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Rassegna stampa del 03 GIUGNO 2026

 


SICILIA TARGET

Agrigento celebra gli 80 anni della Repubblica: autorità e cittadini uniti nel ricordo del 2 giugno 1946

Anche Agrigento ha celebrato l’80° anniversario della Festa della Repubblica Italiana, ricordando la storica data del 2 giugno 1946, quando gli italiani furono chiamati a scegliere, attraverso il referendum istituzionale, la forma di governo del Paese.
La cerimonia ufficiale si è svolta presso Villa Bonfiglio, ai piedi del Monumento ai Caduti di tutte le guerre, dove si sono riunite le massime autorità civili e militari della provincia. Il prefetto Salvatore Caccamo, accompagnato dal sindaco della Città dei Templi Francesco Miccichè, dal presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento Giuseppe Pendolino, dal comandante provinciale dei Carabinieri Nicola De Tullio, comandante del presidio militare, ha deposto una corona d’alloro in omaggio ai caduti e ai valori fondanti della Repubblica.
Un momento particolarmente significativo, caratterizzato dalla partecipazione delle rappresentanze istituzionali, delle forze dell’ordine, delle associazioni combattentistiche e d’arma e dei  cittadini che hanno voluto rendere omaggio alla ricorrenza nazionale. Le celebrazioni sono poi proseguite nel piazzale Vittorio Emanuele con una serie di manifestazioni collaterali che vedono il coinvolgimento di alcune scuole del territorio, protagoniste di iniziative dedicate ai principi di cittadinanza, democrazia e partecipazione.
La giornata commemorativa prosegue nell’atrio del Palazzo del Governo con la consegna delle Onorificenze al Merito della Repubblica Italiana, prestigioso riconoscimento conferito a cittadini che si sono distinti per il loro impegno civile, professionale e sociale al servizio della comunità e del Paese.
La consegna dell’onorificenza al Cav Vincenzo Patti
Ecco gli insigniti: Onorificenza di “ufficiale”a  Cesare Castelli;  titolo di “cavaliere”  Gaetano Bizzini; Totò Cacciatore; Vito Casamassima; Andrea D’Agostino; Vito Fiorino; Giuseppe Montana; Vincenzo Patti; Roberto Principato; Francesco Sammartino; Angelo Vita e Antonino Volpe.
La consegna dell’onorificenza a Angelo Vita
Ottant’anni dopo la nascita della Repubblica, Agrigento rinnova il proprio legame con i valori di libertà, unità e democrazia che continuano a rappresentare il fondamento della vita istituzionale italiana.



AGRIGENTONOTIZIE

Orgoglio agrigentino ai Fori Imperiali: i sindaci in prima fila per gli 80 anni della Repubblica

Una folta delegazione siciliana ha aperto la parata del 2 giugno a Roma. Tra i protagonisti del territorio spiccano i nomi dei rappresentanti di Montallegro, Sant’Elisabetta, Comitini e Palma di Montechiaro, chiamati a testimoniare il valore della democrazia nel cuore della Capitale
C'è anche un pezzo importante della provincia di Agrigento a sfilare oggi tra i Fori Imperiali in occasione dell’ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana. Una nutrita delegazione di sindaci agrigentini è infatti arrivata a Roma per partecipare alla tradizionale parata del 2 giugno, aprendo ufficialmente il corteo come simbolo del ruolo fondamentale dei Comuni e delle autonomie locali quali istituzioni più vicine ai bisogni dei cittadini.
"Tramandare valore della Patria e libertà", Nigrelli da Roma lancia il concorso per le scuole sulla festa della Repubblica
La delegazione regionale è guidata dal presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta (sindaco di Canicattini Bagni), insieme al segretario generale Mario Emanuele Alvano. Celebrando i valori di libertà, partecipazione e solidarietà, i primi cittadini hanno ribadito la necessità di riaffermare la coesione nazionale e la pace in una fase storica segnata da crescenti preoccupazioni economiche e tensioni internazionali.
Oltre ai rappresentanti del territorio Agrigentino che vedono in prima linea Giovanni Cirillo (Montallegro), Liborio Gaziano (Sant’Elisabetta), Luigi Nigrelli (Comitini) e Stefano Castellino(Palma di Montechiaro), la missione romana ha coinvolto amministratori da tutta l'Isola.



LENTEPUBBLICA

Salario accessorio, i chiarimenti ARAN sugli incrementi per gli enti locali

Una delle novità più significative introdotte dal nuovo CCNL Funzioni Locali del 23 febbraio 2026 riguarda il rafforzamento delle risorse destinate al salario accessorio.
Tuttavia, l’applicazione concreta delle nuove disposizioni ha sollevato numerosi interrogativi tra segretari comunali, dirigenti finanziari, responsabili del personale e operatori degli uffici preposti alla gestione delle risorse decentrate.
A fare chiarezza è intervenuta l’ARAN con il parere n. 37357 del 18 maggio 2026, documento che fornisce indicazioni operative su come gestire gli incrementi previsti dall’articolo 58 del nuovo contratto, soprattutto nei casi in cui le annualità interessate risultino già definitivamente chiuse sotto il profilo contabile e contrattuale.
Il tema non è secondario, poiché coinvolge direttamente la costituzione dei fondi per il trattamento accessorio e la possibilità di riconoscere ai dipendenti somme maturate negli anni precedenti senza dover riaprire l’intero percorso della contrattazione integrativa.
Le nuove risorse previste dal contratto
Il nuovo contratto collettivo ha introdotto due distinti strumenti di incremento delle risorse destinate al salario accessorio.
Da una parte è previsto un aumento obbligatorio, finanziato attraverso una quota pari allo 0,14% del monte salari 2021, destinata alla componente stabile del Fondo delle risorse decentrate. Dall’altra, viene riconosciuta agli enti la facoltà di incrementare ulteriormente le risorse disponibili attraverso una quota aggiuntiva fino allo 0,22% del monte salari 2021, subordinatamente alla sostenibilità finanziaria e agli equilibri di bilancio.
Si tratta di misure che puntano a rafforzare la valorizzazione del personale degli enti locali, offrendo alle amministrazioni maggiori margini per finanziare performance, premialità e istituti accessori.
Cosa accade se il 2024 e il 2025 sono già stati chiusi
Uno dei dubbi più frequenti riguardava la gestione delle annualità 2024 e 2025, soprattutto per quelle amministrazioni che avevano già concluso sia la costituzione del fondo sia la relativa contrattazione integrativa.
Secondo l’interpretazione fornita dall’ARAN, non sarà necessario riaprire gli accordi decentrati già sottoscritti.
L’incremento obbligatorio previsto dall’articolo 58, comma 1, pur avendo decorrenza dal 1° gennaio 2024, potrà infatti essere recuperato successivamente. Le somme riferite agli anni ormai chiusi potranno essere inserite nel fondo dell’esercizio corrente come residui delle annualità precedenti, andando ad alimentare la parte variabile del fondo stesso.
Questa soluzione consente agli enti di evitare procedure particolarmente complesse e di gestire gli adeguamenti in maniera più semplice dal punto di vista amministrativo e contabile.
In sostanza, le risorse maturate nel 2024 e nel 2025 non vengono perse, ma possono essere recuperate e utilizzate nel 2026 senza la necessità di riaprire tavoli negoziali ormai conclusi.
La possibilità di riconoscere arretrati sulla performance
Le indicazioni dell’Agenzia aprono anche un’altra strada.
Qualora i contratti integrativi già sottoscritti contengano specifiche clausole che prevedono il trasferimento automatico delle economie e dei residui verso gli istituti collegati alla performance, le somme maturate potranno essere erogate direttamente ai dipendenti come arretrati dei compensi premiali.
In questo caso, l’ente potrà utilizzare gli stessi criteri di distribuzione già definiti nella contrattazione decentrata degli anni interessati, evitando di introdurre nuovi meccanismi di riparto o di dover ridefinire le regole di assegnazione delle risorse.
La soluzione appare particolarmente interessante per quelle amministrazioni che dispongono già di sistemi consolidati di valutazione e misurazione delle performance individuali e organizzative.
Incrementi esclusi dal tetto del salario accessorio
Uno degli aspetti più rilevanti del parere riguarda il rapporto tra i nuovi incrementi e il noto limite imposto dall’articolo 23, comma 2, del decreto legislativo n. 75 del 2017.
Come noto, tale disposizione ha introdotto un vincolo alla crescita del trattamento accessorio, ancorandolo ai livelli storici di spesa.
L’ARAN ribadisce però che gli incrementi previsti dal nuovo contratto non devono essere conteggiati ai fini di questo limite.
L’esclusione trova fondamento nelle disposizioni contenute nell’articolo 11 del decreto-legge n. 135 del 2018, che consente di considerare determinate risorse al di fuori del tetto del salario accessorio.
Per gli enti locali si tratta di un chiarimento particolarmente importante perché elimina uno dei principali ostacoli che spesso emergono nella gestione dei fondi destinati al personale.
Lo 0,22% facoltativo e la capacità di bilancio degli enti
Accanto all’incremento obbligatorio, il contratto introduce anche una misura di carattere facoltativo.
L’articolo 58, comma 2, consente infatti alle amministrazioni di destinare ulteriori risorse fino allo 0,22% del monte salari 2021, purché vi siano adeguati margini finanziari.
Queste somme possono essere utilizzate non soltanto per incrementare la componente variabile del Fondo delle risorse decentrate, ma anche per rafforzare la retribuzione di posizione e di risultato delle Elevate Qualificazioni.
L’obiettivo è offrire agli enti uno strumento aggiuntivo per valorizzare professionalità e responsabilità particolarmente rilevanti all’interno delle organizzazioni.
Anche in questo caso l’ARAN conferma che le risorse non sono soggette ai limiti del trattamento accessorio previsti dalla normativa generale.
Le istruzioni operative per le somme riferite al 2025
Per quanto riguarda le risorse facoltative riferite all’anno 2025, il parere richiama sostanzialmente le stesse modalità applicative previste per l’incremento obbligatorio.
Le amministrazioni potranno quindi scegliere di riportare tali somme negli esercizi successivi come residui oppure procedere alla loro erogazione sotto forma di arretrati, sempre nel rispetto delle clausole già contenute nei contratti integrativi vigenti.
Anche in questo caso non sarà necessario riaprire la contrattazione decentrata già definita, con un evidente vantaggio sotto il profilo organizzativo e gestionale.
Un chiarimento atteso dagli enti locali
L’intervento dell’ARAN era particolarmente atteso dagli operatori del settore, chiamati a interpretare disposizioni contrattuali che incidono direttamente sulla gestione economica del personale.
Le indicazioni contenute nel parere consentono oggi di affrontare con maggiore certezza la contabilizzazione degli incrementi previsti dal nuovo CCNL, evitando dubbi applicativi e garantendo una gestione uniforme sul territorio nazionale.
Per gli enti che hanno già chiuso i fondi relativi al 2024 e al 2025, il messaggio è chiaro: le nuove risorse possono essere recuperate senza riaprire la contrattazione integrativa, utilizzando gli strumenti contabili indicati dall’Agenzia e nel rispetto delle clausole contrattuali già esistenti.
Una precisazione che offre maggiore flessibilità amministrativa e che permette di dare concreta attuazione a una delle innovazioni economiche più rilevanti introdotte dall’ultimo rinnovo contrattuale delle Funzioni Locali.



LENTEPUBBLICA

AgID approva il nuovo regolamento su sanzioni per accessibilità e servizi digitali

L’accessibilità digitale entra in una nuova fase. L’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) ha infatti adottato il regolamento che disciplina in maniera organica le procedure di controllo e l’esercizio del potere sanzionatorio nei confronti di soggetti pubblici e privati che non rispettano gli obblighi previsti dalla normativa in materia di accessibilità di siti web, applicazioni mobili e servizi digitali.
La misura è contenuta nella Determinazione n. 84 del 15 maggio 2026, che introduce un quadro procedurale più strutturato per la vigilanza e l’eventuale irrogazione delle sanzioni.
L’intervento rappresenta un tassello significativo nel percorso di rafforzamento delle politiche nazionali volte a garantire che gli strumenti digitali siano realmente fruibili da tutti i cittadini, comprese le persone con disabilità, in linea con gli obblighi previsti dalla legislazione italiana ed europea.
Più controlli per garantire l’accessibilità digitale
Il nuovo regolamento definisce in dettaglio le modalità attraverso cui AgID potrà verificare il rispetto delle disposizioni contenute nella Legge n. 4 del 2004, nota come Legge Stanca, e nel Decreto Legislativo n. 82 del 2022, che ha recepito nell’ordinamento italiano la direttiva europea sull’accessibilità di prodotti e servizi digitali.
Le attività di verifica potranno riguardare sia le amministrazioni pubbliche sia alcune realtà private di grandi dimensioni, in particolare quelle che registrano un fatturato medio superiore a 500 milioni di euro negli ultimi tre anni di attività. Il perimetro dei controlli comprende portali internet, applicazioni mobili e numerose categorie di servizi digitali destinati al pubblico.
L’obiettivo dichiarato è quello di uniformare le procedure di vigilanza, garantendo criteri omogenei nell’accertamento delle eventuali irregolarità e nella successiva gestione delle contestazioni.
Come partiranno le verifiche
Una delle principali novità introdotte riguarda la formalizzazione dell’intero percorso di accertamento.
Le attività potranno prendere avvio a seguito delle segnalazioni presentate dagli utenti, dei reclami ricevuti dall’Agenzia oppure degli esiti delle attività di monitoraggio già svolte sui siti e sulle applicazioni. Un ruolo centrale sarà affidato al Difensore civico per il digitale, che avrà il compito di valutare le istanze ricevute e predisporre una relazione tecnica contenente eventuali rilievi e richieste di adeguamento.
Prima di arrivare a una contestazione formale, i soggetti coinvolti avranno la possibilità di fornire chiarimenti, documentazione e informazioni aggiuntive. La logica perseguita dal regolamento è infatti quella di favorire, in prima battuta, il superamento delle criticità riscontrate attraverso azioni correttive.
In questa fase potranno essere effettuati approfondimenti documentali, richieste di informazioni, audizioni e perfino attività ispettive, con il supporto delle strutture tecniche interne dell’Agenzia.
Adeguamento prima delle sanzioni
Il regolamento introduce un meccanismo progressivo che punta inizialmente alla conformità piuttosto che alla punizione.
Quando viene rilevata una non conformità rispetto ai requisiti di accessibilità, AgID notificherà al soggetto interessato un rapporto contenente le criticità individuate e le misure necessarie per sanarle. Sarà inoltre concesso un termine ritenuto congruo e proporzionato alla gravità delle violazioni per effettuare gli adeguamenti richiesti.
Solo qualora l’ente o l’operatore economico non intervenga entro i tempi stabiliti, l’Agenzia potrà procedere con l’avvio del procedimento sanzionatorio vero e proprio.
Nel caso dei servizi disciplinati dal Decreto Accessibilità, il regolamento prevede anche misure ulteriori. Tra queste figurano la possibilità di imporre l’oscuramento di specifici servizi non conformi, il ritiro di applicazioni dagli store digitali oppure l’adozione di provvedimenti che ne limitino l’utilizzo fino al ripristino delle condizioni di conformità.
Il procedimento sanzionatorio
Una volta ricevuti gli atti dagli uffici competenti, l’Area Affari giuridici e contratti pubblici di AgID potrà avviare formalmente il procedimento.
Il soggetto interessato riceverà una contestazione dettagliata nella quale saranno indicate le norme violate, le possibili conseguenze e le modalità per presentare memorie difensive o chiedere di essere ascoltato. Per esercitare tali facoltà saranno concessi trenta giorni dalla notifica dell’atto.
L’intero procedimento dovrà normalmente concludersi entro novanta giorni, salvo eventuali sospensioni legate a richieste di approfondimento istruttorio o alla necessità di completare gli interventi correttivi richiesti.
Al termine dell’istruttoria sarà il Direttore Generale dell’Agenzia a decidere se archiviare il caso oppure applicare le misure previste dalla normativa.
Le conseguenze per enti e imprese
Le sanzioni previste variano a seconda della tipologia di soggetto coinvolto.
Per le pubbliche amministrazioni, le violazioni accertate potranno essere segnalate agli organismi competenti per l’avvio di eventuali procedimenti disciplinari e agli Organismi indipendenti di valutazione.
Per i grandi operatori privati soggetti alla Legge sull’accessibilità, invece, è prevista una sanzione amministrativa fino al 5% del fatturato, determinata sulla base della gravità della violazione, del danno arrecato agli utenti e del comportamento tenuto dall’azienda durante il procedimento.
Anche per i fornitori di servizi disciplinati dal Decreto Legislativo n. 82 del 2022 sono previste sanzioni economiche, il cui importo sarà stabilito tenendo conto delle circostanze concrete e delle conseguenze prodotte dalle inadempienze.
Una spinta verso l’inclusione digitale
L’approvazione del regolamento segna un passaggio importante nell’evoluzione delle politiche nazionali dedicate all’accessibilità.
Negli ultimi anni il tema è diventato sempre più centrale, soprattutto alla luce della crescente digitalizzazione dei servizi pubblici e privati. La possibilità di accedere a un sito internet, utilizzare un’applicazione o usufruire di un servizio online senza ostacoli rappresenta oggi una condizione essenziale per garantire la piena partecipazione dei cittadini alla vita sociale, economica e amministrativa.
Attraverso procedure più chiare, controlli standardizzati e strumenti sanzionatori definiti, AgID punta a rendere più efficace la propria attività di vigilanza e a promuovere una cultura della progettazione digitale inclusiva. Un approccio che non guarda soltanto al rispetto formale delle norme, ma che mira a rendere concretamente accessibili le tecnologie utilizzate ogni giorno da milioni di persone.





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