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Diritto ai buoni pasto in smart working negli enti locali: i chiarimenti dell'ARAN
Buoni pasto anche in smart working: quando spettano e cosa cambia tra lavoro agile e lavoro da remoto. Il nuovo contratto chiarisce le regole sui ticket durante il lavoro a distanza. I chiarimenti in un recente parere dell’ARAN.
Con il rinnovo del Contratto collettivo nazionale delle Funzioni Locali per il triennio 2022-2024, firmato il 23 febbraio 2026, arriva una novità destinata a incidere sull’organizzazione del lavoro negli enti territoriali: per la prima volta viene disciplinato in modo esplicito il diritto al buono pasto anche nelle giornate svolte in modalità agile.
La questione aveva generato negli ultimi anni interpretazioni differenti tra amministrazioni, lavoratori e uffici del personale. L’estensione dello smart working nella Pubblica Amministrazione aveva infatti posto numerosi interrogativi sulla maturazione dei ticket restaurant, soprattutto in relazione alla verifica dell’orario di lavoro e alla gestione delle pause.
Il nuovo contratto interviene proprio su questo aspetto, introducendo un criterio uniforme volto a eliminare dubbi applicativi e disparità di trattamento.
Come funziona il buono pasto nel lavoro agile
La disposizione inserita all’articolo 41, comma 3-bis, del nuovo CCNL stabilisce che, ai fini dell’erogazione del buono pasto, le ore lavorate durante una giornata svolta in modalità agile devono essere considerate pari a quelle che il dipendente avrebbe effettuato se fosse stato fisicamente presente nella sede di servizio.
Si tratta di una scelta contrattuale particolarmente significativa perché tiene conto della natura stessa dello smart working. In questa modalità organizzativa, infatti, il lavoratore non è normalmente soggetto a una rigida misurazione del tempo di lavoro. L’attenzione viene posta prevalentemente sul raggiungimento degli obiettivi e sull’esecuzione delle attività assegnate, piuttosto che sul controllo puntuale delle ore trascorse davanti al computer.
Proprio per questa ragione il contratto introduce un meccanismo convenzionale che consente di individuare una durata teorica della giornata lavorativa. In altre parole, per stabilire se il dipendente ha diritto al ticket, non occorre verificare concretamente quante ore abbia lavorato durante la giornata in smart working: si assume automaticamente che la prestazione corrisponda all’orario ordinario previsto per quella stessa giornata in presenza.
L’obiettivo della norma è garantire certezza amministrativa e semplificare la gestione del beneficio economico, evitando procedure di controllo incompatibili con la filosofia del lavoro agile.
Pause e rilevazione dell’orario: perché nello smart working non servono controlli
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il tema della pausa pranzo.
Nel lavoro agile, proprio perché manca una misurazione dell’orario di lavoro in senso tradizionale, non è prevista alcuna registrazione della pausa ai fini della maturazione del buono pasto. La rilevazione dell’interruzione dell’attività lavorativa sarebbe infatti incoerente con la logica organizzativa dello smart working, basata su autonomia e flessibilità.
In sostanza, il dipendente che opera in modalità agile non deve effettuare specifiche timbrature o registrazioni relative alla pausa per ottenere il ticket. La maturazione del beneficio discende direttamente dall’applicazione della regola contrattuale che equipara la giornata agile a quella svolta in ufficio.
Questa impostazione rappresenta una differenza sostanziale rispetto ai sistemi di controllo normalmente utilizzati nelle prestazioni lavorative caratterizzate da una precisa scansione temporale.
Il caso del lavoro da remoto: regole diverse rispetto allo smart working
Diverso è invece il quadro normativo relativo al lavoro da remoto.
Sebbene entrambe le modalità consentano di svolgere l’attività fuori dalla sede dell’ente, sotto il profilo giuridico e organizzativo esistono differenze rilevanti. Nel lavoro da remoto, infatti, l’orario continua a essere oggetto di monitoraggio e il dipendente rimane assoggettato alle stesse regole previste per chi opera in presenza.
Ciò significa che la prestazione viene organizzata secondo fasce orarie definite, con l’applicazione delle medesime disposizioni riguardanti entrata, uscita, pause e tempi di lavoro.
Di conseguenza, anche per quanto riguarda il buono pasto, le amministrazioni devono continuare a verificare il rispetto delle condizioni normalmente richieste per la sua attribuzione.
Quando la pausa deve essere registrata
Nel lavoro da remoto la pausa non può essere semplicemente presunta. Al contrario, deve essere rilevata attraverso gli strumenti e le procedure predisposti dall’amministrazione di appartenenza.
La registrazione dell’interruzione lavorativa costituisce infatti un elemento necessario per accertare la corretta articolazione dell’orario giornaliero e, di conseguenza, la spettanza del ticket.
Gli enti possono utilizzare sistemi differenti, come software di rilevazione delle presenze, applicazioni dedicate oppure altre modalità organizzative previste dai regolamenti interni. Ciò che conta è che la pausa risulti effettivamente tracciata secondo le regole adottate dall’amministrazione.
Una distinzione destinata a incidere sull’organizzazione degli enti
Le nuove indicazioni contrattuali confermano una distinzione sempre più netta tra lavoro agile e lavoro da remoto, due modalità che spesso vengono confuse ma che producono effetti differenti sotto il profilo gestionale.
Nel primo caso prevalgono autonomia, flessibilità e assenza di controllo puntuale dell’orario; nel secondo rimangono invece centrali la programmazione temporale della prestazione e la rilevazione delle presenze.
Anche il sistema dei buoni pasto segue questa impostazione. Lo smart working beneficia di una disciplina semplificata, basata su un criterio automatico di equiparazione con il lavoro in presenza, mentre il lavoro da remoto continua a richiedere il rispetto delle procedure di registrazione dell’orario e delle pause.
Per gli uffici del personale degli enti locali si tratta di un chiarimento importante, destinato a ridurre le incertezze applicative e a garantire una gestione più uniforme di uno degli istituti più discussi nell’evoluzione del lavoro pubblico degli ultimi anni.
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Riforma della Corte dei Conti: guida operativa per enti locali e dirigenti pubblici
Responsabilità, controlli e margini di autonomia dopo la riforma della Corte dei Conti: indicazioni operative per enti locali e dirigenti PA.
Con l’entrata in vigore della riforma della Corte dei Conti, il 2026 si apre per enti locali e dirigenti PA con un quadro profondamente rivisitato sul piano della responsabilità amministrativo-contabile e dei controlli sulla gestione delle risorse pubbliche. Dopo le analisi di sistema che hanno accompagnato l’approvazione della legge, diventa ora indispensabile spostare l’attenzione sugli effetti concreti e operativi per chi, quotidianamente, assume decisioni, firma atti e governa procedimenti complessi all’interno delle amministrazioni territoriali.
La riforma nasce con l’obiettivo dichiarato di superare il cosiddetto “timore della firma”, fenomeno che negli ultimi anni ha inciso in modo significativo sulla capacità decisionale degli enti locali, soprattutto nei settori maggiormente esposti al rischio contabile, come gli appalti pubblici, la gestione dei fondi PNRR e la spesa in conto capitale. Tuttavia, una lettura tecnica della normativa impone di chiarire fin da subito un punto essenziale: la responsabilità cambia, ma non scompare, e il perimetro delle tutele va compreso con precisione per evitare interpretazioni fuorvianti.
Riforma della Corte dei Conti: effetti concreti e procedure operative
Il primo snodo riguarda la ridefinizione della responsabilità amministrativo-contabile. La riforma circoscrive l’intervento della Corte ai soli casi di dolo e colpa grave qualificata, introduce limiti alla quantificazione del danno e rafforza il principio secondo cui le scelte discrezionali, se adeguatamente motivate e istruite, non possono essere automaticamente sindacate sul piano contabile. Per i dirigenti degli enti locali, ciò significa maggiore protezione, ma anche maggiore responsabilità sul piano della qualità dell’azione amministrativa.
Restano pienamente operative le responsabilità penali, disciplinari e dirigenziali, così come i controlli interni e quelli esercitati da soggetti istituzionali come il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’ANAC. La riduzione del rischio di responsabilità contabile non deve essere letta come un allentamento della legalità, ma come una diversa distribuzione tra controllo esterno e autonomia amministrativa.
Assume un ruolo centrale l’istruttoria degli atti: motivazione dettagliata, tracciabilità delle decisioni e coerenza con strumenti di programmazione aumentano la tutela. Le scelte opache o non documentate restano ad alto rischio, specialmente negli appalti pubblici dove l’allentamento del controllo ex post deve essere accompagnato da una corretta gestione di affidamenti diretti, varianti, proroghe tecniche e contratti sotto soglia.
Rischi sistemici e sfide per il 2026
I controlli interni diventano il vero perno del sistema dopo la riforma. Maggiore responsabilizzazione preventiva richiede rafforzamento di processi, competenze e strumenti organizzativi, per evitare un arretramento della qualità amministrativa. La nuova disciplina potrebbe generare disomogeneità applicative tra territori e amministrazioni, soprattutto nella fase iniziale, fino a che la giurisprudenza contabile definirà criteri interpretativi stabili.
Per enti locali e dirigenti pubblici, il 2026 rappresenta un anno di prova: la riforma offre nuove opportunità di azione e autonomia decisionale, ma richiede un salto di qualità nella cultura amministrativa. Comprendere i confini della responsabilità, investire sulla qualità dell’istruttoria e rafforzare i controlli interni è fondamentale per trasformare la riforma in uno strumento di miglioramento reale dell’azione pubblica.
Riferimenti normativi principali:
Legge di approvazione della riforma: DDL n. 1457 del 27 dicembre 2025, che modifica la legge 14 gennaio 1994, n. 20 e il Codice della giustizia contabile (D.Lgs. 26 agosto 2016, n. 174).
Costituzione, art. 103: attribuisce alla Corte dei Conti funzioni di controllo sugli enti pubblici e di giudice della responsabilità contabile.
Limiti al risarcimento: salvo dolo o arricchimento illecito, il risarcimento dovuto da pubblici ufficiali o dirigenti è limitato al 30% del danno accertato e comunque non oltre due annualità di retribuzione lorda.
Silenzio-assenso nei controlli preventivi: il parere della Corte si considera favorevole se non espresso entro 30 giorni dall’invio dell’atto dall’amministrazione.
Controllo preventivo “a chiamata”: possibilità ampliata per le amministrazioni di richiedere pareri su atti rilevanti, riducendo il rischio di responsabilità ex post.
Riferimenti giurisprudenziali recenti (2025):
Sentenza Corte dei Conti Sez. Centrale di Controllo, 15 maggio 2025, n. 78: atti discrezionali con motivazione documentata e collegamento agli obiettivi dell’ente non comportano responsabilità contabile in caso di esito negativo.
Sentenza Corte dei Conti Sez. Regionale Lazio, 10 settembre 2025, n. 45: rischio di responsabilità per atti non corredati da istruttoria tecnica o contabile.
Sentenza Corte dei Conti Sez. Lombardia, 3 novembre 2025, n. 102: coerenza tra l’atto e il piano programmatico dell’ente come requisito fondamentale per evitare contestazioni contabili.
QDS
Si allenta la stretta sui pagamenti della Pa ai professionisti con debiti iscritti a ruolo
La novità è contenuta tra le modifiche inserite all’interno dell’ultimo Decreto fiscale dopo la sua conversione in legge. La compensazione obbligatoria scatterà soltanto in presenza di importi a partire da 5 mila euro
ROMA – Tra le modifiche e le novità contenute nell’ultimo Decreto fiscale dopo la sua conversione in legge, ossia il Decreto legge 27 marzo 2026, n. 38, convertito nella legge n. 88 del 22 maggio 2026 (la più importante tra queste novità è certamente l’estensione alle entrate locali della Rottamazione quinquies), ce ne è una, all’articolo 2-ter, che riguarda i professionisti.
Cosa prevede l’articolo 48 bis del Dpr 602/73
Giova ricordare, al riguardo, che l’articolo 48 bis, comma 1 ter, del Dpr 602/73 interviene quando si tratta di effettuare pagamenti (anche quando relativi a redditi di lavoro autonomo) da parte della Pubblica amministrazione, comprese le società a prevalente partecipazione pubblica, nei confronti del soggetti con debiti iscritti a ruolo.
Per la verità la norma di cui ora parliamo, che era stata inserita nel Decreto riscossione (602/73) dalla legge di Bilancio per il 2026, stabiliva già, seppure sempre a partire dal 15 giugno 2026, che nel pagare i compensi di qualunque importo spettanti agli esercenti arti e professioni per l’attività professionale svolta, compresi i compensi per “gratuito patrocinio”, gli Uffici della Pubblica amministrazione hanno preventivamente il dovere di verificare se il beneficiario sia inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento di qualunque ammontare. In caso di inadempimento del professionista, a differenza di quanto avviene ancora per tutti gli altri soggetti debitori, per i quali continua a esistere per l’Ente che deve pagare il corrispettivo/compenso solo l’obbligo della segnalazione all’Agente della Riscossione per procedere eventualmente al “pignoramento presso terzi”, ex art. 72 del Dpr 602/73, gli Enti interessati sono ora tenuti a essere molto più incisivi, effettuando il pagamento in favore dell’Agente della Riscossione (compensazione obbligatoria), fino a concorrenza del debito, e del beneficiario limitatamente all’importo eccedente le somme iscritte a ruolo.
Come cambia la compensazione obbligatoria
Dal prossimo 15 giugno, questa norma, entrando in vigore, viene resa meno rigorosa. Da tale data, infatti, per i professionisti la compensazione obbligatoria con eventuali debiti iscritti a ruolo e non saldati scatterà, ma soltanto quando il debito iscritto a ruolo (da cartelle di pagamento o da atti di accertamento impo-esattivi), non pagato, è d’importo complessivo almeno pari a 5.000 euro, a prescindere dalla data di effettuazione dell’operazione.
Fortuna che tra qualche giorno, con l’introduzione della nuova norma, ci sarà questa soglia di 5.000 euro. Si tratta, infatti, di una misura che non solo discrimina tra contribuenti che svolgono attività diverse, ma impedisce ai professionisti di difendersi (anche giudizialmente) adeguatamente e preventivamente nei confronti dell’Erario quando ritengono di non essere debitori di alcunché, magari costretti, con un sistema che somiglia comunque al vecchio e incostituzionale principio del “solve et repete”, al fine di ottenere quanto a loro dovuto dalla Pubblica amministrazione, a rateizzare una somma iscritta a ruolo che, a loro modo di vedere, è sbagliata.
LIVESICILIA
l centrosinistra vince le elezioni amministrative siciliane e rilancia la sfida delle Regionali, nel centrodestra parte la discussione interna per correre ai ripari in vista del bersaglio grosso. È la fotografia scattata al termine di questa tornata elettorale nell’Isola.
Ballottaggi in Sicilia: i risultati
L’appendice dei ballottaggi ha regalato altri due sorrisi al centrosinistra: Agrigento e Bronte, scippate al centrodestra con Michele Sodano e Giuseppe Gullotta, due candidati che arrivano da Controcorrente. Ispica va al civico Pierenzo Muraglie, che ha goduto dell’appoggio del deputato regionale Dc Ignazio Abbate.
Il borsino delle elezioni amministrative in Sicilia
Il pallottoliere di queste elezioni alla fine è spietato per il centrodestra, che oltre Ad Agrigento e Bronte al primo turno aveva perso anche Marsala, Barcellona Pozzo di Gotto e Villabate, ‘rubando’ al campo largo soltanto Carini. La coalizione che governa alla Regione si consola con le conferme di Augusta, Misilmeri, Milazzo e Ribera, e con la vittoria di San Giovanni La Punta dove comunque si era presentata divisa.
Il centrosinistra, che in alcune realtà è già campo progressista, brinda per avere mantenuto Floridia, Lentini e Termini Imerese ma sono le grandi città il fiore all’occhiello della coalizione a queste Amministrative: le conquiste di Agrigento, Marsala, Enna e Bronte.
Il peso specifico di La Vardera nel centrosinistra
Vittorie, tuttavia, che hanno declinazioni diverse e che per certi versi aprono un fronte anche nel cosiddetto ‘campo largo’. Nella coalizione che deve ancora trovare la quadra sulla variabile Cateno De Luca (che però appare sempre più vicino al centrodestra) e sul metodo di selezione del candidato governatore, infatti, cresce in maniera esponenziale il peso specifico di Ismaele La Vardera e del suo movimento Controcorrente.
Le parole pronunciate da La Vardera nel mezzo della festa agrigentina per Sodano sono state abbastanza chiare: “Da qui parte la liberazione della Sicilia. È un chiaro avviso di sfratto al governo Schifani, ad Agrigento un modello di governo da esportare anche per le prossime regionali”.
Si scrive ‘ballottaggi’ ma per il campo largo si legge ‘Regionali’
La stessa strada è stata tracciata anche dal segretario del Pd siciliano Anthony Barbagallo, dal capogruppo dem all’Ars Michele Catanzaro, dal coordinatore regionale M5s Nuccio Di Paola e dal vicepresidente di Italia viva Davide Faraone.
Barbagallo fa i conti: “Quindici giorni fa il centrodestra governava 11 comuni al voto con il proporzionale, adesso sono quattro: una Waterloo“. Poi l’invito agli alleati ad “accelerare” nella costruzione dell’alleanza e del programma rimarcando che il Pd è “di gran lunga il primo partito della coalizione”. Catanzaro fa altrettanto: “Ora dobbiamo guardare avanti e continuare a costruire un percorso che metta insieme le forze politiche che vogliono liberare la Sicilia“.
Di Paola parla del dato di Agrigento come di un “segnale dirompente” e vede l’alleanza già “pronta” per vincere le elezioni regionali. Faraone osserva: quello di Agrigento “è il successo di una coalizione unita, coesa e credibile”. Avs non ha dubbi: “Il campo progressista unito e alleato con Controcorrente può e deve vincere alle Regionali”, è il pensiero di Pierpaolo Montalto e Fabio Giambrone, rispettivamente segretario di Sinistra italiana-Avs in Sicilia e portavoce regionale di Europa verde Sicilia-Avs.
Barbagallo
Anthony Barbagallo, segretario del Pd Sicilia
Campo largo sì, ma non sempre
L’ingresso del ‘bocconiano’ e progressista Michele Sodano a Palazzo dei Giganti è di certo la novità più fragorosa delle Amministrative di Sicilia. All’ombra dei templi, così come a Termini Imerese con la riconferma di Maria Terranova, la coalizione si è presentata compatta ma lo stesso non è avvenuto in altre realtà. A Bronte il successo è tutto di marca Controcorrente, mentre il Pd era su altri lidi. Dem fuori dal ballottaggio anche a Ispica, dove il candidato di Controcorrente Serafino Arena correva co M5s e Avs. Per questo il dato delle elezioni comunali segna un innalzamento del livello di aspettative che La Vardera ripone nelle elezioni regionali.
La Vardera arma a doppio taglio del campo largo
Il fondatore di Controcorrente, spalleggiato anche da Avs, vuole essere il candidato del campo largo e con lui i maggiorenti di Pd, M5s e Italia viva dovranno fare i conti. È l’arma a doppio taglio già evidenziata prima dei ballottaggi. Le stesse vittorie di Marsala ed Enna hanno avuto dinamiche che vanno al di là del campo largo ‘tout court’.
La resa dei conti nel centrodestra
Il dato politico, tuttavia, resta intatto. Il centrodestra non ha più il controllo di importanti città della Sicilia e soprattutto non ha più Agrigento, un tempo feudo inespugnabile della Dc e poi degli eredi della ‘balena bianca’. Pessimo, poi, il risultato di Messina, dove De Luca ha blindato il suo Federico Basile per altri cinque anni a Palazzo Zanca. Sud chiama nord ha poi incassato la vittoria di Barcellona Pozzo di Gotto, tolta al centrodestra grazie alla candidatura di Melangela Scolaro.
Savarino: “Il ko sia un momento di crescita per il centrodestra”
L’area che tira nella coalizione che governa la Regione è pesantissima. A risultati non ancora definitivi si è assistito al secondo tempo della resa dei conti partita già in occasione del primo turno. La prima a parlare è stata l’assessora regionale al territorio Giusi Savarino, esponente agrigentina di FdI: “Quanto accaduto rappresenti un momento di crescita e di consapevolezza – ha auspicato -. Occorre superare le logiche dell’autoconservazione e avere il coraggio di valorizzare le migliori energie, senza farsi condizionare da convenienze politiche contingenti”.
Romano: “Centrodestra da rifondare”
Saverio Romano, coordinatore politico di Noi moderati, evidenzia che l’unico centrodestra a non vincere è quello siciliano. Secondo l’ex ministro la coalizione “va ricostruita dalle fondamenta” perché “campicchiare o usare i pannicelli caldi non servirebbe, solo a preparare altre sconfitte”.
Saverio Romano
Saverio Romano, coordinatore politico di Noi moderati
D’Agostino: “Il centrodestra è in crisi”
Durissimo il deputato di Forza Italia Nicola D’Agostino, tra i più scontenti delle vicende del centrodestra negli ultimi tempi: “Adesso è davvero crisi, e il centrodestra dovrebbe finalmente fare autocritica”. E ancora: “Sembriamo paralizzati dalla paura, ostaggio delle nicchie di potere che difendiamo avidamente, manchiamo di coraggio, onestà, visione. Servirebbero atti forti e in controtendenza, sia del governo regionale che dei leader di partito”.
Rivoluzione in Forza Italia
Nessun commento dal commissario regionale degli azzurri, Nino Minardo. Non è un caso, però, che nella stessa giornata dei ballottaggi l’uomo scelto dai vertici di FI per mettere ordine nel partito siciliano abbia annunciato una minirivoluzione a Messina e nelle province di Agrigento e Caltanissetta, Nasceranno “coordinamenti territoriali allargati”, guidati da personalità ancora da individuare e “supportati da un ufficio politico rappresentativo delle diverse realtà locali”.
Nino Minardo
Il commissario di Forza Italia in Sicilia Nino Minardo
A Messina Forza Italia ha raggiunto il minimo storico con un 3,5% che ha lasciato gli azzurri fuori dal consiglio comunale. Ad Agrigento Riccardo Gallo Afflitto, colpito da una indagine per corruzione, ha deciso di autosospendersi dalla carica di coordinatore provinciale. Lo stesso aveva già fatto Michele Mancuso, anche lui sotto inchiesta, a Caltanissetta. Il tentativo di Minardo è di voltare pagina al più presto e lavorare affinché le Regionali, che fino a ieri sembravano poco più che una formalità per il centrodestra, non diventino un incubo.
https://livesicilia.it/elezioni-comunali-sicilia-centrodestra-centrosinistra/
AGRIGENTONOTIZIE.IT
Il neo sindaco Sodano pronto per la sfida: "Agrigento deve rialzare la testa, inizia il nostro rinascimento"
Il primo cittadino eletto, nella redazione di AgrigentoNotizie, racconta le prime emozioni dopo l'elezione.
Priorità immediate: viabilità a San Leone, eventi e vivibilità. "Vogliamo una città europea, connessa, da serie A"
Un bagno di folla, un abbraccio collettivo e un primo passo verso Palazzo dei Giganti. Michele Sodano, appena eletto sindaco di Agrigento, racconta, nella redazione di AgrigentoNotizie, le prime ore di una giornata che non dimenticherà. "Devo ancora abituarmi a sentirmi chiamare sindaco", confessa con un sorriso. "C'era una grandissima aria di festa - racconta -, tante persone che hanno sostenuto il nostro progetto sono venute nella nostra sede, ma voglio ringraziare anche chi ci ha votato e non era lì. La città si è compattata attorno a quella che, prima ancora di essere una rivoluzione politica, è una rivoluzione culturale: alzare la testa e scegliere di occuparsi della nostra meravigliosa città mettendo testa e cuore".La passeggiata fino al Comune è stata un momento simbolico, un incontro tra entusiasmo popolare e istituzione.
"Ho avuto la possibilità di stringere le prime mani ai dipendenti comunali. È stato un percorso di grande gioia, ma adesso bisogna subito iniziare a lavorare".Viabilità e San LeoneCon l'estate alle porte, le priorità sono chiare: viabilità, San Leone, eventi e vivibilità. "Non vedo l'ora di cominciare a lavorare sulla città - aggiunge Michele Sodano -. So di essere affiancato da una squadra straordinaria che ha reso possibile il nostro percorso. Ci sono fenomeni, come la viabilità e la gestione di San Leone, che non possono più essere emergenze ma devono diventare opportunità. Nei prossimi giorni incontrerò i commercianti di San Leone, che da anni propongono soluzioni concrete. Questo sarà il nostro metodo: ascolto e collaborazione".Il sindaco eletto parla di una città che deve imparare dalle migliori esperienze italiane ed europee. "Tutte le best practice che altrove hanno funzionato dobbiamo metterle in pratica anche qui. L'obiettivo è rendere Agrigento una città europea, dove il traffico non sia un problema ma la mobilità un'opportunità. Una città connessa, vivibile, da serie A".Stimoli e preoccupazion.
iAlla domanda su cosa lo stimoli e cosa lo preoccupi di più, il sindaco risponde con lucidità. "Mi stimola la possibilità di sviluppare tutte le nostre potenzialità. Agrigento ha mille possibilità e tutti ci siamo chiesti perché non si siano mai realizzate. Dobbiamo far crescere e prosperare la città, coinvolgendo tutte le persone che vogliono dare un contributo. Vorrei che questo fosse il rinascimento di Agrigento".Le preoccupazioni non mancano, ma non spengono l'entusiasmo. "Sappiamo che operiamo in un territorio che è stato fermo per tanti anni e che porta ferite profonde, come quella della mancata Capitale della cultura. La sfida è ritrovare fiducia, un'iniezione di sano ottimismo e orgogliosamente, come agrigentini, guidare il percorso verso la nostra rinascita".