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Rassegna stampa del 10 giugno 2026

 

LIVESICILIA 

D’Agostino: “Errori clamorosi, c’è chi logora il presidente Schifani”

La sconfitta del centrodestra alle elezioni amministrative in Sicilia è figlia di “errori clamorosi” e “di una indolenza intollerabile”. A 24 ore da un comunicato stampa già pesantissimo, inviato quando anche le battaglie di Agrigento e Bronte – dopo Messina, Marsala ed Enna – erano perse, Nicola D’Agostino rincara la dose. Il deputato regionale di Forza Italia rilancia l’allarme sullo stato della coalizione.
Le sue sono parole sulla crisi del centrodestra hanno fatto rumore.
“Dobbiamo finalmente avere il coraggio di dire la verità. Abbiamo per troppo tempo tollerato bugie, confuso la politica con la propaganda e siamo andati avanti per inerzia. Poi sono arrivate le inchieste giudiziarie e ancora non è successo nulla. Fingere oggi che tutto vada bene è da irresponsabili”.
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Lei parla anche di una coalizione “paralizzata dalla paura”. Si spieghi meglio.
“Non c’è un leader che prenda in mano la situazione e metta ordine. Possibile che si vada in ordine sparso e si perda in città importanti come Marsala e Agrigento? Possibile che a Bronte un deputato nazionale (Castiglione, ndr) non sia sostenuto da tutti? Possibile che ad Enna ci sia chi tradisca e si decida di perdere senza combattere? Possibile che a Messina si sia fatto di tutto per far vincere De Luca e farlo diventare imprescindibile? Tutte scelte figlie di una indolenza intollerabile. Errori clamorosi”.
C’è poi il capitolo della presunta “assenza di regia politica”. A chi si riferisce?
“A tanti: al presidente della Regione che è il leader naturale della coalizione, ma le colpe sono anche dei segretari regionali e nazionali e di alcuni assessori e deputati. A meno che questi non abbiano lavorato volutamente per logorarlo”.
Non sarà che il lungo tira e molla sul rimpasto di governo alla fine ha finito per danneggiare il centrodestra?
“È stata una occasione perduta per promuovere cambiamenti e rilanciare l’azione per il futuro. Serviva approfittarne per dare una risposta all’opinione pubblica per tutti gli scandali giudiziari ed i litigi della coalizione. Ed invece, il nulla”.
C’è un solo colpevole per questa sconfitta del centrodestra alle elezioni in Sicilia o ce ne sono tanti?
“Ovviamente siamo tutti un po’ colpevoli: sia chi doveva decidere e non lo ha fatto, sia chi doveva parlare e si è girato dall’altra parte. Io fra questi”.
Cosa può fare il centrodestra per evitare di perdere le Regionali?
“Fare immediatamente autocritica, ricompattarci e lanciare una nuova azione programmatica, dove la questione morale deve stare al fianco dell’efficienza amministrativa. Sono certo che per quanto riguarda Forza Italia, il commissario Minardo avrà la sensibilità di dare vita ad organismi collegiali che coinvolgano la classe dirigente periferica, dando l’idea di un partito plurale”.
C’è già un candidato in campo, il governatore uscente Renato Schifani. Per lei è la scelta giusta?
“È il presidente di Forza Italia, ed io sono un uomo di partito: ma siamo sicuri che il centrodestra voglia investire ancora su di lui? Il logoramento a cui si è fatto sottoporre mi da l’idea che ormai tutti pensino ad altro”.

https://livesicilia.it/intervista-nicola-dagostino-errori-clamorosi-elezioni-comunali-sicilia/


LIVESICILIA 

Dc: “Centrodestra, il problema è la scelta di una classe dirigente credibile

Le recenti elezioni amministrative in Sicilia consegnano un dato politico che merita una riflessione seria all’interno del centrodestra. Il tema non è soltanto quello dell’unità delle coalizioni, ma soprattutto della capacità di selezionare una classe dirigente credibile, radicata nei territori e in grado di governare efficacemente le comunità locali”. È quanto dichiarato dai deputati del Gruppo Parlamentare Dc all’Ars e dai tre commissari regionali del partito in Sicilia.
Dc: “I problemi del centrodestra”
“La Democrazia Cristiana registra con soddisfazione risultati importanti nei Comuni in cui ha scelto di presentarsi con la propria identità e con propri candidati. A Ribera, Raffadali, Ispica, Altofonte, Villafranca Sicula e Pollina, la DC ha ottenuto significative affermazioni, dimostrando che quando si punta sulla competenza, sul radicamento territoriale e sulla qualità delle candidature, gli elettori premiano la proposta politica”, continuano.
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“Al contrario – si legge nella nota – emerge un altro dato che non può essere ignorato: nei contesti in cui il centrodestra ha deciso di escludere o marginalizzare la Democrazia Cristiana, i risultati non sono stati all’altezza delle aspettative e, in diversi casi, si è registrata una sconfitta”.
“Le alleanze sono importanti”
“La lezione che arriva dai territori è chiara – continuano i rappresentanti del partito -. Le alleanze sono importanti, ma non possono sostituire la credibilità delle persone, la qualità della proposta amministrativa e il rapporto di fiducia costruito con i cittadini. Non basta mettere insieme sigle e simboli per vincere: occorre scegliere amministratori capaci, autorevoli e vicini alle esigenze reali delle comunità”.
“La Democrazia Cristiana continuerà a lavorare con spirito costruttivo per rafforzare l’area moderata e popolare del centrodestra, convinta che il futuro della coalizione passi attraverso il merito, la competenza e il rispetto reciproco tra tutte le forze politiche che ne fanno parte”, concludono.

https://livesicilia.it/dc-centrodestra-problema-scelta-classe-dirigente-credibile/


LIVESICILIA 

Da Roma alla Sicilia: le “trame” sul Ponte dello Stretto di Messina

L’accusa è pesante: avrebbero voluto condizionare la Corte dei Conti che si doveva pronunciare sulla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.
La Procura di Roma, guidata da Francesco Lo Voi, ha messo sotto inchiesta il magistrato contabile Tommaso Miele, già presidente aggiunto della Corte dei Conti, in pensione dallo scorso febbraio, l’avvocato Giacomo Saccomanno, già consigliere di amministrazione della “Stretto di Messina Spa” ed ex commissario della Lega in Calabria, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell’associazione “Accademia Calabria”.
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Le accuse sono corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio. I tre si sarebbero accordati per ottenere un parere preliminare positivo sulla fattibilità dell’opera. Il magistrato avrebbe fornito aggiornamenti sull’andamento della procedura condotta dalla magistratura contabile, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati e sullo sviluppo della Camera di consiglio in adunanza plenaria.
Quando arrivò la decisione sfavorevole, il 29 ottobre 2025, Miele si sarebbe impegnato a predisporre, nell’interesse dello “Stretto di Messina Spa”, una memoria sulla vicenda da consegnare ad un commercialista della società.
Tutto questo in cambio di cosa? Si parla di raccomandazioni, partecipazioni a eventi promossi da “Accademia Calabria” e “interventi per sostenere le aspirazioni professionali e lavorative del magistrato dopo il pensionamento, anche per il tramite del Rotary della Sicilia”.
“Vabbè ma io sono disponibile a darti una mano quindi sono a disposizione – diceva Saccomanno al magistrato – tanto è vero che quello che ti avevo detto… quello della Sicilia, ma è una stupidaggine…. quindi ecco perché è una cosa semplice ma è un modo per conoscere un mondo nuovo non so se tu la Sicilia la conosci bene o meno… un fine settimana, quando vuoi… mi devi solo mandare un tuo curriculum… così glielo passo al governatore della Sicilia (il riferimento è al Rotary) e… così a posto tutto…”.
In realtà Miele puntava molto più in alto: al Collegio Consultivo Tecnico relativo al contenzioso sul Ponte sullo Stretto di un valore da lui indicato in 16 miliardi di euro e alla presidenza dell’Antitrust.
Nel dicembre 2025 il magistrato raccontava ad un amico sindaco di un pese del Veronese: “… quando andrò in pensione ora l’anno nuovo, io dovrei fare il presidente di non so che ancora… però mi hanno chiesto la disponibilità… io ho sparato alto… c’ho l’imbarazzo della scelta e ti dico la verità… se gli arriva un bell’endorsment … certo che va bene”. Cò che gli serviva era una spinta politica.
Nell’ottobre 2025 i carabinieri del Ros registrano la telefonata di Virgiglio che ha bisogno di parlare urgentemente con Saccomanno. Deve dirgli qualcosa. Saccomanno quini contatta Pietro Ciucci, amministratore delegato della “Stretto di Messina spa”: “Tu ci sei più tardi? Ho una buona notizia da darti”. Quindi chiama Vincenzo Virgiglio, lo ringrazia per l’opera svolta e lo mette al corrente di avere visto e informato Ciucci, nonché di avere tentato invano di informare qualcuno al Ministero.
“La sequenza degli eventi – scrivono i pubblici ministeri – del 2 ottobre 2025 dimostra che Virgiglio è entrato in possesso di informazioni (aventi ad oggetto l’andamento del controllo in corso della Corte dei Conti) e le veicola a Saccomanno che, a sua volta, informa l’Ad di Stretto di Messina, Pietro Ciucci”.
Nella serata del 29 ottobre 2025 viene reso noto il comunicato stampa della delibera della sezione di controllo della Corte dei Conti con cui si ricusa il visto e la conseguente registrazione della delibera Cipess sul progetto del Ponte.
Saccomanno si trova a Roma per ultimare con Virgiglio la preparazione di un convegno sull’opera pubblica. In macchina si interrogano sulle ragioni dell’esito negativo del controllo, criticano la decisione dei magistrati rimandando ad un colloquio personale con Miele per acquisire le informazioni. Saccomanno: “Nooo… chissà che hanno fatto… solo Tommaso te lo potrà dire…”.
Sull’inchiesta è intervenuto lo stesso Ciucci: “Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la società è totalmente estranea. Confermiamo la massima la disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto”.
“La società – dichiara Ciucci – prosegue nel suo impegno di realizzare il ponte sullo Stretto con massima trasparenza per adempiere alla missione affidatale dal Parlamento e dal governo conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti nelle sue delibere così come dettagliatamente definito dal DL ‘Commissari’ dell’11 marzo 2026″.

https://livesicilia.it/roma-ponte-stretto-messina-inchiesta-corruzione-intercettazioni/


LIVESICILIA

La Vardera: “Resto candidato, il campo largo può vincere le elezioni regionali

Dopo avere espugnato con i suoi candidati a sindaco le roccaforti del centrodestra ad Agrigento e Bronte (Catania) dove sono stati eletti Michele Sodano e Giuseppe Gullotta, l‘ex Iena Ismaele La Vardera, fondatore del movimento Controcorrente e protagonista della tornata di amministrative appena conclusa, pensa sempre più in grande.
“Oggi, a maggior ragione più che mai, rilancio la mia candidatura alla presidenza della Regione siciliana, considerato che ritengo evidente che Controcorrente sia una locomotiva del fronte alternativo a Renato Schifani”, dice conversando con l’ANSA.
“Nelle prossime settimane chiederò ai segretari regionali dei partiti del fronte alternativo di organizzare una riunione proprio ad Agrigento, vorrei che questa città diventasse un modello da seguire per l’intera coalizione”, propone il deputato regionale.
È convinto che il campo largo “può arrivare a vincere le prossime elezioni regionali, perché è questa la nostra vera sfida”. Bisognerà comunque fare i conti con i tanti tasselli di un puzzle ancora da assemblare. Come il coinvolgimento o meno di Sud chiama Nord, il movimento di Cateno De Luca che alle amministrative ha giocato una partita a sé facendo alleanze col centrosinistra e col centrodestra a seconda delle strategie locali e che ha stravinto a Messina, mortificando la corazzata di centrodestra e dimostrando di poter essere determinante. “In questa fase voglio parlare solo di Controcorrente”, glissa La Vardera, che di De Luca è stato il braccio destro prima della separazione.
Sulla mancata vittoria al ballottaggio ad Ispica (Ragusa), l’ex Iena allarga le braccia: “Era una partita complicata, c’erano blocchi di potere importanti e più candidati del centrodestra. Ma abbiamo portato a casa comunque la vittoria di due consiglieri comunali. Ad Agrigento – osserva – invece c’è stato un voto di protesta e di opinione, a Bronte siamo riusciti a battere una storica famiglia che aveva importanti influenze nel territorio ed è stata una vittoria straordinaria”.

https://livesicilia.it/la-vardera-resto-candidato-campo-largo-puo-vincere-elezioni-regionali/



AGRIGENTONOTIZIE

La vittoria di Michele Sodano al ballottaggio, il presidente del Libero consorzio Pendolino: "Si apre una nuova fase"

Il presidente del Libero consorzio comunale Giuseppe Pendolino
Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie
Il presidente del Libero consorzio comunale di Agrigento, Giuseppe Pendolino, esprime le più sincere congratulazioni al neo eletto sindaco di Agrigento, Michele Sodano, formulandogli gli auguri di buon lavoro per il delicato e prestigioso incarico che si appresta a svolgere alla guida della città capoluogo.
“L'elezione del nuovo sindaco – dichiara Pendolino – apre una nuova fase per Agrigento, una stagione che auspichiamo possa essere caratterizzata da impegno, dialogo istituzionale e capacità di affrontare con determinazione le sfide che attendono il territorio. Agrigento ha davanti a sé importanti opportunità di crescita e sviluppo che richiedono il contributo responsabile di tutte le istituzioni”.
Il presidente Pendolino sottolinea inoltre la piena disponibilità del Libero consorzio a collaborare con la nuova amministrazione comunale nell'interesse della comunità agrigentina, rafforzando le sinergie istituzionali necessarie per dare risposte concrete ai cittadini.
"Al tempo stesso – aggiunge Pendolino – desidero rivolgere un ringraziamento al l'amministrazione uscente guidata da Franco Miccichè, per il lavoro svolto in questi anni. Ogni esperienza amministrativa contribuisce al percorso di crescita della città e rappresenta un patrimonio di impegno e competenze che merita rispetto e riconoscimento. Oggi si apre una nuova pagina, che dovrà saper valorizzare quanto di positivo è stato costruito e proiettare Agrigento verso nuovi traguardi. Infine, a nome del Libero consorzio comunale di Agrigento, auguro un buon lavoro al consigliere Dino Alonge".


LENTEPUBBLICA

La soglia dei 5mila euro che ti fa saltare la gara e come ANAC vuole togliere l’alibi della sorpresa

La regolarità fiscale è diventata, nel nuovo Codice dei contratti pubblici, una delle cause di esclusione più “silenziose” e insieme più distruttive.
Silenziose, perché raramente emergono nella fase di predisposizione dell’offerta, quando l’operatore economico concentra le energie su requisiti, DGUE, tecnica, prezzi e tempi; distruttive, perché esplodono nella fase dei controlli e possono travolgere in un attimo un’offerta altrimenti impeccabile, annullando ribassi, punteggi tecnici e strategie competitive.
Il punto vero non è che la regolarità fiscale sia un requisito nuovo: è sempre stata un presidio di affidabilità. Il punto vero è che oggi il sistema pretende uniformità e tempestività nella lettura delle risultanze, riducendo l’area grigia delle interpretazioni, e soprattutto pretende che imprese e stazioni appaltanti smettano di trattare i controlli come una lotteria. In questa direzione si colloca il vademecum operativo elaborato con Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Entrate-Riscossione e diffuso da ANAC: un documento che non aggiunge regole, ma prova a rendere applicabili le regole in modo standardizzato, prevenendo esclusioni “evitabili” e contenzioso “inutile”.
L’art. 94, comma 6, del d.lgs. 36/2023
Il baricentro normativo è l’art. 94, comma 6, del d.lgs. 36/2023, che prevede l’esclusione automatica in presenza di violazioni gravi definitivamente accertate in materia fiscale e contributiva. La scelta legislativa è netta: quando la violazione è grave e definitivamente accertata, non si apre una valutazione discrezionale di opportunità, ma scatta un effetto espulsivo.
Il sistema, però, vive di un presupposto che nella pratica è stato spesso gestito male: capire quando una posizione è davvero “irregolare” ai fini della partecipazione e quando, invece, si è davanti a voci che non sono rilevanti o che sono neutralizzate da istituti che l’ordinamento riconosce (sospensioni, annullamenti, rateizzazioni in corso). È in questa zona di confine che si sono accumulate prassi difformi e letture discordanti tra stazioni appaltanti, con un effetto sistemico tipico: incertezza per il mercato, contestazioni e ricorsi, ritardi procedurali, e, soprattutto, erosione della fiducia reciproca tra amministrazione e operatori economici.
Le linee guida dell’ANAC
Il vademecum ANAC entra esattamente lì, dove la norma non basta perché la norma, per sua natura, non può descrivere in modo “manualistico” le fattispecie contabili e operative con cui si confrontano ogni giorno imprese e uffici. L’obiettivo dichiarato è duplice. Da un lato, consentire alle imprese di effettuare controlli preventivi sulla propria posizione e sanare per tempo eventuali anomalie che potrebbero determinare l’esclusione. Dall’altro, fornire alle amministrazioni un criterio uniforme per leggere correttamente le risultanze dei controlli, evitando che la stessa situazione debitoria venga considerata regolare da un ente e irregolare da un altro. Chi lavora nel settore sa che questa uniformità è tutto fuorché un dettaglio: è il prerequisito per un mercato credibile, in cui la partecipazione alle gare non dipende dall’interpretazione locale, ma da regole sostanzialmente applicate in modo omogeneo.
Delimitazione del perimetro dei debiti rilevanti
Il primo nodo che il vademecum affronta è la delimitazione del perimetro dei debiti rilevanti. Qui si spezza uno dei miti più dannosi: “se hai qualcosa a debito, sei fuori”. Non è così. Ai fini della verifica della regolarità fiscale rilevano soltanto determinati carichi: in particolare, i carichi fiscali affidati dall’Agenzia delle Entrate all’agente della riscossione, relativi a imposte e tasse, a partire dal momento in cui la cartella o l’accertamento risultano definitivamente notificati. Il concetto di “definitivamente notificato” è cruciale, perché segna il passaggio dalla potenzialità all’accertamento stabile e opponibile. Se l’atto non ha quel grado di stabilizzazione, non opera il meccanismo espulsivo così come configurato dal Codice. Questa precisazione è fondamentale per evitare che il controllo diventi una ricerca indiscriminata di qualsiasi partita a debito.
Voci fuori dal perimetro
In parallelo, il vademecum chiarisce che una serie di voci restano fuori dal perimetro. Questo elenco di esclusioni è l’anticorpo contro le letture automatiche e contro una prassi che, in alcuni contesti, ha trasformato la regolarità fiscale in un filtro sproporzionato. Restano fuori, tra l’altro, interessi, sanzioni e oneri accessori; tributi gestiti da enti diversi dall’Agenzia delle Entrate; carichi iscritti a ruolo in via provvisoria; debiti sospesi o annullati; e, soprattutto, debiti che risultino già oggetto di rateizzazione o definizione agevolata in corso. Qui la ratio è evidente: se l’ordinamento consente una modalità regolare di rientro (rateizzazione) o una definizione agevolata che “congela” l’irregolarità, non ha senso trattare quell’esposizione come causa automatica di esclusione, perché la posizione non è più “abbandonata” all’inadempimento, ma è incanalata in un percorso legale di regolarizzazione.
Soglia dei 5.000 euro
Il secondo nodo, quello che materialmente decide la sorte di molte partecipazioni, è la soglia dei 5.000 euro richiamata dal vademecum, collegata al parametro dell’art. 48-bis del DPR 602/1973. In termini brutali, questa soglia è una ghigliottina a bassa quota: sotto, la verifica ha esito positivo; sopra, la posizione è considerata irregolare ai fini della partecipazione. È una cifra apparentemente piccola, ma in gara non conta la percezione, conta l’effetto. Una posizione debitoria di 5.100 euro, se rilevante e non neutralizzata, può produrre conseguenze procedurali pesantissime. Ed è proprio su questo punto che ANAC tenta di spostare il sistema dalla “sorpresa” alla “prevenzione”: la soglia non deve essere scoperta durante la gara, deve essere monitorata prima.
Procedura di autoverifica
Qui entra in gioco l’elemento più pratico della guida: la procedura di autoverifica. Il vademecum indica un percorso operativo semplice, ma che deve essere seguito con disciplina. L’operatore economico deve accedere all’area riservata di Agenzia Entrate-Riscossione, utilizzare il servizio “Situazione debitoria – consulta e paga” e scaricare il prospetto della “situazione debitoria complessiva”. Il controllo si articola su due livelli.
Primo livello: si guarda il totale della colonna “Residuo carico”. Se l’importo è inferiore alla soglia dei 5.000 euro, non occorrono ulteriori verifiche e la posizione, per quel che riguarda il perimetro indicato, è sostanzialmente regolare ai fini dell’esclusione automatica.
Secondo livello: se il totale supera la soglia, non ci si deve fermare al numero complessivo. Occorre “depurare” il dato eliminando dal conteggio le cartelle interessate da rateizzazioni, definizioni agevolate o sospensioni. Qui si gioca la differenza tra esclusione inevitabile ed esclusione evitabile, perché molte posizioni appaiono sopra soglia solo perché includono partite che, giuridicamente, non dovrebbero concorrere al calcolo espulsivo.
Questo passaggio è fondamentale perché riduce il rischio di due errori speculari: da un lato l’impresa che si considera regolare perché “non sente problemi” e invece supera la soglia; dall’altro l’impresa che si considera irregolare perché vede un numero alto, ma quel numero include voci neutralizzate da istituti in corso. La guida, in sostanza, mette ordine e invita a trattare la regolarità fiscale come un dato tecnico, non come un’impressione.
Cartelle “multiente”
Un tema particolarmente insidioso, che il vademecum evidenzia in modo netto, riguarda le cartelle “multiente”, cioè quelle in cui convivono carichi di amministrazioni diverse. Questa commistione è una fonte tipica di confusione, perché l’operatore vede un residuo totale e lo assume come unitario, mentre ai fini della verifica rileva soltanto la porzione riferibile ai carichi affidati dall’Agenzia delle Entrate.
In questi casi, la guida richiede un passaggio ulteriore: scaricare il dettaglio analitico e isolare i codici tributo riferibili all’Agenzia delle Entrate. È un’operazione di “chirurgia” amministrativa che molti non fanno e che, invece, può cambiare l’esito della verifica. È anche un passaggio che incide sulla corretta attività della stazione appaltante: l’amministrazione che leggesse la cartella multiente come un monolite rischierebbe di escludere indebitamente, trasformando un controllo di regolarità in un errore procedurale.
Il fattore tempo
L’altro punto che il vademecum mette al centro, e che spesso viene sottovalutato dalle imprese, è il fattore tempo. L’esito della verifica si cristallizza alla data della richiesta originaria. Questo significa che pagamenti, sospensioni o rateizzazioni intervenuti successivamente non modificano automaticamente il responso già rilasciato. Tradotto: “mi metto in regola dopo” può essere troppo tardi. È un passaggio che incide direttamente sulle strategie di partecipazione: la regolarità fiscale non è una condizione che si sistema quando l’ente la chiede, è una condizione che deve essere presidiata prima della gara. Ed è anche un passaggio che incide sulla gestione interna delle stazioni appaltanti, perché chiarisce che la verifica è una fotografia a una data e che non può essere continuamente “ritoccata” per inseguire sanatorie tardive, salvo i casi in cui il sistema consente di considerare elementi già efficaci prima della richiesta (rateizzazioni o sospensioni già attive).
Questo punto temporale spiega perché il vademecum, pur essendo presentato come guida, in realtà contiene un messaggio di compliance molto forte. Per le imprese, significa che la gestione della regolarità fiscale deve diventare un processo periodico, non un atto episodico legato alla singola gara. Il modello corretto è quello della manutenzione: verificare periodicamente, individuare criticità, intervenire prima che la domanda di gara o la richiesta di attestazione renda la questione esplosiva. Per le stazioni appaltanti, significa che il controllo deve essere standardizzato e gestito in modo uniforme, perché la discrezionalità interpretativa in questo campo non è un vantaggio, è una fonte di rischio e di contenzioso.
Compilazione delle dichiarazioni
C’è poi un profilo che, nelle gare, viene spesso trattato come dettaglio, ma in realtà è un moltiplicatore di problemi: la compilazione delle dichiarazioni. Il vademecum ANAC sottolinea che una corretta compilazione delle dichiarazioni richieste nelle procedure di gara è un passaggio essenziale per evitare errori, omissioni o contestazioni successive. È un richiamo che va letto in due direzioni.
Da un lato, il sistema delle dichiarazioni è il luogo in cui l’operatore manifesta trasparenza e affidabilità: dichiarazioni incomplete o contraddittorie possono alimentare dubbi, richieste istruttorie e, nei casi più gravi, contestazioni sull’affidabilità complessiva.
Dall’altro, per l’amministrazione, la qualità delle dichiarazioni determina la qualità dell’istruttoria: se la dichiarazione è scritta male, l’amministrazione spende tempo a interpretare e rischia di sbagliare.
In un contesto in cui l’esclusione è automatica quando la violazione è grave e definitivamente accertata, la chiarezza dichiarativa diventa parte integrante della tutela del risultato: una gara stabile si costruisce anche con una modulistica e con dichiarazioni che non generano ambiguità.
Il vademecum nella disciplina delle cause di esclusione
È utile, a questo punto, collocare il vademecum nel contesto più ampio della disciplina delle cause di esclusione. Nel d.lgs. 36/2023, la logica è quella di rafforzare l’affidabilità del contraente e di ridurre l’area di incertezza. La regolarità fiscale e contributiva è un pilastro di questa affidabilità perché segnala, in termini oggettivi, la capacità dell’operatore di adempiere a obblighi pubblici fondamentali. L’esclusione automatica, tuttavia, non deve diventare un meccanismo cieco.
Ecco perché il vademecum insiste su due concetti che devono convivere: rigore e prevenzione. Rigore, perché la violazione grave e definitiva deve produrre l’effetto espulsivo, altrimenti la norma si svuota. Prevenzione, perché l’obiettivo di sistema non è “escludere più imprese”, è “escludere solo quando serve”, evitando esclusioni fondate su errori di lettura, su voci non rilevanti o su situazioni già regolarizzate in modo giuridicamente efficace.
Impatto sulla stazione appaltante
Per la stazione appaltante, questo si traduce in un dovere di corretto uso degli strumenti e di uniformità. Una amministrazione che interpreta in modo estensivo e indiscriminato la regolarità fiscale rischia di produrre effetti distorsivi: restringe il mercato, aumenta i ricorsi, e spesso si ritrova a dover ripetere procedure per vizi che erano evitabili. Una amministrazione che interpreta in modo lassista, al contrario, mette a rischio la legittimità dell’affidamento e la coerenza con la ratio delle cause di esclusione. Il vademecum, proprio perché nasce con Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Entrate-Riscossione, offre un terreno comune di lettura e riduce le divergenze interpretative.
Impatto sull’operatore economico
Per l’operatore economico, la guida ha un valore strategico: sposta la gestione della regolarità fiscale dal piano reattivo al piano proattivo. In un mercato in cui una soglia di 5.000 euro può fare la differenza tra aggiudicazione e esclusione, la regolarità fiscale diventa parte della strategia competitiva, non un adempimento amministrativo.
È un cambiamento culturale che molte imprese non hanno ancora pienamente interiorizzato, soprattutto le PMI che partecipano sporadicamente alle gare e non hanno un presidio interno strutturato. Il vademecum, in questo senso, è un invito a costruire un minimo di governance: verifiche periodiche, interventi tempestivi, gestione delle rateizzazioni e delle sospensioni in modo tracciato, e soprattutto consapevolezza del fattore tempo.
Organizzazione interna degli enti
Un ulteriore riflesso pratico riguarda l’organizzazione interna degli enti. La verifica della regolarità fiscale spesso viene collocata tra RUP, ufficio contratti, ragioneria e, talvolta, avvocatura. La frammentazione delle competenze può generare errori, ritardi e interpretazioni discordanti. La standardizzazione proposta da ANAC aiuta a costruire un workflow interno più efficiente: controlli su cosa rileva e cosa no, uso di criteri uniformi, gestione dei casi multiente, e soprattutto presidio delle tempistiche. In un contesto in cui il risultato è anche velocità procedimentale, la gestione ordinata della regolarità fiscale è un acceleratore, non un freno: riduce stop, contestazioni e ripetizioni.
Rffetto sul contenzioso
Non va poi trascurato l’effetto sul contenzioso. Molti ricorsi in materia di cause di esclusione fiscale nascono da tre fattori: lettura errata di voci non rilevanti; mancata considerazione di rateizzazioni o sospensioni già in corso; e contestazioni sulla cristallizzazione temporale dell’esito. Il vademecum, affrontando questi punti in modo operativo, tende a ridurre lo spazio di litigiosità. Ma questo effetto non è automatico: dipende da quanto le amministrazioni aderiranno a una lettura uniforme e da quanto le imprese internalizzeranno la necessità di controllare prima. Se l’ente continua a gestire i controlli “a modo suo” e l’impresa continua a scoprirsi irregolare a verifica avviata, il contenzioso resterà.
Il vademecum ANAC non cambia la norma, cambia l’approccio
Se devo chiudere il concetto con una formula secca, è questa: il vademecum ANAC non cambia la norma, cambia l’approccio. La norma dice che le violazioni gravi e definitivamente accertate escludono. La guida dice come capire se quella violazione esiste davvero, come misurarla sulla soglia dei 5.000 euro, come trattare rateizzazioni e sospensioni, come gestire le cartelle multiente e, soprattutto, come evitare di arrivare in gara con una posizione non bonificata. È un documento che, in definitiva, mira a rendere il sistema più razionale: meno esclusioni per equivoco, più esclusioni quando serve davvero, meno ricorsi per interpretazioni difformi.
La conclusione, per chi opera nel settore, è inevitabile. Nel nuovo Codice la regolarità fiscale non è un dettaglio formale. È una condizione di accesso. E la soglia dei 5.000 euro non è una curiosità normativa: è un punto di rottura che può decidere la sorte di una gara.
L’unico modo per non trasformare la regolarità fiscale in una trappola è trattarla per quello che è: un elemento strutturale di affidabilità e una variabile strategica di partecipazione. Le imprese devono imparare a controllare prima e sanare in tempo utile. Le stazioni appaltanti devono imparare a leggere correttamente e uniformemente le risultanze. Se entrambi fanno questo salto, la regolarità fiscale smette di essere un boomerang e torna a essere ciò che dovrebbe essere: un filtro serio, ma non arbitrario, a tutela della correttezza del mercato pubblico.


SCRIVOLIBERO

Elezione del nuovo sindaco di Agrigento: le congratulazioni del presidente Pendolino a Michele Sodano

Il Presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, Giuseppe Pendolino, esprime le più sincere congratulazioni al neo eletto Sindaco di Agrigento, Michele Sodano, formulandogli gli auguri di buon lavoro per il delicato e prestigioso incarico che si appresta a svolgere alla guida della città capoluogo.
«L’elezione del nuovo Sindaco – dichiara Pendolino – apre una nuova fase per Agrigento, una stagione che auspichiamo possa essere caratterizzata da impegno, dialogo istituzionale e capacità di affrontare con determinazione le sfide che attendono il territorio. Agrigento ha davanti a sé importanti opportunità di crescita e sviluppo che richiedono il contributo responsabile di tutte le istituzioni».
Il presidente Pendolino sottolinea inoltre la piena disponibilità del Libero Consorzio a collaborare con la nuova amministrazione comunale nell’interesse della comunità agrigentina, rafforzando le sinergie istituzionali necessarie per dare risposte concrete ai cittadini.


QDS

L’Ars torna al lavoro dopo la pausa elezioni. In arrivo la manovrina estiva da 400 milioni

Numerosi ddl trasmessi alle commissioni, mentre l’assessore Dagnino lavora alla variazione di bilancio
PALERMO – All’indomani della dichiarazione di crisi partita dalle stesse file della maggioranza, il Parlamento siciliano ricomincia a lavorare – dopo la pausa per le amministrative – con tanta carne al fuoco, tutte le commissioni convocate e un assalto frontale in Aula sul campo dell’assessorato guidato da Luca Sammartino, con le mozioni a prima firma dei dem Michele Catanzaro e Antonello Cracolici. Assessorato di competenza dei due nuovi bandi previsti dal Piano strategico Pac 23-27, e della graduatoria definitiva dell’avviso che metteva a disposizione 11,3 milioni per il sostegno a interventi di creazione e valorizzazione di agriturismi, agricoltura sociale, attività educative e didattiche.
Mozioni Pd sull’agricoltura: in gioco 76,5 milioni del Psp 23-27 e la soglia minima di spesa
Oltre le mozioni sull’agenda di Sala d’Ercole, con cui il Pd chiede il ritiro o la riformulazione di note del dipartimento all’Agricoltura relative a 76,5 milioni della programmazione Psp 23-27 e la revisione della soglia minima di spesa ammissibile, gli ordini del giorno delle commissioni variavano dalla finanza per gli Enti locali fino alla compravendita illegale di alloggi di edilizia residenziale pubblica, passando da una teorica continuazione del confronto sulla riforma del regolamento interno dell’Ars. Un tema, quest’ultimo, di cui si è fatto carico il presidente Gaetano Galvagno, che alla luce della crisi di maggioranza attende ormai soltanto l’ufficializzazione di binario morto. In qualunque modo si intenderà portare avanti la legislatura, la lotta interna alla maggioranza è motivo di assoluta tutela dello strumento del voto segreto, sul quale l’opposizione ha già a suo tempo assicurato richiesta di voto segreto nel caso in cui dovesse approdare a Sala d’Ercole per la discussione.
Fonti rinnovabili, acqua e reddito di cittadinanza
Sulla carta l’attività legislativa non si ferma. All’Assemblea sono stati presentati, e trasmessi alle competenti commissioni, una serie di disegni di legge con cui si metterà alla prova la tenuta della maggioranza. La sola commissione Affari istituzionali ne riceve tre di iniziativa parlamentare che costituiscono un test inequivocabile per il centrodestra. Tra questi, la proposta di istituzione di un fondo regionale di compensazione destinato ai Comuni portuali di transito, che costringerà la maggioranza a fare nuovamente i conti con vantaggi e svantaggi basati sul colore politico degli Enti locali beneficiari.
Sul tavolo ci sono poi questioni che la Sicilia non può non affrontare in maniera risolutiva. In commissione Attività produttive, con richiesta di parere della commissione Ambiente, approda il ddl di iniziativa parlamentare per la creazione di un Istituto regionale delle fonti di energia rinnovabili. Di iniziativa governativa è invece la proposta per l’istituzione di un’Autorità idrica siciliana. Testo che propone una “regolazione unitaria del Servizio idrico integrato“. Sulla questione idrica però la maggioranza aveva già sbattuto contro il voto segreto sul riordino dei Consorzi di bonifica, e l’unificazione del servizio idrico appare disegno assai più impegnativo. All’esame della commissione Cultura vanno invece altri due ddl che, con quello depositato dal M5s, diventano un tris di proposte per un reddito regionale (di dignità, di cittadinanza o di inclusione) per un sostegno alle persone in condizione di povertà.
Manovrina estiva da 400 milioni
La commissione Bilancio ha audito, tra gli altri, anche il presidente dell’Anci Sicilia Paolo Amenta. L’associazione dei Comuni ha ribadito la necessità di aiuti alle autonomie locali. La variazione di bilancio estiva cui l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino sta lavorando ammonterà a circa 400 milioni di euro, e di questi l’Anci ha chiesto lo sforzo di un 20% da destinare agli Enti locali per sostenere servizi come Asacom ma anche le spese per i disabili psichici. In atto un confronto dei dati tra il 2025 e il 2026 per definire le reali esigenze dei Comuni, ma fermo sul tavolo del dialogo tra Anci e Regione resta la questione Pnrr, con gli asili nido finanziati dal fondo e per i quali le autonomie locali non si possono permettere il personale, rischiando tante nuove cattedrali nel deserto.


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Blocco pagamenti PA per professionisti, nuova soglia: ecco cosa cambia dal 15 giugnoMarianna StranoIl Decreto fiscale introduce una nuova soglia per i professionisti in debito con il FiscoPer i professionisti in debito con il Fisco dal 15 giugno 2026 scatta il blocco dei pagamenti della pubblica amministrazione (PA) con la nuova soglia di 5mila euro.Blocco pagamenti della PA dal 15 giugno 2026, ecco per chi e i limitiCon il nuovo Decreto Fiscale vengono modificati l’articolo 48-bis D.P.R. n. 602/73 sulla verifica degli inadempimenti fiscali e le novità approvate e introdotte nella Legge di Bilancio 2026. La normativa prevede che, a decorrere dal 15 giugno, scatti il blocco dei pagamenti della pubblica amministrazione in favore dei professionisti con debiti con il Fisco superiori alla soglia dei 5.000 euro. Nella prima versione, che ha suscitato non poche polemiche tra gli addetti ai lavori, il blocco investiva anche i professionisti con debiti di importo inferiore.Il nuovo Decreto, nella versione che troverà piena applicazione dal 15 giugno, alleggerisce la “stretta” prevista inizialmente in Manovra contro i morosi e introduce una soglia di debito più alta.A chi si applica il blocco e cosa succede dal 15 giugnoIl blocco riguarda professionisti che attendono compensi dalla pubblica amministrazione per la loro attività di collaborazione o consulenza. Se dalle dovute verifiche della posizione fiscale e contributiva del professionista da parte delle Pubbliche Amministrazioni dovessero emergere debiti iscritti al ruolo di importo superiore ai 5.000 euro, allora i soggetti preposti al controllo dovranno avvisare l’Agenzia delle entrate-Riscossione “ai fini dell’esercizio dell’attività di riscossione”. I soldi saranno erogati – in parte o totalmente, in base all’entità del compenso atteso e a quella del debito – non al professionista ma all’Agenzia. 


QDS

Si allenta la stretta sui pagamenti della Pa ai professionisti con debiti iscritti a ruolo

La novità è contenuta tra le modifiche inserite all’interno dell’ultimo Decreto fiscale dopo la sua conversione in legge. La compensazione obbligatoria scatterà soltanto in presenza di importi a partire da 5 mila euro
ROMA – Tra le modifiche e le novità contenute nell’ultimo Decreto fiscale dopo la sua conversione in legge, ossia il Decreto legge 27 marzo 2026, n. 38, convertito nella legge n. 88 del 22 maggio 2026 (la più importante tra queste novità è certamente l’estensione alle entrate locali della Rottamazione quinquies), ce ne è una, all’articolo 2-ter, che riguarda i professionisti.
Cosa prevede l’articolo 48 bis del Dpr 602/73
Giova ricordare, al riguardo, che l’articolo 48 bis, comma 1 ter, del Dpr 602/73 interviene quando si tratta di effettuare pagamenti (anche quando relativi a redditi di lavoro autonomo) da parte della Pubblica amministrazione, comprese le società a prevalente partecipazione pubblica, nei confronti del soggetti con debiti iscritti a ruolo.
Per la verità la norma di cui ora parliamo, che era stata inserita nel Decreto riscossione (602/73) dalla legge di Bilancio per il 2026, stabiliva già, seppure sempre a partire dal 15 giugno 2026, che nel pagare i compensi di qualunque importo spettanti agli esercenti arti e professioni per l’attività professionale svolta, compresi i compensi per “gratuito patrocinio”, gli Uffici della Pubblica amministrazione hanno preventivamente il dovere di verificare se il beneficiario sia inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento di qualunque ammontare. In caso di inadempimento del professionista, a differenza di quanto avviene ancora per tutti gli altri soggetti debitori, per i quali continua a esistere per l’Ente che deve pagare il corrispettivo/compenso solo l’obbligo della segnalazione all’Agente della Riscossione per procedere eventualmente al “pignoramento presso terzi”, ex art. 72 del Dpr 602/73, gli Enti interessati sono ora tenuti a essere molto più incisivi, effettuando il pagamento in favore dell’Agente della Riscossione (compensazione obbligatoria), fino a concorrenza del debito, e del beneficiario limitatamente all’importo eccedente le somme iscritte a ruolo.
Come cambia la compensazione obbligatoria
Dal prossimo 15 giugno, questa norma, entrando in vigore, viene resa meno rigorosa. Da tale data, infatti, per i professionisti la compensazione obbligatoria con eventuali debiti iscritti a ruolo e non saldati scatterà, ma soltanto quando il debito iscritto a ruolo (da cartelle di pagamento o da atti di accertamento impo-esattivi), non pagato, è d’importo complessivo almeno pari a 5.000 euro, a prescindere dalla data di effettuazione dell’operazione.
Fortuna che tra qualche giorno, con l’introduzione della nuova norma, ci sarà questa soglia di 5.000 euro. Si tratta, infatti, di una misura che non solo discrimina tra contribuenti che svolgono attività diverse, ma impedisce ai professionisti di difendersi (anche giudizialmente) adeguatamente e preventivamente nei confronti dell’Erario quando ritengono di non essere debitori di alcunché, magari costretti, con un sistema che somiglia comunque al vecchio e incostituzionale principio del “solve et repete”, al fine di ottenere quanto a loro dovuto dalla Pubblica amministrazione, a rateizzare una somma iscritta a ruolo che, a loro modo di vedere, è sbagliata.
Di Salvatore Forastieri
già dirigente superiore ministero delle Finanze, Garante del contribuente e giudice Corte giustizia tributaria secondo grado Sicilia


GRANDANGOLOAGRIGENTO.IT 


Sodano sindaco di Agrigento, gli auguri di buon lavoro del presidente del Libero ConsorzioIl presidente Pendolino si congratula con il neo eletto sindaco.

Il Presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, Giuseppe Pendolino, esprime le più sincere congratulazioni al neo eletto Sindaco di Agrigento, Michele Sodano, formulandogli gli auguri di buon lavoro per il delicato e prestigioso incarico che si appresta a svolgere alla guida della città capoluogo.«L’elezione del nuovo Sindaco – dichiara Pendolino – apre una nuova fase per Agrigento, una stagione che auspichiamo possa essere caratterizzata da impegno, dialogo istituzionale e capacità di affrontare con determinazione le sfide che attendono il territorio. Agrigento ha davanti a sé importanti opportunità di crescita e sviluppo che richiedono il contributo responsabile di tutte le istituzioni».
Il presidente Pendolino sottolinea inoltre la piena disponibilità del Libero Consorzio a collaborare con la nuova amministrazione comunale nell’interesse della comunità agrigentina, rafforzando le sinergie istituzionali necessarie per dare risposte concrete ai cittadini. «Al tempo stesso – aggiunge Pendolino – desidero rivolgere un ringraziamento al l’amministrazione uscente guidata da Franco Miccichè, per il lavoro svolto in questi anni. Ogni esperienza amministrativa contribuisce al percorso di crescita della città e rappresenta un patrimonio di impegno e competenze che merita rispetto e riconoscimento. Oggi si apre una nuova pagina, che dovrà saper valorizzare quanto di positivo è stato costruito e proiettare Agrigento verso nuovi traguardi. Infine, a nome del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, auguro un buon lavoro al consigliere Dino Alonge”.


BORZAITALIANA.IT 

Pa: Zangrillo, nuovo contratto verso la firma, da' il via agli altri comparti

(Il Sole 24 Ore Radiocor)  Il rinnovo del contratto dei dipendenti della Pubblica amministrazione e' verso la firma. A dirlo e' il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, a margine a margine dell'evento Forum Pa. "In questo momento all'Aran ci sono i sindacati insieme al nostro presidente Naddeo che stanno cercando di chiudere il contratto delle funzioni centrali, un contratto che riguarda 200.000 dipendenti tra ministeri e delle agenzie", ha detto. "E' un contratto importante perche' normalmente da' il via anche ai contratti di tutti gli altri comparti", ha aggiunto ricordando le trattative in corso anche per sanita' ed enti locali. "La mia grande soddisfazione e' quella di essere riuscito a rispettare l'impegno di dare continuita' ai rinnovi contrattuali della pubblica amministrazione e soprattutto di avere delle risorse da spendere per cercare di contribuire a delle dinamiche salariali che quantomeno siano capaci di coprire le perdite di potere d'acquisto conseguenti l'inflazione", ha sottolineato

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