ITALIAOGGI
Concorsi pubblici, svolta del TAR: chi accetta l’assunzione viene cancellato dalla graduatoria
Non esiste un diritto degli idonei dei concorsi a rimanere nelle graduatorie anche successivamente allo scorrimento e alla loro assunzione.
Qualora gli idonei nelle graduatorie dei concorsi pubblici accettino l’assunzione a tempo indeterminato a seguito di scorrimento da parte di altre amministrazioni convenzionate (ma anche della stessa amministrazione titolare) debbono essere cancellati.
La sentenza del Tar Lazio-Latina, Sezione I, 19/05/2026, n. 604 affronta un punto molto delicato della disciplina degli effetti delle graduatorie dei concorsi.
La tesi della permanenza in graduatoria dopo l'assunzione
E’, infatti, piuttosto radicata la tesi secondo la quale gli idonei restino comunque collocati in tali graduatorie anche se, a seguito di scorrimento, siano assunti, come se, nella sostanza, ciascuna amministrazione, sia quella titolare della graduatoria, sia quelle eventualmente convenzionate, ogni volta che decidano di attingere, siano obbligate a reinterpellare l’idoneo anche se già assunto, dandogli la possibilità di scegliere un’eventuale altra opportunità migliorativa sotto diversi aspetti. Da quello logistico, come la vicinanza alla residenza, a quella della disciplina del rapporto di lavoro, come nel caso di specie.
Il ricorso, infatti, è stato presentato da due idonei inseriti in una graduatoria da due idonei inseriti in una graduatoria per l’assunzione a tempo indeterminato e parziale a 30 ore, assunti per scorrimento da un ente convenzionato nel medesimo profilo, con un part time inferiore, di 18 ore.
Il caso: ricorso contro la cancellazione dalla graduatoria
Ricevuta la comunicazione dell’assunzione dall’ente convenzionato, l’ente titolare della graduatoria ha disposto la cancellazione degli idonei assunti, i quali sono insorti contro tale provvedimento, rivendicando un diritto soggettivo alla permanenza e alla scelta di migliori opportunità, visto che l’assunzione aveva riguardato un posto coerente sì con quello oggetto del concorso, ma con un tempo di lavoro ridotto.
Il Tar rigetta tale ricostruzione sotto ogni profilo per la ragione molto evidente che l’assunzione, infatti, esaurisce la funzione della graduatoria.
La duplice funzione della graduatoria nei concorsi pubblici
I giudici spiegano che la funzione della graduatoria è duplice. Per un verso, ha lo scopo di permettere all’amministrazione che ha bandito il concorso e a quelle con essa convenzionate di attingere dalla stessa così da effettuare un reclutamento celere ed efficace «senza dover espletare ulteriori selezioni, in applicazione dei principi di efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa di cui agli articoli 27 della Costituzione e 1 della legge 241/1990».
In secondo luogo, la presenza degli idonei evidenzia la loro disponibilità ad essere assunti degli idonei evidenzia la loro disponibilità ad essere assunti nel caso dello scorrimento. Una volta che questo sia disposto e l’idoneo accetti l’assunzione, spiega la sentenza, «il collocamento nella graduatoria ha esaurito la propria funzione».
La graduatoria non assolve allo scopo di offrire agli idonei la possibilità di migliorare la propria situazione lavorativa di offrire agli idonei la possibilità di migliorare la propria situazione lavorativa, attraverso una pluralità di richiamate.
L'assenza di fondamento normativo per la lista di collocamento
Secondo il Tar si tratta di una pretesa che non ha «alcun fondamento né nella normativa di riferimento e neppure nella ratio dell’istituto dello scorrimento» e per altro “espone l’amministrazione a disservizi e inutili dispendi di energie, finendo per fungere inammissibilmente da «lista di collocamento», ciò che tuttavia, per quanto detto, essa non può essere».
Dunque, l’idoneo deve essere consapevole che l’accettazione della chiamata per scorrimento che l’accettazione della chiamata per scorrimento determina necessariamente la propria cancellazione dalla graduatoria dalla graduatoria, la cui efficacia pluriennale non costituisce per gli idonei un diritto alla permanervi.
https://www.italiaoggi.it/enti-locali-e-pa/lavoro-pubblico/concorsi-pubblici-svolta-del-tar-chi-acce...
ITALIAOGGI
Appalti sotto algoritmo: Anac lancia i controlli con l’intelligenza artificiale su PNRR e cantieri bloccati
L’attenzione di Anac si concentrerà sui CAM (criteri ambientali minimi) nell’edilizia e nelle infrastrutture stradali sui quali ha rilevato criticità significative
Applicazione dei criteri ambientali minimi, monitoraggio di legittimità con l'intelligenza artificiale, attenta vigilanza sulle opere bloccate e sui contratti finanziati con i fondi Pnrr.
Sono queste alcune delle priorità individuate dall'Autorità nazionale anticorruzione con la direttiva programmatica per il 2026 che individua le linee per lo svolgimento dell'attività di vigilanza nei settori di competenza dell'Authority. Nella sintesi sono quindi definite le azioni, le priorità e i mezzi attraverso i quali l’Autorità intende incentrare la propria funzione di garanzia nel corso dell’anno, tenendo conto anche delle disposizioni normative nel frattempo intervenute, delle novità organizzative interne e delle misure contenute nel Piano Nazionale Anticorruzione 2025.
Fra i diversi temi toccati nel documento emerge in particolare quello dei CAM (criteri ambientali minimi) nell’edilizia e nelle infrastrutture stradali sui quali l'Anac ha rilevato criticità significative per la soluzione delle quali appronterà una specifica verifica di conformità dei bandi e dei capitolati ai CAM edilizia e strade, oltre alla verifica in fase esecutiva dell’effettiva ottemperanza alle clausole contrattuali ambientali nonché un'attività di controllo sul rispetto dei CAM nelle fasi di cantiere e di collaudo.
Monitoraggio dei bandi e digitalizzazione degli appalti
Una grande novità è introdotta rispetto al tema della vigilanza sui contratti pubblici, precipua funzione dell'Autorità fin dai tempi del suo avvio nel 2000 quando si chiamava Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, visto che verrà sperimentato un sistema strutturato di monitoraggio dei bandi per rilevare clausole anticoncorrenziali o gravi violazioni della normativa di settore. Verrà inoltre mantenuta l'importante attività di controllo sull’effettivo impiego delle Piattaforme di approvvigionamento digitale (Pad) certificate da parte delle stazioni appaltanti e delle centrali di committenza.
Opere bloccate e gestione dei fondi Pnrr
Altro focus sul quale si concentreranno i tecnici dell'Anac sarà poi quello della vigilanza relativa alle opere bloccate e/o gravemente rallentate, con una particolare attenzione agli investimenti nel settore dell'edilizia sanitaria e in quello della salvaguardia dell’ambiente e dell’incolumità pubblica nei quali l'Autorità ha rilevato ritardi e disfunzioni. L'attività di vigilanza toccherà anche i contratti pubblici finanziati con fondi Pnrr con riferimento soprattutto alle "Missioni" 4 (Istruzione e ricerca), 5 (Inclusione e coesione) e 6 (Salute) per le quali ad avviso dell'Anac vi sono livelli di spesa sensibilmente inferiori alla media, tenuto conto della frammentazione dei soggetti attuatori (migliaia di Comuni, Province e Aziende sanitarie), della specificità tecnico-settoriale degli interventi, e della correlazione tra ritardo attuativo e profilo di rischio territoriale.
Si tratta di attività di particolare rilevanza soprattutto per le aree del Mezzogiorno dove si registrano i maggiori ritardi nella realizzazione delle Case della Comunità, degli Ospedali di Comunità e degli interventi di edilizia scolastica. In particolare, il focus sarà attivato sul Piano asili nido e scuole dell’infanzia (3,24 miliardi di euro su 3.199 progetti), sul Piano di estensione del tempo pieno e delle mense scolastiche (1,07 miliardi di euro) e sugli interventi di costruzione e messa in sicurezza dell’edilizia scolastica.
https://www.italiaoggi.it/enti-locali-e-pa/appalti-pubblici/appalti-sotto-algoritmo-anac-lancia-i-co...
ILSOLE24ORE
Soglia al 42, premio ridotto, niente preferenze: ok a giugno
La riforma elettorale. Il centrodestra chiude l’accordo sulle modifiche: tra oggi e domani il nuovo testo. Il tetto si abbassa da 230 a 220, ma sono esclusi gli eletti in Friuli e Val d’Aosta
Soglia al 42, premio ridotto, niente preferenze: ok a giugno
La riforma elettorale. Il centrodestra chiude l’accordo sulle modifiche: tra oggi e domani il nuovo testo. Il tetto si abbassa da 230 a 220, ma sono esclusi gli eletti in Friuli e Val d’Aosta
«Secondo le opposizioni il premio di maggioranza è troppo alto? E noi lo abbassiamo. Con i ballottaggi residuali se nessuno raggiunge la soglia per far scattare il premio c’è il rischio di maggioranze difformi tra le due Camere? Nessun problema, li togliamo».
Il nuovo testo base del Melonellum è stato messo nero su bianco ieri dagli sherpa del centrodestra riunitisi in mattinata nella sede di Fratelli d’Italia in Via della Scrofa e in contatto telefonico con i leader, ossia la premier Giorgia Meloni, i vice Matteo Salvini e Antonio Tajani e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi. Per questo, si spiega, non dovrebbe esserci bisogno di un nuovo vertice a Palazzo Chigi dopo quello dell’11 maggio scorso con il quale Meloni ha voluto imprimere un’accelerazione per superare i collegi uninominali del Rosatellum e scongiurare così il probabile “pareggio” nel 2027 e con esso larghe intese o governi tecnici. Il Melonellum 2.0 sarà presentato ufficialmente come nuovo testo base, e non più dunque sotto forma di emendamenti per meglio “blindare” l’accordo nella maggioranza, al termine della discussione generale iniziata ieri e che dovrebbe terminare già stasera. E le modifiche che introduce cercano appunto di andare incontro alle obiezioni più rilevanti sollevate dalle opposizioni così come dagli esperti auditi in commissione Affari costituzionali della Camera. «Anche se le opposizioni hanno rifiutato di partecipare al tavolo e sono ferme su un niet pregiudiziale - è la provocazione del plenipotenziario della premier Giovanni Donzelli - noi facciamo comunque le modifiche che ci hanno chiesto...».
Ed eccolo, il nuovo testo, così come anticipato il 20 e il 22 maggio dal Sole 24 ore: innalzamento dal 40 al 42% della soglia minima da raggiungere per far scattare il premio di maggioranza; via i ballottaggi residuali se nessuno raggiunge la soglia, nel qual caso il premio non scatta e il sistema si riproporzionalizza; premio di maggioranza da attribuire con listoni di 70 deputati e 35 senatori ridotto verso la soglia ”costituzionale” del 55% con l’abbassamento del tetto massimo da 230 deputati a 220 (anche se c’è chi spinge per 222), mentre in Senato la riduzione è minore (percentualmente attorno al 57%) per la presenza dei senatori a vita; soglia di sbarramento al 3% e recupero del primo sotto soglia all’interno delle coalizioni; obbligo di indicare il candidato premier nel programma.
Quanto alla diatriba sulle preferenze, caldeggiate dai meloniani e osteggiate da Forza Italia e Lega, anche nel Melonellum 2.0 non ci sono: restano i listini bloccati. I “fratelli” si ripropongono di affrontare direttamente la questione in Aula, dove il testo sarà calendarizzato entro giugno con la Capigruppo di oggi: chiaro che, con il voto segreto, le preferenze non passeranno, ma almeno i due principali partiti, Fratelli d’Italia e Pd, potranno rinfacciarsi la responsabilità dell’affossamento. A meno che alla fine il governo non decida di mettere la questione di fiducia, atto che farebbe decadere tutti gli emendamenti: ipotesi considerata al momento come ultima ratio, ma che non può escludersi vista la determinazione della premier di arrivare al sì di Montecitorio a breve e all’avvio, almeno, dell’iter anche in Senato prima della pausa estiva. Il voto delle comunali, con la conferma di Venezia e altri comuni importanti e con la vittoria di Reggio Calabria, è una spinta oggettiva per un centrodestra non più prigioniero della sindrome della sconfitta dopo la vittoria del No al referendum sulla giustizia.
Sulle preferenze, per la verità, in casa meloniana si sta ancora lavorando in extremis per una soluzione mista che superi gli impopolari listini bloccati: o capolista bloccato e preferenza per gli altri oppure una soluzione innovativa di “listini variabili” sulla falsariga di quanto proposto in audizione da Roberto D’Alimonte (in sostanza un meccanismo con il quale, con un tot di preferenze, gli elettori possono cambiare l’ordine dei listini). Ma al momento Lega e Forza Italia respingono anche le soluzioni miste: «Creerebbe candidati di serie A e candidati di serie B», è lo stop dello sherpa azzurro Stefano Benigni. C’è poi da considerare un rischio “disparità di trattamento” per gli eletti in Val d’Aosta e Trentino Alto Adige, dove vige un sistema elettorale diverso, che sono esclusi dal tetto di 220: «I parlamentari lì eletti non determinano il premio e dunque la vittoria», sottolinea il costituzionalista ed ex parlamentare dem Stefano Ceccanti. Si vedrà. L’importante, visto da Palazzo Chigi, è chiudere il file entro settembre-ottobre, un tempo sufficientemente lontano dalle elezioni del 2027, in modo da concentrare la comunicazione politica su altro.
https://www.quotidiano.ilsole24ore.com/sfoglio/aviator.php?newspaper=S24&issue=20260527&edit...
BUSSINESSONLINE.IT
Incontro rinnovo CCNL Enti locali 2025-2027 statali ieri 25 maggio: cosa è stato detto, divergenze e prossimi appuntamentiIl resoconto dell'incontro di ieri tra Aran e sindacati per il rinnovo del CCNL Enti Locali 2025-2027 si è svolto in un clima più disteso del solito, ma non mancano le divergenze
Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) per il personale degli Enti locali si presenta nel panorama del pubblico impiego come uno degli appuntamenti più rilevanti dell’attuale stagione contrattuale. L’avvio del tavolo negoziale tra ARAN (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) e rappresentanze sindacali, avvenuto a pochi mesi di distanza dalla firma del precedente contratto 2022-2024, evidenzia una volontà di accelerare i tempi e ridurre le lunghe fasi di attesa fra una tornata e l’altra.
Le tematiche affrontate durante gli incontri recenti spaziano dall’adeguamento delle retribuzioni ai meccanismi di progressione di carriera, con un focus particolare su welfare, lavoro agile e l’introduzione di nuove figure professionali negli Enti locali.
I rappresentanti dei lavoratori hanno sottolineato la necessità di colmare il divario esistente con le altre categorie del pubblico impiego: ministeri, agenzie fiscali e comparto istruzione-ricerca presentano infatti condizioni economiche e normative più favorevoli.
Stato delle trattative: resoconto dell’incontro del 25 maggio e cronologia recenti
L’incontro di ieri 25 maggio tra ARAN e sindacati assume rilievo strategico nell’evoluzione delle trattative per il rinnovo contrattuale 2025–2027 del comparto Enti locali. La seduta ha segnato un passo avanti nei contenuti, soprattutto sul fronte dei meccanismi retributivi e del rafforzamento delle prerogative sindacali.
Negli ultimi mesi, la pronta partenza della trattativa ha rappresentato una novità rispetto alle passate stagioni, attenuando l’incertezza legata alle cosiddette “vacanze contrattuali”.
La discussione avviata all’inizio di aprile ha avuto come base l’atto di indirizzo trasmesso al MEF e al Ministero della Pubblica Amministrazione, con un quadro risorse iniziale da circa 988 milioni di euro l’anno e il primo contributo diretto dello Stato a favore degli enti (50 milioni nel 2027 con incremento previsto negli anni successivi).Nell’incontro del 7 maggio, il tavolo ha affrontato la parte economica con una proposta di aumento del 5,4% a regime e la richiesta da parte sindacale di rafforzare la distribuzione delle risorse sugli stipendi tabellari, beneficiando in media circa 135 euro lordi mensili per dipendente.Tra aprile e maggio 2026, le OO.SS. hanno insistito su due priorità: la necessità di una clausola di salvaguardia contro rischi inflazionistici e l’urgenza di far convergere risorse dedicate alle differenziali stipendiali, assicurando equità tra territori e tipologie di enti.La cronologia recente mostra una successione ravvicinata degli incontri: 27 aprile primo tavolo ufficiale; 7 e 13 maggio, sessioni specialistiche su welfare, agilità organizzativa e revisione dei percorsi di carriera. Il 25 maggio ha visto il punto sulle divergenze ancora aperte, tra cui sblocco assunzionale, detassazione dei premi produttività e valorizzazione dei servizi demografici e di polizia locale.Il clima negoziale appare meno frammentato rispetto al passato: tutte le delegazioni riconoscono la gravità dei vuoti d’organico e la necessità di rafforzare l’attrattività degli enti locali. Restano, tuttavia, divergenze sul ritmo del calendario negoziale e sull’entità delle risorse da anticipare già nel corso del 2026, come richiesto da alcune sigle sindacali.
Incrementi salariali, gap retributivi ed effetti sulle buste paga
Uno degli aspetti più sensibili del nuovo CCNL è rappresentato dalla distanza salariale che separa gli enti locali da altri comparti pubblici. ARAN ha messo sul tavolo un incremento programmato del 5,4% rispetto al monte salari 2023, che si dovrebbe tradurre – secondo le stime condivise tra le parti – in aumenti medi di circa 135 euro lordi mensili in busta paga dal 2027. L’effetto combinato dei due rinnovi consecutivi (2022-2024 e 2025-2027) porterebbe la crescita retributiva complessivamente oltre l’11%, con picchi anche superiori considerando alcune categorie specifiche.
Sul piano comparato, permane un divario delle retribuzioni a parità di inquadramento rispetto ai dipendenti statali e delle agenzie fiscali, con differenze che in alcuni casi superano il 16%. Addirittura, tra i comparti fiscali il gap retributivo a danno degli enti locali raggiunge il 44,61%.
Il nuovo contratto mira a superare la logica della “lotteria retributiva”, come definita dalle organizzazioni sindacali, ossia l’assegnazione di aumenti vincolati al bilancio degli enti di appartenenza. Per la prima volta lo Stato prevede un contributo diretto volto a garantire omogeneità nei diritti e nell’accesso alle nuove risorse.Le tabelle predisposte dall’ARAN distinguono incrementi per posizione: tra le altre voci, gli operatori di livello inferiore beneficerebbero di aumenti intorno ai 120 euro, i funzionari di 152 euro e le posizioni di elevata professionalità di circa 209 euro lordi.Elemento centrale è poi la richiesta di arretrati e di anticipazione dei nuovi aumenti già nel 2026, per favorire la tenuta del potere d’acquisto in presenza di una dinamica inflattiva che rischia di sottovalutare la reale erosione dei redditi familiari negli ultimi anni.Effetti pratici attesi nelle buste paga riguardano anche l’allineamento del trattamento accessorio (indennità, buoni pasto – oggetto di richiesta di innalzamento a 10 euro esentasse – e premi), oltre a novità per il personale in ferie che riceverà la retribuzione media comprensiva delle voci accessorie.Principali richieste sindacali e posizioni di ARANLe organizzazioni sindacali (Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl) hanno articolato le proprie priorità su più livelli. In tema di retribuzioni, FP CGIL rivendica l’introduzione di una clausola di salvaguardia che permetta il ricalcolo dei salari qualora la crescita dei prezzi superi quella programmata, sottolineando anche l’urgenza di arginare il fenomeno delle dimissioni volontarie nei servizi locali e di destinare più fondi al personale educativo e scolastico.
La CISL FP, valorizzando la tempestività dell’avvio delle trattative, indirizza l’attenzione sulle carriere interne e la detassazione dei premi di produttività, oltre che su una rimodulazione dei sistemi indennitari per premiare rischi e responsabilità lavorative.
UIL FPL pone come obiettivo la chiusura rapida della trattativa, ipotizzando l’anticipo della parte economica entro il 2026, e una riforma profonda dei tetti al salario accessorio, oggi gravati da vincoli decennali che frenano la contrattazione decentrata.Tutte le sigle chiedono uno sblocco delle progressioni verticali e una maggiore flessibilità oraria, soprattutto a sostegno del lavoro agile e della conciliazione vita-lavoro.L’Aran, dal canto suo, propone continuità negoziale, attenzione agli equilibri di bilancio e rafforzamento del welfare integrativo come strumenti di modernizzazione del comparto. Si promette di mantenere i percorsi di elevata qualificazione e l’impianto dell’ordinamento professionale già adottato nel CCNL 2019-2021.Il confronto rimane serrato sulle tempistiche degli incrementi, la ripartizione fra parte fissa e variabile dei fondi e sulle modalità di finanziamento delle politiche di welfare aziendale.Le novità normative: welfare, lavoro agile e nuove figure professionaliCon il nuovo CCNL, il welfare integrativo viene esplicitamente riconosciuto come leva strategica di tutela e di aggiornamento dei diritti nel settore pubblico locale. Gli enti avranno la possibilità di integrare le proprie risorse e avvicinarle alle tutele accessorie offerte nel settore privato – un passaggio culturale e amministrativo di rilievo. Sul fronte dell’organizzazione flessibile, il contratto favorirà la diffusione dello smart working regolamentato, anche per chi deve conciliare il lavoro con importanti impegni familiari o per i soggetti più fragili. Le richieste sindacali puntano ad ampliare questa possibilità anche oltre le soglie emergenziali viste negli ultimi anni.
Tra le principali innovazioni normative:Percorsi di rinnovo semplificati degli incarichi di elevata qualificazione;Accesso prioritario al lavoro agile per famiglie con particolari carichi o situazioni di difficoltà;Intensificazione della fungibilità e della spinta alla formazione interna, anche su tematiche digitali e intelligenza artificiale;Attuazione e disciplina della nuova figura professionale del social media e digital manager, introdotta dal d.l. 25/2025 e l. 69/2025;Maggiore chiarezza su indennità, permessi e assenze per terapie salvavita e genitori;Attivazione automatica del patrocinio legale in caso di aggressione.Le direttrici di riforma intendono sostenere anche la digitalizzazione amministrativa e una gestione più trasparente e tracciabile delle mansioni, rafforzando la protezione dei diritti fondamentali, secondo il modello stabilito dalla normativa europea (AI Act) e dalla legge n. 132/2025.Criticità, punti in discussione e strategie futureIl percorso di rinnovo del CCNL Enti locali non è privo di ostacoli ancora da superare. In cima alle criticità emerge la dotazione finanziaria ritenuta insufficiente per un pieno riallineamento ai livelli retributivi degli altri comparti pubblici e come scudo all’erosione inflazionistica.
Permangono divergenze sulla modalità di riparto tra retribuzione tabellare, indennità e welfare: parte sindacale giudica eccessivo il rischio che i fondi per il welfare siano considerati interscambiabili con le risorse destinate a premi e retribuzione di risultato, senza un corrispondente aumento effettivo del potere di spesa per i lavoratori.
Alcuni nodi ancora da sciogliere includono:Gestione dei fondi decentrati e dei tetti imposti dalla legislazione vigente;Equilibrio tra nuove assunzioni e aumento salariale, per evitare che gli enti debbano scegliere fra organico e retribuzione;Miglioramento delle tutele su lavoro agile, stress lavoro-correlato e burnout;Riorganizzazione delle carriere e superamento del divario Nord-Sud;Riqualificazione e valorizzazione vera di tutto il personale educativo, scolastico e di polizia locale.Sul piano strategico, le rappresentanze puntano a coinvolgere il Governo per un rafforzamento delle risorse anche oltre la tornata attuale, con l’obiettivo di ridurre i tempi di trattativa e abilitare, anche per il futuro, un anticipo della parte economica come già sperimentato in altri settori del pubblico impiego.Prossimi appuntamenti e tempistiche attese per la firma del contrattoIl calendario dei lavori sulla nuova tornata contrattuale prosegue serrato. Dopo l’incontro del 25 maggio, è già fissata una nuova sessione per giugno, con la prospettiva dichiarata di raggiungere una pre-intesa su parte economica e alcune innovazioni normative entro l’estate. La tempistica veloce è sostenuta, oltre che dalle pressioni sindacali, da una volontà istituzionale di sequenzialità e continuità, come ribadito dal ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo.
Le previsioni vedono la fase di definizione e firma ufficiale del contratto entro la fine del 2026, anche se l’erogazione degli aumenti in busta paga, per gran parte dei dipendenti interessati, è attesa già dal prossimo anno.
Resta da valutare la possibilità di un anticipo delle sole componenti economiche – modalità praticata nel comparto scuola e già richiesta per il personale degli enti locali – che consentirebbe ai lavoratori di beneficiare subito degli aumenti, rinviando alcuni adeguamenti normativi a una fase successiva.