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Rassegna stampa del 29 maggio 2026

 


ILSICILIA

Siciliacque riduce acqua ad Aica, Libero Consorzio di Agrigento chiede l’intervento delle istituzioni: “Si rischiano effetti devastanti per la comunità”

Siciliacque ha comunicato all’Aica, la società consortile che si occupa della gestione del servizio idrico e fognario dell’Agrigentino, la riduzione delle forniture idriche. Gli invasi sono pieni, ma Aica sta pagando un debito (800 mila euro al mese) a Siciliacque. La società d’ambito ha scelto dunque di erogare il volume d’acqua corrispondenti all’importo di 0,8 euro/mese garantito da Aica.
Aica ha respinto l’accusa che l’importo di 800 mila euro al mese sia stato deciso in modo unilaterale, spiegando che la cifra corrisponde all’intesa raggiunta con la mediazione dell’assessore regionale Francesco Colianni quando erano in ballo i 20 milioni di prestito della Regione per sanare la posizione debitoria di Aica, metà dei quali già versati nelle casse di Siciliacque. Senza maggiori forniture non si potrà garantire il servizio idrico, soprattutto nelle fasce costiere dell’Agrigentino.
Il Libero consorzio comunale di Agrigento esprime fortissima preoccupazione: “Il diniego di ulteriori disponibilità di risorsa giungono alle porte della stagione estiva. Una simile decisione avrebbe effetti devastanti sulle comunità dei 42 Comuni della provincia, causando disagi alle famiglie, alle attività produttive, agli operatori turistici, ai ristoratori e ai titolari delle strutture ricettive, con inevitabili ripercussioni anche sul piano economico, sanitario e sociale”.
Da qui la richiesta di un intervento istituzionale “affinché venga ristabilito un equilibrio compatibile con la natura pubblica ed essenziale del servizio idrico”, sottolineando che “Aica sta portando avanti un percorso di riequilibrio aziendale”.



TGR SICILIA (RAINEWS)

Siciliacque riduce l'acqua ad Aica, Consorzio Agrigento chiede intervento istituzioni

"Con l'estate alle porte si rischiano effetti devastanti per la comunità". Gli invasi sono pieni, ma Aica sta pagando un debito (800 mila € al mese). La società d'ambito ha scelto dunque di erogare il volume d'acqua pari all'importo di 0,8 euro/mese
redazione web
Siciliacque ha comunicato all'Aica, la società consortile che si occupa della gestione del servizio idrico e fognario dell'Agrigentino, la riduzione delle forniture idriche. 
Gli invasi sono pieni, ma Aica sta pagando un debito (800 mila euro al mese) a Siciliacque. La società d'ambito ha scelto dunque di erogare il volume d'acqua corrispondenti all'importo di 0,8 euro/mese garantito da Aica. 
Aica ha respinto l'accusa che l'importo di 800 mila euro al mese sia stato deciso in modo unilaterale, spiegando che la cifra corrisponde all'intesa raggiunta con la mediazione dell'assessore regionale Francesco Colianni quando erano in ballo i 20 milioni di prestito della Regione per sanare la posizione debitoria di Aica, metà dei quali già versati nelle casse di Siciliacque. 
Senza maggiori forniture non si potrà garantire il servizio idrico, soprattutto nelle fasce costiere dell'Agrigentino. Il Libero consorzio comunale di Agrigento esprime fortissima preoccupazione: "Il diniego di ulteriori disponibilità di risorsa giungono alle porte della stagione estiva. Una simile decisione avrebbe effetti devastanti sulle comunità dei 42 Comuni della provincia, causando disagi alle famiglie, alle attività produttive, agli operatori turistici, ai ristoratori e ai titolari delle strutture ricettive, con inevitabili ripercussioni anche sul piano economico, sanitario e sociale". 
Da qui la richiesta di un intervento istituzionale "affinché venga ristabilito un equilibrio compatibile con la natura pubblica ed essenziale del servizio idrico", sottolineando che "Aica sta portando avanti un percorso di riequilibrio aziendale". 



LA SICILIA

Taglio alle forniture idriche nell'Agrigentino: scontro sui debiti tra Siciliacque e Aica

Invasi pieni ma erogazione ridotta in vista dell'estate. Il Libero Consorzio lancia l'allarme per i 42 Comuni e chiede un intervento istituzionale urgente
Siciliacque ha deciso di ridurre le forniture d'acqua ad Aica, gestore idrico dell'Agrigentino, limitando l'erogazione al solo volume corrispondente agli 800 mila euro mensili che la società consortile sta versando per rientrare dai propri debiti. Nonostante gli invasi siano pieni, il taglio rischia di compromettere gravemente il servizio, specialmente nelle zone costiere e in vista dell'imminente stagione estiva.
Servizio autobotti AICA, attivato il sistema automatizzato: ecco come richiederlo
Aica respinge le accuse di aver fissato unilateralmente la rata mensile, chiarendo che l'importo è frutto di un'intesa mediata dall'assessore regionale Francesco Colianni, legata a un prestito di 20 milioni della Regione di cui la metà è già finita nelle casse di Siciliacque. Il Libero Consorzio Comunale di Agrigento esprime profonda preoccupazione per gli effetti devastanti che questa restrizione avrà su famiglie, attività commerciali, ristoratori e turismo nei 42 Comuni della provincia.
Il Libero Consorzio di Agrigento scende in campo: "Fermiamo il taglio delle forniture, le logiche di cassa non contino più della vita dei cittadini"
Sollecitando un intervento istituzionale immediato per garantire il diritto pubblico e primario all'acqua, tutelando al contempo il faticoso percorso di riequilibrio economico intrapreso da Aica.




LA SICILIA

Il "ricatto" di Siciliacque che taglia l'acqua ad Agrigento: quando la burocrazia asseta come la siccità

Non è il clima a prosciugare l'Agrigentino, ma un insensato conflitto consumato nei conti, nelle diffide e nelle note ufficiali. La Regione Siciliana annuncia la fine della severità idrica, eppure una contabilità spietata tra enti condanna 42 Comuni alla sete proprio alla vigilia dell'estate.
La natura, per una volta, aveva fatto la propria parte. Gli invasi siciliani sono tornati a livelli soddisfacenti, le temperature già preannunciano l’estate; eppure la provincia di Agrigento si ritrova nuovamente in assetto d’emergenza, travolta da una crisi idrica senza fine. Stavolta, però, il fattore scatenante non è la siccità, bensì un duro braccio di ferro contabile che si consuma sulla pelle dei cittadini. È l’apice del paradosso isolano: l’acqua c’è, ma resta intrappolata fra bilanci, diffide e una burocrazia che ha smarrito il senso di un diritto primario.
Il “ricatto” a norma di legge: acqua solo a chi paga
La scintilla è scoccata il 28 maggio 2026. Siciliacque, gestore all’ingrosso dell’approvvigionamento idrico nell’Isola – partecipato al 75% da Nepta (gruppo Italgas) e al 25% dalla Regione Siciliana – ha annunciato una drastica riduzione dei volumi destinati ad AICA, l’azienda pubblica che gestisce il servizio idrico nell’Agrigentino. La scelta è improntata a una logica rigidamente commerciale: Siciliacque erogherà soltanto la quantità corrispondente agli 800 mila euro mensili che AICA è attualmente in grado di versare. Un taglio calibrato non sul fabbisogno di un territorio assetato, ma sulle entrate di cassa. Alla base, un’esposizione debitoria che Siciliacque quantifica in 25 milioni di euro di sorte capitale, cui si sommano 4 milioni tra interessi e mora. La morositá risalirebbe all’agosto 2023 e, secondo il fornitore, l’ultimo pagamento della parte corrente – peraltro in acconto – risale all’ottobre 2025.
Cortocircuito istituzionale e “toppa” regionale
Questa ricostruzione è contestata con forza da AICA. Gli 800 mila euro mensili, sostiene AICA, non sarebbero il risultato di un taglio unilaterale, ma l’esito di un’intesa formale mediata dall’assessore regionale Francesco Colianni. Qui emerge la contraddizione politica: il 24 febbraio scorso la Regione ha deliberato un prestito da 20 milioni di euro per sostenere AICA, anticipandone già 10 milioni, destinati proprio a rimpinguare i conti di Siciliacque. Malgrado l’iniezione di fondi pubblici, il gestore all’ingrosso non arretra: esige pagamenti correnti regolari e, di fatto, continua a comprimere l’erogazione, con il territorio che ne paga il prezzo.
Dissalatori e reti “colabrodo”: il grande inganno
A rendere ancor più irritante questa “sete di Stato” è il racconto trionfalistico proveniente da Palazzo d’Orléans. Solo il 14 maggio la Regione ha dichiarato che le risorse idriche dell’Isola erano “più che sufficienti” e che la fase di severità idrica era superata. Sono stati sbandierati i 110 milioni di euro – 90 dal Fondo di sviluppo e coesione e 20 dal bilancio regionale – investiti nei tre dissalatori di Trapani, Porto Empedocle e Gela. L’impianto di Porto Empedocle, operativo dall’agosto 2025, produce tra 50 e 100 litri al secondo destinati proprio ad Agrigento. Eppure, questo apparato straordinario si dissolve lungo la filiera. Non soltanto per la controversia finanziaria, ma per una criticità infrastrutturale cronica: in Sicilia le perdite di rete oscillano ancora fra il 45% e oltre il 55%. Anche i 30 milioni stanziati nell’aprile 2025 per rimettere mano alla rete di Agrigento non sono stati sufficienti a trasformare gli investimenti in acqua effettiva nei rubinetti.
L’allarme del Libero Consorzio e la “guerra delle autobotti”
Dinanzi a una gestione percepita come irrazionale, il Libero Consorzio Comunale di Agrigento ha lanciato un appello, avvertendo che la contrazione delle forniture avrà effetti “devastanti” sui 42 Comuni della provincia. Con l’estate alle porte – periodo di massima pressione idrica – il rischio è quello del collasso per turismo, strutture ricettive, ristorazione e famiglie. La disperazione ha riattivato un circuito parallelo e opaco: la “guerra delle autobotti”. Un comparto sostitutivo cresciuto in modo così disordinato che il 9 maggio le autorità (AICA e ATI AG9) hanno varato nuove regole stringenti, prevedendo una transizione di 60 giorni per regolarizzare le utenze. Per fronteggiare l’emergenza, l’ente pubblico ha persino attivato sistemi automatizzati e acquistato 14 nuove autocisterne.
Canicattì: l’emergenza diventa ordine pubblico
Senza un sostegno regionale capace di trasformare l’assistenzialismo in soluzioni strutturali, i sindaci combattono in prima linea. A Canicattì la crisi è quotidiana: l’11 maggio scorso il sindaco Vincenzo Corbo ha firmato un’ordinanza, attivando il Centro Operativo Comunale (C.O.C.) della Protezione civile e vietando qualsiasi impiego dell’acqua che non sia strettamente domestico o igienico. Nel comune l’acqua è diventata ufficialmente una questione di ordine pubblico e di protezione civile. Corbo è durissimo e definisce l’ulteriore taglio imposto da Siciliacque “il colpo di grazia” per una comunità stremata da turnazioni estenuanti, chiedendo un tavolo urgente perché i diritti primari di famiglie e agricoltori non possono essere subordinati “ai fogli Excel” con cui AICA indica i turni di distribuzione nei quartieri.
Sciacca: la rivolta contro l’acqua usata come leva finanziaria
Se a Canicattì si combatte per la sopravvivenza, sulla costa si apre un fronte politico. A Sciacca il sindaco Fabio Termine rompe gli indugi, accusando apertamente Siciliacque di “prepotenza” e “ricatti”. Termine denuncia l’aberrazione di utilizzare la sete come leva contrattuale per esigere crediti in un contenzioso tra enti pubblici. Il primo cittadino richiama le storiche battaglie referendarie per l’acqua pubblica e cita lo statuto di AICA, che definisce senza ambiguità l’acqua “bene comune”, non merce soggetta a logiche di profitto. Per arginare quella che definisce una deriva affaristica, ha chiesto la convocazione immediata dell’assemblea dei sindaci dell’ATI e della deputazione regionale, con l’obiettivo di erigere un fronte istituzionale compatto.
Una crisi non più climatica, ma di sistema
Ma stavolta non è un’emergenza meteorologica: l’Agrigentino è ostaggio di un meccanismo distorto in cui l’acqua, anche quando abbonda negli invasi, si inaridisce tra aule giudiziarie e uffici contabili. È il segno di un fallimento istituzionale che tenta di placare i problemi con bonifici milionari senza curarne le cause e, come ha spiegato più volte l'ing. Giuseppe Riccobene, utilizzando una metafora riuscitissima, affidando la gestione della crisi a chi di fatto l'ha provocata. Mentre diffide e rimpalli si accumulano, ai cittadini non resta che osservare il rubinetto asciutto e prepararsi all’ennesima estate in fila per un’autobotte.



CANICATTIWEB

Siciliacque annuncia la riduzione della portata idrica, Pendolino: “decisione devastante per i nostri Comuni”

Con riferimento alla comunicazione con cui Siciliacque S.p.A. ha rappresentato la decisione di limitare la fornitura idrica ai volumi corrispondenti all’importo di 0,8 euro/mese garantito da AICA, il Libero Consorzio Comunale di Agrigento esprime fortissima preoccupazione per le gravissime conseguenze che tale determinazione rischia di produrre sull’intero territorio provinciale.
La riduzione dell’erogazione idrica e il sostanziale diniego di ulteriori disponibilità di risorsa giungono in un momento estremamente delicato, alle porte della stagione estiva, quando le elevate temperature e l’incremento dei consumi renderanno ancora più drammatica una situazione già fortemente compromessa dalla persistente crisi idrica che colpisce la provincia di Agrigento.
Una simile decisione avrebbe effetti devastanti sulle comunità dei 42 Comuni della provincia, causando pesantissimi disagi ai cittadini, alle famiglie, alle attività produttive, agli operatori turistici, ai ristoratori e ai titolari delle strutture ricettive, con inevitabili ripercussioni anche sul piano economico, sanitario e sociale. Non è pensabile che un territorio già duramente provato possa vedere compromessa la possibilità di accedere a maggiori disponibilità di acqua a causa di logiche esclusivamente economico-finanziarie o di posizioni rigidamente collegate a contenziosi in essere tra soggetti gestori di un servizio pubblico essenziale. AICA sta portando avanti un percorso di riequilibrio aziendale nella piena consapevolezza delle proprie responsabilità pubbliche e istituzionali. Per tali ragioni, il Libero Consorzio Comunale di Agrigento chiede un urgente e autorevole intervento istituzionale affinché venga immediatamente ristabilito un equilibrio compatibile con la natura pubblica ed essenziale del servizio idrico e sia garantita alla provincia di Agrigento ogni necessaria disponibilità di risorsa idrica, scongiurando decisioni che, in un periodo segnato da temperature torride e da una crescente emergenza sociale, rischiano di aggravare ulteriormente le condizioni di vita delle nostre comunità.
——
Esprimo piena condivisione rispetto alle preoccupazioni manifestate dal presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, Giuseppe Pendolino, in merito alla comunicazione con cui Siciliacque S.p.A. ha annunciato la riduzione della fornitura idrica.
La comunità di Canicattì, come è noto, soffre gravissimi disagi che incidono significativamente della vita dei cittadini, sulle famiglie e sulle attività produttive locali, e un’ulteriore riduzione della disponibilità idrica aggraverebbe una condizione già ampiamente critica.
Auspico pertanto un celere ed urgente confronto tra tutti i soggetti istituzionali e gestori coinvolti, affinché venga individuata una soluzione condivisa che garantisca la continuità di un servizio pubblico essenziale, nel rispetto delle esigenze delle comunità locali.
Il Sindaco di Canicattì



AGRIGENTONOTIZIE.IT

Siciliacque riduce le forniture ad Aica, l'allarme del Libero consorzio: “Provincia a rischio in piena estate”
Dura presa di posizione dopo la decisione di limitare i volumi idrici destinati ai 42 comuni agrigentini: “Conseguenze devastanti per famiglie, turismo e attività produttive”

Il Libero consorzio comunale di Agrigento esprime “fortissima preoccupazione” dopo la comunicazione con cui Siciliacque ha annunciato la limitazione della fornitura idrica ai volumi corrispondenti all’importo garantito da Aica. Secondo l’ente, la decisione rischia di avere “gravissime conseguenze” sull’intero territorio provinciale, soprattutto in vista della stagione estiva e dell’aumento delle temperature che potrebbe aggravare ulteriormente una situazione già segnata dalla crisi idrica degli ultimi mesi.“La riduzione dell’erogazione idrica e il sostanziale diniego di ulteriori disponibilità di risorsa – dicono dal Libero consorzio – arrivano in un momento estremamente delicato e rischiano di compromettere ulteriormente le condizioni di vita delle comunità della provincia di Agrigento”. Il Libero consorzio evidenzia come i possibili tagli avrebbero effetti pesanti sui 42 Comuni agrigentini, con ripercussioni dirette su cittadini, famiglie, attività produttive, operatori turistici, ristoratori e strutture ricettive: “Non è pensabile che un territorio già duramente provato possa vedere compromessa la possibilità di accedere a maggiori disponibilità di acqua a causa di logiche esclusivamente economico-finanziarie o di contenziosi tra soggetti gestori di un servizio pubblico essenziale”.Viene inoltre sottolineato come Aica stia portando avanti un percorso di riequilibrio aziendale “nella piena consapevolezza delle proprie responsabilità pubbliche e istituzionali”. Da qui la richiesta di un intervento urgente delle istituzioni regionali e nazionali per evitare ulteriori limitazioni e garantire alla provincia di Agrigento la necessaria disponibilità idrica. “Serve un immediato riequilibrio compatibile con la natura pubblica ed essenziale del servizio idrico scongiurando decisioni che rischiano di aggravare una già pesante emergenza sociale”.





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