul progetto da parte del ministero delle Infrastrutture” sottolineando come si tratti di un tema “certamente rilevante per il territorio” ma che necessita di una programmazione costruita “su dati concreti”.Schifani ha evidenziato anche la necessità di un confronto istituzionale con la Regione siciliana prima di eventuali sviluppi dell’iniziativa. “Appare importante che iniziative di tale portata possano svilupparsi nell’ambito di una piena e costruttiva concertazione con la Regione siciliana”, ha dichiarato.Il presidente della Regione ha poi indicato gli aspetti che ritiene necessari da approfondire prima di esprimere una valutazione complessiva sull’opera: dalle fonti di finanziamento alla sostenibilità economica passando per le stime sui flussi di passeggeri, i costi di gestione e mantenimento della struttura e l’integrazione con la rete aeroportuale già esistente nell’Isola.“Il mio governo guarda con attenzione a tutte le opportunità di sviluppo per Agrigento e per il territorio, con la disponibilità a un confronto istituzionale serio e condiviso, nell’interesse della crescita dell’isola”, conclude Schifani.
GRANDANGOLOAGRIGENTO.IT
L’aeroporto di Agrigento? Nemmeno sulla carta: il piano del Ministero non è ancora prontoL’aeroporto di Agrigento? C’è ma non si vede, come la nebbia a Milano nel film “Totó, Peppino e la Malafemmena”.
L’aeroporto di Agrigento? C’è ma non si vede, come la nebbia a Milano nel film “Totó, Peppino e la Malafemmena”. Siamo chiari, l‘infrastruttura ci dovrebbe essere almeno sulla carta, perché come noto inserita nel Piano nazionale degli aeroporti così come annunciato qualche giorno fa dal ministro ai Trasporti Matteo Salvini. Almeno, appunto, se guardiamo agli annunci. Subito dopo il comunicato stampa del “Capitano”, chi firma questo articolo aveva mandato una nota all’ufficio stampa del MIT, chiedendo copia dello stralcio del Piano nella parte che riguardava Agrigento. Quantomeno per leggere come e in che contesto era inserita l’opera pubblica più attesa e polemizzata degli ultimi decenni. L’ufficio stampa del Ministero, che ringrazio per la collaborazione, non ha mai risposto. Ci siamo quindi attivati con i canali istituzionali meno diretti, chiedendo copia ai deputati agrigentini, ma nessuno di loro è riuscito a mettere le mani sul tanto annunciato documento. Si attendeva quindi l’arrivo nelle commissioni preposte per svelare l’arcano. Più fortunato di noi, (ma ubi maior..) è stato Gioacchino Amato su Repubblica, al quale l’ufficio stampa avrebbe risposto che il piano è in fase di stesura. E quindi l’aeroporto, al momento, non c’è nemmeno sulla carta.È certo che il tema sarà al centro del comizio agrigentino di Salvini previsto per i prossimi giorni, con in più un risvolto politico locale gustoso. L’ex Guardasigilli e il principale sponsor locale dell’aeroporto, Lillo Pisano, sostengono candidati sindaco diversi: il primo, Luigi Gentile, il secondo Dino Alonge. Un aeroporto per due, per tre ma anche per quattro: che tanto, per citare il film di Totó di cui avevamo già parlato in apertura, “Abbundandis abbundandum”.
lasicilia.it
Aeroporto ad Agrigento, la frenata di Schifani: prima i numeri dal Ministero delle Infrastrutture, poi la decisione
Il presidente spegne il salto in avanti: servono verifiche su finanziamento, sostenibilità, flussi passeggeri e integrazione
Interpellato dall’ANSA sul progetto di realizzare un nuovo scalo ad Agrigento, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, invita alla prudenza e chiede chiarimenti dal Ministero delle Infrastrutture.«Ritengo opportuno attendere di conoscere ulteriori e più precisi dettagli sul progetto da parte del Ministero delle Infrastrutture. Si tratta di un tema certamente rilevante per il territorio, che merita di essere affrontato con la dovuta attenzione, attraverso una programmazione basata su dati concreti».Schifani sottolinea la necessità di un percorso condiviso: «In questo quadro, appare importante che iniziative di tale portata possano svilupparsi nell’ambito di una piena e costruttiva concertazione con la Regione Siciliana». Il governatore evidenzia inoltre i nodi da chiarire prima di qualsiasi decisione: «Sarà inoltre utile approfondire con chiarezza le eventuali fonti di finanziamento, la sostenibilità economica dell’opera, le stime sui flussi di passeggeri, i costi di gestione e mantenimento della struttura, così da valutarne al meglio l’effettiva utilità e la integrazione con la rete aeroportuale già presente in Sicilia».
«Il mio governo guarda con attenzione a tutte le opportunità di sviluppo per Agrigento e per il territorio, con la disponibilità a un confronto istituzionale serio e condiviso, nell’interesse della crescita dell’isola», conclude.
SICILIA24H.IT
Aeroporto Agrigento: Schifani prudente
Il presidente della Regione siciliana Renato Schifani frena sull’ipotesi di un aeroporto ad Agrigento e chiede al ministero delle Infrastrutture dettagli più chiari e dati concreti prima di esprimere una valutazione definitiva sul progetto. Pur riconoscendo l’importanza strategica dell’opera per il territorio, Schifani sottolinea la necessità di una pianificazione fondata su sostenibilità economica, coperture finanziarie certe, stime attendibili dei flussi passeggeri, costi di gestione e compatibilità con il sistema aeroportuale già esistente in Sicilia, ribadendo inoltre che iniziative di questa portata devono svilupparsi attraverso un confronto istituzionale pieno e condiviso con la Regione. Il governatore conferma infine l’attenzione del suo governo verso ogni opportunità di crescita per Agrigento, ma solo nell’ambito di un percorso serio, concertato e sostenibile per l’intera Isola.