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Rassegna stampa del 28 maggio 2026

 

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La carenza di personale negli enti locali continua a mettere sotto pressione uffici comunali, Province e amministrazioni territoriali.

In questo scenario, sempre più dirigenti e responsabili del personale si pongono una domanda concreta: è possibile chiedere a un dipendente passato al part-time di rientrare a tempo pieno per esigenze organizzative?Sul punto è intervenuta l’ARAN con un orientamento applicativo che interessa direttamente migliaia di lavoratori degli enti locali e che richiama la disciplina prevista dal nuovo CCNL Funzioni Locali del 23 febbraio 2026.Il chiarimento, identificato con l’ID 37362, affronta un caso molto frequente nella Pubblica Amministrazione: quello del dipendente assunto originariamente a tempo pieno e successivamente passato al part-time attraverso trasformazione del rapporto di lavoro.
Il nodo delle esigenze organizzative nei Comuni
Negli ultimi anni molti enti territoriali si sono trovati a fare i conti con:pensionamenti difficili da sostituire;blocchi o rallentamenti nelle assunzioni;aumento degli adempimenti burocratici;gestione dei progetti PNRR;carenza di personale tecnico e amministrativo.In numerosi Comuni, soprattutto di piccole e medie dimensioni, gli uffici lavorano ormai con organici ridotti all’essenziale. Per questa ragione alcune amministrazioni stanno rivalutando le posizioni dei dipendenti in part-time, ipotizzando un possibile ritorno al full-time per garantire continuità ai servizi.Ma secondo l’ARAN, le esigenze organizzative da sole non bastano automaticamente a imporre il rientro.Cosa prevede il CCNL Funzioni LocaliNel proprio orientamento, l’ARAN richiama espressamente l’articolo 53 del CCNL Funzioni Locali, che disciplina il rapporto a tempo parziale.In particolare, il comma 11 stabilisce che la trasformazione del rapporto da tempo pieno a part-time avviene mediante accordo scritto tra le parti. All’interno di questo accordo devono essere indicati tutti gli elementi essenziali del nuovo assetto lavorativo.Ed è qui che emerge l’aspetto decisivo.Secondo quanto evidenziato dall’ARAN, le parti possono anche prevedere un termine di durata del part-time. In sostanza, il rapporto a tempo parziale può essere:a tempo indeterminato;temporaneo;subordinato a specifiche condizioni concordate.La differenza è tutt’altro che marginale.Quando l’ente può chiedere il ritorno al tempo pieno
L’orientamento ARAN chiarisce infatti che il Comune può far valere un termine di rientro al tempo pieno solo se tale termine era stato inserito nell’accordo individuale originario firmato al momento della trasformazione.
Questo significa che:se il part-time era stato concesso senza scadenza, il ritorno al full-time non può essere imposto unilateralmente;se invece nell’accordo era prevista una durata temporale del part-time, l’ente può pretendere il rientro alla scadenza stabilita.Si tratta di un passaggio molto importante per il personale degli enti locali, perché conferma che il part-time non può essere revocato automaticamente sulla base di sopravvenute necessità organizzative.Il diritto al rientro tutela il dipendente, non l’ente
L’ARAN richiama anche il comma 12 dell’articolo 53, che riconosce ai lavoratori il diritto di tornare a tempo pieno dopo due anni dalla trasformazione del rapporto, anche in soprannumero.Prima del biennio, invece, il rientro anticipato può avvenire soltanto in presenza della disponibilità del posto in organico.Ma attenzione: questa previsione tutela il dipendente e non attribuisce all’amministrazione un potere speculare.In altre parole, il CCNL riconosce al lavoratore la possibilità di chiedere il ritorno al tempo pieno, ma non introduce un diritto automatico del Comune di imporre il percorso inverso.
L’importanza dell’accordo individualeAlla luce del chiarimento ARAN, diventa fondamentale verificare il contenuto dell’accordo firmato al momento della trasformazione del rapporto.È infatti quel documento a determinare i margini di azione dell’amministrazione.I casi più frequenti possono essere:part-time senza alcuna durata indicata;part-time con termine espresso;part-time legato a esigenze familiari o personali specifiche;accordi contenenti clausole di revisione.In molti enti locali gli accordi stipulati negli anni passati risultano particolarmente sintetici e privi di dettagli sulla durata del regime orario ridotto. Proprio questa situazione potrebbe generare dubbi interpretativi e possibili contenziosi.Possibili rischi per le amministrazioniIl chiarimento ARAN assume particolare rilevanza anche sotto il profilo giuridico.Un eventuale tentativo dell’ente di imporre unilateralmente il ritorno al tempo pieno, in assenza di una clausola specifica nell’accordo individuale, potrebbe infatti esporre l’amministrazione a contestazioni.Il principio consensuale resta centrale nella disciplina del rapporto part-time nel pubblico impiego. Modificare unilateralmente una condizione essenziale del contratto rischia quindi di entrare in conflitto con le tutele previste dal CCNL.Per questo motivo molti enti preferiscono cercare soluzioni concordate con i dipendenti interessati, ad esempio attraverso:incremento graduale delle ore;rimodulazione dell’orario;revisione condivisa dell’articolazione lavorativa.
Una questione destinata a pesare sempre di più negli enti localiIl tema è destinato ad assumere un peso crescente nei prossimi mesi.
Da una parte, gli enti locali devono fronteggiare una cronica scarsità di personale. Dall’altra, aumenta il numero di dipendenti che ricorrono al part-time per esigenze familiari, assistenziali o di conciliazione vita-lavoro.L’orientamento dell’ARAN prova dunque a fissare un equilibrio preciso: le necessità organizzative degli enti non possono automaticamente prevalere sugli accordi individuali sottoscritti con i lavoratori.Ed è proprio l’accordo originario a diventare il vero spartiacque per capire se il Comune possa o meno chiedere il ritorno al tempo pieno.


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CCNL Statali 2025-2027 e relativi aumenti stipendi e miglioramenti: c'è una data in cui saranno firmati
Decisioni decisive attese entro poche settimane: numerose categorie di lavoratori pubblici, dalla Sanità alla Scuola, stanno osservando con attenzione le trattative in corso per il rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro relativi al triennio 2025-2027. Le tempistiche per la firma definitiva sono sempre più stringenti; parte delle trattative potrebbe concludersi già entro luglio, con firme ufficiali subito dopo l’estate.
L’interesse per il nuovo assetto contrattuale è altissimo, perché dalla chiusura delle trattative dipende la corresponsione di aumenti salariali attesi da centinaia di migliaia di lavoratori pubblici. L’aggiornamento delle tabelle retributive e le nuove modulazioni degli incrementi sono già state oggetto, nei precedenti rinnovi, di profonde differenze a seconda del comparto di appartenenza.Rinnovo Contratti Satali 2025-2027: quando è prevista la firma definitiva Il personale sanitario è tra i primi protagonisti delle discussioni di rinnovo contrattuale degli Statali e anche il primo per cui potrebbero arrivare novità concrete: le trattative per il CCNL Sanità 2025-2027 sono, infatti, tra le più avanzate e dovrebbero concludersi entro luglio.
La definizione delle nuove retribuzioni è attesa subito dopo l’estate, con aumenti che potrebbero infliggere uno “scatto” significativo alle buste paga dei lavoratori coinvolti e ulteriori miglioramenti ancora in discussione, però.Nel settore dell’istruzione, il personale docente e amministrativo della Scuola attende le ultime modifiche sugli stipendi, dopo l’approvazione delle nuove tabelle retributive per il personale Docente e ATA, e l’avanzamento delle discussioni per Contratto Scuola 2025-2027, la cui chiusura definitiva è ipotizzata sempre entro la stagione estiva.Ancora più incerta è la posizione degli Enti Locali: pur dopo il recente incontro di confronto del 25 maggio, la firma ufficiale potrebbe arrivare entro la fine del 2026. Aumenti stipendiali e altre migliorie, infatti, sono tutt’ora in discussione, ma le prospettive lasciano presumere ritocchi significativi, anche in virtù dei recenti stanziamenti a livello nazionale.Aumenti stipendiali e miglioramenti nei nuovi CCNL: analisi delle tabelle, differenze e prospettive per Sanità, Scuola ed Enti LocaliL’analisi delle nuove tabelle retributive è il punto di partenza per comprendere quanto e come cambierà il trattamento economico dei dipendenti pubblici. Ogni comparto mostra peculiarità distintive che influenzano il valore degli aumenti e le modalità di calcolo delle future retribuzioni.Sanità: traiettoria degli aumenti 2025-2027Le trattative del settore sanitario prevedono una rimodulazione dell’indennità professionale specifica e una rivalutazione significativa dei minimi tabellari. Gli aumenti prospettati si articolano su:Incremento medio atteso fra i 150 e i 170 euro lordi mensili (per 13 mensilità), nelle posizioni di base.Rivalutazione delle indennità accessorie per professionisti sanitari e personale tecnico-amministrativo.Il rinnovo mira a valorizzare specificità come turnazioni, lavoro notturno e indennità legate a servizi essenziali.Le tabelle saranno aggiornate per riflettere l’accresciuta complessità organizzativa, mentre il personale avrà accesso ad arretrati calcolati dal 1° gennaio 2025 (in linea con la prassi degli ultimi contratti firmati nel periodo 2022-2024).Scuola: effetti della nuova disciplina stipendialeIl comparto Istruzione e Ricerca ha già visto l’aggiornamento dei valori stipendiali per il personale ATA e ridefinizione delle indennità per i docenti, con una nuova tornata di incrementi in fase di negoziazione. Si attendono:Incrementi medi tra 120 e 155 euro lordi a seconda della fascia stipendiale e dell’anzianità di servizio.Maggiore attenzione agli scatti di anzianità e premi legati a formazione e aggiornamento professionale.Revisione delle indennità per attività extra-curriculari e incarichi aggiuntivi.Si osserva una tendenza a ridurre lo scarto retributivo fra docenti e personale amministrativo, promuovendo omogeneità. Inoltre, il nuovo regolamento disciplina anche voci come bonus premiali e integrazioni per il personale tecnico-scientifico.Enti Locali: dati e differenze di sistemaPer il personale degli Enti Locali, le trattative introdotte a maggio prevedono:Incrementi tabellari medi attesi superiori al 6% (in linea con quanto già riconosciuto alle Funzioni Centrali nel CCNL 2022-2024).Aumento delle indennità di comparto e miglioramenti per posizioni organizzative e alte professionalità.Introduzione di nuove modalità di calcolo per il trattamento accessorio.Arretrati eventualmente erogati a partire dal gennaio 2025, secondo tempistiche definite dal protocollo d’intesa.I dati storici sulle differenze retributive tra ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici e amministrazioni locali mostrano sperequazioni notevoli. 

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