AGRIGENTONOTIZIE
Amianto, mobili e perfino scarti edili: dalle strade provinciali rimosse oltre 235 tonnellate di rifiuti
Dal Libero consorzio comunale un nuovo richiamo contro le discariche abusive lungo la rete viaria agrigentina. Raccolto anche amianto: “L’abbandono è un reato penale”
Le operazioni di bonifica da parte degli operai del Libero consorzio comunale
Discariche abusive, amianto, pneumatici, materiali di demolizione e rifiuti ingombranti abbandonati lungo le strade provinciali. È il quadro emerso dall’attività di bonifica effettuata dal Libero consorzio comunale di Agrigento nei primi mesi del 2026 sulla rete viaria di competenza dell’ente.
Secondo i dati diffusi dall’ex Provincia regionale, nel primo quadrimestre dell’anno sono state rimosse complessivamente oltre 235 tonnellate di rifiuti lungo strade provinciali, ex consortili ed ex regionali.
Tra i materiali recuperati figurano oltre 8 tonnellate di manufatti contenenti amianto, rifiuto particolarmente pericoloso che necessita di procedure specifiche per la raccolta e il trasferimento nel centro di stoccaggio di Carini.
L’attività di bonifica ha riguardato anche più di 37 tonnellate di rifiuti speciali e ingombranti, tra cui pneumatici dismessi, plastica e legname, oltre a 4 tonnellate di guaine bituminose. A questi si aggiungono oltre 28 tonnellate di materiali provenienti da demolizioni edilizie e circa 155 tonnellate di rifiuti solidi ordinari.
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Gli interventi sono stati effettuati dall’impresa Ecorecuperi srl, aggiudicataria dell’accordo quadro biennale per la bonifica ambientale delle strade provinciali, sotto il coordinamento del Gruppo risanamento ambientale del Libero consorzio.
Per le attività di pulizia e rimozione dei rifiuti l’ente ha stanziato complessivamente 400 mila euro nel biennio 2025-2026.
“Si tratta di una somma notevole – afferma il presidente Giuseppe Pendolino – che purtroppo sottrae risorse ad altri settori ugualmente importanti. Abbiamo potenziato le attività di controllo e repressione sul territorio, ma l’estensione della rete viaria non consente di eliminare del tutto il fenomeno”.
Pendolino lancia poi un nuovo appello al senso civico dei cittadini ricordando anche le conseguenze previste dalla legge per chi abbandona rifiuti. “L’abbandono dei rifiuti è stato elevato a reato contro l’ambiente – sottolinea – con sanzioni penali che comprendono anche la sospensione della patente, il sequestro dei mezzi e multe fino a 20 mila euro”.
LENTEPUBBLICA
Nuove Regole AgID e PAD certificate 2.0: come adeguare l’organizzazione interna delle Stazioni Appaltanti
Entro il 1° luglio 2026 le Stazioni Appaltanti dovranno adeguarsi alle nuove Regole per le piattaforme di e-Procurement pubblico certificate AgID. Un aggiornamento che non riguarda solo i fornitori di software: cambiano processi interni, obblighi documentali e responsabilità per RUP, DEC e collaboratori.
Con la Determinazione AgID n. 267/2025, l’Agenzia per l’Italia Digitale ha approvato la versione 2.0 delle Regole Tecniche per le Piattaforme di Approvvigionamento Digitale (PAD), adottata d’intesa con ANAC, il Dipartimento per la Trasformazione Digitale e l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
La scadenza per l’adeguamento è fissata al 1° luglio 2026 per tutte le Stazioni Appaltanti, incluse quelle non qualificate.
Ma c’è un aspetto che rischia di essere sottovalutato: le nuove Regole Tecniche non riguardano soltanto i fornitori di software. Impongono un cambiamento profondo nel modo in cui le Stazioni Appaltanti organizzano il proprio lavoro, gestiscono i documenti e tracciano le attività lungo tutto il ciclo di vita del contratto, che il D.Lgs. 36/2023 obbliga a digitalizzare nella sua interezza già dal 2023.
Oltre l’interoperabilità con ANAC: i 5 ambiti in cui le nuove Regole AgID cambiano processi e responsabilità
Le nuove Regole Tecniche AgID estendono il perimetro della conformità ben oltre l’interoperabilità con ANAC. I nuovi requisiti incidono direttamente sull’organizzazione interna delle Stazioni Appaltanti, sulla gestione documentale e sulla tracciabilità delle attività lungo tutto il ciclo di vita del contratto.
Tra gli ambiti di maggiore impatto:
Fascicolo digitale di gara: produzione, classificazione, aggiunta dei metadati obbligatori e conservazione dei documenti, che includono anche gli atti prodotti in fase di esecuzioneTracciabilità tramite log di sistema: ogni operazione effettuata sulla piattaforma deve essere registrata giornalmente e resa disponibile per attività di audit e verifica, con implicazioni dirette sulla responsabilità del RUP
Principio once-only: dati e documenti devono essere acquisiti una sola volta e riutilizzati nelle diverse fasi della procedura, riducendo reinserimenti manuali e duplicazioni, come da art. 19, co. 2 del Codice
Gestione digitale dell’esecuzione: SAL, modifiche contrattuali, subappalti, collaudi e conclusione del contratto devono essere gestiti in formato nativo digitale attraverso la piattaforma
Autenticazione tramite identità digitale: l’accesso alle PAD certificate deve avvenire tramite SPID, CIE o sistemi eIDAS per gli operatori esteri, superando l’utilizzo di credenziali proprietarie
Una piattaforma tecnicamente conforme non è di per sé sufficiente se processi, documenti e responsabilità continuano a essere gestiti fuori sistema o su più strumenti.
Come prepararsi entro il 1° luglio 2026: la checklist per le Stazioni Appaltanti
L’adeguamento alle nuove Regole Tecniche AgID non è delegabile interamente al fornitore della piattaforma. Richiede un lavoro organizzativo interno che riguarda processi, responsabilità e pratiche consolidate.
Per le Stazioni Appaltanti è utile iniziare già ora a verificare alcuni aspetti chiave:
Sul fascicolo e la documentazione
Come vengono prodotti e classificati i documenti di gara?
I documenti sono in formato nativo digitale o vengono acquisiti come file?
I metadati sono gestiti correttamente fin dall’origine?
Come è organizzata la conservazione digitale?
Sui processi interni
Quali attività vengono ancora gestite fuori piattaforma o su più strumenti?
Dove vengono reinseriti manualmente dati già disponibili?
Come sono formalizzati ruoli e deleghe degli utenti?
Sulla fase esecutiva
La documentazione come SAL, verbali, modifiche contrattuali e collaudi transita sulla PAD?
Le comunicazioni con l’operatore economico sono tracciate in piattaforma?
È possibile ricostruire in modo completo la storia del contratto in caso di verifica?
Le Stazioni Appaltanti sono tenute a verificare che la piattaforma in uso risulti iscritta nel Registro dei componenti certificati gestito da ANAC e che il proprio fornitore rispetti il cronoprogramma di adeguamento entro il 1° luglio 2026. Sono inclusi anche gli Enti privi di qualificazione, comunque obbligati all’uso di una PAD per la gestione delle procedure entro gli importi previsti dalla legge.
Il fascicolo digitale di gara al cuore della procedura: tracciabilità, obblighi documentali e responsabilità del RUP
Il fascicolo digitale di gara diventa il punto centrale per la gestione e la ricostruzione di tutte le attività afferenti al contratto pubblico: decisioni, comunicazioni, documenti prodotti, verifiche, modifiche e attività svolte dalla programmazione fino alla conclusione.
Tali requisiti sono vincolanti per tutte le procedure sopra i 5.000 euro di importo, dato che, per quelle di importo inferiore, sono previsti flussi e obblighi informativi semplificati verso ANAC.
Sul piano pratico, questo significa che i documenti devono essere prodotti e transitare sulla PAD in formato nativo digitale, e non acquisiti come scansioni o file caricati a posteriori, con una corretta gestione dei metadati fin dall’origine – particolarmente ricchi e articolati rispetto a quelli che corredano un normale documento digitale.
La conservazione digitale del fascicolo segue le modalità definite dalle Linee Guida AgID sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici.
Anche le comunicazioni tra Stazione Appaltante e operatori economici devono avvenire tramite PAD certificata, in modo che ogni passaggio resti tracciato e verificabile in caso di audit, contenzioso o attività ispettiva.
Ogni lacuna documentale rischia pertanto di trasformarsi in un problema di conformità.
Esecuzione del contratto: SAL, verbali e collaudi non possono più essere gestiti fuori sistema
Per lungo tempo, la digitalizzazione degli appalti si è concentrata sulla fase di gara: acquisizione del codice CIG, trasmissione delle schede alla Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici, adempimenti di trasparenza e di pubblicità legale. La fase esecutiva è rimasta sullo sfondo, considerata erroneamente secondaria rispetto all’aggiudicazione.
Le nuove Regole AgID invertono questa priorità, in coerenza con il principio del risultato introdotto dal D.Lgs. 36/2023: la gestione dell’esecuzione è parte integrante del sistema digitale degli appalti, e non può essere gestita fuori dalla piattaforma certificata.
Tutti i documenti afferenti al contratto, tra cui SAL e avanzamento delle prestazioni, modifiche contrattuali, subappalti, sospensioni, verifiche, collaudi, conclusione e contenzioso, non di rado gestiti via PEC, email o in cartaceo, devono essere documentati in formato nativo digitale, garantendo continuità documentale e tracciabilità completa degli eventi.
È nella fase esecutiva che entra in gioco anche il Direttore dell’Esecuzione del Contratto (DEC), figura prevista per i contratti di servizi e forniture di maggiore complessità: con le nuove Regole Tecniche, anche le attività di sua competenza dovranno essere documentate e tracciate attraverso la piattaforma.
Ricordiamo che il contesto normativo in questo ambito si era già inasprito in modo significativo. Con la Delibera ANAC n. 262 del 3 giugno 2025, in vigore dal 17 luglio 2025, l’Autorità ha aggiornato il regolamento di vigilanza sull’esecuzione dei contratti pubblici introducendo sanzioni pecuniarie da 500 a 5.000 euro per inadempienze e irregolarità, anche formali, applicabili ai responsabili della fase esecutiva.
Una gestione documentale dell’esecuzione frammentata, non tracciata o parzialmente fuori piattaforma diviene quindi un rischio diretto per il RUP.
Gestione digitale del ciclo di vita del contratto: tecnologia e formazione per affrontare le evoluzioni normative
La scelta della PAD e il modo in cui viene implementata e utilizzata diventano fattori determinanti per la conformità normativa dell’Ente.
DigitalPA segue l’evoluzione del quadro normativo sulle PAD certificate fin dalla prima fase della digitalizzazione obbligatoria, collaborando con AgID e ANAC nella definizione delle regole tecniche che governano il sistema.
La piattaforma Acquisti Telematici, utilizzata da oltre 1.000 Stazioni Appaltanti su tutto il territorio nazionale, nel 2024 era stata certificata su tutte le fasi del ciclo di vita dell’appalto, inclusa l’esecuzione del contratto, nella consapevolezza che il nuovo ecosistema digitale non si sarebbe limitato alla gestione della gara.
Affrontare questi cambiamenti richiede non solo una piattaforma adeguata, ma anche supporto, consulenza specialistica e formazione continua. I Consulenti DigitalPA affiancano RUP e uffici gare nell’adeguamento ai nuovi requisiti: dall’analisi dei processi interni alla formazione del personale, fino all’assistenza nelle fasi più critiche della procedura. Nessuna Stazione Appaltante deve affrontare da sola la transizione verso il nuovo ecosistema digitale degli appalti.
SCRIVOLIBERO
Effettuata la bonifica dai rifiuti delle strade provinciali. Il Presidente Pendolino: “Ricordiamo ai cittadini che l’abbandono dei rifiuti è un reato”
Prosegue l’impegno del Libero Consorzio Comunale di Agrigento nella bonifica delle strade provinciali dagli ingenti quantitativi di rifiuti abbandonati lungo i tracciati. Un’attività che l’ex Provincia effettua ai sensi dell’art. 14 del Nuovo Codice della Strada su tutta la rete viaria di propria competenza (strade provinciali, ex consortili ed ex regionali), e che ha portato nel primo quadrimestre di attività del 2026 alla rimozione di oltre 235 tonnellate di rifiuti di ogni tipo. Tra questi spiccano, purtroppo, oltre 8 tonnellate di manufatti contenenti amianto, materiale estremamente pericoloso che provoca un aumento esponenziale dei costi di raccolta e che deve essere opportunamente trattato per la raccolta in sicurezza e il conferimento al centro di stoccaggio di Carini. Raccolte anche oltre 37 tonnellate di ingombranti e rifiuti speciali (pneumatici dismessi, plastica, legno ecc) e oltre 4 tonnellate di guaine bituminose. A questi vanno aggiunte oltre 28 tonnellate di materiali di risulta provenienti da demolizioni di fabbricati e ben 155 tonnellate di rifiuti solidi ordinari.
L’attività di bonifica è stata svolta su strade di tutti i comparti dall’impresa Ecorecuperi srl di Caltanissetta, aggiudicataria dell’accordo quadro biennale per la bonifica dei rifiuti sulla rete viaria provinciale, coordinata dal Gruppo Risanamento Ambientale del Libero Consorzio (Dirigente dr. Achille Contino, RUP Arch. Sergio Micciche, Responsabile di cantiere geom Antonio Sciarratta). Per la bonifica del territorio dai rifiuti il Libero Consorzio ha stanziato ben 400.000,00 euro nel biennio 2025-2026. “Si tratta di una somma notevole” afferma il Presidente del Libero Consorzio di Agrigento Giuseppe Pendolino “che purtroppo toglie risorse ad altri settori egualmente importanti. Abbiamo potenziato notevolmente le attività di controllo e di repressione sul territorio, ma è chiaro che l’estensione della rete viaria di nostra competenza non consente di eliminare del tutto il fenomeno. Nell’auspicare un maggior senso civico da parte dei cittadini voglio ricordare che l’abbandono di rifiuti da qualche anno è stato elevato a reato contro l’ambiente, con sanzioni penali che comprendono, tra gli altri, la sospensione della patente, il sequestro dei mezzi e multe fino a 20.000 euro”.
QDS
Ex Province bloccate in un pantano istituzionale. In Sicilia l’apparato costa oltre 500 milioni l’anno
Competenze non definite ma spese correnti sempre certe. L’Upi: “Sono stati creati danni enormi ai cittadini”
PALERMO – Quella delle ex Province regionali siciliane è una storia a dir poco travagliata, che per certi versi si allinea a quanto accaduto a livello nazionale. Una storia fatta di promesse e annunci roboanti che, alla fine dei conti, non hanno prodotto nulla a beneficio dei cittadini. Anzi, alla lunga, forse i disagi hanno superato le note positive. Anche perché i costi sulle spalle della comunità sono rimasti alti, con un apparato che, solo in Sicilia, fino allo scorso anno ha superato i 500 milioni di euro di spese (come si può vedere dalla tabella in basso).
La riforma del 2014: da Province a Città Metropolitane e Liberi Consorzi di Comuni
Tutto ebbe inizio nel 2014, quando l’allora presidente della Regione, Rosario Crocetta, con la Legge 115, di fatto svuotò gli Enti intermedi di funzioni e risorse. Con il senno di poi, con molta probabilità, la cosa più significativa fu il cambio di denominazione con cui le Province regionali diventarono Città Metropolitane (a Palermo, Catania e Messina) e Liberi Consorzi di Comuni (nelle restanti, in ordine di popolazione, Trapani, Agrigento, Siracusa, Ragusa, Caltanissetta ed Enna).
Undici anni di confusione: commissariamenti, elezioni rinviate e manutenzione al palo
Da allora i cittadini hanno assistito a situazioni a dir poco paradossali, con questi apparati istituzionali quasi incapaci di svolgere quelle che sono le principali competenze (ovvero la manutenzione di scuole e strade) a causa di una riorganizzazione mai realmente portata a compimento, con elezioni di secondo livello rinviate di volta in volta e commissariamenti infiniti. Il tutto, come accennato anche a causa di quanto avvenuto a livello nazionale con la Legge 56/2014, detta anche semplicemente Legge Delrio.
Alla fine nel 2025, dopo undici anni scanditi da tanta confusione – soprattutto per i Liberi Consorzi, visto che in ogni caso le Città Metropolitane potevano contare su una guida politica chiara, in quanto affidate ai sindaci dei Comuni capoluogo – è finalmente arrivata una sorta di svolta, con le attese elezioni di secondo livello che hanno definito presidenti dei Liberi Consorzi e consiglieri di Città Metropolitane e Liberi Consorzi. Nonostante i tentativi siciliani di ripristinare le elezioni dirette, quindi affidandole ai cittadini, questi si sono continuamente scontrati (a suon di leggi regionali impugnate dal Governo di Roma) con un’impostazione nazionale differente. E così si arriva alla situazione odierna, che però sembra ben lontana dall’essere definitivamente risolta.
Enzo Lattuca eletto presidente Upi: “Indebolire le Province ha creato danni enormi”
Il futuro delle ex Province (tanto siciliane quanto nazionali in generale) è infatti tra i primi punti nell’agenda del neo presidente dell’Upi (Unione province italiane) Enzo Lattuca, già presidente della Provincia di Forlì-Cesena. L’elezione è avvenuta nei giorni scorsi all’unanimità e per acclamazione degli oltre duecento delegati, tra presidenti e consiglieri provinciali, provenienti da tutte le 88 province italiane, che si sono riuniti a Roma in occasione della 36° Assemblea congressuale.
Tra gli obiettivi di Lattuca c’è proprio quello di rimettere l’attività delle Province al centro del futuro del Paese. “Sono fermamente convinto – ha affermato – che siano la cerniera del Paese, le istituzioni che tengono insieme piccoli comuni e grandi città, ma dopo più di dieci anni dalla riforma che ha destrutturato le Province, è il momento di uscire dal limbo. Indebolirle ha creato danni enormi e i cittadini, soprattutto quelli dei piccoli comuni e delle aree interne, hanno pagato un prezzo ingiustificabile con la perdita di diritti e l’aumento delle diseguaglianze”.
“In questo ultimo scorcio di legislatura – ha spiegato il neo presidente dell’Upi – dobbiamo essere realistici: servono alcuni interventi mirati, per dare stabilità alle Province. Chiediamo a Governo e Parlamento di cancellare la norma assurda che differenzia la durata dei mandati dei Consigli provinciali e dei presidenti di Provincia, che tra l’altro ci costringe a ripetere più volte l’anno i turni elettorali. Sul fronte delle risorse, chiariamo da subito che non siamo in grado di sostenere alcun taglio ai nostri bilanci, che già ora sono in condizioni critiche. La presenza e gli interventi dei rappresentanti degli enti locali dei partiti ai lavori di questa Assemblea ci fa ben sperare sulla volontà delle forze parlamentari di sostenerci in questo percorso. Le nostre comunità, i territori che amministriamo hanno bisogno di sistemi territoriali fortemente integrati, per non lasciare indietro nessuno. Per questo, tra i primi impegni della nuova presidenza chiederemo al presidente Anci, Gaetano Manfredi, e al presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, di incontrarci per condividere i nostri punti programmatici e consolidare le associazioni di rappresentanza dei territori”.
Sicilia e Sardegna: dopo 14 anni di commissariamento, urgenza di ricostruire funzioni e risorse
E tra i punti programmatici, uno è espressamente dedicato alle ex Province delle Regioni a Statuto speciale, Sicilia e Sardegna che, a seguito delle elezioni, dopo quattordici anni di commissariamento hanno urgenza di essere ricostruite dal punto di vista delle funzioni, del personale e delle risorse finanziarie. L’attenzione sul tema degli Enti intermedi, dunque, è tornata molto alta e adesso l’auspicio è che le istituzioni, insieme e di concerto, possano finalmente trovare una soluzione per riavvicinare le ex Province alle esigenze delle comunità amministrate e rendere le risorse utilizzate per il loro funzionamento sempre più produttive.
AGRIGENTOOGGI
Aeroporto Agrigento, il Comitato annuncia: “Inserimento nel Piano Nazionale degli Aeroporti”
L’aeroporto di Agrigento compie un passo decisivo verso la realizzazione. A comunicarlo è il Comitato che da anni sostiene la nascita dello scalo aeroportuale nel territorio agrigentino, definendolo “un’opera strategica per lo sviluppo economico e fondamentale per superare l’atavico isolamento logistico e infrastrutturale della provincia”.
In una lunga nota firmata dal presidente del Comitato, Angelo Principato, viene ripercorso il lavoro portato avanti negli anni attraverso interlocuzioni istituzionali, studi tecnici e il coinvolgimento delle principali realtà sociali, economiche e professionali del territorio.
«L’aeroporto non doveva rappresentare soltanto un’utopia o il desiderio di pochi visionari – si legge nel comunicato – ma un progetto concreto, studiato, condiviso e sostenuto dall’intera collettività».
Il Comitato sottolinea il sostegno ricevuto dal Libero Consorzio Comunale di Agrigento, che ha finanziato progettazione e studi legati all’opera, oltre al supporto espresso dai territori attraverso le delibere approvate dai Consigli comunali: 43 nella provincia di Agrigento e 20 su 22 nella provincia di Caltanissetta.
Tra i passaggi considerati più importanti vi è il superamento del parere ENAC, ritenuto indispensabile per consentire l’inserimento dello scalo nel Piano Nazionale degli Aeroporti. Un traguardo che, secondo il Comitato, “per decenni era sempre stato negato”.
«L’inserimento nel PNA rappresenta il riconoscimento ufficiale, da parte della competente Commissione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, della necessità dell’opera, della sua fattibilità e sostenibilità economica», viene evidenziato nella nota.
Secondo il Comitato, con l’inclusione nel Piano Nazionale degli Aeroporti si chiuderebbe la fase autorizzativa e si aprirebbe quella realizzativa, con la successiva individuazione dei finanziamenti necessari alla costruzione dell’infrastruttura.
Nella nota si fa anche riferimento alle indiscrezioni circolate nelle ultime settimane su un possibile rinvio dell’inserimento dell’opera nei futuri strumenti programmatori del MIT, eventualità che avrebbe rischiato di rallentare il percorso avviato negli anni.
«Si è quindi resa necessaria una intensa attività istituzionale e di interlocuzione politica affinché questo obiettivo potesse essere finalmente raggiunto», scrive il Comitato.
Infine l’annuncio atteso: giovedì 21 maggio è prevista ad Agrigento la presenza del vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che dovrebbe comunicare ufficialmente il provvedimento relativo all’inserimento dell’aeroporto agrigentino nel Piano Nazionale degli Aeroporti.
ITALIAOGGI
Rottamazione locale, comuni in affanno. I 980 enti al voto rischiano di restare fuori
Le amministrazioni sono chiamate ad aderire entro il 30 giugno, ma nei comuni che vanno al voto sarà molto difficile. Chiesta proroga al 31 luglio. Dall’Ifel uno schema di delibera tipo.
Tempi stretti per salire sul treno della Rottamazione quinquies. I comuni, intenzionati a cogliere al volo la chance offerta dal decreto fiscale che ha esteso la definizione agevolata statale ai carichi degli enti territoriali affidati ad Agenzia delle entrate Riscossione, avranno i giorni contati per approvare la delibera consiliare di adesione. La delibera dovrà essere approvata dal consiglio comunale, pubblicata sul sito istituzionale e comunicata ad Ader entro il 30 giugno. Ma per circa mille comuni sarà quasi impossibile centrare questa tempistica.
Si tratta dei 980 municipi che andranno al voto il 24 e 25 maggio (con eventuale ballottaggio il 7 e 8 giugno) per i quali non ci saranno i tempi tecnici per approvare la delibera, considerando che essa dovrà essere anche corredata dal parere (obbligatorio) dell’organo di revisione e anche da un’analisi (non obbligatoria ma vivamente consigliata) dei carichi affidati a Ader che tenga conto della loro vetustà e del grado di svalutazione mediante accantonamenti al Fondo crediti di dubbia esigibilità (Fcde), segnalando gli effetti finanziari che dalla decisione di adesione potranno derivare. Un lavoro complesso difficilmente realizzabile in una manciata di giorni.
Per venire incontro ai sindaci, l’Ifel ha predisposto uno schema di delibera ma, almeno per gli enti al voto, la Fondazione dell’Anci ribadisce la necessità di posporre al 31 luglio il termine di adesione alla Rottamazione.
Il monitoraggio contabile per i comuni
Prima di approvare la delibera, gli uffici comunali saranno chiamati a realizzare un attento monitoraggio contabile in più step: stimare i carichi iscritti a ruolo affidati ad Ader, calcolare i residui attivi relativi a tali carichi, evidenziare gli accantonamenti al Fcde e soprattutto fornire una stima presuntiva e prudenziale di quella che potrebbe essere l’adesione alla Rottamazione, calcolata come percentuale sul valore dei carichi interessati.
Leggi anche: Decreto Fisco, Rottamazione 5 estesa ai comuni. Delibere entro il 30/6. Istanze dal 16 settembre
Cosa si potrà rottamare
Aderendo alla Rottamazione quinquies, gli enti locali potranno rottamare tutti i debiti, tributari e non, con esclusione di quelli derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti,risultanti dai carichi affidati a Ader dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Sono potenzialmente interessate, quindi, tutte le entrate comunali affidate ad Ader , sia tributarie (Imu, Tari, Canone unico patrimoniale, qualificato come tributo da una recente sentenza della Corte di cassazione) che patrimoniali (sanzioni al codice della strada, rette scolastiche, altre tariffe). Sono invece da escludere i crediti da addizionale Irpef, che, spiega l’Ifel, pur essendo entrate di pertinenza comunale (e regionale) “non costituiscono crediti affidati all’agente della riscossione, bensì elementi strutturalmente accessori all’Irpef e gestiti integralmente dalle agenzie fiscali». Quote di addizionali Irpef potranno ovviamente risultare incluse nella rottamazione quinquies statale in quanto comprese negli atti di liquidazione oggetto di definizione agevolata.
Saranno definibili anche i carichi già oggetto delle precedenti rottamazioni, per i quali si è determinata l’inefficacia della definizione a seguito del mancato o non tempestivo pagamento degli importi dovuti alle scadenze previste.
Scadenze e sanzioni per i debitori
Come per tutte le definizioni agevolate, i debitori (chiamati ad aderire alla rottamazione locale dal 16 settembre al 31 ottobre sulla base delle informazioni sui carichi definibili che Ader renderà disponibili sul proprio sito dal 15 settembre) verseranno unicamente le somme dovute a titolo di capitale e quelle maturate a titolo di rimborso spese per le procedure esecutive e per i diritti di notifica. Vengono quindi cancellati interessi, sanzioni, interessi di mora e aggio. Per le sanzioni amministrative, comprese quelle per violazioni del codice della strada, la definizione agevolata opererà limitatamente agli interessi, agli interessi di mora oltre all’aggio spettante a Ader.
Tre modalità di pagamento
Il pagamento delle somme dovute per la definizione potrà essere effettuato:
mediante domiciliazione sul conto corrente indicato dal debitore
mediante moduli di pagamento precompilati, che Ader dovrà rendere disponibili nel proprio sito internet istituzionale;
presso gli sportelli dell'agente della riscossione.
Se per effetto di precedenti pagamenti parziali, il debitore ha già corrisposto quanto dovuto con la Rottamazione quinquies locale, per beneficiarne degli effetti, dovrà comunque manifestare la propria volontà di aderirvi presentando la dichiarazione prevista dal dl fiscale.
ITALIAOGGI
Evasione fiscale, bonus fino al 30% per i dipendenti di Regioni e Province: come funziona
Il personale non dirigente delle strutture tributarie regionali e delle Province autonome riceverà incentivi economici per il contrasto all'evasione fiscale, con premi fino al 30% del trattamento annuo, legati ai risultati ottenuti.
In arrivo un sistema di incentivi economici per il personale non dirigente delle Regioni e delle Province autonome impegnato nel contrasto all’evasione tributaria. La novità prevede il riconoscimento di una quota aggiuntiva di compensi strettamente legata alla performance individuale, con un tetto massimo pari al 30% del trattamento tabellare annuo lordo. Il meccanismo premia i dipendenti coinvolti nelle attività di verifica, controllo, riscossione e recupero dei tributi.
A stabilirlo è l’articolo 14-bis del decreto legge n. 38/2026 (c.d. decreto fiscale), inserito nel corso dell’esame in Senato. Il riconoscimento economico sarà subordinato al sistema di valutazione adottato dall’amministrazione, introducendo quindi un collegamento direttamente proporzionale tra i risultati conseguiti e la remunerazione accessoria.
La platea dei destinatari degli incentivi
Il perimetro applicativo della disposizione è definito con precisione. A poter beneficiare del nuovo incentivo sarà, come detto, sia il personale non dirigente appartenente alla struttura tributaria competente delle Regioni e delle Province autonome direttamente coinvolto nelle attività di verifica, controllo e riscossione dei tributi, che il personale che partecipa, a vario titolo, alle attività propedeutiche al recupero fiscale, nei casi in cui l’attività di accertamento non sia affidata in concessione a soggetti esterni.
Si tratta dunque di una platea ampia, che include non solo gli addetti alla fase di accertamento in senso stretto, ma anche coloro che contribuiscono alle attività preliminari, in una logica di filiera del recupero fiscale.
Incentivi entro la cornice della contrattazione integrativa
Il beneficio economico non opera in modo automatico, ma si inserisce nell’ambito della contrattazione integrativa e deve essere finanziato con le risorse del Fondo risorse decentrate. La norma prevede espressamente che il riconoscimento avvenga all’interno dei limiti di tali risorse, evitando quindi effetti diretti sui bilanci al di fuori dei meccanismi già previsti per il trattamento accessorio del personale.
ITALIAOGGI
Dirigenti comunali, l’incarico non scade con il sindaco (lo chiarisce il Consiglio di Stato)
Una recente sentenza conferma che i dirigenti a tempo indeterminato mantengono il loro ruolo indipendentemente dalla scadenza del mandato del sindaco, garantendo continuità e coerenza amministrativa.
La durata degli incarichi dirigenziali dei dirigenti a tempo indeterminato non è collegata alla durata del mandato del sindaco.
La sentenza del Consiglio di Stato, Sezione II, 20/03/2026, n. 05228 chiarisce nuovamente un punto che, pur essendo molto evidente sul piano normativo, resta alquanto controverso nella prassi delle amministrazioni e anche nella percezione dei terzi che si relazionano con gli enti locali.
Infatti, in moltissimi casi, comuni ed altri enti locali adottano la prassi di connettere la durata degli incarichi dirigenziali alla durata in carica del sindaco, sia pure in assenza di qualsiasi base giuridica ed anche in evidente antitesi con le logiche gestionali alla luce delle quali una durata minima necessaria per assicurare l’attuazione degli obiettivi non può che essere annuale, come sancito dalla Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Liguria n. 23/2016.
Il caso del mandato ad litem e la competenza dirigenziale
Il caso trattato da Palazzo Spada trae origine dal ricorso di una società secondo la quale era illegittimo il mandato ad litem sottoscritto da un dirigente comunale successivamente alla scadenza del mandato del sindaco. Il Consiglio di Stato osserva che oggetto della contestazione non è l’astratta competenza dirigenziale a conferire il mandato ad litem ad un avvocato, bensì la circostanza che fosse stato proprio quel dirigente, nonostante la conclusione del mandato elettorale.
La sentenza evidenzia in modo secco le ragioni per le quali non vi deve essere nessun collegamento diretto tra le durate degli incarichi dirigenziali dei dirigenti di ruolo e il mandato elettorale.
La stabilità del rapporto di servizio e il regime di prorogatio
In via incidentale, Palazzo Spada evidenzia che il regolamento degli uffici e dei servizi dell’ente disciplina un regime di prorogatio per gli incarichi dirigenziali scaduti. Ma, an che a non considerare ciò secondo la sentenza non trova fondamento l’idea che la potestà del dirigente di agire per garantire la difesa in giudizio dell’ente possa venire meno per effetto della scadenza del proprio incarico. Essa, spiega la sentenza «nulla ha a che vedere con il rapporto di servizio che rimane caratterizzato dalla stabilità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato e che ben può risolversi, laddove l’ordinamento dell’Ente lo riconduca a facoltà dirigenziali, nella difesa di atti riferiti alla precedente funzione, attivandosi peraltro tempestivamente onde evitare di incorrere in decadenze processuali».
Si mette, quindi, l’eventuale scadenza dell’incarico dirigenziale dell’incarico dirigenziale non pregiudica il permanere del rapporto di servizio, fondato sul contratto di lavoro a tempo indeterminato: è tale rapporto “di servizio” che attribuisce al dirigente di ruolo il potere di esercitare le competenze necessarie alla corretta gestione dell’interesse pubblico e dell’attività dell’ente di appartenenza, anche a garanzia della continuità e coerenza dell’azione amministrativa.
Le eccezioni previste dalla legge e l'indipendenza dei dirigenti di struttura
In ogni caso, evidenzia il Consiglio di Stato, le doglianze del ricorrente non hanno colto nel segno: si sono limitate «evocare il mutamento del governo cittadino quale causa della cessazione dal (diverso) incarico di funzione», dimenticando, però, che “al di fuori delle specifiche ipotesi indicate dalla legge (comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti; incarichi di componenti lo staff del sindaco o della giunta ex art. 90 del d.lgs. n. 267/2000 incarichi a contratto conferiti a dirigenti esterni, ricorrendo i presupposti di cui all’art. 19, co. 6, del d.lgs. n. 165/2001, ex art. 110 del medesimo Testo unico; incarico di segretario generale), nessuna previsione di legge correla la durata degli incarichi dei dirigenti «di struttura» a quella degli organi di governo dell’Ente locale».
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Amianto e rifiuti abbandonati lungo le strade provinciali: al via la bonificaIl Presidente Pendolino: “Ricordiamo ai cittadini che l'abbandono dei rifiuti è un reato penale”
Prosegue l’impegno del Libero Consorzio Comunale di Agrigento nella bonifica delle strade provinciali dagli ingenti quantitativi di rifiuti abbandonati lungo i tracciati. Un’attività che l’ex Provincia effettua ai sensi dell’art. 14 del Nuovo Codice della Strada su tutta la rete viaria di propria competenza (strade provinciali, ex consortili ed ex regionali), e che ha portato nel primo quadrimestre di attività del 2026 alla rimozione di oltre 235 tonnellate di rifiuti di ogni tipo. Tra questi spiccano, purtroppo, oltre 8 tonnellate di manufatti contenenti amianto, materiale estremamente pericoloso che provoca un aumento esponenziale dei costi di raccolta e che deve essere opportunamente trattato per la raccolta in sicurezza e il conferimento al centro di stoccaggio di Carini. Raccolte anche oltre 37 tonnellate di ingombranti e rifiuti speciali (pneumatici dismessi, plastica, legno ecc) e oltre 4 tonnellate di guaine bituminose. A questi vanno aggiunte oltre 28 tonnellate di materiali di risulta provenienti da demolizioni di fabbricati e ben 155 tonnellate di rifiuti solidi ordinari.L’attività di bonifica è stata svolta su strade di tutti i comparti dall’impresa Ecorecuperi srl di Caltanissetta, aggiudicataria dell’accordo quadro biennale per la bonifica dei rifiuti sulla rete viaria provinciale, coordinata dal Gruppo Risanamento Ambientale del Libero Consorzio (Dirigente dr. Achille Contino, RUP Arch. Sergio Micciche, Responsabile di cantiere geom Antonio Sciarratta). Per la bonifica del territorio dai rifiuti il Libero Consorzio ha stanziato ben 400.000,00 euro nel biennio 2025-2026. “Si tratta di una somma notevole” afferma il Presidente del Libero Consorzio di Agrigento Giuseppe Pendolino “che purtroppo toglie risorse ad altri settori egualmente importanti. Abbiamo potenziato notevolmente le attività di controllo e di repressione sul territorio, ma è chiaro che l’estensione della rete viaria di nostra competenza non consente di eliminare del tutto il fenomeno. Nell’auspicare un maggior senso civico da parte dei cittadini voglio ricordare che l’abbandono di rifiuti da qualche anno è stato elevato a reato contro l’ambiente, con sanzioni penali che comprendono, tra gli altri, la sospensione della patente, il sequestro dei mezzi e multe fino a 20.000 euro”.