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Rassegna stampa del 18 giugno 2026

 



AGRIGENTONOTIZIE.IT
Autoslalom, la Provincia in campo con infrastrutture e sicurezza

Il presidente Pendolino: "Vetrina importante per le comunità e strumento di promozione turistica". Coinvolti settore infrastrutture, polizia provinciale e protezione civile
l Libero consorzio comunale di Agrigento partecipa alla quinta edizione dell'Autoslalom Cozzo Disi, in programma lungo la strada provinciale 22. L'ente ha messo in campo un coinvolgimento diretto e operativo di diversi settori: il settore infrastrutture ha partecipato alle attività di verifica e collaudo del percorso di gara, la polizia provinciale è impegnata nei servizi di viabilità e di supporto alla gestione della circolazione lungo le aree interessate dall'evento, il settore protezione civile segue gli aspetti logistici e organizzativi connessi alla sicurezza durante lo svolgimento della competizione. A ciò si aggiunge il sostegno assicurato dalla presidenza del Libero consorzio finalizzato a supportare l'organizzazione dell'evento e a rafforzarne la capacità attrattiva.
"Il Libero consorzio comunale di Agrigento è presente in prima linea alle iniziative che promuovono il territorio e ne valorizzano le potenzialità", ha detto il presidente Giuseppe Pendolino. Secondo Pendolino, l'Autoslalom Cozzo Disi rappresenta "molto più di una competizione sportiva: è una vetrina importante per le nostre comunità, uno strumento di promozione turistica e un'importante occasione per far conoscere il patrimonio paesaggistico, ambientale e infrastrutturale della nostra provincia. Per queste ragioni abbiamo voluto garantire un supporto concreto e un coinvolgimento dei nostri uffici e dei nostri operatori".
L'evento si è affermato come un appuntamento di rilievo nel panorama automobilistico regionale, richiamando piloti, appassionati e visitatori provenienti da tutta la Sicilia e contribuendo alla promozione delle eccellenze paesaggistiche e culturali del territorio.




AGRIGENTONOTIZIE.IT
Strade extraurbane pulite, 12 milioni per la bonifica: ecco come e quando fare la domanda

La Regione ha stanziato risorse per la rimozione dei rifiuti dalle carreggiate e per l'acquisto di sistemi di monitoraggio satellitare contro l'abbandono illecito. I Comuni e gli enti locali interessati possono presentare le istanze di finanziamento
Dodici milioni di euro per la misura "Sicilia pulita" che prevede la bonifica e il monitoraggio delle strade extraurbane dell’Isola. Lo prevede un avviso pubblicato dall’assessorato regionale dell'Energia e dei servizi di pubblica utilità che destina, nello specifico, 8 milioni di euro al dipartimento dell'Acqua e dei rifiuti per l'acquisto e la gestione del sistema integrato di monitoraggio e analisi del territorio e 4 milioni a Comuni, Liberi consorzi e Città metropolitane per le attività di pulizia, con l’eliminazione dei rifiuti abbandonati ai bordi delle carreggiate.
“Una misura – dice l’assessore Francesco Colianni – che permetterà di sostenere le amministrazioni locali in questa attività di riqualificazione e contemporaneamente consentirà alla Regione di acquisire strumenti, anche con l’ausilio delle tecnologie satellitari, di controllo delle strade. L’obiettivo è quello di dare decoro e sicurezza al territorio. Purtroppo a causa di comportamenti incivili, ai bordi delle vie si accumulano rifiuti che, oltre a essere un pessimo biglietto da visita per la nostra regione e a deturpare l’ambiente, sono anche un rischio per l’igiene pubblica e possono essere causa di incendi di natura dolosa. Le risorse a disposizione per questo intervento saranno aumentate notevolmente nei prossimi mesi grazie a un consistente avanzo di amministrazione”.
 Le attività finanziabili agli enti locali prevedono la rimozione, il trasporto e il conferimento dei rifiuti. Le domande potranno essere presentate entro le 13 del primo agosto.
 Il decreto di approvazione dell'avviso del dipartimento dell'Acqua e dei rifiuti, con gli allegati, è disponibile sul portale istituzionale della Regione Siciliana




AGRIGENTONOTIZIE.IT
Oltre 300 vittorie e un titolo mondiale: il Libero consorzio premia Fabrizio Colomba.

Il presidente Pendolino ha ricevuto il dipendente dell’Ente e atleta agrigentino che da oltre quarant’anni gareggia nelle discipline della forza e del powerlifting portando il territorio sui palcoscenici nazionali e internazionali
Una carriera costruita tra allenamenti, gare, podi e una passione che attraversa più di quattro decenni. Questa mattina il presidente del Libero consorzio comunale di Agrigento, Giuseppe Pendolino, ha ricevuto Fabrizio Colomba, dipendente del settore Infrastrutture e volto storico del powerlifting agrigentino. L’incontro è stato l’occasione per rendere omaggio a un percorso sportivo che negli anni ha portato il nome del territorio ben oltre i confini provinciali e nazionali.
Colomba ha iniziato la propria attività agonistica nel 1985 e nel tempo è diventato uno dei riferimenti italiani nelle discipline della forza. Nel suo palmarès figurano oltre 300 vittorie e numerosi titoli conquistati nelle categorie 67,5 e 75 chilogrammi all’interno delle principali federazioni nazionali. Tra i risultati più importanti spicca il titolo mondiale ottenuto nel 2000 ai World Championship Wpf disputati in Austria, dove ha rappresentato l’Italia conquistando il primo posto nella categoria senior 67,5 chilogrammi. Due anni dopo è arrivata anche la vittoria del primo Campionato italiano ufficiale di distensione su panca organizzato sotto l’egida del Coni, mentre nel 2008 è tornato a indossare la maglia azzurra ai Campionati mondiali Master Ipf chiudendo al quarto posto. Il percorso agonistico continua ancora oggi. Attualmente Colomba è medaglia di bronzo nazionale nella categoria Master 3 Fipe-Coni. 
Nel corso dell’incontro Pendolino ha sottolineato il valore umano e sportivo dell’atleta. “È motivo di grande orgoglio poter annoverare tra i dipendenti del Libero Consorzio un atleta del valore di Fabrizio Colomba. La sua storia è un esempio di sacrificio, disciplina e determinazione. I risultati raggiunti hanno dato lustro non soltanto all’Ente ma all’intero territorio provinciale”. L’incontro si è concluso con la consegna del crest istituzionale e con un momento di riconoscimento dedicato a una figura che continua a tenere insieme lavoro e attività agonistica, mantenendo vivo un legame lungo quarant’anni con lo sport.


LIVESICILIA
Regione Siciliana, 12 milioni per la pulizia delle strade extraurbane

Colianni: "Monitoraggio e contributi agli enti locali per garantire decoro e sicurezza"
PALERMO – Dodici milioni di euro per la misura “Sicilia pulita” che prevede la bonifica e il monitoraggio delle strade extraurbane dell’Isola. Lo prevede un avviso pubblicato dall’assessorato regionale dell’Energia e dei servizi di pubblica utilità che destina, nello specifico, 8 milioni di euro al dipartimento dell’Acqua e dei rifiuti per l’acquisto e la gestione del sistema integrato di monitoraggio e analisi del territorio e 4 milioni a Comuni, Liberi consorzi e Città metropolitane per le attività di pulizia, con l’eliminazione dei rifiuti abbandonati ai bordi delle carreggiate.
Colianni: “Misura che permetterà di sostenere le amministrazioni locali”
“Una misura – dice l’assessore Francesco Colianni – che permetterà di sostenere le amministrazioni locali in questa attività di riqualificazione e contemporaneamente consentirà alla Regione di acquisire strumenti, anche con l’ausilio delle tecnologie satellitari, di controllo delle strade. L’obiettivo è quello di dare decoro e sicurezza al territorio. Purtroppo a causa di comportamenti incivili, ai bordi delle vie si accumulano rifiuti che, oltre a essere un pessimo biglietto da visita per la nostra regione e a deturpare l’ambiente, sono anche un rischio per l’igiene pubblica e possono essere causa di incendi di natura dolosa. Le risorse a disposizione per questo intervento saranno aumentate notevolmente nei prossimi mesi grazie a un consistente avanzo di amministrazione”.
Le attività finanziabili agli enti locali prevedono la rimozione, il trasporto e il conferimento dei rifiuti. Le domande potranno essere presentate entro le 13 del primo agosto. 




LIVESICILIA
Regione, 2,5 milioni ai grandi Comuni siciliani: ecco a chi andranno

Le risorse destinate a manutenzione e riqualificazione del territorio
PALERMO – La Regione Siciliana assegna 2,5 milioni di euro a sette grandi Comuni dell’Isola per sostenere la gestione di territori particolarmente estesi e affrontare le criticità legate alla manutenzione e alla riqualificazione urbana.
Le risorse sono state stanziate con un decreto dell’assessore regionale alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica, Elisa Ingala, nell’ambito del riparto dei fondi relativi al 2026 previsto dall’articolo 11 della legge di Stabilità.
I contributi sono destinati ai Comuni con una superficie superiore a 250 chilometri quadrati, dotati di almeno una frazione e che non siano capoluoghi di Città metropolitana o di Libero consorzio comunale. La ripartizione è stata effettuata per il 40% sulla base della popolazione residente e per il 60% in base all’estensione territoriale.
“Una boccata di ossigeno per questi enti di grandi dimensioni, sia demografiche che territoriali, per far fronte alle difficoltà derivanti dalla gestione di un’area particolarmente vasta”, afferma l’assessore Ingala. “Le risorse sono destinate esclusivamente a interventi di riqualificazione del territorio e manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio”.
Il Comune che riceverà il contributo più consistente è Monreale, in provincia di Palermo, con 440 mila euro. Seguono Gela con 408 mila euro e Noto con 404 mila. A Modica andranno 356 mila euro, mentre nel Catanese sono stati assegnati 344 mila euro a Caltagirone e 211 mila euro a Ramacca. A Mazara del Vallo, infine, sono destinati 333 mila euro.
L’intervento punta a rafforzare la capacità operativa degli enti locali che amministrano territori particolarmente vasti, garantendo maggiori risorse per la manutenzione delle infrastrutture e la valorizzazione del patrimonio comunale.



SICILIONPRESS
I sindaci dell’Agrigentino chiedono alla Regione l’aumento della fornitura idrica

I Sindaci dei Comuni della Provincia di Agrigento hanno incontrato l’Assessore regionale all’Energia, all’Acqua e ai Rifiuti, al quale hanno chiesto l’aumento della dotazione idrica per i propri territori durante tutto il periodo estivo.
È stato evidenziato che un’eventuale mancata assegnazione della risorsa idrica aggiuntiva richiesta a Siciliacque S.p.A., concessionaria del servizio, per ragioni esclusivamente finanziarie, costituirebbe un fatto improponibile di eccezionale gravità.
“I Sindaci, qualora le rassicurazioni ricevute dall’Assessore Colianni venissero disattese – a parlare è il sindaco di Agrigento, Michele Sodano  – sono pronti a intraprendere ogni iniziativa utile in tutte le sedi istituzionali competenti per garantire il diritto all’acqua dei propri concittadini, fino alla consegna delle fasce tricolori al Presidente della Regione Siciliana.”
“Nel corso della stessa riunione, il Dirigente Generale ha inoltre fornito rassicurazioni circa l’individuazione degli spazi di conferimento necessari a garantire – conclude Sodano- la regolare raccolta dei rifiuti nei territori.”



LENTEPUBBLICA
Concorsi pubblici: il Consiglio di Stato chiarisce le regole su commissari e modalità d’esame

Una recente pronuncia giuridica del Consiglio di Stato ha fornito importanti delucidazioni in merito a modalità e commissioni d’esame nel mondo dei concorsi pubblici.
Hai partecipato a un concorso pubblico e, nonostante gli sforzi e uno studio intenso, non sei riuscito a superarlo. Successivamente, però, scopri, quasi per caso, che i commissari che ti hanno valutato sono stati scelti senza alcun avviso pubblico. Inoltre, la prova scritta si è svolta su carta, con penna e moduli cartacei, anziché al computer.
Su questi due elementi si basava il ricorso al centro della vicenda decisa dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 4073 del 20 maggio 2026, con cui i giudici di Palazzo Spada hanno ribaltato la sentenza di primo grado del TAR Campania, tracciando confini precisi sull’autonomia regolamentare dei Comuni in materia di selezione del personale e chiarendo che l’uso di carta e penna in un concorso pubblico non è, di per sé, illegittimo.
Un piccolo Comune, dieci concorsi e un candidato escluso
La storia ha inizio nel novembre 2023, quando il Comune di Castel Morrone, piccolo centro in provincia di Caserta, approvava con delibera di Giunta n. 77 il proprio “Regolamento sulla disciplina dei concorsi e delle procedure selettive per l’accesso agli impieghi”.
A pochi giorni dall’entrata in vigore del regolamento, il Responsabile dell’Area finanziaria e del Servizio personale avviava 10 procedure concorsuali, ciascuna per un solo posto. Tra queste figurava anche quella per un “istruttore amministrativo affari generali” a 32 ore settimanali. Ebbene, a due delle dieci selezioni partecipava il figlio dello stesso Responsabile, che risultava vincitore in una e idoneo nell’altra, senza che il funzionario si fosse astenuto dall’adottare gli atti delle altre procedure alle quali il figlio non aveva partecipato.
Il ricorso
Uno dei candidati esclusi, risultato non idoneo alla selezione cui aveva partecipato, decideva di impugnare l’intera procedura dinanzi al TAR Campania, contestando la mancata pubblicazione di un avviso pubblico per la nomina dei commissari di concorso, l’utilizzo della modalità cartacea per le prove scritte, presunte violazioni dei principi di trasparenza e imparzialità, nonché il mancato esercizio del potere di astensione da parte del funzionario responsabile anche in relazione alle procedure alle quali il figlio non partecipava.
Il TAR Campania, con la sentenza n. 7086 del 31 ottobre 2025, accoglieva il ricorso. Secondo il giudice campano, il Comune avrebbe violato il proprio regolamento concorsuale, che avrebbe imposto la pubblicazione di un avviso pubblico sul Portale Unico per il Reclutamento per la selezione dei componenti esterni della Commissione. Poiché tale avviso non era stato pubblicato, la nomina dei commissari risultava viziata e l’intera procedura doveva essere annullata. Contro questa decisione proponevano appello sia il vincitore del concorso, sia il Comune di Castel Morrone.
La pronuncia del Consiglio di Stato: autonomia regolamentare e discrezionalità amministrativa
La questione interpretativa, dalla quale dipende l’intera vicenda, riguarda il rinvio operato dall’art. 6 del Regolamento comunale alle “disposizioni legislative vigenti in materia di composizione delle Commissioni”. Lo stesso obbligava davvero l’ente locale a pubblicare un avviso pubblico per il reperimento dei commissari esterni? Secondo il Consiglio di Stato, la risposta è negativa.
La Commissione esaminatrice
In primo luogo, i giudici di Palazzo Spada partono dal testo dell’art. 6 del Regolamento comunale, il quale stabilisce che la Commissione esaminatrice è composta da tre membri esperti “nel rispetto delle disposizioni legislative vigenti in materia di composizione delle Commissioni”. Il rinvio, dunque, è circoscritto ai requisiti soggettivi di professionalità e al numero dei componenti. Non contiene alcun riferimento esplicito alle modalità di individuazione dei commissari, né all’obbligo di indire un avviso pubblico.
L’autonomia degli enti locali
In secondo luogo, il Collegio richiama il quadro normativo che regola l’autonomia degli enti locali. Il T.U.E.L. (d.lgs. n. 267/2000) riconosce ai Comuni potestà regolamentare in materia di organizzazione degli uffici e di accesso al lavoro: gli artt. 7 e 89 attribuiscono espressamente agli enti locali la facoltà di disciplinare autonomamente le proprie procedure selettive. Ai sensi dell’art. 89, comma 4, le norme statali – tra cui il D.P.R. n. 487/1994 – si applicano solo “in mancanza di disciplina regolamentare” locale, ovvero per la parte da essa non disciplinata, avendo quindi carattere residuale.
Il Comune di Castel Morrone aveva esercitato pienamente questa autonomia, dettando una disciplina completa sulla composizione delle Commissioni. Pertanto, richiedere comunque l’applicazione delle regole statali sull’avviso pubblico significherebbe svuotare di senso l’intera potestà normativa locale.
La nomina dei commissari
Quanto alla nomina dei commissari, il Consiglio di Stato rammenta un principio consolidato nella propria giurisprudenza, secondo cui, in materia di selezione di commissari in concorsi pubblici, non esiste alcun obbligo per l’amministrazione di motivare analiticamente la scelta del singolo commissario, ma è sufficiente che la competenza richiesta sussista in concreto. Nel caso di specie, la nomina era stata effettuata in base alla valutazione dei curricula presentati e il ricorrente non aveva mai contestato in modo specifico la reale competenza dei commissari.
Modalità cartacea per la prova scritta
L’altra fondamentale questione affrontata dalla sentenza riguarda l’uso della modalità cartacea per la prova scritta. Il candidato escluso sosteneva che l’art. 13, comma 2, del D.P.R. n. 487/1994 imponesse l’utilizzo di strumenti informatici. Il Consiglio di Stato non condivide questa tesi. La norma, secondo cui “gli elaborati sono redatti in modalità digitale attraverso la strumentazione fornita per lo svolgimento delle prove”, non contiene alcun obbligo di esclusività. A differenza della formulazione precedente, che sanciva l’obbligo di redazione degli elaborati “esclusivamente su carta”, la norma attuale esprime una preferenza verso il digitale e non un obbligo assoluto. La scelta delle modalità di svolgimento delle prove rientra, pertanto, nell’ampia discrezionalità dell’amministrazione, con il solo vincolo del rispetto dei principi di imparzialità, trasparenza ed equità. Nel caso in esame, l’utilizzo di moduli cartacei con lettura ottica e codici a barre era stato adottato proprio per garantire l’anonimato dei candidati e la tracciabilità delle prove.
Conflitto di interessi
Con riferimento al tema del conflitto di interessi, i giudici chiariscono che l’astensione del funzionario – regolarmente effettuata per le procedure a cui partecipava il figlio – non poteva essere estesa a tutte le dieci selezioni in assenza di una dimostrazione concreta di un reale interesse personale.



SCRIVOLIBERO 
Il Presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento riceve il campione Fabrizio Colomba

Il Presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, Giuseppe Pendolino, ha ricevuto, questa mattina, presso la sede dell’Ente il dipendente del Settore Infrastrutture Fabrizio Colomba, atleta agrigentino che, da oltre quarant’anni, rappresenta con successo, il territorio provinciale nelle discipline della forza e del powerlifting.
Nel corso dell’incontro, il Presidente ha voluto congratularsi personalmente con Colomba per i numerosi traguardi sportivi raggiunti durante la sua lunga carriera agonistica caratterizzata da oltre 300 vittorie e da una straordinaria collezione di titoli nazionali e internazionali.
Fabrizio Colomba ha iniziato la propria attività sportiva nel 1985, distinguendosi, sin da giovane, per le sue doti atletiche. Negli anni ha conquistato numerosi titoli di campione italiano nelle categorie 67,5 e 75 chilogrammi, gareggiando nelle principali federazioni nazionali della disciplina. Tra i risultati più prestigiosi spicca il titolo mondiale conquistato nel 2000 ai World Championship WPF in Austria, dove ha rappresentato l’Italia salendo sul gradino più alto del podio nella categoria senior 67,5 kg. Nel 2002 ha, inoltre, vinto il primo Campionato Italiano ufficiale di Distensione su Panca organizzato sotto l’egida del CONI e nel 2008 ha rappresentato, nuovamente, l’Italia ai Campionati Mondiali Master IPF, ottenendo un prestigioso quarto posto.
Attualmente è medaglia di bronzo nazionale nella categoria Master 3 FIPE-CONI.
«È motivo di grande orgoglio, per il Libero Consorzio Comunale di Agrigento, poter annoverare, tra i propri dipendenti, un atleta del valore di Fabrizio Colomba – ha dichiarato il Presidente Giuseppe Pendolino. La sua storia sportiva è un esempio di sacrificio, disciplina e determinazione. I risultati che ha conseguito nel corso di una carriera lunga e ricca di successi hanno contribuito a dare lustro non soltanto al nostro Ente, ma all’intero territorio provinciale, portando il nome di Agrigento e della sua comunità sui più importanti palcoscenici nazionali e internazionali.
A lui rivolgo le più vive congratulazioni e l’augurio di continuare a raggiungere nuovi e prestigiosi traguardi.»



QDS
L’insularità costa fino al 7% del Pil siciliano. La strategia dell’Europa per colmare i divari

La Commissione Ue ha riconosciuto i limiti di una condizione strutturale, ma per ora non sono previsti nuovi fondi
Per la prima volta nella storia dell’Ue, isole e comunità costiere hanno una strategia europea dedicata. La Commissione europea ha adottato due iniziative complementari che riconoscono ufficialmente le sfide uniche di questi territori – isolamento, dipendenza energetica, declino demografico e vulnerabilità climatica – e li rilancia come laboratori di sostenibilità e innovazione. Complessivamente, riguardano oltre 112 milioni di persone. Circa il 21% della popolazione dell’Ue vive sulle coste: 95 milioni di persone lungo 70.000 km di litorali in 22 Stati membri. Oltre ai 17 milioni di residenti in oltre 4.000 isole, comprese le nazioni insulari di Cipro, Irlanda e Malta.
Due mondi diversi ma accomunati da pressioni simili: mercati frammentati, costi di trasporto elevati, eccessiva dipendenza dal turismo e dai combustibili fossili, scarsità d’acqua, emigrazione giovanile, alloggi carenti. L’approccio scelto dalla Commissione è olistico e integrato: non più interventi settoriali, solo trasporti o solo ambiente, ma un quadro che lega economia, connettività, energia, demografia, ambiente e sicurezza. “La Strategia europea per le Isole rappresenta un risultato di straordinaria rilevanza politica e istituzionale perché, per la prima volta, l’Ue riconosce in modo organico l’insularità come una condizione strutturale permanente che richiede politiche dedicate e strumenti adeguati – ha dichiarato nei giorni scorsi il presidente della Regione, Renato Schifani -. Per la Sicilia è un passaggio fondamentale: il documento della Commissione europea evidenzia come il costo dell’insularità possa incidere fino al 7% del Pil dell’Isola, certificando una realtà che da anni condiziona competitività, mobilità e accesso ai servizi”.
I dati Ocse: trasporti più cari del 300%, case più costose fino al 130%
Il riferimento al 7% trova riscontro diretto nel testo della Comunicazione COM(2026) 520, che dedica un’apposita sezione al costo dell’insularità basandosi su ricerche dell’Ocse. Secondo il documento, i costi aggiuntivi cui devono far fronte le isole a causa dell’isolamento geografico sono rilevanti e misurabili: i costi di trasporto possono superare di oltre il 300% i valori continentali, la spesa pubblica pro capite risulta tra il 30 e il 50% più elevata e i prezzi delle abitazioni tra il 75 e il 130% superiori. Per l’Italia, i dati Ocse citati dalla Commissione indicano che in Sicilia l’insularità può ridurre il Pil pro capite di circa il 7%, mentre nel caso della Sardegna i costi economici possono raggiungere il 36% del Pil pro capite. Oltre agli impatti finanziari, il documento sottolinea come l’insularità generi anche costi immateriali – tempi di percorrenza più lunghi, accesso ridotto ai servizi essenziali – che abbassano gli standard di vita e la competitività. In alcuni casi questi svantaggi sono aggravati dalla cosiddetta “doppia insularità”, quando i residenti devono transitare attraverso un’isola principale o un’altra isola prima di raggiungere la terraferma (si pensi al caso delle nostre isole minori).
Strategie per le isole: quattro pilastri
Quanto emerge dall’analisi del documento della Commissione Europea prevede quattro pilastri. In primis lo sviluppo economico, puntando a diversificare le economie locali, promuovere l’imprenditorialità e il turismo sostenibile, colmare i divari digitali e dei trasporti. L’obiettivo è ridurre i costi aggiuntivi dell’insularità. Anche accelerando la decarbonizzazione, le rinnovabili (solare, eolico offshore, marine), l’adattamento climatico e la protezione della biodiversità. Le isole, spesso dipendenti da costosi generatori diesel, diventano possibili modelli di transizione. Serve inoltre rafforzare sanità, istruzione, edilizia abitativa e servizi sociali per invertire lo spopolamento e trattenere i giovani. E potenziare la resilienza a catastrofi naturali, rischi marittimi e minacce ibride. La strategia prevede un dialogo regolare tra istituzioni Ue e rappresentanti delle isole. Gli Stati membri sono invitati a inserire misure mirate nei piani di partenariato nazionali e a creare strumenti di investimento territoriale.
Comunità costiere: resilienza e vivibilità
Per i 95 milioni di cittadini costieri, sono individuate tre priorità: la prosperità basata sull’economia blu dinamica e diversificata (pescaturismo, bioeconomia, rinnovabili offshore) per creare posti di lavoro di qualità, superando la stagionalità; la resilienza con adattamento ai cambiamenti climatici attraverso il sistema di monitoraggio OceanEye e maggiori valutazioni dei rischi, con il sostegno della Banca europea per gli investimenti e delle missioni Ue sul clima e infine la vivibilità, ossia luoghi inclusivi e attraenti, salvaguardando cultura marittima e identità locali, affrontando la carenza di alloggi a prezzi accessibili. Tra le misure concrete, l’imminente Ocean Act per la pianificazione partecipata dello spazio marittimo; il sostegno ai cluster della bioeconomia blu e un sistema di certificazione per i crediti di carbonio blu.
Esclusione importante, le Regioni ultraperiferiche
Le strategie non riguardano le regioni ultraperiferiche (Azzorre, Madera, Canarie, Guadalupa, Martinica, Guyana francese, Mayotte, Riunione, Saint-Martin). La Commissione spiega che avranno una strategia specifica entro fine 2026, in virtù del loro status speciale (articolo 349 TFUE). Una scelta giuridicamente comprensibile, ma che rischia di essere percepita come un ulteriore rinvio per territori tra i più vulnerabili e lontani.
Le risorse: nessun fondo nuovo
Sul fronte delle risorse, la Strategia europea per le Isole non introduce fondi aggiuntivi ma opera attraverso gli strumenti già esistenti. Nella programmazione 2021-2027 della politica di Coesione, gli Stati membri hanno già stanziato almeno 12,5 miliardi di euro per investimenti destinati alle isole. Di questi, 1,6 miliardi sono stati riorientati nell’ambito della revisione di metà percorso verso cinque priorità considerate strategiche: competitività e decarbonizzazione, difesa, sicurezza e preparazione civile, edilizia abitativa accessibile, resilienza idrica e transizione energetica. Si tratta dunque di una strategia che punta a coordinare e ottimizzare risorse già programmate più che ad aprire nuove linee di finanziamento, un aspetto che alcuni osservatori hanno già segnalato come un limite strutturale del provvedimento.
Un passo storico con nodi ancora aperti
Per la prima volta l’Ue abbandona un approccio frammentato e adotta una visione integrata dell’insularità e della costalità. È il riconoscimento che questi territori non sono “periferie da sussidiare”, ma potenziali motori di innovazione blu e verde. Rimangono, però, alcune criticità. Come già detto, la Commissione parla di “quadro nell’ambito dei finanziamenti esistenti”. Non ci sono nuovi fondi dedicati. Il successo dipenderà dalla capacità di Stati e regioni di utilizzare in modo mirato politica di coesione, Pnrr, fondi marittimi e programmi Horizon. Senza una dotazione ad hoc, il rischio è che le strategie restino dichiarazioni di principio. L’invito agli Stati membri a includere misure per isole e coste nei piani nazionali lascia ampio spazio alla discrezionalità. Servirebbe un monitoraggio stretto e, forse, una condizionalità per evitare che le priorità insulari vengano sacrificate. L’innalzamento del mare e l’intensificarsi di eventi estremi richiedono azioni rapide, non piani decennali. L’attuazione operativa, specialmente per l’adattamento climatico, dovrà essere concreta entro pochi anni. Per la prima volta isole e coste hanno un quadro europeo di riferimento e una voce comune nelle istituzioni. Resta da vedere se le buone intenzioni si tradurranno in risorse, atti vincolanti e cambiamenti tangibili per 112 milioni di cittadini. L’appuntamento decisivo è alla fine del 2026, con la strategia per le ultraperiferiche: lì si vedrà se l’UE è davvero capace di non lasciare indietro nessuno, nemmeno il territorio più remoto.



GIORNALE DI SICILIA 
Ex formatori da assumere in Sicilia, Centrodestra al test del voto

Una norma fantasma, una posta in gioco che vale almeno 750 posti di lavoro, un voto pieno di incognite per il centrodestra. Gli ingredienti per trasformare un piccolo disegno di legge in materia di attività produttive in un altro test per la maggioranza lacerata ci sono tutti. E così all’Ars, dietro le quinte, è tornata a salire la tensione proprio alla vigilia del vertice di maggioranza previsto per stamani.
La norma fantasma è quella che viaggia agganciata al disegno di legge che riporta al voto alcune norme stralciate a dicembre dalla Finanziaria. Ma a questo testo il presidente della commissione Attività Produttive, Gaspare Vitrano, ha agganciato un emendamento che darebbe una corsia preferenziale a una platea di ex dipendenti degli enti di formazione professionale stimata in almeno 750 persone, forse anche mille.
«Questo personale - ha spiegato ieri il forzista Vitrano - era in servizio negli sportelli di orientamento professionale. Quando sono stati chiusi è confluito in un elenco unico a esaurimento ed è stato poi riqualificato dal Formez. Ora bisogna trovare loro uno sbocco professionale». La norma scritta da Vitrano prevede l’obbligo per ogni ente regionale e società partecipata di ricorrere a questo personale ogni volta che avranno bisogno di assumere, anche con formule flessibili.



GIORNALE DI SICILIA 
Enti locali, la Regione assegna 2,5 milioni di euro a sette grandi Comuni

Due milioni e mezzo di euro a sette Comuni siciliani di grandi dimensioni per affrontare al meglio le difficoltà gestionali del territorio. Ad assegnarli, un decreto dell'assessore regionale alle Autonomie locali e alla funzione pubblica, Elisa Ingala, come riparto dei fondi relativi al 2026 in attuazione dell'articolo 11 della legge di Stabilità. Gli enti coinvolti hanno una superficie territoriale di oltre 250 chilometri quadrati con almeno una frazione e non sono capoluoghi di Città metropolitana o di Libero consorzio comunale.
Il contributo è ripartito per il 40 per cento in base al numero di abitanti di ogni singolo Comune e per il 60 per cento in base all'estensione territoriale.
«Una boccata di ossigeno – dice l'assessore Ingala – per questi enti di grandi dimensioni, sia demografiche che territoriali, per far fronte alle difficoltà derivanti dalla gestione di un'area particolarmente vasta. Le risorse sono destinate esclusivamente a interventi di riqualificazione del territorio e manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio».





















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