AGRIGENTONOTIZIE
Quasi 2 milioni per le strade provinciali: al via i nuovi lavori contro frane e smottamenti
Firmato il contratto per la manutenzione straordinaria della viabilità della zona Est. Gli interventi saranno eseguiti nell’arco di un anno sulle arterie di competenza del Libero consorzio
Nuovi interventi in arrivo sulla rete viaria provinciale dell’Agrigentino orientale. Il Libero consorzio comunale di Agrigento ha infatti firmato il contratto d’appalto relativo all’accordo quadro annuale per la manutenzione straordinaria delle strade della zona Est, un piano di lavori destinato a migliorare la sicurezza lungo diversi tratti interessati negli anni da frane, smottamenti e dissesti.
Le opere saranno eseguite dall’impresa Peloritana appalti di Barcellona Pozzo di Gotto, risultata aggiudicataria della gara per un importo complessivo di 1 milione e 957 mila euro oltre Iva, comprensivo di 58.710 euro destinati agli oneri per la sicurezza. L’intervento rientra nell’accordo quadro con un unico operatore economico e consentirà al Settore Infrastrutture stradali del Libero Consorzio di programmare e attivare rapidamente le opere necessarie nei diversi tratti della viabilità provinciale che presentano criticità.
L’obiettivo è quello di eliminare le condizioni di pericolo determinate da fenomeni di instabilità del terreno e garantire una maggiore sicurezza agli automobilisti che quotidianamente percorrono le strade di competenza dell’ente. Secondo quanto previsto dal contratto, i lavori dovranno essere eseguiti entro 365 giorni dalla consegna ufficiale dei cantieri e saranno realizzati seguendo le indicazioni tecniche predisposte dagli uffici del Libero Consorzio.
Le risorse utilizzate provengono dai finanziamenti stanziati dalla legge 145 del 2018, che ha destinato fondi specifici ai Liberi Consorzi comunali e alle Città metropolitane della Sicilia per interventi sulla viabilità secondaria. Il progetto è stato predisposto dagli uffici tecnici dell’ente provinciale proprio per rispondere alle esigenze di manutenzione e messa in sicurezza della rete stradale dell’area orientale della provincia.
AGRIGENTOGGI
Al via i lavori sulle strade provinciali della zona est dell’Agrigentino
Inizieranno in tempi brevi nuovi lavori di manutenzione straordinaria sulla rete viaria di competenza del Libero Consorzio Comunale di Agrigento. E’ stato firmato, infatti, il contratto d’appalto relativo all’accordo quadro annuale con un solo operatore economico per la manutenzione straordinaria delle strade provinciali della zona est, opere necessarie all’eliminazione delle condizioni di pericolo lungo i vari tracciati determinate da frane e smottamenti.
I lavori saranno effettuati, entro 365 giorni dal verbale di consegna, dall’impresa Peloritana Appalti di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), aggiudicataria dell’appalto per un importo contrattuale di 1.957.000 euro più Iva, compresi 58.710 euro per oneri di sicurezza, e su indicazioni dei tecnici del Settore infrastrutture stradali. Il piano di interventi è stato finanziato, su progetto del Libero Consorzio, con i fondi destinati a Liberi Consorzi e Città metropolitane della Sicilia per interventi sulla viabilità secondaria.
LENTEPUBBLICA
PNRR: le Province alla Cabina di Regia a Palazzo Chigi
UPI: “Chieste rassicurazioni sulle opere da completare”.
“Le Province stanno portando a conclusione gli investimenti finanziati dal PNRR, oltre 1.700 interventi nelle scuole secondarie superiori per la messa in sicurezza, l’efficientamento energetico e la costruzione di nuovi edifici e palestre. Ci sono però alcuni cantieri che sono rimasti indietro non per ritardi delle amministrazioni, ma per complicazioni legati ad autorizzazioni o a questioni burocratiche.
Queste opere non possono rimanere delle incompiute. Per questo abbiamo chiesto oggi alla cabina di regia di Palazzo Chigi rassicurazioni rispetto alla volontà del Governo di assicurare la prosecuzione delle opere che dovessero superare la scadenza del 2026 per cause non imputabili agli enti.
Cantieri che – stante il raggiungimento del target della Missione – per cause di forza maggiore, come contenziosi con ditte, interruzioni di lavori imposti d’autorità, non saranno completati oltre i termini previsti. Abbiamo accolto positivamente la risposta del Ministro Foti, che ha mostrato piena consapevolezza del problema e ha ribadito l’attenzione del Governo su questa questione che per le Province è essenziale.”
Lo dichiara il Vicepresidente UPI Emanuele Ramella Pralungo, Presidente della Province di Biella, intervenuto alla Cabina di Regia PNRR convocata oggi a Palazzo Chigi e presieduta dal Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti.
LENTEPUBBLICA
Certificazione sulla copertura dei servizi: la scadenza per gli enti deficitari
Il Ministero dell’Interno richiama gli enti locali agli adempimenti relativi alla certificazione della copertura dei costi dei servizi riferita all’anno 2023. Coinvolti comuni, province, città metropolitane e comunità montane che si trovano in particolari condizioni finanziarie. Previste sanzioni in caso di mancato invio o di inadempienza.
Torna sotto i riflettori il tema della sostenibilità finanziaria degli enti territoriali. Con la circolare n. 52 del 26 maggio 2026, il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno ha fornito chiarimenti operativi riguardanti la certificazione dimostrativa della copertura dei costi di alcuni servizi riferita all’anno 2023.
Il documento non si limita a definire le modalità di compilazione e trasmissione della certificazione, ma affronta anche le attività di controllo attribuite alle Prefetture e il sistema sanzionatorio previsto dalla normativa per gli enti che non rispettano gli obblighi previsti.
L’obiettivo dell’intervento è garantire una verifica puntuale dell’equilibrio economico-finanziario di particolari categorie di amministrazioni locali, soprattutto quelle che presentano condizioni di fragilità dal punto di vista contabile.
Quali enti sono obbligati alla trasmissione
La certificazione deve essere inviata da una serie di amministrazioni locali che si trovano in situazioni specifiche individuate dalla normativa vigente. Rientrano tra i soggetti interessati i comuni, le province, le città metropolitane e le comunità montane che risultano:
strutturalmente deficitari;
in stato di dissesto finanziario;
sottoposti a procedura di riequilibrio finanziario pluriennale;
soggetti ai controlli centrali previsti dal TUEL per particolari situazioni legate all’approvazione o alla trasmissione del rendiconto di gestione.
Per quanto riguarda la condizione di deficitarietà strutturale, il riferimento utilizzato è rappresentato dalle risultanze della tabella allegata al rendiconto della gestione dell’esercizio finanziario 2021, sulla base della quale viene individuata la situazione dell’ente nel 2023.
L’obbligo riguarda inoltre gli enti che, pur non risultando formalmente deficitari, non abbiano approvato nei termini il rendiconto oppure non abbiano trasmesso i relativi dati alla Banca dati delle amministrazioni pubbliche entro i tempi stabiliti dalla legge.
La scadenza fissata al 30 giugno 2026
Uno degli aspetti più rilevanti contenuti nella circolare riguarda il termine entro il quale deve essere completato l’adempimento.
La certificazione relativa alla copertura dei costi dei servizi per l’anno 2023 dovrà infatti essere trasmessa esclusivamente in modalità telematica entro il 30 giugno 2026.
Il Ministero sottolinea che la procedura deve essere effettuata seguendo rigorosamente le modalità previste dal decreto ministeriale del 31 marzo 2026, pubblicato successivamente nella Gazzetta Ufficiale dell’8 aprile 2026.
Particolare attenzione dovrà essere riservata alla sottoscrizione digitale del documento. Il certificato, infatti, dovrà riportare le firme digitali di tre figure fondamentali dell’ente:
il Segretario comunale;
il Responsabile del servizio finanziario;
l’Organo di revisione economico-finanziaria.
Il Ministero avverte inoltre che eventuali invii effettuati con modalità differenti da quelle ufficialmente previste non saranno considerati validi ai fini dell’adempimento richiesto.
Come devono essere compilati i prospetti
La circolare dedica spazio anche ad alcuni chiarimenti tecnici relativi alla compilazione delle tabelle che compongono la certificazione.
Nella sezione dedicata ai costi di gestione, la voce relativa all’acquisto di beni e servizi comprende le spese sostenute per materiali di consumo, materie prime, prestazioni di servizi, utilizzo di beni di terzi e oneri straordinari della gestione corrente.
Diversamente, nella categoria trasferimenti, ammortamenti e interessi passivi devono essere inseriti i costi legati a trasferimenti, interessi passivi, altri oneri finanziari, imposte, tasse e ammortamenti di esercizio.
Si tratta di indicazioni che assumono particolare importanza perché consentono agli enti di compilare correttamente la documentazione evitando errori che potrebbero compromettere la validità della certificazione o determinare richieste di integrazione da parte degli organi di controllo.
Esclusi gli asili nido dai controlli sulla copertura dei costi
Tra i richiami normativi contenuti nella circolare figura anche una modifica introdotta dalla Legge di Bilancio 2022.
L’articolo 1, comma 173, della legge n. 234 del 2021 ha infatti modificato l’articolo 243 del TUEL stabilendo che i costi di gestione dei servizi relativi agli asili nido non devono più essere considerati nell’ambito dei controlli centrali riguardanti la copertura dei costi dei servizi a domanda individuale.
Si tratta di una novità significativa che negli ultimi anni ha inciso sulle modalità di valutazione degli equilibri economici di numerosi enti locali, escludendo dal perimetro dei controlli un servizio ritenuto particolarmente rilevante sotto il profilo sociale.
Il ruolo delle Prefetture nei controlli
A partire dal 3 luglio 2026, le Prefetture potranno accedere alla banca dati della Finanza Locale per consultare i certificati trasmessi dagli enti interessati.
Gli Uffici Territoriali del Governo sono chiamati a svolgere un’attività di monitoraggio e verifica, assicurandosi che le amministrazioni destinatarie degli obblighi abbiano correttamente adempiuto alle disposizioni previste dalla normativa.
La circolare invita inoltre le Prefetture a richiamare formalmente l’attenzione degli enti interessati sugli obblighi di trasmissione telematica e sulle conseguenze derivanti dall’eventuale mancato rispetto delle prescrizioni.
Quando scattano le sanzioni
Uno degli aspetti più delicati riguarda il regime sanzionatorio previsto dall’articolo 243 del Testo Unico degli Enti Locali.
Le sanzioni possono colpire province e comuni che si trovano in condizioni di deficitarietà strutturale e che non abbiano rispettato i livelli minimi di copertura dei costi di gestione richiesti dalla normativa oppure non abbiano dimostrato il rispetto di tali parametri mediante la trasmissione della certificazione prevista.
La penalità economica prevista è particolarmente significativa: l’importo corrisponde all’1% delle entrate correnti risultanti dal rendiconto della gestione del penultimo esercizio finanziario precedente rispetto a quello in cui viene accertata l’irregolarità.
Una misura che punta a rafforzare il rispetto degli obblighi contabili e a incentivare una gestione finanziaria corretta da parte delle amministrazioni locali maggiormente esposte a situazioni di criticità.
Un adempimento strategico per la tenuta dei conti pubblici
La certificazione della copertura dei costi dei servizi rappresenta uno degli strumenti attraverso cui il Ministero dell’Interno monitora la solidità finanziaria degli enti territoriali più vulnerabili. Attraverso questo meccanismo vengono raccolti dati utili a verificare la capacità delle amministrazioni di sostenere economicamente i servizi erogati ai cittadini e di mantenere condizioni di equilibrio nella gestione delle risorse pubbliche.
La scadenza del 30 giugno 2026 assume quindi un rilievo particolare per tutti gli enti interessati, chiamati a completare correttamente la procedura entro i termini previsti per evitare contestazioni, controlli aggiuntivi e possibili conseguenze economiche.
ILSOLE24ORE
Pnrr, revisione da 2,1 miliardi. Un miliardo alle case green, 200 milioni agli alloggi popolari
L’ultima rimodulazione del Pnrr italiano prende forma alla vigilia dell’accredito della nona rata da 12,8 miliardi che dovrebbe essere ufficializzato in queste ore. A illustrarne i dettagli è stato il ministro Tommaso Foti prima nella rapidissima cabina di regia riunita ieri in tarda mattinata per un quarto d’ora e poi, soprattutto, nella successiva audizione davanti alle commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio di Camera e Senato.
I ritocchi riguardano una novantina di misure e, accanto ai consueti correttivi tecnici su milestone e target per assicurarne il raggiungimento, muove in tutto 2,1 miliardi di euro. A perdere risorse è prima di tutto, come largamente annunciato, il progetto di liberalizzazione dei servizi ferroviari Intercity e regionali che sarebbe dovuto decollare attraverso la Rosco, la società pubblica chiamata ad acquistare e poi noleggiare i treni per i candidati a offrire il servizio in regime di concorrenza.
L’obiettivo, a cui erano collegati 1,2 miliardi di euro, è stato accantonato dal Governo poche settimane dopo averlo negoziato con la Commissione Ue. Ma la perdita dei fondi è stata scongiurata dalla revisione, che mette in campo una nuova facility da un miliardo da utilizzare per interventi di rafforzamento dell’offerta di case green, a elevata efficienza energetica. Ulteriori 200 milioni saranno impiegati per potenziare la misura già esistente sull’efficientamento energetico dell’edilizia residenziale pubblica (inserita nel Pnrr con la maxi rimodulazione di novembre 2023), che registra un surplus di domande. Per questa via si irrobustisce il Piano casa, come annunciato nelle scorse settimane da diversi esponenti dell’Esecutivo.
Mezzo miliardo se ne va invece dal capitolo che finanzia i crediti d’imposta degli investimenti nella Zes unica del Mezzogiorno, perché - ha spiegato il ministro - «le difficoltà di rendicontazione erano incompatibili con le scadenze del Piano». Le risorse europee saranno però sostituite da fondi nazionali in un bilancio che, sempre in virtù della stessa riscrittura, trova nuovi spazi per il dirottamento sui fondi Ue di altri 700 milioni destinati agli sconti fiscali di Transizione 5.0, oggetto di un eterno balletto nelle continue correzioni del Pnrr. Quest’ultimo dare e avere sembra però preoccupare il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, che in cabina di regia, a quanto risulta al Sole 24 Ore, ha manifestato una forte perplessità sulla fattibilità tecnica dell’operazione. Sotto osservazione è finita anche la riforma degli incentivi sulla quale è alta la tensione tra Mef e Mimit, da cui però trapela serenità sul raggiungimento del target.
Il ministero dell’Ambiente ha dovuto riprogrammare circa 232 milioni: 33 milioni ancora una volta dalle colonnine elettriche, 73 milioni dall’investimento fognature e depurazione, 100 milioni dall’agro-voltaico e 26 milioni dall’intervento per l’approvvigionamento sostenibile delle materie prime critiche. L’Agricoltura, da parte sua, ha ridotto di 12 milioni la voce “meccanizzazione” e di 158 milioni il parco agri-solare. Altri 90 milioni si liberano dalla misura LogIN del ministero delle Infrastrutture, che ne valeva 157 in tutto e puntava a sostenere la trasformazione digitale delle imprese di trasporto merci e logistica. A ricevere fondi aggiuntivi dal nuovo giro di giostra sono la facility relativa alle comunità energetiche, che guadagna 173 milioni, l’autoproduzione di energia delle Pmi (+32 milioni) e l’elettrificazione delle ferrovie (+94 milioni).
Più in generale, il doppio appuntamento a Palazzo Chigi e in Parlamento ha rappresentato per Foti l’occasione per ringraziare tutti i soggetti attuatori e rivendicare i risultati italiani. «Con la nona rata in arrivo siamo a 166 miliardi effettivamente incassati, pari all’85% della dotazione del Piano», ha sottolineato il ministro. «Siamo gli unici ad aver raggiunto a oggi questo dato assieme alla Francia, che però è titolare di un Pnrr da 40 miliardi contro i nostri 194,4».
Alla conclusione mancano 159 obiettivi, che si aggiungono ai 456 raggiunti sinora (il 72% delle milestone e dei target previsti): centrarli entro il 30 giugno servirà a ottenere anche la decima e ultima rata da 28,4 miliardi. La revisione varata ieri andrà inviata a Bruxelles in queste ore per essere approvata definitivamente dal Consiglio entro il 31 agosto. Parte dunque il rush finale: per dirla con Foti, «la fase più delicata e decisiva». Da qui il monito: «Tutte le amministrazioni preposte sono chiamate a completare le misure e, soprattutto, ad accelerare la rendicontazione».
https://www.quotidiano.ilsole24ore.com/sfoglio/aviator.php?newspaper=S24&issue=20260604&edit...
UNIONEPROVINCEITALIANE.IT
Part-Time e fondo risorse: dall’ARAN due indicazioni operative per gli enti locali
Due recenti pareri dell’Aran forniscono indicazioni operative rilevanti per gli enti locali, in particolare per le Province, su due ambiti chiave della gestione del personale: il lavoro a tempo parziale e la contabilizzazione degli incrementi del fondo delle risorse decentrate.Part-time e rientro a tempo pienoCon il parere n. 37362, l’Aran analizza il caso del dipendente assunto a tempo pieno e successivamente trasformato in part-time, chiarendo se l’ente possa imporre il rientro al tempo pieno per esigenze organizzative. L’Agenzia conferma un orientamento coerente con il CCNL Funzioni Locali del 23 febbraio 2026: l’art. 53 stabilisce che la trasformazione del rapporto di lavoro avviene esclusivamente tramite accordo scritto tra le parti, nel quale può essere previsto un eventuale termine di durata.Di conseguenza, il rientro al tempo pieno può essere richiesto dall’amministrazione solo se tale possibilità era stata espressamente prevista nell’accordo individuale. In assenza di tale clausola, il part-time non può essere modificato unilateralmente dall’ente, rafforzando il principio di tutela del lavoratore e la necessità di verificare puntualmente i contenuti contrattuali.Incrementi fondo risorse decentrateSul piano economico, il parere Aran n. 37357 interviene sulla corretta gestione degli incrementi del fondo delle risorse decentrate. In particolare, viene confermato l’aumento obbligatorio dello 0,14% del monte salari 2021, con decorrenza dal 1° gennaio 2024, e l’incremento facoltativo dello 0,22% a partire dal 2025.Per le annualità già concluse, l’Aran chiarisce che tali risorse possono essere contabilizzate come quote variabili una tantum oppure, in presenza di specifiche clausole contrattuali, riconosciute come arretrati sui premi di performance. Entrambi gli incrementi sono esclusi dal limite del salario accessorio fissato al 2016, offrendo maggiore flessibilità nella gestione delle risorse.Per ulteriori approfondimenti, è disponibile un’analisi dedicata sul Blog di Pi.Co., mentre sul Forum di Pi.Co. è attivo un confronto tra operatori del settore sulle implicazioni applicative delle indicazioni Aran.